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giovedì 12 febbraio 2026

Un milione di bambine e bambini seduti in silenzio... la pace, un gesto quotidiano, un presagio

 



Un milione di bambini in silenzio

C’è qualcosa di profondamente terrestre e insieme celeste in questa immagine

Bambini (ndr: e bambine) che non chiedono nulla, che non rivendicano nulla, che non alzano la voce: semplicemente si fermano. E nel fermarsi, aprono un varco.

Un milione di bambini seduti a terra, in silenzio, come se il Paese avesse trattenuto il respiro per un istante più lungo del solito. La Thailandia li ha raccolti così: non in una celebrazione, non in una parata, ma in un gesto che somiglia a un ascolto. 

Cinquemila scuole, un’unica quiete. E dentro quella quiete, un’intenzione: lasciare che la pace non fosse un’idea, ma un corpo che respira.

C’è qualcosa di profondamente terrestre e insieme celeste in questa immagine...

È avvenuto davanti al tempio di Shammakaya Phra. La meditazione, che di solito è un gesto privato, qui diventa un coro muto, un’onda che non fa rumore ma cambia la forma dell’aria. 

È come se il Paese avesse deciso di insegnare ai più giovani non come si vince, ma come si ascolta; non come si corre, ma come si resta.

La Thailandia non mette la meditazione ai margini del suo sistema educativo: la porta al centro, come si porta al centro ciò che deve reggere il peso del futuro. 

Insegna ai bambini che la mente non è un luogo da riempire, ma da attraversare con cautela. 

...Che la calma non è un lusso, ma un muscolo. Che la pace non è un premio, ma un lavoro quotidiano, un gesto che si ripete finché non diventa naturale come respirare.

E allora questa immagine — un milione di piccoli corpi immobili — smette di essere un evento e diventa un presagio. In un mondo che si muove troppo in fretta, che parla troppo forte, che confonde il rumore con la presenza, questi bambini ricordano che esiste un’altra forma di forza: quella che nasce dal raccoglimento, dalla cura, dalla capacità di non reagire subito, di non farsi travolgere.

La loro meditazione non cambia il mondo nell’istante in cui accade. Ma lo prepara. Perché la pace non arriva come un annuncio: cresce come una radice. E ogni bambino seduto in silenzio, è una radice che si allunga nel futuro, cercando un terreno più morbido, più umano, più capace di reggere ciò che verrà.

 articolo e foto da RSI                                                                                           

domenica 1 febbraio 2026

Un libro-schede sempre apprezzato: apprendimento L2 per l'inclusione

 

Benvenuto in classe! - Volume 1

Percorsi di letto-scrittura e di apprendimento intensivo della L2 per bambini stranieri

di Annamaria Gatti

Edizioni Erickson

Bentrovati!

Ecco alcuni dati che questo libro, che precede il secondo volume, ha raccolto in numerosi anni di presenza nel catalogo, in molte scuole, ricerche e segnalazioni autorevoli.

Valutazione recensioni: 4,7/5

10.660 recensioni dalla prima edizione

912 recensioni negli ultimi 12 mesi

Il libro, recentemente aggiornato,  è nato dall’esperienza diretta  di  molti anni di lavoro per l’accoglienza e l’inclusione di alunni di lingua madre straniera, condividendo metodologia e pratiche accanto a insegnanti e genitori.

La preparazione psicologica poi  mi ha permesso di studiare come coniugare i bisogni didattici e pedagogici e quelli psicologici, in un percorso che ha reso  il volume pioniere nell’approccio che fonde l’apprendimento, l’inclusione e il benessere psicologico.

Ecco perchè prima della sezione delle schede di lavoro per bambine e bambini, è contemplata una proposta di riflessione e di indicazioni per la corretta inclusione dell'alunno.

Vediamo più nel dettaglio la proposta.

E’ un corso di italiano L2 per accompagnare gli alunni di madre lingua non italiana nei momenti iniziali dell'apprendimento della lingua funzionale e del processo di letto-scrittura e facilitare la loro integrazione anche in classi successive alla prima della scuola primaria.

Molti degli alunni  che cominciano a frequentare la scuola nel nostro Paese non possiedono ancora un'adeguata conoscenza della lingua italiana e per questo non riescono a comunicare con gli insegnanti e con gli altri bambini, rischiando di restare esclusi dalla normale vita scolastica.

Oltre a suggerire proposte operative efficaci e motivanti, questo libro aiuta anche a riflettere sul modo migliore di accogliere e favorire l'inserimento dell'alunno nella classe, sostenendolo in questa complessa fase della sua crescita.

In sintesi: uno strumento iniziale per gli alunni stranieri che, avendo già una scolarizzazione pregressa, sono inseriti nelle classe successive alla prima della scuola primaria, ma che non possono utilizzare i volumi di apprendimento intensivo di L2 a causa della mancata alfabetizzazione in lingua italiana.

In Benvenuto in classe! - Volume 1 viene elaborata una metodologia fonematica-funzionale che accompagna l'alunno nell'accostamento del grafema con il fonema corrispondente, per giungere all'autonoma composizione di parole significative, perché scoperte nell'ambito di una contestualizzazione finalizzata all'apprendimento della lingua italiana a livello funzionale.

Attraverso divertenti schede operative e un utile alfabetiere a colori i bambini potranno facilmente arricchire il loro vocabolario e acquisire a poco a poco maggiore sicurezza nella nuova lingua, aiutati anche dai loro compagni, che potranno essere coinvolti in maniera attiva dagli insegnanti.


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

martedì 5 agosto 2025

Tracce di scuola. L'agenda dell'insegnante

 


Ecco una foto molto seriosa.

Cosa sarà? ma è un libro? e di che genere?

Il sottotitolo: un'agenda...

E poi perchè sta in questo blog?

E' una delle ultime pubblicazioni di un' editrice molto conosciuta e che apprezzo perchè crede in quello che pubblica, cerca valori e alternative, novità e coerenza, e dà spazio.

In particolare sono loro grata per aver ospitato alcuni miei lavori con grande apertura,  professionalità e dedizione: sull'affido con "Mirta si fida La famiglia Bottoni: una famiglia che accoglie" con Elisabetta Basili, sulla professionalità dell'insegnare con "Io amo la scuola" con Annamaria Giarolo, sulle emozioni e la conoscenza di sè con la storia ormai nota di  "Uffabaruffa come sei buffa" riscritto e rivisto con i tratti incantevoli di Laura Cortini.

Torniamo all'agenda dell'insegnante.

Non è un libro.

Ma non è neppure solo un'agenda.

Diventa un tuo strumento su cui registrare, appuntare, ricordare...

e farlo con penna o matita...(meglio se colorate).

Ma...

E' ancora qualcosa di più, un po' bussola, un po' quaderno di appunti,  è il desiderio di rassicurare su quanto sia ricca di motivi forti questa professione. E lo fa mettendosi nei panni degli insegnanti,  arricchendo le pagine di una ...agenda, di citazioni raccolte da libri a cui rimanda e  che possono servire a tenere lo sguardo sul faro della motivazione per cui sei lì a scuola, oggi o ci andrai domani... e dopodomani ancora... con quei problemi, quei successi, quei colleghi e quelle famiglie...

