Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 27 giugno 2011

La mia famiglia è così bella quando sorride!



25-06-2011 di Redazione e-web
Fonte: Città Nuova


«Ride bene chi ride con amore, rispetto e intelligenza», per l'autrice di Ridere in famiglia, Elena Granata. Sei semplici "regole" per vivere bene anche la parte umoristica in noi


Ridere in famiglia
Ridere fa bene e ce lo ricordano spesso anche gli psicologi. Ridere di gusto sì, ma è necessario anche "ridere con il giusto gusto" per non cadere nella banalità. Ce lo ricorda attraverso sei semplici post Elena Granata, l'autrice di Ridere in famiglia, il nuovo libretto della collana Passaparola di Città Nuova editrice.
«1. Ridere sempre all’inizio e alla fine di ogni giornata. Sarà un modo per ricordare a noi e agli altri che ogni giorno è nuovo e al tramonto del sole un modo per lasciare alle spalle fatiche e risentimenti.
2. Sorridere della vita e di se stessi. Guardare la vita con umorismo è un modo per osservare il lato inedito delle cose, per relativizzare noi stessi e i nostri difetti, per guardare gli altri con più benevolenza.
3. L’umorismo rinforza i legami tra le persone. Dunque usiamolo con intelligenza con le persone che amiamo. E anche con quelle che incontriamo per caso lungo il nostro cammino.
4. Lasciare che i nostri figli ridano con noi e di noi. Non perdiamo l’occasione di lasciarci guardare con occhi scanzonati dai nostri bambini, ci aiuterà a smussare i nostri difetti, a mantenerci giovani, a farli crescere senza autoritarismi e falsi pudori.
5. Ride bene, chi ride con gli altri. Ridere con gli amici può essere un’esperienza appagante e rigenerante, nella quale ricuperare una dimensione giocosa e gioiosa della vita.
6. L’umorismo è una strada per cambiare le cose. Con una battuta ironica intelligente possiamo rovesciare le sorti di una situazione problematica, smascherare una prepotenza, dire quello che nessuno osa dire.È una forma di coraggio di cui il mondo ha bisogno ».


venerdì 24 giugno 2011

Dove non c'è umorismo non c'è umanità (Eugène Ionesco)


Dal libro di Elena Granata:
"Quando ero piccola ero molto alta" Maria.
"Ero un bambino prodigio. Impiegavo sempre meno di sei mesi per fare un puzzle, anche se sulla scatola c'era scritto: dai 2 ai 5 anni". Claudio Bisio
"Non ho parlato con mia suocera per diciotto mesi. Non volevo interromperla" ...

Non ho molte speranze: un dato della ricerca di Donata Francescato "Ridere è una cosa seria", riportato da Elena (che deve essere una persona gradevolissima, davvero!) mi aggiorna che "ridere sembra apprezzato dalle nuove generazioni di genitori. I genitori dai 30 ai 44 anni si sforzano di essere divertenti e pensano di essere considerati tali dai loro figli in misura molto maggiore dei genitori con più di 45 anni. Coloro che dichiarano di ridere molto in famiglia sostengono anche di avere con i loro figli rapporti più soddisfacenti di coloro che invece ridono poco."
Io non rientro in quel felice intervallo di età e, poichè, oltre che madre, sono nonna di un tipetto di tre anni, capace di notevole innato umorismo, credo che frequenterò un corso accelerato per mettermi al passo con i tempi!
Al prossimo post!

Pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it

foto di Giovanni

giovedì 23 giugno 2011

Un post speciale: ridere insieme

Ho sempre pensato che sapere ridere insieme ci avrebbe fatto bene.

Ora avrei piacere che questa considerazione fosse condivisa in questa nuova etichetta dei post di questo blog: ridere in famiglia.
Ha il titolo del libretto di Elena Granata, che mi è appena arrivato con l'ultimo numero di "Città Nuova" e che leggerò questo pomeriggio, anche se l'ho già sfogliato a dovere.
Lo aspettavo perchè ci credo! per me saper sorridere e saper condividere il divertimento, il senso umoristico, che nei bambini è vivacissimo, è fonte di salute fisica e psichica.
Non lo dico certo io...
Occhi attenti hanno saputo percepire il sorriso e poi la risata dei loro bambini al primo apparire. In famiglia sapere sorridere e ridere, che non è ridere a vuoto, cinicamente o scioccamente!!! salva il clima e spesso... i matrimoni.
Allora, avanti con la scoperta, magari cominciando dal libretto: e se lo facessimo insieme qualche passo?
E se ci scrivessimo, in una sorta di catena vacanziera, le occasioni in cui abbiamo goduto tanto tanto di ridere insieme a bambini, famiglia, amici...colleghi...
A risentirci!
pubblicato da Annamaria
disegno di Gloria

lunedì 20 giugno 2011

I bambini e l'Altro


Papa Benedetto ha parlato dei bambini e ha raccomandato con passione che si racconti a loro di Dio.
Sembra così strano sentire un invito così preciso e vero, quanto elevato, in un mondo preso dall'affabulazione quotidiana del nulla o del poco.

