Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

mercoledì 21 febbraio 2018

Un piccolo capolavoro di Benji Davies per i bambini: come diventare forti.




Recensione di Annamaria Gatti
Fonte : Città Nuova

Autore  Benji Davies
Traduzione di Anselmo Roveda
Edizioni EDT Giralangolo

Nico, il protagonista di questa nuova avventura proposta dalla sensibilità umana ed artistica di Benji  Davies, ci sorprende ancora e riesce ad evocare  nei lettori  bambini emozioni profonde.

E’ solo un bambino, si potrebbe osservare,  ma ha verso gli affetti  tratti di inaspettata maturità emotiva: ricorda, coltiva, si spende e si prende cura dei sei gatti, del papà e dell’amica balena. In questo libro, che è il seguito dell’intenso “La balena della tempesta”,  il cetaceo ritorna, restituisce il favore e lo salva.

Il mondo di Nico è fatto anche di momenti duri ma, con realismo e tenerezza nei tratti , il premiato autore londinese gioca con le  sfumature  tra luce e buio e abbraccia l’infanzia di Nico e la consegna all’emozione dell’incontro con l’amica cercata a attesa.

Sono pagine “solenni “ quelle in cui la balena, in compagnia della sua famiglia, apre un varco nel ghiaccio per spingere la barca che trasporta il bambino alla ricerca del padre, partito per un’ultima battuta di pesca e non più ritornato. Lo troverà, lo riabbraccerà al faro, in salvo.



“Cantavano con sbuffi e spruzzi.
Il ghiaccio cedeva e scricchiolava.
Le balene, chissà come, sapevano dove andare”
L’amicizia vera richiede fedeltà e abbandono e regala vita.
Una narrazione essenziale e ricca di profondi significati, una traduzione credibile quella di Anselmo Roveda, a dimostrazione di un team, quello di EDT Giralangolo, di alta professionalità.



sabato 17 febbraio 2018

I quattrocento colpi... di Eraldo Affinati.


Risultati immagini per immagini i quattrocento colpi

Oggi dalla prima pagina di Avvenire Eraldo Affinati, scrittore e appassionato educatore,  ci offre un intenso messaggio che merita attenzione.  
Lo ringraziamo di cuore!

                                                        L'infinita promessa
Ogni volta che rivedo I quattrocento colpi di Francois Truffaut, oggi lo possono fare tutti in Rete, sento un colpo al cuore. È incredibile pensare alla data in cui uscì questa pellicola, il 1959, quando ad esempio, per dirne soltanto una, don Lorenzo Milani operava a Barbiana nel medesimo spirito pedagogico. Non c'è forse altro film che mi emozioni così tanto. 

Sarà perché la storia del piccolo Antoine Doinel, con la madre anaffettiva, il patrigno distratto, i professori incapaci, gli adulti egoisti, riassume tutti gli errori educativi che non si dovrebbero mai fare. Lo stile asciutto del regista contiene il tumulto sentimentale. 

La trama semplicissima del monello che scappa da scuola ha la forza della cronaca e la leggerezza della favola. È una delle opere più belle sul mistero e la dolcezza dell'adolescenza, intesa quale promessa infinita di un'umanità nuova. 

Sapere che lo straordinario protagonista, a quel tempo quasi un bambino, si legherà per sempre a Truffaut, diventando il suo attore feticcio, aggiunge ulteriore pathos. 

Ma ciò che soprattutto resta nella memoria, come una sigla lirica incancellabile, è la scena finale del ragazzo che, accompagnato dalla musica stupenda di Jean Constantin, corre lungo la spiaggia verso il sogno di una libertà impossibile da conquistare.

