Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 19 dicembre 2013

Il 12° Cantastorie della Città della Speranza: quando leggere fa bene due volte.





Una domanda: scriveresti un racconto per il  dodicesimo volume della collana Cantastorie per la Città della Speranza? Ho risposto affermativamente, convinta!
E infatti ecco il libro, presentato il mese scorso nelle sedi istituzionali  previste: innovativo nell'edizione con una veste grafica da far invidia a molti progetti editoriali: nove fiabe d'autore, dieci tavole d'incantevole qualità. Un centinaio di  pagine dal testo "illustrato" e una quarta di copertina a firma insolita e graditissima,  il libro è edito dalla Fondazione Città della Speranza per finanziare la Torre della Ricerca di Padova, i progetti dei ricercatori e le iniziative di solidarietà rivolte ai bambini colpiti da leucemia e da altre gravi patologie.

Oltre agli autori e agli illustratori il nuovo volume della collana è frutto dell'impegno generoso di molte persone dedite alle attività di sensibilizzazione per la ricerca e l'innovazione. Le cinquemila copie inoltre sono in carta riciclata e realizzate con  tecnologie 'green', alimentate con l'energia fotovoltaica.
Il "Cantastorie" è in vendita presso la segreteria della Fondazione, nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell'ospedale di Padova, viene distribuito nelle bancarelle della Città della Speranza nei mercatini natalizi e lo si può ordinare online attraverso il sito  www.cittadellasperanza.org.

"Nata 19 anni fa a Malo (Thiene) per iniziativa di un gruppo di imprenditori e privati cittadini per sconfiggere le leucemie infantili, la Città della Speranza ha raccolto sinora oltre 50 milioni di euro e finanziato progetto di ricerca medica per 15 milioni di euro, aiutando ad abbattere il tasso di mortalità nelle leucemie infantili dall'80 per cento degli anni Settanta al 20-25 per cento di oggi. Il 'fiore all'occhiello' della Fondazione è la "Torre della ricerca" inaugurata nel giugno 2013 a Padova.

E' il più grande centro di ricerca in Europa per dimensioni - ha sottolineato Franco Masello il fondatore - ma non ancora per numero di ricercatori. Attualmente ne accoglie 150, ma ne potrebbe ospitare 400 se avessimo risorse adeguate. 

Sono passati 38 anni dal primo trapianto di midollo osseo in Italia, eseguito a Padova, grazie alla donazione di un genitore di un bambino malato che ha consentito di finanziare gli studi negli Stati Uniti dei due medici specialisti che hanno importato la nuova tecnica - ha ricordato Masello - Non è vero che la ricerca deve essere finanziata esclusivamente dal pubblico, istituzioni e privati devono collaborare e integrarsi, perché investire nella ricerca è investire nel futuro e nella qualità della vita di ognuno di noi". 
Da parte sua il presidente Ruffato ha confermato l'impegno del Consiglio Regionale Veneto, che ha patrocinato e sostenuto la pubblicazione del dodicesimo 'Cantastorie', auspicando che la rete delle istituzioni 'amiche' della Città della Speranza possa ulteriormente crescere, allungando la lista dei cento comuni già gemellati."

pubblicato da Annamaria


martedì 10 dicembre 2013

Riflettore BES (Bisogni Educativi Speciali) in un video

 
La Circolare MIUR del 22 novembre 2013 ha ridato voce ad un importante  cammino intrapreso dalla scuola,  che riconferma le  altre recenti disposizioni (Direttiva ministeriale 27 dicembre/2012- CM 6 marzo 2013).
Al centro di queste indicazioni legislative sono stati posti gli alunni e gli studenti con bisogni educativi speciali.
Lo sfondo di questo cammino non sono solo  le  pratiche burocratiche della redazione di eventuali piani didattici personalizzati, pur raccomandati con precisione,  o incontri di routine scuola famiglia...

Al centro invece, con una valorizzazione importante del ruolo dei docenti,  vi sono le operative  scelte inclusive pedagogico-didattiche dei docenti, che hanno approfondito la conoscenza e i bisogni dei loro alunni. E parliamo di prassi, di buone  pratiche, anche alternative, che raccolgono il ventaglio dei bisogni appunto! in una classe qualsiasi, dove gli insegnanti si trovano ad operare, spesso non senza acute problematicità, con numerosi ragazzi con necessità diversificate,  ma soprattutto con possibilità varie e da valorizzare per raggiungere le mete prefissate.

Tali mete non riguardano solo gli apprendimenti, ma anche il clima educativo, capace a sua volta di qualificare la didattica e soprattutto la risposta di ragazzi e famiglie e il benessere generale di chi lavora con professionalità e di chi è oggetto di queste attenzioni.

Nel video che suggerisco  il professor Dario Ianes, docente universitario di Pedagogia speciale-didattica speciale e apprezzato autore e fondatore del Centro Studi Erickson di Trento, traccia in sintesi le linee proposte dalla normativa,  riassumendo in pochi minuti i punti salienti degli adempimenti che sostengono le azioni e calandole nella pratica scolastica .
Un contributo anche  al dialogo e alla collaborazione preziosa  fra scuola e famiglia, su un tema delicato in cui occorre chiarezza.
https://www.youtube.com/watch?v=LabxcTIc17s

Si vedano gli altri post relativi a scuola, dsa...

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
illustr.: da Mafalda di Quino

sabato 30 novembre 2013

Bambini adultizzati: difendiamoli


                       foto 2I PICCOLI ADULTI DI OGGI SARANNO ADULTI IMMATURI DI DOMANI
 
di Ezio Aceti psicologo
fonte "Città Nuova" 10 novembre 2013
 
L’adultizzazione è quel processo per cui si fanno

vivere al bambino emozioni e situazioni più grandi

di lui. Oggi – spiega Ezio Aceti, esperto in psicologia dei processi

evolutivi (che il 14 novembre sarà ad Abbasso i bulli su Rai Gulp) – ci

sono ragazzi cognitivamente adulti, ma emotivamente immaturi, e se

maschi ancor di più. Hanno 14 anni, ma a livello emotivo sono come

bambini di 7, 8 anni».


