Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

venerdì 13 gennaio 2017

Io vado a scuola. E sono fortunata.

Risultati immagini per bambini che vanno a scuola immagini


In occasione del Natale ho proposto ad alcune classi quinte di una scuola primaria il racconto  "Il Natale di Albert Natale" Ed. Effatà. 
La narrazione, con immagini del libro e altro, è stata una riflessione, non solo sul Natale straordinario di questo bambino salvato dal traffico di bambini  (da un fatto vero del 2010), ma anche sulla fortuna che hanno i bambini in genere di frequentare la scuola. 
La Scuola. 
I ragazzi erano davvero stupiti, inquieti e incantati da questa avventura durissima e dalla gioia di Albert di poter festeggiare il Natale e di poter andare a scuola!!!

Oggi su Avvenire Ferdinando Camon ci propone una riflessione sulla chiusura delle scuole per il freddo. 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/a-scuola-si-va-anche-se-fa-freddo
Mi pare ci dia spunti per riflettere sulla fortuna di poter andare a scuola. Ed è necessario che genitori ed insegnanti facciano riscoprire questa opportunità ai nostri ragazzi e bambini. 

Immagine correlata

Quante bisnonne e  bisnonni abbiamo sentito recitare: avrei tanto voluto continuare gli studi.. ma... non era possibile!!!
Quando ho scritto il racconto "Ma com'è una scuola in Nepal?" so di aver suscitato interesse e aperto una finestra anche divertente, ma realista su qualcosa di estremamente  vero, ma poco conosciuto o almeno considerato.

https://www.cittanuova.it/ma-come-una-scuola-in-nepal/

Bambine e bambini, ragazze e ragazzi: siate felici e riconoscenti di andare a scuola. 
Cari insegnanti: fate della scuola un momento in cui viaggiare  "alto", in cui sentirsi accolti più che giudicati, dove la presenza dei genitori e la loro collaborazione sia una pista privilegiata di cammino, 
Beati coloro che si sentono dire: "Era così dispiaciuto di non poter venire a scuola!" E vi assicuro che in 42 anni di scuola l'ho sentito ripetere  più volte...

Viva la scuola!
E non perdetevi il film: VADO A SCUOLA. Guardatelo con i vostri figli.
https://www.comingsoon.it/film/vado-a-scuola/50184/scheda/
https://www.youtube.com/watch?v=wf-Zt_Wid4U


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

foto: fonte nova triburno
        www.ejtunost.iv
     



lunedì 9 gennaio 2017

Figli autonomi e sereni? Quattro prassi utili. Prima parte

Immagine correlata



Quando vediamo bambini autonomi muoversi adeguatamente nella realtà quotidiana, e comunque anche nella scuola, abbiamo un sussulto di soddisfazione: l'atto educativo sta funzionando! Lo vediamo dall'espressione distesa del volto dei bambini.
E quei genitori o quegli insegnanti ci ispirano simpatia e fiducia. 

In poche battute  proviamo a ricordare cosa fa di un bambino, fin dalla sua nascita, un bambino felice: saper fare da solo, essere  l'attore delle proprie scoperte e dei propri successi.
...Che non significa essere abbandonato al suo destino o "arrangiarsi" nella disattenzione di genitori incoscienti (nel senso proprio di non essere coscienti di ciò che comporta il loro ruolo) o nel lascia fare quel che più aggrada o quel che reclama! (e qui rimandiamo ai post sul tema!)

Vediamo queste quattro prassi, per incominciare! Da modellare sulle età della bambina e del bambino.

1)  Calma e fiducia
2) Materiale adeguato, ambiente ricco, apertura all'esperienza.
3)  Supervisione e consulenza del genitore per fare da sè.
4)  Collaborazione e gioia di imparare.

Premessa
Ripetiamoci: non ci interessano super-genitori  perfetti 
 senza macchia o senza paura... 
anzi li riteniamo pericolosi...
Genitori in ricerca e seriamente decisi a vivere al meglio 
il loro ruolo 
e capaci di autoeducarsi con coerenza e spirito critico, 
questi li preferiamo senz'altro!

