Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 22 dicembre 2016

Il presepe resta nel cuore. I bambini lo comprendono bene.




Scrivevo  così... e poi molte cose sono cambiate. Eppure l'emozione è rimasta intatta, come accade per tutte le cose vere della vita. E' San Giuseppe... che in questi giorni mi fa pensare... appena avrò approfondito questo pensiero vi racconterò.

"Un presepe simbolico quest'anno. 
Il  nipotino  di cinque anni mi fa notare che "... no, non è poi tanto bello, ci sono poche statuine e mancano tutti gli animali... e dove andrà Gesù a nascere senza grotta? e dove metteremo i Magi in cammino? e se non c'è il ruscello e il  laghetto con le papere come faranno a bere le pecore assetate? e come potrà un solo angelo annunciare e cantare  tutta la notte? e il castello e la stella cometa e...dov'è il tuo bel presepe degli altri anni?"
Tutto da rivedere, quindi! Sono felice di questa rivolta: vuol dire che questo presepe era una presenza importante! 

Mia madre quasi novantenne  ha portato dalla mia città una scatola rossa, con un'indicazione chiarissima: PRESEPE scritta con la calligrafia di tanti anni fa. Me l'ha consegnata.
L'ho aperta e facevano capolino, fra il finto muschio, l'asino e il bue. Con cautela ho rimosso alcune statuine e ne sono emersi   San Giuseppe e Maria, esattamente come me li ricordavo e come li disegnavo nei quaderni di scuola. Gesù Bambino nella mangiatoia e tutti i personaggi che incantavano il piccolo semplice mondo del presepe di casa mi guardano nostalgici e trepidi:  sembrano ancora così fragili! 

Che il ricordo dopo tanti anni fosse ancora vivo mi ha stupito e mi ha riportato alla devozione di allora, alla naturalezza dell'evento natalizio agli occhi bambini, alla riverenza per quella nascita divina, che stupisce il mondo ancora.
Natale nel presepe allora è sapore di rito familiare, di certezza, di bene, di autenticità.
Facciamo allora il presepe con questi nostri bambini!
Costruiamolo con loro, con i loro materiali, con la loro ingegnosità, la loro fantasia e la loro semplicità. Facciamo loro il dono della rappresentazione di un fatto reale, storico e divino, di un evento d'amore, che li accompagnerà per la vita con l'immediatezza dell'immagine e delle cose.
Avranno qualcosa di grande e di umile insieme da ricordare nei momenti bui e difficili, lieti e festosi: forse l'espressione di un pastore o la sorpresa del re Melchiorre, o la tenerezza di Maria o l'espressione  attonita del soldato con la spada sguainata, o il semplice sicuro sguardo di Giuseppe, uomo giusto".

Pubblicato da Annamaria
foto film Nativity

sabato 26 novembre 2016

Maria una di noi. Il racconto dell'annunciazione.

Copertina del libro Una mamma di Galilea

circa 1000 visualizzazioni solo nel mese di novembre, il racconto dell'
Annunciazione
 Maria diventa la mamma di Gesù
tratto da
"Una mamma di Galilea. 
Il rosario narrato ai bambini" 
di  Annamaria Gatti
ed. Effata'
continua a interessare 
utenti/amici del blog 
dall'Italia, Usa, Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Ucraina, Cina, 
Canada, Gran Bretagna, Slovacchia,  Irlanda.