Com’è possibile?


«Secondo me dipende da tre fattori. Il primo è che i genitori non conoscono

i bambini e questa è causa non solo dell’adultizzazione infantile,

ma di tutti gli sbagli pedagogici. Il secondo è che il bambino è bombardato

di emozioni e fatica a gestirle. Terzo, i mass media: sono strumenti,

ma stanno diventando tiranni e ci costringono a un linguaggio rapido,

mentre per comprendere un’emozione abbiamo bisogno di tempo.

«L’adultizzazione infantile nasce da due errori madornali. Primo: l’eccessiva

presenza femminile nelle scuole, che è devastante perché la

mamma e la maestra trattano il bambino come un bebé, impedendogli

di prendere in mano la sua vita e di dare da solo delle risposte a quello

che vive. Secondo: si fanno vivere al bambino emozioni da grandi».


Facciamo un esempio...


«Se il bambino prende una nota a scuola e lo dice alla madre,

questa gli chiede il perché. Il bambino risponde che è colpa della

maestra e la madre o risponde che non è vero e che è colpa sua,

o che andrà lei a parlare con l’insegnante. Ma questo è devastante

per il bambino. La risposta dovrebbe essere: “Mi dispiace che

hai preso la nota, è un problema tuo, ma sono sicuro che domani

andrà meglio”. Così il bambino è costretto a prendere in mano

la sua vita, le sue emozioni, il suo spazio. Invece la mamma, la

maestra, si sostituiscono a lui e se, da una parte, lo trattano da

piccolo, dall’altra gli fanno vivere emozioni da grandi. Due errori.

Il papà, invece, il maschio, lo aiuta a stare nelle emozioni, ma non

si sostituisce a lui».


Ma allora cosa fare?


«Uno dei più grandi errori educativi è il modernismo: quando, cioè,

gli adulti sposano in toto emozioni becere e le vivono sfrenatamente.

Questi genitori sono i primi immaturi: credono di aiutare i bambini

diventando come loro, ma perdono autorevolezza e fanno solo capire

che quello che conta è avere tante cose. Questo processo si chiama la

“cosifi cazione dei legami”: se un ragazzo di 14 anni arriva ad ammazzare

un coetaneo per un cellulare è perché non sa più cosa è bene e

cosa è male. Allo stesso modo, un bambino che non sa gestire le sue

emozioni può diventare un adulto che non è in grado di controllarsi:

da qui il femminicidio, lo stupro, gli abusi... Invece bisogna trasmettere

le cose che contano davvero, aiutarli a scoprire quella particella

divina che è nel Dna di ognuno di noi».


pubblicato da Annamaria
foto da Melevisione Rai
 

venerdì 22 novembre 2013

Verso Betlemme.


Notte in bianco (spettacolo teatrale per bambini con canzoni)
 
di Annamaria Gatti
fonte "Città Nuova"
 
VERSO BETLEMME, canzoni e spettacolo

di David Conati
ed. Paoline Roma
libro+cd
euro 17.50
6-11 anni
Il Santo Natale non è lontano ed ecco una freschissima proposta per la  celebrazione della festa  attraverso il  teatro e la musica, arti così  comprensibili e vicine ai bambini di tutte le lingue e le etnie.

David Conati, valente musicista e poliedrico autore per ragazzi e non solo, anche  questa volta stupisce per l’inattesa proposta: copione  teatrale,  testi delle canzoni e spartiti, un cd con i pezzi e le basi musicali,  per portare in scena l’attesa del Re Bambino, con il cuore aperto all’accoglienza delle diversità.

Nel testo sorpresa, poesia e divertimento si mescolano alla saggezza che invita a credere in se stessi, nonostante difetti e rifiuti:
“…Se ci pensi nessuno è normale
ma ognuno ha un dono speciale,
non conta ciò che si vede
o quello che uno possiede.
Perché ciascuno è importante
e ha un suo ruolo nel mondo,
l’essenziale è scoprire qual è…”

Il fatto che qui a essere diverso  è un cammello dal nome prezioso Al Jawara, Gioiello, che però ha tre gobbe e si ritrova a inseguire un progetto con il giovane  Aziz e tre saggi d’Oriente: incontrare un Bambino  appena nato in una grotta e scoprire che è il Re dei re.

mercoledì 20 novembre 2013

We have dreams


Giornata dedicata al rispetto dei bambini, dell'infanzia, dei ragazzi.
Ai loro sogni
E sono sogni incredibilmente reali: avere una famiglia, poter essere ascoltati, accolti, amati... poter giocare senza paure, avere il necessario, poter frequentare scuole sicure, fare esperienze di vita buona.
Avere una famiglia unita: il massimo bene, il sogno dorato, le lacrime asciugate, l'abbraccio del perdono e della consolazione, il sorriso ritrovato in un risveglio d'amore.


pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
illustr. di Sonia Maria Luce Possentini

lunedì 11 novembre 2013

Riflettore DSA (disturbi specifici di apprendimento): manuale per l'uso.


