Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 22 dicembre 2016

Il presepe resta nel cuore. I bambini lo comprendono bene.




Scrivevo  così... e poi molte cose sono cambiate. Eppure l'emozione è rimasta intatta, come accade per tutte le cose vere della vita. E' San Giuseppe... che in questi giorni mi fa pensare... appena avrò approfondito questo pensiero vi racconterò.

"Un presepe simbolico quest'anno. 
Il  nipotino  di cinque anni mi fa notare che "... no, non è poi tanto bello, ci sono poche statuine e mancano tutti gli animali... e dove andrà Gesù a nascere senza grotta? e dove metteremo i Magi in cammino? e se non c'è il ruscello e il  laghetto con le papere come faranno a bere le pecore assetate? e come potrà un solo angelo annunciare e cantare  tutta la notte? e il castello e la stella cometa e...dov'è il tuo bel presepe degli altri anni?"
Tutto da rivedere, quindi! Sono felice di questa rivolta: vuol dire che questo presepe era una presenza importante! 

Mia madre quasi novantenne  ha portato dalla mia città una scatola rossa, con un'indicazione chiarissima: PRESEPE scritta con la calligrafia di tanti anni fa. Me l'ha consegnata.
L'ho aperta e facevano capolino, fra il finto muschio, l'asino e il bue. Con cautela ho rimosso alcune statuine e ne sono emersi   San Giuseppe e Maria, esattamente come me li ricordavo e come li disegnavo nei quaderni di scuola. Gesù Bambino nella mangiatoia e tutti i personaggi che incantavano il piccolo semplice mondo del presepe di casa mi guardano nostalgici e trepidi:  sembrano ancora così fragili! 

Che il ricordo dopo tanti anni fosse ancora vivo mi ha stupito e mi ha riportato alla devozione di allora, alla naturalezza dell'evento natalizio agli occhi bambini, alla riverenza per quella nascita divina, che stupisce il mondo ancora.
Natale nel presepe allora è sapore di rito familiare, di certezza, di bene, di autenticità.
Facciamo allora il presepe con questi nostri bambini!
Costruiamolo con loro, con i loro materiali, con la loro ingegnosità, la loro fantasia e la loro semplicità. Facciamo loro il dono della rappresentazione di un fatto reale, storico e divino, di un evento d'amore, che li accompagnerà per la vita con l'immediatezza dell'immagine e delle cose.
Avranno qualcosa di grande e di umile insieme da ricordare nei momenti bui e difficili, lieti e festosi: forse l'espressione di un pastore o la sorpresa del re Melchiorre, o la tenerezza di Maria o l'espressione  attonita del soldato con la spada sguainata, o il semplice sicuro sguardo di Giuseppe, uomo giusto".

Pubblicato da Annamaria
foto film Nativity

domenica 18 dicembre 2016

GESU' BAMBINO COME ME. Un racconto natalizio


da "IL NATALE DI ALBER NATALE"
di Annamaria Gatti
illustrazioni di Antonio Vincenti
edizioni EFFATA'

Albert è un bambino che, come tanti altri, vive nel sud del mondo, tra povertà e sfruttamento… ma anche in mezzo a rapporti umani ricchi di calore e di affetto.
Questa storia natalizia gli dà voce e spazio tra le mille luci colorate che, troppo spesso, rallegrano le nostre strade ma sono vuote di significato.
Un breve racconto per un Natale aperto al mondo… che diventa un biglietto d’auguri!

quasi il finale del libro...
COME GESU’
Padre Joe… tu abiti in una vera casa!” ho gridato, mentre mettevo la mia testa ricciolina dentro a ogni porta che dava sul corridoio centrale. Poi il nostro amico frate, che era appena entrato in una cucina, ha avvisato:
Albert, King… venite qui, qualcuno ha portato dei biscotti!”
Ma in quel momento non mi interessavano più i biscotti, nonostante la fame e la stanchezza. Mi ero ritrovato in una delle stanze, davanti ad un Presepe, ed ero rimasto a bocca aperta, silenzioso e immobile.
Padre Joe aveva lasciato King alle prese con i biscotti ed era dietro di me:
Albert!”
Al suo richiamo mi sono ripreso dallo stupore e ho notato:
Ci sono i pastori, gli angeli, le pecore, un bue e un asino e il Bambino… In una capanna…come la mia…”
Sì, Albert, Gesù è nato in una capanna come la tua.”
“… E avrà freddo questa notte, così, senza vestiti. Anche il mio fratellino appena nato ha freddo di notte e la mamma lo copre.”
Già, proprio come il tuo fratellino.”
E quella è la sua mamma, vero?” ho chiesto indicando la donna seduta accanto a Gesù.
Sì, si chiama Maria.”
Il suo papà non lo manderà con Keùssi sulla nave dei bambini venduti, vero?”
“… No, suo padre Giuseppe non lo manderà.”
E la sua mamma non piangerà e gli canterà la ninna nanna.”
Certo Albert, come faceva la tua mamma con te, quando eri piccolo.”
Proprio in quel momento qualcuno cantava.
Senti Padre Joe? Sembra proprio la ninna nanna che canta la mia mamma.”
Il mio amico non ha risposto, perché si era distratto guardando due persone che stavano sulla porta.
Albert, è proprio la tua mamma che sta cantando a Gesù la ninna nanna.”

In fondo alla stanza c’erano i miei genitori, proprio loro!

C’era la mia mamma e c’era il mio papà: erano venuti a prenderci!
Hanno fatto un viaggio faticoso. Sono partiti subito, quando hanno saputo che cosa vi era accaduto” spiegava Padre Joe, mentre con un salto ero fra le braccia della mamma.

venerdì 9 dicembre 2016

Una favola di grande bellezza di Giovannino Guareschi: Santa Lucia



FAVOLA DI SANTA LUCIA

di Giovannino Guareschi (1908-1968)

Cesarino si alzò e, prima ancora di lavarsi, prese il lapis blu e cancellò sul calendario un altro giorno. Ne rimanevano ancora tre che poi erano due in quanto il terzo era quello famoso. Mentre si lavava con l’acqua gelata, Cesarino d’improvviso ebbe un pensiero: “E la crusca?” Era una cosa importante. ma risultava anche logico che non ci avesse pensato perché fino all’anno prima, tutto si era svolto laggiù, al paese dove per trovare della crusca, bastava allungare una mano. Gli venne in mente il pane fatto in casa, e il profumo che usciva dal forno. Risentì il cigolio della gramola e pensò a sua madre. Uscì in fretta e passando dalla portineria, si fermò per consegnare la chiave alla portinaia: suo padre era andato via alle quattro perché, in quei giorni, c’era un sacco di lavoro per chi aveva un camion.
La strada era piena di gente che aveva una premura maledetta e la nebbia di quella fradicia mattina di dicembre era traditrice perché macchine e ciclisti saltavano fuori d’improvviso da ogni parte e bisognava stare attenti. Non poté pensare molto alla faccenda della crusca, ma quando fu a scuola, riprese a pensarci. Aveva dimenticato l’asino e adesso erano guai. Bisognava mettere sul davanzale, vicino alla scarpa, anche il sacchetto pieno di crusca per l’asino che portava le ceste dei regali. A non mettere la crusca, Santa Lucia si sarebbe offesa certamente.

