Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

domenica 30 gennaio 2011

Vivere in coppia... con stile!


di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova




famiglia Magaraggia
Trovo la casetta di Marta e Giuseppe senza difficoltà, nella tranquilla pianura veronese, dove i colori non vogliono lasciare spazio ancora all’autunno, nonostante il pomeriggio sia già frizzante.Un bambino e una bambina giocano con la sabbia in un angolo del giardino e mi accolgono come se fossi sempre stata lì, mentre le loro vocette chiamano a raccolta i genitori: l’ospite è arrivata!
La mamma abbraccia il piccolo Mattia: l’ultimo arrivato, una manciata di mesi portati con molto onore.
Ho chiesto a Marta e Giuseppe Magaraggia di permettermi di capire lo sfondo che accompagna la loro vita, perché di loro ha raccontato Aurelio Molè nel simpatico libretto Con stile, edito da Città Nuova, in cui ha affrontato, a mio modesto parere «con il sorriso e con la scure», lo scomodo argomento dello stile di vita. E mi è piaciuto molto, mi ha ricordato quei “bignami” di cui hai pensato da studente: ma come ha fatto a concentrare tutta la materia in queste poche pagine? Quadrare i conti a fine mese, gestire bimbi piccoli con sapienza e pazienza, condividere e curare la vita di coppia, perché non scoppi! Essere aperti alla vita e guardare con coraggio alle rette della scuola, pensare alle vacanze e poterle progettare vivibili e sopportabili, decidere di utilizzare l’automobile con… filosofia, crescere nella fiducia e dialogare anche a notte fonda, perché di giorno chi ci riesce con quattro bambini? Sì, perché rispetto ai tempi di stampa del libretto, intanto i bambini sono diventati da tre, quattro, con stile!
Ma cominciamo un po’ dall’inizio, oso. E già penso che racconterò di loro a tanti giovani facilmente scoraggiabili, e ce ne sono, ma ve ne sono anche molti che in questi due troveranno la loro immagine riflessa o il progetto futuro possibile. Sono pratici e vanno al sodo delle cose, i due indaffarati innamorati. Si sono conosciuti durante un 31 dicembre speciale, trascorso fra i bisognosi in Croazia. E questo fa già la differenza. Poi scelte radicali, cioè che fanno “sentire” liberi. L’anno successivo, il 2003, erano già sposati, convinti di quella chiamata! E a seguire: Pietro sei anni, Fatima cinque anni, Giacomo due anni e Mattia. «Quando dico che a 33 anni ho quattro bambini – sospira Marta –, spesso la gente mi fa sentire un po’ a disagio, quasi fosse una stranezza avere quattro figli. Noi veniamo da famiglie con cinque figli ciascuna e a noi non sembra così particolare la nostra realtà, anzi! Però talvolta mi chiedo cosa pensino di noi in questa nostra società così chiusa in sé stessa».
«Non credere però che questa sia una scelta facile! – protesta Giuseppe –. Abbiamo rinunciato a tanto e abbiamo trascorso momenti duri, soprattutto con i primi due, dopo la nascita della seconda bambina, quando l’inesperienza, l’impegno massiccio e la stanchezza di certi momenti ci facevano sognare momenti di riposo... I miei amici alla mia età, 25 anni, si rilassavano dopo le ore di lavoro! Io ricominciavo tutto tornando a casa».
Giuseppe fa il tornitore, Marta è impiegata part time. E di questi tempi non è semplice. Partono a raffica sorridendo, ma con qualche incrinazione nelle voci, decisa quella del marito, dolce quella di Marta: ecco lo stile dei due. Ottimizzano tutto ciò che può essere condiviso e riciclato simpaticamente, privilegiano le scelte scolastiche, ma risparmiano sui trasporti e le spese in generale... Ma è vero che ti facevi tutta la strada possibile in bicicletta? «Certo – risponde Giuseppe –, ma anche quello che vedi qui... lo scaffale è fatto da me, i mobili e anche l’auto sono occasioni trovate con amici attenti, quattro figli hanno bisogno di molta disponibilità e abbiamo imparato a scegliere e a rinunciare al superfluo. Per esempio, visto il mutuo per la casa, le vacanze erano fuori programma. Le spese importanti si valutano e si fanno solo quando c’è il vero bisogno e la disponibilità reale e prima ci si guarda attorno, si rimandano le spese non urgenti. Poi ci si rende disponibili là dove ci sono necessità e si può ricambiare, far proprio il problema o il bisogno».
Giornate dense e scandite da pappe e poppate, anche se ormai siamo grandi: Pietro ora sta frequentando la scuola primaria, quindi pappette e compitini. Eppure trovano tempo anche per crescere, partecipare e organizzare momenti di vita del movimento dei Focolari. «Quando ho conosciuto i gen (branca giovanile del movimento) mi sono convinto di aver trovato ciò che cercavo e ho pensato: questi si vogliono bene davvero, io voglio vivere così, da qui non mi sposto più. E non ho più smesso di crederci. Anche oggi che rifletto su questi tempi e penso tremando alle difficoltà economiche, alla crisi, al fatto che ho quattro bambini... un po’ mi spavento, ma poi riprendo con gioia perché so che ho un Padre in Cielo. E anche se non ho tempo per me, anche se mi mancano molte cose, anche se non arriviamo a fare tutto per bene, sapere che ho un Padre che mi ama è la spinta e mettermi sempre in gioco. Allora cullare l’ultimo nato, lavorare duramente, soffrire... è la mia risposta. E non è che tutti i problemi siano risolti, non è facile essere fedeli».
«Volevo andare in Africa volontaria – racconta Marta – quando, prima di conoscere Giuseppe, alla ricerca della mia dimensione, mi sono imbattuta in alcune donne che vivevano autenticamente fra loro il Vangelo: da qui – ho pensato – non vado più via. L’incontro con lui ha fatto il resto, il quadro si è completato: la strada più chiara. È per me un’educazione continua, voglio mantenere vivo in famiglia il fuoco del dono e dell’unità. Al di là delle regole di vita sociale e familiare, i bambini devono toccare con mano che ci vogliamo bene e siamo capaci di essere uniti».
«Io sono un tipo concreto – aggiunge Giuseppe –, dove mi trovo penso che devo buttarmi ad amare proprio nella concretezza. Come suona la sirena della fabbrica, lì sono chiamato a vivere pienamente, quando timbro il cartellino».
Si sveglia intanto anche Giacomo, il terzogenito che controlla, ciuccio alla mano, che tutto il campo funzioni come quando lo ha lasciato, poi si butta nelle braccia della mamma e assapora il ritorno alle relazioni familiari.
Mi porto via qualche allegro disegno di castelli, principi vincenti e principesse, di centrocampo entrati nella leggenda calcistica, e portieri con due manone così, capaci di parare tutto, proprio tutto! E mi pare che questa sia la filosofia della famiglia Magaraggia: sognare senza paure inutili quanto basta e rendere concreta, possibile e attuale l’unità, con stile!

