Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 23 agosto 2012

E tu cosa vuoi fare da grande?





L’astronauta si racconta: il cielo, le stelle e l’infinito
Quando ieri, al Meeting di Rimini, l’astronauta  Paolo Nespoli ci ha chiesto di stimare approssimativamente il numero dei  granelli di una manciata di sabbia e ci ha svelato quanto questi rappresentino solo una minima parte del numero dei mondi nel finito cosmo, allora l’anima ha avuto un fremito, capitolando ancora davanti alla inevitabile constatazione dell’azione dell’Infinito, che interseca il nostro respiro e lo avvolge di mistero e di  gratitudine.
L'auditorium gremito all’inverosimile ( anche una folla sterminata è rimasta fuori, incollata  al mega schermo) sussulta alle battute di questo uomo (avrà a che fare con superman?) che con l’umiltà, tipica dei grandi, racconta il suo rapporto con la vita e…l’Infinito.

Lo sguardo corre ai presenti: Nespoli sa che più della metà sono giovani e giovanissimi. L’altra metà sono in viaggio con loro, nella vita così complessa. Per questo parla a braccio con entusiasmo e con la precisione dello scienziato.
Sorride alla storia della sua vocazione, definita e  realizzata solo a 26 anni (chi l’ha detto che i nostri figli debbano decidere tutto subito a 15 anni?), quando parte  per gli States, senza conoscere l’inglese, con la determinazione a prepararsi per diventare astronauta.
Si rivolge ai ragazzi e ai giovani in particolare, scherza con loro  ed è palpabile, e invidiabile, l’autorevolezza con cui li approccia.
Lui, selezionato tra tanti aspiranti astronauti, delinea, con battute di  guareschiano umorismo, il percorso che lo ha portato a vivere il viaggio della sua vita nello spazio con lo Shuttle e con la Soyuz. Il tutto scandito da pochi, ma severi paletti: per arrivare a realizzare i sogni della vita, per attraversare la foresta delle difficoltà inevitabili e salutari,  occorrono ingredienti da utilizzare senza tentennamenti, né dimissioni: preparazione, determinazione, tenacia, studio, conoscenza, umiltà per  imparare dagli errori, curiosità e capacità di rispondere alle sfide…
Ripete: “Tutti possono diventare astronauti, è bello poter diventare scienziati…”
E intanto l’innamorato dello spazio, della ricerca e  dell’esplorazione, quello che parla tutte le lingue necessarie a tradurre ed applicare i protocolli severissimi e monumentali, per le “passeggiate” spaziali (guai a chi le chiama così! dice) scopre l’animo poeta quando  inonda noi, sognanti e ammirati, di foto dal cielo (solo alcune delle 26.000 scattate nei sei mesi di… vacanza spaziale sulla stazione internazionale) della Terra amata con i suoi colori e le sue luci e soprattutto dell’Italia, così bella, da amare e da difendere …
E noi conosciamo i sogni dei nostri ragazzi, figli, studenti…?

pubblicato da Annamaria 
foto da  meetingrimini.org

domenica 19 agosto 2012

Favola:l'amicizia disinteressata

Pippo e Luky 
di Annamaria Gatti
illustr. di Eleonora Moretti
Fonte:    Città Nuova

Nel mondo dei cani ne succedono delle belle!
Qualcuno le annota e le racconta.
Ora ci provo anch'io, che di cani ne ho due.
                                    Questa è una storia vera.
“Due amici per la pelle” direte voi. E invece no: due perfetti sconosciuti. Fino a quando un giorno...
Pippo era  un cane  simpatico e vivace, capace di rimediare presso chiunque un bocconcino goloso, con il suo sguardo  allegro e fedele.
Pippo era anche un cane randagio e nulla lo poteva fermare presso un bambino affettuoso o una vecchietta capace di coccole. Amava la sua libertà, un po' come accade a quelli che sono abituati a vivere da soli.
Quel giorno Pippo se ne andava dritto per la sua strada e non aveva programmi speciali, quando qualcosa lo fece fermare all'istante: qualcuno o qualcosa si stava avvicinando paurosamente al   fiume:
“Ehi tu, che fai? Attento c'è il fiume!”
“Oh!!!”  l'ombra barcollò e si fermò.
Pippo si lanciò verso la “cosa” e si fermò solo quando riuscì a mettergli una zampa sulla schiena.
Era un  bastardino, bianco, con immense orecchie marroni.
“Che stai facendo qui? Mi hai spaventato, ti rendi conto di cosa ti stava capitando?” chiese allarmato e anche un po' arrabbiato Pippo.
Il cucciolo non sembrava vederlo...
“E guardami, 'che ti sto parlando!” gli ordinò secco Pippo
“Ma io non posso guardarti, io non ci vedo...” guaì il piccolino, tremando e annusando l'aria attorno a quella minaccia.
Pippo restò senza guaiti.
“Come ti chiami?”
“Luky, mi chiamo Luky.”
“Cucciolo Luky, andiamo...”
“Dove mi porti?”
“Andiamo insieme, io vedrò anche per te, non voglio che corri il rischio di finire nel fiume, ti pare?”
Lucky si fermò un momento, annusò quel nuovo amico per benino e poi gli trotterellò dietro.
Da quel giorno Luky e Pippo  girano la città sempre insieme, perchè Pippo scelse di non essere più solo.
E sono solo due cagnolini.
O no?






