Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 21 febbraio 2017

Recensione Salviamo l'arcobaleno, Conati - Tedeschi testo scritto e musicato. Copione, spartiti e CD.

Salviamo l'arcobaleno [Conati-Tedeschi]



David Conati - G. Bruno Tedeschi
Paoline Editoriale Audiovisivi

Recensione di Annamaria Gatti

L’Editoriale Audiovisivi Paoline fornisce un nuovo  “prodotto”  che si inserisce nel filone delle proposte per fare di canzoni e storie un testo teatrale, ad uso delle realtà educative, ma non solo…
David Conati, musicista e narratore, con l’aiuto della composizione musicale di Giordano Bruno Tedeschi,  sfoga  ancora tutta la  verve creativa e la sensibilità educativa in questo nuovo copione, ambientato nel mondo animale, ma ricco di teneri rimandi alla realtà dei bambini.
Un  colibrì, preoccupato per la scomparsa dell’amato arcobaleno, cerca alleati che possano scongiurare la definitiva morte della fonte di tanto stupore nel cielo. Alcuni vorrebbero aiutarlo, ma non ne hanno il coraggio, altri  lo invitano a lasciar perdere,  che non conviene lottare per un ideale, altri ancora tenteranno di ingannarlo, ma il piccolo esserino riuscirà, dopo aver coinvolto veri amici e tutti i continenti,  nel suo intento di salvare i colori dell’arcobaleno, con una tenacia inversamente proporzionale alla sua dimensione.
Tanti i temi  forti presenti: valorizzazione dei piccoli, degli ideali che li fanno grandi, invito a lottare per raggiungere un sogno o per realizzare un progetto… collaborare e irrobustire l’amicizia per fuggire il qualunquismo  e l’opportunismo dilagante,  anche in questo mondo di animali, che rispecchia purtroppo la realtà umana.
E se il ritmo e il testo delle canzoni è come sempre molto curato nell’ esecuzione canora e strumentale, posso dire che mentre il mio nipotino preferisce la vivace canzone  “Dopo la pioggia” o la “Samba dei colori”, io consiglio il testo bellissimo di  “E’ tempo di partire”, per la serie : diamoci una mossa ragazzi! O  di “Grandi cose insieme” che chiude lo spettacolo:

Tutti insieme, nessuno escluso,
tutti insieme così si fa.
Se lo sforzo è condiviso
La fatica non peserà….

Se ciascuno dona un colore,
se ciascuno apre il suo cuore…

Efficaci le indicazioni di allestimento, variopinti i personaggi animali che sul palco si muovono e cantano  e creative le proposte per realizzare gli originali costumi e la coloratissima scenografia, a cura dell’artista  Elisa Cordioli (che condivide con Davide Conati ben quattro meravigliosi figli!).
Un’ esperienza da prendere seriamente in considerazione,  per la gioia degli occhi e del cuore. Noia sicuramente debellata nella scuola primaria e dell’infanzia!

http://www.davidconati.com/

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

domenica 19 febbraio 2017

Figli autonomi e sereni? 4. La strada è questa.

Tutto ciò che un bambino crea, sceglie, prepara, costruisce, conquista... viene a  far parte significativamente del suo patrimonio. E' materiale che può agevolmente  gestire, interagire, modificare, aggiornare...  
Un quarto passo di questo processo verso l'autonomia e la crescita dell'autostima personale viene suggellato dalla modalità di apprendimento, dalla nascita in poi.
                                  
4) Collaborazione  e gioia di imparare. 
Questa caratteristica esistenziale ha conosciuto tempi bui e ha rappresentato un sogno pedagogico accarezzato e difeso da tanti buoni genitori e bravi maestri.
Naturalmente esistono ancora educatori che continuano a ritenere che solo con sudore e sangue si giunga a diventare competenti, o peggio: uomini come si deve. 
Altri genitori o educatori  hanno creduto e credono  di dover riempire menti come vasi e possibilmente senza troppi sforzi da ambedue le parti. Qualche volta soffocando attitudini e abilità. E la gioia di imparare, che è l'aspetto più grave di tutta la faccenda.