Eppure nessuno come i bambini sono così vicini a questo pianeta: l'Infinito è loro prossimo e leggibile, tangibile direi.


"Guarda quante stelle stasera! E una di loro è il nonno che è andato in cielo".

"Sììì! Nonno Anselmo è là con Gesù e ci guarda e dice: loro mi salutano. E lui parla anche se io non lo sento però c'è, guarda bene, perchè quando si muore si va nel cielo con Gesù, io lo so!"

E sgambetta allegro accanto a me, che tardo a proseguire, come per fermare l'attimo.

Sarà il cielo cobalto di questo inizio d' estate, sarà la vocetta assorta e convinta di questo bimbo di tre anni che fa stupire il pensiero e sento scendere questa serata come profumo e unguento a sanare ferite aperte e profonde.
E' vero: parliamo ai bambini di Dio!
Poi sarà troppo tardi, e si saranno persi l'incanto del cuore, il pertugio della speranza.
Sono pronti loro, i bambini, ad ascoltare e a parlare di Dio.
Senza la benchè minima fatica, percepiscono all'istante la verità cosmica della vita di questi piccoli uomini, specchiata in un Padre.
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto: marcheventi

sabato 18 giugno 2011

Educazione sessuale 3




L'educazione del giorno prima.

da "La risposta? L'educazione del giorno prima" di Luigi Ballerini Avvenire 16 giugno 2011



"....
Dati ed analisi recenti sono inoltre concordi nel documentare come l'accesso alla pornografia sia assai frequente e precoce, sin dall'età delle medie. (Ndr. e anche prima, dalla primaria) Non possiamo certo pensare che quest'altro fattore sia indifferente nella loro crescita e nei loro comportamenti.
...
E' di un corso di galateo che hanno bisogno i ragazzi, non di un'educazione sessuale che assai spesso si riduce alle istruzioni per l'uso. Per alcuni forse si tratterà della scoperta di modi di stare insieme all'insegna del rispetto.
...
Tutto accade il giorno prima: dipende da come penso me stesso e l'altro, da come rispetto e tratto il mio corpo senza esaltazioni parossistiche o umilianti denigrazioni, dipende da cosa permetto all'altro di fare di me.
Ma per questo non esistono pillole. Occorre un lavoro di civiltà e cultura.
A partire dagli adulti, che sono proprio i primi a zoppicare su certe questioni, salvo poi scandalizzarsi per la ripetizione che vedono nei più giovani dei loro stessi errori.
Adoperiamoci allora tutti per recuperare il concetto di rapporto, così come quello del vantaggio della differenza sessuale che distingue uomo e donna.
Da qui nascerà la possibilità di una piena soddisfazione, sempre libera e mai comandata. Rinnovabile a d ogni incontro che ci viene concesso fare e nelle molteplici forme che essa può assumere."

Pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Città Nuova

venerdì 17 giugno 2011

Blowin' in the wind: una canzone da ascoltare


Era il lontano 1969! Ero piccola anch'io!
Non servono traduzioni!


Joan Baez
racconta di sogni e realtà...

"...solo i nostri sogni e desideri cambiano il mondo..."
Karl Popper



http://www.youtube.com/watch?v=LZWgQp-HOLY


pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it

giovedì 16 giugno 2011

CARTONI ANIMATI O NO?

di Gabriele Amenta
Fonte: Città Nuova


I bambini sono grandi fruitori di cartoni animati in tv. Come educarli?


Famiglia davanti alla televisione











Chi ha famiglia e bambini piccoli lo sa.
Non c’è necessità di leggere questo articolo per sapere quante ore al giorno i nostri figli passano a vedere cartoni animati in tv.
E anche nelle rare uscite nelle sale cinematografiche i genitori sanno che sono costretti a sorbirsi sempre e solo pellicole di animazione.
In alcuni momenti monta dentro la stessa espressione irritata del detective Valiant in Chi ha incastrato Roger Rabbit? quando a denti stretti esclamava:
«Cartoni!», intendendo esprimere qualcosa di molto molesto. Altra grande problematica è la rappresentazione che si fa della famiglia all’interno dei cartoni. Basti pensare a Topolino dove sono presenti una moltitudine di zii, cugini, nipoti e nonni e raramente genitori. Una generazione senza radici.