Cesarino, quando alle dodici e mezzo lo lasciarono libero, corse subito alla panetteria e domandò un po’ di crusca. Ma di crusca non ne avevano. Ed era anche logico perché, in una città come Milano, a cosa potrebbe servire la crusca? Provò da un altro panettiere, poi da un terzo e, alla fine, perdette la speranza.
Arrivato a casa, trovò la chiave ancora in portineria: suo padre non era ancora arrivato e Cesarino mangiò da solo nella cucina fredda e in disordine. Il padre tornò la sera, ma non salì neppure in casa: lo chiamò dal cortile e assieme andarono alla trattoria dell’angolo.
La minestra calda diede a Cesarino tanta gioia da fargli dimenticare tutte le sue preoccupazioni ma, quando ebbe finito di mangiare, le preoccupazioni ritornarono a galla. Cesarino aveva una soggezione tremenda di suo padre che era un uomo cupo e di poche parole, quindi fece una fatica matta a entrare in argomento. Alla fine gli disse: — Ci vorrebbe un po’ di crusca. —

Uscito da scuola Cesarino abbandonò le sue ricerche. Aveva perso un sacco di tempo e si trovava a mani vuote, senza neppure la crusca per l’asino. Pensò allora che se, invece di crusca, avesse riempito un sacchetto di crostini di pane, la cosa avrebbe funzionato ugualmente. Col pane vecchio trovato in casa, riuscì a combinare poco o niente. Aggiunse mezzo il suo della colazione di mezzogiorno e, siccome il pane era fresco e molliccio, lo tagliò a pezzetti e lo fece abbrustolire sul gas.
La sera, il padre rincasò tardi: aveva portato un fagottino di roba e mangiarono in cucina, senza parlare.Prima di addormentarsi, Cesarino ci mise parecchio tempo. Comunque il fatto del sacchettino pieno di crostini gli dava una relativa tranquillità.
Alle sei, quando suo padre se ne fu andato, Cesarino saltò giù dal letto. Ormai non c’era più niente da cancellare sul calendario e gli parve che la notte dovesse arrivare fra pochi minuti anche se si trattava di parecchie ore. Alle sette e mezzo uscì di casa e incominciò a camminare in fretta e camminò fino a quando non si trovò fuori dalla città, al margine di una grande strada piena di autocarri che andavano e venivano.
Gli era venuta una fame tremenda e non poté resistere: mangiò due o tre crostini dell’asino:
"Capirà...", pensò.
Riprese il cammino e continuò a camminare altre due ore. Poi il cuore gli diede un tuffo perché, fermo a far nafta a un distributore, vide un camion che portava sulla targa due lettere che Cesarino conosceva bene. E il muso del camion era rivolto anche per il verso giusto. Quando il camionista fu risalito e stava per chiudere la portiera, Cesarino si fece avanti. Il camionista lo lasciò salire e, due ore e mezzo dopo lo scaricò al Crocile. Qui bisognava prendere la strada della Bassa, altri trenta chilometri, ma Cesarino doveva arrivare. Prese a camminare ma, fatto un chilometro, dovette mangiare altri due crostini dell’asino. Quando Dio volle, passò un carro trascinato da un trattore e Cesarino saltò su. Il tran-tran del carro gli faceva venire un sonno maledetto; ma Cesarino resistette e non mollò: conosceva la strada, adesso e, al bivio del Pontaccio, saltò giù perché il carro aveva preso la strada di destra mentre a Cesarino serviva la strada di sinistra. A un certo punto, il ragazzino lasciò la strada e prese una carrareccia: il buio incominciava a diventare spesso, ma Cesarino ci sarebbe arrivato a occhi chiusi nel posto dove aveva in mente di andare. E così, si trovò ad un tratto davanti ad una casa buia e silenziosa e, più che vederla, l’indovinò.
Era la vecchia casa dove, fino a sei mesi prima, Cesarino aveva abitato coi suoi. Suo padre aveva sempre sognato di abbandonare il paese e così, mortagli la donna, aveva caricato un po’ di roba e il ragazzino sul camion, ed era andato a Milano dove aveva già dei parenti che lavoravano nei trasporti.
E la casa era rimasta lì, deserta e abbandonata.
Cesarino cavò di tasca la grossa chiave e, dopo aver lavorato un bel pezzo perché la serratura era piena di ruggine, si trovò nell’andito basso e buio.
Infilò la porta della cucina. Sentì l’odore del camino. Passò la mano sull’asse del camino, trovò un mozzicone di candela e un mazzetto di fiammiferi.
Quel po’ di luce gli fece sembrare ancora più deserta e abbandonata la vecchia casa ed ebbe paura. Poi pensò a Santa Lucia e gli venne l’idea che di sicuro, da qualche parte ci doveva essere della crusca.
Se trovava un po’ di crusca, avrebbe potuto mangiare i crostini del sacchetto. Ma la credenza era vuota e, anche negli altri posti, non c’erano che polvere e ragnatele.
Mangiò ancora un po’ di crostini dell’asino. Poi sentì suonare al campanile una quantità enorme di ore e gli venne l’orgasmo.
Per l’amor di Dio che Santa Lucia non lo trovasse sveglio! Si tolse la scarpa destra, la ripulì e, aperte le ante della finestra di cucina, la mise sul davanzale, come aveva sempre fatto e vicino depose il sacchetto dei crostini. Poi chiuse le imposte a vetri e salì su nella sua stanza, camminando con una scarpa sì e una no. I vecchi letti tarlati c’erano ancora, ma senza materassi. Nella camera della nonna il letto aveva il pagliericcio e Cesarino si buttò lì sopra. Non avrebbe voluto spegnere la candela, ma l’idea che la luce disturbasse Santa Lucia lo convinse a rimanere al buio. Non fece neppure a tempo ad aver paura perché la stanchezza lo sprofondò a capofitto nel sonno.
* * *
All’una di notte una motocicletta si fermò nella strada, davanti alla casa solitaria.
Scese un uomo intabarrato che traversò l’aia e, arrivato davanti alla porta, accese una torcia elettrica. Il cerchio di luce vagò sulla facciata e si fermò sulla finestra con gli antoni spalancati e con la scarpa e il sacchetto sul davanzale. L’uomo intabarrato rimase lì un bel pezzo a guardare quella scarpa. Poi ritornò sulla strada e, messa da parte la motocicletta, si incamminò verso il paese addormentato. Fu quella la notte che a Cibelli rimase impressa come la più strampalata della sua placida vita di bottegaio. Cibelli fu svegliato infatti all’una e mezzo da qualcuno che stava sulla strada e, affacciatosi, riconobbe chi lo chiamava e scese domandandosi che accidente volesse a quell’ora. E quando ebbe saputo quello che voleva esclamò:
— Carletto. l’aria di Milano ti ha fatto diventare matto?
* * *
Cesarino si svegliò di soprassalto alle nove del mattino e subito si cavà fuori dal pagliericcio dentro il quale s’era avvoltolato e corse giù in cucina a spalancare la finestra.
La scarpa era zeppa di fagottini e altri fagottini erano sul davanzale, vicino alla scarpa.
Cesarino portò tutto sulla tavola e già si apprestava a sciogliere le funicelle dei pacchetti, quando sentì arrivare nell’aia una motocicletta. Poco dopo, compariva sulla porta della cucina suo padre.
— Tutta la notte che ti cerco! — gridò l’uomo cavandosi fuori dal tabarro. — Da Milano in moto son venuto qui!
Cesarino lo guardò a bocca aperta.
— Quando siamo a casa regoliamo i conti, — urlò con voce tremenda il padre. — E se fai ancora una cosa così, ti ammazzo!
Cesarino scosse il capo:
— Non lo faccio più, — balbettò. — Ormai Santa Lucia lo sa che sono a Milano... Le ho messo un bigliettino dentro la scarpa, e il bigliettino lo ha preso...
Era una bella giornata di dicembre con un sole limpido e splendente: il padre, con un urlaccio uscì dalla cucina e tornò portando una gran bracciata di legna che buttò sul fuoco.
La fiamma divampò nel camino:
Scàldati. assassino! — urlò l’uomo agguantando Cesarino per una spalla e ficcandolo su una sedia, davanti al fuoco.
Poi uscì e tornò con due scodelle di latte bollente e una micca di pane fresco.
Mangia! — gridò l’uomo mettendogli fra le mani pane e scodella. — E lascia stare quelle stupidaggini! E rimettiti la scarpa!
Cesarino era in una confusione spaventosa per via del pane, del latte, dei fagottini aperti. di quelli ancora da aprire. E poi la fiamma gli imbambolava gli occhi. Intanto il padre mangiava cupo e accigliato a occhi bassi.
Poi non poté più resistere e si volse un momentino, e lei era lì, dietro di lui, e gli sussurrava:
— Da che ci siamo conosciuti questo è il primo regalo che mi fai. Carletto. Ma è un gran regalo... Non me lo guastare, Carletto, il mio ragazzo. Lascialo così...
Il padre ebbe un ruggito e, piantati due occhi feroci in faccia a Cesarino, urlò:
— E così, per colpa tua, io ho perso una giornata!
Invece non l’aveva persa per niente. E lo sapeva. ma non voleva confessarselo.

