Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.
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sabato 13 dicembre 2025

Lettera a Santa Lucia di un grande.

Santa Lucia soffrirà con noi tutti per quello che ci accade attorno. 
A lei chiediamo occhi per vedere, nel nostro quotidiano 
passi e semi di pace, cuori e mani operosi per crearla attorno a noi.

LETTERA A SANTA LUCIA DI UN ROMANTICO BUONISTA

Ho conosciuto indirettamente Gianluca John Passarelli  tramite David Conati scrittore, cantautore, attore, traduttore, molto musicista e molte altre cose che ne hanno fatto uno dei più amati incontri nelle scuole nazionali e nei teatri, soprattutto per la sua capacità di incontrare ragazzi e  adulti con  uno spiccato e gradevole spirito umoristico.

Gianluca Passarelli con altri artisti fa parte della fortunata Didattica Cabaret fondata da Conati, e si definisce disegnattore, illustratore, scarabocchiatore e simili, ma io ci vedo anche nei suoi contributi grafici di grande abilità, un poeta dall'animo bambino, dalle vivaci e profonde intuizioni e dal pensiero libero e retto. 

Dirà che è troppo. 

Riporto la sua bellissima lettera a Santa Lucia.

Cara Santa Lucia,

per quest'anno vorrei che la notte si accorciasse e che il tuo giorno fosse davvero l'annuncio della luce nuova del Santo Natale.

Mi piacerebbe tanto che tu illuminassi e riscaldassi le notti di chi non ha più luce nemmeno di giorno, tanto è oscurato il cielo dalle nubi della guerra e dell'odio.

Che portassi un sorriso a ogni bambino e un balocco che faccia ricordare a ogni padre l'età perduta dell'innocenza. E che ogni padre sciogliesse l'abbraccio gelido con cui stringe un mortaio o un fucile per ritrovare il tepore dell'abbraccio della famiglia.

Poi, se ti avanzasse un po' di magia, mi piacerebbe che tu puntassi la tua luce sulle menti ottenebrate di chi, anziché guidarci su sentieri di pace, ci sta spingendo sempre più verso il baratro della più terribile fra le guerre, che siano essi buoni o cattivi.

Infine, te ne prego, riporta tolleranza, rispetto e ragione nelle nostre teste. Insegnaci nuovamente a rispettare i pareri altrui, a leggere e comprendere le storie degli altri e, infine, ad abbandonare il pregiudizio, il tifo sordo e le cieche professioni di fede.

P.S. Se ti avanzasse un pezzo di torrone morbido e un gianduiotto, gradirei moltissimo.


Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

foto e testo da FB


sabato 19 aprile 2025

Resurrezione: i bambini ci guardano.

 


Non è facile parlare ai bambini della Resurrezione e della luce, quando attorno tutto sembra negare questa verità nascondendola e imbrattandola di violenza, dispregio della vita, anche quella bambina. 

L'orrore e il male aleggiano sui nostri giorni con la pesantezza della ignavia di chi dovrebbe promuovere pace e progresso e il nostro senso di impotenza.Eppure in tanti si muovono, per testimoniare la pace, creando luoghi e occasioni di incontro, di protesta pacifica, di partecipazione attiva per di i no giusti e denunciare ciò che distrugge la vita, la Terra.

E chi non può partecipare sa che  non si può cedere a questa paura e a questa rabbia incalzante.  

Siamo invitati, là dove la vita ci ha messo, a vivere la speranza, che va oltre, che non segna confini, muri o baratri, ma invita a volare sopra la disperazione, facendo ogni giorno la nostra (magari) piccola parte. 

Dare segnali di rispetto, di compassione e di condivisione in ogni momento della giornata fa la differenza. Anche in famiglia, anche a scuola, ovunque loro, i bambini ci guardino perchè facciano esperienza di quell'amore che è più forte di tutto.

Auguro che i bambini scoprano e sentano loro il gesto di quelle braccia di Gesù, stese sulla Croce: 

                                               TI VOGLIO UN BENE GRANDE COSI', 

                                                         dice Gesù a ciascuno.

Raccontiamo loro, senza timore, di  quel gesto di amore infinito. 

PASQUA SANTA 

Una luce illuminò 

il cammino degli uomini 

e li costrinse a sperare 

oltre ogni limite umano. 

Il Risorto, il Figlio di Dio, 

continua a dare la sua vita 

per ciascuno di noi. (A.G.)

pubblicato da Annamaria Gatti

ill. da Riviera24.it

lunedì 14 ottobre 2024

Benvenuta al mondo: ti regalo un melograno!

 


Cosa spinge a regalare un melograno a una bimba appena nata 
nel giorno di Santo Francesco?
E da un luogo così lontano...
Certamente gratitudine e stupore per la vita, 
che rinnova la sua promessa.
Speranza, che  questo albero amatissimo 
doni i suoi frutti di rubino 
e allieti la Terra e questa bimba così amata.
Per ricordarle che in lei, come in questo giovane fusticello,
sono già contemplati tutti i doni che verranno,
tutte le stagioni e le dolcezze 
che illumineranno i sensi e i pensieri e i battiti del cuore. 
Benvenuta al mondo: abbi cura di te e del piccolo melograno.

