Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 13 maggio 2019

Tema : i compiti per le vacanze estive. Programmare per tempo.

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Ogni anno è la stessa musica: i compiti delle vacanze estive. 

Vacanze sono giorni di riposo.
Vacanze sono giorni per fare esperienze diverse. 
Per stare con i propri familiari. 
Qualche volta sono tempi difficili per chi ha difficoltà famigliari. 
Teniamo presente queste considerazioni per favore.

E le madri si passano le informazioni. (Ho visto raramente  i padri preoccuparsi dei compiti, qualcuno è volonteroso ed entra in empatia con i soggetti del caso).
C'è chi sorride comprensiva, chi si spaventa, chi fa quattro calcoli e pianifica. Chi alza gli occhi al cielo. E basta.

Poi ci sono i docenti che devono assegnarli. E il discorso torna al senso del compito personale, alla sua opportunità ed efficacia, ma soprattutto alla sua modalità e quantità.
Quel che è certo è che anche i compiti delle vacanze debbono essere  a misura bambino o ragazzo, motivanti, interessanti, creativi, individualizzabili... alternativi anche!
(Io chiederei anche ai ragazzi come preferirebbero consolidare le loro abilità... ne uscirebbero delle belle)

Possiamo fare un decalogo guida? Proviamoci noi docenti nei nostri team.
  • Dopo aver fatto il conto dei giorni di vacanza, calcoliamo il lavoro che abbiamo intenzione di svolgere nel periodo di vacanza, libero tempo quindi, e chiediamo ai nostri studenti lo stesso impegno temporale. (ad. E. Confalonieri. Compiti a casa, in Psicologia e scuola 5/2019, pag,28/33)
  • Proponiamo compiti creativi, adeguati all'età, agli interessi personali e stimolanti all'autonomia. 
  • Se accompagneremo i compiti con "emozioni calde" (anche qui, la warm cognition ci aiuta) avremo un impatto positivo.
  • ...libri da leggere,  diario di bordo con approfondimenti anche multimediali di esperienze, visite a musei e affini o ambienti, o a persone significative (anche i nonni...), concerti, cinema, teatro,  parchi, campi estivi... con relativi investimenti nei vari ambiti (storico-scientifico-geografico-matematico).
  • E i ragazzi che non possono essere autonomi per diverse ragioni?  Accetteremo e valorizzeremo quel che potranno fare?
  • Quindi prepariamo per tempo strutture flessibili e indicazioni anche personalizzate, soprattutto per alunni con bisogni educativi speciali.
  • Non assegneremo  pagine di studio e lavori per completare il programma, iniziativa scorretta e inutile.
  • Lasceremo loro la possibilità di scegliere i tempi e gli step, dentro i quali scelgano: ambiti di lavoro e modalità di esecuzione e visualizzazione dei risultati del loro lavoro.
  • Programmiamo che li correggeremo tutti (in team possiamo dividere il lavoro), così che sappiano che lavoreranno e avranno un nostro riscontro, magari di condivisione e apprezzamento o di aiuto.
  • Felici  vacanze... a tutti!


pubblicato da Annamaria Gatti
foto da: AIFemminile.com

martedì 7 maggio 2019

I nostri giovani meritano fiducia, cura ed esempi forti.