Fare da soli, fare con gli altri, collaborare e rinunciare a qualsiasi comportamento competitivo è vincente per tutti.
Ai genitori e ai docenti inoltre fa molto bene questa scelta limpida e difficile, ma impagabile! Anche in termini di benessere personale.

Che la buona vita e la buona scuola passino attraverso attivi comportamenti di condivisione  e di gestione comunitaria, dove la fiducia nel carattere sociale e attivo della persona vince sul clima del terrore psicologico, sfronda bulli e gregari, disarma autoritarismi e prevaricazione, dove il confronto e l'umiliazione non conoscono respiro e ricadute, dove il bambino impara la solidarietà e l'accoglienza...

...dove si fa forte e si prepara davvero a fare tutti i sacrifici possibili, per giungere alle mete che si prefigge,  dove  sta la gioia di imparare con gli altri e di star bene con loro. 
Vuoi mettere la differenza?
vedi anche:
http://attentiaibambini.blogspot.it/2010/09/una-regola-doro-per-la-scuola.html

pubblicato da Annamaria Gatti
foto Scuola Montessori di Trento




sabato 18 febbraio 2017

Perchè un sedicenne sceglie (o non sceglie) di morire?

I ruoli in famiglia, l'argine da ritrovare


UN EVENTO TRAGICO, CHE PONE MOLTI INTERROGATIVI ANCHE ANGOSCIOSI

AIUTIAMO QUESTI GENITORI 
NON LASCIAMOLI SOLI
DIALOGO, SCUOLA PER GENITORI, SPORTELLI E CONDIVISIONE



Avvenire, 17 febbraio 2017
I ruoli in famiglia l'argine da ritrovare
di Daniele Novara*
Sono tragiche le notizie sul sedicenne di Lavagna che si è tolto la vita. E purtroppo non sono le uniche in questi ultimi giorni che vedono protagonisti ragazzi persi e in difficoltà, tanto da avvicinarsi alla morte. Come provare a capire quello che sta succedendo? Se vivessimo in un mondo ideale e se ci fosse un segreto per educare i figli senza problemi, non saremmo qui a farci domande. Ma non esistono ricette, non ci sono manuali d’istruzione, così come non ci sono figli sbagliati e neanche figli colpevoli, sono solo immaturi. E soprattutto il genitore perfetto non esiste.
Cerchiamo però di renderci conto che c’è bisogno soprattutto di recuperare dei ruoli all’interno della famiglia, perché i figli non crescono da soli e nello stesso tempo deve essere chiaro che a volte i genitori ci sono fin troppo. Da un estremo all’altro: i genitori addosso, invadenti sono una complicazione in più, non una soluzione. Una certezza c’è: madre e padre sono la più grande risorsa per i figli, ma non devono smarrire il loro ruolo di educatori. Non devono fare i poliziotti, neanche gli psicologi e nemmeno essere amici dei loro figli. I genitori devono educare e se si trovano in situazioni estreme che non sanno codificare o gestire, allora è meglio che chiedano aiuto a professionisti. È vero: ci vorrebbe un supporto diffuso per sostenerli, un supporto che il più delle volte manca. Scuole Genitori e sportelli di supporto pedagogico sono indispensabili in questa fase di fragilità genitoriale.
Sappiamo che con gli adolescenti di oggi ci troviamo di fronte ad una generazione affetta da quella che ho definito 'carenza conflittuale', ossia di difficoltà ad affrontare le contrarietà e le frustrazioni relazionali. Ed è una generazione adolescenziale particolarmente debole da un punto di vista emotivo. Significa che c’è una profonda difficoltà a gestire le situazioni critiche e di conflittualità. Quasi sempre si tratta di ragazzi cresciuti in contesti eccezionalmente virtuali con un consumo giornaliero di videogiochi assolutamente eccessivo che compromette le normali funzioni neurocerebrali. Preferiscono pertanto annullare i problemi piuttosto che affrontarli. Fino ad arrivare al punto limite in cui la realtà fa più paura della morte. Per evitare tutte queste implicazioni occorre parlare di più tra genitori per trovare una linea educativa condivisa e realizzare un vero gioco di squadra educativo.
Il disaccordo tra madri, padri e a volte anche insegnanti crea molti danni: i giovani non hanno riferimenti e non sanno più a chi dare retta. Ai figli servono argini, direzione, limiti e dal punto di vista del genitore serve un interesse di servizio, cioè un mettersi al servizio della loro crescita. È necessario riprendere in mano totalmente il ruolo del padre, anche considerando che viviamo in un contesto molto fluido, sia in ambito formativo sia nelle relazioni sociali e quindi è ancora più importante recuperare la sua figura. Figura che si confronta con quella della madre, accompagna il figlio nella formazione e consente di dirgli: «Sì, ti lascio grandi libertà, ma a patto che tu abbia delle regole, precise e da rispettare».
La madre, da parte sua, non deve essere invadente e lasciare all’altro genitore e al figlio i loro spazi, sapendosi anche 'fare da parte' in alcuni momenti. Una madre che pretendesse di gestire e tenere sotto controllo i figli in adolescenza finirebbe infatti per essere un pericolo per la loro crescita e la loro sanità psicoevolutiva. Funziona poi cambiare la logica educativa: non esserci sempre, ma esserci il giusto, con chiarezza e affidabilità. È sempre meglio recuperare la giusta distanza emotiva per favorire un vero rapporto educativo. Per avere e riuscire a dar loro sempre fiducia. Con un adolescente serve tantissimo, per garantirgli spazi di libertà e consentirgli la giusta autodeterminazione, sempre tenendo presente che la mente di un ragazzo è naturalmente instabile e immatura. Perché deve crescere ancora, insieme ai suoi genitori.
*Pedagogista, direttore Cpp (Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza)