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto di F.






lunedì 23 settembre 2024

Pellai e Novara: perchè proporre lo smartphone a tempo debito, poche ma chiare informazioni e raccolta di firme per una petizione


Ormai la petizione per chiedere lo STOP a smartphon e social sotto i 14 e 16 anni si sta diffondendo con autorevoli firme e autorevoli interventi che chiedono di affiancare al "divieto"  interventi informativi ed educativi, che voglionoimprontati alle giuste  responsabilità da parte delle famiglie. 

https://www.change.org/p/stop-smartphone-e-social-sotto-i-16-e-14-anni-ogni-tecnologia-ha-il-suo-giusto-tempo

Ecco perchè segnalo questo momento che vede due illustri e conosciuti esperti, Pellai e Novara, apportare il loro contributo al dibattito. 

Una opportunità per capire ma anche per poterne parlare con i figli.

https://www.youtube.com/live/P2n6bTcR6mA


Pubblicato da Annamaria Gatti

Foto da : Il bambino naturale

sabato 13 luglio 2024

La ninna nanna de la guerra. Trilussa 1914



Venti di guerra, corsa agli armamenti. In questo articolo L’Italia dopo il vertice Nato di Washington

https://www.cittanuova.it/litalia-dopo-il-vertice-nato-di-washington/?ms=006&se=018&fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR3ANMNeEc_bJpLwvThCBHH-kWPRru6nRhrFThDRby6vz_792eduOgXj9Os_aem_DmYFYjpcYWi669gak5Y2vA%E2%80%A6

Carlo Cefaloni descrive l'incontro NATO  a Washington e conclude: 

"Un cambiamento d’epoca che fa pensare se solo si fa memoria che quelle stesse mura del teatro di piazza Santa Chiara hanno visto nel 1919 la fondazione del Partito popolare di Sturzo, De Gasperi e molti altri, che, all’indomani della tragedia del primo conflitto mondiale, prevedeva tra i punti programmatici il disarmo universale."

E Trilussa scriveva la sua "La ninna nanna de la guerra..." Era il 1914. 

“Ninna nanna, nanna ninna,

er pupetto vò la zinna:

dormi, dormi, cocco bello,

sennò chiamo Farfarello

Farfarello e Gujermone

che se mette a pecorone,

Gujermone e Ceccopeppe

che se regge co le zeppe,

co le zeppe d'un impero

mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno

ché se dormi nun vedrai

tante infamie e tanti guai

che succedeno ner monno

fra le spade e li fucili

de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti

li sospiri e li lamenti

de la gente che se scanna

per un matto che commanna;

che se scanna e che

s'ammazza

a vantaggio de la razza

o a vantaggio d'una fede

per un Dio che nun se vede,

ma che serve da riparo

ar Sovrano macellaro.

Chè quer covo d'assassini

che c'insanguina la terra

sa benone che la guerra

è un gran giro de quatrini

che prepara le risorse

pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,

finchè dura sto macello:

fa la ninna, chè domani

rivedremo li sovrani

che se scambieno la stima

boni amichi come prima.

So cuggini e fra parenti

nun se fanno comprimenti:

torneranno più cordiali

li rapporti personali.

E riuniti fra de loro

senza l'ombra d'un rimorso,

ce faranno un ber discorso

su la Pace e sul Lavoro

pe quer popolo cojone

risparmiato dar cannone!”

(Trilussa)

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

foto da Società Italiana di Pediatria


sabato 22 giugno 2024

Speculare sul tempo dei figli: un appello

 



Abbiamo bisogno di voci chiare e profetiche che ci riportino all'umanità

Il Giubileo e la remissione del debito dei paesi poveri,

un appello profetico

Luigino Bruni
da Avvenire             8 giugno 2024

"...l’usura del nostro tempo non è soltanto una faccenda finanziaria, non riguarda solo le banche, gli usurai antichi e nuovi. 

Siamo dentro una intera cultura usuraia, che non ascolta il principio primo di ogni civiltà anti-usuraia: 

«non puoi lucrare sul tempo futuro, 

perché quello è il tempo dei figli, della terra e della discendenza». 

La nostra generazione è una generazione usuraia, 

perché usuraio è chiunque specula sul tempo dei figli e delle figlie, 

e ipoteca il loro futuro."

pubblica Annamaria Gatti

foto da liberetà

 

lunedì 6 maggio 2024

Giornata mondiale dei bambini 25-26 maggio 2024. Un evento che scuote le coscienze

E Papa Francesco fa di nuovo centro: mette cioè al centro la verità, in questa occasione i bambini e il loro ruolo di sentinelle e di promotori di "rieducazione del mondo degli adulti" che hanno relegato i bambini in un angolo delle iniziative di aiuto, attenzione, difesa. Loro sono il nostro presente! E questa giornata una vera occasione di sensibilizzazione.

Messaggio del Santo Padre per la prima Giornata Mondiale dei Bambini 25 - 26 maggio 2024

Care bambine e cari bambini!

Si avvicina la vostra prima Giornata Mondiale: sarà a Roma il 25 e 26 maggio prossimo. Per questo ho pensato di mandarvi un messaggio, sono felice che possiate riceverlo e ringrazio tutti coloro che si adopereranno per farvelo avere. Lo rivolgo prima di tutto a ciascuno personalmente, a te, cara bambina, a te, caro bambino, perché «sei prezioso» agli occhi di Dio (Is 43,4), come ci insegna la Bibbia e come Gesù tante volte ha dimostrato. 

Allo stesso tempo questo messaggio lo invio a tutti, perché tutti siete importanti, e perché insieme, vicini e lontani, manifestate il desiderio di ognuno di noi di crescere e rinnovarsi. Ci ricordate che siamo tutti figli e fratelli, e che nessuno può esistere senza qualcuno che lo metta al mondo, né crescere senza avere altri a cui donare amore e da cui ricevere amore (cfr Lett. enc. Fratelli tutti, 95).

