Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

mercoledì 25 aprile 2012

MA TI CONVIENE LA MALVAGITA'?


A caval del suo caval 
Giacomino se ne va...
di Annamaria Gatti 
illustrazione di Eleonaora Moretti  bravissima come sempre!!!
Fonte:    Città Nuova


Il cavaliere Giacomino sul suo cavallo baio si teneva stretto alla sella mentre cavalcava nella foresta.
Un vento impetuoso lo afferrava e voleva sbalzarlo giù: era il solito incantesimo di mago Burron, ma comunque avrebbe salvato la principessa Mariettina e lo avrebbe fatto anche a costo della vita.
Il vento imperversava su tutta la foresta e tentava di piegare con la sua furia anche le querce più robuste.
Giacomino si fermò un momento e decise di usare l’astuzia. «Allora, vogliamo discuterne un momento?».
La tempesta si placò e da lontano si sentì la voce roca di mago Burron: «Nessun cavaliere si è mai sognato di discutere con me... Cosa vuoi tu, ingenuo giovanotto?».
«Cosa ci ricavi a mandarmi ’sto guazzabuglio naturale? Diventi forse più potente? La tua cattiveria ti ha portato grandi guadagni? Io faccio il cavaliere di professione, ma questa volta la faccenda è seria. Io e la  Mariettina  ci vorremmo sposare e nessuno ci farà cambiare idea. Quindi non capisco questo tuo insistere».
«Dove c’è qualcuno che ha buoni progetti, io arrivo e glieli scombino. È la mia professione, come tu fai il cavaliere, difensore dei deboli!».
«Beh, allora provami che sei forte e battiti con me, senza magie però, altrimenti sei un codardo!».
Giacomino e Burron incrociarono le spade con grande abilità, Giacomino fu ferito, ma non lanciò neppure un urlo, continuando a lottare finché anche Burron cadde a terra, con uno squarcio a una gamba.
«Va bene cavaliere, hai vinto! Ma perché io dovrei essere onesto e non perseguitarti più?».
«Perché ti invito al nostro matrimonio e quando avremo dei bambini verrai a giocare con loro. Credimi, è meglio che fare il malvagio a vita e non avere nessuno che ti tenga compagnia da vecchio».
E il mago concluse che ne valeva la pena. Come è strana e divertente la vita!
 

lunedì 23 aprile 2012

Giornata del libro e del suo autore

 "NONNA, LEGGIMI QUESTO LIBRO, LEGGIMELO DAI! 
POI TE NE LEGGO UNO IO..."
Grazie a genitori, 
insegnanti e dirigenti, 
nonni, autori, 
illustratori, editori, 
lettori, appassionati... 
che hanno reso possibile  
seminare e coltivare 
l'amore per la lettura 
e l'amore per il mondo 
dei bambini.
pubblicato da Annamaria
illustrazione di Nicoletta Costa

giovedì 19 aprile 2012

IL TESORO DEL BAMBINO...


UN BAMBINO, 4 ANNI , E IL SUO PAPA':
"DIMMI... QUALE E' IL TUO TESORO? ..."
"IL MIO TESORO SIETE TU E LA MAMMA."

Nessuno aveva mai detto 
o fatto notare questa espressione.
Il bambino ha avuto una fortuna:
incrociare questi genitori, 
che l'hanno aiutato 
a vivere
abbracciato 
dalla verità dell'esistenza...
A raccogliere il coraggio 
di leggersi 
e a trovare le parole giuste, essenziali, 
per dire la più grande verità 
per l'animo di ciascun bambino.
E non solo.
Quale grande responsabilità...
 pubblicato da Annamaria
foto biaxleon

martedì 17 aprile 2012

Mamme in festa... al cinema!

