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martedì 21 ottobre 2025

Doni a saperli vedere 6. Favola FRUTTI

Una storia di frutti speciale. 
A saperli vedere questi doni, che lastricano il sentiero della speranza.
Raccontiamoli ai nostri bambini, perchè restino fedeli al loro futuro.


FRUTTI

     di Annamaria Gatti     

                  illustrazione di Eleonora Moretti    

  Fonte: favola da Città Nuova, settembre 2023        

I semi dalle diverse forme e consistenze erano planati pian piano sulla Terra, lasciando i due bambini ad osservare stupiti, mentre la mongolfiera che li cullava nel cielo azzurro era diventata pensierosa: aveva qualcosa di particolare da raccontare, ma le mongolfiere parlano?

“Certo che possono parlare” aveva ammesso la mongolfiera.

“Hai detto qualcosa Lucia? “ aveva chiesto Carlo.

“No, è stata la mongolfiera a dire qualcosa.”

Carlo aveva  osservato il suo pallone aerostatico con curiosità:

“Che sorpresa! E perché non lo hai fatto prima?”

“Amici miei, parlo ora perché voglio raccontarvi una cosa bellissima. Guardate qui sotto…” e  pian piano era scesa verso un prato alberato. Oscillando si era fermata sopra ad alcuni filari: erano piante di pere.

Carlo aveva protestato: “Cosa vedi di strano in un filare di peri?”

La mongolfiera aveva sussurrato: “Carlo, ci sono doni che bisogna saper vedere, altrimenti te li perdi. Per esempio, qui sotto, vedi quel pero? Ebbene, innestato su quel ramo c’è il ramo di un secondo pero… e, come se si dessero la mano, sul secondo vedi che è innestato il ramo di un altro albero fratello…”

“Innestato? E cosa vuol dire?” aveva chiesto Lucia.

“Vuol dire abbracciato uno all’altro, unito uno nell’altro… Ma la cosa straordinaria è che il secondo e il terzo albero non hanno radici, non hanno il tronco nella terra.”

“Non è possibile!” aveva protestato Carlo. “ Sui rami di tutti e tre ci sono foglie e pere, come potrebbero crescere senza radici e senza nutrimento?”

“Appunto questa è la magia. Il primo albero dà il nutrimento agli altri due con l’innesto, avvenuto forse  con il movimento dei rami mossi dal vento. Così un albero robusto ha trasmesso vita e linfa agli altri due che stavano morendo.”

Le pere dai tre alberi occhieggiavano splendenti alla luce  dorata del tramonto e stavano bene insieme, come sorelle in un unico miracolo.

Carlo era il più stupito: “Non ci posso credere!”

Invece Lucia aveva spiegato: “Vuoi dire che la natura è così generosa che, se una pianta si trova in difficoltà, è capace di aiutarla con le piante vicine?”

“Proprio così, Lucia” aveva confermato la mongolfiera.

“Proprio così” avevano canticchiato le pere in bella vista sui tre alberi. “Siamo tutte sorelline, vedi? Si vive bene ad avere cura uno dell’altro.”

Carlo e Lucia avevano capito. E la mongolfiera era orgogliosa di aver permesso loro di vedere un altro dono. 


Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it


 

sabato 18 ottobre 2025

Doni a saperli vedere 5. Favola SEMI

 C'era e c'è una bambina, Sofia, che ad ogni scoperta mi ripeteva "Non ci posso credere....!" e quella frase mi ha accompagnato nella scrittura di questa favola. In questi giorni grigi con scintille di speranza che si fanno largo a fatica fra il pessimismo dilagante dei grandi, i bambini e le bambine da Gaza a Israele, dalle nostre città ai paesi colpiti da tragiche guerre, testimoniano quanto ebbe a dire Seligman: 

LA NATURA HA PROTETTO I BAMBINI FISICAMENTE E PSICOLOGICAMENTE 

CON ENORME E IRRAZIONALE CAPACITA' DI SPERARE


DONI A SAPERLI VEDERE

SEMI

favola di Annamaria Gatti      illustrazione di Eleonora Moretti 

fonte Città Nuova

La principessa Lucia si guardava attorno curiosa:

“Carlo, hai un’idea di dove la brezza ci stia portando ora? A scoprire qualche altro dono che di solito non vediamo?”