Premesso questo vediamo in questo post il primo punto.
Ogni tema può essere approfondito 
anche con altri post già pubblicati su questo BLOG.

1) CALMA E FIDUCIA

E' così importante per i nostri bambini vivere in un clima familiare dove la calma aiuta la riflessione e l'accoglienza, che potrebbe essere l'anticamera dell'educazione alla tenacia e della promozione delle inclinazioni personali.
  • Ottimizzare i tempi  dell'attenzione genitoriale, saper fermarsi, saper sostare con loro,
  • gestire pian piano ogni reazione ansiogena eventualmente presente, che riguardi l'educazione e il bambino stesso,
  • operare scelte compatibili con la situazione ambientale, ma...
  • decise,  perseguibili e ...
  • condivisibili  per la coppia genitoriale, 
  • usare smarthphone con responsabilità, anche spegnendolo... 
  • coltivare la fiducia nelle proprie capacità sociali ed educative, aprendosi al confronto e all'aggiornamento, (gruppi finalizzati e di auto-aiuto, percorsi, libri, web, scuole genitori, specialisti,...)
  • coltivare così, di conseguenza,  l'atteggiamento di fiducia verso il bambino, che sa di poter contare sulle sue forze perchè voi gli rimandate questa immagine di attore delle proprie conoscenze e abilità, 
  • sbagliare allora non è una catastrofe, sbagliare "ci sta" nel percorso di vita e di apprendimento. E sa che potrà fare l' esperienza di ricominciare sempre, 
  • con la vostra presenza rassicurante e vera, capace di rispetto.
Al prossimo appuntamento!




Come si intuisce le prassi attingono anche dalla pedagogia montessoriana. Vi sono tante belle esperienze educative che attualizzano  in realtà quotidiane teorie pedagogiche  affascinanti e coinvolgenti. Fra queste anche  il metodo Montessori.
Ribadire il contributo assolutamente innovativo e  pedagogicamente geniale di Maria Montessori, (1870-1952) mi sembra doveroso e attuale! 


Fortunati quei genitori che possono iscrivere i loro figli e le loro figlie a una scuola montessoriana (vedi censimento scuole montessoriane).
L'Italia, patria di Maria Montessori, contrariamente a tantissimi altri Paesi, non ha mai provveduto a curare e a promuovere a livello istituzionale, nonostante l'alto  riconosciuto valore educativo, se non per la passione di qualche insegnante o  dirigente scolastico.
Se avete notizie più precise o fonti  che possono correggere questa, vi sarei grata se voleste inviarmele.
Siamo concordi che sarebbero graditi corsi di aggiornamento montessoriani per  genitori e insegnanti! 

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

Foto da www.eticamente.net


domenica 1 gennaio 2017

Metti i Re Magi nel presepe? Filastrocca.


COSA CERCANO I MAGI?


I magi sopra i loro cammelli

avanzan solenni come fratelli.
Son giovani o vecchi, son bianchi o neri,
un sol desiderio nei loro pensieri.

Cercan il Bimbo delle scritture
viaggiando fra dune e ripide alture,
dicon sicuri: “ Fra questi monti
ci sorriderà il Re dei mondi!”

Portano doni per il Bambinello
che nascer dovrebbe in un paesello,
piantan le tende e riposano un po’,

il cielo è buio, avanzar non si può.

Ma se raggiungono la fredda capanna
e trovano il Bimbo con la sua Mamma
vuol dire che puoi di certo anche tu
parlare e abbracciare il Bambino Gesù.

Puoi raccontargli di giochi ed amici,
della tua gioia e dei tuoi sacrifici,
delle cose che ti piacciono di più,
che piacciono a te e al Bimbo Gesù!


pubblicato da Annamaria 
da "Filastrocche del presepe" di A. Gatti
 Inedito




giovedì 22 dicembre 2016

Il presepe resta nel cuore. I bambini lo comprendono bene.