giovedì 27 gennaio 2011

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO, CON PIACERE, DA MIRCO CASTELLO


Chi è? Mirco Castello si occupa da vent'anni di danze per i bambini: le ricerca, le colleziona e le insegna ai docenti delle scuole dell'infanzia e della primaria.
Tiene anche corsi di formazione per animatori.
Insegna danze di coppia per giovani e adulti, all'interno di percorsi formativi.

Dice Mirco: “Lo stage si configura come un corso di aggiornamento

per docenti



vengo io da voi nel tempo e nel giorno desiderato

per tutte le informazioni chiamatemi al cell 338 3141869!”


UN ESEMPIO? ECCOLO!

Il Programma:


" Il trenino delle fiandre" per partire un nuovo viaggio ed andare a trovare l'amico "Carletto"…

quante cose sa fare!!!:



giocare coi bastoni, Sud della Francia "los tachos", imparare a contare ,

in Spagna "el patio de mi casa"



imitare "le ochette", "il bruco" e i pinguini dell'antartide, "penguin dance",

i topolini " zagen zagen"


non mancano i litigi , "oxdansen" Svezia, ma poi si fa pace e si torna a cantare

"el juego chirimbolo" Ecuador,



e grandi corse su e giù per i ponti di Francia , "sur le pont d'Avignon"

Alla sera ci si addormenta stanchi ed in sogno andiamo dall'altra parte del mondo:

in Polinesia, a giocare con le

parti del nostro corpo " ulu takuau"

ed imparare un balletto locale "meke ki runga"

al ritorno , in aereo, passiamo sopra la Cina , festeggiano l'anno nuovo … "kungshi" kungshi… auguri auguri!!




pubblicato da Annamaria
ill. di N. Costa

martedì 25 gennaio 2011

ESASPERATA!