Così tutti voi, bambine e bambini, gioia dei vostri genitori e delle vostre famiglie, siete anche gioia dell’umanità e della Chiesa, in cui ciascuno è come un anello di una lunghissima catena, che va dal passato al futuro e che copre tutta la terra. Per questo vi raccomando di ascoltare sempre con attenzione i racconti dei grandi: delle vostre mamme, dei papà, dei nonni e dei bisnonni! 

E nello stesso tempo di non dimenticare chi di voi, ancora così piccolo, già si trova a lottare contro malattie e difficoltà, all’ospedale o a casa, chi è vittima della guerra e della violenza, chi soffre la fame e la sete, chi vive in strada, chi è costretto a fare il soldato o a fuggire come profugo, separato dai suoi genitori, chi non può andare a scuola, chi è vittima di bande criminali, della droga o di altre forme di schiavitù, degli abusi. Insomma, tutti quei bambini a cui ancora oggi con crudeltà viene rubata l’infanzia. Ascoltateli, anzi ascoltiamoli, perché nella loro sofferenza ci parlano della realtà, con gli occhi purificati dalle lacrime e con quel desiderio tenace di bene che nasce nel cuore di chi ha veramente visto quanto è brutto il male.

Miei piccoli amici, per rinnovare noi stessi e il mondo, non basta che stiamo insieme tra noi: è necessario stare uniti a Gesù. Da lui riceviamo tanto coraggio: lui è sempre vicino, il suo Spirito ci precede e ci accompagna sulle vie del mondo. Gesù ci dice: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5); sono le parole che ho scelto come tema per la vostra prima Giornata Mondiale. Queste parole ci invitano a diventare agili come bambini nel cogliere le novità suscitate dallo Spirito in noi e intorno a noi. 

Con Gesù possiamo sognare un’umanità nuova e impegnarci per una società più fraterna e attenta alla nostra casa comune, cominciando dalle cose semplici, come salutare gli altri, chiedere permesso, chiedere scusa, dire grazie. Il mondo si trasforma prima di tutto attraverso le cose piccole, senza vergognarsi di fare solo piccoli passi. Anzi, la nostra piccolezza ci ricorda che siamo fragili e che abbiamo bisogno gli uni degli altri, come membra di un unico corpo (cfr Rm 12,5; 1 Cor 12,26).

E c’è di più. Infatti, care bambine e cari bambini, da soli non si può neppure essere felici, perché la gioia cresce nella misura in cui la si condivide: nasce con la gratitudine per i doni che abbiamo ricevuto e che a nostra volta partecipiamo agli altri. Quando quello che abbiamo ricevuto lo teniamo solo per noi, o addirittura facciamo i capricci per avere questo o quel regalo, in realtà ci dimentichiamo che il dono più grande siamo noi stessi, gli uni per gli altri: siamo noi il “regalo di Dio”. Gli altri doni servono, sì, ma solo per stare insieme. Se non li usiamo per questo saremo sempre insoddisfatti e non ci basteranno mai.

Invece se si sta insieme tutto è diverso! Pensate ai vostri amici: com’è bello stare con loro, a casa, a scuola, in parrocchia, all’oratorio, dappertutto; giocare, cantare, scoprire cose nuove, divertirsi, tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno. L’amicizia è bellissima e cresce solo così, nella condivisione e nel perdono, con pazienza, coraggio, creatività e fantasia, senza paura e senza pregiudizi.

E adesso voglio confidarvi un segreto importante: per essere davvero felici bisogna pregare, pregare tanto, tutti i giorni, perché la preghiera ci collega direttamente a Dio, ci riempie il cuore di luce e di calore e ci aiuta a fare tutto con fiducia e serenità. Anche Gesù pregava sempre il Padre. E sapete come lo chiamava? Nella sua lingua lo chiamava semplicemente Abbà, che significa Papà (cfr Mc 14,36). Facciamolo anche noi! Lo sentiremo sempre vicino. Ce lo ha promesso Gesù stesso, quando ci ha detto: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20).

Care bambine e cari bambini, sapete che a maggio ci troveremo in tantissimi a Roma, proprio con voi, che verrete da tutto il mondo! E allora, per prepararci bene, vi raccomando di pregare usando le stesse parole che Gesù ci ha insegnato: il Padre nostro. Recitatelo ogni mattina e ogni sera, e poi anche in famiglia, con i vostri genitori, fratelli, sorelle e nonni. Ma non come una formula, no! Pensando alle parole che Gesù ci ha insegnato. Gesù ci chiama e ci vuole protagonisti con Lui di questa Giornata Mondiale, costruttori di un mondo nuovo, più umano, giusto e pacifico.

Lui, che si è offerto sulla Croce per raccoglierci tutti nell’amore, Lui che ha vinto la morte e ci ha riconciliati col Padre, vuole continuare la sua opera nella Chiesa, attraverso di noi. Pensateci, in particolare quelli tra voi che vi preparate a ricevere la Prima Comunione.

Carissimi, Dio, che ci ama da sempre (cfr Ger 1,5), ha per noi lo sguardo del più amorevole dei papà e della più tenera delle mamme. Lui non si dimentica mai di noi (cfr Is 49,15) e ogni giorno ci accompagna e ci rinnova con il suo Spirito.