Eraldo Affinati 
Avvenire, 17 febbraio 2018

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto dal film  "I quattrocento colpi" 

martedì 6 febbraio 2018

Una nuova favola di Annamaria con incantevole illustrazione di Eleonora Moretti



Piccolo merlo e i girasoli
di Annamaria Gatti, illustrazione di Eleonora Moretti
Fonte:  Città Nuova, febbraio 2018, n°2, anno LXII

I girasoli popolavano il campo immenso, come tanti soldatini allineati, rivolti sempre verso il sole.
Il piccolo merlo dal becco giallo, appena abile al volo, allegramente volava attorno al campo, alla ricerca di qualcosa di interessante da raccontare.
“Ma perché guardi sempre verso il sole, tu girasole, grande e grosso come sei, potresti farti gli affari tuoi senza dar retta sempre al sole! …Che ti costringe a far quello che vuole lui. Guarda me, che volo dove voglio e mi diverto.”
“Piccolo merlo, io volentieri seguo il sole, da lui ho luce per vivere e crescere… per te è diverso e imparerai anche tu cosa vuol da te la vita…”
Da quel giorno piccolo merlo si divertiva a scuotere dal sonno i girasoli e con qualche fischio ben assestato li costringeva a dirigere la corolla altrove, con un po’ di fastidio di tutti i fiori. Quel piccolo uccello li richiamava ad una libertà che non conoscevano, strana.
“Ehilà ragazzi! Guardate che bravo son diventato!”  E sfoderava qualche acrobazia suscitando gli OH! più disparati.
Poi un giorno di fine luglio il cielo si fece cupo e rovinò sul campo chicchi di grandine a ferire le corolle.
Poi l’arcobaleno annunciò che il peggio era passato… ma che disastro!
Tutti i girasoli alzarono la corolla ferita con un solo desiderio: ricominciare… e guardarono verso sud… da dove il sole aveva ripreso a brillare. E conquistarono forza.
Il sole riappariva sempre, era la loro certezza, qualsiasi cosa fosse accaduta!
Poi un fischio doloroso: piccolo merlo svolazzava qua e là smarrito. La tempesta aveva distrutto tutto, anche il suo nido e vagava in cerca di riparo.
“Vieni qui fra noi, piccolo merlo!”  gli gridò un girasole.
Piccolo merlo si fermò e saltellando mesto si accoccolò presso il fiore maestoso pur se ferito.
“Ricominciamo, piccolo merlo, non ci spaventiamo, guardiamo sempre al sole, senza perderlo mai di vista! Qui sta la nostra forza. E non ci sentiamo meno liberi di te che voli senza costrizioni, ma che devi combattere anche tu con quel che la vita ti fa incontrare.”
Piccolo merlo aveva capito,  nascose il becco fra le ali e si addormentò consolato.

E tu, bambino mio, hai il tuo sole a cui guardare sempre per ricominciare?


fonte: Città Nuova , febbraio 2018

Pubblicato da Annamaria Gatti
Illustrazione di Eleonora Moretti (Bravissima come sempre da tanti anni in qua!)

mercoledì 31 gennaio 2018

E quando è in arrivo un fratellino...




Il libro di Giorgia Cozza  (Benvenuto fratellino Benvenuta sorellina - Leone Verde) mi ha riportato a un simpatico approccio del tema dell'attesa di un fratellino o di una sorellina. Facile questo manuale esperienziale,  ma non banale, ricco di spunti e di rimandi alla vita famigliare, è pervaso da  buon senso e da sano realismo.

Una riflessione su questo tema. 
L'evento dell'attesa è un momento strategico per ricompattare la famiglia e darle una  nuova e più ricca fisionomia. 
Una opportunità insomma, di grande valore!
L'arrivo di un fratellino è  un atto d'amore, un arricchimento degli affetti, una risorsa che va così vissuta e considerata: non necessariamente devono essere scontati sentimenti negativi nei fratelli o nelle sorelle!  Gelosie e altro se ci saranno si affronteranno con garbo, calma, semplicità e con una attenzione ai messaggi verbali del contesto, spesso un po' superficiali e sgarbati.  

Realisticamente  l'attesa è foriera di nuovi equilibri da cercare e costruire, valorizzando i punti di forza di tutti i familiari: nel caso dell'attesa del secondogenito, il ruolo paterno diventa fondamentale.
La madre si prepara a "disinvestire" la relazione con il primogenito, per lasciare sempre più il posto al padre, che diventa  più "forte" nella relazione con il figlio grande. 
Questo è il tempo del padre che prende in incarico la distrazione del figlio, lascia,  tempo prima del parto, che la madre cominci a vedersi occupata dal nuovo nato e il messaggio che passa sarà questo: abituarsi a vedersi autonomo, mamma dovrà badare al fratellino, o alla sorellina e già da ora si occupa di altro perchè io posso fare altro, sono grande e in gamba!
Non è così semplice e ogni bambino ha la sua storia personale, ma questo spunto vuole raggiungere  e rassicurare sulla naturalità di un evento senz'altro felice.