Cari genitori e insegnanti,
     con questo link desidero segnalarvi la possibilità di scaricare gratuitamente e stampare  un fascicolo di grande interesse per coloro che si affannano fra le pieghe di un (finalmente) conosciuto e approfondito problema/non problema di apprendimento: i DSA.
"E' un DSA..."
Avete mai sentito dire: è un'appendicite? o una rosolia? o un calcolo al fegato?
Ecco oggi si dice invece che Luigina o Carletto sono un DSA...
Invece ben  sappiamo che un bambino con "disturbi specifici di apprendimento" è  un bambino   intelligente che necessita attenzioni diverse, che funziona in un certo modo e che diventerà altamente autonomo,  grazie a strategie e strumenti ben usati e soprattutto se sarà ben indirizzato e consigliato da persone (genitori, insegnanti, specialista...) competenti e aggiornati. Realmente e consapevolmente fiduciosi nelle sue possibilità, capaci di entusiasmo e di positività, ricchi di empatia e di serietà professionale.
il dott. Filippo Barbera, forte dell'esperienza personale e professionale,  ha raccolto, nero su bianco, quanto c'è da sapere di essenziale per non inciampare in ostacoli inutili e lungaggini pretenziose.
Nel suo fascicolo: CON-PENSARE I DSA, (prefazione dell'illustre professor Cornoldi, Università di Padova) ho ritrovato in sintesi le "istruzioni per  un buon uso", che hanno caratterizzato anche per me questi anni di coordinazione e di applicazione delle buone prassi e poi della legge170/2010 e delle Linee Guida 2011, di cui trovate riferimenti anche in questo blog.
Volume da diffondere, quindi!
http://www.scuolealtavilla.it/genitori/CON%20PENSARE%202.pdf
Un sentito grazie a Filippo. 

pubblicato da annamaria gatti
gatti54@yahoo.it
prima di copertina Con-pensare i dsa di  F. Barbera

mercoledì 6 novembre 2013

Capace di stupore.


 
A LEZIONE DI STUPORE
di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova, 25 ottobre 2013

Giornata di scuola nel bosco.

I leprotti guardavano un po’ spazientiti le anatrelle che arrancavano dietro il saggio gufo Saverio.

“Dove andate?” chiese l’orsetto.

“A lezione” rispose serio il gufo.

“E di cosa? Posso venire anch’io?” insistette l’orsetto.

“Vieni e vedrai!” concluse Saverio.

 

Entrarono nel bosco e gli allievi ad un suo cenno si fecero attenti e immobili, con gli occhi chiusi.

Passarono alcuni lunghi minuti fatti di fruscii di foglie e di trilli di uccelli curiosi.

Sembrava possibile ascoltare il battito del cuore di ciascuno!

Il profumo della resina degli abeti e dei pini poi faceva il solletico alle narici allenate.

 

Il  canto goffo  di un urogallo scosse la scolaresca, che spalancò gli occhi e sciolse l’incanto.

“Che spavento!” protestò un leprotto infastidito, “era tutto così bello”.

“Siete stupiti vero? Avete scoperto quanto è abitato il silenzio! Ora guardate!”

 

I raggi del sole si erano tuffati fra i rami creando fasci di luce che ricamavano  la poesia di quel momento, quando il maestro ordinò:

“Attenti! C’è qualcuno che ci spia. Ma non tremate di paura, piuttosto state zitti e all’erta!”

Quando dalle umide felci sbucò un cerbiatto reale, con grandi occhi neri, tutti lo guardarono con ammirazione, eccitati e felici!

“Bene, per oggi basta. La lezione è finita, torniamo alle tane.” Ordinò il gufo, mentre il cerbiatto si accodava alla fila.

“Finita? E cosa abbiamo imparato?” chiese l’orsetto incredulo.

“Avete imparato lo stupore” concluse gufo Saverio.

Tutti fecero un cenno di approvazione, guardando l’orsetto con un po’ di impazienza.

“Dovresti venire a scuola più spesso!” lo consigliò Saverio, guardandolo dritto dritto negli occhi “abbiamo bisogno di te”.
 
foto: marco basile forumfree.it

 

venerdì 1 novembre 2013

Dalla parte dei timidi: un libro per bambini.


 
VIOLA NON E' ROSSA

di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova, 25 ottobre 2013
 
Un formato invitante, un 24x34,  ha permesso  un delicato ed eccellente lavoro d’illustrazione di per la realizzazione di un’opera prestigiosa, “Viola non è Rossa”, segnalata per abilità narrativa,  finalista in importanti concorsi nazionali e per questo oggetto di recente ristampa. Ma attira l’attenzione sullo scaffale  questo bel  libro per bambini dai 5 anni in su, o per adulti curiosi un po’ poeti,  anche  per  un titolo intrigante che gioca, come farà per tutto il racconto della brava Lorenza Farina, sull’equivoco geniale dei colori e dei nomi: Viola è rossa come una fragola, Nerina è bianca come la neve…

In un tempo che pare viaggi solo con persone  determinate e forse sfrontate, ecco sbucare in un’aula qualunque un bambina insignificante,  timida, che regge malamente le risate dei compagni: arrossire per un nonnulla è per  Viola  la norma, desiderare di sparire o essere un camaleonte è un sogno!

Viola “starà bene” timida  solo quando  arriverà in aula Nerina, dalla pelle bianchissima, fragile al suo pari perché, dice “Due bambine timide sono meglio di una”. Lei si prenderà cura della nuova compagna straniera e sarà l’unica a non ridere di lei e a correre in suo aiuto!

Il finale è una tenera sorpresa, dalla parte dei timidi e sensibili bambini che popolano le nostre aule. Essendo un racconto di  riuscita ricerca psicologica, merita una lettura con dibattito di gruppo per  saper metacomunicare di sentimenti ed emozioni. E per accrescere il rispetto e il benessere reciproco anche a scuola.

VIOLA NON E' ROSSA 

di Lorenza Farina
ill. di Marina Marcolin
ed. Kite

 

 

domenica 27 ottobre 2013

Halloween? No, grazie.