Ma Carlo non rispondeva perché era distratto da una leggera elica che roteava davanti al suo naso…

“Guarda un po’, cosa sarà?”

Non aveva finito di stupirsi quando decine di “ali” volanti, almeno così sembravano, stavano allegramente popolando la “zona mongolfiera” su cui viaggiavano Lucia e Carlo.

Leggére e armoniose danzavano fra i due amici che guardavano ammirati: erano davvero uno spettacolo.

“Salve, perché vi stupite? Siamo i semi dell’acero, la nostra pianta madre e ce ne andiamo portati dalla brezza, pronti a cadere sulla terra e diventare altri alberi. Non vedo l’ora!!!”

“Così piccoli e leggeri? Non ci posso credere…” aveva commentato Lucia, a cui sembrava  di  vedere ballerine fluttuare nel cielo.

Ma Carlo era già impegnato ad afferrare altri semi che pure volteggiavano: la brezza stava facendo davvero uno spettacolo meraviglioso.

“Ehi Carlo,  lasciaci atterrare laggiù” protestava un pappo, “non vedi che porto un semino di dente di leone? Sembro un paracadute e ho un compito importante.”

“E’ così elegante che sembra vada a un ballo di corte…” pensava Lucia che se ne intendeva di feste al castello.

Intanto si sporgeva  dal cesto. Allungando un braccio pensava di far atterrare sulla mano, per un solo istante, un’altra ballerina: una lunga ala verdina sorreggeva due piccoli semi tondeggianti e parlava.

“Sono elegante principessa Lucia, vero? E’ emozionante volare e poi chissà dove mi poserò sulla terra” le stava raccontando. “Devo essere forte se voglio che dal mio seme cresca un altro tiglio robusto e profumato!”

“Non ci posso credere!” ripeteva meravigliata Lucia.

“Non ci posso credere…” ripeteva strabiliato pure Carlo.

“Bello volare ragazzi, soprattutto se hai un compito così importante!” aveva osservato divertita la mongolfiera, che però non si sentiva più avvolta dalla brezza, troppo impegnata a mandare a destinazione il corpo di ballo dei semi volanti. E poi? Alla prossima storia!

sabato 31 maggio 2025

Favola primo episodio: Come Enea riuscì a diventare cavaliere


Per essere coraggiosi e importanti occorre agire con empatia, stare vicini a chi è fragile
più che pensare  sconfiggere draghi e nemici.
In un tempo tragico come il nostro, dove vorremmo salvare lo sguardo e il cuore dei nostri bambini davanti  a tanto male, leggiamo  buone storie. 



Fonte: Città Nuova giugno 2020
di Annamaria Gatti
illustrazione di Eleonora Moretti

C’era una volta sulla montagna un castello abitato da un giovane, 
che si chiamava Enea  e aveva un grande sogno:  
voleva diventare un bravo cavaliere. 
Ogni giorno si svegliava e pensava al modo di diventarlo degnamente, 
cioè con  merito e con onore.
Un giorno  vide arrivare un cavaliere, su un bel cavallo baio, 
con la lancia in mano e l’elmo sulla testa. 
“Un cavaliere vero!” esclamò Enea. 
Il cavaliere lo vide,  lo salutò e gli chiese di ospitarlo nel suo castello. 
Quando fu l’ora della cena l’ospite spiegò: 
“Sto cercando un giovane degno di diventare cavaliere, 
...voi ne conoscete qualcuno?”
“Eccomi, io voglio diventare cavaliere!” annunciò Enea.
“Ah davvero? Sei un tipo coraggioso e leale?”  “Certo, lo sono!”
“Uhm… hai mai  salvato una principessa dall’orco cattivo?”
“Beh… sì, ho salvato una bambina da una bestia che l’aveva spaventata, 
però saprei salvare anche la principessa, ne sono sicuro.”
“Ah, bravo! Hai trafitto con la lancia il drago del lago nero?” 
Incalzò il cavaliere.  “… Hai spento l’incendio in un villaggio 
minacciato dal fuoco?  Hai sconfitto il coronavirus medioevale?”
“No, ma… sono rimasto nel castello e ho seguito le regole  
per non contagiare nessuno.”
Ed ecco entrò la figlioletta della cuoca con un vassoio colmo di 
ciotole piene di budino. Indovinate cosa accadde!  
Inciampò nel tappeto e rotolò  ai piedi del cavaliere. 
Restarono tutti immobili. Solo Enea corse presso la bimba per aiutarla 
e rimediare al disastro, sussurrando: “Ti sei fatta male? Non preoccuparti, 
ora ti aiuto io.”