Risposta di Ezio Aceti
Fonte Città Nuova on line  Maggio 2019

Ma i giovani d’oggi dove sono? Sembra che non incidano più come un tempo nella vita sociale… perché?
Stefano (Livorno)
Carissimo Stefano, la tua riflessione contiene una parziale verità, perché ci mostra come nel tessuto sociale le generazioni si siano accorciate, e soprattutto come sembra scomparso il pensiero ideale e utopico. La caratteristica dei giovani è sempre stata quella dell’idealità, dell’utopia, delle scelte spesso ai margini, quasi trasgressive.
Il mondo dei grandi di solito reagiva in modo normativo e rigido, ma era comunque costretto a constatare la propria inefficacia su molti interventi. Oggi, dove i quarantenni sembrano adolescenti, dove il gossip la fa da padrone, dove i populismi sembrano trionfare nella loro emotività sfrenante, dove sono i grandi ideali? C’è ancora l’utopia?
Perché senza utopia una società prima o poi si appiattisce, si spegne nel tran tran quotidiano, scivolando verso il torpore dell’autosufficienza e della stagnazione. Questo avviene a tutti i livelli, da quello scolastico a quello lavorativo ed economico. L’analisi ci porterebbe lontano, ma in questa rubrica mi preme individuare una causa pedagogica che ritengo molto rilevante: l’atrofia del pensiero ideale.
Gli studi scientifici dimostrano (Piaget ne è stato lo scopritore con i suoi esperimenti sull’aspetto cognitivo del bambino e del giovane) che durante l’adolescenza e la gioventù il pensiero, il modo di ragionale diventa ipotetico deduttivo, cioè in grado di grandi idealità e di grandi visioni.
Certo, il giovane non ha l’esperienza, ma la sua mente, la sua ragione è in grado di elevarsi al di sopra della realtà e immaginare grandi scoperte, grandi novità, differenti da quelle conosciute. Ebbene questa capacità dei giovani oggi viene spesso sottovalutata e derisa da un mondo solo emotivo e coercitivo, che non è più in grado di mostrare fiducia nella capacità di questo pensiero giovanile.
Siamo sommersi continuamente da parole emotive e frivole, carenti di grandi ideali e creatività. Occorre invece fidarci di più dei giovani, dar loro l’opportunità di coltivare grandi idee, e soprattutto presentare loro le sfide planetarie con fiducia nelle loro possibilità di risolverle.
Orientare in modo forte la loro idealità verso la soluzione dei grandi problemi del mondo e non fermarsi solo al piccolo orticello di casa propria. Sarebbe un amore concreto verso le loro capacità e la loro persona, foriero magari di nuove utopie positive.
Sì, i giovani meritano tutta la nostra fiducia e passione!

sabato 27 aprile 2019

Favola di primavera


LA RICERCA DI PETTIROSSO
di Annamaria Gatti

fonte: Città Nuova, Aprile 2019
Illustrazione: by Eleonora Moretti, sempre originali!


Non era rimasto nulla sul ramo quell’inverno.
Il vento gelido del Nord si era portato via proprio tutto e il giardino era spoglio come un triste sorriso.
Il pettirosso invano cercava qualcosa.
La gazza bianca e nera gracchiava:
“Cosa cerchi pettirosso?”
“ Un segno.”
“Un segno di cosa?”
“Di vita.”
“Però…” aveva osato la gazza, ma l’uccellino era già volato via.
Poi qualcosa aveva attirato la sua attenzione. Nell’angolo più lontano e nascosto, qualche  puntolino bianco scombinava la zolla scura.
“Ma insomma… vuoi uscire anche tu o devo tirarti fuori io?” stava brontolando uno dei puntolini bianchi.
“Brr… mi pare non sia ancora l’ora, davvero…”
Pettirosso planò sulla pietra vicina e fece una cantatina: ecco la vita! L’aveva trovata.
“Chi canta?” chiese il puntolino nascosto.
“Esci dai… è un pettirosso, incredulo!” lo incitò il vicino di zolla.
Risultati immagini per immagine pettirosso“Un pettirosso? Allora vengo, vengo… mi piace!”
“Oh finalmente ti sei deciso. Grazie pettirosso, il fratellino aveva bisogno di un aiuto.”
“Aveva paura forse?”
“Sai pettirosso, per  rinascere ogni fine inverno ci vuole sempre un po’ di coraggio. Il buio, il silenzio e il freddo ti congelano anche i pensieri gioiosi, ma noi bucaneve siamo forti. Sappiamo che bisogna andare su, su ,su… sbucare dalla terra dura e guardare il cielo, che diventerà luminoso.”
Pettirosso era felice. Sapeva che occorreva cercare e che avrebbe trovato la vita che rinasce, rinasce con forza, con tenacia, guardando sempre avanti, in alto.
«E certo che, se qualcuno la cerca, la vita non solo fiorisce, ma sa anche esplodere!», gracchiò la gazza pensierosa e tornò con un volo elegante sul suo ramo.
E aveva ragione!

pubblicato da Annamaria
foto da Pettirosso

domenica 21 aprile 2019

Un Amico non solo per il Natale o la Pasqua.

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Pasqua

A tutti i bambini e  a tutti i ragazzi.
Un Amico disposto a dare tutto per te.
Gesù.
Che risorge
Ogni giorno
Ogni sussulto
Ogni momento
Qualsiasi sia il tuo sorriso
Il tuo pianto
Il tuo respiro
Lui è lì
Con te.

Video "La Pecorella smarrita  e ritrovata" 
il link qui sotto, due minuti di verità e poesia. 
Video relativi a la pecorella smarrita youtube

Buona Pasqua! 
da Annamaria e da tutti coloro che collaborano a questa pagina


pubblicato da annamaria gatti
dipinto di Vogel



lunedì 15 aprile 2019

L'inclusione fa bene a tutti. Domande e risposte in un libro di Fogarolo e Onger .