MARIA DIVENTA LA MAMMA DI GESU'

I bambini di Nazaret correvano sempre da Maria per imparare da lei nuovi giochi o per essere consolati: la figlia di Anna e Gioacchino era dolce e simpatica.
“Dimmi Gioacchino, cosa pensi di nostra figlia Maria?” chiese turbata un giorno Anna, la madre, vedendola spesso assorta in preghiera. Il marito la guardò comprensivo:
“Stai tranquilla, Maria è la nostra consolazione. Ora poi che è fidanzata al buon Giuseppe, il falegname, sono proprio contento di lei. Eccola, sta pregando...”
Maria, vedendo la madre, sorrise e la rassicurò: “Vai pure al mercato, io preparerò il pane.”
La giornata era chiara e Maria così continuò a pregare:
“Oggi, mio Signore, tu sei il mio sole, la mia luce e la fonte della mia gioia...”
E davvero una luce si diffuse nella stanzetta.
Maria, preoccupata, si coprì in fretta il capo con il mantello color dell'acqua, poi sentì  una gran pace nel cuore e si inginocchiò.
Solo allora si accorse che vicino a lei c'era un giovane  sorridente che non era entrato dalla porta, quindi doveva essere proprio un angelo del Signore. Le disse: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.”
Maria pensò: “Ma cosa vorrà dire, salutandomi così?”
Ma l'angelo Gabriele, che conosceva i suoi pensieri, le spiegò:
“Dio ti ha scelta per diventare la mamma di Gesù, suo figlio.”
Maria non capiva: lei non era sposata!
“Nulla è impossibile a Dio” osservò l'angelo Gabriele “per grazia di Dio anche tua cugina Elisabetta aspetta un figlio, nonostante sia anziana”.
Allora Maria, si commosse e con grande fede gli disse:
“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto.”
Quando l'angelo se ne andò, Maria sentì i passi svelti della madre  che tornava a casa. Tutto sembrava come sempre, invece Dio le aveva parlato e le aveva svelato un grande mistero. Il suo cuore ebbe un sobbalzo. Sarebbe stata capace di fare la mamma del figlio di Dio? Nulla è impossibile a Dio, aveva detto l'angelo: Dio l'avrebbe aiutata a superare ogni prova.
Allora Maria incominciò ad impastare il pane, mentre le voci chiassose dei bambini stavano avvicinandosi alla casa, per mostrarle un nuovo gioco.

  


venerdì 18 novembre 2016

Teatro e musica per una storia natalizia


UNA CAPANNA PER TUTTI
Canzoni e spettacolo

COPIONE, TESTI e MUSICHE DELLE CANZONI 
di
David Conati

Recensione di Annamaria Gatti

E' una versione  nuova e dinamica della vicenda natalizia questa di David Conati, che snocciola temi interessanti, per nulla scontati, con ritmi e pentagramma di rilievo, capaci di divertire e attirare i bambini.

Il libro è uno spettacolo teatrale proposto con copione e testi delle canzoni, che sono proposte nel cd allegato e che conferma ancora una volta il valore di questo eclettico pluripremiato narratore-musicista, ma anche autore teatrale, traduttore, saggista,  sempre impegnato nell'incontro di entusiaste scolaresche e platee giovanili, ma non solo, in tutta Italia. E questi sono solo alcuni degli ambiti in cui si cimenta Conati, dando la netta sensazione di divertirsi molto, ma poi anche di sperimentare abilità innate e acquisite con uno studio linguistico e musicale di non comune rigore. 

Un pulcino abbandona il "sicuro nido" del pollaio per scoprire la novità portata dalla gente che affolla le vie di Betlemme. In questa ricerca si imbatte in Maria, Giuseppe e nell'evento che cambierà la storia dell'umanità e anche del suo piccolo mondo, fatto di capi-pollaio isterici e galline gregarie e deboli. 

Uscire e cercare porta certo scompiglio e rabbia in coloro che credono di sapere tutto e che dominano i più deboli: superare il timore della novità e scegliere l'accoglienza della diversità sarà la lezione da imparare anche nel pollaio,  per essere in fondo più felici.