pubblicato da Annamaria Gatti



sabato 26 novembre 2016

Maria una di noi. Il racconto dell'annunciazione.

Copertina del libro Una mamma di Galilea

circa 1000 visualizzazioni solo nel mese di novembre, il racconto dell'
Annunciazione
 Maria diventa la mamma di Gesù
tratto da
"Una mamma di Galilea. 
Il rosario narrato ai bambini" 
di  Annamaria Gatti
ed. Effata'
continua a interessare 
utenti/amici del blog 
dall'Italia, Usa, Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Ucraina, Cina, 
Canada, Gran Bretagna, Slovacchia,  Irlanda.

MARIA DIVENTA LA MAMMA DI GESU'

I bambini di Nazaret correvano sempre da Maria per imparare da lei nuovi giochi o per essere consolati: la figlia di Anna e Gioacchino era dolce e simpatica.
“Dimmi Gioacchino, cosa pensi di nostra figlia Maria?” chiese turbata un giorno Anna, la madre, vedendola spesso assorta in preghiera. Il marito la guardò comprensivo:
“Stai tranquilla, Maria è la nostra consolazione. Ora poi che è fidanzata al buon Giuseppe, il falegname, sono proprio contento di lei. Eccola, sta pregando...”
Maria, vedendo la madre, sorrise e la rassicurò: “Vai pure al mercato, io preparerò il pane.”
La giornata era chiara e Maria così continuò a pregare:
“Oggi, mio Signore, tu sei il mio sole, la mia luce e la fonte della mia gioia...”
E davvero una luce si diffuse nella stanzetta.
Maria, preoccupata, si coprì in fretta il capo con il mantello color dell'acqua, poi sentì  una gran pace nel cuore e si inginocchiò.
Solo allora si accorse che vicino a lei c'era un giovane  sorridente che non era entrato dalla porta, quindi doveva essere proprio un angelo del Signore. Le disse: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.”
Maria pensò: “Ma cosa vorrà dire, salutandomi così?”
Ma l'angelo Gabriele, che conosceva i suoi pensieri, le spiegò:
“Dio ti ha scelta per diventare la mamma di Gesù, suo figlio.”
Maria non capiva: lei non era sposata!
“Nulla è impossibile a Dio” osservò l'angelo Gabriele “per grazia di Dio anche tua cugina Elisabetta aspetta un figlio, nonostante sia anziana”.
Allora Maria, si commosse e con grande fede gli disse:
“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto.”
Quando l'angelo se ne andò, Maria sentì i passi svelti della madre  che tornava a casa. Tutto sembrava come sempre, invece Dio le aveva parlato e le aveva svelato un grande mistero. Il suo cuore ebbe un sobbalzo. Sarebbe stata capace di fare la mamma del figlio di Dio? Nulla è impossibile a Dio, aveva detto l'angelo: Dio l'avrebbe aiutata a superare ogni prova.
Allora Maria incominciò ad impastare il pane, mentre le voci chiassose dei bambini stavano avvicinandosi alla casa, per mostrarle un nuovo gioco.