Alla prossima!


pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da Novalac


sabato 27 gennaio 2018

Giornata della Memoria. Il ciliegio di Isaac

Risultati immagini per il ciliegio di Isaac

Grazie a Lorenza Farina, sensibile scrittrice, che rievoca nuovamente, con quest'opera appena pubblicata, la tragedia dello sterminio degli Ebrei. E lo fa con l'aiuto di Anna Pedron, che interpreta la narrazione, con illustrazioni di non comune poesia iconica, di cui le siamo molto grati.

La scrittrice ha  già visitato il tema della shoah con "Il Volo di Sara" (Ed. Fatatrac), "La bambina del treno" (Paoline Editoriale Libri) e "La casa che guarda il cielo" (Ed. Raffaello). Non c'è un range di età per emozionarsi  alla scrittura,  sostenuta da illustratrici di grande sensibilità e bravura. 

Qui il racconto della vicenda di Isaac lascia sospeso il cuore e il tempo. Un tema durissimo, capace di penetrare i bambini che ascoltano la lettura e di portarli su un "piano altro", che  trasforma l'abisso terribile del male, per lasciare spazio  all'umanità forte e autentica, alla misericordia, all'amicizia, alla bontà che attraversa la morte e restituisce dignità e speranza. E si fa monito.
Una perla solenne nella collana preziosa dei libri che attentano, con la loro bellezza,  all'ignoranza e alla crudeltà. Al male.

Scrive di getto un'insegnante che ieri ha letto il libro nelle sue classi quarte, nella scuola primaria: - Ma che bello "Il ciliegio di Isaac"!!! Semplice, ma toccante... E' piaciuto molto ai bambini che non hanno battuto ciglio!
Grazie anche a chi dona queste opportunità ai ragazzi e fa buona scuola.



Risultati immagini per il ciliegio di Isaac
Recensione di Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

giovedì 25 gennaio 2018

Una casa senza "giocattoli" si può ed è una bella scoperta.

Copio da un post sulla pagina facebook  di Simonetta Pamela Cavalli, madre vicentina, che è andata a casa di una famiglia interessante davvero e giro ai genitori in cerca di esperienze di vita buona. Questa è una di quelle alternative che può essere ripresa, modificata, adeguata, con cui ci si può confrontare. Altre ce ne sono in giro per questo bel mondo della famiglie entusiaste, ma certo l'autenticità a cui invitano le scelte di questi genitori, il giusto posto alle relazioni famigliari e alla cre-attività, la battaglia al consumismo dilagante e il rispetto dell'autonomia di crescita di ciascun bambino porta un po' di speranza e di sollievo. Buon divertimento!

Una vera casa senza giochi esiste

Questa è la casa di Maryana.
Mi auto-invito a casa sua dopo aver saputo che lei non ha giocattoli in casa.
“Sì che ho giocattoli” Mi risponde la bimba di quattro anni.
Io non so voi, ma se penso a 4 figli in età differenti, penso ad un sacco di giochi, cianfrusaglie, regali inutili, aggeggi elettronici, pupazzi, carte, pennarelli, fogli, libretti ecc.
Sappiate che non è nulla di tutto questo.

Cosa vuol dire “vivere in una casa senza giocattoli”?

Dopo la nascita del primo figlio, racconta Maryana, si era chiesta come poteva creare un ambiente sicuro dove lui potesse essere libero. Così ... aveva scoperto Maria Montessori, leggendo i suoi libri, il concetto base montessoriano “aiutami a fare da solo” era diventato il suo obiettivo.
“Ho sempre voluto avere figli, l’unico modo per essere sereni è che siano autonomi nel limite delle loro capacità. E’ impossibile avere 4 bambini piccoli e non essere sfinite se non sono capaci di fare quasi nulla senza l’aiuto di un adulto”.