Inclusione scolastica: domande e risposte - Libri - Erickson
Flavio Fogarolo               Giancarlo Onger
INCLUSIONE SCOLASTICA:
 DOMANDE E RISPOSTE
Erickson
Trento, 2018
Recensione di Annamaria Gatti

INCLUSIONE? 
Parola di incalcolabile valore etico, civile e sociale. 
Fa rima con BUONA SCUOLA, ma anche con  giustizia, benessere,  felicità. Serenità.

Duecento domande e duecento risposte a genitori e insegnanti sulle annose questioni che riguardano la qualità dell'inclusione in presenza di complessità o disabilità. L'inclusione  però non è un obiettivo speciale: dove stanno bene tutti, là  ha raggiunto la sua realizzazione.
O comunque dove tutti lavorano in concerto per realizzarla. Non stiamo parlando di lontani idealismi, ma di concretezza.
E' interessante infatti sapere che la proposta dell'opera trova le sue origini nel gruppo Facebook nato nel 2014, Normativa Inclusione , ad oggi con ben 24.328  membri (https://www.facebook.com/groups/1500673850185239/). Da quelle "pagine" ecco quindi una selezione ordinata per argomenti di quesiti e risposte autorevoli, un momento di condivisione e di aiuto.

Ed è in questa quotidianità che si calano gli autori, Flavio Fogarolo e Giancarlo Onger,  di grande esperienza e apprezzati per i loro  percorsi accademici e professionali e le concrete  proposte per la qualità dell'integrazione incentrate, non solo su opere e strumenti di lavoro, ma precisamente "chi fa, perchè, come e cosa" per bambini e ragazzi a scuola, con assoluta attenzione  alla normativa.  Punto nodale essenziale.
Ecco allora alcuni degli appuntamenti visitati:
  • la personalizzazione della valutazione
  • il ruolo degli insegnanti di classe e di sostegno
  • la redazione del PDP
  • il tempo scuola
  • la frequenza scolastica
  • inclusione e BES  (Bisogni Educativi Speciali)
  • l'intervento per alunni  con problemi di comportamento
  • gli interventi disciplinari nella disabilità
  • il diritto all'informazione
  • l'accesso ai documenti
  • l'uso improprio dell'aula di sostegno 
  • le visite di istruzione
  • la validità del titolo di studio...
Dalla quarta di copertina:
Il testo più aggiornato per conoscere diritti e doveri di alunni, scuola e famiglie"




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martedì 9 aprile 2019

Alleanza educativa scuola - famiglia: una risorsa indispensabile. 3°

Io amo la scuola
Dal libro 
IO AMO LA  SCUOLA
COME INSEGNARE E STARE BENE IN CLASSE
A. Gatti - A. Giarolo
Edizioni La Meridiana

Nei post precedenti abbiamo condiviso alcuni passaggi 
del capitolo relativo alla 
relazione  genitori- insegnanti 
e all' importanza della collaborazione. 
Qui ora qualche riflessione per individuare alcuni 
punto di forza nella comunicazione dei docenti.

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"Le frasi utili (per instaurare una relazione efficace):
-          Iniziamo insieme una nuova avventura e sarà un bel viaggio!”: si tratta di condividere un percorso che non riguarda soltanto l’apprendimento di contenuti ma soprattutto l’acquisizione di competenze in un progetto che vede il formarsi della persona.

-          “Insieme ce la faremo!”: la buona riuscita della progettazione educativa e didattica è legata ad una collaborazione che preveda il riconoscimento reciproco nel rispetto dei diversi ruoli.

-          Non ci spaventano le difficoltà”: far comprendere che le fatiche degli alunni sono fisiologiche e il loro superamento permette di costruire insieme percorsi efficaci.

-          “Imparare è difficile e serve tempo, pazienza e serenità”: non si deve pensare di capovolgere il mondo in un’unica giornata scolastica ma ogni progresso è fatto di piccoli passi quotidiani, di risultati anche minimi che spingono sempre verso l’acquisizione di nuove competenze e nuove autonomie.

Le frasi da evitare (per non allontanare i genitori dalla scuola):
-          “Dimenticatevi di tutto: ora esiste solo la scuola!”: la scuola è ‘solo’ una delle istituzioni educative e tutto ciò che è extra-scuola va valorizzato e sostenuto, fa parte del ‘Progetto di vita’.

-          “Dovete insegnare l’educazione ai vostri figli!”: l’aspetto educativo riguarda anche la scuola che, essendo un contesto sociale complesso, presenta dinamiche relazionali diverse da quelle familiari.

-          “La scuola non può fare tutto da sola, dovete darvi da fare anche voi!”: la collaborazione è indispensabile ma non è scontata, essa va sostenuta e guidata dall’insegnante con indicazioni precise alle famiglie.