  


venerdì 18 novembre 2016

Teatro e musica per una storia natalizia


UNA CAPANNA PER TUTTI
Canzoni e spettacolo

COPIONE, TESTI e MUSICHE DELLE CANZONI 
di
David Conati

Recensione di Annamaria Gatti

E' una versione  nuova e dinamica della vicenda natalizia questa di David Conati, che snocciola temi interessanti, per nulla scontati, con ritmi e pentagramma di rilievo, capaci di divertire e attirare i bambini.

Il libro è uno spettacolo teatrale proposto con copione e testi delle canzoni, che sono proposte nel cd allegato e che conferma ancora una volta il valore di questo eclettico pluripremiato narratore-musicista, ma anche autore teatrale, traduttore, saggista,  sempre impegnato nell'incontro di entusiaste scolaresche e platee giovanili, ma non solo, in tutta Italia. E questi sono solo alcuni degli ambiti in cui si cimenta Conati, dando la netta sensazione di divertirsi molto, ma poi anche di sperimentare abilità innate e acquisite con uno studio linguistico e musicale di non comune rigore. 

Un pulcino abbandona il "sicuro nido" del pollaio per scoprire la novità portata dalla gente che affolla le vie di Betlemme. In questa ricerca si imbatte in Maria, Giuseppe e nell'evento che cambierà la storia dell'umanità e anche del suo piccolo mondo, fatto di capi-pollaio isterici e galline gregarie e deboli. 

Uscire e cercare porta certo scompiglio e rabbia in coloro che credono di sapere tutto e che dominano i più deboli: superare il timore della novità e scegliere l'accoglienza della diversità sarà la lezione da imparare anche nel pollaio,  per essere in fondo più felici.

Il nodo della proposta è alla fine una riflessione sulla natività di notevole valore etico: l'evento della nascita di un Bambino, "Quel Bambino", apre al mondo e perciò a tutti un approccio più vero e umano, che supera paure e diffidenze, fragilita' e pregiudizi, dove davvero tutti possono trovare un "luogo" dove stare in pace.  Non per nulla la colomba della storia trova solo nella capanna  di Gesù il rifugio ideale!






venerdì 4 novembre 2016

Recensione: Ezio Aceti, un libro, un DVD per genitori ed educatori

Crescere è una straordinaria avventura. Con DVD
CRESCERE E' UNA STRAORDINARIA AVVENTURA
+ DVD
di Ezio Aceti
Ed. Città Nuova
Roma, 2016

recensione di Annamaria Gatti


Per la collana “Famiglia Oggi” l’Editrice Città Nuova fa una scelta importante: una nuova pubblicazione per arrivare ai genitori e agli educatori.
L’autore è molto conosciuto.  Ezio Aceti è psicologo, psicoterapeuta, autore apprezzato e di grande esperienza come formatore e consulente e con questa pubblicazione risponde a un desiderio a lungo coltivato: presentare un’opera  agile che possa diventare strumento, di formazione appunto, per coloro che con i bambini e i ragazzi vivono e condividono la bellezza e l’impegno della crescita. E come sempre Aceti lo fa magistralmente, interprete attento del  bisogno di conoscere le tappe educative, ma soprattutto le novità  nella gestione dello stile educativo.

Ciò che  personalmente mi ha fatto apprezzare maggiormente il progetto editoriale è l’allegato DVD,  pensato  per fornire uno strumento  efficace e condivisibile in momenti di formazione o auto-formazione per genitori, insegnanti e catechisti. Ma anche per i nonni o  per coloro che faticano a leggere!

Nei sei capitoli/video il dottor Aceti  conduce il lettore/spettatore attraverso le tappe evolutive del bambino con semplicità e convinzione e accompagna genitori ed educatori, spesso in difficoltà, alla scoperta del mondo-bambino, delle  grandezze e delle  fragilità che lo caratterizzano, approfondendo le scelte pedagogiche  alla luce dei cambiamenti che questa società impone .

Scrive lo psicologo: “Parole come “crisi”, “scoraggiamento”, “passaggio”, “transizione” sono oggi molto frequenti.. E’ quella che da molti viene considerata una “notte educativa”… E allora quale strategia adoperare per individuare il cambiamento e le novità?”  Aceti ci introduce col “ metodo del pellicano” , l’esame dei pregiudizi da eliminare e la  segnalazione dei due grandi errori educativi, all’approfondimento dell’atto educativo che è una relazione d’amore, straordinaria, appunto!

Se la società è cambiata,  è cambiato il percorso esistenziale del bambino nel suo cammino di crescita, quindi dobbiamo lucidamente aggiornare anche i nostri parametri e le nostre modalità relazionali e forse aiutare anche noi stessi a diventare migliori. E’ necessaria, una revisione degli stili educativi che non possono più ricalcare le orme di un’educazione  che non corrisponde più alle necessità del bambino di oggi, pena il disagio e lo smarrimento della relazione educativa. 

Il nodo più innovativo,  è rappresentato dall’approccio, che non vede più il bambino come colui che deve essere punito per le mancanze commesse o che deve seguire dettagliatamente le indicazioni di mamma e  papà, ma colui che va innanzitutto conosciuto e amato per quello che è ed educato  nella verità, ma in un clima di fiducia reciproca.

L’atto educativo e le scelte che lo sottendono e lo motivano devono quindi essere proiettate verso la formazione dell’uomo e della donna che saranno capaci di autonomia consapevole, di tenacia e di scelte coraggiose, di fiducia e di perseguimento dei valori vissuti.

Dall’analisi della generazione 2.0, ai  cardini dell’educare, dallo sviluppo del bambino nei primi tre anni di vita, a quello del bambino della scuola dell’infanzia e primaria, si percorre la proposta fino  al sesto capitolo  “Educare al sacro”, che apre uno scenario nuovo, delicatissimo, ricco di  consigli  validi trasversalmente per tutte le età.  Un contenuto da scoprire!

Dopo la lettura di questo libro o dopo l’ascolto dei video ritroviamo il coraggio e l’entusiasmo di essere cooperatori di un cammino privilegiato e meraviglioso: dare speranza  in una relazione che “… ha come risultato qualcosa di nuovo, di impensabile: è l ‘umanità che avanza, il bene e il positivo che vincono.”