Presto, il film sta iniziando...

  di Paolo De Maina
Fonte:    Città Nuova


Come in altre parti d’Europa sta prendendo piede anche in Italia il “cinemamme”, un’idea originale per vivere nella socialità un momento importante, come la nascita di un figlio

Solitamente, appena un fiocco celeste o rosa fa capolino alla porta d’ingresso, la bella abitudine di andare al cinema svanisce. E ora ci sono altri motivi per perderla. Infatti i genitori, come tecnici al governo, tagliano soprattutto la cultura, e teatro, cinema, mostre e libri sono off limits o molto diradati.

Eppure oggi c’è un’occasione per riprendere le vecchie abitudini a prezzi e condizioni favorevoli. La soluzione si chiama “cinemamme”. Da qualche tempo a Roma e Milano, ma anche a Padova, Udine, Trento, Terni, Bologna e Brescia, le neomamme, accompagnate anche dai neopapà, possono andare a vedersi un bel film, con le luci soffuse che consentono di allattare e di allestire la pappa, con il volume non a “palla”, come si usa dire, e titoli adatti. È un modo per staccare la spina senza staccarsi dalla famiglia, magari il tutto condito da forum animati da specialisti che, tra un fotogramma e l’altro, affrontano anche qualche argomento, che non guasta.

Di chi è stata la brillante idea? Dell’associazione di volontariato Città delle mamme, nata da un gruppo di donne (ecco perché il nome al femminile), la cui presidente è Giulia Pietroletti, che hanno capito che la genitorialità deve uscire dalle secche in cui questa società, forse più a misura di individuo che di famiglia, la sta relegando. Ma i progetti non si limitano al “cinemamme” e per questo abbiamo voluto approfondire con una breve intervista come il progetto intende riprendersi la vita.

Come è nata l’iniziativa?

«Con il copia e incolla. Scherziamo. Ci siamo ispirate a iniziative analoghe che si svolgono in Nord Europa. Ma il nostro progetto ha una particolarità: abbiamo avvertito la necessità di non offrire solo una proiezione, ma di creare momenti di incontro e convivialità tra le mamme. Vogliamo creare una vera rete di genitori».

Come è e come dovrebbe essere una città delle mamme?

«Una città a misura di mamma è una città che avverte i bisogni dei piccoli e sa cogliere le buone opportunità di crescita. Una mamma sa che avere una vita culturale è un input di grande qualità per i figli, è un ottimo esempio. Allora, cosa c’è di meglio per abituarli a vivere l’offerta culturale della città che farli partecipi fin da piccoli? Inoltre, ci sono dei problemi oggettivi: le barriere architettoniche, ad esempio. Vogliamo sensibilizzare sull’importanza di offrire i mezzi ottimali perché la città sia vissuta pienamente da tutti, fin dalla nascita».

Scusi la domanda ma i papà abitano nella stessa città?

«L’associazione si chiama Città delle mamme perché forse l’impatto immediato del ridimensionamento della città lo avverte la mamma appena partorisce. Ma gli obiettivi dell’associazione si concentrano sulla genitorialità. Infatti, abbiamo vissuto questa bella esperienza in associazione: senza il sostegno dei nostri papà probabilmente sarebbe stato molto più faticoso. Viviamo per fortuna un periodo di cambiamento nella genitorialità, perciò la città delle mamme è anche la città dei papà».

Tornando all’iniziativa del cinema, è solo svago?

«Certo! Abbiamo bisogno di svago per essere creativi, per uscire dai soliti binari di ragionamento. È uno svago che arricchisce. Il cinema non deve avere una dimensione formativa, dottrinaria. Il cinema deve essere un input, un’occasione di incontro, una pausa dalla fatica quotidiana, un momento per riprendere energia e per rinnovarsi. Il clima disteso del cinema è senz’altro un fattore positivo del progetto, perché le persone arrivano agli incontri con un atteggiamento diverso dal paziente che va dallo specialista a chiedere un parere. Gli incontri organizzati prima delle proiezioni sono tenuti da esperti, ma il clima è quello di una chiacchierata».