Insieme a Maria Santissima e a San Giuseppe preghiamo con queste parole:

Vieni, Santo Spirito, mostraci la tua bellezza riflessa nei volti

delle bambine e dei bambini della terra.

Vieni Gesù, che fai nuove tutte le cose,

che sei la via che ci conduce al Padre, vieni e resta con noi.

Amen.

Roma, San Giovanni in Laterano, 2 marzo 2024

FRANCESCO

pubblicato da Annamaria Gatti

foto da: World Cheùildren's Day

lunedì 13 novembre 2023

Tutto l'amore vissuto

 

Sono giorni questi di doloroso stupore,  perchè è sempre difficile registrare di quanto male siano capaci gli uomini. 

E se si incrociano gli occhi dei bambini e dei ragazzi la gravità dei fatti ci appare anche in tutta la sua mostruosità e trovare le parole è difficile. Ma non servono a loro le parole. Servono fatti. Serviamo noi e il nostro amore vissuto con umiltà e talvolta forse disperazione, ma respirato e agito in ogni istante.

E ancora e sempre è il tempo della resilienza e scegliamo di ripartire, di coltivare la speranza, di riconfermare e amplificare gli ideali. E per questo continua l'alba di giorni in cui  essere coerenti testimoni, dare fiducia ai nostri giovani e sostenerli per costruire insieme zattere di salvezza, ponti di  condivisione, spiagge di compassione, foreste di accoglienza.


pubblicato da Annamaria Gatti

Foto da DonnaD

venerdì 20 gennaio 2023

I segnali dei bambini 2: come ci parlano?

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Il mondo adulto fatica spesso ad alzarsi al livello dei bambini e poi si chiede come capirli, che è un mestiere così difficile quello di crescerli, che ci sono tante corse da fare e che si è stanchi quando si rientra a casa e loro allora  chiedono, parlano, si muovono... 

... Oppure  non chiedono e non parlano, non sempre perchè sono diventati mansueti, ma perchè sono come già delusi e forse scoraggiati e rispondono a messaggi involontari già dati: fate i buoni, non disturbate.

Difficile alzarsi al loro livello, dicevo. Difficile fermarsi e vedere al di là. Ma non sempre è così, vi sono tanti genitori in gamba, ciascuno con i suoi interrogativi e i suoi punti deboli. I bambini amano chi li ama davvero, anche se quell'adulto è  un cumulo di difetti.

Cosa vorrà dire questo bambino che fa i capricci?
E' già una domanda interessante, non è come chi dice: è un bambino impossibile, è capriccioso!
Cosa stanno dietro i capricci per esempio?
Un brutto carattere? Un'affermazione che qualche psicologo definirebbe un'atrocità. Una sentenza. Vedremo perchè.
SONO QUANTO SARANNO AMATI, dicevamo nel post precendente.

Per capire, per saper leggere i loro segnali occorre una premessa:
OSSERVARE PER LEGGERE
Sembra facile, ma non lo è.
Saper osservare, vedere oltre al guardare senza intenzionalità, è una bella sfida umana. 
Noi vediamo gli altri e le cose, ma se osserviamo è diverso, tutto assume una fisionomia, che ci stupisce.
Allora il SILENZIO, il GESTO,  l'ESPRESSIONE del volto, la PAROLA, CIO' CHE FA... assumono significati pregnanti e ci accompagnano nella lettura del disagio o della gioia, o della preoccupazione, o della paura. 
CI DICE LE COSE COME STANNO. A SAPERLE VEDERE.

Cosa si nasconde dietro a Paolo, 9 anni, che provoca in continuazione, a casa e a scuola?
Lo vedremo la prossima volta, al prossimo post.
A presto!

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto dal film Pippi Calzelunghe

giovedì 19 gennaio 2023

I segnali dei bambini 1: come "leggerli".

Puoi stupirti, commuoverti, fare tuo questo tramonto, ma ...
puoi cambiare una sola pennellata di questa bellezza? 
I figli sono così

Tempi difficili e mass media occupati a darci solo notizie tragiche o d’effetto, non favoriscono certo la serenità delle famiglie. 
Valori, speranza, fiducia, tenacia, coraggio, buona progettualità, sembra siano termini troppo scontati, ingenui o preistorici.

Anche la psicologia dell’età evolutiva  sta lavorando  per confermare, recuperare, valorizzare, alla luce dei cambiamenti sociali, il ruolo della famiglia e dei genitori a cui hanno diritto tutti i bambini, insistendo su modelli educativi possibili, facilitando la comunicazione, la collaborazione per creare abilità e soprattutto conoscenza e fiducia nella propria azione educativa.

Ma quali figli vogliamo crescere? 
Abbiamo un progetto per loro che rispetti ogni individualità?
Vogliamo figli sani, educati, intelligenti, di successo, responsabili, magari autonomi, competenti, ben socializzati…?
Ma questi figli saranno COME E QUANTO SARANNO AMATI.

Potete cambiare una solo sfumatura di un tramonto o di un’alba a cui assistete? Potete stupirvi, emozionarvi, ringraziare il Creatore, ma non aggiungerete una sola pennellata di cobalto o di arancione, di giallo o di viola!

I figli sono proprio così: facciamo responsabilmente la nostra parte, ciò che ci viene richiesto, perché crescano secondo un disegno ben preciso, secondo la loro straordinaria unicità  su questo pianeta.
                                        Al prossimo appuntamento. 
Vedremo insieme come leggere i segnali dei bambini in alcune situazioni critiche desunte dalla realtà.