 
 
Non mi piace Halloween, non mi è mai piaciuto.
Vorrei che nelle famiglie e nelle scuole non si festeggiasse questa ricorrenza di altra cultura, che per le connotazioni che le vengono date, non calza bene sui bambini... li disorienta, coltiva l'orrido gratuitamente, mentre l'orrido è già sui nostri schermi, nelle nostre strade, talvolta purtroppo nelle famiglie.
Non si dica che "anche nelle favole... c'è la paura e c'è l'orrido con cui familiarizzare per superarli..." Non è la stessa cosa, ben lo sappiamo.  E un po' si fatica ad adeguarci a questa novità, la sentiamo scomoda, nulla a che fare con il carnevale ed affini.
Leggiamo negli occhi dei bambini, nei loro gesti,  nei loro sorrisi e nei loro pianti voglia di luce e di bellezza, di speranza e di affettuosa normalità.
Halloween è la ricorrenza (sigh!) che si trasforma in gusto del brutto e del deforme, del ricatto, della  legittimazione e della stagnazione della paura, senza sublimazione, del confine con la realtà e la porta della stregoneria.
"LA FACCIA NASCOSTA DI HALLOWEEN"
di Damien Le Guay,
filosofo e critico letterario
Ed. Elledici
In questo libro si approfondiscono alcuni aspetti di questa ingannevole festa di zucche  e "delle conseguenze che può avere sui bambini".

Pubblicato da Annamaria

venerdì 25 ottobre 2013

Senza parole

pubblicato da annamaria
ill. Walter Kostner

domenica 20 ottobre 2013

Noi educhiamo al meglio, ma la società è prepotente. Abbiamo sbagliato?



fonte: www.educare.it     
"Sono madre di una bambina di 3 anni e mezzo. Abbiamo cercato di darle una buona educazione da sempre quindi lei ha imparato a chiedere scusa quando si sbaglia, a dire grazie e prego, a salutare e soprattutto a non alzare le mani.
Abbiamo preso l'abitudine (non so se sbagliata a questo punto) di spiegarle le cose che accadono e parlare con lei sempre, per qualunque cosa: spiegarle il motivo di un rimprovero, spiegarle perchè non si fa una cosa piuttosto che un'altra etc etc.
Adesso però sembra che tutto quello che abbiamo faticato ad insegnarle ci si  sta ritorcendo contro. Quando andiamo al parco e un bambino la spinge non intenzionalmente lei si offende e viene da me piangendo dicendo che quel bambino l'ha spinta e non le ha chiesto scusa!!!! Quando mi racconta che un bambino le ha dato fastidio all'asilo oppure le ha detto che "i suoi calzini sono brutti" lei mi dice che non reagisce.
Abbiamo dato sempre importanza a ciò che lei ci racconta ascoltandola e spiegandole le cose o cercando di riderci insieme prendendo in giro quel bambino un pò monello. Le ho detto più volte di non prendersela oppure di dirlo alle maestre o di rispondere a quel bambino che l'ha offesa ma lei dice che non vuole. Ho paura che stia diventando un problema perchè ormai ogni volta che si esce (parco, ristorante o da amici con bambini) è una tragedia. Giocano per un pò poi se "malauguratamente" uno di loro la sfiora lei si chiude e non gioca più. Non c'è verso di distrarla e di farle riprendere il gioco. Stiamo provando la strada del "ma sì dai lascia stare, pensa a giocare"...ma non sembra funzionare.
Stiamo sbagliando strada o se abbiamo sbagliato tutto come rimediare?"

Risponde la dott.ssa Paola Marchionne
Gentile Signora,
innanzitutto la devo ringraziare perché la sua è una delle questioni più belle che mi sono state mai sottoposte in questi anni nella squadra di Educare.it, con tutto il rispetto, l’affetto e la riconoscenza per ciascuno di quelli a cui ho risposto!
Il motivo di ciò risiede nel fatto che la sua domanda mi riporta al significato più alto della parola educazione: che cosa significa essere una persona educata? Diverse sono le immagini che si sono accese davanti ai miei occhi mentre leggevo le sue parole: prima fra tutte quella dei bambini e dei ragazzi che visito in classe ogni anno scolastico che mi chiedono cosa faccio nella vita e io rispondo che mi occupo di educazione. Chi è una persona educata, chiedo loro, com’è fatta, come si comporta?
Una persona educata, rispondono, dice sempre “Buongiorno e Buonasera”, chiede permesso, per favore e risponde sempre “grazie e prego”. Riflettiamo allora insieme che sì, è vero, ma anche che, però, queste sono più le “buone maniere”, mentre una persona “educata” è sempre anche istruita, comprensiva e gentile.
Poi ho pensato a me che essendo prima di tutto una donna e una mamma, ho come prima mansione della giornata quella di comprare da mangiare, pane fresco, l’occorrente per una buona cena; eppure, quando non sono di buon umore (può capitare anche a me!) mi scelgo il supermercato dove so esserci delle cassiere allegre e aspetto anche qualche carrello in più per ricevere un sorriso e un cortese buongiorno. Ho pensato all’attualità della sua domanda, in un’epoca in cui essere cafoni e prepotenti è molto di moda, perché dobbiamo stare sempre molto attenti a non farci mettere i piedi in testa, e difatti il bullismo è la maggiore piaga relazionale e individuale che ci affligge. Ho pensato non da ultimo alla morte della donna medico ginecologa uccisa in questi giorni mentre prestava le sue cure ad un extra comunitario perché era educata al significato profondo del suo lavoro, quello del soccorso.
Ma veniamo a lei e alla sua tenerissima bimba: no, signora, io non ritengo che lei abbia sbagliato. Il problema è che quanto ha fatto finora non basta e che dovrà continuare sempre, ogni giorno, sempre col sorriso, ferma e sicura del fatto che l’Educazione vince sempre! E le dico di più, ma la prego, non mi voglia male: l’avverto che sarà una lotta perché le gomitate e gli spintoni non cesseranno!
Non ritengo nemmeno che la sua bambina possa essere giudicata come “facile alle offese”: questa bimba sta solo capendo, ed è convinta, in questo momento, come in tutti i rituali tipici della sua età, che sia la parola “scusa” ad aprire ogni Sesamo.
Bisogna però spiegarle anche che non siamo tutti uguali, che i comportamenti variano, che mamma e papà credono in un certo tipo di comportamento, al quale sono sempre coerenti, ma anche che non tutti la pensano così: la cosa più importante è essere sempre fieri di noi stessi, sapere di non essere ricorsi alla prepotenza e alla mancanza di rispetto per percorrere la nostra strada.
Ci saranno dei momenti in cui, forse, sua figlia contravverrà a queste regole: da adolescente, magari, masticherà rumorosamente chewing gum e alzerà un po’ la voce ma, dopo un passaggio magari turbolento, tornerà all’alveo educato a cui l’hanno formata mamma e papà. O magari splenderà sempre come un fiore, contornata da persone gentili come lei.
Le dica che la parola “scusa” avvicina sempre le persone amiche e sincere e che tanti la apprezzeranno per questo anche se non tutti e non tutti i giorni. E che l’importante è poter esprimere sempre sia gioia che disappunto, altro che calzini brutti! Guai cambiare quei calzini perché il cafone in erba sposterà la sua attenzione altrove. Meglio pensare che i calzini sono bellissimi e sono nuovi e che anche il compagno muflone alla scuola materna ha tante belle qualità!
Non si affligga, cara signora, e non si arrenda: tutto questo accadrà fino a quando noi adulti e genitori non capiremo tutti che dobbiamo spiegare ai nostri figli fin da bambini che gli altri non si schiacciano con la stessa veemenza con cui badiamo che i piccoli non infilino la testa nel forno acceso. Perché è grave e pericoloso nello stesso modo!