Come si concilia una visione “senza pensieri” tra un pannolino e una poppata?

«Bastano poche poppate e cambi di pannolino per acquisire la pratica. Anche i papà riescono a imparare velocemente! Una volta superato il periodo di prova, queste attività diventano parte del quotidiano. Il problema è far capire alla città che allattare e cambiare il pannolino non è una cosa tanto straordinaria, si può fare ovunque!».

Come hanno reagito i gestori dei cinema? E i comuni?

«Hanno accolto bene la sorpresa. Non era il solito cinema per i piccoli, ma cinema per grandi in cui far entrare i piccoli. Abbiamo lavorato con molta sinergia, sia in termini di struttura (la necessità di attrezzare e prevedere uno spazio senza barriere architettoniche, con fasciatoio e scalda biberon) che in termini specifici, cioè la scelta dei film adatti, tenendo conto della sensibilità dei bebè. L’amministrazione locale ci ha sostenuto con un finanziamento di un municipio di Roma capitale per poter pubblicizzare l’iniziativa e organizzare gli incontri».

Dov'è l’iniziativa e a che prezzi?

«Il primo cinema ad accogliere la proposta in Italia è stato il Nuovo Cinema Aquila a Roma, con cui siamo alla quarta edizione del progetto. Poi altre iniziative sono nate in diverse città italiane, seguendo la nostra linea guida. Inoltre, il cinema The Space, a piazza della Repubblica, nel centro della capitale, ci ha contattato per proporre autonomamente un progetto analogo. Quindi, in questo periodo, le mamme di Roma hanno due opzioni di “cinemamme”, al Nuovo Cinema Aquila e al The Space. Il programma aggiornato è nella nostra homepage: www.cittadellemamme.it. Il prezzo applicato ai biglietti per queste proiezioni è il prezzo ridotto. Una cosa importante: “cinemamme” è aperto a tutti. Nonni, papà, amiche, babysitter, anche le suocere sono benvenute! L’importante è partecipare con leggerezza e non infastidirsi quando qualcuno si deve alzare per accudire i bebè».

Quali altre iniziative ha in essere e in serbo la Città delle mamme?

«Città delle mamme attualmente promuove il progetto “Mammacaffè”, cioè uno spazio di incontro per le mamme per prendere un caffè o fare l’aperitivo, fare una chiacchierata alla pari o con esperti. Poi, è attivo il progetto “Genitori bussola”: si tratta di un progetto collaborativo virtuale, in cui i genitori partecipanti sono invitati a mappare la città in senso positivo, mettendo in evidenza i servizi che hanno una proposta family friendly. Infine, è attivo un progetto di riattivazione partecipata di un giardino pubblico a Roma, il giardino di Castruccio. Lo facciamo in collaborazione con altre associazioni, ma l’idea è quella di creare un gruppo attivo di persone che si prendano cura dello spazio, come fosse casa loro. In serbo, il nostro progetto più importante è quello di coinvolgere le persone, di renderle partecipi di questo progetto di cambiamento, anzi di piccoli cambiamenti della città. Noi non vogliamo un’altra città, vogliamo solo vivere tutta la sua potenzialità in modo pieno, condiviso. Per fare ciò abbiamo bisogno di “braccia”, di persone che possano dedicare il loro tempo a diffondere con noi queste idee. Offriamo solo fatiche, perché fare questo non è sempre uno svago. Ma noi, che a questo progetto ci teniamo, possiamo assicurare che vedere un progetto che cresce e una rete di genitori che nasce è una soddisfazione enorme».

pubblicato da Annamaria
Ill. Cinemamma

 

sabato 14 aprile 2012

Bambini consapevoli: capaci di difendersi!