Il cavaliere non aveva battuto ciglio, cioè non si era scomposto, 
ma dopo qualche istante, ad alta voce annunciò:
“Ecco,  questo fa di te un vero cavaliere: aiuta i deboli e chi 
ha bisogno di aiuto! Ho visto sventrare un drago da un giovane 
che poi trattava male il suo scudiero e voleva sempre avere ragione lui 
e pensare che voleva diventare un cavaliere!”

Poi si rivolse a Enea e a testa alta lo invitò:
“Domani verrai alla corte del re e sarai accolto nella scuola dei  cavalieri. 
Dovrai impegnarti, allenarti, fare cose che  forse non ti piaceranno, 
aiuterai chi ha bisogno, dovrai superare prove di coraggio  
e  alla fine sarai un vero cavaliere! Brindiamo a Enea!”

Partirono il mattino all’alba e  fu così che il giovane  
riuscì a diventare cavaliere e  passò alla storia come Enea il Grande.


martedì 8 aprile 2025

Amicizia in favola a primavera: Riccio Lino svegliati!





RICCIO LINO, SVEGLIATI!   E’ PRIMAVERA

di Annamaria Gatti

Illustrazione di Eleonora Moretti

Fonte: Città Nuova

Riccio Lino aveva dormito a lungo, ma era giunto ormai  il tempo del risveglio e nella boscaglia Rossino, il pettirosso, svolazzando qua e là,  si chiedeva:
 “Quando potrò salutare il mio amico Lino?”
“Non è ancora il tempo” pensava  Lino, “devo ancora dormire.” 

Si sa i ricci non amano la compagnia di nessuno, ma i due erano diventati amici durante la precedente estate e si erano salutati in autunno, con la promessa di ritrovarsi in primavera.

Pur nascosto nella sua tana, il riccio poteva sentire il movimento là fuori, ma gli occhietti non si aprivano e neppure le zampe erano disposte a mettersi in moto, proprio come succede agli scolari, e non solo, il lunedì mattina.  

“Svegliati,  stai dormendo dal mese di ottobre! Ora aprile  è arrivato!” gli aveva ritmato Rossino. I pettirossi cantano soprattutto nelle ore serali e notturne e i ricci preferiscono cercare il cibo all’imbrunire. 
“Dai Lino,” aveva incoraggiato Rossino,  “vieni a vedere il tramonto, una magnificenza!”

Poi qualcosa era accaduto: un canto aveva invaso il bosco, era arrivato fin dentro la tana e Lino aveva scosso gli aculei. Le foglie secche e il muschio, che lo avevano avvolto durante i  mesi freddi,  erano stati rimossi.
“Deve essere proprio Rossino che canta,” aveva sussurrato  Lino, “quindi sarà primavera ormai, mi sta chiamando… arrivo… forse… tra poco sono lì!”

Uscito, il riccio aveva annusato l’aria attorno: tutto sapeva di nuovo e di questo era certo, aveva l’olfatto più capace del bosco. 
“Chissà perché mi sorridono le foglie nuove e i fili d’erba…”
“Perché è arrivata,” aveva risposto entusiasta il pettirosso, “tutto è splendente, guarda!”

Anche il cielo non era più lo stesso, le pennellate di arancione  e rosa li avevano incantati: era ora di ricominciare ad essere amici. 
Le corse veloci nel sottobosco e i  forti aculei da difesa di Lino avrebbero incontrato la festa dei voli e dei gorgheggi di Rossino, per scoprire come era bello vivere insieme, pur così diversi.

sabato 8 giugno 2019

Favola: potrà un leoncino "imbranato" diventare un eroe?


Giorgy, leone imbranato



Fonte: Città Nuova, Giugno 2019


favola di Annamaria Gatti
Illustrazione di Eleonora Moretti

Il  leoncino Giorgy era un bel tipo: faceva morire dal ridere, sapeva imitare quasi tutti gli animali della savana, sapeva ingegnarsi in ogni necessità e aveva forza  e intelligenza da vendere.

