Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 29 gennaio 2013

Come sentirsi bene nei panni di padre.


Giuseppe di figli ne ha quattro. E' giovane e i figli vanno dai 9 ai 2 anni.
"E' bello studiare con te
perchè quando studio con te
prendo bei voti"
gli confida il figlioletto più grande.
Che vuol dire: mi piace stare con te,
mi aspetto che tu ti prenda cura di me,
mi dai sicurezza e le cose mi riescono meglio per questo,
raccolgo tutte le forze per andare avanti,
ho davanti a me un modello...
potrò dire a scuola, con orgoglio, che ho studiato con il mio papà!
Giuseppe si commuove dietro la scorza dura e assapora lo stupore. Un'intima gioia lo consola
Non è tempo sprecato quello trascorso con i bambini, è un tempo d'oro.
I nostri figli desiderano questa presenza, che sia discreta, che sia dialogo e condivisione, che sia attenta e complice della loro  crescita così spumeggiante.
...Che trabocchi in un abbraccio.
 
Pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto da Vitatrentina
 

domenica 27 gennaio 2013

Saranno grandi

 A scuola.
Parliamo di memoria e di guerre. Troppe.
Visi attoniti o eccitati, sorridenti o rabbuiati. Occhi dubbiosi e intimiditi, cuori da costruire, animi da sostenere. L'infanzia è anche questo.
Momento felice?
Non so, certo nel ricordo, a confronto poi delle pene successive, che scandiscono lo scorrere dell'esitenza. Una bella fatica, comunque.
Ma averli in questi giorni tutti addosso quegli occhi bambini in attesa di risposte e di chiarezza, di un barlume di luce in quel buio che la guerra passata e presente riporta e prepotentemente spazza via l'attesa, la sorpresa, il desiderio!
Perchè?
Dimmi che la favola triste finirà bene e potremo tirare un sospiro di sollievo, che nessuna mamma perderà il proprio figlio e nessun papà sarà costretto a separarsi dalla sua famiglia!
Non sarà sempre così, non lo è stato e non lo è.
E questa massa di visi riportano ad altri visi che riemergono grevi di monito da libri, giornali... sono gli stessi tratti, forse non lo stesso taglio di capelli, ma le stesse espressioni, occhi lucenti colorati di futuro, come 70 anni fa.
Formare giovani decisi a scegliere la pace.
Questo il compito dell'educatore, ovunque sia e ovunque vada.
Quale privilegio poter educare a valori di provata fedeltà all'umanità!
O seguiamo la strada faticosamente preparata, a costo di tante vite, o non ha senso star a scuola, nei gruppi sportivi, nelle esperienze educative più varie.
"Non si può non educare" ricordiamolo anche quando facciamo la cosa più semplice, ma soprattutto quando trattiamo con l'uomo  che è davanti a noi.
Ricordiamolo con forza e tenacia a chi cerca il voto alle prossime elezioni.
pubblicato da Annamaria
foto storica Istituto Melzi

sabato 26 gennaio 2013

Perchè e come raccontarlo ai bambini?

 
 
Scrivono tre lettori del blog, commentando il post  sulla difficoltà di raccontare l'Olocausto, questa è  la loro esperienza e volentieri pubblico. E quanti OLOCAUSTI ci scorrono all'evidenza anche oggi?
 
"Mio nonno mi ha spiegato cosa significavano quei numeri sul braccio. Lui è un sopravvissuto.  Lo ha fatto solo tempo dopo, quando eravamo grandi. Ma la nonna ci aveva raccontato tutto quello che poteva quando eravamo ancora  piccoli e siamo cresciuti con l'allergia alla violenza e al sopruso. Io sono loro grato, lo stesso farò con i miei figli". Samuele
 
Il dolore è lecito, è difficile mettere davanti agli occhi di un bambino quello che i documenti ci dicono, ma se non li educhiamo che succederà?
Io sono stato tenuto all'oscuro di questo tempo fino a quando la scuola mi ha fatto studiare le vicende tremende della guerra e della Shoah. E' stato un trauma bello e buono e allora sono andato a cercare testimonianze dai miei genitori che la guerra l'avevano vissuta tutta quanta! Quanto dolore!
Penso che, se non si racconta, nel modo dovuto e con le giuste immagini, educhiamo generazioni insensibili ed egoiste, razziste e ingiuste." Mario
 