Può servire un libro a difendersi?
Tutto quello che il "VILLAGGIO ATTORNO" può fare per essere attenti e prevenire, informando e aprendo gli occhi del cuore, quello si può e si deve fare!
Bambini autonomi nell' interagire con strumenti più grandi di loro...
Bambini che crediamo responsabili, hanno bisogno di noi  sempre e comunque!
ATTENTI AI BAMBINI, allora!
E bambini! Attenti!
Presentazione e riassunto: Uffabaruffa, che era un strega nel suo primo libro di cui questo è una continuazione, è riuscita a diventare una fata. Ma il mondo delle streghe non si rassegna a questa vittoria delle buone intenzioni e dei fatti... Così le streghe, più o meno maldestre e sprovvedute, provano in tutti i modi a distruggere l'esistenza delle fate e in particolare di Uffabaruffa, che ha come inseparabili amici, oltre a un cane tenacissimo e a un gatto inquietante, dei...bambini...
Le streghe ora provano ad arrivare alla fata attraverso i ragazzini,  che sono abilissimi con le operazioni informatiche... Ci prova l'unica strega con un po' di abilità intellettive: Stonata.
Il libro è narrato da Uffabaruffa.

dal cap.X di:
UFFABARUFFA COLPISCE ANCORA
di Annamaria Gatti
illustrazioni di Laura Cortini
Ed. Citta Nuova
RIUSCIRA’ STONATA A INGANNARE I BAMBINI?
Ecco qui  come è andato l’incontro di Stonata con gli ingenui bambini, che in lei vedono solo una
piccola bambina di nome Stefania. Non sanno invece che è lì per catturare i segreti delle fate.


Se solo avessi pensato che a qualcuno fosse venuto in mente di intrufolarsi nel gruppo dei bambini miei amici, mi sarei data da fare per organizzare qualche bello scherzetto… E invece…
Stonata ha fatto una capatina alla biblioteca  e dopo alcune ricerche è riuscita a trovare la magia giusta per trasformarsi  in una graziosissima bimbetta, con una manciata di lentiggini e due adorabili treccioline. Poi ha anche sussurrato:
“Dunque… cosa  portava sempre con sé quella stramba di Uffabaruffa? Secchiello, paletta, setaccio e formelle… ecco ora ho tutto, devo solo spiegare il mio inganno agli spiritelli della falsa foresta e … il gioco è fatto!”
E guardandosi allo specchio si è accorta di aver fatto proprio un buon lavoro. Solo nello sguardo le restava quella luce cattiva che la caratterizzava.
Ah, se l’avessi vista o se l’avessi sentita parlare… se Buc fosse stato in spiaggia quel giorno, certamente io e il cane  l’avremmo riconosciuta. Ma Stonata è arrivata in un bel pomeriggio luminoso e fresco, mentre io non c’ero e invece i bambini sì, erano tutti lì in spiaggia, intenti al gioco delle biglie su un percorso attorno alla torre costruita il giorno prima e rimasta, chissà come, intatta.
“Mi fate giocare per piacere?” ha chiesto Stonata.
“Certo, come ti chiami?” ha chiesto Tonio.
“Sto… ehm… Stefania” ha risposto Stonata
“Ciao Stefania, vieni… prenditi le biglie blu.”
“Che bella torre! Chi vi ha insegnato a costruire così bene?” ha chiesto Stonata-Stefania.
“Oh, beh, ci ha insegnato tutto una persona speciale!”
“Un maestro?”
“No no… una fata.”
“Una fata?”
“Sì, una fata speciale.”
“Ma le fate esistono davvero?”
“Sì, esistono, esistono! Anche Dodo non ci credeva….ma poi…”
“E chi è Dodo?”
“Dodo è il nostro amico. E’ fortissimo con il computer…”
“Sapete usare  il computer?”
“Sì, un poco, ma… te l’ho detto, lui è veramente bravo, il migliore! Ha anche una e.mail, che io so a memoria, senti: dodo@sbam!.alt
“Fa ridere… ma tu dicevi delle fate, che esistono davvero… e fanno gli incantesimi, sono proprio invincibili?” ha chiesto l’intrigante Stonata-Stefania.
“Certo fanno gli incantesimi e sono invincibili” continuava a rispondere Tonio.
“No, Tonio, lo sai che non sono proprio invincibili… Hanno un punto debole…” ha corretto ingenuamente Luisa.
“Davvero e quale?” ha chiesto la strega, che non pensava di giungere così in fretta alla verità.
Tonio era un po’ sorpreso da tanta curiosità e,  presentendo il pericolo, ha osservato con fermezza:
“Zitta Luisa, a lei non interessa certo come vincere il mondo delle fate.”
“Oh no” si è precipitata a confermare la bambina-strega, “io amo molto le fate, perciò se avete un segreto potete dirmelo…Sono o non sono una bambina come voi? Insomma : qual è il loro punto debole?”
Prima che Tonio potesse intervenire, Lucia ha spiegato:
“Non bisogna distruggere la bontà nel mondo. Soprattutto nei bambini, perché proprio così gli incantesimi non si potranno più avverare.”
“Davvero? Allora dobbiamo essere buoni!”
“Sì, buoni e veri, dobbiamo essere buoni ed essere … noi stessi!”
“Ma…” ha chiesto ancora Stonata-Stefania, “siamo sicuri che sia proprio così?”
“Certo, ce lo ha rivelato Uffabaruffa, la nostra fata…”
Ormai il pasticcio era fatto, Tonio l’ha  guardata negli occhi e si è accorto di sentirsi inquieto, così ha detto:
“Tu però devi prometterci di non raccontare a nessuno questo segreto. Se le streghe dovessero conoscerlo…sarebbero guai!!”
“Non ti preoccupare, non ti preoccupare…!” ha ripetuto Stonata, fingendo di provare molto interesse per il gioco delle biglie, per evitare qualsiasi domanda…
Però ogni volta che vinceva una biglia ripeteva mentalmente:
“Uffabaruffa, questa volta sei perduta!”
Ah, se fossi andata in spiaggia quel giorno, l’avrei riconosciuta e avrei scoperto l’inganno!!! Per mille pizzette!!!