Tavolino basso
Tavolo da pranzo basso

Facile no?
Per Maryana e il marito sì. Il superfluo non esiste: niente soprammobili, tappeti, piante, quadri, ninnoli…

Ma com’è una casa senza giocattoli?

Adesso ve lo descrivo.
Aprendo la porta di casa entro nel salotto-cucina e subito vedo un grande materassone impermeabile in un angolo; un divano nell’altro; un tavolo da 10 posti basso; un piano cottura e lavapiatti altezza Biancaneve e un lavandino altezza sette nani.




doppio lavello
Lavello per i grandi e per i piccini

Si avete capito bene: guardate qua!
La domanda sorge spontanea: ma mangiate tutti nel tavolino basso? La risposta è altrettanto spontanea: “Certo, tutti insieme”.

I trucchi di Maria Montessori per una casa a misura di bambino

Sul pavimento disegnato con indelebile nero un quadrato: i bambini aiutano nelle pulizie con la scopa, lo sporco va dentro il quadrato “geolocalizzando” l’attività nello spazio. I bambini tutti i giorni o ogni qualvolta sporcano con il cibo, in autonomia (o su richiesta di mamma), prendono la scopa piccolina e mettono lo sporco nel quadrato per facilitare le pulizie.




Tappeti anticaduta
Tappetoni morbidi e funi dalle travi

Dal soffitto a travi scendono giù una fune e due trapezi.
Sì sì, come quelli del circo!
Le mie bimbe ci passeranno praticamente tutto il pomeriggio incredule! Il bimbo più grande si arrampica con la fune (unico modo per arrivarci), in una sorta di soppalco e rimane là a giocare con l’amichetto senza disturbi.
Lungo il corridoio ci sono libri posizionati nello stile montessoriano, ovvero posizionati di fronte così il bambino li può raggiungere e scegliere vedendone la copertina e non solo la costa. Quando i bimbi sono stanchi dei soliti libri, mamma Maryana li cambia a rotazione in modo che sia sempre vivo l’interesse.




libri di fronte
Libri lungo il corridoio come libreria frontale


Le due camere sono occupate una da letti e l’altra quasi vuota eccetto che per un grande armadio e vari cesti con costruzioni, legnetti, qualche bambola, materiale di cancelleria.
Nel salotto una sorta di “Closlieu”: uno spazio specifico per stimolare l’arte del dipingere in totale autonomia, creato posizionando dei grandi pannelli di cartonato sul muro in cui i bambini si posizionano con le puntine i fogli.
La mamma deve solo servire loro i colori a tempera.
Se anche per voi le parole “colori a tempera” sono sinonimo di: macchie ovunque e gocce che colano dal tavolo, dovete ricredervi. Il dipingere in verticale ed in piedi sembra facilitare non solo l’azione ma anche l’attenzione. (Se non sapete chi è andate a vedere il mondo meraviglioso di Arno Stern)

Parola d’ordine: tutto a portata di mano!





gancetti per giubbini
Appendi abiti a portata di bambino

Ve la immaginate la mia faccia? Ero affascinata, curiosa ma anche sbalordita: sono in una casa senza giocattoli con i 4 figli di Maryana, più le mie 2, più un amico dal Marocco.
Io e Maryana parliamo senza molte interruzioni.
Impossibile vero?
Penserete che ci siano voluti soldi ad organizzare la casa?

Esattamente il contrario. I mobili sono spaiati e collocati in maniera semplice fissati al muro.

Il regalo perfetto: uno per tutti e tutti per uno

Vi state chiedendo cosa riceveranno per Natale questi bambini? Preparatevi a dire: “non ci credo”! Riceveranno un vero bancone da falegname dove poter finalmente organizzare i loro attrezzi che ora sono per terra nel garage.




Strumenti da falegname
Vari pezzi di legno per giocare







Sì perché i bambini -anche la più piccola- usano: martello, sega, scalpello e trapano a colonna. Un vero piccolo laboratorio dove passano pomeriggi interi a piantar chiodi su ceppi di legno o a creare spade e barche.
Posso assicurarvi che vedere l’espressione della mia seienne è stato illuminante per capire che regalo farle per questo Natale.
Me ne vado a casa allegra per aver passato un pomeriggio multietnico senza giocattoli e senza tante interruzioni da bimbi che necessitano aiuto, ma piuttosto entusiasti di far vedere cosa fanno.