"Sono una nonna e ho voluto raccontare ai miei nipoti la guerra che ho vissuto e tutto quello che poi è stato documentato. Sono stata invitata a anche a scuola dei miei nipoti per testimoniare.  Sentirmi ascoltata è stato importante anche per me e poi ho visto che mio figlio legge ai suoi bambini libri che sanno raccontare, con le parole adatte, gli eventi.
Anche i film aiutano e io li seguo sempre per cercare conferme, confronti e aiuto a capire.
Un mio nipote è andato a teatro con gli insegnanti a vedere uno spettacolo molto toccante e vero sulle vicende degli Ebrei. Credo che la scuola sia un'importante momento per dare le occasioni per non dimenticare." Eva  


Pubblicato da Annamaria

foto da: oltrelascuola.com

venerdì 25 gennaio 2013

Raccontare il volto disumano dell'uomo?




 

"Non posso raccontare ai miei bambini quello che è accaduto agli Ebrei. Non riesco a raccontare l'Olocausto." Marco
 
Esitono le parole per dire, esistono le parole per spiegare, per convincere, per comunicare...
Non si può e non si deve ignorare il male che c'è stato.
Meglio avvicinarsi per gradi,  conoscere utilizzando il linguaggio più adeguato e attento e poi testimoniare sempre a tutti i costi.
La testimonianza più convincente è la coerenza di vita che i bambini respirano, di rispetto, di solidarietà e di  educazione ai valori, alla scoperta della speranza nonostante tutto, nonostante il baratro del volto agghiacciante e  disumano della sofferenza provocata.
Ma occorre raccontare, informare, pian piano, perchè rifuggano la violenza e l'odio, perchè sperimentino l'empatia e la tenerezza della condivisione.
E' un momento forte, ma se non saremo noi a sostenerli in questo cammino ci penseranno altri, magari con occhi e cuore diversi. Con l'attenzione giusta vi saranno occasioni per mediare e rassicurare.
pubblicato da Annamaria
foto della copertina del libro:  
IL VOLO DI SARA di Lorenza Farina
Edizioni Fatatrac

domenica 20 gennaio 2013

Tulilem: 5 minuti di video per bambini...da 1 a 99 anni

 
Insieme si può: ce lo insegnano i bambini, che, se non ostacolati da pregiudizi adulti,  vivono con facilità le relazioni con  bambini di tutte le etnie.
A questo link (così richiesto!) trovate  un delicatissimo video, peraltro anche datato (ma che non ha perso di smalto!) del CESVI, a firma del bravo Bozzetto, che sarà un dono, purtroppo (o per fortuna) brevissimo, per tutti.
Uno di quei brevi momenti di tenera umanità, che ci consolano e ci permettono un pensiero creativo, quando gli ostacoli ad operare per una sana inclusione sono tanti.
http://www.youtube.com/watch?v=1LIP1r_QfFM
Nuovamente buon divertimento da Annamaria!
ill. di Quino


mercoledì 16 gennaio 2013

The Snowman, favola e incanto.


La neve ha un suo fascino.
Oggi nevica e i fiocchi scendono sugli occhi increduli dei bambini che la neve non l'avevano mai vista prima, nel loro caldo paese lontano.
E' una luce nuova questa  scoperta per i più piccoli. la neve non pare proprio portatrice di gelo, ma di candore e di sogno impalpabile.
Sordi ad ogni preoccupazione degli adulti indaffarati o inquieti per i disagi.
A questo link trovate un sogno, l'animazione, il cortometraggio  della BBC,  del celebre  libro "Il pupazzo di neve" di Raymond Briggs.
Qualche momento di sicuro incanto.
Buon divertimento!
da Annamaria
http://www.youtube.com/watch?v=ZE9KpobX9J8

martedì 15 gennaio 2013

Dico speranza.


 


Otto anni suonati. Si ferma con la nonna in una pasticceria.
-Le cose sono tristi vero nonna?
-Beh, non è che siano semplici, è vero!
-No, no: tristi, dico io.
-Esagerato, non tristi fino in fondo.
-... Io non la voglio accendere più la tv, vedrò solo cose di storie.
-Cosa hai visto alla tv?
-Hanno fatto vedere la guerra di questi giorni, guerra e bambini morti. Nonna... sono cose tristissime davvero.
-Non è facile capire, la guerra non si capisce, non si può capire mai.
-Penso anch'io! Non so se dormirò questa notte, mi spaventa la guerra e tutto.
-E' normale che ti spaventi, spaventa anche me... Ma adesso andiamo a fare bene tutte le nostre cose. Così la guerra non vincerà.
-Se io faccio bene le cose, allora la guerra non vince, è come dire  anche per  tutti i bambini.
-Sì. E' come dire speranza.
-Allora io dico speranza. Dai andiamo.