Scrivevo  così... e poi molte cose sono cambiate. Eppure l'emozione è rimasta intatta, come accade per tutte le cose vere della vita. E' San Giuseppe... che in questi giorni mi fa pensare... appena avrò approfondito questo pensiero vi racconterò.

"Un presepe simbolico quest'anno. 
Il  nipotino  di cinque anni mi fa notare che "... no, non è poi tanto bello, ci sono poche statuine e mancano tutti gli animali... e dove andrà Gesù a nascere senza grotta? e dove metteremo i Magi in cammino? e se non c'è il ruscello e il  laghetto con le papere come faranno a bere le pecore assetate? e come potrà un solo angelo annunciare e cantare  tutta la notte? e il castello e la stella cometa e...dov'è il tuo bel presepe degli altri anni?"
Tutto da rivedere, quindi! Sono felice di questa rivolta: vuol dire che questo presepe era una presenza importante! 

Mia madre quasi novantenne  ha portato dalla mia città una scatola rossa, con un'indicazione chiarissima: PRESEPE scritta con la calligrafia di tanti anni fa. Me l'ha consegnata.
L'ho aperta e facevano capolino, fra il finto muschio, l'asino e il bue. Con cautela ho rimosso alcune statuine e ne sono emersi   San Giuseppe e Maria, esattamente come me li ricordavo e come li disegnavo nei quaderni di scuola. Gesù Bambino nella mangiatoia e tutti i personaggi che incantavano il piccolo semplice mondo del presepe di casa mi guardano nostalgici e trepidi:  sembrano ancora così fragili! 

Che il ricordo dopo tanti anni fosse ancora vivo mi ha stupito e mi ha riportato alla devozione di allora, alla naturalezza dell'evento natalizio agli occhi bambini, alla riverenza per quella nascita divina, che stupisce il mondo ancora.
Natale nel presepe allora è sapore di rito familiare, di certezza, di bene, di autenticità.
Facciamo allora il presepe con questi nostri bambini!
Costruiamolo con loro, con i loro materiali, con la loro ingegnosità, la loro fantasia e la loro semplicità. Facciamo loro il dono della rappresentazione di un fatto reale, storico e divino, di un evento d'amore, che li accompagnerà per la vita con l'immediatezza dell'immagine e delle cose.
Avranno qualcosa di grande e di umile insieme da ricordare nei momenti bui e difficili, lieti e festosi: forse l'espressione di un pastore o la sorpresa del re Melchiorre, o la tenerezza di Maria o l'espressione  attonita del soldato con la spada sguainata, o il semplice sicuro sguardo di Giuseppe, uomo giusto".

Pubblicato da Annamaria
foto film Nativity

domenica 18 dicembre 2016

GESU' BAMBINO COME ME. Un racconto natalizio


da "IL NATALE DI ALBER NATALE"
di Annamaria Gatti
illustrazioni di Antonio Vincenti
edizioni EFFATA'

Albert è un bambino che, come tanti altri, vive nel sud del mondo, tra povertà e sfruttamento… ma anche in mezzo a rapporti umani ricchi di calore e di affetto.
Questa storia natalizia gli dà voce e spazio tra le mille luci colorate che, troppo spesso, rallegrano le nostre strade ma sono vuote di significato.
Un breve racconto per un Natale aperto al mondo… che diventa un biglietto d’auguri!