Pubblicato da Annamaria Gatti

foto da scienzaesalute.blogosfere.it

giovedì 11 agosto 2022

Ci vuole anche un incantesimo, per educare all'AUTONOMIA!

 


In questo blog più volte in passato ci siamo confrontati su AUTONOMIA, AUTOSTIMA, e sugli interventi che facilitano questi importanti processi nei vari momenti della crescita di ogni bambino.

Quanto è importante avere fiducia in loro, sapere quando possiamo lasciarli camminare con le loro forze, confermarli nella ricchezza delle loro capacità e nella possibilità di giocarsele per trovare la strada? Quanto è difficile però essere equilibrati in queste scelte e mettere a rischio tutto quello che si deve, sapendo che saremo sempre pronti ad accogliere l'ansia derivante, l'errore, la delusione, e anche  condividere la soddisfazione e l'entusiasmo per le mete individuate o raggiunte? 

Sono domande che tendono un filo su cui giocare a fare i funamboli (un' immagine già visitata su questo blog!) ma su cui vale la pena di mettersi alla prova e crescere con loro, con responsabilità, consapevolezza e tenacia, proprio come un apprendista della vita. Si erano definiti tempo fa i genitori apprendisti, ma anche alchimisti... Un mestiere davvero entusiasmante e oggi davvero sempre più complesso, visti gli ostacoli e il vuoto che spesso si trova di sotto. Insomma...


Insomma bisogna essere davvero capaci di magie quando si educa. 
E quante belle persone sono state il frutto di incredibili educatori, non certo perfetti, magari pasticcioni ma che hanno saputo essere quel che si deve essere! 

Cristina Buonaugurio, psicologa e psicoterapeuta,  ha fatto un'operazione simpaticamente intrigante. L'autrice del "Manuale  di incantesimi per apprendisti educatori dalla saga di Harry Potter alcune piste di riflessione per accompagnare la crescita"  (ed. Città Nuova, Roma 2022)  scava nelle famiglie dell'entourage di Harry Potter che la Rowling ha abilmente, e forse inconsapevolmente, tracciato, misura interventi e dipinge scenari educativi, che la penna dell'autrice del saggio ha stanato con una chiarezza professionale disarmante. 
Questo un passaggio di analisi di due famiglie, quella di Dudley Dursley, cugino di Harry e la famiglia di Draco Malfoy nel capitolo Un amore che entra nella pelle.

"La loro eccessiva e malsana protezione impedisce ai due bambini (e poi ai due ragazzi) di imparare e di guardare in faccia la realtà, a muoversi in quella realtà, a muoversi e ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni, C'è sempre qualcuno disposto a scusarli, a perdonarli, a dare ad altri colpe che invece sono loro e questo è quanto di più sbagliato un educatore possa fare; ciascuno do noi deve imparare  a valutare  l'opportunità di assumere un certo atteggiamento o di mettere in atto un determinato comportamento sulla base delle conseguenze che esso può avere, Ma chiaramente se quelle conseguenze non vengono sperimentate, non è possibile avere metri di giudizio  su cui ponderare le proprie scelte!" 
 A presto!

pubblica Annamaria Gatti
foto UrbanPost

venerdì 22 luglio 2022

Ezio Aceti - Alfabetizzazione genitoriale seconda tappa

 

Un prezioso contributo da non perdere



Nel cominciare questo percorso di alfabetizzazione genitoriale, lo psicologo dell’età evolutiva Ezio Aceti ci ha parlato dei pregiudizi che spesso offuscano i nostri occhi quando guardiamo i nostri figli: è importante imparare ad amarli per come sono e non per come vorremmo che fossero.

 In questo secondo appuntamento, invece, Aceti si chiede, riflette su chi siamo, da dove veniamo, chi sono i nostri figli. Per chi crede, questo presuppone uno sguardo verso l’Alto, verso quel Dio che, creandoci, ci ha donato un elemento fondamentale: la nostra libertà. Siamo esseri relazionali, che hanno bisogno degli altri per realizzarsi. Ecco il video del secondo step.

https://www.cittanuova.it/alfabetizzazione-genitoriale-seconda-tappa-ezio-aceti/?ms=003&se=010


pubblicato da a. gatti

foto milanotoday.it

mercoledì 6 aprile 2022

Come rispondere alle domande di bambine e bambini sulla guerra. Il link per riascoltare

 



A questo link potrete seguire il webinar di oggi




In tempo di guerra ci sono cose da fare bene. Anzi meglio.
Ad esempio: rispondere alle domande dei bambini e delle bambine sulla guerra. 

Perché i bambini e le bambine sono curiosi ma anche preoccupati. 

Le loro domande su quanto sta accadendo sono legittime, spiazzanti. 
Vorremmo non riceverle ma, quando ce le fanno, abbiamo il compito, come adulti, di trovare e usare le risposte giuste. 
Di imparare a farlo.
Mercoledì 6 aprile alle 18:00, 
Chiara Colombo e Fiorenzo Ferrari 
ci aiuteranno a trovare le parole giuste per non lasciare inevase le domande dei bambini.