Ma era distratto. Così distratto, che quando iniziava a fare qualcosa, se la sua attenzione  veniva attirata da altro, perdeva ogni concentrazione. Se rincorreva una gazzella e quella gli faceva un indovinello… si fermava a discutere e  diventavano  amici.

Se stava stanando un’antilope che gli voleva svelare il segreto del leopardo con la tosse,  Giorgy non poteva resistere, interessato com’era alla sorte del cugino.

Tutti lo chiamavano “il leone imbranato”. E Giorgy  un po’ ci soffriva, ma poi sentiva la fiducia di mamma e  papà che  pensavano: ce la farà questo figliolo, perché ha tante risorse!

Un  giorno le leonesse proposero la consueta  gara di corsa per  provare le abilità dei cuccioli che stavano crescendo. Tutti partirono e anche Giorgy.  Ma  uno dei leoncini arrancava con fatica.  Fu allora che Giorgy tornò indietro.
Il coccodrillo urlò: “Il solito imbranato, era primo e finirà ultimo!”  Anche gli altri leoncini lanciarono urla di scherno. Poi ci fu silenzio, mentre  Giorgy  aiutava l’avversario deboluccio a riprendere la corsa:
“Dai che ce la facciamo insieme! Non ti fermare, l’importante è arrivare in fondo!”
“Ma tu perderai la gara, per aiutarmi.”
“Oh… se mi racconterai la barzelletta del coccodrillo col mal di pancia,  giuro che non mi importerà nulla di vincere” commentò Giorgy allegramente,  perché sentiva che stava facendo la cosa giusta.

Arrivarono alla meta della corsa che li iniziava alla vita di caccia e lì accadde un fatto strano:   il leone più anziano,  d’intesa con le leonesse cacciatrici,  gli si avvicinò.  

Guardandolo intensamente  negli occhi e, fra lo stupore di tutti,  pronunciò la formula del vincitore:

“Hai vinto Giorgy. 
La gara era l’ occasione
 per  stabilire  chi di voi avesse avuto  l’abilità più necessaria: 
la generosità.”

Da allora nessuno più ebbe il coraggio di chiamarlo “imbranato”. E Giorgy acquistò più sicurezza e padronanza della sua attenzione.

Mi dicono che Giorgy poi è  diventato un grande capo del suo branco, valoroso nella difesa dei cuccioli. Lo avete mai incontrato?

sabato 22 dicembre 2018

E Natale sia. Racconto.

Immagine correlata


Alcuni mi hanno informato che questo racconto ritorna nelle celebrazioni  natalizie, per questo lo pubblico qui per voi, dopo la nuova storia "Gesù bambino rinasce sempre" ambientata nei nostri boschi, distrutti dalla bufera di ottobre.



Il Natale di Tobia, bambino quasi cattivo
racconto di Annamaria Gatti

Tobia ha qualche problema

Tobia, riporta le pecore! 
Sei sempre con la testa fra le nuvole, ma a cosa pensi?" grida il vecchio Elia. 
"Arrivo, nonno" Non si può proprio vivere in pace!". 
Infastidito,Tobia raduna le pecore del gregge del nonno e si avvia verso il villaggio poco lontano. A Betlemme è quasi buio e Tobia rientra a casa, pronto per l'ennesima sgridata quotidiana. 

"Sei una vera disperazione" Oggi è venuta Ruth e mi ha detto che le hai rubato un cesto"". La mamma di Tobia piange e il bambino la guarda, poi strizza gli occhi, perché vorrebbe cancellare tutto quel dolore sul volto della sua mamma. E sente un nodo alla gola. Si siede per terra, in un angolo, dietro la macina. 
"Vai via! Meriteresti una bastonata, ma non c'è più tuo padre a darti la giusta lezione. Io non so più cosa fare!". 

Il bambino sente che il nodo alla gola si stringe sempre di più; esce di casa e, sconsolato, va a sedersi vicino al pozzo. 

"Tobia"" lo chiama Sara, una delle bambine del villaggio. "Cosa fai qui?", gli chiede mentre depone per terra un otre. Poi, raccogliendo con un gesto veloce l'ampia tunica azzurra, si accovaccia vicino a lui. 