Allora  educare è sempre  una straordinaria avventura!

martedì 1 novembre 2016

Un Battesimo e il Papa



Ogni bambino che viene battezzato 
è un prodigio della fede 
e una festa per la famiglia di Dio.
                               Papa Francesco
Ieri ho partecipato a un battesimo specialissimo, grazie alla partecipazione della comunità. E grazie a chi ha reso possibile questa esperienza luminosa.
Un grazie sentitissimo a chi mi ha donato questa espressione del Papa.
pubblicato da Annamaria Gatti

martedì 25 ottobre 2016

Astrid Lindgren, Premio Andersen 2016: Lotta Combinaguai


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LOTTA COMBINAGUAI

di Astrid Lindgren
ill. di Beatrice Alemagna
traduzione di Laura Cangemi
Mondadori

Recensione di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova, ottobre 2016

Per chi ama la scrittrice svedese questa prima edizione in lingua italiana e il premio Andersen 2016 assegnato come “Miglior Libro 6/9 anni” non è una sorpresa: la Lindgren supera i limiti di  tempo e luogo, la sua narrazione sa innalzarsi alla realtà bambina con un’abilità unica e rara che coinvolge appieno e consola. Complice forse  la felice infanzia in campagna e la familiarità con libri e bambini, l’amore per la lettura e la scrittura.
Lotta, la protagonista, è la terza di tre fratelli. la narrazione della sorellina di mezzo, di nome Mia Maria, è briosa e soprattutto di uno spiazzante realismo, che solo chi sa mettersi davvero nei panni dei bambini riesce a comporre!
Quando nasce Lotta in casa di Jonas, il fratello maggiore, e di Mia Maria, le cose cambiano considerevolmente, ma mamma e papà sanno trovare nel "baccano" motivi di sorpresa e di allegria.
Stride in quella casa la presenza di una bambina che pare nata per vivere autonoma e soprattutto in continua competizione con i due fratelli più grandi!
La guerra fra i fratelli si risolve sempre in battaglie dove la complicità fraterna in fondo ha la meglio, per questo la lettura di "Lotta Combinaguai" ha il sapore di un percorso catartico nei meccanismi faticosi delle gelosie fraterne.
Chi è il più "vecchio" deve lasciare lo spazio a chi arriva e lo deve fare dignitosamente, rendendosi consapevole del proprio ruolo e dell'immutato affetto dei due genitori, giocando di immaginazione, di fantasia e di empatia.
Gli adulti anche in questi racconti, come nel più celebre romanzo di Pippi Calzelunghe, qui non sono che comparse apparentemente marginali e rispettose del desiderio di autonomia dei bambini.
Lotta è sì una monella che una ne pensa e cento ne fa, decide pure di trasferirsi a casa di una vicina o di mettersi sotto la pioggia sul letame per crescere in fretta , ma l'abbraccio finale e la tenerezza poi hanno la meglio in questa famiglia tormentata, ma che mantiene una serenità invidiabile fatta di tenerezza e di accoglienza, di condivisione dei "pensieri-bambini" e di sano umorismo. E ognuno dei 15 racconti pare un piccolo capolavoro dove l'amore scorre a fiumi.








mercoledì 19 ottobre 2016

Con i bambini su morte,famiglia, empatia e resilienza.

Le edizioni Giralangolo (www.giralangolo.it)  continuano a sfornare libri di ormai noto valore editoriale e artistico e di sensibilità pedagogica.
                                isola-del-nonno
L’ultimo nato “L’isola del nonno riporta nelle librerie  quel Benji Davies  autore-illustratore-regista  che fa incetta di premi, anche per la Giralangolo, di cui conosciamo “La balena della tempesta” e “Sulla collina”, per averli già recensiti  con convinzione. Anche quest’ultimo nato ci riporta in punta di piedi nel mondo bambino, dove il confine fra realtà e fantasia non esiste, ma tutto scorre sui binari dell’empatia e degli affetti : quando il nonno di Syd se ne va con una nave ormeggiata sul tetto, il nipotino, invitato a seguirlo, lo accompagna in un’isola lussureggiante e piena di allegria, come il nonno. Sarà un’occasione di divertimento assoluto! Gli costerà lasciarlo in quel paradiso terrestre, ma avrà a cuore la sua felicità e lo lascerà andare. La morte, per i bambini amati come Syd, ha il senso di una cammino bello altrove? Non è difficile cogliere il messaggio delicatamente offerto: ogni dono, ogni gesto d’amore, ogni sguardo buono del nonno resta e ti accompagna, anche quando non ti sta più accanto, con la solita allegria e fantasia, da non perdere mai!
                               Arriva la mamma!
Quando la mamma torna dal lavoro cosa accade? Lo racconta in “Arriva la mamma!” la capace penna dell’americana  Kate Bank e i pastelli del polacco Tom Bogacki.  La contemporaneità incuriosisce sempre i bambini e anche gli adulti! Mentre la mamma corre nel traffico  e fa i conti con la pioggia, a casa un papà  multitasking prepara  con destrezza, fra un inghippo e l’altro, una pizza con i suoi tre bambini, che attendono la mamma appiccicati al vetro della finestra!  Incalza il testo, a specchio, la circolarità dell’illustrazione favorisce la percezione dell’abbraccio in tondo dello spezzone di vita familiare, così rassicurante e beneaugurante: tutti i bambini dovrebbero poter sorridere al ritorno dei genitori dalla giornata lavorativa e non ha importanza se l’attesa sia per  la mamma o  per il papà. L’importante è stare bene insieme.

                                      Risultati immagini per povero winston
Ritroviamo poi Benji Davies nelle illustrazioni di “Povero Winston!” su testo di Pamela Duncan Edwards. Winston è un cucciolo con un problema: una spina gli si è conficcata nella zampa e pare perda, con la serenità, anche la capacità empatica. Da quel momento esiste solo questa sua terrificante sofferenza, che lo conduce dal veterinario. Dimentica tutto e tutti, non si accorge di ciò che sta accadendo nel frattempo ai suoi amici: incidenti ben più catastrofici di varia natura e incontri ravvicinati con leoni e api furiose dalle pesanti conseguenze. Ossa rotte e cuccioli doloranti si ritrovano tutti dal veterinario, ma Winston non vede le necessità di nessuno di loro, anche se lungo la strada la spina esce da sola e non fa più male. Anche ai bambini talvolta accade di perdere l’empatia per rotolarsi nel loro dolore anche se piccolo: un’occasione forse per immedesimarsi e condividere la vicenda di Winston e incitare alla resilienza: forza Winston, sii forte!

pubblicato da Annamaria Gatti



lunedì 17 ottobre 2016

La maestra senza matita rossa

"La valutazione è un tema che riscuote sempre un certo interesse, ma io sono talvolta disorientata per la presenza dello spirito di competizione che spesso anima le classi in cui entro a insegnare. Che riflessioni fare? E queste benedette penne rosse, sono proprio necessarie? Erano il mio incubo da bambina." 
Laura maestra di seconda.