Ebbene in quelle pagine ci ritroviamo insieme perchè sono stati ripresi alcuni rimandi dal libro "Io amo la scuola", come il seguente: "Per maturare come insegnanti non basta essere convinti di lavorare bene se non si riflette costantemente su ciò che si è fatto. Si tratta di portare alla luce i vissuti, anche emozionali e di identificarli come parte importante dell'esperienza. Si tratta anche di mantenere vivo il desiderio di cambiare e rinnovare la propria biblioteca professionale..."

Ma non solo, nell'agenda "Tracce di scuola" trovi anche tanti laboratori, approfondimenti e spazi di riflessione per sperimentare nuove strategie e innovare l'attività didattica.

Una agenda che non farà sentire soli, in qualche momento grigio della vita scolastica di un insegnante,  e  che potrebbe diventare un trampolino di lancio per cose nuove da proporre e realizzare,  forse anche un dono.

Ecco il sito dell'editrice  la meridiana dove trovare "Tracce di scuola. L'agenda dell'insegnante"       https://bit.ly/Tracce_agenda2526





martedì 29 luglio 2025

Dalla Summer School interuniversitaria un sogno e una speranza




La sede della Summer School a Ossana


In un video i momenti salienti di un evento che ha coinvolto oltre 50 studenti universitari, attori con docenti e tutor, di una proposta innovativa nel suo genere con "l’obiettivo di rimettere al centro la vocazione educativa come missione personale e professionale, non solo come veicolo di conoscenze". Sono stati guidati in un percorso avvincente che ha integrato lezioni frontali, laboratori creativi, focus group, escursioni e momenti di rielaborazione personale e forti testimonianze. Al centro, la ricerca di un nuovo modello educativo fondato su relazioni autentiche, responsabilità sociale e valori profondamente umani. La metodologia scelta per la Summer School è stata infatti quella del laboratorio che valorizza l’ascolto attivo, il confronto, la condivisione di vissuti ed esperienze.

La Summer School interuniversitaria “Oggi per essere futuro” è stata promossa da Istituto Universitario Sophia (fondato da Chiara Lubich) in collaborazione con Istituto Salesiano di Venezia (Iusve), Cattedra Unesco dell’Università Cattolica di Milano, Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento, Centro Studi Care dell’Università Cattolica di Piacenza, NGO New Humanity in General Consultative Status Onu. C.L.

Nel video prodotto da Telepace una bella sintesi dell'evento.

https://youtu.be/5voZwkRBCu0?si=1TblTCveDdQk-U3Z 

pubblicato da Annamaria Gatti

foto di A.G. e X

domenica 27 luglio 2025

E anche gli insegnanti vanno alla Summer School

                           

Eh sì, c'è chi, fra i docenti, alla chiusura degli impegni scolastici va a scuola in Val di Sole, dal Piemonte alle Marche,  dal Friuli alla Sicilia. Perchè? 

Molte le motivazioni che hanno scandito questo primo appuntamento di una rete, divenuta associazione di recente, e già riferimento di realtà che lavorano nell'ambito della ricerca e della divulgazione didattica e pedagogica.

Ho condiviso alcuni momenti con un gruppo coeso, che ha organizzato negli ultimi anni già altri momenti di formazione. Ne ho assaporato la genuina passione, frutto di cammini tenaci, alla ricerca del meglio per la propria professionalità e, ovviamente, per i propri studenti. Ho ritrovato in ciascuno uno sguardo consapevole rivolto al futuro, al sogno di cui si nutrono per poter fare la differenza, nella ricerca di ciò che serve davvero per costruire attraverso l'educazione un mondo migliore, nonostante tutto.

Ecco il  comunicato conclusivo della giornalista Candela Copparoni che ha curato anche i comunicati della Summer School inter-universitaria,  che si è tenuta parallelamente e con cui sono stati condivisi alcuni eventi nel corso della settimana.

"Nell'educazione un tesoro. L'autorevole impegno in Val di Sole della Rete Insegnanti Italia

Più di trenta insegnanti, provenienti da tutta Italia, si sono dati appuntamento in Trentino, Val di Sole (Pellizzano), per realizzare un sogno: una summer school, proprio nei luoghi in cui una straordinaria maestra, Chiara Lubich, nel 1938 ha iniziato a insegnare.

Una settimana di studio in cui far convergere la propria passione educativa sulle vie pedagogiche tracciate da questa educatrice. Una didattica competente e lungimirante in quegli anni difficili alle porte della guerra: attenzione data ad ognuno dei suo alunni, senza lasciare indietro nessuno, testimonianza di vita autentica, richiamo quotidiano al pensare e all'agire per un mondo unito e fraterno.

 

Sulla scia della maestra Chiara Lubich la summer school in Val di Sole ha giorno dopo giorno scandito l'impegno a vivere la relazione educativa come tratto essenziale, ragione portante l'azione educativa stessa, il camminare insieme – insegnanti e studenti –, a tessere una rete efficace d'impegno, talvolta faticosa, per un mondo più unito e fraterno.

“Senza investire oggi nell'educazione non possiamo sperare nel futuro”, “perché l'educazione è la più grande emergenza oggi per la quale occorre investire con più competenza e coraggio” – hanno sottolineato Michele De Beni e Giuseppe Milan dell’Istituto Universitario Sophia. In questo grande impegno “possiamo essere protagonisti del cambiamento illuminando l'animo umano”, ha sottolineato l’insegnante Giovanni Morello, collaboratore della rivista La tecnica della scuola.

Insieme è possibile contribuire a cambiare e migliorare il mondo con la stessa luce negli occhi di Chiara Lubich, maestra coraggiosa tra le montagne della Val di Sole."

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

mercoledì 21 maggio 2025

Dopo la guerra dei Balcani, la speranza oggi compie 30 anni

 

Il giardino e l'ingresso della scuola dell'infanzia "Raggio di Sole" di Križevci, in Croazia 

(foto dal sito della scuola)

Trent’anni di Raggio di Sole

fonte: Città Nuova, 20 Maggio 2025 di Chiara Andreola

Il 23 maggio festeggia i suoi trent'anni la scuola dell'infanzia "Raggio di Sole", che a Križevci ha dato un contributo determinante nell'educazione alla pace delle nuove generazioni dopo la guerra dei Balcani

Da un piccolo gruppo di bambini accolti in una sacrestia dopo la guerra dei Balcani, a scuola dell’infanzia consolidata frequentata da 110 bambini: è il percorso compiuto dalla scuola dell’infanzia “Raggio di Sole” di Križevci, in Croazia, che il prossimo 23 maggio celebra i suoi trent’anni di attività. La scuola è infatti nata nel 1995 nell’ambito della Mariapoli Faro, stabilita tre anni prima nei pressi di Zagabria su un terreno concesso in comodato d’uso al Movimento dei Focolari dal locale vescovo greco-cattolico, mons. Slavomir.