martedì 10 aprile 2012

IL TEMPO CON I BAMBINI

Il tempo eterno

di Ezio Aceti
Fonte:    Città Nuova
«Perché ogni volta che dico al mio piccolo di quattro anni di aspettarmi due minuti, dopo pochi secondi si mette a piangere disperatamente?».
Francesca - Alessandria
 
Quante volte ho sentito mamme lamentarsi per il fatto che i loro bambini non sono in grado di stare cinque minuti a giocare da soli, o che non tollerano più di trenta secondi di rimanere in castigo…
Quante volte ho sentito insegnanti delle prime classi elementari dispiacersi del fatto che molti bambini di sei anni non erano in grado di prestare attenzione per più di tre o quattro minuti…
La spiegazione di questo sta nel fatto che il bambino ha una percezione del tempo completamente differente dall’adulto. Il tempo, per il piccolo, è eterno, infinito. Per lui stare due o tre minuti da solo significa starci per due o tre ore …
Questa “eternità del tempo” permette ai bambini di vivere intensamente tutto quello che fanno. I bambini, infatti, sono pronti a cambiare umore e passare dal pianto disperato al riso a crepapelle, in pochi minuti, senza problema.
Ecco perché occorre avere cura e prestare molta attenzione al tempo che trascorriamo con loro, perché vivono tutte le cose e le realtà al massimo, con una intensità straordinaria.
Ecco allora perché è necessario non lasciarli piangere a lungo, solo perché siamo convinti che in questo modo imparano a stare da soli… Quanti pregiudizi a questo riguardo!
Quante volte sento genitori dire tra loro frasi come: «è capriccioso», «è testardo», «è furbo… perché dopo due minuti vuol fare quello che vuole», ecc.. No, è necessario che l’adulto si metta una volta per tutte nei panni del bambino per scoprire assieme a lui un mondo pieno, profondo, fatto di attimi sostanziati dall’intensità di tutto loro stessi.
Per questo, sia quando giochiamo, sia quando parliamo con i nostri bambini, occorre farlo con tutto noi stessi, senza distrazioni, come loro fanno con noi.
I bambini ci insegnano che il tempo è un dono di Dio ed è prezioso, che vale la pena utilizzarlo pienamente e che non bisogna sprecarlo, ma vivere ogni istante come se fosse l’ultimo della nostra vita.
Del resto, questo concetto viene anche descritto in modo particolare nel Vangelo, quando, a proposito dei bambini, Gesù ci dice che «loro è il Regno dei Cieli» e che occorre essere come loro.
Infatti, il Regno dei Cieli sarà con tutta probabilità la vita eternamente piena, dove il concetto di tempo non ci sarà più e tutto sarà vissuto nella pienezza e nell’eternità profonda e luminosa.
Eh, sì, questa volta è proprio il caso di dirlo: quanta pazienza i bambini hanno con noi!