Un po' di Montessori a ciascuno, non fa male a nessuno!

Come verrà anche a voi di fare, mi sono immaginata la mia di casa senza giocattoli.
Con la mia bimba grande ho organizzato il “gift day” scegliendo assieme i giochi che voleva regalare. Ho svuotato mezza camera.
Grazie a questa esperienza, nella nostra casa abbiamo fatto delle scelte. Vorrei lasciarvi con queste domande che forse tutti ci siamo già fatte, ma mai con la vera consapevolezza di agire dopo esserci risposti.
Quante cose inutili regaliamo e permettiamo di regalare ai nostri figli?
Di cosa hanno veramente bisogno?

sabato 6 gennaio 2018

Compiti a casa.

Rimbombano sui social e media problemi fittizi. Distrattori, dicono alcuni, dai veri problemi della fatica di vivere oggi.
Tornando a scuola, una delle fatiche è senz'altro  il problema compiti, che fanno rotolare spesso le famiglie in un clima insopportabile quando sono troppi, ingestibili nella normalità, pesanti fardelli di una coppia di genitori che tornano a casa la sera e si trovano a dover supportare i figli. Se sono più di uno i figli, come augurerei sia,  è chiaro l'eroismo che in alcuni casi li caratterizza. Questa scuola non è per me, mi disse un bambino di sei anni. E la sua mamma aggiunse sussurrando: neppure per me, mi aiuti!
Non si chiede una scuola facile, insulsa o fasulla... si chiede una scuola di grande spessore, dalla parte del bambino: solo così sarà vincente per tutti e non frustrerà bambini famiglie ed insegnanti.

La struttura familiare è cambiata e se la scuola deve essere senza compiti o senza zaino per essere una esperienza buona, non dico felice, come credo debba essere comunque, ma almeno buona, ecco per favore... rivediamo il capitolo compiti. Troviamo motivazioni alte nell'alleanza educativa con la famiglia . Avremo genitori alleati davvero! Non sono l'unica, mi accodo a tante voci autorevoli  che hanno motivato scelte alternative di successo.

Vogliamo bambini contenti di venire a scuola?  Misuriamo anche i compiti e ascoltiamo il nostro cuore e la nostra mente di educatori.

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it



Per favore, mi scrivete qualche compito diverso, di quelli che te le ricordi per anni e poi li racconti anche ai tuoi figli?
Ne pubblico qualcuno un po' alternativo, ma so che gli insegnanti ne hanno a bizzeffe nei loro cassetti segreti...
Certo non richiedono correzione, ma dialogo in classe e vita che circola.... come nel cirle time...
Allora... compiti alternativi: per domani.....
  • ascolta i rumori di casa tua...
  • leggi qualche pagina del tuo libro preferito
  • ascolta il silenzio... se c'è...  in camera tua
  • ... sorridi e saluta i tuoi familiari
  • stai loro vicino per qualche minuto anche senza far nulla, osservali...
  • chiedi loro come stanno e come è andata la mattinata o la giornata 
  • chiedi a ciascuno di loro in cosa puoi essere utile
  • fai qualcosa a sorpresa per loro qualcosa che sai a loro fa piacere
  • racconta, in pace, a loro una cosa che loro fanno e che a te da fastidio
  • esci in una zona verde e guarda: cosa vedi di piccolo, piccolo
  • osserva da vicino un albero... proprio da vicino!
  • esci e sdraiati: cosa vedi in cielo? non ti stancare, attendi qualche minuto...
  • vai a trovare il nonno o la nonna e trascorri con loro un'oretta o più
  • renditi utile a loro in qualche lavoretto o commissione
  • metti in ordine la tua stanza come piace a te
  • invita un compagno o più  e organizza giochi all'aperto
  • sparecchia la tavola nelle prossime tre sere
  • preparati la colazione e la merenda da solo
  • chiedi scusa  a una persona, se ne hai motivo 
  • oggi perdona una persona e raccontalo
  • ....
  • ....
  • ....