Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 11 agosto 2022

Ci vuole anche un incantesimo, per educare all'AUTONOMIA!

 


In questo blog più volte in passato ci siamo confrontati su AUTONOMIA, AUTOSTIMA, e sugli interventi che facilitano questi importanti processi nei vari momenti della crescita di ogni bambino.

Quanto è importante avere fiducia in loro, sapere quando possiamo lasciarli camminare con le loro forze, confermarli nella ricchezza delle loro capacità e nella possibilità di giocarsele per trovare la strada? Quanto è difficile però essere equilibrati in queste scelte e mettere a rischio tutto quello che si deve, sapendo che saremo sempre pronti ad accogliere l'ansia derivante, l'errore, la delusione, e anche  condividere la soddisfazione e l'entusiasmo per le mete individuate o raggiunte? 

Sono domande che tendono un filo su cui giocare a fare i funamboli (un' immagine già visitata su questo blog!) ma su cui vale la pena di mettersi alla prova e crescere con loro, con responsabilità, consapevolezza e tenacia, proprio come un apprendista della vita. Si erano definiti tempo fa i genitori apprendisti, ma anche alchimisti... Un mestiere davvero entusiasmante e oggi davvero sempre più complesso, visti gli ostacoli e il vuoto che spesso si trova di sotto. Insomma...


Insomma bisogna essere davvero capaci di magie quando si educa. 
E quante belle persone sono state il frutto di incredibili educatori, non certo perfetti, magari pasticcioni ma che hanno saputo essere quel che si deve essere! 

Cristina Buonaugurio, psicologa e psicoterapeuta,  ha fatto un'operazione simpaticamente intrigante. L'autrice del "Manuale  di incantesimi per apprendisti educatori dalla saga di Harry Potter alcune piste di riflessione per accompagnare la crescita"  (ed. Città Nuova, Roma 2022)  scava nelle famiglie dell'entourage di Harry Potter che la Rowling ha abilmente, e forse inconsapevolmente, tracciato, misura interventi e dipinge scenari educativi, che la penna dell'autrice del saggio ha stanato con una chiarezza professionale disarmante. 
Questo un passaggio di analisi di due famiglie, quella di Dudley Dursley, cugino di Harry e la famiglia di Draco Malfoy nel capitolo Un amore che entra nella pelle.

"La loro eccessiva e malsana protezione impedisce ai due bambini (e poi ai due ragazzi) di imparare e di guardare in faccia la realtà, a muoversi in quella realtà, a muoversi e ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni, C'è sempre qualcuno disposto a scusarli, a perdonarli, a dare ad altri colpe che invece sono loro e questo è quanto di più sbagliato un educatore possa fare; ciascuno do noi deve imparare  a valutare  l'opportunità di assumere un certo atteggiamento o di mettere in atto un determinato comportamento sulla base delle conseguenze che esso può avere, Ma chiaramente se quelle conseguenze non vengono sperimentate, non è possibile avere metri di giudizio  su cui ponderare le proprie scelte!" 
 A presto!

pubblica Annamaria Gatti
foto UrbanPost

venerdì 5 agosto 2022

Recensione speciale: Uffabaruffa è una pietra miliare della mia infanzia

                         

Claudia Schiavoi è l'autrice di una deliziosa recensione di Uffabaruffa come sei buffa! che condivido volentieri perchè racconta un aspetto intrigante della lettura: i libri del cuore non hanno età. E ci fanno un gran bene. Conosco Claudia Schiavoi come attrice appassionata de L'Archibugio Compagnia Teatrale, specializzata in rievocazioni storiche di vicende seicentesche.  Ma Claudia, dottoressa magistrale in editoria e comunicazione multimediale (!)  si occupa  anche di recensioni e ammette sulla sua pagina: "Scrivere è vivere, questa la massima che mi segue da quando ho imparato l'alfabeto..."  A voi conoscere un pezzetto di questa storia personale.

Uffabaruffa la ringrazia amabilmente!