domenica 12 febbraio 2017

Figli autonomi e sereni 3. "Lassami fare me"

 Immagine correlata




Fare da sè. Supervisione e consulenza genitoriale.

Pochi tratti per ribadire ciò che gli altri due post hanno già preparato in questa evoluzione del nostro dialogo. 
La terza prassi rivendica la salutare necessità di permettere ai nostri bambini, fin da piccolissimi, di sperimentare le proprie abilità, di acquisire sicurezza, superando le incertezze
sapendo di poter contare sulla consulenza dell'adulto.
Un adulto attento, fiducioso nelle possibilità infantili, mai umiliante, consapevole e capace di incanalare la libertà di esercizio, capace di rispettare e valorizzare i tempi di concentrazione del bambino.
"Aiutami a fare da me!"
E questa riflessione è valida anche per gli adulti che si affiancano ai bambini: nonni, zii, educatori...

Enea ha due anni.
Vuole preparare la fattoria per i suoi animali.
Ha bisogno di assemblare alcuni pezzi da costruzione.
Il cavallo però non  passa.... nella stalla piccolina.
Enea guarda e si vede che sta riflettendo.
La nonna prova a interpretare il suo desiderio e affianca due pezzi grandi che potranno creare il portico utile....
Enea reagisce deciso: 
"lassami" fare me! 
e dopo alcuni tentativi,  trova un'altra soluzione, decisamente più creativa e avveneristica, servendosi di materiali alternativi.
Mamma e papà sono stati bravi.


pubblicato da Annamaria Gatti
foto da sienafree.it
foto da Catalogo LEGO

mercoledì 8 febbraio 2017

Figli autonomi e sereni 2. Permettimi di fare da solo.

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2) Materiale adeguato, ambiente ricco e apertura all'esperienza.
Bentrovati al nostro secondo appuntamento. In  sintesi:

"Se faccio da solo, con la supervisione di mamma e papà, imparo, sono più sereno, posso contare su di me perchè loro hanno fiducia in me, se sbaglio posso imparare e mi correggo". 
Agire e sperimentare attraverso la realtà permette ai nostri bambini di crescere, usando i sensi ed esercitando  le loro inclinazioni. Per permettere questa prassi sono necessari: 
  • alcuni accorgimenti che sono solo binari su cui poi corrono la creatività e la fantasia del genitore, che ben conosce i propri figli. 
  • ...E la disponibilità ad aprirsi all'esperienza esterna. 