quasi il finale del libro...
COME GESU’
Padre Joe… tu abiti in una vera casa!” ho gridato, mentre mettevo la mia testa ricciolina dentro a ogni porta che dava sul corridoio centrale. Poi il nostro amico frate, che era appena entrato in una cucina, ha avvisato:
Albert, King… venite qui, qualcuno ha portato dei biscotti!”
Ma in quel momento non mi interessavano più i biscotti, nonostante la fame e la stanchezza. Mi ero ritrovato in una delle stanze, davanti ad un Presepe, ed ero rimasto a bocca aperta, silenzioso e immobile.
Padre Joe aveva lasciato King alle prese con i biscotti ed era dietro di me:
Albert!”
Al suo richiamo mi sono ripreso dallo stupore e ho notato:
Ci sono i pastori, gli angeli, le pecore, un bue e un asino e il Bambino… In una capanna…come la mia…”
Sì, Albert, Gesù è nato in una capanna come la tua.”
“… E avrà freddo questa notte, così, senza vestiti. Anche il mio fratellino appena nato ha freddo di notte e la mamma lo copre.”
Già, proprio come il tuo fratellino.”
E quella è la sua mamma, vero?” ho chiesto indicando la donna seduta accanto a Gesù.
Sì, si chiama Maria.”
Il suo papà non lo manderà con Keùssi sulla nave dei bambini venduti, vero?”
“… No, suo padre Giuseppe non lo manderà.”
E la sua mamma non piangerà e gli canterà la ninna nanna.”
Certo Albert, come faceva la tua mamma con te, quando eri piccolo.”
Proprio in quel momento qualcuno cantava.
Senti Padre Joe? Sembra proprio la ninna nanna che canta la mia mamma.”
Il mio amico non ha risposto, perché si era distratto guardando due persone che stavano sulla porta.
Albert, è proprio la tua mamma che sta cantando a Gesù la ninna nanna.”

In fondo alla stanza c’erano i miei genitori, proprio loro!

C’era la mia mamma e c’era il mio papà: erano venuti a prenderci!
Hanno fatto un viaggio faticoso. Sono partiti subito, quando hanno saputo che cosa vi era accaduto” spiegava Padre Joe, mentre con un salto ero fra le braccia della mamma.

venerdì 9 dicembre 2016

Una favola di grande bellezza di Giovannino Guareschi: Santa Lucia



FAVOLA DI SANTA LUCIA

di Giovannino Guareschi (1908-1968)

Cesarino si alzò e, prima ancora di lavarsi, prese il lapis blu e cancellò sul calendario un altro giorno. Ne rimanevano ancora tre che poi erano due in quanto il terzo era quello famoso. Mentre si lavava con l’acqua gelata, Cesarino d’improvviso ebbe un pensiero: “E la crusca?” Era una cosa importante. ma risultava anche logico che non ci avesse pensato perché fino all’anno prima, tutto si era svolto laggiù, al paese dove per trovare della crusca, bastava allungare una mano. Gli venne in mente il pane fatto in casa, e il profumo che usciva dal forno. Risentì il cigolio della gramola e pensò a sua madre. Uscì in fretta e passando dalla portineria, si fermò per consegnare la chiave alla portinaia: suo padre era andato via alle quattro perché, in quei giorni, c’era un sacco di lavoro per chi aveva un camion.
La strada era piena di gente che aveva una premura maledetta e la nebbia di quella fradicia mattina di dicembre era traditrice perché macchine e ciclisti saltavano fuori d’improvviso da ogni parte e bisognava stare attenti. Non poté pensare molto alla faccenda della crusca, ma quando fu a scuola, riprese a pensarci. Aveva dimenticato l’asino e adesso erano guai. Bisognava mettere sul davanzale, vicino alla scarpa, anche il sacchetto pieno di crusca per l’asino che portava le ceste dei regali. A non mettere la crusca, Santa Lucia si sarebbe offesa certamente.