 

Negli anni del conflitto – che, ricordiamo, coinvolse in varie fasi le repubbliche ex jugoslave tra il 1991 e il 1995 – la cittadella funzionò da “avamposto” per gli aiuti umanitari e per l’accoglienza dei profughi, via via che la zona di combattimento di spostava verso la Serbia e la Bosnia; e a guerra finita ci si chiese che cosa fare per educare alla pace. Si decise di guardare al futuro puntando sui bambini: bambini che spesso avevano perso amici o familiari, i cui padri erano rientrati dal fronte feriti, invalidi o con gravi stress post traumatici, ma che potevano ancora guardare un compagno di etnia diversa non come un nemico. Si scelse così di costruire una scuola dell’infanzia aperta a tutti i bambini di Križevci, locali e profughi, così che potessero crescere insieme e superare le divisioni grazie ad una “pedagogia di comunione”, di comunità, di amore reciproco.

 

«Avevo vissuto gli anni della guerra tra Trieste e Lubiana – racconta Anna Lisa Gasparini, pedagogista, insegnante e cofondatrice della scuola – e quando è nata l’idea dell’asilo è stato chiesto a me di scrivere un piano educativo, da presentare al ministero per ottenere l’approvazione e il riconoscimento di agenzia educativa. La mia prima reazione è stata: figuriamoci, non parlo nemmeno il croato! Però alla fine, insieme naturalmente a tutte le altre persone coinvolte nel progetto, ho accettato la sfida».

 

La scelta del modello pedagogico da seguire è caduta sul metodo Agazzi: «Questo metodo, che dà molta importanza all’ecologia integrale e al rapporto con la natura senza necessità di grandi investimenti, si è rivelato perfetto per un posto immerso nel verde come è Križevci – ricorda Anna Lisa -. Tanto più che, non avendo certo soldi da spendere in materiali educativi, dovevamo giocoforza guardare ai punti di forza che il luogo già offriva».

Il progetto incontrò il favore del ministero, anche grazie al fatto che alcune insegnanti già si erano recate a Brescia – e lo hanno fatto a cadenza regolare anche negli anni successivi – per studiare il metodo Agazzi là dove è nato; e i primi bambini della città, una cinquantina, vennero così accolti nella sacrestia della chiesa greco-cattolica.

Non c’era infatti ancora lo stabile della scuola: il comune si era reso disponibile a pagare gli stipendi degli insegnanti, ma rimaneva da costruire l’edificio. Grazie a tante donazioni sia di denaro che di materiali – soprattutto da Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna – e all’intervento di una ditta svedese, la nuova scuola venne inaugurata di lì a pochi mesi, nell’ottobre del 1995. Tra i tratti distintivi della scuola c’era e c’è ancora l’ampio giardino, con tanto di orto dove i bambini possono sperimentare la coltivazione delle piante.

«È stato bello vedere come c’è stato un sostegno trasversale al progetto – ricorda ancora Anna Maria –, non solo in ambito cattolico: anche sindacati, associazioni senza matrice religiosa, e persone dichiaratamente non credenti ci hanno fatto avere il loro aiuto. Non solo nella costruzione della scuola, ma anche in seguito: ad esempio grazie a Fabio Baresi, papà di due bambini della scuola Agazzi di Brescia e fondatore dell’associazione “Bimbo chiama bimbo”, è stato possibile per diversi anni organizzare dei centri estivi a Brescia per i bambini di Križevci, dando priorità a quelli più bisognosi o con difficoltà scolastiche. Poi è stato proposto anche un centro estivo a Križevci, e le varie iniziative si son susseguite fino al Covid. E lo scorso anno è partito un progetto analogo in Slavonia».

Nel frattempo il “Raggio di Sole” è cresciuto: sono 110 i bambini attualmente accolti, 1068 quelli passati di lì in trent’anni, nei primi anni 2000 è stata costruita la palestra, e nel 2015 è partita anche una sezione di nido. Ma la scuola è cresciuta anche dal punto di vista pedagogico: si è infatti consolidata sotto il profilo accademico la “pedagogia di comunione”, ispirata all’ideale dell’unità proposto da Chiara Lubich, che ha visitato il “Raggio di Sole” nel 1999 appena prima di ricevere il dottorato in pedagogia honoris causa a Washington. Si è così instaurata anche una collaborazione con l’Università di Zagabria per un master di due anni in pedagogia di comunione, portato a termine ad oggi da 40 corsiste; ed è stata fondata l’Associazione Pedagogia di Comunione, che terrà il suo prossimo congresso a Velika Gorica (Zagabria) il 3 ottobre con un simposio dal titolo “Leggere il presente con gli occhi del futuro – Pedagogia di Comunione”.

Intanto a Križevci ci si prepara a festeggiare, venerdì 23, con un evento aperto alla città al locale auditorium e un momento conviviale alla cittadella Faro. I bambini della scuola sono oggi i figli dei primi che l’hanno frequentata, e anche gli insegnanti sono ormai alla seconda generazione: «È recentemente entrata in ruolo proprio una delle bambine che ha frequentato il “Raggio di Sole” nei primi anni», riferisce Anna Lisa. Un testimone che passa nel tempo, dai bambini di ieri a quelli di oggi.


pubblicato da Annamaria Gatti

lunedì 19 maggio 2025

Festival Nazionale Innovazione Didattica: quando la scuola funziona davvero!

 


Ho scoperto il "Festival dell'Innovazione Didattica" quando me ne ha parlato il professor Alberto Raffaelli, appassionato presidente dell'associazione. 

Mi piace condividere nel blog anche questa entusiasmante realtà per confermarci che SI', la scuola funziona, e le buone pratiche ... vanno caparbiamente diffuse :  in tempi bui come questi sono fari a cui guardare e in cui rispecchiarsi per riprendere sempre la strada e la speranza. 

Il sito recita: "Il Festival dell’Innovazione Scolastica è una manifestazione a livello nazionale che ha come obiettivo la condivisione tra diverse realtà scolastiche di esperienze didattiche innovative in un’ottica di valorizzazione e diffusione.

Il Festival 2025 si svolgerà a Valdobbiadene (TV) il 5 – 6 – 7 settembre 2025 è riservato ai dirigenti e ai docenti delle Scuole operanti sul territorio nazionale, di ogni ordine e grado, Istituti statali, Scuole paritarie e Scuole di Formazione Professionale accreditate

Le scuole selezionate, tra tutte quelle che invieranno la loro candidatura, presenteranno le proprie esperienze di innovazione didattica..." 

E nel sito è possibile trovare tutte le informazioni necessarie e scoprire la eccezionalità di questo festival che si avvale di partnership di tutto rispetto.

                 https://festivalinnovazionescolastica.it/

I criteri che definiscono questo evento sono sintetizzati  nell'intervento del prof. Raffaelli, dal sito.

CONTRIBUTO SUL TEMA DELL’INNOVAZIONE SCOLASTICA OGGI IN ITALIA

Mentre in tutta Italia si stanno svolgendo gli esami di fine anno scolastico la notizia più interessante è che nella scuola c’è vita. A dispetto di tutte le magagne del nostro sistema scolastico, magagne che pur esistono e a volte sono davvero clamorose (nonché amplificate a dismisura dai media), nelle cinquantamila (circa) scuole di ogni ordine e grado disseminate sul territorio del nostro Paese germogliano e crescono delle esperienze didattico/educative che non possono non suscitare un soprassalto di stupore per come sono cariche di passione, di tenacia e di originalità. 