sabato 7 aprile 2012

LA PASQUA NARRATA AI BAMBINI

Sabato santo:
In casa non c'è televisione e tutto viene filtrato dai grandi con il computer.
"Posso vedere un cartone animato...?"
"Sì, Oggi possiamo insieme vedere un cartone speciale: la storia verissima della Pasqua del Signore..."

E si snodano i fatti narrati con  un certo garbo e con fedeltà, pur nei limiti dell'animazione.
La storia della Pasqua: cartoni, della  Hanna -Barbera Production
http://www.youtube.com/watch?v=71wKlcTEThg&feature=related

Ma anche la versione filmata "La storia di Gesù per i Bambini" è avvincente perchè narrata da bambini, con accuratezza dei fatti e dell'ambiente!
http://www.youtube.com/watch?v=g7DkQMrtd8Y&feature=related

Poi a questi indirizzi potrete scegliere anche altre versioni.
Un consiglio, come per tutte le scelte: visionare prima, per capire se è adatto ai vostri bambini e prepararvi così alle osservazioni e alle domande intriganti che loro senz'altro vi porranno, almeno questa è la mia esperienza! 

Pubblicato da Annamaria  
Dipinto: Resurrezione, Beato Angelico

martedì 3 aprile 2012

Compiti, compiti!

"Arrivano le emozioni che colorano la notte"...di Andrea Agostini

Questo è  un contributo autorevole della Professoressa Daniela Lucangeli, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell'Educazionea a Padova, membro dell’Osservatorio nazionale sull’infanzia e dell’Academy of learning disability, la più grande società scientifica internazionale che studia i disturbi dell’apprendimento.
Inoltre recentemente la professoressa è intervenuta sulla problematica del "sovraccarico cognitivo" dei ragazzi, altro tema strettamente correlato. 