 

sabato 18 agosto 2012

A conferma: televisione prima di dormire


 Buon senso e indagini statistiche...
Sembra ovvio, ma non è sempre così scontato nelle routine familiari.
Da: www.educare.it
"Secondo uno studio condotto presso il Center for Child Health, Behavior and Development at Seattle Children's Research che presto sarà pubblicato sulla rivista Pediatrics i bambini di età compresa fra i 3 e i 5 anni, almeno un'ora prima di andare a dormire non dovrebbero guardare la tv o giocare ai videogiochi, ma in ogni caso se proprio guardano la tv o giocano con un videogame dovrebbero guardare un programma (o scegliere un gioco) appropriato alla loro fascia di età.
Gli autori dello studio hanno seguito 600 bambini di età compresa fra i 3 e i 5 anni e ne hanno studiato il comportamento, in particolare la qualità del loro sonno dopo aver visto la TV di sera.
I ricercatori hanno così scoperto che se i bambini prima di andare a letto vedono programmi violenti o comunque inapropriati per la loro età sono più a rischio di dormire poco e male e di avere incubi.
Al contrario i bambini che vedono programmi adeguati alla loro età hanno il 64% di probabilità in meno di avere un sonno disturbato o di avere incubi.

Gli autori dello studio ritengono che evitare la TV per bambini così piccoli almeno un'ora prima di dormire garantisce loro un sonno più tranquillo, ma se proprio guardano la TV il tipo di programma che guardano deve essere adeguato per loro, pena una notte insonne e agitata per genitori e figli!
Fonte: SaniHelp, 08/08/2012

pubblicato da Annamaria
ill. da segnalispot.blogspot.com

venerdì 17 agosto 2012

Il treno? Un parco giochi di ferragosto


Se dobbiamo trasferire a Venezia per un evento importante i nostri pargoletti, cosa facciamo?
Ci affidiamo all'efficienza di Trenitalia(...), al caldo, che speriamo clemente, visto che non sempre i vagoni sono climatizzati, inoltre contiamo sul fatto che tutti ritengano improponibile andare a Venezia in treno il giorno di ferragosto!
Ma se i bimbi sono parecchi, allora è tutta un'altra faccenda!
Matteo e Andrea, 8 anni in due,  inventano il gioco del palloncino che non deve mai toccare terra e così tutto il vagone è coinvolto nella gara. 
Rahel studia l'ambiente esterno con gridolini di gioia e di stupore, agli occhi attenti non sfugge nulla, mentre  Aster misura saltando diligentemente tutte le sedute del vagone, abitato quasi esclusivamente da  tutti gli amici di mamma e papà che la aiutano e si divertono a "provocare" nuovi giochi.
Chiara, con la collaborazione del fratellino,  dirige il traffico del vagone, certa che ormai più nessuno  oserà intralciare i loro giochi e preferirà viaggiare in altro scompartimento...
Anche i braccioli delle poltroncine, sono occasione di gioco d'abilità ed equilibrio.
Il tutto in un succedersi garbato e vivace della piccola banda in interazione continua, persino il controllore sorride...
"Questo treno sembra un parco giochi!" sottolinea uno dei bimbi. E gli altri confermano.
Scendendo, tutti gli adulti si chiedono sospettosi come avranno  fatto quei piccoli a trasformare un noiosissimo vagone, in una occasione di gioco per così lungo tempo.
Bravi genitori! 
Genitori fiduciosi, che sanno condividere il gioco e il momento particolare con disinvoltura e coerenza, che insegnano l'ascolto,  il rispetto per la cosa e la persona, che sanno mettersi dalla parte del bambino... 
Tentazione: proietto questa stile educativo nel prossimo futuro, e li vedo adolescenti, questi bimbi.
Ecco, continuiamo così, a testimoniare il valore/la convenienza della collaborazione, della solidarietà e dell'accoglienza, ad avere a cuore i figli propri e altrui, a circondare di interesse l'infanzia, per difenderla. 
"Attenti ai bambini"
Ecco ora davanti a noi l'incanto di Venezia.
Ora però dobbiamo prendere il vaporetto...

pubblicato da Annamaria
foto. fsnews

martedì 7 agosto 2012

Genitori coerenti: che fatica!