Tutto fa lezione di vita. Mamma e papà parlandomi e spiegandomi cosa si fa e perchè e quando... mi mettono in condizioni di imparare al meglio... che poi sembra tutto un gioco.
  • predisporre materiale, anche di uso quotidiano, o mirato all'esperienza,
  • per permettere di conoscere l'ambiente interno ed esterno, il suo uso, in funzione delle  operazioni consuete o necessarie,
  • in cui il bambino è protagonista nei vari step,
  • verificando con lui: attendibilità, operatività, utilità, soddisfazione.
Esempio (banalissimo) per un bambino della scuola dell'infanzia, ma anche del nido... che abbia particolare interesse o predisposizione per le operazioni che servono a preparare un piatto: 
  • cosa facciamo oggi? Una sorpresa alla mamma... una pizza? Un dolce di carote? Le polpettine di spinaci?
  • si decide....insieme...
  • Io disegno gli ingredienti  per fare la pizza con papà, 
  • andiamo a fare la spesa nel posto giusto che ho imparato...
  • e io propongo quale prodotto comprare, papà mi conferma...
  • A casa predispongo il necessario materiale, scegliendolo dall'armadietto di cucina,
  • verso, travaso...
  • impasto con il papà, 
  • confronto i tempi di lievitazione...(?) 
  • poi stendo la pasta, accendiamo il forno e  preparo la pizza con gli ingredienti che abbiamo scelto, 
  • la metto in forno con il suo aiuto, i bambini devono stare lontani dal forno caldo...
  • preparo la tavola intanto, voglio proprio fare le cose bene
  • mi piacerebbe da grande fare il cuoco e il cameriere 
  • e ora facciamo una sorpresa alla mamma...
  • posso aiutarti a lavare anch'io tutto?
Mi sarebbe piaciuto scrivere anche dell'esperienza di conoscenza dell'ambiente naturale vicino a voi, o di una fattoria con relative attività... .

Gli errori sono verificabili e commentabili. Sono corretti dal padre dopo averne discusso insieme. Il bambino imparerà così dagli errori... ma ne riparleremo. Credo che non esistano molti genitori che pensano: ma tutto questo è pericoloso!!! Il forno! Gli attrezzi... Fare la spesa? Un incubo... mi sporca dappertutto e si sporca anche lui!
Responsabilizziamoli con calma e fiducia
e avremo fatto un gran passo avanti. Per noi e per loro.

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
 foto da : adole scienza.it









lunedì 30 gennaio 2017

Bambini forti, bambini con esperienza di radici

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Zygmunt Bauman ci ha lasciato. 

Semplicisticamente  viene da più parti ricordato in questi giorni come il sociologo e filosofo che ha inventato la definizione, per altro efficacissima, di  "società liquida". Altri studiosi ce ne  danno un'immagine più approfondita e profonda, che ci conferma la grandezza di un uomo e di un ricercatore appassionato.

Fare scelte forti per crescere giovani forti, questa forse, e perdonerete ancora  la semplificazione, la lettura più immediata che possiamo fare di queste considerazioni.

Fondare su radici generose l'educazione, la vita quotidiana, i valori su cui tessere speranze e sogni, fatiche e rinunce, impegno e resilienza, capacità di reagire e sostenere le frustrazioni. 

Ce ne saranno grati questi ragazzi, alla ricerca di sicurezze che certo non poggiano sul tablet di ultima generazione, nè sullo scooter di moda. Hanno sete, sete di esempi, di nonni forti se posssibile, di condivisione, si certezze ideali, per affrontare vincenti le contraddizioni e le durezze della vita, sapendo che tutto viene permesso per crescere forti e nulla va perduto di ciò che è fatto per amore.

pubblicato da Annamaria Gatti
Illustrazione: Littleflower- Wordpress,com

venerdì 20 gennaio 2017

Perchè questo libro? "Dall'altra parte del mondo"

                                                   Annamaria Gatti - Dall’altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa


Come promesso,  ecco le ragioni del libro in un'intervista da www.paroleinfuga.it
Desidero condividere le motivazioni di questo libro per adolescenti.
Mi piacerebbe che arrivassero al cuore di chi cerca al di là del visibile qualcosa e qualcuno a cui affidare la cura della propria speranza.