Compiti si… Compiti no…? Quante volte mi sento fare questa domanda.
Sono una mamma oltre che un esperto di psicologia dell’apprendimento e la mia risposta è influenzata da entrambi i ruoli che vivo.
Da mamma sento anche io la preoccupazione di molte famiglie che vivono a volte con fatica l’impegno dei compiti a casa. Ed è una fatica dovuta almeno a due motivi diversi: c’è chi si lamenta per il tempo prolungato che i propri figli devono passare sui libri, e chi si lamenta perché non è obiettivamente in grado di capire come aiutarli, dal momento che le attività didattiche moderne sono lontane e diverse da quelle che ovviamente abbiamo ricevuto nel passato. Ricordo la discussione di una bellissima tesi di laurea a cui ho assistito, nella quale si descriveva un’indagine su di un campione di centinaia di famiglie italiane, il 67 per cento delle quali diceva di vivere con stress l’impegno dei compiti scolastici. Anzi misurando tale stress con una scala come quella della febbre, la temperatura superava i 38° per due famiglie su tre. Soprattutto nel passaggio tra le scuole primarie e le secondarie. Per fortuna tali indici ci dicono anche che per il 33% delle famiglie intervistaste i compiti rappresentavano un impegno a giusto carico.
Il problema, da esperto dell’apprendimento, credo sia proprio qui: il giusto carico fa la differenza. E anche in questo caso il giusto carico è da intendersi sia in termini quantitativi che qualitativi.
Al riguardo vorrei dire alcune cose.
Inanzitutto quanti compiti dare: gli studi di psicologia cognitiva hanno dimostrato che se è necessario esercitare i meccanismi dell’apprendimento, per stabilizzare e facilitare il recupero delle conoscenze acquisite, superare un certo numero di ore di studio è inutile e rischioso. Ne può derivare infatti un apprendimento di breve durata, apparente, che affatica il sistema cognitivo e lo rende incapace di recepire nuove cose il giorno seguente. Non solo, la motivazione all’impegno, e alla competenza, rischiano di affievolirsi, di lasciare il posto al fare tanto per fare, o peggio ancora al fare per paura delle conseguenze, non ultime l’insuccesso stabile e la disistima.
Dunque fondamentale dal punto di vita educativo diventa quali compiti dare e come farne fare tesoro all’allievo. E la scelta è facile se si pensa al significato più semplice che da sempre i compiti hanno avuto, o avrebbero dovuto avere.
E cioè far esercitare conoscenze apprese a scuola. Questo è il punto di svolta. L’esercizio a casa o lo studio servono a rendere stabili conoscenze che la scuola, il docente.., ha trasmesso, facilitato, concorso a far apprendere..…
Demandare ai compiti a casa ciò che la scuola deve insegnare è l’errore maggiore sia per i limiti che comporta verso l’apprendimento stesso che per i limiti motivazionali a sentire il continuum educativo tra famiglia e scuola.
E in ogni caso la mole di lavoro assegnato a casa deve essere commisurata all’età e al tempo già dedicato alla scuola.
Da docente dunque mi permetterei di rassicurare i docenti: non importa la qualità e la quantità dei contenuti per fare un bravo insegnante, ma la qualità dei metodi di trasmissione del sapere.
E da genitore mi permetterei di incoraggiare i genitori ad essere alleati del bambino contro la fatica di imparare e contro l’errore. Bisogna far sentire che si è dalla loro parte, ma sempre in linea, in sinergia con la scuola. Lasciarli soli in una stanza a studiare non va bene, ma è altrettanto sbagliato fare i loro compiti: bisogna star loro vicino, senza sostituirsi, si deve partecipare riconoscendone l’impegno e gratificandoli quando riescono nel loro lavoro. E se i compiti sono troppo difficili? Meglio avvertire serenamente l’insegnante: «La prego di spiegare di nuovo l’esercizio perché il mio bambino da solo non è in grado di svolgerlo».
E a tutti, docenti e genitori, raccomando un principio che io stessa utilizzo di fronte ad ogni bambino che aiuto: incoraggiare a farcela ottiene sempre il meglio da ciascuno, qualunque sia la difficoltà da affrontare. E’ quello che gli esperti chiamano «carezza educativa»: il riconoscimento dell’impegno e delle competenze acquisite dal bambino ne amplifica la capacità ricettiva e la motivazione alla fatica dell’apprendere.
 (Panorama, 13 aprile 2007)


Quando il colore si fonde con la creatività sembra più facile anche affrontare i problemi!  
Per questo post infatti ho scelto quest'opera molto suggestiva Basterebbe chiedere ai nostri bambini cosa ci vedono per completare il tutto! Magari potrebbe essere un compito di quelli "giusti".

Pubblicato da Annamaria Gatti