Così inizia l'articolo di Gabriele Amenta. Ora che incomincia l'estate e le scuole chiudono e i bambini sono sempre più in balia di facili intrattenimenti, mi viene spontaneo un appello: cosa guardano i nostri bambini? E' proprio vero che possiamo metterli acriticamente davanti ad ogni "cartone" tanto è fatto per i bambini?
Help! meglio filtrare, filtrare con occhio attento e controcorrente! davvero i messaggi sono spesso ambigui e contorti! Meglio fare chiaezza su ciò che è vero e non è vero, buono e non buono! Coraggio genitori: si sa, la sfida educativa è un po' un' autoeducazione perenne.
E in questo sono solidale.

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto Città Nuova

sabato 11 giugno 2011

Educazione sessuale 2

Dieci prime (proprio le prime) riflessioni utili, riferite all'educazione alla sessualità:
  • ogni gesto è educativo nel bene e nel male
  • ogni parola pronunciata davanti ai figli educa (nel bene e ...)
  • ogni gesto di tenerezza fra i genitori conferma
  • ogni atto di disinteresse, di esclusione e disconferma... educa...(sigh)
  • ogni discriminazione agita verso i ruoli femminile e maschile...educa...(sigh) l'uomo e la donna di domani
  • ogni azione incoerente sfiducia e invalida l'autorevolezza
  • ogni "liquidità" dei comportamenti disorienta e crea ribellione
  • ogni confusione di ruoli distorce il patto educativo
  • ogni intransigenza indurisce l'anima e l'atto educativo
  • ogni conformismo, in nome di vaga modernità, rende il ragazzo insicuro e instabile
  • ogni mancanza di coraggio nell'atto educativo, ingenera opposizione fragilità
Ecco, però sono 11!

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it
striscia di Quino

giovedì 9 giugno 2011

Ultimo giorno di scuola?



Ultimo giorno di scuola:
  • per 700 bambini, di tutti i colori e tutti i sorrisi, che tutti in ordine sparso sono usciti dal cancello per l'ultima volta per questo anno scolastico...
  • Per Giovanni che ha trovato un aiuto per questa estate: come avrebbe fatto a ripassare la lingua italiana altrimenti? E' tornato rassicurato a casa.
  • Per Fatima, che ha frequentato la scuola dal 31 maggio dopo un'assenza così lunga e che si porta a casa il libro preferito, con il sorriso della maestra e dei compagni... arrivederci a settembre per ricominciare, ma intanto, giochiamo insieme!
  • Per Tommaso che ha solo sette anni e piange disperato perchè lui, che non voleva stare a scuola, ora non vuole che sia finita così in fretta, come farà a stare senza maestre e amici?
  • Per la maestra Giusy, che va a sposarsi lontano lontano, ma che ha promesso tornerà...
  • Per tutti quelli che c'erano e ci sono, per tutte le campanelle suonate e i bidelli pazienti, per tutti i compiti volati via, le note e gli encomi, per tutti i giorni e i mesi che si rincorrono e si richiamano sussurrando e schiamazzando, per tutti gli intervalli di sole e di pioggia e per tutti gli autori incontrati e gli spettacoli teatrali e le partite giocate e le canzoni risuonate, per le giornate nere o luminose, della lentezza, del ricordo e dell'Italia nostra...
E per voi, come è stato il vostro ultimo giorno di scuola?

Pubblicato da Annamaria
foto vitevini.blogspot.com


mercoledì 8 giugno 2011

VIVA LA TIMIDEZZA!


Angelo Petrosino scrive su "Popotus" Giornale dei bambini, interventi gradevolissimi e intelligenti.
Sono scritti col cuore di maestro, con la bella penna dello scrittore.