-          “I vostri figli sono maleducati e non ascoltano!”: generalizzare è inutile perché ogni genitore tende a pensare che il proprio figlio si comporti bene e che quindi si tratti del figlio di altri; se si riscontrano situazioni comportamentali che richiedono un intervento sul singolo alunno è preferibile parlare in privato con i genitori interessati oppure stabilire insieme regole di comportamento da utilizzare sia a scuola che a casa.

-          I vostri figli possono fare di più ma non si impegnano”: sostenere la motivazione è una delle necessità scolastiche e i genitori spesso pensano che, se i propri figli non si impegnano, ciò è dovuto anche ad uno scarso interessamento verso la scuola. Conviene condividere con loro la poca motivazione e decidere come poter rendere importante e significativo il lavoro scolastico.

-          “I genitori non devono intromettersi”: la presenza dei genitori è sempre un punto di forza, si tratta semmai di stabilire i confini e i ruoli di ogni partecipazione utilizzando quella professionalità che permette di motivare coerentemente scelte e decisioni oltre che di sostenere il lavoro e l’impegno di tutti."

https://www.lameridiana.it/io-amo-la-scuola.html

Pubblicato da Annamaria Gatti
foto da La forza della squadra

lunedì 8 aprile 2019

Alleanza educativa scuola - famiglia: una risorsa indispensabile. 2°

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Avevamo presentato l'introduzione del capitolo riguardante le famiglie

Io amo la scuola
dal libro
IO AMO LA SCUOLA 
Come insegnare e stare bene in classe 
Editrice La Meridiana
Annamaria Gatti e Annamaria Giarolo


... creare alleanza educativa impone scelte di qualità e poi...

"Tutto torna a favore di tutti:

-          delle famiglie che avvertono la considerazione per il loro ruolo di genitori e non si sentono esclusi;
-          degli alunni che vivono la condivisione scuola-famiglia come un tutt’uno nel quale essi possono coltivare il loro mondo affettivo ricco di emozioni, sentimenti, fantasia e soprattutto di vita autentica e significativa;
-          dei docenti che possono vivere una dimensione lavorativa così importante in un quadro di serenità che può facilitare la complessità delle scelte.
Esperienza insegna che laddove vi è armonia e condivisione anche la professionalità si esprime al meglio. Ed è necessario che sia così, soprattutto nella variegata composizione del mondo scolastico che, sappiamo, riflette ampiamente le vicissitudini sociali e i cambiamenti turbolenti ai quali ognuno di noi è sottoposto, dentro e fuori le mura scolastiche.
E dentro la complessità merita un accenno anche la relazione con le famiglie degli alunni che di bisogni ne hanno di veramente speciali.

Nessuno vorrebbe mai misurarsi con il fallimento, meno che mai con quello dei propri figli, ed è su questo registro che il docente deve coltivare la relazione scuola-famiglia quando si trova di fronte a bisogni educativi speciali:
-          far sentire empaticamente la vicinanza della scuola al vissuto del genitore;
-          aiutare nell’accettazione della condizione di necessità e favorire la presa in carico;
-          esprimere solidarietà con la fatica e la sofferenza;
-          condividere un piano di azione dove le parti in causa sanno bene cosa fare ed eventualmente indirizzare verso altre fonti la ricerca di aiuto;
-          valutare in itinere il percorso mettendo in atto competenze trasversali per il raggiungimento degli obiettivi minimi previsti dal piano.

È molto importante per dei genitori che vivono l’esperienza della disabilità, sentirsi accolti sia nelle difficoltà che nella soddisfazione legata alle faticose conquiste, al superamento degli ostacoli, al raggiungimento di obiettivi insperati. I genitori di bambini con disabilità grave hanno bisogno di tutto il sostegno possibile nel tempo giusto: devono sentirsi abili e competenti per accompagnare i loro figli nel modo migliore. Gli educatori che si accostano a questi genitori non devono entrare in competizione affettiva con loro quanto piuttosto considerarli educatori insostituibili. La scuola, così come gli altri enti educativi, può farsi portatrice di una cultura di aiuto e comprensione che apra la strada ad un progetto di vita adeguato e coerente con le capacità, abilità, competenze del soggetto affetto da disabilità.

Le famiglie sono una risorsa: non è uno slogan ma una necessità della quale la scuola non può che cercare di sfruttarne, quotidianamente, le potenzialità."