E’ quanto emerge con evidenza dallo scorrere l’elenco delle esperienze didattiche che scuole di ogni ordine e grado hanno candidato alla quarta edizione del Festival Nazionale dell’Innovazione Scolastica che si svolgerà (ndr è svolta) a Valdobbiadene dal 6 all’8 settembre 2024. 

C’è qualcosa di commovente, per esempio, nel racconto di ciò che è accaduto e accade nell’Istituto Comprensivo di Palermo intitolato a Rita Borsellino: “Tutto è nato dalla difesa di un campetto di calcio nella grande piazza della Magione, a Palermo, dove Giovanni Falcone e Paolo Borsellino giocavano da ragazzini. È intorno a quel rettangolo di gioco (che il Comune voleva trasformare in un’area sgambamento cani), dove nel 2013 si svolse per protesta una mitica partita infinita, durata 24 ore, che la scuola e le famiglie si sono unite per bloccare il progetto ed elaborare una controproposta. Da allora, ogni problema che riguarda la scuola e il territorio viene affrontato insieme per trovare soluzioni e alleanze educative tra personale scolastico, genitori, associazioni, enti pubblici e privati e, col passare degli anni, gli eventi pubblici organizzati sono stati sempre più partecipati e consapevoli.”

“E pensi,” racconta orgogliosa al telefono Lucia Sorce, la dirigente scolastica, “siamo riusciti a far trasformare una strada pericolosa adiacente alla scuola in un’area pedonale, ora attrezzata con giochi e altro, tutto questo nel centro storico di Palermo …” Dove si sa, come recita la battuta di Benigni, il problema principale è il traffico.

Per poi passare a Bolzano, all’altro capo della Penisola, dove la Scuola Primaria ‘A. Manzoni’ ha realizzato il progetto “Pinocchio Remix” in cui è stato realizzato “un gemellaggio internazionale fra scuole di diverso ordine e grado (infanzia, primaria e secondarie di I° e II° grado) di vari Paesi d’Europa: Austria, Germania, Polonia, Estonia, Bulgaria e Grecia in cui è stata ‘remixata’ la storia di Pinocchio e, anche grazie alla collaborazione con famiglie, biblioteche e università, è stato prodotto un musical plurilingue e un videogioco “SuperPinoBros”.

E così nell’Istituto Statale Superiore ‘Via Roma 298’ di Guidonia, in Lazio, dove è stata allestita una mostra (sia fisica che digitale) che ha impegnato trasversalmente varie discipline quali la matematica, la musica, l’astronomia e la storia coinvolgendo realtà aziendali del territorio e perfino il 60° Stormo dell’Aeronautica Militare.

Queste e molte altre esperienze didattiche che si potranno conoscere e approfondire dalla viva voce dei protagonisti al Festival di settembre, non sono progetti di una ‘riforma della scuola’ sempre al di là da venire, ma sperimentazioni già messe in atto che, a guardar bene, presentano degli elementi comuni.

Primo: in un ambito difficile come quello scolastico, all’interno di un contesto sociale e culturale come quello odierno, così dissestato e spesso drammatico, vi sono degli individui, delle persone, insegnanti e dirigenti scolastici, che non si rassegnano al grigiore che avanza fino a giungere al buio e nemmeno al dilagare delle lamentazioni (‘i giovani non sono più quelli di una volta’, ‘l’uso dei cellulari ha rovinato la generazione dei ragazzi’, ecc.), ma che si mettono in gioco e diventano delle vere e proprie sorgenti di energia di rinnovamento. E viene in mente il passo di Peguy sulla gemma, apparentemente impotente, che rinasce dal vecchio tronco, oppure il coro dell’Antigone di Sofocle che inneggia alla rinascita della persona: «Di molte specie è l’inquietante, ma nulla è più inquietante dell’uomo s’aderge».

Secondo: l’innovazione non è nell’esito, ma nell’inizio. E l’inizio dell’innovazione scolastica è proprio nella collegialità, nel mettersi insieme di più insegnanti per cercare nuove modalità educative che possano essere di aiuto alla crescita dei loro alunni,  bambini/ragazzi che siano. Perché ogni sperimentazione, per sua natura, può avere esiti di grado diverso, ma nella collegialità che nasce attorno alla decisione di iniziare qualcosa di nuovo, nell’atto di mettersi insieme, in movimento, vi è qualcosa che ha il profumo della vittoria.

Terzo e ultimo: non c’è dinamica scolastica/educativa senza una co-progettazione con i soggetti sociali presenti sul territorio, siano essi Istituzioni pubbliche, Associazioni, imprese, ed altro. Perché la scuola ha bisogno di un villaggio e la vera innovazione nasce in un contesto in cui si ha la curiosità e l’umiltà di guardare e dialogare con chi sta oltre il recinto del proprio cortile, perché forse vicino ad ogni scuola c’è un prato incolto che il Comune ha destinato ad altri scopi e su cui invece si possono giocare tante partite infinite.

Alberto Raffaelli (Presidente Associazione Festival Nazionale dell’Innovazione Scolastica)

Pubblicato da Annamaria Gatti
foto dal sito in oggetto

giovedì 3 aprile 2025

Ancora Scuola: Perchè insegno? Un libro per crederci davvero e fare la differenza.

 


Ancora in difesa della buona scuola: non possiamo non dar voce a chi la scuola la fa ogni giorno e ci crede davvero. Questo libro, a cui sono onorata di aver contribuito e di cui pubblico un cenno introduttivo, anticipa un evento creato con competenza e paziente lungimiranza per i giovani insegnanti, in particolare, una SUMMER SCHOOL di cui racconterò a breve.


Dall'introduzione del prof. Michele De Beni, che ha creduto in questa raccolta di testimonianze di alto profilo e che continua a curare percorsi e inziative affiancandosi a docenti e studenti in formazione per l'insegnamento. Un professionista che crede fortemente nell'impegno a promuovere una scuola migliore e a sostenere progetti che mettono al centro la formazione di docenti appassionati e preparati. Pedagogista-psicoterapeuta. Esperto in Processi formativigià Professore di Docimologia e di Pedagogia all'Università di Verona, professore di Programmazione e Valutazione dei processi formativi, Istituto Universitario Sophia, Loppiano (FI).Coordinatore di ricerca per l’Italia, Progetto internazionale Co.R.T (Cognitive Research Thinking) diretto da Edward de Bono.Membro del Centro Studi Interculturali, Università di Verona. Condirettore della collana "Fondamenti e Percorsi dell'educare" Editrice Città Nuova.I suoi interessi di ricerca sono rivolti principalmente allo studio dei processi del pensiero strategico, del comportamento prosociale e delle dinamiche familiari.


                                             A cosa serve conoscere?