"Non mi riesce proprio di far bene niente. Appena progetto una marachella" mi accorgo che l'ho già combinata, prima di poterci pensare un po', prima di capire cosa potrebbe accadere dopo" Mi manca il tempo per riflettere e così tutti quelli del villaggio mi cacciano, perché pensano che sono un porta guai. 

"Lo vedi? Tu" tu sei l'unica che mi si avvicina" sospira Tobia con le lacrime agli occhi. Sara sa che un bambino si vergogna nel farsi vedere a piangere, così aggiunge: "Però qualche volta le combini grosse, sai? Eppure io so che non sei cattivo

Per esempio oggi hai rubato il cesto di Ruth perché ne aveva bisogno la vecchia Ester, vero?". "Come lo sai?". "Me lo ha detto Ester: stamattina non sapeva come portare al mercato i pani" Ma poi ha detto che un ragazzetto l'aveva aiutata" E quello eri tu". Tobia sorride un po' e si pulisce il naso gocciolante con la manica. Poi pensa che davvero in fondo al cuore non sente cattiveria ma solo, qualche volta, un po' di paura, un vuoto, un buco nero nero, che deve riempire subito con qualcosa. Perché? E perché ogni volta che vede una fonte luminosa, gli sembra che quel buco si dissolva nel nulla?



IL BAMBINO SUL POGGIO 
"Storie, storie" pensa a voce alta Tobia". 
"Quali storie?", chiede sorpresa Sara. 
"La storia della luce"". 
"Ah, vero, tu che insegui sempre una luce" 
L'altra notte eri tu che camminavi verso la stalla, vero? Ci sei stato?"
"No, mi sono fermato a metà strada, ad osservare quel rudere, la stalla, voglio dire" Era una magnificenza" piena di luce!". 
"E il Bambino? Non l'hai visto allora?". "No". 
"Oh, che peccato" Il suo nome è Gesù. È così tenero ed è così bella la sua mamma!" - sospira Sara -.Vieni, andiamo a visitarlo. Guarda, ci sono dei pastori che tornano dalla stalla, sul poggio". 
"No, non vengo". "Perché no?" chiede incredula Sara. 
"Il Bambino è buono, il nonno dice che da grande sarà un re" È il più buono di tutti. Quando mi vede, se non mi caccia lui, mi cacceranno suo padre o sua madre"". 
Sara ha un moto di insofferenza. "Fai come vuoi, sei il solito testardo e stai diventando insopportabile anche a me"". 
La bambina ha ormai perso la pazienza, si alza di scatto, getta sui piedi del pastorello una manciata di terra, si ricopre il capo con il mantellino, afferra nervosamente l'otre e se ne va. 
La si sente brontolare ancora quando Tobia osserva le prime stelle accendersi nel cielo e si augura che Sara torni. In breve l'imbrunire si trasforma in notte e neppure la mamma lo richiama in casa. 
Tobia sa che dovrà riportare il cesto rubato e chiedere perdono, anche alla mamma. Sta per alzarsi, quando Ruth, la vicina derubata, gli va incontro con aria minacciosa. Tobia immagina già quel che dirà e quel che farà, perciò si alza di scatto come una saetta ed è già lontano, perché considera l'idea che Ruth è troppo grassa e non avrà la forza di inseguirlo. 
Il cielo è uno scintillio e come una morbida coltre ripara il poggio su cui il Bambinello riposa. 
"Avrà freddo" commenta a voce alta Tobia. Il nonno aveva raccontato che un asino e un bue scaldavano la stalla. Più che una stalla era un rifugio. 
Però proprio lì, il giorno prima erano arrivate addirittura delle persone importanti, su cavalcature bardate a festa. "Forse sono principi" aveva detto il nonno. 
Tobia li aveva visti e li aveva inseguiti di nascosto, quasi fino al poggio. Uno era di colore e uno molto vecchio.Aveva anche sentito uno di loro dire, con uno strano accento straniero:"Gaspare, ecco là, credo proprio che là sia il Messia che cercavamo"". Chissà cosa voleva dire. Il Messia sì, lo attendeva anche il nonno, ma Tobia non aveva osato chiedere di più. Erano cose da grandi!