Pubblicato da Annamaria
foto da muoversiinsieme.it

sabato 12 gennaio 2013

Io sto con gli asinelli...





Anno nuovo, asinello nuovo
di Annamaria Gatti
Fonte: quindicinale "Città Nuova",  10 gennaio 2013

Nella fattoria  nessuno si sarebbe mai aspettato una novità.

Invece:

“Anno nuovo, vita nuova!” aveva esclamato Mario, il contadino, mentre rovesciava abbondanti razioni di fieno nella mangiatoia dei suoi ruminanti.

Gli occhi gli brillavano, forse perché l’aria apparentemente  immobile dell’inverno, lasciava intorno  uno strano profumo  di muschio e foglie novelle.

“Vuoi vedere…” bonfonchiò il bue Nino, “che la novità è  una stalla nuova?”

“BUM! Questa è  proprio grossa!” sbottò  la mucca Tina.

“Non dimenticare che io sono stato scelto per fare il bue nella santa  capanna  del Presepe e sono diventato ancora più importante! Non come quell’asino vagabondo che mi hanno messo vicino… Merito perciò  una nuova stalla” precisò Nino il bue.

“Meno arie, sii realista: Mario non ha  possibilità di costruirci proprio niente. L’asinello invece mi ha fatto tanta pena”.

“Beh, se uno vale poco, è facile che faccia questa fine!”

Tina muggì sdegnata e si voltò verso la greppia, decisa a non ascoltare quel bue superbo, che si era montato la testa!

La notte dell’ultimo giorno dell’anno trascorse lontano da botti e confusione, immersa nel silenzio magico della campagna addormentata.

Ma la mattina seguente accadde “l’irreparabile”.

Un musetto fradicio fece capolino dal vecchio portone della stalla.

“E questo chi è?” chiese Nino allarmato.

“Sono l’asinello del Presepe. Mario mi ha detto che posso vivere con voi.”

Nino restò senza muggiti. Tina invece fece gli onori di… stalla:

“Allora sei tu la novità, vieni avanti, qui starai bene” aggiunse guardando di sottecchi il bue ammutolito.

L’asinello salutò da gran signore:

“Grazie, cari amici, sono proprio onorato di vivere con voi. E’ giunto il momento per me di trovare un rifugio stabile e Mario, il vostro padrone, è proprio una brava persona: mi ha detto che aiuterò il bue Nino.”

Nino fece finta di non aver sentito, ma riprese  a ruminare pensando: anno nuovo, amico nuovo! E si accorse di sentirsi un po’ felice.

Foto da pethotels.it

giovedì 10 gennaio 2013

Non si può non educare... a ringraziare!




- Non si può non educare.
- Beh, però ricorre spesso questo assunto in psicopedagogia: si capisce, qualsiasi cosa tu faccia o dica, educhi nel bene o nel male, i tuoi figli, gli alunni, insomma... i bambini intorno a te.
E quindi? Con tutti i problemi immensi di questi tempi, con le guerre in cui migliaia di bambini perdono la vita, cosa vuoi dire?    ...Che dobbiamo insegnare a dire grazie?
- Non è così automatico.
- Cosa?
- Sentire ringraziare. Non accade spesso, anche fra i giovani, purtroppo.
- Potrebbe sembrare una ovvietà di questi tempi!
- Però non è così scontato. Cosa costa un grazie (e un sorriso)?
- Niente.
- Ma le conseguenze sono notevolmente piacevoli.
- Convengono?
- Convengono.
- A chi?
- A tutti.
- A quelli che lo ascoltano, certo!.
- Anche  a quelli che lo dicono.
- ?
- Fior di ricerche sul campo lo dimostrano.
- Beh, lo supponevo già. Immagino siano studi  americani.
- Già.
- Però la fame le guerre, la crisi, l'ingiustizia...
- Vero, ma da qualche parte adesso, oggi, quando ritorni a scuola, bisogna pur incominciare...per costruire.
- Diciamo ancora che comincia sempre da noi!
- Credo di sì.
- Dalle piccole cose.
- Già, perchè loro ci osservano e imparano sempre, nel bene o nel male.
- Chi? I bambini?
- I bambini.