Il nodo della proposta è alla fine una riflessione sulla natività di notevole valore etico: l'evento della nascita di un Bambino, "Quel Bambino", apre al mondo e perciò a tutti un approccio più vero e umano, che supera paure e diffidenze, fragilita' e pregiudizi, dove davvero tutti possono trovare un "luogo" dove stare in pace.  Non per nulla la colomba della storia trova solo nella capanna  di Gesù il rifugio ideale!






venerdì 4 novembre 2016

Recensione: Ezio Aceti, un libro, un DVD per genitori ed educatori

Crescere è una straordinaria avventura. Con DVD
CRESCERE E' UNA STRAORDINARIA AVVENTURA
+ DVD
di Ezio Aceti
Ed. Città Nuova
Roma, 2016

recensione di Annamaria Gatti


Per la collana “Famiglia Oggi” l’Editrice Città Nuova fa una scelta importante: una nuova pubblicazione per arrivare ai genitori e agli educatori.
L’autore è molto conosciuto.  Ezio Aceti è psicologo, psicoterapeuta, autore apprezzato e di grande esperienza come formatore e consulente e con questa pubblicazione risponde a un desiderio a lungo coltivato: presentare un’opera  agile che possa diventare strumento, di formazione appunto, per coloro che con i bambini e i ragazzi vivono e condividono la bellezza e l’impegno della crescita. E come sempre Aceti lo fa magistralmente, interprete attento del  bisogno di conoscere le tappe educative, ma soprattutto le novità  nella gestione dello stile educativo.

Ciò che  personalmente mi ha fatto apprezzare maggiormente il progetto editoriale è l’allegato DVD,  pensato  per fornire uno strumento  efficace e condivisibile in momenti di formazione o auto-formazione per genitori, insegnanti e catechisti. Ma anche per i nonni o  per coloro che faticano a leggere!

Nei sei capitoli/video il dottor Aceti  conduce il lettore/spettatore attraverso le tappe evolutive del bambino con semplicità e convinzione e accompagna genitori ed educatori, spesso in difficoltà, alla scoperta del mondo-bambino, delle  grandezze e delle  fragilità che lo caratterizzano, approfondendo le scelte pedagogiche  alla luce dei cambiamenti che questa società impone .

Scrive lo psicologo: “Parole come “crisi”, “scoraggiamento”, “passaggio”, “transizione” sono oggi molto frequenti.. E’ quella che da molti viene considerata una “notte educativa”… E allora quale strategia adoperare per individuare il cambiamento e le novità?”  Aceti ci introduce col “ metodo del pellicano” , l’esame dei pregiudizi da eliminare e la  segnalazione dei due grandi errori educativi, all’approfondimento dell’atto educativo che è una relazione d’amore, straordinaria, appunto!

Se la società è cambiata,  è cambiato il percorso esistenziale del bambino nel suo cammino di crescita, quindi dobbiamo lucidamente aggiornare anche i nostri parametri e le nostre modalità relazionali e forse aiutare anche noi stessi a diventare migliori. E’ necessaria, una revisione degli stili educativi che non possono più ricalcare le orme di un’educazione  che non corrisponde più alle necessità del bambino di oggi, pena il disagio e lo smarrimento della relazione educativa. 

Il nodo più innovativo,  è rappresentato dall’approccio, che non vede più il bambino come colui che deve essere punito per le mancanze commesse o che deve seguire dettagliatamente le indicazioni di mamma e  papà, ma colui che va innanzitutto conosciuto e amato per quello che è ed educato  nella verità, ma in un clima di fiducia reciproca.

L’atto educativo e le scelte che lo sottendono e lo motivano devono quindi essere proiettate verso la formazione dell’uomo e della donna che saranno capaci di autonomia consapevole, di tenacia e di scelte coraggiose, di fiducia e di perseguimento dei valori vissuti.

Dall’analisi della generazione 2.0, ai  cardini dell’educare, dallo sviluppo del bambino nei primi tre anni di vita, a quello del bambino della scuola dell’infanzia e primaria, si percorre la proposta fino  al sesto capitolo  “Educare al sacro”, che apre uno scenario nuovo, delicatissimo, ricco di  consigli  validi trasversalmente per tutte le età.  Un contenuto da scoprire!