Al prossimo appuntamento:  quali le frasi da non dire e quali quelle utili all'alleanza scuola-famiglia?




pubblicato da Annamaria Gatti
foto da zigzagmom

giovedì 4 aprile 2019

Alleanza educativa scuola - famiglia: una risorsa indispensabile. 1°

 Un contributo dal libro:
IO AMO LA SCUOLA  
Come insegnare e stare bene in classe     

Io amo la scuola
                          
di Annamaria Gatti   e Annamaria Giarolo
La Meridiana

                        Il problema sono le famiglie” 


“Nemmeno le famiglie sono più quelle di una volta! ...

....Una volta le famiglie erano alleate della scuola, ora sono i nostri nemici! Per non parlare del fatto che c’è sempre qualche genitore che vorrebbe insegnarci il nostro mestiere: quale metodo usare per leggere e scrivere, come insegnare le divisioni, quali strumenti usare per aiutare gli alunni a studiare e quali voti dare. Le famiglie sono davvero il problema!”

Eh sì, relazione difficile e complicata quella con i genitori degli alunni! Eppure essi fanno parte del loro contesto di vita e, a pieno titolo, hanno l’ultima parola sui loro figli. La nostra Costituzione sancisce il diritto all’esistenza della famiglia e dà ai genitori il diritto/dovere alle cure dei figli e alle necessità da mettere in atto per la tutela, la salute e il benessere al suo interno.

La cosa buona è proprio che i genitori, consegnando il loro figlio all’Istituzione Scolastica, compiono un atto di riconoscimento formale e importante: ‘Ti affidiamo nostro figlio, il bene più prezioso che abbiamo!’. E l’atto non è di poco conto, anche se talvolta, gli operatori della scuola, se lo dimenticano. Dentro casa i figli sono piccoli re e piccole regine (a volte, purtroppo, anche dei tiranni, ma questa è un’altra storia!) e rappresentano il coronamento di un sogno d’amore. Il momento dell’ingresso a scuola segna un passaggio importante per la loro crescita e la loro autonomia: ogni insegnante sa quanto sono timorosi gli sguardi dei genitori all’ingresso della Scuola Primaria e come, poi, col passare degli anni scolastici se ne allontanino dimostrando quasi un pacato disinteresse.
Ma il bambino torna ogni giorno nel proprio contesto familiare e in esso determina il suo futuro: scelte di vita, di crescita, di autonomia, di relazioni, di cultura e di insegnamento. La scuola incide, senza dubbio, ma il timone lo regge la famiglia.

Tutto questo per tener presente, sempre, che ‘i nostri alunni non sono figli nostri’ e che la responsabilità educativa che si svolge all’interno dello spazio-tempo scolastico non può evitare di fare i conti con l’istituzione fondamentale della società: la famiglia.

È pur vero che spesso se ne patisce l’intrusione così come se ne vedono troppo nitidamente le pecche. Ma il lavoro dell’insegnante, professionale e preparato, deve continuare a svolgersi in quello spazio-tempo educativo che gli è dato e rimanere strettamente dentro gli ambiti di competenza (va precisato che in questo contesto non si intende far riferimento a quelle situazioni, a volte drammatiche, dove si consumano abusi, maltrattamenti, sofferenze dei quali si avverte la presenza e per i quali è necessario far segnalazione alle autorità competenti).
Che dire allora del rapporto con la famiglia? Va coltivato, protetto, alimentato per condividerne le scelte, così come va limitato nelle intrusioni con motivazioni adeguate e convincenti sulle scelte pedagogiche e didattiche dei professionisti della scuola.
Attenzione a non cadere nella trappola della giustificazione: spesso l’insegnante tende a giustificare le scelte, anche didattiche e metodologiche, del proprio lavoro esponendosi a discussioni sugli interventi effettuati con pro e contro che vengono espressi dai genitori e possono minare la credibilità del docente.
È qui che l’insegnante si gioca buona parte della sua credibilità professionale!

All’inizio di ogni nuovo anno scolastico vengono indette le assemblee di classe a cui partecipano i genitori degli alunni. Spesso tali incontri sono vissuti dai docenti come un impegno in più della cui efficacia non si vedono i frutti e, dai genitori, come un momento ‘noioso’ a cui non possono sottrarsi per il bene dei loro figli. A volte sono gli stessi insegnanti a rendere l’incontro altamente demotivante quando lo utilizzano per lanciare accuse alle famiglie sulla mancata cura nella gestione della ‘cosa’ scolastica.

Eppure sono proprie queste le occasioni che possono diventare una grande opportunità per un percorso educativo condiviso e la creazione di una relazione scuola-famiglia efficace e serena perché fondata su un rapporto di fiducia reciproca.

Come fare allora e, soprattutto, come gestire le assemblee affinché diventino veri trampolini di lancio per la collaborazione tra le diverse istituzione educative della nostra società?