UNA LUCE PER TOBIA
Tra un pensiero e l'altro Tobia non si accorge di aver camminato fino alla stalla, dove ora solo una debole fiammella toglie il luogo dalla morsa del buio. Il pastorello sbircia attraverso un'asse sconnessa. 
Accidenti, il bue è proprio lì davanti e Tobia non vede proprio un bel niente! Si sporge ad una finestrella, poco più di una fessura e vede. Vede quello che gli riempie il cuore di tenerezza, perché nella penombra della stalla distingue chiaramente un papà e una mamma, chini su un fagottino bianco, e poi lo sguardo del Bambino su di lui. È uno sguardo luminoso e intenso. 
Vorrebbe scappare ma, davanti a quegli occhi, le gambe sono pesanti e non si muovono; i piedi sembrano incollati per terra. Sulle mani sente cadere delle gocce tiepide: sono lacrime.Tobia sta piangendo.
 Si volta anche la mamma del Bambino. "Oh! Come assomiglia alla mia mamma!" pensa Tobia. 

Poi guarda il papà e sente per un attimo mancargli il respiro: se papà fosse lì, potrebbe proteggerlo, aiutarlo, difenderlo, come fa il papà del Bambino, che ha uno sguardo buono e forte e che adesso gli fa un cenno, per invitarlo ad avvicinarsi. 
Anche la mamma dice: "Entra, entra Tobia. Gesù ti stava aspettando". Tobia è un po' sorpreso. "Io" non posso, forse sono un po' cattivo". Ma, senza accorgersene, Tobia si ritrova inginocchiato accanto al Bimbo, mentre la madre asciuga le lacrime del pastorello. 
Qualcuno sta anche accarezzandogli i capelli ricci ed arruffati. È il papà di Gesù; forse vuole proteggere anche Tobia che intanto si chiede dove sia finito il suo buco nero, quello che dava tanto dispiacere al suo cuore di bambino: non c'è più" Tobia sente anche le manine di Gesù sulla fronte, che forse tracciano un segno.

 La stanchezza lo prende e dolcemente, sulla paglia, accanto a Gesù, Tobia trova la sua giusta luce, mentre pensa che, da quel momento, la mamma non piangerà più per lui. 

fonte Città Nuova, 2010

pubblicato da Annamaria Gatti
foto dal film Nativity


giovedì 6 dicembre 2018

Favola di Natale abbastanza vera nel bosco distrutto.




Si ricomincia sempre se c'è amore. Rassicuriamo i nostri bambini.
Un racconto dedicato a Mario Rigoni Stern, indimenticabile  illustre scrittore dell'Altopiano, che ha narrato anche gli amati boschi.  Mario è il protagonista, in suo onore.


Gesù Bambino rinasce sempre

di Annamaria Gatti
Illustrazione di Eleonora Moretti

fonte: Città Nuova - Dicembre 2018

Sull’Altopiano di Asiago era sceso l’inverno molto prima quest’anno. Il vento rabbioso e la pioggia battente avevano portato via il bosco. Mario,  stretto al papà,   li aveva visti  i suoi abeti sollevare la terra e  il sottobosco con le radici, mentre il vento li scuoteva con forza e aveva provato sgomento e paura. I suoi alberi non volevano andarsene, non volevano lasciarlo e sospiravano frusciando disperati al cielo.
Ma poi la bufera aveva vinto e si erano accasciati al suolo, uno sull’altro.

Mario era un bambino amante del bosco e dei suoi animali: dove se ne erano andati? 
“Peggio che durante la guerra” aveva commentato il nonno Toni.

E ora  a Mario sembrava non avesse più senso aspettare il Natale, la neve e la gioia bella di vedere scintillare l’abete di casa. Non c’ era più nulla lì attorno. Per giorni non avevano avuto né luce, né acqua. Gli aiuti erano arrivati. Papà e mamma si erano dati da fare, con coraggio. Come tutti. 
Ma degli animali amici neppure l’ombra, solo un falco aveva solcato il cielo e le civette avevano preso a commentare la sera. Mario però sperava di veder  volare ancora  il suo ciuffolotto.