Cesarino, quando alle dodici e mezzo lo lasciarono libero, corse subito alla panetteria e domandò un po’ di crusca. Ma di crusca non ne avevano. Ed era anche logico perché, in una città come Milano, a cosa potrebbe servire la crusca? Provò da un altro panettiere, poi da un terzo e, alla fine, perdette la speranza.
Arrivato a casa, trovò la chiave ancora in portineria: suo padre non era ancora arrivato e Cesarino mangiò da solo nella cucina fredda e in disordine. Il padre tornò la sera, ma non salì neppure in casa: lo chiamò dal cortile e assieme andarono alla trattoria dell’angolo.
La minestra calda diede a Cesarino tanta gioia da fargli dimenticare tutte le sue preoccupazioni ma, quando ebbe finito di mangiare, le preoccupazioni ritornarono a galla. Cesarino aveva una soggezione tremenda di suo padre che era un uomo cupo e di poche parole, quindi fece una fatica matta a entrare in argomento. Alla fine gli disse: — Ci vorrebbe un po’ di crusca. —

Uscito da scuola Cesarino abbandonò le sue ricerche. Aveva perso un sacco di tempo e si trovava a mani vuote, senza neppure la crusca per l’asino. Pensò allora che se, invece di crusca, avesse riempito un sacchetto di crostini di pane, la cosa avrebbe funzionato ugualmente. Col pane vecchio trovato in casa, riuscì a combinare poco o niente. Aggiunse mezzo il suo della colazione di mezzogiorno e, siccome il pane era fresco e molliccio, lo tagliò a pezzetti e lo fece abbrustolire sul gas.
La sera, il padre rincasò tardi: aveva portato un fagottino di roba e mangiarono in cucina, senza parlare.Prima di addormentarsi, Cesarino ci mise parecchio tempo. Comunque il fatto del sacchettino pieno di crostini gli dava una relativa tranquillità.
Alle sei, quando suo padre se ne fu andato, Cesarino saltò giù dal letto. Ormai non c’era più niente da cancellare sul calendario e gli parve che la notte dovesse arrivare fra pochi minuti anche se si trattava di parecchie ore. Alle sette e mezzo uscì di casa e incominciò a camminare in fretta e camminò fino a quando non si trovò fuori dalla città, al margine di una grande strada piena di autocarri che andavano e venivano.
Gli era venuta una fame tremenda e non poté resistere: mangiò due o tre crostini dell’asino:
"Capirà...", pensò.
Riprese il cammino e continuò a camminare altre due ore. Poi il cuore gli diede un tuffo perché, fermo a far nafta a un distributore, vide un camion che portava sulla targa due lettere che Cesarino conosceva bene. E il muso del camion era rivolto anche per il verso giusto. Quando il camionista fu risalito e stava per chiudere la portiera, Cesarino si fece avanti. Il camionista lo lasciò salire e, due ore e mezzo dopo lo scaricò al Crocile. Qui bisognava prendere la strada della Bassa, altri trenta chilometri, ma Cesarino doveva arrivare. Prese a camminare ma, fatto un chilometro, dovette mangiare altri due crostini dell’asino. Quando Dio volle, passò un carro trascinato da un trattore e Cesarino saltò su. Il tran-tran del carro gli faceva venire un sonno maledetto; ma Cesarino resistette e non mollò: conosceva la strada, adesso e, al bivio del Pontaccio, saltò giù perché il carro aveva preso la strada di destra mentre a Cesarino serviva la strada di sinistra. A un certo punto, il ragazzino lasciò la strada e prese una carrareccia: il buio incominciava a diventare spesso, ma Cesarino ci sarebbe arrivato a occhi chiusi nel posto dove aveva in mente di andare. E così, si trovò ad un tratto davanti ad una casa buia e silenziosa e, più che vederla, l’indovinò.
Era la vecchia casa dove, fino a sei mesi prima, Cesarino aveva abitato coi suoi. Suo padre aveva sempre sognato di abbandonare il paese e così, mortagli la donna, aveva caricato un po’ di roba e il ragazzino sul camion, ed era andato a Milano dove aveva già dei parenti che lavoravano nei trasporti.
E la casa era rimasta lì, deserta e abbandonata.
Cesarino cavò di tasca la grossa chiave e, dopo aver lavorato un bel pezzo perché la serratura era piena di ruggine, si trovò nell’andito basso e buio.
Infilò la porta della cucina. Sentì l’odore del camino. Passò la mano sull’asse del camino, trovò un mozzicone di candela e un mazzetto di fiammiferi.