ill. di Nicoletta Costa
pubblicato da Annamaria Gatti

mercoledì 16 ottobre 2013

Il seguito di Cenerentola: dare conviene!


Cerenentola (ops!) Cenerentola regala la scarpetta e guarisce
di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova, 10 ottobre 2013

Al di là dell’orizzonte c’è il mondo delle storie. Ora proprio là, vicino al castello della Bella Addormentata, si erge il regale palazzo di Cerenentola, ops! Volevo dire Cenerentola. Il fatto è che questa eroina della scarpetta sta attraversando un brutto momento davvero! Per non si sa quale motivo le parole le escono di bocca storpiate, causando un certo allarmismo fra  reali e popolo.

Qualcuno si diverte pure tantissimo, ma per precauzione le hanno proibito di farsi vedere in giro e un velo è calato sulla sua favola a lieto fine, per evitare figuracce.

Cenerentola, o Cerenentola che dir si voglia, però non è convinta della faccenda.

“Devo trovare il modo per risolvere la cosa, non posso chiamare tafina la fatina, trimagna la matrigna e rosestralle le mie sorellastre. Non è serio, per le scarpette di cristallo! Il crinpice, cioè volevo dire  il principe, mio consorte,  è così demoralizzato! Tutti a  corte non vogliono venire al labbo, al ballo volevo dire… per non vederlo così triste.

Qualcosa non funziona e occorre trovare subito una soluzione.

La fatina sentenzia: “CUOR CONSIGLIA E IL DONO QUALCUN SI PIGLIA!”

Cenerentola ha ben capito e quando la cameriera personale torna a lucidare i pavimenti della camera principesca, Cenerentola la prende in disparte e le consegna un pacchetto infiocchettato: “Prendi qua e quando ti piacerà calzale. Se ti serve un bel vestito dimmelo, ti darò quello che preferisci”.

La ragazza sgrana tanto d’occhi: le famose scarpette sono lì nelle sue mani e la storia come si sarebbe conclusa? Ma Cenerentola scioglie tutti i dubbi: “Fatina, sorellastre, principe e matrigna! (Le parole son tornate!) Prendile, regalare le cose preziose mi aiuta a sentirmi  più felice… Ero troppo preoccupata a conservarle e mi tenevano prigioniera! Ora mi sento più leggera e le parole escono esatte, finalmente”.

E fu così che la simpatica Cerenentola, ops! Cenerentola, visse felice e contenta.

illustr. dal film  di animazione "Cenerentola" di Walt Disney 

martedì 8 ottobre 2013

A lezione... da Chiara Lubich




di Paola Canna

A Padova, in occasione dell’inaugurazione dell’ Asilo Nido intitolato a Chiara Lubich, lunedì sera il prof. De Beni ha "raccontato" la pedagogia della maestra Silvia (così si chiamava prima di prendere il nome di Chiara, come terziaria francescana). Eravamo in Trentino negli anni dal 1938 al 1943.
Essere modelli di vita come insegnanti, come genitori, è il modo in cui Chiara intendeva l’educare. Non mettersi su un piedistallo quindi, né tanto meno sfuggire dal ruolo di “guide” ma essere pienamente coscienti che si educa con quello che si è, più che con quello che si dice o si fa.
La maestra Silvia aveva per ciascun allievo un senso di rispetto profondo e di fiducia. Rispetto per le idee e le riflessioni dei bambini, tanto da partire da queste per impostare la lezione: “Ma tu cosa ne pensi?”, “Come faresti questo?” ... Così raccontano in un’intervista i suoi ex-allievi (oramai ultra ottantenni): “La maestra Silvia  aspettava tutti!” Spiegava cioè la lezione e la ripeteva finchè ogni bambino riusciva ad arrivare a comprendere, secondo i propri tempi o capacità (aspetti questi non scontati nella didattica di allora). Proprio come una madre, questa insegnante “speciale”, vedeva le difficoltà ma le affrontava con piena fiducia.
Puntava prima di ogni insegnamento, al clima: la scuola era come una famiglia! Gli apprendimenti e le regole si radicavano sull’affetto, sulla stima, sul volersi bene. Questa maestra ai suoi alunni chiedeva di “volersi bene e di essere uniti”; atteggiamenti che oggi potremmo tradurre in quelle tanto sperate capacità di convivenza e di stare in relazione nel rispetto per la diversità.
Una grande lezione … di educazione, a partire dai più piccoli!
Proviamo ad immaginarci di attuare questi semplici, ma profondi principi alla nostra vita di educatori (genitori, insegnanti, nonni ect.)  ?
Aspettiamo che ci raccontiate sul blog gli effetti !
(i contenuti sono stati tratti dal libro: Essere Educatori coraggio di una presenza, Michele De Beni ed., Città Nuova)

pubblicato da Annamaria
foto da Città Nuova

giovedì 3 ottobre 2013

Quale è il bene dei nostri figli?