Volentieri diamo spazio all'inizio di un intervento della dott.ssa Maria Intelisano, raccolto dal suo nuovo libro. La psicoterapeuta  si toglie amabilmente qualche sassolino dalla scarpa a proposito di certo mondo educativo, genitori o educatori in genere.
La ringraziamo per questo contributo e cogliamo l'occasione per augurare a tutti di trascorrere
                                FELICE-MENTE INSIEME LE VACANZE!


Genitori attenti, premurosi e... 
......................................torturatori!!!
da "Scrivo la mia rabbia" pagina 25.
di Maria Intelisano
Ed. Erickson LIVE
"Pulisciti le mani, soffiati il naso, non camminare a piedi scalzi, non toccare, non ti sporcare, usa le forchette, asciugati la bocca, stai più attento, bevi, mangia, sbrigati, stai zitto, non ti alzare, stai seduto composto, muoviti, non correre, non disturbare, smettila, parla piano, non gridare, non urlare, non piangere, lavati i denti, vestiti, fai così, non fare così, non rispondere, parla ascolta, ubbidiscimi, guardami, rispondi, spiegami perchè..." e magari subito dopo: "bravo, bravissimo, sei un genio" e baci, abbracci e coccole in abbondanza.
Alcuni messaggi e sollecitazioni possono disorientare i bambini, soprattutto quando lo stile educativo è incoerente e contradditorio.
Succede a volte che un genitore non regga alle provocazioni e alla sfide del figlio e, per reazione, metta in atto metodi autoritari, oscillando così tra momenti di autoritarismo e altri di permessivismo.
Questo stile si manfesta anche quando il genitore si lascia andare all'umore del momento: nervoso, calmo, contento, angosciato.
E' lo stile educativo peggiore perchè pone il bambino di fronte a continue richieste contradditorie: rimproveri o lodi, a volte per la stessa situazione, del tutto imprevisti e perciò incomprensibili. Non esssendoci punti di riferimento stabili, questo stile educativo genera nel figlio ansia, disorientamento e confusione che spesso sfociano in grande insicurezza e aggressività.
Ma anche uno stile autoritario, dove prevalgono regole  rigide con molti divieti, rimproveri e rpetese di ubbidienza, crea nei bambini angoscia e sofferenza. Il controllo continuo, il castigo e il ricatto affettivo potranno rendere il bambino represso, timido,  pauroso, e incapace di autonomia e responsabilità: oppure, soprattutto nell'età adolescenziale, lo porteranno a diventare, per reazione, un ribelle violento e distruttivo.
... ... ...
foto da: grandicalssicidellanatura.blogspot.com

sabato 4 agosto 2012

Passione educativa




 Maria Intelisano
SCRIVO LA MIA RABBIA 
Una psicologa nel contatto con la sofferenza: racconti ed emozioni.
Edizioni Erickson LIVE
«La mia speranza è che tutti i sistemi educativi si sforzino per favorire nei bambini creatività, senso critico e libertà di pensiero.» 
Il libro raccoglie alcuni fatti tratti dall’esperienza professionale dell’autrice, psicologa dell’età evolutiva: sono brevi stralci di racconti, emersi durante i dialoghi e le elaborazioni di esperienze vissute dai bambini e dai ragazzi, attraverso l’interazione soprattutto con i genitori e gli insegnanti.
A casa e a scuola si possono sviluppare dinamiche relazionali che non facilitano un rapporto educativo favorevole alla crescita psicologica, affettiva e sociale dei ragazzi. 
Non ci sono ricette e indicazioni precise per gestire e risolvere problemi che sono fonte di difficoltà e disagio sia per gli adulti sia, soprattutto, per i figli e gli alunni: ogni situazione è diversa e non si può generalizzare. 
Tuttavia la descrizione delle esperienze qui riportate e le considerazioni dell’autrice possono indurre il lettore a una riflessione e sollecitarlo a trovare, in modo personale e creativo, interventi e modalità più adeguate, per svolgere al meglio il proprio ruolo educativo.