Dopo la lettura di questo libro o dopo l’ascolto dei video ritroviamo il coraggio e l’entusiasmo di essere cooperatori di un cammino privilegiato e meraviglioso: dare speranza  in una relazione che “… ha come risultato qualcosa di nuovo, di impensabile: è l ‘umanità che avanza, il bene e il positivo che vincono.”

Allora  educare è sempre  una straordinaria avventura!

martedì 1 novembre 2016

Un Battesimo e il Papa



Ogni bambino che viene battezzato 
è un prodigio della fede 
e una festa per la famiglia di Dio.
                               Papa Francesco
Ieri ho partecipato a un battesimo specialissimo, grazie alla partecipazione della comunità. E grazie a chi ha reso possibile questa esperienza luminosa.
Un grazie sentitissimo a chi mi ha donato questa espressione del Papa.
pubblicato da Annamaria Gatti

martedì 25 ottobre 2016

Astrid Lindgren, Premio Andersen 2016: Lotta Combinaguai


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LOTTA COMBINAGUAI

di Astrid Lindgren
ill. di Beatrice Alemagna
traduzione di Laura Cangemi
Mondadori

Recensione di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova, ottobre 2016

Per chi ama la scrittrice svedese questa prima edizione in lingua italiana e il premio Andersen 2016 assegnato come “Miglior Libro 6/9 anni” non è una sorpresa: la Lindgren supera i limiti di  tempo e luogo, la sua narrazione sa innalzarsi alla realtà bambina con un’abilità unica e rara che coinvolge appieno e consola. Complice forse  la felice infanzia in campagna e la familiarità con libri e bambini, l’amore per la lettura e la scrittura.
Lotta, la protagonista, è la terza di tre fratelli. la narrazione della sorellina di mezzo, di nome Mia Maria, è briosa e soprattutto di uno spiazzante realismo, che solo chi sa mettersi davvero nei panni dei bambini riesce a comporre!
Quando nasce Lotta in casa di Jonas, il fratello maggiore, e di Mia Maria, le cose cambiano considerevolmente, ma mamma e papà sanno trovare nel "baccano" motivi di sorpresa e di allegria.
Stride in quella casa la presenza di una bambina che pare nata per vivere autonoma e soprattutto in continua competizione con i due fratelli più grandi!
La guerra fra i fratelli si risolve sempre in battaglie dove la complicità fraterna in fondo ha la meglio, per questo la lettura di "Lotta Combinaguai" ha il sapore di un percorso catartico nei meccanismi faticosi delle gelosie fraterne.
Chi è il più "vecchio" deve lasciare lo spazio a chi arriva e lo deve fare dignitosamente, rendendosi consapevole del proprio ruolo e dell'immutato affetto dei due genitori, giocando di immaginazione, di fantasia e di empatia.
Gli adulti anche in questi racconti, come nel più celebre romanzo di Pippi Calzelunghe, qui non sono che comparse apparentemente marginali e rispettose del desiderio di autonomia dei bambini.
Lotta è sì una monella che una ne pensa e cento ne fa, decide pure di trasferirsi a casa di una vicina o di mettersi sotto la pioggia sul letame per crescere in fretta , ma l'abbraccio finale e la tenerezza poi hanno la meglio in questa famiglia tormentata, ma che mantiene una serenità invidiabile fatta di tenerezza e di accoglienza, di condivisione dei "pensieri-bambini" e di sano umorismo. E ognuno dei 15 racconti pare un piccolo capolavoro dove l'amore scorre a fiumi.








mercoledì 19 ottobre 2016

Con i bambini su morte,famiglia, empatia e resilienza.