Si comprende, allora, come nonostante i nostri continui richiami all’intelligenza, forse oggi è il tempo di occuparsi anche della saggezza. Perché, se ci si preoccupa di diventare saggi, non è così difficile poi diventare anche intelligenti. Se si comincia invece dal voler essere intelligenti si hanno poche speranze di diventare saggi, perché è facilissimo cadere nella trappola dell’intelligenza.

È questo, in fondo, anche il semplice ma profondo messaggio dei racconti di buone pratiche scolastiche riportate nel libro. In questi ambienti dove si sperimenta un nuovo senso di sé e di reciproca appartenenza, di alta motivazione all’impegno e alla responsabilità, e si punta alla formazione dell’eccellenza morale, gli studenti raggiungono anche straordinari gradi di successo scolastico. Nella sua disarmante semplicità si cerca, allora, di dimostrare, che se si insegna ai ragazzi ad esser “bravi”, si può anche imparare ad esser “grandi”, “nel senso ampio e più autentico del termine, eccellenti nello studio, cittadini partecipi e onesti: un’alta finalità educativa che potremmo sinteticamente racchiudere nella frase “Pensare bene per fare il bene”, sguardo profetico di un’educazione dinamicamente orientata allo sviluppo di un vero ben-essere della persona e della comunità.

Educare, quindi a scuola non solo è possibile ma, nel flusso continuo dei cambiamenti, assume oggi carattere di priorità. “Istruire per educare”: è questo, in fondo, il semplice ma radicale messaggio di buone pratiche scolastiche qui riportate. In ambienti dove si sperimenta un positivo senso di sé e di reciproca appartenenza, e si punta alla formazione di uno spirito critico-costruttivo e di una mente aperta gli studenti raggiungono anche straordinari gradi di successo scolastico. Una “scuola buona”, questa, che ci dice quanto intelligenza e saggezza, studio e pratica dei valori, siano inscindibili.

Come raccomanda il famoso Rapporto UNESCO sull’educazione per il XXI secolo[1], non basta “conoscere” e  “fare”, ma occorre saper “essere”. Può accadere anche che a scuola ci si accontenti di qualche idea generale e astratta, magari di un bel “programma” educativo, ma che nella pratica poi non venga applicato. Le teorie possono diventare cattive compagne se ci allontanano dall'esistenza per confinare l’essere umano in categorie astratte. Solo nel cuore dell'umanità di quel bambino, di quel ragazzo, la cui intelligenza tende a fondere parola e vita, teoria e pratica, si può puntare alla verità ed educare alla vera saggezza. 

È anche il messaggio più profondo che questo libro vuole indirizzare a quanti dell’istruzione intendono farne palestra di educazione. Occorre, quindi, dare maggior visibilità a queste “buone pratiche”, perché - riconosciamolo - sulla scuola incombe un pessimismo diffuso. Abbiamo difficoltà ad assumerci le nostre responsabilità di adulti. Il merito di questo libro è di aver messo in evidenza la passione e la dedizione, la creatività e l’incessante arte di ricominciare che animano ancora tanti educatori, non semplici competenze da trasmettere e da esercitare, ma fulcro di vita da cui immaginare strade nuove per l’educazione.

[1] J. Delors (a cura di),  Nell'educazione: un tesoro ( rapporto  della Commissione Internazionale all'UNESCO sull'Educazione per il XXI secolo), Armando, Roma 1997.


Pubblicato da  Annamaria Gatti  

gatti54@yahoo.it

 

 


domenica 6 ottobre 2024

Convegno nazionale dispersione scolastica: intervento conclusivo del Prof. Michele De Beni.


Il maestro Alberto Manzi, una storia speciale di buone pratiche, una eccellenza

5 ottobre: Giornata dell'insegnante 

Una delle professioni più penalizzata fra tante. Eppure quella  che costruisce la qualità una società. L'interesse che si muove attorno ai bambini e all'educazione  dà la dimensione della saggezza di una società e il valore della sua cultura: la nostra società misura se stessa investendo in altro. E' l'ora della massima lucidità e tenacia per veder riconosciuto l'insegnamento per quel che è "UN MAESTRO VALE UN REGNO" ci viene ricordato...

Pubblico, con il suo consenso, l'intervento conclusivo del prof. De Beni al Convegno Nazionale: dispersione scolastica. Dai dati alle buone pratiche, 3 ottobre,  Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato(vedi post precedente), ricco di convergenze trasversali e di proposte di chiare scelte valoriali e  politiche per la scuola

Ogni fine è un inizio

Alla conclusione di questo incontro rilanciare qualche spunto unitario non è facile. Ma, come affermava Hanna Arendt, “siamo nati per incominciare”. Ogni fine è anche un inizio! Da qui la coscienza che non si cammina bene se non si cammina insieme: come l’etologia insegna, sopravvivono e si sviluppano le specie che sanno collaborare.

C’è un principio d’unità che lega scuola e società, istruzione ed educazione, studenti-insegnanti-genitori; e non può esser tradito da noi adulti per primi. Ciascuno, persona, associazione, partito o movimento, e noi insieme siamo segni che tracciano un cammino. Perché, come ci ricorda il fisico Federico Faggin, “noi tutti siamo parte dell’Uno”. Per questo, vogliamo qui credere che non saremo noi a dichiaraci guerra; e non sarà la scuola tema di scontro, anche se una grande scossa va data, perché la scuola è volàno primario di cultura e ascensione sociale.

Certo, il rischio “dispersione” è maggiore e drammatico in certe aree più deboli della società, ma sono intere generazione giovanili che stiamo perdendo. Per questo, non possiamo esser altrove, assorbiti da burocrazie e particolarismi, ma affrontare con maggior determinazione e mezzi le problematicità che i tanti “in trincea” curano: ferite, povertà, abbandoni, ansie e sfiducia che attraversano la scuola e il mondo giovanile.

 Capitale umano, chi lo alimenta?

Siamo tutti convinti che non c’è cultura senza formazione e scuola: non c’è futuro! È per questo che all’educazione dobbiamo offrire senza alcuna riserva il primo posto che le appartiene di diritto, “anche quando si tratta di effettuare scelte tra altri pur urgenti problemi, come quelli politici, economico-finanziarie”. Non sono parole mie, ma di Jacques Delors. È la strada tracciata lungo la storia dai grandi maestri. E l’incontro con un maestro vero può davvero cambiare la vita. Perchè “l’io nasce da un incontro” e “un maestro vale un regno”. L’incontro con uno sguardo che oggi i giovani cercano, ma non trovano.

Se siamo quello che siamo, con i valori in cui crediamo, è perché c’è chi ha testimoniato con coraggio prima di noi vie di nuova umanità: Socrate, Gesù, Comenio, Giovanni Bosco, John Dewej, Maria Montessori, Lorenzo Milani, Bruno Ciari, Danilo Dolci, Luigi Giussani, Mario Lodi, Chiara Lubich...e tantissimi altri che hanno creduto e oggi credono nell’educazione. Coerenza tra pensiero e azione, tra parola e vita. Una lezione urgente oggi per una società adulta “altrove”. Sì, indichiamo con forza la priorità delle priorità: cercansi maestri. 

Da dove ripartire?