       

"Uffabaruffa è una pietra miliare della mia infanzia. Uno di quei libri che prendo in mano con affetto e alberga pure nel cassetto dei ricordi; uno degli immancabili nella libreria della mia casa da adulta. Ricordo come ne parlavo da piccola, come la rinominavo quasi come un'amica ad altri compagnucci. Un volumetto piccino e pieno di immagini morbide e frasi limpide, di insegnamenti garbati, di valori e di stimoli a portata di bambino. Uno sguardo simpatico e dolce al giardino dell'infanzia, a cui affacciarsi e riaffacciarsi dalla finestra dei grandi: per ricordare com'è quell'ingenuità, com'è desiderare, com'è attrezzare un edificio fatto di stoffa e cuscini, di sogni. 

L'ho consigliato a miei coetanei, l'ho consigliato negli anni anche a bambini che lo sono stati quando io ormai ero grande. L'ho portato come oggetto prezioso in un laboratorio linguistico in cui ognuno aveva il compito di illustrare qualcosa di caro. L'ho utilizzato come testo per un altro laboratorio di italiano L2 con bimbi delle elementari. Insieme abbiamo costruito la TascaPortaTuttoQuelloCheServe con le parole nuove imparate; abbiamo fatto la Scopa magica dei poteri che ci sarebbe piaciuto avere per migliorare il mondo; abbiamo raccolto nei Cassetti della Maestra tutti i valori che consideravamo fondamentali nella nostra classe. 

Sono affezionata alla primissima edizione, ma trovo molto molto utile la nuova con la nuova batteria di esercizi. Le fatalità, anche lì, parlandone con Annamaria, abbiamo sorriso della similarità di alcune attività che sono state inserite qui e avevo preparato anche io per i miei bimbi.

Il discorso sull'autrice, per il vero, merita un capitolo a parte: da piccola non sapevo chi fosse, la immaginavo come una signora simpatica dal cognome buffo, un po' come Uffabaruffa, ma restava pur sempre una signora lontana di chi sa dove - da bambina certo non hai l'astuzia di leggere la quarta di copertina e internet per cercarla non c'era! E un bel giorno, da grande, mi è capitato di presentare un altro suo libro a Lonigo (Vi). Subito non ho collegato. Quando ho realizzato, immaginate la faccia che ho fatto: è la "mamma" di colei che avevo tanto amato da piccina, che fortuna rara! Un valore aggiunto, nel rapporto che ancora conserviamo.

https://www.lameridiana.it/uffabaruffa-come-sei-buffa.html

pubblicato da Annamaria Gatti

foto da sololibri,net

venerdì 29 luglio 2022

Le avventure di Uffabaruffa: siamo quel che dobbiamo essere. Un inno all'autenticità. Recensione

 

Recensione di Cristina Buonaugurio
Cristina Buonaugurio, psicologa psicoterapeuta romana, ha saputo vedere nella narrazione tutto quel che c'era da capire e da portare alla luce. Non mi stupisco. L'autrice di due recenti volumi (La più grande delle magie e Manuale di incantesimi per apprendisti educatori ed. Città Nuova) che ci accompagnano alla scoperta della saga di Harry Potter come intrigante strumento di conoscenza di sè e di guida al cammino della crescita,  non poteva ignorare il filo d'oro che anche Uffabaruffa riesce a districare per avere la possibilità di vivere appieno la propria identità. Ecco dunque questa profonda e illuminante recensione (anche per me!)


Una strega dal cuore d’oro

Pubblicato la prima volta nel 1997 da Città Nuova, tradotto all’estero e vincitore del Premio letteratura per l’infanzia “L’Aquilone d’oro” nel 1999, torna quest’anno per i tipi di Edizione La Meridiana il libro Uffabaruffa come sei buffa! Una fiaba per conoscersi ed essere felici

Corredata dalle meravigliose illustrazioni di Laura Cortini, la storia, nata 25 anni fa dalla penna di Annamaria Gatti, racconta le avventure di una «giovane strega un po’ paffutella, che portava grandi occhiali da sole su un bel naso a patata». 