Poi, a poche settimane dal disastro,  era giunta l’ora di preparare il Presepe.
“Ecco le tue statuine, Mario!”
“Nonno,  quest’anno dobbiamo farlo il Presepe? Il bosco non c’è più!” si era lamentato il nipote.
“Bambino mio, il sole è sorto anche oggi?”
“Ma certo, e allora?”
“ E allora ecco perché faremo il Presepe, per far rinascere il bosco e la speranza, ricordati, tu vedrai rinascere il bosco e potrai raccontarlo.”

Non aveva capito molto Mario, ma aveva compreso che nonno Toni doveva aver ragione. Così era rinato il grande presepe di casa.
“Non c’è Gesù Bambino, nonno, non lo trovo!” aveva protestato il nipote.
“Beh… non è ancora Natale, vedrai che lo troveremo per quella notte.”
E la cosa era morta lì.
Ma il bambino non smetteva di cercare Gesù. Possibile non ci fosse? Lo aveva messo via lui nella cassa di abete, avvolgendolo con  cura nel panno di lana grezza.

I giorni passarono e arrivò la vigilia di Natale.
In casa erano tutti pensierosi: era un Natale difficile. Ma nessuno aveva perso il sorriso. E se mamma e papà sorridevano, vuol dire che tutto si sarebbe aggiustato.
Ma Gesù dove era? La statuina era necessaria per completare il Presepe, tutti guardavano Mario, che puntò gli occhi neri negli occhi azzurrissimi del vecchio: aiutami nonno!

Toni aveva sorriso, mostrandogli qualcosa e Mario era scoppiato a piangere e si era gettato fra le sue braccia, mentre gli porgeva  Gesù, neonato e paffutello, intagliato nel legno, che aveva raccolto dopo la bufera. Era una statuina tenera e ben fatta!
“Nonno,  lo hai intagliato tu questo Bambino! Grazie, è proprio Gesù come l’ho disegnato io.”
Ora il Presepe era completo, il Natale era arrivato. 

Si poteva continuare a sperare.

pubblicato da Annamaria Gatti

mercoledì 25 luglio 2018

E-state favola... dove sono spariti i protagonisti delle favole?





di Annamaria Gatti
Illustrazione di  Eleonora Moretti
fonte: Città Nuova   - agosto 2018

L’estate esplode.
Ma succede qualcosa di strano nel mondo delle favole, bambini!
Biancaneve è partita e non c’è al castello, l’hanno cercata alla casetta dei nani. Dotto assicura che non l’hanno vista per nulla, neppure per una breve visita o per portare una crostata alle more.
Dove sarà Biancaneve?
Cenerentola ha lasciato il castello e il principe confessa con decisione  di  non poter dire dove sia andata. Le ha promesso di non rivelarlo a nessuno, ma anche lui è stupito: ha lasciato a casa la sua corona regale.
Dove sarà  Cenerentola?
La Bella Addormentata non è al  castello e tutti sono preoccupati… non ha avvisato neppure il cuoco di corte che non sa cosa preparare per la festa d’estate. Un bel problema!
Dove sarà la Bella Addormentata?
Cappuccetto Rosso è partita in bicicletta, non ha chiesto il permesso alla mamma, che però non è preoccupata, sa che  Cappuccetto è molto attenta e  il lupo non è un pericolo: troppo vecchio e senza denti…
Dove sarà Cappuccetto?
Tutto il mondo delle favole è lì ad aspettare notizie.
Arriva trafelato il lupo sdentato: “Sono tutte là! Là!”
“Là, dove?” chiedono principi e re, nani e fate, cavalieri e maghi, bambini, mamme, papà e nonni e tutti i lettori delle favole.
Eccole! In un posto strano davvero!
Ci sono tanti bambini soli e preoccupati in un luogo triste, senza mamme e papà, senza nonni, senza maestri e maestre, senza suonatori o pagliacci, senza cavalli o cagnolini, senza gelatai, senza fate o streghe, senza carezze e baci, senza ninna nanne… nulla…
Ma là in mezzo a quei bambini ci sono loro: Biancaneve, Cenerentola, La Bella Addormentata, Cappuccetto Rosso, il brutto anatroccolo-cigno, fratellino e sorellina, il gatto con gli stivali e il suo marchese, Hans e Gretel e tanti altri. 
Stanno raccontando la loro storia e giurano che non torneranno più nei loro castelli o nei loro paesi, fino a quando non vedranno tornare un sorriso sul volto di quei bambini.
Buona estate bambini!