Come si è detto -e sembrerebbe ovvio- se un vero maestro vale un regno bisognerà ben preparare i maestri, una sfida da non improvvisare. Non ci siamo mai chiesti quanto pesa una bassa qualità dell’istruzione sul fenomeno della dispersione e della povertà educativa? Certo, non la sola causa, ma è da qui che si dovrebbe “mordere” di più il problema.

In particolare, la rifondazione:

-della centralità della funzione-docente, della qualità dell’insegnamento e della dirigenza ai suoi vari livelli

-del diritto-dovere degli studenti ad essere costruttori d’apprendimento, che è intrinsecamente legato alla qualità delle relazioni educative e dell’insegnamento.

-del ruolo co-partecipe della comunità  e delle famiglie, sostenute a livello sociale nella loro funzione educativa e, pur nella distinzione di ruoli, nel dialogo con la scuola.

 

Ben consapevoli che non si può metter mano a un singolo pezzo di questo aggrovigliato puzzle e che c'è quasi un sistema che va riformato, proporrei due strategici punti di riflessione, partendo da una premessa: uscire dalla perenne logica chirurgica d’emergenza. Urgente è tutto, ma oggi c’è bisogno di metter mano a un ben delineato Quadro di sistema, non solo con gli specialisti, ma con la società civile.

Come punti nodali prioritari:

-superamento della logica di precariato, rifondazione della formazione iniziale e di reclutamento del personale docente e dirigente (percorsi teorico-pratici, dove il pratico non è relegato o subalterno al teorico)

- formazione continua degli insegnanti e verifica degli effetti sulla prassi educativo-didattica e di sistema (è un tema centrale dell’agenda politica di questi mesi, ma con molte questioni aperte sulle quali occorre maggiormente coinvolgere l’associazionismo professionale, chi opera nelle scuole e nelle università).

-garanzia di confronto interno-esterno della qualità dell’istruzione (forme partecipative, non verticistiche, ben ponderate e comparabili che mentre tutelano la libertà d’insegnamento garantiscano la qualità dell’apprendimento e della valutazione degli studenti).

Un punto focale

Centralità della figura e del ruolo dell’insegnante, quindi. Da troppo tempo la passione, la dignità stessa dell’istruire e dell’educare sono state mortificate. Da qui un grande bisogno di valorizzazione della professionalità degli insegnanti, a cui dovrebbe corrispondere un adeguato riconoscimento economico e sociale, anche se consapevoli che un cambiamento chiede altri importanti investimenti di sviluppo delle professionalità.

Alla fine di questo dialogo mi sembra che le domande da cui dovremmo ripartire insieme: “Perché insegno?”, “Perché faccio politica?”, “Perché vado a scuola?”, “Perché educo?”. In un recente libro è riportata una disarmante quanto coraggiosa risposta di un insegnante a questa domanda: “Perché insegno? Perché ci credo”. Pur nei differenti ruoli politici e associativi, facciamo tra noi un patto: che la scuola e gli insegnanti, le famiglie, i dirigenti, possano esser messi nella miglior condizione di poter credere ancora all’educazione.

sabato 31 agosto 2024

Bambini e bambine in una prima classe speciale?

 

Da decenni mi occupo di prevenzione, benessere scolastico e in particolare di inclusione. Come insegnante e psicologa ho lavorato per aggiornarmi continuamente e formare docenti, in collaborazione con validi colleghi e dirigenti. 

Dagli anni settanta ho vissuto i cambiamenti e l'evoluzione  della società e della scuola, visti i bisogni emergenti e le  attuazioni di pensiero, di cultura, di pedagogia e di didattica. 
Con tanti colleghi ho condiviso i disagi e le difficoltà dell'insegnamento, ma abbiamo sempre insieme lavorato, studiato i maestri pionieri della buona scuola e della psicopedagogia e verificato quanto sia vincente scegliere bene e lasciarsi conquistare dalla meraviglia quotidiana di bambini e bambine pronti a fiorire e desiderosi di contare per quegli adulti che hanno scelto questa professione.

Sapere che nella bellissima città di Bolzano qualcuno possa aver pensato di creare una classe prima per bambini di famiglie migranti e bambini italiani che non conoscono la lingua tedesca, mi stupisce e mi delude. Le informazioni in merito sono poche, si comprende che si voglia garantire ai bambini di lingua tedesca una migliore possibilità di apprendimento avanzato, senza attendere chi sta imparando il tedesco, che necessita evidentemente di momenti specifici di apprendimento. E cosa si fa per gli altri? Sono stati precedentemente valutati? La classe speciale è proprio l'unico strumento applicabile penalizzando per tutti, di lingua madre tedesca o no,  altri aspetti educativi? 
Esistono studi linguistici in proposito che vale la pena conoscere ed applicare per non temere di abbassare il livello di apprendimento. Esistono inoltre anche scuole che promuovono curricoli ad hoc senza incorrere in formazioni di classi speciali, che tra l'altro non sono ammesse da disposizioni ministeriali (L.118/1971 e L.517/1977), nel rispetto dell'articolo 34 della Costituzione.

Ho fiducia negli insegnanti appassionati della professione e nei dirigenti preparati e autorevoli. E' vero, oggi capitare in una buona scuola è una fortuna, purtroppo. Molto c'è da fare per garantire a tutti i bambini una felice esperienza scolastica. Ma occorre anche segnalare quante buone prassi vengono attuate da insegnanti preparati, responsabili e sensibili.

Sono certa che nell'istituto di Bolzano il collegio docenti abbia formulato una collaudata offerta formativa per tutti e in un'ottica inclusiva e di warm cognition, sapendo appunto che per ben imparare occorre un clima caldo e accogliente, occorre presentarsi ed essere alleati dei bambini e delle bambine a loro affidati per poter far sbocciare i loro talenti e promuovere il loro benessere. Tutti insieme. Utilizzando le buone pratiche ormai diffuse e conosciute. 

Certo le classi separate/speciali non hanno mai aiutato il benessere di tutti, rischiano di  creare  distanza e opposizioni, sono foriere di disagio per entrambi i casi. Ma questo dipende dai docenti e dai dirigenti. Una scelta di questo genere crea confusione e ansia e pare non tener conto dei principi pedagogici e psicologici che dovrebbero aiutare una effettiva crescita intellettuale e socioaffettiva di ogni bambino a scuola. 

Ma soprattutto contrasta con la mente e il cuore delle bambine e dei bambini che si stanno preparando alla prima classe, un momento magico che ha bisogno di accoglienza, di benevolenza, di sentire alleati e vicini i propri insegnanti e i compagni, senza distinzioni così come quelli appena lasciati al Kindergarten (molti di loro forse hanno frequentato una scuola dell'infanzia di lingua tedesca)  o alla scuola dell'infanzia.
 
E' faticoso insegnare in una classe con diversi livelli di apprendimento e quindi diversi bisogni, magari speciali? Sì, decisamente...  ma tutte le classi sono così esigenti. Vince chi (dirigenti, insegnanti, famiglie e istituzioni, amministrazioni e media) crea un solido rapporto di alleanza per gestire la complessità. E' un impegno forte, ma si può costruire così un mondo scolastico sereno e ricco, valorizzando le diversità e mettendo in circolazione semi di solidarietà e di pace, di cui abbiamo tanto bisogno. 