 
Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno:
non sognate per loro i vostri desideri.
Basterà che sappiano amare il bene
e guardarsi dal male
e che abbiano in orrore la menzogna.
Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro:
siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio,
anche quando sembrerà   che si dimentichino di voi.
 

                                                    S. Ambrogio
                                              IV° secolo dopo Cristo
 
 
 
 
pubblicato da Annamaria
ill. da: andreaconsole.altervista.org

mercoledì 2 ottobre 2013

Nonni o Angeli Custodi?

 
NESSUNO PUO' FARE PER I BAMBINI
QUEL CHE FANNO I NONNI
ESSI SPARGONO POLVERE DI STELLE
SULLA VITA DEI PIU' PICCOLI
Alex Haley

Oggi festa degli Angeli Custodi, ci sentiamo proiettati verso  contenuti di alto valore:
  • perchè gli angeli custodi, tornati a far parte del nostro vissuto, ci fanno venire una gran desiderio di riaffermare ai nostri bambini che sì, l'Angelo Custode c'è, ti sta vicino e lo puoi pregare e ricordare brevemente, con lui ci puoi scherzare magari un po'...
  • ma... diciamoglielo ai nostri ipertecnologici bambini, che esistono e lavorano alla grande...
  • che ci crediamo anche noi dall'altezza delle nostre sicurezze e dei nostri dubbi...
E la festa dei nonni che connessione ha, con questo angelico ricordo?
Ma è ovvio: i nonni sono la rappresentazione fisica che gli angeli ci sono davvero... sono angeli un po' anche loro
                          e noi adulti speriamo sia proprio sempre così...!!!
                                                          deve essere così!

vedi nel blog anche gli altri post NONNI e FAVOLE 
Pubblicato da Annamaria Gatti

lunedì 30 settembre 2013

La regola d'oro in favola



 IL DONO DI LUMACHINA
di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova,25 settembre 2013


Era ormai finita l’estate e Passerotto svolazzava sul prato vicino al fiume in attesa di bagnarsi le ali stanche dopo le gare con  i passeri del pioppeto!
Ad un tratto vide una  lumaca arrancare fra i sassi:
“Ehilà! Lumachina che fai? Lenta come sei, chissà dove vuoi andare!”
“Oh Passerotto, ti cercavo! Devo andare a trovare mia sorella vicino al di là dal fiume, ma se qualcuno non mi aiuta ci arriverò il prossimo autunno!”
“Ma io ora non posso aiutarti!” rispose un po’ seccato Passerotto.
“Ma ti ricompenserei di certo!”
Passerotto fece finta di non aver sentito, poi planò accanto a Lumachina:
“Vieni, ti porto io al di là dal fiume!”
“Ti pagherò per il disturbo…”
“No, non voglio niente. Ti accompagno e basta” spiegò Passerotto sottovoce.
Così nella luce violetta del pomeriggio, l’uccellino volò con la  Lumaca sulla schiena:
“Uhau!” sospirò la lumaca, godendosi il colore delle nuvole e della campagna. “Non avevo mai volato, è proprio bello quassù!”
“Già, a pensarci bene sono proprio fortunato!” cinguettò l’uccellino, facendo attenzione a non mettere in pericolo il piccolo animaletto che trasportava.
Poi il tempo passò e ne passò un bel po’: l’inverno era ormai un ricordo e la primavera era proprio incominciata.
Passerotto stava ultimando freneticamente il suo nuovo nido:
“Quanto lavoro per questo nido! Ora vorrei proprio trovare qualcosa di morbido e delicato per quando troverò una compagna e avremo dei passerottini!”
“Ehi, Passerotto! Finalmente ti ho trovato!” sospirava qualcuno da sotto.
L’uccellino vide Lumachina, nascosta tra le felci.
“Cosa ci fai qui?” cinguettò, felice di rivederla.
“Ecco qui!” sbottò  l’animaletto. “Questo è per te e il tuo nido nuovo, accidenti che peso!”
E srotolò un tappeto impalpabile, come il velo di una sposa.
“L’ho fatto per te” aggiunse Lumachina, “per ringraziarti…”
Passerotto si tuffò in quell’incanto e si sentì dentro una bella favola.
“Non posso accettare” aggiunse subito dopo, “è troppo bello…”
“Prendilo, io seguo la regola d’oro: fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te! Se fossi stata un passero, avrei voluto proprio questo!”
Passerotto allora si levò in volo con il suo tesoro.


foto da: spicchiodilimone.blogspot.com
 pubblicato da Annamaria







 



lunedì 23 settembre 2013

Un corto di animazione Disney Pixar: per crescere.

la luna pixar short 20110607051743667 640w 238x300 La luna: prima videoclip del nuovo corto Pixar