 Intervista ad Annamaria Gatti, autrice del romanzo
“Dall’altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa”
Ed. Aletti -  Roma - 2016

D. Partiamo proprio dal titolo, come mai “Dall’altra parte del mondo  Storia di Vera e Trysa”?
Molto semplicemente questa è la storia di una grande amicizia fra due adolescenti, che si conoscono in una situazione particolare, attraverso coincidenze non proprio casuali, che riservano sorprese e un po’ di suspense.
Una di loro farà l’esperienza esistenziale poi di andarsene a vivere lontano, agli antipodi, dall’altra parte del mondo.
Questo non incrinerà il loro rapporto sincero e i loro sentimenti, anzi… la lontananza renderà ancora più intensa la condivisione esistenziale.

D.  Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
L’amicizia, oltre la lontananza e la morte, è il filo conduttore. Quando perdiamo una persona cara resta di lei tutto ciò che ha saputo trasmettere e condividere. Nulla va perduto di ciò che è fatto per amore.
La musica assume il ruolo di  veicolo di comunicazione oltre lo spazio e il tempo, oltre la diversità  ed è capace di unire, di superare gli stereotipi e di annullare la distanza.
La presenza di un “Altro” , in questo caso rappresentato  dal  Vento del Crepuscolo, che accompagna l’esistenza e ha a cuore le vicende di chi lo sente e lo condivide, supporta, anche  al di là della metafora,  la realizzazione di questi percorsi esistenziali.

D.  Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Tutto ciò che accade nel racconto è mutuato dall’ esperienza reale. Il racconto iniziale in particolare era nato, prima dell’ elaborazione in romanzo breve, dalla perdita di un’amica  da parte di una nipote, a causa di  un grave incidente. Da qui il desiderio di parlare ai ragazzi della morte e della capacità di elaborarne il vissuto.
Le vicende narrate poi certamente non fanno riferimento specifico a fatti accaduti, ma le mie figlie hanno studiato musica, una di loro il violino, e ho indirettamente sperimentato  sentimenti ed eventi legati a questo mondo.
Anche nelle brevi descrizioni e ambientazioni sono riconoscibili  alcuni scorci di città venete a me, lombarda trapiantata in Veneto, comunque care: Montagnana, Vicenza e Soave.

D.  La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Grazie per questa domanda di qualità.
Ogni desiderio di comunicazione che si traduce in un libro è espressione di dono e partecipazione. Questo ha sempre caratterizzato ogni mia produzione in questi vent’anni di collaborazioni e di edizioni.
In questa ultima  avventura editoriale certamente riconosco l’intento inconscio di raccontare valori di vita: i frutti della tenacia del lavoro e dello studio, il rispetto per l’altro, la tolleranza e la solidarietà e l’invito a guardare oltre il tempo, oltre lo spazio, credendo che ogni attimo vissuto con  amore resta.
Ricordo la lettura fatta agli adulti del racconto che avrebbe dato poi origine al romanzo, in momenti formativi per genitori ed educatori sul valore della lettura, e le restituzioni di gradevolezza e di emozione. Queste esperienze  mi hanno convinto che il racconto avrebbe potuto diventare qualcosa di più, per essere condiviso non solo con i ragazzi, ma anche con gli adulti,  per comprendere meglio questi giovani, per porsi in  ascolto dei loro sentimenti e delle aspirazioni e per camminare insieme.