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

lunedì 25 marzo 2024

Perchè insegno? Perchè ci credo. Prossima pubblicazione



Un nuovo libro, edito da Citta' Nuova, per entusiasmare:  un buon insegnante fa davvero la differenza!
Intorno alle testimonianze appassionate dei Global Teacher Prize italiani  si snoda un esame dei bisogni reali dei nostri bambini e dei giovani e delle potenzialità  che hanno i docenti di essere protagonisti di un grande cambiamento fatto di scelte che mettono al centro lo studente, l'alunno. (E ringrazio per essere stata invitata a partecipare a questo progetto editoriale con il mio piccolo contributo)  
Grazie al prof.  Michele De Beni, in collaborazione con il prof. Claudio Girelli, il libro di prossima uscita è uno straordinario strumento per gli insegnanti e non solo.
Al prossimo aggiornamento!

 pubblicato da Annamaria Gatti 

lunedì 11 settembre 2023

BUONA SCUOLA, PROF!

 

11 SETTEMBRE 2023 di Redazioneweb

FONTE: CITTA’ NUOVA

La lettera di Mariano Iavarone, genitore e formatore, ai professori (e agli studenti) all'inizio del nuovo anno scolastico.

“Nel silenzio di questa notte che chiude per sempre l’estate dei nostri bambini e ragazzi, mi sento vicino a chi ricomincerà il compito più delicato e più importante del mondo: l’insegnante.

Denigrato, umiliato, vessato, svalutato… è il lavoro impossibile di chi avrà in custodia, per i prossimi nove mesi, le menti i cuori e i corpi dei nostri figli. Mi vengono i brividi pensando a tale missione.

In una società tecnocratica in cui tutto pare essere prodotto di consumo, occuparsi di educazione è un gesto fortemente controcorrente. Allora forza, insegnante! Tieni alta la tua motivazione educativa. Insegnare è facile, educare è un’altra cosa…

Vivrai gomito a gomito con quel bambino che ti guarda spaurito, accoglilo con un sorriso: lo sai, nulla si ottiene sul piano cognitivo se non ti curi prima delle sue emozioni.Avrai a che fare con quella ragazza ribelle che ti sfida: accogli il duello e sii affascinante, al punto da incuriosire e da farti seguire. Con la forza non otterresti nulla.

Soffrirai per quell’adolescente inquieto e spavaldo che vorresti cacciare fuori dall’aula: desisti, non permettere che accumuli un altro rifiuto. Incontrerai chi ha meno competenze a causa di difficoltà fisiche o mentali: tira fuori un surplus di fantasia per costruirgli intorno un ambiente più rassicurante e a sua misura.

Lo so che sarà difficile tenere testa a tutti; perciò, quando non riesci, chiedi aiuto oppure formati ancora, perché il mondo corre veloce e mai nessuno può dirsi competente una volta per tutte. Formarsi significa “prendere forma” e la forma da prendere è quella dei tuoi alunni, affinché loro possano entrare in te e tu in loro.

Hai in mano vasi di cristallo: rispettali, amali, ammirali, in ogni bambino c’è un modo da incontrare, e ci sono ombre da illuminare. Anche io ti affiderò i miei figli e sappi che sorveglierò… ah, sì che lo farò! Mi aspetto da te il meglio poiché ti affido il meglio.

Tollererò di certo i tuoi immancabili errori e ti loderò per ogni piccolissima conquista. Sarò invece spietato per ogni tuo atteggiamento di potere, di umiliazione, di violenza: non sei autorizzato a buttare sui miei figli e su nessun ragazzo e ragazza le tue frustrazioni. Se non ce la fai fermati, prenditi una pausa. Se serve, curati. Se vuoi chiedimi aiuto, proviamo ad allearci: escludermi sarebbe un atto di superbia.

Tutto ciò ha senso solo se ti è chiaro che non sei un impiegato: sei un E D U C A T O R E ! Sarà una notte di sogni e di speranza per te e per ogni bambino, o forse di incubi e di paure.Facciamo che , prima di entrare in aula, ti fermerai a pensare che cosa avresti voluto dal tuo insegnante quando eri tu l’alunno. E poi fatti e fai un sorriso sincero ad ogni bambina e ragazza, ad ogni stella che ti è affidata.

Ecco: se saprai sorriderti amando il tuo lavoro, sarai un piacere per i tuoi ragazzi ed un riscatto per te stesso. Ora dormi, tra qualche ora sarai al centro della storia. Buon anno a te e ad ogni figlio!”.

 

di Mariano Iavarone

martedì 9 maggio 2023

Una guida didattica: Sostegno in pratica

 

SOSTEGNO IN PRATICA

di Annamaria Giarolo
ed. Erickson
Guide didattiche

Recensione di Annamaria Gatti

"Casi, strategie e strumenti normativi per una didattica efficace e inclusiva" Anche il sottotitolo è già ricco di rimandi operativi e la guida si presenta infatti come un accompagnamento nella pratica quotidiana, sostenuta da alti valori pedagogici ed educativi. 

Annamaria Giarolo si cala nella realtà scolastica con stile e con una solida preparazione, acquisita non solo da studio continuo e attento, ma soprattutto dalla pratica, appunto, sperimentata come insegnante, docente di sostegno e pedagogista con ruoli di referente di istituto e di formatrice. 

Anche questo volume, come il precedente "Io amo la scuola" di cui è coautrice per le edizioni la meridiana, è strumento operativo, che si presenta molto articolato e vasto nella proposta, rivolta agli insegnanti di sostegno, ma anche a tutti i docenti, che condividono con loro la responsabilità del clima di classe e degli interventi didattici e pedagogici, in ottica collaborativa e inclusiva. 

La struttura voluta per questo lavoro infatti presenta,  temi e argomenti, a cui sono dedicati per ogni capitolo tre sezioni: la storia, l'approfondimento e la parola agli insegnanti di sostegno... Queste sezioni poi sono arricchite da indicazioni, esperienze, strumenti e riferimenti normativi atti a comprendere le problematicità e a supportare le prassi scolastiche,  calandole nella quotidianità anche con tabelle, griglie, schemi di lavoro, suggerimenti innovativi. Insomma,  uno strumento davvero prezioso, da spendere subito e da sperimentare. 

Non solo un volume specifico per comprendere l'attività di sostegno, così preziosa se ben esercitata, ma credo possa essere una valida occasione per avere un quadro ampio e autorevole sulle pratiche inclusive, che sono  trasversali e permeano tutta la vita scolastica e dei suoi agenti,  dove se si trova a suo agio l'alunno con bisogni speciali, allora si trovano bene proprio tutti. 

Un volume da consigliare anche a dirigenti e a studenti universitari che si preparano alla professione alta dell'insegnamento.

venerdì 21 aprile 2023

Una domanda inquietante. Quando la scuola fa soffrire

 



Perchè ci mandate insegnanti che non ci vogliono bene?