Cara Laura, pubblico il tuo messaggio e rispondo con un post di qualche tempo fa in cui si parlava proprio della penna rossa.  troverai anche un riferimento a Chiara Lubich, maestra...Grazie per la tua sollecitazione e buon cammino!



PENNE ROSSE E DEMOTIVAZIONE
Ho sempre odiato la penna rossa, quella dei segnacci irati in fondo al tema, o sotto la risoluzione del problema.
Quei segni che accompagnano i ritorni da scuola con gli occhi persi nel volto dei genitori, quando ci sono...  a sera e quando ti guardano il quaderno, delusi.
Se poi non  sai dire il perchè di quelle rigacce rosse sotto alle parole sbagliate o a fianco degli errori, allora il quadro è completo.  Ti senti disperso, incapace per la vita e ti pare di non poter combinare nulla di buono: forse che abbia ragione la maestra che mi redarguisce dandomi, nella migliore dell'ipotesi, dell'inetto?
E non è un rigurgito sessantottino il mio, da "vecchia maestra" contestatrice, con nella storia professionale il sei politico degli anni '70, o la pagella fuori corso che dava giudizi scritti per far capire la strada da seguire, i punti di debolezza e soprattutto quelli di forza da cui ripartire, anzichè voti discriminanti.
INCORAGGIARE, VALORIZZARE 
Poi è stata la regola, il percorso pedagogico, l'attenzione che le istituzioni illuminate dalle indicazioni psicologiche attuali regolamentano e che molti bravi insegnanti, che conosco, utilizzano.
Devo dire che ora  più che mai mi infastidisce il giudizio in rosso a caratteri cubitali, la scritta in corsivo "adulto" che i bambini non comprendono e spesso neppure i genitori stranieri.
Vorrei che i bambini facessero esperienza di vita vera, di conferma a scuola!
Usiamo matite colorate, nel rigore didattico e scientifico più professionale.
CHIARA NON USAVA LA  MATITA ROSSA
Alcuni anni fa a Verona si è tenuto un bel convegno di livello universitario  per il mondo dell'educazione dal titolo "Quale educatore per il XXI secolo?" in cui si è fatto  riferimento anche alla maestra Silvia, che non usava  la matita rossa... 
Silvia  è Chiara  Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, che pure era una maestra e, appunto, non usava la matita rossa, ma ascoltava i suoi alunni, li incoraggiava a ragionare e ad esporre il proprio parere, aveva verso di loro attenzioni di grande umanità e ciascuno di loro si sentiva apprezzato e valorizzato. Gli errori erano corretti insieme, compresi e non fonte di umiliazione. Gli insegnamenti erano rigorosi e severi, per crescere, imparare, non per soccombere.

Donato Chiampi, filmmaker del dvd che accompagna il bel libro, curato da Michele De Beni "Essere educatori coraggio di una presenza" Ed. Città Nuova, mi ha confidato che intervistando le sue alunne, oggi ultraottantenni, ricordandola lucidamente rivelano come Chiara Lubich avesse inviato a loro ogni anno gli auguri natalizi per tutti gli anni seguenti il loro incontro a scuola...
E per saperne di più: 
PUBBLICATO DA ANNAMARIA
FOTO da pencil.blogspot.it

venerdì 14 ottobre 2016

Bambini


A questi bambini.
A tutti i bambini.
A quelli a cui  stasera 
la guerra e la malvagità hanno rubato  
un sonno tranquillo.
Vano è chiedere il perdono.
Non hanno fiato per risponderti.
Nè pupille vive per chiedere.
Nell' abbraccio sfioro 
solo vento gelido e informe. 
Lancinante ricominciare a sognare.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Città Nuova.



domenica 2 ottobre 2016

S.A.S.S.I Favola per fare una buona scuola

A richiesta ecco la storia S.A.S.S.I.


    
                             S.A.S.S.I
di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova, 25 Novembre 2012

C'erano una volta dei sassi qualunque.
Sassolino, un cosino piatto e lucido, arrostiva al sole del primo pomeriggio.
Sassone, un cosone rotondo e bianchiccio, poco più in là, borbottava per chissà cosa.
Sassello, un appuntito grigiastro e  filosofo meditava concludendo:
“Inutili, siamo proprio inutili ahimè!”
“Hai ragione, non profumiamo neppure l'aria!” s'incupì Sassone.
“Tutto vero, non sappiamo cinguettare qualcosa di decente...” piagnucolò Sassolino.
Le nuvole si ammassarono verso ovest e fu l'ora della merenda.
Caterina uscì, scricchiolando sulla ghiaietta del vialetto. Scrutando qua e là, si fermò vicino ai tre e li raccolse.
Ballando qua e là in tasca con un sordo ritmo, i tre sassi si accorsero di essere arrivati a destinazione quando Caterina li fece scivolare in un panciuto vaso di vetro.

“Per tutte le rocce della luna, cosa ci facciamo qui?” sbottò Sassone guardando tutti quei sassi accumulati nel vaso.

I sassi non risposero, ma intanto Caterina stava spiegando:

“Maestra! Ecco altri tre sassi, oggi ho visto tre cose importanti...per la nostra raccolta.”

Sapeva di avere gli occhi curiosi di tutti i compagni addosso e la tirò un po' più lunga.

“Dunque...Daniele ha messo in ordine il banco di Andrea, che ha il braccio ingessato.”

 Un applauso accompagnò le orecchie di Daniele che diventarono rosso scuro.

“Poi Aziz ha diviso i soliti due litiganti, prima che si azzuffassero davvero. Si è preso anche un calcio, ma non ha reagito.”

Doppio applauso per Aziz.

“Il terzo sasso è per te perchè, anziché farci le prediche, ci hai insegnato a osservare il bene e a raccontarlo con i...sassi!”

“Maestra, e quando   il vaso sarà pieno?”

“Secondo me vi sentirete tutti meglio. E potete decidere  voi cosa fare in un'ora di scuola, con una votazione democratica.”

“Dai facciamo una festa, o un gioco...”

“Ci leggi un libro? O guardiamo un film!”

“Invitiamo qualcuno a scuola che ci parli di una cosa che ci interessa molto!”