Fin dal primo incontro, assembleare, il compito del team docente sarà quello di:

  • -             motivare con argomentazioni forti sul piano culturale e scientifico, nonché al passo con i tempi, le scelte metodologiche;
  • -          rassicurare sulla bontà del percorso di apprendimento e sulla necessità di mettere in atto tutte le azioni che portano ogni alunno al massimo delle sue potenzialità;
  • -       rendere partecipi e complici i genitori delle piccole strategie messe in atto per aumentare la motivazione all’apprendimento degli alunni;
  • -          condividere le preoccupazioni sulla crescita personale e sociale dei figli, sulla necessità di coltivare buoni sentimenti e di acquisire le competenze relazionali utili a star bene con se stessi e con gli altri;
  • -          evidenziare tutto il proprio interesse a quanto si sta facendo, anche con umiltà e generosità, disposti a tener conto di ogni osservazione e di ogni necessità;
  • -          rendersi disponibile a incontrare i genitori ogni qualvolta vi sia la richiesta, l’urgenza e la necessità;
  • -          presentare un team docente coeso che ha effettuato ‘a monte’ delle scelte pedagogico-didattiche e che le ha condivide al proprio interno pur mantenendo distinte le professionalità ma anche le personalità di ognuno;
  • -          fornire comunicazioni organizzative chiare e puntuali;
  • -          fare della collaborazione scuola-famiglia il punto di riferimento per ogni iniziativa, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno.
Tutto torna a favore di tutti...
-          
 Altre indicazioni utili al tema, al prossimo appuntamento.

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it



lunedì 25 marzo 2019

IL NOBEL AGLI INSEGNANTI: un frate vincitore e unico prof. italiano candidato. Denominatore comune: LA FELICITA' DEI RAGAZZI



Padre Peter Tabichi riceve il Global Teacher Prize (Associated Press)



Ha saputo dare fiducia ai suoi alunni, ricucire le tensioni fra la miriade di etnie del villaggio attraverso un club della pace, sfamare i poveri dedicando loro l'80% del suo salario e insegnando metodi di coltivazione più adatti a sopportare la siccità, nel contempo riuscendo a portare i suoi ragazzi a vincere premi nazionali. Queste le motivazioni che hanno spinto la Varkey Foundation ad assegnare a Peter Tabichi, il Global Teacher Prize 2019, una sorta di Nobel degli insegnanti da un milione di dollari, la cui cerimonia di premiazione si è svolta ieri a Dubai. Frate francescano di 36 anni, il professor Tabichi insegna matematica e scienze alla scuola secondaria mista “Keriko” nel villaggio di Pwani, in una regione remota e semi desertica della Rift Valley in Kenya.

«È per i giovani africani»

«Ogni giorno in Africa - ha detto Tabichi ricevendo il premio - si volta una nuova pagina e si inizia un nuovo capitolo. Oggi è un altro
giorno. Questo premio non riconosce me, ma riconosce i giovani di questo grande continente. Io sono qui solo grazie a ciò che i miei studenti hanno raggiunto. Questo premio dà loro una possibilità. Racconta al mondo che tutto è possibile».

              Il professore da Nobel che vuole solo studenti felici

«Voglio studenti felici»