Un incontro con studenti di secondaria superiore. Dopo aver condiviso i punti critici del disagio scolastico, una ragazza con voce sospesa chiede alla relatrice: 

"Perchè ci mandate insegnanti che non ci vogliono bene?"

Ecco, perchè? 

Ora qualche parola per spezzare il ghiaccio intorno a questa terribile  domanda:  formazione, scelta, esami di reclutamento, sistema  scolastico, supporto docente... 

Eppure ci sono molti insegnanti capaci di voler bene al loro compito sociale, educativo e culturale e che fanno con passione e abnegazione il loro dovere e di più. 

Ma rimbomba ancora la domanda categorica, sommessa e tragica. Perchè ci mandate insegnanti che non ci vogliono bene?

Pubblicato da Annamaria Gatti

domenica 12 settembre 2021

Ritorno a scuola. Siate alleati di scolari e studenti.

Messaggio agli insegnanti: amiamo la scuola! In Alto Adige  hanno già ripreso da una settimana, la maggioranza riprende domani. Dispieghiamo le vele allora! 



Cari insegnanti a voi il mio sorriso commosso e un abbraccio forte. 

Questa ripresa scolastica è una vittoria per noi e per loro, i bambini e i ragazzi. 

Abbiamo combattuto e hanno sofferto tanto anche loro.

Accogliamoli con uno sguardo complice ed empatico.

Siamo loro alleati, in questi due anni hanno provato il buio. Talvolta hanno pianto e  spesso non abbiamo potuto capirne le ragioni, ci sono sfuggiti dietro una mascherina o uno schermo. Comunque hanno combattuto la loro battaglia, come hanno potuto.  Siamo per loro forti, guide tenaci, non dimentichiamo che a volte anche i genitori potrebbero aver ceduto allo sconforto delle difficoltà e contano sulla nostra alleanza.

Ora tocca a noi, e con orgoglio e forza e anticipo a tutti gli insegnanti  un GRAZIE per la massima cura di ogni bambino e di ogni ragazzo. 

GRAZIE per ogni sorriso.

GRAZIE per ogni sguardo intenso e interessato.

GRAZIE per ogni autorevole intervento teso a sostenere, correggere, aiutare.

GRAZIE per ogni volta che vi porrete in atteggiamento di  ascolto, per capire e dialogare.

GRAZIE per ogni sforzo a trovare strade di accoglienza e di condivisione.

GRAZIE per ogni studio tenace con l'obiettivo grande di offrire il meglio di voi stessi e dell'atto educativo.

GRAZIE per l'attesa fiduciosa che ciascuno fiorisca.

GRAZIE per considerare i loro e i vostri errori una bella opportunità di crescere, costruire camminare insieme.

La scuola... ad amarla non si perde mai. 



Pubblicato da Annamaria Gatti

foto: leganavalecirceo.it L'Amerigo Vespucci

gatti54@yahoo.it

lunedì 4 gennaio 2021

"I bambini sono sempre gli ultimi. Come le istituzioni si stanno dimenticando del nostro futuro"




Da più parti si denuncia e si chiede di correre ai ripari, infanzia e giovani al centro!!! ma l'interesse economico spalma la sua indegna prassi su tutto e i bambini non sembrano essere al centro neppure delle decisioni di questi tempi difficili.

Il titolo  riprende il recente lavoro di Daniele Novara, che prende in esame una serie di problematiche che stanno a cuore agli addetti ai lavori e quindi anche  ad amministratori lungimiranti e onesti, anche dal punto di vista intellettuale.

E Novara si addentra in questi problemi desolanti e desolato, ma deciso,  alla scoperta di superficialità, inadeguatezze, ignoranze,  ingiustizie di tale gravità ignorate volutamente da molti, non da chi ci lavora sul serio, nel mondo della scuola e dei servizi per l'infanzia e che ci soffre.

Daniele Novara (https://cppp.it/chi-siamo/dettaglio/staff-CPP/daniele-novara) conclude il manuale con 9 proposte. Chiare, documentate, possibili, sperimentate. Solo occorrerebbe il coraggio di fare le scelte giuste. 

Vi sono esempi virtuosi, ma in fatto di educazione non è possibile parlare di esempi virtuosi, dovrebbe essere la normale pratica socioeducativa di quel territorio, un' alleanza con tutte le agenzie che, anzichè preoccuparsi di costruire rotatorie e centri commerciali, lavorino per i bambini e i ragazzi.

Ecco in sintesi l'elenco delle proposte:

  • CREARE UN  PRESIDIO PEDAGOGICO IN OGNI ISTITUTO SCOLASTICO, una vera risorsa che porterebbe notevoli vantaggi soprattutto in termini di prevenzione.

  • GARANTIRE ALLE MAMME CHE HANNO AVUTO UN PARTO CRITICO FORME DI SOSTEGNO PSICOLOGICO E DI ASSISTENZA, l'importanza della vicinanza e del supporto alle madri è noto e consigliato in tutte le società e le culture: cosa aspettiamo a incentivare e a mettere in pratica buone prassi? 


  • RENDERE L'ADOZIONE DEI BAMBINI SIA NAZIONALE CHE INTERNAZIONALE PIU' SEMPLICE, per  questo passo rimandiamo a numerose esperienze italiane e aggiungerei... valorizziamo le buone esperienze italiane di affido. 

  • METTERE A DISPOSIZIONE DEI GENITORI UN BONUS PEDAGOGICO, una risorsa complessa che porterebbe risultati di benessere psicologico e fisico nel territorio con ricadute sui servizi  territoriali e locali di grande efficacia

  • SOSTENERE ECONOMICAMENTE I GENITORI E LE FAMIGLIE CHE METTONO AL MONDO FIGLI, un coraggioso passo che risponde agli allarmi di anni ormai sulla nostra situazione demografica: cosa si aspetta a essere lungimiranti, anzi ormai saggi gestori del bene pubblico?

  • RENDERE NIDI E SCUOLE DELL'INFANZIA GRATUITI, il minimo che si possa fare. Con ricadute di grande impatto positivo. Basterebbe imparare dalle esperienze di alcune realtà autonome.

  • RENDERE LA SCUOLA DELL'INFANZIA OBBLIGATORIA, come si comprende bene, oltre che dalle concertazioni fra pediatri e servizi all'infanzia da 0 a 3 anni, la prevenzione passa anche attraverso questo obbligo.

  • SOSTENERE LA PROFESSIONALITA' DEGLI INSEGNANTI, trasecola Novara nel constatare gli stipendi ridicoli di educatori e docenti e la destinazione di risorse alla preparazione e all'aggiornamento. Nessuno pare interessarsi a queste forme di segnali svalorizzanti, salvo poi a constatare le immense risorse messe in campo volontariamente., ma così si discriminano i  bambini e le loro famiglie.

  • DESTINARE SPAZI CITTADINI A BAMBINI E RAGAZZI: avere come prima cura il benessere fisico e psichico del bambino raramente  sta nei primi punti programmatici dei politici. Gravi mancanze che denunciamo.

Poche cose che rientrano a volte in  progetti elettorali e che devono trovare il coraggio di diventare realtà. Per amore del futuro e  dei bambini. 

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da: Il resto del Carlino