La Luna è un cortometraggio animato statunitense del 2011 diretto, scritto e sceneggiato da Enrico Casarosa.  Prodotto dai Pixar Animation Studios, il corto racconta la storia di un bambino che viene portato, sulla barca "La luna", a vedere il lavoro del padre e del nonno.
Il cortometraggio è stato presentato in anteprima al  Festival internazionale del film di animazione di Annecy.
Il corto è  la fiaba senza tempo di un bambino che sta crescendo nella più strana delle circostanze.
Questa è la prima serata in cui Papà e Nonno lo porteranno al lavoro.
In una vecchia barca di legno si dirigono in mare aperto,  si fermano in un punto dal quale non possono più vedere la terraferma e aspettano.
Una sorpresa aspetta il bambino quando scopre lo straordinario lavoro di famiglia.
Dovrebbe seguire l’esempio di suo padre o suo nonno?
Riuscirà però a trovare la sua strada?
http://www.youtube.com/watch?v=1NsKokhM4EY&feature=share

pubblicato da Annamaria

venerdì 20 settembre 2013

Un libro sorpresa anche per i piccoli non lettori




 Jesse Klausmeier-Suzi Lee
 
“Apri questo piccolo libro”
 
Maurizio Corraini editore, 2013
Recensione di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova, 10 settembre 2013
 
Ai bambini piacciono le sorprese e i paradossi  e questo libro/tanti in uno, è una lieta scoperta.
 
I testi di Jesse Klausmeier, autrice ed editor neworkese, e le illustrazioni di Suzy Lee, pluripremiata illustratrice coreana, vengono proposti dall’editrice Corraini, da sempre attenta a scelte raffinate.
Si apre il libro e si scopre che la storia deve ancora incominciare, o forse è già finita. La curiosità e la piacevole sensazione di realizzazione artigiana, accompagna personaggi e copertine di libri colorati e sempre più piccoli, ma solo immaginati, fino al paradosso di una donna gigante che non riuscirà mai ad aprire il suo libriccino, così minuscolo,  se non… con un aiuto tanto lieve quanto essenziale e via! al gioco.
Un libro per bambini che non sanno leggere, per bambini che non vogliono leggere, che possono gustare la novità e la poesia che l’empatia suscita nel cuore.
 
Pubblicato da Annamaria
 
 

martedì 17 settembre 2013

Primo giorno di scuola da incubo (per le mamme)

di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova, 10 settembre 2013



“Sveglia mamma! Oggi incomincia la scuola...”

Marco si chiede come la mamma possa  essersi dimenticata che  OGGI è il primo giorno di scuola.

Lo sa anche lei  che stamattina si dovrà fare  tutto per bene e  non perdere tempo prezioso!

Dopo tutti quei giorni noiosi a casa, senza nessuno con cui parlare, finalmente Marco farà un tuffo in un cortile stracolmo di altra gente,  pronta a leggere, scrivere e far di conto... Vuoi mettere la novità e la curiosità?

I vestiti sono quelli giusti per il primo giorno: jeans, camicia e felpa, scarpe rigorosamente non firmate.  

Poi afferra lo zaino: povera mamma, ha tanto penato per trovare questo zaino non firmato, non costoso, non fragile, insomma  uno zaino di buon senso, no?

E un astuccio nuovo: senza cancellina, che è proibita,  senza penne accessoriate, senza evidenziatori super extra, un astuccio di buon senso insomma!

“Mamma!!!” urla Marco. “La colazione è pronta, ma la saltiamo, non facciamo in  tempo. Corriamo  o faremo tardi.”

Nel cortile della scuola tutti ascoltano il discorso del preside: 

“Gentili signori, cari bambini e ragazzi, oggi mi accingo a inaugurare il nuovo anno.  L'inizio però è singolare: rimandiamo a casa gli alunni e, per una settimana, le mamme entreranno in aula, una novità assoluta.  I bambini dovranno sostituire le mamme nelle faccende di casa, così tutti capiranno meglio l’impegno e le fatiche di ciascuno…”

Applauso sommesso degli scolari. Sorrisi timidi delle madri.

Le  mamme sono entrate tutte in classe: Marco tira un sospiro di sollievo: ha fatto tutto il possibile per quel primo giorno di scuola… della mamma!

E ora via! A fare la spesa, il bucato, le pulizie e il pranzo!

Chissà che divertimento sostituire le mamme…
                     
foto da www.manifestosardo.com

sabato 7 settembre 2013

Oggi: bambini, profumo di pace e di fortezza.

Non vorremmo mai più rivedere bambini, donne e uomini straziati  dall'odio.
Vorremmo che l' anelito di pace  che si leva ovunque fosse condiviso dai potenti,
perchè il loro potere sia puro, fonte di verità, a difesa di tutti i bambini,
in Siria e in ogni angolo del nostro mondo.
I bambini...
 
 

...Che assaporino il gusto di vivere la concordia, il dialogo, la benevolenza, il perdono in famiglia, sui campi di calcetto, nel cortile di quartiere o a scuola, sull'autobus o al supermercato...
In  gesti, parole, sguardi, passi...
Quanti momenti per sperimentare profumo di pace, nonostante tutto, comunque stiano andando le faccende mondiali: qui e ora davvero la pace comincia da noi, i bambini la respirano se la toccano con mano là dove vivono.
 
Comincia lì, in cucina, nel cortile, al parco giochi, nelle aule scolastiche, nelle palestre, nei raduni familiari, nei gesti quotidiani.
"Non si può non educare"... oggi più che mai.
Anche oggi: in risposta all'invito di Papa Francesco, portiamo questi bambini là dove si vuole testimoniare che  esigiamo comportamenti di pace per crescer bene, sani, buoni, sereni, pur nelle difficoltà.
 
Forse proprio grazie alle difficoltà che  aiutano a procedere, perchè nessuno si sostituisce ai ragazzi e ruba loro il futuro, nessuno  spiana impropriamente la via, ma anzi percorre insieme il tratto di salita e sostiene con l'esempio la fatica dell' andare oltre: condivide e insegna la fortezza.
 
E la fortezza segna i sentieri, sa opporre, alla lusinga dell'immediata soddisfazione, la certezza di un bene più grande, non solo per me,  ma per tutti coloro che guardano al futuro con fiducia e determinazione. 
La fortezza e la tenacia non si improvvisano, sono il frutto di un costante allenamento, ma sono la garanzia per crescere uomini e donne veri. 
 