SIETE TIMIDI? NIENTE PAURA,
C’E’ BISOGNO DI VOI


Sono stato un bambino timido. Non mi piaceva alzare le mani e fare il “bullo”, adoravo in silenzio una compagna di classe, mi capitava di diventare rosso e di tremare quando il maestro mi interrogava. Ma non per questo mi sentivo un bambino malato che avesse bisogno di una pillola per guarire.Ero timido, ma ero anche un grande sognatore. E la mia vita interiore era infinitamente più ricca di quella dei miei compagni che invece di adoperare le parole si esprimevano con pugni e calci. Oggi penso che sono diventato scrittore “anche” grazie a quella timidezza. Riflettevo più degli altri e vedevo più chiaro e più lontano dei prepotenti. I timidi possono essere dei piacevoli compagni di strada. Non amano straparlare in pubblico, ma a tu per tu e nell’intimità di un dialogo, sanno manifestare tenerezza, calore, comprensione. Davvero non sappiamo cosa farcene di loro? Davvero in questo mondo bisogna saper sgomitare e urlare più forte degli altri. Sarebbe un bel guaio.Lo fanno già in tanti e ci assordano abbastanza. I bambini timidi che ho sempre avuto in classe erano in genere i miei alunni migliori. Erano i più sensibili, i più attenti, i più capaci di ascoltare. Poi la timidezza la perdevano, perché trovavano un adulto che sapeva ascoltarli a sua volta. Ma oggi sono pochi gli adulti capaci di ascoltare i bambini, perché il frastuono, gli impegni e la competizione li rendono distratti e indifferenti verso i più piccoli. E infine: il timido, a volte, è uno che sta bene con se stesso e che non ama farsi trascinare nella baraonda e nella confusione. Non ha forse il diritto di essere com’è? Perché deve sentirsi inadatto a vivere in una società che sembra non conoscere più il valore del silenzio e della discrezione? Timidi che leggete Popotus, ricordatevi che siete sani, sanissimi. Non siete voi ad aver bisogno di pillole. Sono gli altri ad aver bisogno di voi.

da POPOTUS inserto di Avvenire
pubblicato da Annamaria
foto: ilmiopsicologo.it

giovedì 2 giugno 2011

Ti ascolto attiva-mente 2


Ascolto attivo: storia di Giulio e di Serena
Giulio torna a casa da scuola. Una piega sulla bocca dopo 8 ore di scuola, davvero "a tempo pieno".
Mamma Serena lo guarda salire in auto e decide:
" Ti dispiace se facciamo due passi fino alla libreria del centro?"
Giulio sorride un pochino: niente domanda oggi?!! pensa sollevato.
Niente del genere: Comeèandataoggiascuola?Benevero?
Lui non sa che mamma ha appena finito un colloquio con la psicologa della scuola a cui ha chiesto qualche "dritta" per risolvere un problemino con Giulio: calo della motivazione e del rendimento, insicurezze varie, opposizioni, introversioni, strane per i suoi 10 anni.
Prima di entrare in libreria una sosta dal gelataio.
"Ti vedo un po' pensoso oggi" dice la mamma.
Silenzio.
Silenzio, rotto dallo scricchiolio del biscotto del cono gelato.
"Ora mi chiede come è andata la scuola oggi..." pensa Giulio.
Silenzio. I due sembrano concentrati sul gelato alla liquirizia e pistacchio, vera passione del ragazzino.
Giulio sbircia divertito la mamma. Mamma sorride complice, mentre pensa che è difficile non chiedere. Ma ha deciso di seguire fra le tante cose ì, il consiglio dell'"ascolto attivo"
Il figlio è soddisfatto.
"Buono!" sussurra e sorride a mamma Serena, che sente un nodo in gola.
Un po' di commozione: sente di aver in fondo ascoltato davvero il bisogno di Giulio di rilassarsi, di trovare in lei una complicità. Non ha seguito il cliché della madre efficiente.
Poi una capatina in libreria.
L'ultimo libro di Stilton è lì in vetrina. Altra passione di Giulio, che comincia ad animarsi.
"Mi pare che ti interessi quest'ultima uscita!"
Silenzio.
mamma Serena non ha fatto domande, ma ha sottolineato il sentimento, lo stato d'animo manifestato da Giulio con lo sguardo e la postura del corpo
Poi inaspettatamente: "Già, posso?"
"Direi di sì" annuisce mamma, "Ti vedo più sereno di prima".
"Beh..." spiega rompendo il silenzio Giulio e sbottando "oggi a mensa Paolo mi ha preso in giro e gli ho mollato un calcio, non si è fatto niente, ma so che non approvi e mi sono preso una nota".
"Ne parliamo quando vuoi stasera e vediamo come riparare la cosa e gestirla al meglio, per te e per lui, che dici?"
"Ok, grazie mamma."
Ascolto attivo, in quattro salti, ma spero di avere reso l'idea a Miriam. Alla prossima puntata!

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
ill. di Charles M. Schulz