Tra i cinquanta finalisti del Global Teacher Prize, selezionati tra oltre 10mila candidati, c'era anche l'italiano Giuseppe Paschetto, docente di matematica e scienze alla scuola media di Mosso, in provincia di Biella. Tra i tanti progetti innovativi che ha introdotto nella propria scuola, c'è anche il “feliciometro”, un misuratore della felicità degli alunni. «Voglio che i ragazzi non siano soltanto interessati a ciò che spiego, ma siano davvero felici di venire a scuola ogni mattina», spiega l'insegnante più bravo d'Italia.
Siccome a scuola si annoiava, ora che sta dall’altra parte della cattedra (e ci sta da più di 35 anni), fa di tutto perché i propri allievi possano imparare divertendosi. Anzi, entrino in classe, tutte le mattine, felici di farlo. È una piccola, grande rivoluzione, quella in atto alla scuola media “Alberto Garbaccio” di Mosso, paese di 1.500 abitanti in provincia di Biella, dove insegna Giuseppe Paschetto, unico candidato italiano al Global Teacher Prize, una sorta di Premio Nobel degli insegnanti, che sarà assegnato sabato a Dubai dalla Varkey Foundation.
Il docente italiano di Matematica e Scienze non vincerà il milione di dollari messo in palio, perché non è entrato tra i dieci finalisti, ma già il fatto di essere tra i 50 migliori insegnanti del mondo, selezionati tra oltre 10mila candidati, è il segno che il suo “metodo” sta facendo breccia anche tra i superesperti mondiali di scuola. «Io parto dagli stimoli e non dalle regole », spiega il docente che, dall’83, insegna Matematica senza usare i libri.
Il suo metodo si chiama Mathemotion e punta a «coniugare emozioni e interessi» dei giovani allievi, privilegiando le attività all’aria aperta alla lezione frontale in classe. «Invito i ragazzi a fare esperienze», aggiunge il prof, che spiega il teorema di Euclide invitando i ragazzi a misurare l’altezza degli edifici, partendo dalla lunghezza della loro ombra proiettata sul terreno. Convinto ambientalista (anni fa ha promosso con un gruppo di studenti una campagna di crownfunding per salvare l’isola sarda di Budelli dalla vendita all’asta), Paschetto è anche un appassionato di montagna e ha dato vita al Gruppo alpinistico scolastico, regolarmente affiliato al Club alpino italiano, con cui, dal 2012, organizza escursioni e attività di educazione alla montagna, con gli allievi e i loro genitori. Guidati dal prof e dagli esperti del Cai, i ragazzi hanno percorso l’Alta via della Valle d’Aosta e un gruppo è arrivato fino in Ladakh, una regione montuosa e poverissima del Tibet, al confine tra Cina, Pakistan e India.
«Con quattordici studenti, uno per ciascuna montagna della Terra superiore agli Ottomila metri – ricorda Paschetto – abbiamo effettuato un trekking di quindici giorni, superando anche i 5mila metri, fino ad arrivare al villaggio di Sumdo-Puga, per gemellarci con la scuola locale, a cui abbiamo donato materiale didattico introvabile a quelle latitudini».
Esperienze “forti” che hanno cementato il gruppo classe facendo della scuola davvero la «seconda casa» degli studenti. Tanto che, sorride il docente, «ci sono giornate in cui dobbiamo quasi buttarli fuori, perché altrimenti si fermerebbero anche a dormire ». A Mosso, infatti, la scuola non finisce con l’ultima campanella, ma va avanti con iniziative anche di pomeriggio e alla sera. Un progetto che ora vuole fare un ulteriore salto di qualità, arrivando a misurare il grado di felicità che è capace di produrre nei ragazzi. Da qui l’idea di un vero e proprio “feliciometro” che, attraverso l’utilizzo di un questionario, dà agli allievi la possibilità di attribuire un “voto” alle lezioni, a partire appunto dal livello di felicità raggiunto durante il lavoro in classe.
«Noi non vogliamo che siano soltanto interessati o coinvolti – spiega Paschetto –. Noi vogliamo che i nostri alunni siano proprio felici di venire a scuola». Ma quello di Mosso è un modello replicabile o può funzionare soltanto lì? «Tantissimi colleghi mi hanno scritto chiedendomi consigli – risponde Paschetto –. A tutti io dico che la nostra esperienza è esportabile anche in altri territori. A una condizione: che gli insegnanti, per primi, abbiano voglia di lavorare, di mettersi in gioco, di percorrere strade nuove e di impegnarsi senza guardare le ore di lavoro e, diciamolo, anche lo stipendio. Che di certo non è adeguato per un impegno simile. Inoltre – conclude il prof più bravo d’Italia – questo tipo di progettualità si può portare avanti soltanto con numeri piccoli. Con classi di 20-22 alunni al massimo. E qui tocca alla politica. Deve scegliere se risparmiare sugli stipendi degli insegnanti, affollando le aule di studenti, o investire sulla qualità della scuola e, in definitiva, sulla felicità dei nostri ragazzi».

FONTE: AVVENIRE 21 E 25 MARZO

Pubblicato da Annamaria Gatti

domenica 24 marzo 2019

Educare alle emozioni è utile!