Il webinar è gratuito e aperto a famiglie, scuole, docenti educatori, comunità educative, amministratori. 
Sarà possibile rivolgere domande e chiedere consigli. 
Per partecipare basta iscriversi cliccando su
                           Si riceverà il link per seguire in diretta il webinar e partecipare.


martedì 29 marzo 2022

Fuggono dalla guerra. "SONO BAMBINI" (Paola Milani) Come accoglierli

Ecco il link dove riascoltare un intervento di grande spessore per sbagliare meno, per fare al meglio, per conoscere, per capire e comprendere. Da girare alle scuole e alle associazioni...  ovunque si voglia davvero fare la PACE.




https://www.youtube.com/watch?v=Rs7kKwlR06A

domenica 27 marzo 2022

Come accogliere le bambine e i bambini in fuga dalle guerre

 



Ci sono cose da fare e fare bene in tempo di guerra. Ad esempio occuparsi dei bambini e delle bambine in fuga dalla guerra.

Martedì 29 marzo, alle 18:00, Paola Milani ci dirà come si può, garantendo logisticamente l’accoglienza dei bambini in fuga dalla guerra ucraina e dalle guerre, proteggere il loro essere bambini in coerenza con la Convenzione Internazionale dei Diritti dei bambini del 1989.

Il webinar è gratuito e aperto a famiglie, scuole, docenti educatori, comunità educative, amministratori. Sarà possibile rivolgere domande e chiedere consigli. Per partecipare basta iscriversi cliccando su:    https://bit.ly/Iscrizione_WebinarMilani2903

venerdì 25 febbraio 2022

Come e quando parlare della guerra ai bambini?

un'altra tempesta sui nostri bambini

Daniele Novara: da leggere. Qualche riflessione del pedagogista Daniele Novara può aiutare a dirigere le nostre parole e le nostre attenzioni, in un tempo ancora una volta difficile per i nostri bambini. Tocca ancora agli adulti fare scelte.

Da Redattore Sociale:

Innanzitutto, da che età è opportuno parlare di guerra con i bambini? E fino a quando, invece, è meglio proteggerli dalle notizie e le immagini dei conflitti?
La guerra è un fenomeno molto lontano sul piano cognitivo dal mondo dei bambini. Ci sono contenuti sostenibili su piano neurocognitivo e neuroemotivo, altri non sostenibili. In linea di massima, direi che almeno fino a 7-8 anni sia meglio proteggere: a quell'età, il bambino non ha il senso della distanza. Ricordo che, quando cadevano missili su Bagdad, i più piccoli domandavano quando sarebbero caduti sulle nostre teste. Dai 9-10 anni si può iniziare a parlarne, tenendo lontane le immagini di distruzione e di morte. Non abbiamo nessun vantaggio nel creare il panico nei nostri bambini. Anche nel caso della pandemia, abbiamo avuto prova che se l'ambiente è ansiogeno, i bambini diventano ansiosi, possono fare confusione, pensare di essere in pericolo. E quando un bambino pensa di essere in pericolo, dal punto di vista emotivo si attivano corti circuiti non indifferenti, che possono impedire di vivere normalmente: entra in uno stato di contrazione emotiva, che produce anche uno stato di contrazione psicologica e cognitiva. Potrebbe iniziare a dormire male e avere attacchi di aggressività. Non dimentichiamo che lo stesso bambino è già molto provato dalla pandemia, che lo ha sottoposto alle più gravi restrizioni, tuttora in vigore. Se ora aggiungiamo la guerra in Ucraina, raccoglieremo i nostri figli e nipoti col cucchiaino! I bambini hanno bisogno di leggerezza. A me sembra che, in generale, abbiamo perso, come società adulta, la cognizione di quale sia la percezione della vita e della realtà di un bambino. Tendiamo troppo e troppo male a pensare che i bambini siano come gli adulti, ma ovviamente non è così: dovremmo avere molto più rispetto. Ora, come società adulta, dobbiamo impedire a tutti i costi che la guerra entri nel nostro immaginario. Questo è un gravissimo incidente di percorso, visto che nell'ambito della Comunità europea guerre non ci sono più state: l'Europa è un'altra cosa, ma quando si costruiscono troppe armi, il bisogno di usarle diventa quasi insopprimibile. C'è un apparato militare e industriale che ogni tanto deve scatenare una ragione di esistere.

E a scuola? Come dovrebbe essere affrontato il tema della guerra? E quali errori rischiano di commettere gli insegnanti?
C'è un messaggio molto chiaro, che anche i bambini possono capire e sono quelli della nostra Costituzione: l'Italia ripudia la guerra. Inviterei tutti gli insegnanti a far dipingere dai loro alunni l'articolo 11, così che ogni scuola diventi un monumento parlante di questa scelta di pace. Quello che invece deve essere assolutamente evitato è un errore in cui cadono alcuni insegnanti: mettere in relazione la guerra con i litigi tra bambini. “E' come quando tu litighi con i tuoi compagni” è una frase sbagliata, è terrorismo educativo. La guerra è violenza, distruzione totale, non c'entra niente coi litigi dei bambini, coi conflitti tra ragazzi. Anzi, come io insegno da sempre, più bambini e ragazzi imparano a litigare bene, più avremo persone contro la guerra. È imparando a gestire i conflitti, che si riduce la violenza.