Segnalazione: La fortezza oltre le crisi"   di Luigino  Bruni

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da www.edscuola.it

venerdì 30 agosto 2013

Test inizio scuola per genitori



Tutti a scuola fra pochi giorni.
Non chiedetemi perchè ho scelto questa bellissima illustrazione inedita di Vittorio Sedini (per gentile concessione e.mail:trabini@tiscali.it)  individuate voi con chi si potrebbero identificare cavaliere, cavallo e drago (spaventoso ma comunque dalla sorte infausta).
Gli insegnanti stanno già affilando le...  novità didattico-pedagogiche!
E i genitori?
Perchè, diciamocelo in sincerità, la scuola per i nostri figli la fanno gli insegnanti, e qui a ragione il tema meriterebbe fiumi di post, ma anche i genitori.
Quindi legger-mente...  ecco un auto-test per l'inizio della scuola, le risposte:
  1. abbastanza
  2. qualche volta
  3. mai
determinano il livello di positività con cui affrontate comunque questo nuovo anno scolastico.
La vostra positività dovrebbe quindi essere strettamente correlata con quella che trasmettete ai vostri figli, che è un buon punto di partenza per affrontare le probabili e comprensibili criticità. A voi la riflessione conseguente.
  1. Tu... hai ripreso il lavoro (un dono come poter andare a scuola) dopo le ferie con equilibrato e manifesto entusiasmo?
  2. Vivi con curiosità e speranza questo inizio d'anno, ascoltando anche le proposte dei figli?
  3. Sei fiducioso/a nelle capacità di tuo figlio/di tua figlia di inserirsi, accogliere, imparare, collaborare?
  4. Gliele fai notare e la/lo metti anche volentieri alla prova con felici occasioni,  perchè si rassicuri?
  5. Incoraggi sempre i tuoi figli con ottimismo riguardo alla scuola in genere e ai loro insegnanti in particolare?
  6. Li informi delle difficoltà che si potrebbero incontrare e sei sereno/a nel rassicurarli?
  7. Ascolti l'eventuale disagio senza affrettare risoluzioni autonome, ma prese insieme?
  8. Utilizzi il dialogo per risolvere situazioni problematiche?
  9. Operi con loro scelte eque e solidali anche del materiale scolastico, dell'abbigliamento ecc. pr crescerli equilibrati?
  10. Hai intenzione di collaborare con gli insegnanti anche nelle forme di volontariato proposte e di cura delle relazioni con il personale della scuola e gli altri genitori?
  11. Hai intenzione di collaborare per qualificare il clima della scuola con la partecipazione attiva ed empatica?
  12. Parli della scuola, in particolare alla presenza dei bambini e di eventuali problemi, con rispetto, con prudenza e obiettività?
  13. Spieghi ai tuoi figli, adeguatamente all'età, le scelte educative che riguardano la scuola?
  14. Li fai partecipi di queste scelte, secondo l'età?
  15. Spegni, magari umoristicamente, occasioni di confronti, prevaricazioni, invidie, maldicenze soprattutto verso altri/e compagni/e di classe?
  16. Spegni, magari umoristicamente, occasioni di confronti, prevaricazioni, invidie, maldicenze verso altri genitori o insegnanti?
  17. Intervieni opportunamente se raccogli  sospetti di comportamenti scorretti o comunque prevaricatori?
  18. Sottolinei il positivo dei comportamenti dei figli nei confronti dei compagni, dei maestri, dei bidelli e correggi i loro  errori?
  19. Hai pazienza verso di te, genitore imperfetto come tutti gli altri genitori e ti vuoi bene così?
  20. Avete abbastanza senso dell'umorismo?
Bene! Ora organizziamo qualcosa per dire a tutti coloro che si spendono per i nostri figli nel mondo della scuola: vi auguriamo buon anno scolastico! Contiamo su di voi...  E molto!


Pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
Ilustrazione di Vittorio Sedini: San Giorgio e il Drago, 1980

lunedì 26 agosto 2013

Se la fretta ti fa soffrire... oggi fermati qui

 
Oggi ci impegniamo tutti a vivere senza fretta il rapporto con i nostri bambini, a dare tempi giusti alle cose e ai fatti, a sapere attendere la risposta, la fila senza impazienza, a gustare le piccole perle che la natura, gli eventi o gli incontri ci donano.
"...Bellissimo questo fiore! ...
Quest'albero è un vero capolavoro... guarda!
Sei stato bravo a scoprire questa cosa!
Ti vedo contento...
Piace anche a te questo dipinto?
Simpatico il cagnolino che gioca!
Brava, hai capito di cosa aveva bisogno la nonna...
Questa storia  è davvero una forza!
La pizza che abbiamo preparato è venuta benissimo, siamo stati bravi!
Il tuo disegno merita un'esposizione!
Quella signora è stata gentile, vero?
Mi è piaciuta la sua attenzione... 
Senti questa musica: ti piace,? Fermiamoci ad ascoltarla con calma: abbiamo tempo!
Guarda la chiocciola, sembra voglia arrivare prima.
Che profumo questa siepe rampicante di gelsomino!
Come è morbido questo cuscino!
Il tuo amico è stato proprio gentile!
Nonno è un vero campione nell'orto, andiamo a vedere!
Abbiamo tempo per un abbraccione e una corsa: dai, ti prendo io che sono velocissima!
Ora possiamo perdere tempo ad ascoltarci..."
Ascoltare:
un dono che è "più"... più di tutti i pacchi dono che arrivano nelle nostre case, infiocchettati e profumati solo di desiderio di farli sentire importanti.
Ma i bambini capiscono meglio il dono della condivisione.
Senza fretta.
 
pubblicato da  Annamaria Gatti
foto di Giovanni