Autore:  Ezio Aceti, psicologo,  consigliere Ordine Psicologi Lombardia, autore di numerosi libri, interventi, articoli di ambito educativo.
Fonte articolo e foto: www.cittanuova.it,  18 marzo 2019
Perchè le emozioni sono importanti? Perchè è utile progettare l'educazione alle emozioni anche nella scuola?
Educare il corpo mediante una alimentazione adeguata, interventi psicomotori e sportivi corretti, ed educare la mente attraverso percorsi cognitivi sempre più attenti alla realtà del bambino è sicuramente affascinante.
Come opportuno è educare i bambini alla dimensione spirituale mediante l’ascolto del cuore, ove risiede la voce dello Spirito d’amore del Padre. Tutto questo, se fatto con cura, rivela una attenzione educativa meravigliosa, che finalmente mette al centro il bambino e offre a lui occasioni esperienziali per crescere.
Poi però arrivano le emozioni, queste forti e grandi e meravigliose “disturbatrici” che sconvolgono, stravolgono, rallentano i percorsi pensati e studiati a tavolino dagli illustri professoroni…
È ormai arrivato il tempo di smettere di credere che il bambino (in realtà tutto l’essere umano) si possa scomporre nelle sue parti e, per farlo crescere bene, si debba dare spazio a ciascuna in modo analitico. Ciò che serve ai giorni nostri è mettere insieme le parti che ci compongono: il corpo, la mente, il cuore (emozioni, sentimenti, relazioni), l’anima (lo spirito, l’anelito al Trascendente). Un’unità che fa la differenza.
Come a ciascun essere umano (bambino e adulto) diamo cibo ogni giorno per nutrire il suo corpo, come gli facciamo respirare aria pulita e bere acqua non inquinata, come gli diamo occasione di movimento e riposo, come a ciascun essere umano (bambino e adulto) offriamo possibilità di apprendere le parole dette, scritte, lette sui libri, di contare e conoscere le scienze, di apprendere lingue di altre Nazioni e di suonare strumenti musicali… così anche alle emozioni si deve dare tempo e spazio educativo. Perché anche il mondo emotivo necessita di essere appreso.
Dobbiamo essere maggiormente consapevoli circa le emozioni provate dai nostri figli e, ancora prima, dobbiamo esserlo circa le nostre stesse emozioni. Tutto ciò che noi osserviamo, sperimentiamo e viviamo è prezioso per la nostra esistenza e quella degli altri. Così è anche per i bambini che si apprestano a osservare e a vivere per la prima volta sensazioni, istinti, emozioni e sentimenti che li orientano verso le persone e le cose.
Una buona educazione è quella che sa carpire il segreto della vita, il senso di quello che si sperimenta e aiuta gli altri (in questo caso i bambini) a cogliere la luce e l’amore presenti. Tutto quello che succede, se ben gestito, può essere una occasione per migliorare, per costruire ponti fra le persone, insomma per promuovere un mondo di pace.
Così è per le emozioni! Esse possono essere una straordinaria opportunità per la vita se si conoscono e se si comprende come trasformarle in esperienze positive. Viceversa, possono determinare conflitti, litigi, scoraggiamenti, fino alle esperienze più devastanti.
Pertanto, ben venga l’educazione alle emozioni sin nella scuola dell’infanzia, che deve coinvolgere non solo le insegnanti e i bambini, ma anche la famiglia e gli altri educatori.

pubblicato da Annamaria Gatti

domenica 17 marzo 2019

I MERCOLEDI' DELLA LETTURA DELLA PROFESSORESSA LUCANGELI: UN TESORO DA NON PERDERE


Risultati immagini per immagini lucangeli
Buon giorno!
Mi hanno richiesto come arrivare al materiale video della professoressa Lucangeli. Ecco il link.
Ho più volte pubblicato i suoi interventi in sintesi, sappiate che la professoressa dell'Ateneo patavino è molto seguita
E a ragione! Se di lei possiamo dire che ci aiuta a tenere alta l'attenzione sui bambini: il lei troviamo competenza,  aggiornamento, autorevolezza, benevolenza, speranza, umiltà e amore per l'infanzia e le sue fragilità, innestate in questa società liquida...

https://www.youtube.com/playlist?list=PLVvW0U-ZSkGkFN3z7oRl8IQiiUzr0xWQ3

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da:  Polo Apprendimento


giovedì 14 marzo 2019

Domani accanto ai ragazzi che dimostrano: genitori, insegnanti, presidi. O saremo complici.


Un momento del presidio "Friday for future" organizzato ieri a Roma, in piazza del Popolo

Eccoli... 
domani ci sono loro 
nelle piazze a manifestare.
Chi li ascolterà?
Avanti ragazzi! 
Siamo con voi 
e spero con voi anche 
genitori, 
nonni,
presidi,
 insegnanti...
sindaci,
amministratori,
....
e ogni volta che useremo male le cose 
o inquineremo vivendo 
viaggiando 
lavorando
mangiando 
divertendoci
uccideremo la Terra 
e saremo responsabili 
allo  stesso modo 
come i grandi inquinatori, 
ogni volta che rifiuteremo 
di ascoltarvi 
o di aggiornarci 
o di capire e conoscere.



https://www.avvenire.it/attualita/pagine/londa-verde-dei-giovani-italianifbclid=IwAR3rejhh97t1a6VCT0Dg1zLCJizpKcJ6R98CVosM72wJWfk5BJzGoaQ8mqw


Pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Avvenire