I social, come la tv, sono pieni di immagini di guerra, sempre più nitide, con volti e armi in primo piano. Questa esposizione può danneggiare i bambini e i ragazzi?
Da tempo i ragazzi sono a contatto con immagini di guerra tramite i social e gli schermi. Pensiamo alla Siria e all'Afghanistan: in quel caso, i nostri ragazzi hanno potuto vedere i tagliatori di teste! Da sempre, come pedagogisti, diciamo ai genitori di non cenare con la televisione e con l'informazione. Questa guerra presenta grosse inquietudini e novità, ma le immagini di distruzione e di morte sono diventate di casa già da tempo, sia con l'invasione dei social, sia tramite i tanti canali televisivi. Genitori e insegnanti hanno la responsabilità di non lasciarsi loro stessi travolgere, di non diventare vittime a loro volta di quello che è uno dei primi scopi della guerra: creare paura e una sensazione di impotenza.

I videogiochi, in particolare Fortnite, hanno in un certo senso “sdrammatizzato” e “deumanizzato” la guerra. C'è il rischio che i bambini lo vivano come “un gioco” e quindi senza empatia?
Non abbiamo prove scientifiche di questo. Certo, sappiamo che i videogiochi portano il cervello dei bambini e dei ragazzi in uno stato di torpore, di annichilimento cognitivo. Non abbiamo riscontri, però, di un automatismo tra contenuto di guerra del videogioco e tolleranza alla guerra reale. Ma il vero antidoto a guerra e violenza è la capacità di gestire bene i conflitti, che va educata fin da piccoli. In seconda analisi, penso sia centrale il tema della memoria: l'attuale generazione di giovani in Europa non vive una guerra da due generazioni. In Europa si muore più di covid che di guerra e questa è una novità storica. I ragazzi hanno dunque una memoria senza guerra e non sono disposti a praticare qualcosa che ormai è uscito dall'immaginario genealogico. Nel 2000 andai ad aiutare i bambini in Kosovo: per loro la memoria genealogica della guerra era molto forte e questo creava, a livello mentale e psicologico, delle disponibilità neurocerebrali: come dire, 'lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo'. Non è questo il caso della Comunità europea, dove la memoria della guerra si è spenta, creando al suo posto una memoria positiva dei vantaggi della pace. Più complessa è la situazione in Russia, dove guerre ci sono state anche recentemente ed esiste dunque come un'attitudine, che crea un immaginario di un certo tipo. La guerra, fortunatamente, non è nel nostro immaginario: dobbiamo respingere ogni possibilità che torni a essere presente nel nostro immaginario.


da: https://www.redattoresociale.it

lunedì 25 ottobre 2021

GENITORI OLTRE LA PANDEMIA 9: TI DIFENDERO' DA OGNI MALE

 

Ogni ragazza e ogni ragazzo mi fanno pensare all'aurora boreale, 
una promessa di futuro che è già naturalmente contemplato nell'essere del qui e oggi

Cari genitori,  ecco il nono step, che sfiora un tema molto sentito, quello del male e della sofferenza che colpisce in misura diversa i nostri figli e che quindi condividiamo. Ma come è utile farlo? Quali tranelli tende al genitore questa inevitabile esperienza? Anche in questo contributo  riproponiamo  l'iter già sperimentato:

  • breve riflessione
  • esperimento
  • commenti, libere condivisioni o domande, a cui la dottoressa Paola Canna ed io risponderemo individualmente.            

 Buona lettura!

9° STEP: TI DIFENDERO' DA OGNI MALE di Annamaria Gatti

 "Se è vero che il pensiero nasce dallo stupore, è altrettanto vero che scaturisce anche dal dolore, uno smarrimento che, come la meraviglia, obbliga a fermarsi e rispondere al suo appello..." (da "Algofobia" Alessandro D'Avenia Corrire della Sera, 4 ottobre 2021) 

Con la dottoressa Paola Canna, abbiamo voluto segnalarvi questo articolo di Ultimo Banco, per introdurre questo step sul rapporto genitori-figli-sofferenza.

E' evidente che per il genitore il dolore vissuto dal figlio è assorbito all'ennesima potenza e che solo un maturo cammino di responsabilità educativa può dare esattamente la cornice in cui immettere questa comune e inevitabile esperienza, che accompagna ogni esistenza, quindi anche quella dei figli. 

E cosa possiamo far diventare il dolore? Come lo viviamo noi, intanto. Perchè solo ciò che possiamo testimoniare, lo sappiamo, ha valore. Nessuna parola, nessuna ostentazione, ma solo la vita vissuta sarà supporto, segno e via.   D'Avenia osserva:

"Eppure il dolore oggi sembra privo di senso, come mostra lo spaesamento interiore causato dalla pandemia. Per questo il filosofo Byung-Chul Han, in La società senza dolore, definisce la nostra cultura «algofobica»: terrorizzata dal dolore, fino alla paralisi. ... Ma il dolore, da una piccola ferita a un lutto, è invece ciò che fa fare «esperienza della vita», impariamo a «sentirla» e «curarla»: quando soffriamo, infatti, scopriamo non solo di avere ma di essere un corpo. ...nella mia vita sono stati i momenti di sofferenza, mia e altrui, a rivelarmi chi sono e in cosa credo.

...Il dolore è vita che vuole guarire, non sofferenza insensata: come la perla è la cicatrice della ferita inferta all’ostrica da un predatore, il dolore è una verità che chiede attenzione e cura. Quando un bambino si ferisce, il genitore accarezza la parte dolente e gli racconta una storia. Il dolore invoca legami e parole: non è solo «da contare», come abbiamo fatto nella pandemia con i dati dei contagi, bensì «da raccontare», cioè fonte di senso e azione. 