Ma Uffabaruffa è una strega decisamente fuori dai canoni: piuttosto che imparare stregonerie preferisce andare al mare e invece della bacchetta magica ha sempre con sé paletta, secchiello e setaccio per giocare sulla spiaggia. 

Già solo per questa sua passione è un personaggio che entra immediatamente nelle simpatie dei piccoli lettori: ho avuto modo di toccare con mano l’effetto magnetico che ha sui bambini leggendolo ai miei figli di 5 e 8 anni, i quali mi hanno vietato di posare il libro fino a che non siamo arrivati all’ultima pagina.

Ad affascinare chi legge è sicuramente la simpatia che Uffabaruffa riesce ad attirarsi con la sua voglia di una scopa che faccia per lei patatine fritte e castelli di sabbia e con la sua inseparabile “borsaportatuttoquellocheserve”, ma ciò che la fa restare nel cuore dei lettori è la sua bontà, la gentilezza che la contraddistingue e l’amore che nutre per i bambini. Tutte caratteristiche che poco si addicono ad una strega, al punto che saranno proprio i bimbi amici di Uffabaruffa (che con i loro occhi puri sanno cogliere la realtà dietro le apparenze) a proporle di intraprendere una “carriera” totalmente diversa da quella a cui sembrava destinata - ma poco adatta -, abbandonando la stregoneria per diventare… una fata!

Ed ecco la vera magia di questo libro: 

la storia della strega che diventa fata dice ai giovani lettori che hanno il diritto di essere ciò che sentono di voler essere, che non devono obbligarsi a corrispondere alle aspettative altrui e che non sono sbagliati se sono diversi da quello che altre persone vorrebbero. 

Spesso, infatti, dietro critiche e giudizi, c’è l’incapacità di cogliere l’essenza profonda di una persona, incapacità che spesso porta chi non viene compreso a credere di non possedere un grande valore e, di conseguenza, lo conduce alla tristezza. 

Le avventure di Uffabaruffa sono invece un inno all’autenticità: non è giusto mortificare parti di sé per far contenti gli altri; è molto più sano mostrarci per come siamo veramente, così da comprendere chi siamo e chi vogliamo essere, per portare a compimento quelle che sono le nostre caratteristiche e le nostre peculiarità!

In questa direzione vanno anche i brevi giochi e le semplici attività a corredo della storia, che si pongono 3 precisi obiettivi: conoscere se stessi e aumentare l’autostima; superare i pregiudizi, accogliere tutti e saper scegliere; rinforzare l’empatia e la resilienza. Si tratta senza dubbio di tematiche fondamentali nella crescita, a cui è bene che chi educhi dia la dovuta attenzione sin da subito e rispetto alle quali a mio parere una lettura guidata e ragionata di questa fiaba si rivelerebbe oltremodo utile. Uffabaruffa è infatti vittima di pregiudizi e ha bisogno dell’aiuto dei bambini per darsi il giusto valore e non sentirsi sbagliata, bambini che dimostrano con i fatti cosa significhi accogliere e coltivare l’empatia. Aiutare i bambini a ragionare sulle loro avventure e a scoprire come qualcosa di simile possa accadere a loro o chi sta loro accanto sarebbe sicuramente un modo alternativo ed efficace per educare al rispetto, all’accoglienza e all’empatia.

C’è un ultimo insegnamento di Uffabaruffa che non può passare inosservato e che diventa fondamentale in un mondo egocentrico come il nostro: fare del male agli altri non rende più felici, anzi. Uffabaruffa l’ha compreso e, non essendo per nulla sciocca, ha scelto di fare il bene… e lei sì che è felice!