Sassolino, Sassone e Sassello  non si erano mai sentiti così importanti e diventarono blu per l'emozione.

E blu è anche il mio colore preferito!
foto altervista.org

giovedì 29 settembre 2016

La mia vita con un fratello autistico


l'immagine del profilo di Diego Pelizza

La parola a Diego  Pelizza che traccia  in un libro i segmenti di una vita con un fratello autistico. 
Vola più in alto


Fonte: Città Nuova on line, 20 settembre 2016.
Recensione di Annamaria Gatti. 


Come vive, cosa sente, cosa respira un ragazzo in una famiglia che quotidianamente fa i conti con l’autismo del fratello minore e con una conseguente dose quotidiana di amore grande?
Ci prova a raccontarlo il giovane Diego Pelizzanel suo romanzo d’esordio “Vola più in alto”, per cui si serve di un accattivante stile narrativo  che, soprattutto inizialmente,  ha il sapore di una sceneggiatura.  E infatti come Davide, il protagonista, Diego è un cultore di cinema e ama scrivere da sempre. Anche la passione per la musica, che permea la vita del protagonista, fa da colonna sonora ai momenti clou del film… ops! del romanzo…

Davide dunque è un giovane universitario e prova a raccontarsi in un diario-romanzo che scorre sul filo teso e fragile di questa realtà familiare incentrata sulla gestione del figlio autistico, Edo, ma con un’attenzione di valore e di condivisione esistenziale verso il figlio maggiore a cui la madre chiede in più riprese di “volare alto”, sopra la sofferenza, la sconfitta, la mediocrità, cogliendo l’opportunità dei talenti e della diversità come valore comunque.
Dominante nelle pagine è il giovane studente, con i suoi pensieri, timori, delusioni, sensazioni ed emozioni… Anche gli altri personaggi sono ben presenti, anche se volutamente sfumati, nelle descrizioni e nella lettura dei loro sentimenti.

Il diario del primo anno di università, alla ricerca di relazioni dialoganti e di conferme, di equilibri e di risposte, si affianca ad una delicata panoramica sulla vita problematica del fratello.
Lo sguardo è buono, ma non buonista, l’empatia domina e suscita partecipazione e benevolenza.  Davide contesta, ma si riconosce nella sua famiglia e vorrebbe proteggere i suoi componenti e lo fa amandoli per quel che sono: una lezione? Sì.
Dubbi e perplessità, non senza un salutare discernimento valoriale, accompagnano le amicizie, lacondivisione delle esperienze e la scoperta dell’interesse suscitato in una compagna di studi, Laura, che gli restituisce il coraggio e la fiducia in se stesso, l’amore per le cose importanti, prima di tutto la buona comunicazione…
 «Le parlo di mio fratello, del trapianto, dell'ospedale. Le parlo di mia madre, di mio padre, della mia infanzia complicata. Le parlo delle crisi di Edo, delle comunità in cui è stato, dei problemi che stiamo cercando di superare. Le parlo della dottoressa, delle mie insicurezze e della loro origine. Le parlo della difficoltà di parlare.  Per tutto il tempo, lei non risponde. Si limita a guardarmi in silenzio, con un'espressione seria, attenta, comprensiva. Non dice una parola, perché non c'è niente che possa dire. Deve solo ascoltare e lei lo sa fare».

Diego Pelizza, padovano, ha presentato con soddisfazione il suo libro in diverse occasioni ottenendo l’interesse per il tema e precisa che alcune delle circostanze della narrazione lo interessano in prima persona.  Vive infatti anch’egli la realtà universitaria, con la sua impalpabile e talvolta plumbea novità, condivide con il protagonista un fratello minore autistico, che  egli sa vedere con occhi disincantati, ma anche attenti, alla ricerca di punti di contatto e di conoscenza.
L’autore commenta: «Non è stato facile per me far leggere il libro ai miei familiari e dopo la lettura non è stato facile per loro parlarmene, però penso che questo libro sia stato importante per loro tanto quanto lo è stato per me. L’intero progetto è ispirato a un'esperienza personale e dolorosa, quindi direi che tutta la storia è stata difficile da raccontare, ma riuscire a raccontarla è stato anche molto liberatorio».

L’importante quindi è riuscire a parlarne, è sentirsi affiancati, ed è l’obiettivo di questo libro:  parlare ai tanti fratelli e sorelle di ragazzi con disabilità, farsi vicini e trascinarli nel racconto di quella vita che è anche un pezzo della loro. Anche se pensato per i coetanei, la lettura del volume edito da Cleup è un sipario aperto su un aspetto un po’ nuovo del mondo giovanile a cui ci introduce con studiato garbo l’autore, alla ricerca della sua dimensione fraterna ed umana.
                                                                         Annamaria Gatti

martedì 13 settembre 2016

Dall'ultimo libro di Annamaria Gatti

Annamaria Gatti - Dall’altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa

Come promesso condivido con voi  un momento centrale del romanzo breve:

Dall'altra parte del mondo
 Storia di Vera e Trysa 
di Annamaria Gatti
Ed. Aletti
Collana Gli Emersi 2016

pagina 47:

E Trysa va dall’altra parte del mondo

E’ trascorso un anno da quel giorno. 
Trysa, io e i ragazzi abbiamo vissuto allegramente questo tempo, fra studio e angosce da concerti ed esami. Naturalmente la presenza del Vento del Crepuscolo ha consolidato  l’amicizia fra tutti noi, che stiamo concludendo gli studi di un altro anno al conservatorio. 
Io non ho parlato della mia cotta al Marini, ma sono un paio di settimane che suoniamo insieme una galeotta sonata di Brahms.  E lui mi dice sempre alla fine che sono proprio una brava interprete, che suono con molta sensibilità e che sarei perfetta per accompagnarlo al concerto finale! E io vorrei urlargli che lo accompagnerei in cima al mondo, se me lo chiedesse! Non so come finirà questa storia! Non l'ho mai scritto: il Marini si chiama Massimo, anche se io lo chiamo sempre “il Marini”. Mi sento però decisa,  vaccinata e pronta alla delusione: probabilmente lui pensa ad altro, anzi ad un'altra!