 ... Non possiamo privare i ragazzi — non a caso definiti «la generazione fiocco di neve» per come li iper-proteggiamo da cadute, lutti e fragilità — né del dolore né del codice simbolico per aprirsi alla sofferenza come cammino verso il nuovo e verso l’altro, altrimenti li consegniamo alla paralisi della paura e dell’indifferenza. (Idem)

Per leggere l'articolo di Alessandro D'Avenia:

https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/21_ottobre_04/algofobia-6c979882-2483-11ec-89bc-6ae28c3c6849.shtml

Ora, come di consueto,  tentiamo un ESPERIMENTO

Per accogliere il dolore del figlio sapendo rispettare il suo cammino e il suo desiderio di conoscerlo e di trafficarlo, trasformandolo in un talento,  bisogna che lo sappiamo vivere noi adulti nelle nostre esperienze di vita. Una figlia o un figlio ha bisogno di sentire che il genitore sa sostare con lui, sa ascoltare e prendersi il proprio ruolo di compagno autorevole, di spalla discreta, che non si spaventa, ma che sa condividere e che si fida, per  leggere insieme lo spartito su cui la vita sta componendo la sinfonia esistenziale, anche attraverso momenti difficili.

Quindi proviamo a sperimentare questo atteggiamento da abbracciare con attenzione e pazienza verso noi stessi in primis.

Quando si presenta un dolore per una figlia o un figlio, affiancatevi a lei o a lui e applicate queste prassi:

  • troviamo tempo da dedicargli e  so-stare con lui
  • programmiamo un momento insieme
  • mettiamoci in ascolto, evitiamo di dire la nostra
  • rinunciamo di veder riconosciuta la nostra "sapienza", per calarci empaticamente nella sua esperienza con il suo sguardo
  • manifestiamo comunque una grande capacità di accoglienza
  • manifestiamo comunque una grande fiducia nelle sue possibilità di gestione e ripresa
  • teniamo un atteggiamento di accoglienza di quella sofferenza 
  • troviamo il modo poi nella verità, peraltro già  testimoniata nella nostra vita,  che quel dolore va accolto e può diventare l'opportunità ricercata per costruire ...
  • Poi appuntatevi le emozioni provate nella condivisione vissuta con il figlio. All'inizio può essere complicato partire, ma... scrivere, lo ripeteremo in futuro, è una tecnica utile e da riscoprire!

Come sempre scriveteci in privato vostre esperienze, chiarimenti, osservazioni e  richieste.

drssa.paolacanna@gmail.com

gatti54@yahoo.it

instagram:     @the_life_therapy  

                      @infanzia.icare

FB Annamaria Gatti


pubblicato da annamaria gatti
foto da: si viaggia.it

lunedì 11 ottobre 2021

GRUPPI PAROLA DI BAMBINO: PER RIORIENTARE INSIEME LA RELAZIONE EDUCATIVA

                                                      «Educare significa far posto all’altro

 per conoscerlo nella sua originalità.»

Parola di bambino, Francesco Berto

 

In un tempo difficile, in cui si registrano con amarezza  le gravi sofferenze  dei bambini e dei giovani, ecco le vivaci protagoniste di una proposta decisamente alternativa e di grande spessore.   Ne do volentieri notizia facendo eco al comunicato, che diffonde l'iniziativa sul territorio nazionale, a cura delle Edizioni La meridiana,  con la direzione scientifica e la supervisione di Paola Scalari. Una realtà da seguire con interesse e a cui ci si può iscrivere. Questi i gruppi costituiti di “Parola di bambino”

Alessandria | Bari | Vicenza | Belluno | Biella | Brescia | Cosenza | Macerata | Milano | Pordenone | Padova | Parma | Torino | Trieste | Venezia | Online per tutta Italia

A questo link le informazioni e i protagonisti (oltre ai bambini) dell'esperienza proposta.

 https://bit.ly/gruppiParolaDiBambino21


Il trauma c’è stato. Tutti ne siamo stati coinvolti. Ma i piccoli e i più giovani potrebbero portare nella loro vita i segni più profondi di questa crisi.

 I gruppi Parola di bambino sono la risposta che mettiamo in campo, sull’intero territorio nazionale, per supportare genitori, insegnanti, educatori e operatori professionali che sanno quanto sia importante ascoltare, dialogare e dare voce ai minori.

Sono un percorso dove incontrarsi per imparare ad ascoltare le nuove generazioni, in modo da sapere come aiutarle.

Ci lasceremo guidare e faremo accompagnare dalle pagine del maestro Francesco Berto, che delle parole dei bambini ha fatto la sua bussola educativa.

Per saperne di più: Una intervista radiofonica di qualche minuto da ascoltare per intero cliccando su https://www.tag24.it/275657-abbandono-scolastico-2/.  
Paola Scalari risponde a domande ben precise mettendo a fuoco il tema della dispersione dei ragazzi, delle loro fatiche più evidenti ora, dopo due anni di Dad, di vite segnate dalla pandemia.
Ragazzi interrotti nelle loro relazioni familiari, amicali e scolastiche.
I temi non sono nuovi. Sono solo più evidenti. Per questo le risposte da mettere in campo devono essere diverse.
E, come dice Scalari, i "Gruppi Parola di Bambino" sono la risposta che in tutta Italia stiamo mettendo in campo come edizioni la meridiana con la 'Scuola Francesco Berto per supportare, aiutare, far crescere gli adulti in un confronto che non li smarrisca di fronte alla complessità e al timore di non essere adeguati ad accompagnare la crescita dei più piccoli e dei più giovani.

 pubblicato da Annamaria Gatti