Cristina Buonaugurio

psicologa psicoterapeuta autrice

Trovi il libro a questo link   https://www.lameridiana.it/uffabaruffa-come-sei-buffa.html

lunedì 25 luglio 2022

Le storie del cuore: Papà Nuvola Papà Mare ovvero quanto vale un papà ovunque nel mondo



di Annamaria Gatti e illustrazioni
di Elisabetta Basili
Le Brumaie Editore
Il libro Mamma foresta Mamma città aveva incontrato il desiderio di essere rassicurati dalla mamma di fronte ad ogni timore, a qualsiasi latitudine, in una foresta africana o in una grande metropoli sudamericana... accompagnati da Diana e King e da Pablo e Ana.
                                           

Oggi due fratelli e due sorelle, David e Mia, Emma e Andrea, vivono un'analoga esperienza in Alaska e in una località marina, in Liguria, ma questa volta non c'è mamma a spegnere la paura, chi li salverà? Così lontani ma... Stesse paure, stessi sentimenti...

               Andrea ed Emma    Mia e David

Un modo semplice, ma ricco di emozioni e di particolari ambientali  per conoscere due luoghi lontani e i cuori bambini, che però battono la stessa musica. Lo stesso desiderio di amore.



L'editore stimola il nostro pensiero: "Serenità, forza, riconnessione, accoglienza: quali sensazioni vi trasmettono queste due illustrazioni?
Sono tratte dal nostro nuovo albo «Papà Nuvola & Papà Mare» disponibile da oggi sul nostro shop online e in libreria. Scritto da Annamaria Gatti e illustrato da Basili Elisabetta, è dedicato a tutti i padri, che siano di cuore o di sangue. Per saperne di più, vi aspettiamo sul nostro sito www.lebrumaie.it 🎈"

A presto! Un invito
dai protagonisti della nuova storia:

                                                 Andrea ed Emma e da Mia e David!

https://www.lebrumaie.it/index.php?route=product/product&product_id=221


Pubblicato da Annamaria Gatti

Le Brumaie Editore, Contatto diretto:  3338750004

sabato 23 luglio 2022

Dramma: morire a 18 mesi per abbandono. Non un caso isolato. Contributi per prevenire

 

                                      


                                Quante Diana ci sono in Italia? Usciamo a cercarle

                                                                  di Sara De Carli 

Fonte: VITA.IT

...

A quanto ci restituiscono ad oggi le cronache, dalle dichiarazione degli inquirenti e dalle interviste raccolte tra i vicini, anche Alessia - 36 anni, madre della bambina - è un’ombra: una giovane mamma sola, con una bimba nata prematura e partorita in casa, con i parenti lontani e un compagno nuovo che viveva anche lui lontano. 

Pare che la sua situazione non fosse nota ai servizi sociali, né alla Caritas né al terzo settore, in un territorio in cui non si può dire che manchino servizi, associazioni, porte a cui bussare. Cosa non ha funzionato allora nella rete dei servizi e prima ancora nella comunità, per far sì che questa bambina e la sua mamma, con il loro bisogno di aiuto, siano state a tutti invisibili? 

«Casi così ci rivelano – in modo estremo e tragico – una verità che va al di là della singola situazione: troppe volte, noi adulti trattiamo i bambini come soprammobili. Li appoggiamo da qualche parte nelle nostre vite, mentre andiamo avanti a fare tutto il resto come se loro non ci fossero», ha scritto Alberto Pellai. 

«I bambini che muoiono psicologicamente e moralmente per la trascuratezza di genitori malati e solo apparentemente lucidi sono molti di più di quelli di cui si parla in cronaca», ha affermato invece in un post durissimo lo psichiatra Luigi Cancrini. «Folle e cioè gravemente malati» sono per lui non solo Alessia, ma anche «i servizi sociali e sanitari che di quella madre e della sua bambina avrebbero dovuto occuparsi in un paese civile fin dal momento in cui quella povera bambina è nata. 

Qualcuno si accorgerà un giorno del fatto che la gravidanza, la nascita e i primi anni di vita possono e dovrebbero essere protetti da una rete capillare di servizi capaci di intervenire nelle situazioni in cui le persone stanno troppo male per chiedere aiuto?».