Quel po’ di luce gli fece sembrare ancora più deserta e abbandonata la vecchia casa ed ebbe paura. Poi pensò a Santa Lucia e gli venne l’idea che di sicuro, da qualche parte ci doveva essere della crusca.
Se trovava un po’ di crusca, avrebbe potuto mangiare i crostini del sacchetto. Ma la credenza era vuota e, anche negli altri posti, non c’erano che polvere e ragnatele.
Mangiò ancora un po’ di crostini dell’asino. Poi sentì suonare al campanile una quantità enorme di ore e gli venne l’orgasmo.
Per l’amor di Dio che Santa Lucia non lo trovasse sveglio! Si tolse la scarpa destra, la ripulì e, aperte le ante della finestra di cucina, la mise sul davanzale, come aveva sempre fatto e vicino depose il sacchetto dei crostini. Poi chiuse le imposte a vetri e salì su nella sua stanza, camminando con una scarpa sì e una no. I vecchi letti tarlati c’erano ancora, ma senza materassi. Nella camera della nonna il letto aveva il pagliericcio e Cesarino si buttò lì sopra. Non avrebbe voluto spegnere la candela, ma l’idea che la luce disturbasse Santa Lucia lo convinse a rimanere al buio. Non fece neppure a tempo ad aver paura perché la stanchezza lo sprofondò a capofitto nel sonno.
* * *
All’una di notte una motocicletta si fermò nella strada, davanti alla casa solitaria.
Scese un uomo intabarrato che traversò l’aia e, arrivato davanti alla porta, accese una torcia elettrica. Il cerchio di luce vagò sulla facciata e si fermò sulla finestra con gli antoni spalancati e con la scarpa e il sacchetto sul davanzale. L’uomo intabarrato rimase lì un bel pezzo a guardare quella scarpa. Poi ritornò sulla strada e, messa da parte la motocicletta, si incamminò verso il paese addormentato. Fu quella la notte che a Cibelli rimase impressa come la più strampalata della sua placida vita di bottegaio. Cibelli fu svegliato infatti all’una e mezzo da qualcuno che stava sulla strada e, affacciatosi, riconobbe chi lo chiamava e scese domandandosi che accidente volesse a quell’ora. E quando ebbe saputo quello che voleva esclamò:
— Carletto. l’aria di Milano ti ha fatto diventare matto?
* * *
Cesarino si svegliò di soprassalto alle nove del mattino e subito si cavà fuori dal pagliericcio dentro il quale s’era avvoltolato e corse giù in cucina a spalancare la finestra.
La scarpa era zeppa di fagottini e altri fagottini erano sul davanzale, vicino alla scarpa.
Cesarino portò tutto sulla tavola e già si apprestava a sciogliere le funicelle dei pacchetti, quando sentì arrivare nell’aia una motocicletta. Poco dopo, compariva sulla porta della cucina suo padre.
— Tutta la notte che ti cerco! — gridò l’uomo cavandosi fuori dal tabarro. — Da Milano in moto son venuto qui!
Cesarino lo guardò a bocca aperta.
— Quando siamo a casa regoliamo i conti, — urlò con voce tremenda il padre. — E se fai ancora una cosa così, ti ammazzo!
Cesarino scosse il capo:
— Non lo faccio più, — balbettò. — Ormai Santa Lucia lo sa che sono a Milano... Le ho messo un bigliettino dentro la scarpa, e il bigliettino lo ha preso...
Era una bella giornata di dicembre con un sole limpido e splendente: il padre, con un urlaccio uscì dalla cucina e tornò portando una gran bracciata di legna che buttò sul fuoco.
La fiamma divampò nel camino:
Scàldati. assassino! — urlò l’uomo agguantando Cesarino per una spalla e ficcandolo su una sedia, davanti al fuoco.
Poi uscì e tornò con due scodelle di latte bollente e una micca di pane fresco.
Mangia! — gridò l’uomo mettendogli fra le mani pane e scodella. — E lascia stare quelle stupidaggini! E rimettiti la scarpa!
Cesarino era in una confusione spaventosa per via del pane, del latte, dei fagottini aperti. di quelli ancora da aprire. E poi la fiamma gli imbambolava gli occhi. Intanto il padre mangiava cupo e accigliato a occhi bassi.
Poi non poté più resistere e si volse un momentino, e lei era lì, dietro di lui, e gli sussurrava:
— Da che ci siamo conosciuti questo è il primo regalo che mi fai. Carletto. Ma è un gran regalo... Non me lo guastare, Carletto, il mio ragazzo. Lascialo così...
Il padre ebbe un ruggito e, piantati due occhi feroci in faccia a Cesarino, urlò:
— E così, per colpa tua, io ho perso una giornata!
Invece non l’aveva persa per niente. E lo sapeva. ma non voleva confessarselo.