D.  Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale?
La  formazione psicologica e pedagogica mi accompagna e impregna ogni mio lavoro e ogni intervento, devo ammetterlo! Ma lo fa, spero, con la leggerezza che tanti anni trascorsi con bambini e genitori mi hanno  imposto e donato. 
Altri autori? La rosa  a cui faccio riferimento è assolutamente varia e particolare. In qualche caso sono per me, indegna allieva,  maestri di vita a diverso titolo: Guareschi, Ada Negri, Manzoni, Rigoni Stern, Pennac… in compagnia di  altri artisti, musicisti e pittori, che rendono giustizia alla incomparabile bellezza e alla profonda  solennità della vita.


D.  Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
            Trovo che la versione digitale sia una grande opportunità. Molti la utilizzano per  “leggere”     
            servendosi della sintesi vocale  e sopperiscono così alla difficoltà di lettura per disturbi  
            specifici o per  mancanza di tempo, ascoltando autentici capolavori o le ultime uscite.  
            Niente mai riuscirà però a sostituire l’ infinita poesia del piacere di leggere un libro cartaceo,
            il libro per eccellenza!


D.  Qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?
Per me scrivere è un bisogno e uno stimolo comunicativo molto sentito, misto ad ansia di raccontare e di interagire. Non vi sono intenti educativi, ma ho sempre davanti a me l’interlocutore, il lettore che sento vicino e attento. Qualche osservazione su alcune scelte particolari.
La lettera maiuscola usata per lo stesso nome in alcuni contesti, e non in altri, nasce dal riconoscimento che da quel punto in avanti ci troviamo a relazionarci con un vero personaggio, riconosciuto dalle protagoniste con cui interagiscono, mentre prima era per loro solo un evento.
La scelta di privilegiare il dialogo, man mano che il romanzo scorreva, è stata dettata dall’incontro con alcuni  ragazzi che mi hanno trascinato in questa scelta, che ben si accordava con l’incalzare degli eventi stessi e con  la narrazione fatta in prima persona da Vera, una delle protagoniste.
Anche la presenza di frequenti puntini di sospensione (forse in eccesso?), rispecchiano il carattere di suspense che caratterizza alcune pagine: non è l’adolescenza tutta sospesa verso il futuro?
Vera e Trysa comunicano, dopo la partenza di quest’ultima, con l’e.mail. Mi è parso naturale utilizzare questo mezzo: all’epoca della scrittura di queste pagine whatsapp  non era ancora in auge e la mail riservava quella necessaria tempestività e semplicità d’uso che viene riconosciuta ai ragazzi, oltre alla possibilità di riflessione,  che ben si addice ai caratteri di Vera e Trysa.
La decisione di dedicare quest’opera alla mia famiglia, a mio marito, alle mie figlie e ai miei nipotini, è per ringraziare dei doni  di cui mi fanno oggetto ogni giorno, prima fra tutti la fiducia nella vita.

D. Un motivo per cui lei comprerebbe “Dall’altra parte del mondo -  Storia di Vera e Trysa” se non lo avesse scritto.
            Lo regalerei volentieri guardando la copertina, leggendo la quarta, lo maneggerei con cura e  
            curiosità e poi mi troverei un’oretta di pace per gustarmelo.  Chi lo ha già letto osserva che
            non è un romanzo solo per adolescenti, ma che  anche adulti navigati hanno apprezzato la
            vicenda narrata fino al finale che, a giudizio di alcuni di loro, riesce ad essere
            drammaticamente sereno e solenne, appunto, come lo è l’esistenza stessa.

D  Quali sono i settori che la vedono impegnata nella scrittura?
Sono nata come scrittrice di libri per bambini, tradotti all’estero. Sono stata per questo premiata e due miei libri sono stati oggetto di rappresentazioni teatrali di spessore in Italia e in Argentina.
Sono autrice di favole, articoli, recensioni, di una biografia e volumi di didattica e di psicologia. Questo è il primo romanzo per una fascia d’età che comprende l’adolescenza.
Buona lettura! E se qualcuno vuole contattarmi o farmi giungere un parere o una condivisione, lascio alcuni recapiti. Grazie per  l’attenzione!

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gatti54@yahoo.it             

da www.paroleinfuga.it