Situazioni come questa ci impongono di prendere atto che ci sono famiglie e bambini che cadono nei buchi della rete e che restano invisibili ai servizi. Ma i servizi non possono stare negli ambulatori e negli uffici ad aspettare le famiglie. È un lavoro diverso, che richiede la capacità di essere nella comunità, di presidio delle intersezioni possibili nella comunità

Paola Milani, referente nazionale del programma PIPPI

È questo il punto: non basta che ci siano i servizi, le associazioni, le porte a cui bussare. Occorre uscire per andare a cercare chi non sa che può chiedere aiuto, chi non sa di aver bisogno di aiuto, chi sta troppo male persino per chiedere aiuto. «Situazioni come questa ci impongono di prendere atto che ci sono famiglie e bambini che cadono nei buchi della rete e che restano invisibili ai servizi. Dobbiamo potenziare i servizi con l’approccio delle presa in carico multidimensionale ma ancor prima occorre che i nostri servizi cambino, che facciano un lavoro di comunità», afferma Paola Milani, ordinaria di Pedagogia Sociale e Pedagogia delle Famiglie a Padova e referente del programma PIPPI. «I servizi non possono stare negli ambulatori e negli uffici ad aspettare le famiglie. È un lavoro diverso, che richiede la capacità di essere nella comunità, di presidio delle intersezioni possibili nella comunità. Occorre frequentare le parrocchie, le associazioni, i nidi, i pediatri di base, avere un raccordo con l'ospedale al momento delle dimissioni dopo il parto, con i servizi di ostetricia territoriali… 

Sono trent’anni che ribadiamo l’importanza del parenting support e dei primi mille giorni per la vita di un bambino e finalmente i colleghi giuristi stanno iniziando a riflettere su un diritto al parenting support, cosa che darebbe la possibilità al programmatore sociale di invidiare un Leps. Ci sono situazioni, specie quando i bimbi sono così piccoli, in cui ospedali e pediatri sono le uniche vie possibili per incontrare le famiglie: ma occorre andare nelle case non solo facendo home visiting e concentrandosi sugli aspetti sanitari del post partum o sull’allattamento, ma portando anche il parenting support, con azioni di accompagnamento alla genitorialità, educative, di prevenzione del maltrattamento. Dove ci sono mamme e bambini, il sociale, l’educativo e il sanitario devono andare insieme, sempre. Spezzettando le risposte, infatti, non si coprono i bisogni della famiglie».

 

Ecco, se qualcuno fosse andato a bussare alla porta di Alessia, sistematicamente, con un programma di home visiting o di parenting support, le cose sarebbero andate lo stesso in questo modo? O le fragilità di Alessia qualcuno le avrebbe viste? Perché no, non esistono soltanto “buone mamme” - che sarebbe utopico - nè esistono soltanto mamme “sufficientemente buone”. Non è un marchio d'infamia, potrebbe essere anche solo una situazione temporanea, che ha soltanto bisogno di un aiuto. 

Quello che Paola Milani coordina, PIPPI, è infatti il programma nazionale per innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie cosiddette negligenti, così da ridurre il rischio di maltrattamento dei bambini e il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d’origine, come forma di messa in protezione. È partito nel 2011 e in questi dieci anni PIPPI ha lavorato con 10mila famiglie, con 260 ambiti coinvolti e 10mila operatori formati ad un approccio multidimensionale che prevede la contaminazione, piuttosto rara, fra l’ambito della tutela dei minori e quello del sostegno alla genitorialità. «Prevenire l’allontanamento non significa “non allontanare”», precisa Milani: «L’allontanamento è una misura di protezione del minore e tutti i dati dicono che in Italia allontaniamo meno degli altri paesi». Prevenzione significa però arrivare prima, prima che sia troppo tardi, com’è stato per Diana. Prima che gli stessi che ieri chiedevano “allontanamenti zero” oggi chiedano “dov’erano i servizi?”.