Pubblicato da annamaria
ill. di Walter Kostner

 

domenica 6 gennaio 2013

Il Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza.



Lui è Vincenzo Spadafora, il tanto atteso  Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza. 
Istituito da una legge dopo 20 anni (!) di lavori.
Di recente, dopo circa un anno dalla nomina, il governo ha firmato l'atteso regolamento organizzativo dell'Autorità garante... Dando quindi il via alle azioni previste dalla legge.
La conflittualità familiare in particolare è una delle cause di disagio per i  minori, come segnalato nel recente seminario romano, organizzato proprio dall'Autorità garante e dall'associazione GeA-Genitori Ancora.
Solo di recente quindi il garante ha gli strumenti (peraltro ridotti sensibilmente) per cominciare ufficialmente a lavorare su una materia che, se trattata in prevenzione, farebbe risparmiare moltissime sofferenze e ingenti risorse nella cura dei problemi. Stando così  le cose però l'Autorità rischia di non essere in grado di svolgere questo compito.
Allora riflettiamo sul fatto che questa è solo una delle iniziative di tutela, di difesa dell'infanzia, che condensa in sè una progettualità generazionale che, se ignorata, fa di noi ottusi cittadini di questo secolo, perciò:
1) obiettivi etici, famiglia, infanzia e adolescenza non possono esulare dalle linee programmatiche di un governo, dei candidati, dell'attenzione sociale e (sigh!) della corretta informazione mediatica;
2) i Diritti dei Bambini, come la nostra Costituzione,  impongono un'attenzione continua, efficace, non procrastinabile alla sofferenza infantile che passa attraverso la povertà, gli abusi, la deprivazione;
3) le politiche e le azioni in favore dell'infanzia, dei giovani e della famiglia in generale hanno sempre portato benessere, soprattutto in termini preventivi.
Nel frattempo molti bambini e adolescenti hanno pagato e pagano per errori degli adulti dai quali potrebbero e dovrebbero essere tutelati. E' inquietante e tocca a ciascuno di noi prestare quell'attenzione quotidiana, nel proprio territorio, nelle proprie istituzioni locali, nel proprio paese o scuola, o condominio... per costituire la rete di difesa del nostri figli, il nostro futuro.
Pubblicato da Annamaria
foto fonte UNICEF

mercoledì 2 gennaio 2013

Studio americano: gentilezza contro bullismo


Siamo confortati dai risultati di questo studio:
il problema è davvero di notevoli dimensioni
e di grande impatto educativo anche in Italia.
Sottolineiamo l'invito ad adottare attenzioni e prassi
che favoriscano comportamenti adeguati,
scoraggiando quelli negativi.

Educare alla gentilezza

contro il bullismo

Dalla rivista sui grandi temi dell’educazione: EDUCARE.IT

2 gennaio 2013

 

 Secondo uno studio condotto da ricercatori della University of  British Columbia e della University of California e pubblicato sulla rivista PLOS One, spingere i ragazzi a compiere gesti di gentilezza può scoraggiarli dal compiere atti di bullismo.

 
Gli autori dello studio sono arrivati a queste conclusioni dopo aver seguito 400 studenti di età comprese fra i 9 e gli 11 anni a cui è stato chiesto di esprimere le loro opinioni circa la loro felicità.
 
Questi ragazzi sono stati suddivisi in due gruppi : un gruppo di studenti è stato invitato  dagli insegnanti a fare gesti di gentilezza come dividere la merenda con i compagni di scuola, ad abbracciare la loro mamma quando sembrava più stanca e triste e via dicendo.
Il secondo gruppo di studenti è stato invitato invece a raccontare di quali posti belli avessero visitato.
Dopo 4 settimane a tutti gli studenti è stato chiesto di parlare ancora di  quanto si sentissero felici e con quali compagni di classe avrebbero voluto svolgere attività didattiche: ne è emerso che i ragazzi spinti a compiere atti di gentilezza hanno indicato un maggior numero di compagni con i quali avrebbero voluto lavorare.
Spingere i ragazzi alla generosità e alla comprensione li porta ad essere più felici e a meglio interagire con il gruppo classe con riduzione anche degli atti di bullismo.
Fonte: SaniHelp, 28/12/12

 
Pubblicato da Annamaria
Foto dal film "Luci della città" di C. Chaplin