Poi in un  giorno speciale,  il giorno del concerto dei primavera, è accaduto tutto.
Trysa mi ha dato uno strano appuntamento in pizzeria, non in piazza, dicendomi che doveva  parlarmi di una faccenda seria.
Quando sono entrata in pizzeria ho notato subito un gruppo rumoroso di ragazzini e, in fondo alla sala,  lei che mi ha fatto un cenno di richiamo:
“Che faccia stravolta! Che ti succede?” le ho chiesto e ho pensato: non sarà colpa di Carlos!?
“Devo partire e non tornerò più.”
“Ehi, che scherzo è questo?” ho chiesto  allarmata. “E dove andrai?”
“Dall’altra parte del mondo. Più lontano di così non si può.”
Non avevamo più parole. Anche il Vento si  era accucciato, mogio mogio ai nostri piedi ed era così triste da non trovare neppure un soffio per chiedere o replicare.

“Ti scriverò” ha promesso Trysa.
“Anch’io” ho detto.
“Suonerò per te.”
“Suonerò anch’io La Campanella” ho aggiunto io.
“Adesso però ti offro una pizza” ha detto affranta.

Non ho osato aprir bocca, per dirle che poteva ordinare invece tutto il gelato che voleva, perché altrimenti mi si sarebbe sciolto il nodo che avevo in gola. E credo avrei pianto tutte le mie lacrime, quelle che da tempo mi tenevo dentro, pensando al Marini e all'anno che stava per finire. Ma chi poteva pensare di separarsi da lei, la mia migliore amica? Non riuscivo a concepire la realtà: avere un’amica e perderla dall'altra parte del mondo!
Eppure sarebbe stato così: Trysa sarebbe  partita tra pochi giorni.
Ha già salutato tutti. Solo il Marini  riusciva trovare le battute giuste per farci ridere un po'.  Ma solo un po’.

Anche la piazza bianca piangeva, sotto una pioggerella di fine aprile, sottile sottile. La chiesa rosa era lucida di pioggia e di pianto.

Anche il Vento musicista portava solo lamenti sottili, flebili, per non disturbare, per rispetto dell’angoscia palese nelle nostre poche parole. 
A nessuno sembrava interessare più il concerto di primavera. A dire il vero sembrava una giornata d’autunno e Carlos pareva un albero che ha perso con la sua chioma verde, anche  la speranza.
Brr, che giornataccia, da dimenticare!

http://www.alettieditore.it/emersi/2016/gatti.html



mercoledì 7 settembre 2016

Sei una maestra? Ascoltami...



Maestra ti dico che il primo giorno di scuola si avvicina e io sento il cuore che mi batte forte forte...
Forse anche a te.
Non so leggere e scrivere, ma mi dicono che tu  m' insegnerai a farlo con entusiasmo.
Vorrei  solo chiederti di sorridermi, sorridermi spesso, perchè la mia vita non è facile e forse neppure la tua, ma che se insieme ci aiuteremo, sarà bello vivere insieme queste ore e potremo dimenticare le difficoltà e trovare soluzioni insieme.

Aiutami a sentirmi sicuro di te e della tua accoglienza, sostienimi con la tua fiducia, dimmi che  tutto si sistema e si supera,che non ci sono errori che non si possono correggere.
Ti regalerò tutto il mio cuore.
Parlami con voce pacata, ti capirò quando perderai per un attimo la pazienza e penserò per te l'arcobaleno che vorrei dipingessimo insieme.

Vorrei portarti il mio fiore preferito, speriamo che la pioggia non se lo porti via prima del primo giorno di scuola!
Mamma mi suggerisce di portarti anche il vasetto per mettercelo dentro con l'acqua: a volte nelle scuole non ci sono i vasi per i fiori..

pubblicato da annamaria gatti
gatti54@yahoo.it
illustrazione di Nicoletta Costa



martedì 30 agosto 2016

Per parlare di Alzheimer con i ragazzi: un libro.

Risultati immagini per sono erba sono cielo lorenza farina città nuova
Sono erba, sono cielo
di Lorenza Farina
Raffaello Editore

Recensione di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova,  Agosto 2016

“Sono erba… sono cielo… sono un bambino che ha paura del buio e del vento…” sono le parole sussurrate da Giò, il nonno di Emmma.

Nonno e nipotina sono i protagonisti di un tenerissimo  libro, che insegue un obiettivo di tutto rispetto: parlare ai ragazzi di una malattia, o meglio delle persone che incontrano nel loro cammino il baratro dell’Alzheimer e ci devono convivere.
Lorenza Farina, in questo progetto della Raffaello Ragazzi, narra con accurata semplicità del  rapporto  di affetto, delicato e intenso, fra la bambina e il nonno, nella cornice rassicurante ma anche misteriosa della campagna, dove i nonni vivono e dove li raggiunge, per alcune estati, Emma.
Durante queste vacanze impara dai nonni  molto di più  delle regole della natura: “Ascolta il silenzio, così dentro di te potrai sentire tante voci e magari pescare qualche sogno…”, dice il nonno e la nipote impara a riconoscere e  a leggere il moto del suo cuore, a lanciarsi verso il futuro con attesa serena.
La ragazzina di città  fa propri  così  i segreti e i sogni che la natura e l’animo buono e sognatore del nonno le fanno scoprire: sarà amore a prima vista e sarà la poesia ad accompagnare Emma e  il lettore alla dolorosa constatazione della malattia e della possibilità di conviverci con benevolenza e lungimiranza.
E quando il nonno smarrisce la strada, l’affetto apre le porte a una condivisione che aiuta a ritrovare l’orientamento “Ora saremo noi la sua luce, nonna… “ “Sì hai ragione cara,  dato che lui non sa più percorrere la strada che porta al nostro mondo, dovremo essere noi a raggiungerlo quando smarrisce la via di casa…”
Un piccolo capolavoro la narrazione della “partenza” del nonno, che viene riconosciuto da Emma come tutt’uno con la quercia amata, amica di tanti momenti felici e di tanti insegnamenti.
 Si ripresenta in questo nuovo libro della Farina il tema della natura da rispettare e della vecchiaia come risorsa, come nel suo  recente libro “Il guerriero di legno”.  L’anzianità… è una fase della vita che attende tutti e che lascia un patrimonio umano immenso  se ha insegnato il rispetto e la responsabilità e che perciò  merita affetto  e  deferenza nel momento della fragilità. Non è così scontato che sia così.
Il libro potrebbe trovare una bella accoglienza  già dai 9 anni e  si presta a molti  e diversificati momenti di riflessione e di scambio su una realtà vicina a molti ragazzi: valorizzare le loro esperienze con parenti malati e anziani può condurli ad un percorso di vita di qualità.
Il libro ha avuto il patrocinio dell’Associazione Italiana Malattia Alzheimer.