pubblicato da Annamaria Gatti



sabato 26 novembre 2016

Maria una di noi. Il racconto dell'annunciazione.

Copertina del libro Una mamma di Galilea

circa 1000 visualizzazioni solo nel mese di novembre, il racconto dell'
Annunciazione
 Maria diventa la mamma di Gesù
tratto da
"Una mamma di Galilea. 
Il rosario narrato ai bambini" 
di  Annamaria Gatti
ed. Effata'
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utenti/amici del blog 
dall'Italia, Usa, Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Ucraina, Cina, 
Canada, Gran Bretagna, Slovacchia,  Irlanda.

MARIA DIVENTA LA MAMMA DI GESU'

I bambini di Nazaret correvano sempre da Maria per imparare da lei nuovi giochi o per essere consolati: la figlia di Anna e Gioacchino era dolce e simpatica.
“Dimmi Gioacchino, cosa pensi di nostra figlia Maria?” chiese turbata un giorno Anna, la madre, vedendola spesso assorta in preghiera. Il marito la guardò comprensivo:
“Stai tranquilla, Maria è la nostra consolazione. Ora poi che è fidanzata al buon Giuseppe, il falegname, sono proprio contento di lei. Eccola, sta pregando...”
Maria, vedendo la madre, sorrise e la rassicurò: “Vai pure al mercato, io preparerò il pane.”
La giornata era chiara e Maria così continuò a pregare:
“Oggi, mio Signore, tu sei il mio sole, la mia luce e la fonte della mia gioia...”
E davvero una luce si diffuse nella stanzetta.
Maria, preoccupata, si coprì in fretta il capo con il mantello color dell'acqua, poi sentì  una gran pace nel cuore e si inginocchiò.
Solo allora si accorse che vicino a lei c'era un giovane  sorridente che non era entrato dalla porta, quindi doveva essere proprio un angelo del Signore. Le disse: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.”
Maria pensò: “Ma cosa vorrà dire, salutandomi così?”
Ma l'angelo Gabriele, che conosceva i suoi pensieri, le spiegò:
“Dio ti ha scelta per diventare la mamma di Gesù, suo figlio.”
Maria non capiva: lei non era sposata!
“Nulla è impossibile a Dio” osservò l'angelo Gabriele “per grazia di Dio anche tua cugina Elisabetta aspetta un figlio, nonostante sia anziana”.
Allora Maria, si commosse e con grande fede gli disse:
“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto.”
Quando l'angelo se ne andò, Maria sentì i passi svelti della madre  che tornava a casa. Tutto sembrava come sempre, invece Dio le aveva parlato e le aveva svelato un grande mistero. Il suo cuore ebbe un sobbalzo. Sarebbe stata capace di fare la mamma del figlio di Dio? Nulla è impossibile a Dio, aveva detto l'angelo: Dio l'avrebbe aiutata a superare ogni prova.
Allora Maria incominciò ad impastare il pane, mentre le voci chiassose dei bambini stavano avvicinandosi alla casa, per mostrarle un nuovo gioco.