 

Occorre andare nelle case non solo facendo home visiting e concentrandosi sugli aspetti sanitari del post partum o sull’allattamento, ma portando anche il parenting support, con azioni di accompagnamento alla genitorialità, educative, di prevenzione del maltrattamento. Dove ci sono mamme e bambini, il sociale, l’educativo e il sanitario devono andare insieme, sempre. Spezzettando le risposte, infatti, non si coprono i bisogni della famiglie

Paola Milani

 

Proprio in questi giorni Milani sta avviando il lavoro con nuovi 400 ambiti territoriali, «grazie agli 80 milioni di euro stanziati nel PNRR per il finanziamento della prevenzione della vulnerabilità delle famiglie». La novità dell’estate 2021 infatti è che nel Piano degli interventi e dei servizi sociali è stato introdotto per la prima volta un livello essenziale delle prestazioni (LEPS) finalizzato a rispondere al bisogno di ogni bambino di crescere in un ambiente stabile, sicuro, protettivo e “nutriente”. Le azioni possibili per dare corpo a questo nuovo Leps - per renderlo esigibile, come si dice in termini tecnici - sono state individuate in quelle già sperimentate in questi dieci anni dal programma PIPPI. Che cosa cambia? «Tutte le famiglie che avvertono una situazione di vulnerabilità - che sia psicologica, sociale, economica, relazionale, educativa - ora hanno diritto a un progetto di accompagnamento, con dispositivi sia gruppo che individuali, sia di natura formale che informale: uno è proprio l’educativa domiciliare», spiega Milani. «L’ideale sarebbe che questo Leps fosse così conosciuto nella popolazione che le famiglie siano in grado di richiedere autonomamente l’attivazione, ma sappiamo che è difficile. Intanto puntiamo sulla formazione e la capacitazione dei servizi: non possiamo aspettare di arrivare a questi estremi o renderci conto che la famiglia vive una situazione così grave che bisogna mettere in protezione il bambino. Occorre lavorare per intercettare precocemente le famiglie quando i bambini sono piccoli, nella fascia 0-3 anni: attraverso i pediatri, i nidi, il reddito di cittadinanza».


pubblicato da A. Gatti

foto di NN

venerdì 22 luglio 2022

Ezio Aceti - Alfabetizzazione genitoriale seconda tappa

 

Un prezioso contributo da non perdere



Nel cominciare questo percorso di alfabetizzazione genitoriale, lo psicologo dell’età evolutiva Ezio Aceti ci ha parlato dei pregiudizi che spesso offuscano i nostri occhi quando guardiamo i nostri figli: è importante imparare ad amarli per come sono e non per come vorremmo che fossero.

 In questo secondo appuntamento, invece, Aceti si chiede, riflette su chi siamo, da dove veniamo, chi sono i nostri figli. Per chi crede, questo presuppone uno sguardo verso l’Alto, verso quel Dio che, creandoci, ci ha donato un elemento fondamentale: la nostra libertà. Siamo esseri relazionali, che hanno bisogno degli altri per realizzarsi. Ecco il video del secondo step.

https://www.cittanuova.it/alfabetizzazione-genitoriale-seconda-tappa-ezio-aceti/?ms=003&se=010


pubblicato da a. gatti

foto milanotoday.it

lunedì 18 luglio 2022

Ma conviene fare il male? Uffabaruffa ha la sua teoria

 



Uffabaruffa è una strega un po’ pasticciona ma simpatica, buona come un gelato al pistacchio, sempre pronta ad aiutare gli altri. Ma ha un problema, si chiama: scuola. A lei la stregoneria non interessa proprio. 

Preferisce giocare sulla spiaggia e volare con la sua scopa brontolona.

Ama i bambini, si intenerisce di fronte alla natura, adora i vestiti stravaganti e buffi e, nella sua “borsaportatuttoquelcheserve”, la cioccolata non manca mai. Finché un giorno i suoi amici le fanno scoprire se stessa: allora sì che si impegna, studia addirittura, fino ad essere una fata che trasforma tutto ciò che è grigio e serio in colore e in gioco.

Alla fiaba di Uffabaruffa, illustrata da Laura Cortini, si affiancano giochi e attività in cui i giovani lettori possono cimentarsi per conoscere se stessi, accrescere la loro autostima, superare i pregiudizi, rinforzare empatia e resilienza.

https://www.lameridiana.it/uffabaruffa-come-sei-buffa.html

pubblicato da annamaria gatti

gatti54@yahoo.it