"Lucas è mio figlio, ha quasi 9 anni, figlio unico; è intelligente e sveglio. Un tesoro. Ma non mi obbedisce mai, ad ogni richiesta anche la più legittima (metti a posto le scarpe, metti in ordine la stanza, prepara la tavola, butta l'immondizia, raccogli la biancheria vicino alla doccia...) fa orecchie da mercante. Non grida non fa capricci, semplicemente non fa e a me sembra di avere nessun potere e autorità. Anche a scuola si lamentano un po': permaloso con i compagni, fa solo quello che gli chiedono le maestre, lo stretto necessario, con calma!
Sono esasperata, se chiedo collaborazione, non l'ottengo neppure da mio marito, che litiga volentieri con suo figlio. E poi anche lui è poco solerte e preciso. Adesso che ci penso: qualche volta mi pare di avere due figli da accudire! da che parte comincio?
" Lucia N.

...Dal papà. Correggere il comportamento poco responsabile, che fa da specchio a Lucas, è la cosa principale. Assieme anche alla ripresa dell'autorevolezza paterna, che non "litiga", ma ascolta, condivide, dialoga, comunica e dà paletti e indicazioni precise prese insieme a mamma, che è compagna e moglie, non governante di casa.
Un dialogo fra i due genitori deve rimettere in sesto l'ambiente educativo. Non servono molte parole o molto tempo, ma un chiaro piano d'attacco e un progetto educativo solido. Lucas vi sta dicendo: mi date punti sicuri su cui appoggiarmi per creare la mia autostima personale e su cui posso verficare la mia efficacia di bambino di 9 anni?
Semplice, no? Con un po' di umorismo: buona avventura!
pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto , fonte: Marta

venerdì 14 gennaio 2011

QUANDO LA SCUOLA ACCOGLIE E SCOPRE DI RICEVERE DI PIU'


Un incontro speciale: un nuovo compagno in classe




Ma chi è la scuola se non i ragazzi, i maestri, le famiglie... tutti insomma, fanno la scuola dell'inclusione vera!

Ricevo e giro agli affezionati del blog!

Un incontro speciale...


Una mattina di ottobre, la maestra ci ha annunciato che sarebbe arrivato un nuovo compagno in classe. L’evento ci ha fatto felici e abbiamo preparato una striscia con scritto “Benvenuto”in attesa del momento annunciato.

E’ difficile immaginare cosa possa provare un bambino, soprattutto se straniero, nel trovarsi in una classe tutta nuova, con nuovi compagni e insegnanti, ma possiamo ben capirlo guardando le sue espressioni e i suoi occhi un po’ impauriti, anche se curiosi.

Infatti, Georgi, è questo il nome del nostro compagno, viene dalla Bulgaria e quando ci siamo incontrati la prima volta era un po’ agitato. Noi abbiamo cominciato a fargli tante domande ma lui scuoteva solo la testa e ci guardava perplesso. Ci siamo subito distribuiti i compiti in modo che a turno uno di noi potesse stargli vicino e aiutarlo. Qualcuno è stato paziente,qualcun altro un po’ meno, qualcuno ha bisticciato con lui, soprattutto nel gioco perché in questo caso bisognava capire ben le regole ma per Georgi tutto era nuovo. Adesso Georgi ci capisce benissimo quando gli parliamo, ma si esprime poco in italiano: dice solo qualche parola e semplici frasi. Tuttavia grazie all’aiuto anche della maestra Anna sta diventando sempre più esperto. Infatti alcuni bambini stranieri, da poco arrivati nella nostra scuola come Georgi, svolgono qualche ora alla settimana delle lezioni di Lingua Italiana in un’aula della scuola per noi magica: “L’aula Arcobaleno”.

Una nostra compagna , Karina, ci ha detto che anche per lei è stato così all’inizio: appena arrivata aveva paura di parlare in italiano perché temeva di sbagliare e di essere derisa. Dopo poco tempo però ha vinto la timidezza ed ha avuto una “classe” di amici.

Un giorno Georgi ha fatto una cosa che ci ha stupiti tutti e ci ha fatto capire che è un tipo “tosto”: mentre la maestra spiegava ha preso un piccolo dizionario di italiano –bulgaro e ha cominciato a cercare la traduzione di alcune parole. Anche con la matematica è velocissimo e spesso ci batte nei calcoli.

Stiamo vivendo una bella esperienza perché Georgi con sé ha portato nella nostra classe anche un po’ del suo paese, della vita di una terra che prima era solo uno stato dell’Europa e noi abbiamo pronte per lui un sacco di domande e curiosità.

I bambini e le bambine della quarta A (che ospita dieci bambini di cittadinanza non italiana: ricchezza di tutti i colori del mondo) (+ le maestre Flavia, Maria, Simona, Silvia...)

pubblicato da Annamaria Gatti

ill. girotondo

domenica 9 gennaio 2011

C'E' DEL BUONO IN TE...

POLIPETTO E CONCHIGLIETTTA
di Annamaria Gatti
illustrazione di Eleonora Moretti
Fonte: Città Nuova

Illustrazione di Eleonora Moretti











Durante una bella virata Polipetto perse l'orientamento e andò a sbattere contro qualcosa di solido.
«Ahi!», sentì provenire dalla conchiglia che aveva disturbato.
«Scusa!», esclamò Polipetto confuso e ammaccato. «Sto facendo le prove per la gara del “Polipo scattante” e tu cosa fai?».
«Niente».
«Perché?».
«Perché mi va così».
«Esci fuori da quella cosa dura, no?».
«Preferisco di no. È molto tempo che non esco più».
«Perché?», incalzò Polipetto.
«Oh, come sei invadente... Non succede niente di bello lì fuori».
«Non è vero – ribatté il piccolo polipo –, dovresti vedere le nostre gare per esempio, o le danze delle meduse! La tua è una scusa per stare chiusa in te stessa».

Mhh, mhh...” la conchiglia era rimasta senza parole

Intanto, ce l'hai un nome?”

Quasi non me lo ricordo, ah sì, Conchiglietta...”

Adesso dimmi perchè, Conchiglietta, ti chiudi in casa...” sollecitò Polipetto che, generoso com'era, ormai ne aveva fatto un caso da risolvere.

Perchè sono brutta”.

Davvero?

E nessuno mi vuole”.

Che disgrazia!”

Già.”

...Ma davvero sei così brutta?”

Penso di sì, non mi sono mai vista...”

Ecco, diamoci una sbirciatina...”

Conchiglietta ci pensò ancora un po', ma neppure tanto, e si aprì.

Polipetto spalancò occhi e tentacoli per la sorpresa. Poi balbettò:

Ma, ma ... ma tu sei bellissima!”

Una perla luminosa scintillava dentro Conchiglietta, che arrossì per l'emozione.

Perchè mai tieni questo tesoro solo per te?”

Ti assicuro, non sapevo neppure di averlo!”

Aspetta qui.”

Polipetto fece un giretto mega-veloce per annunciare la scoperta.

...E poi tutti vennero a conoscere Conchiglietta, che prese coraggio, si fece molti amici e abbandonò la tristezza, donando la propria bellezza e la propria innata simpatia.

Anche tu conosci qualcuno che sta sempre da solo? Forse è perchè si è convinto di non poter dare nulla agli altri, ma si sbaglia di grosso!

Ci vuole un po' di coraggio e di fantasia.


domenica 2 gennaio 2011

Buon 2011 e dintorni


UN ANNO BUONO!
Pare proprio che a respirare il male, male ci faccia e che soprattutto i bambini ne soffrano.
A forza di scontrarsi con esempi negativi o generalmente con persone dedite più o meno subdolamente al malaffare, i nostri bambini sembra possano facilmente imitare azioni e comportamenti negativi e dannosi ad una crescita serena.

Ci volevano studiosi in simposio a ricordarci che il male si scaccia con il bene e che i nostri figli solo incontrando atti di generosità, di disponibilità, di correttezza e buoni esempi in genere, si educhino continuativamente al meglio!
...E ancora una volta si dice che non sono le parole, che i bambini interiorizzano, ad avere la meglio, ma i comportamenti vissuti e respirati... appunto.

Educatori, genitori, agenzie educative ed anche (!!!) massmedia... a rapporto: tutti voi adulti, tutti tutti! dateci un anno buono, ne abbiamo il diritto!!!
Sembra debbano urlare i nostri bambini.

Finchè avranno voce.

E insieme, nel quotidiano, diamo loro una mano!
pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it

foto di Tanino Minuta