Le edizioni Giralangolo (www.giralangolo.it)  continuano a sfornare libri di ormai noto valore editoriale e artistico e di sensibilità pedagogica.
                                isola-del-nonno
L’ultimo nato “L’isola del nonno riporta nelle librerie  quel Benji Davies  autore-illustratore-regista  che fa incetta di premi, anche per la Giralangolo, di cui conosciamo “La balena della tempesta” e “Sulla collina”, per averli già recensiti  con convinzione. Anche quest’ultimo nato ci riporta in punta di piedi nel mondo bambino, dove il confine fra realtà e fantasia non esiste, ma tutto scorre sui binari dell’empatia e degli affetti : quando il nonno di Syd se ne va con una nave ormeggiata sul tetto, il nipotino, invitato a seguirlo, lo accompagna in un’isola lussureggiante e piena di allegria, come il nonno. Sarà un’occasione di divertimento assoluto! Gli costerà lasciarlo in quel paradiso terrestre, ma avrà a cuore la sua felicità e lo lascerà andare. La morte, per i bambini amati come Syd, ha il senso di una cammino bello altrove? Non è difficile cogliere il messaggio delicatamente offerto: ogni dono, ogni gesto d’amore, ogni sguardo buono del nonno resta e ti accompagna, anche quando non ti sta più accanto, con la solita allegria e fantasia, da non perdere mai!
                               Arriva la mamma!
Quando la mamma torna dal lavoro cosa accade? Lo racconta in “Arriva la mamma!” la capace penna dell’americana  Kate Bank e i pastelli del polacco Tom Bogacki.  La contemporaneità incuriosisce sempre i bambini e anche gli adulti! Mentre la mamma corre nel traffico  e fa i conti con la pioggia, a casa un papà  multitasking prepara  con destrezza, fra un inghippo e l’altro, una pizza con i suoi tre bambini, che attendono la mamma appiccicati al vetro della finestra!  Incalza il testo, a specchio, la circolarità dell’illustrazione favorisce la percezione dell’abbraccio in tondo dello spezzone di vita familiare, così rassicurante e beneaugurante: tutti i bambini dovrebbero poter sorridere al ritorno dei genitori dalla giornata lavorativa e non ha importanza se l’attesa sia per  la mamma o  per il papà. L’importante è stare bene insieme.

                                      Risultati immagini per povero winston
Ritroviamo poi Benji Davies nelle illustrazioni di “Povero Winston!” su testo di Pamela Duncan Edwards. Winston è un cucciolo con un problema: una spina gli si è conficcata nella zampa e pare perda, con la serenità, anche la capacità empatica. Da quel momento esiste solo questa sua terrificante sofferenza, che lo conduce dal veterinario. Dimentica tutto e tutti, non si accorge di ciò che sta accadendo nel frattempo ai suoi amici: incidenti ben più catastrofici di varia natura e incontri ravvicinati con leoni e api furiose dalle pesanti conseguenze. Ossa rotte e cuccioli doloranti si ritrovano tutti dal veterinario, ma Winston non vede le necessità di nessuno di loro, anche se lungo la strada la spina esce da sola e non fa più male. Anche ai bambini talvolta accade di perdere l’empatia per rotolarsi nel loro dolore anche se piccolo: un’occasione forse per immedesimarsi e condividere la vicenda di Winston e incitare alla resilienza: forza Winston, sii forte!

pubblicato da Annamaria Gatti



lunedì 17 ottobre 2016

La maestra senza matita rossa

"La valutazione è un tema che riscuote sempre un certo interesse, ma io sono talvolta disorientata per la presenza dello spirito di competizione che spesso anima le classi in cui entro a insegnare. Che riflessioni fare? E queste benedette penne rosse, sono proprio necessarie? Erano il mio incubo da bambina." 
Laura maestra di seconda.

Cara Laura, pubblico il tuo messaggio e rispondo con un post di qualche tempo fa in cui si parlava proprio della penna rossa.  troverai anche un riferimento a Chiara Lubich, maestra...Grazie per la tua sollecitazione e buon cammino!



PENNE ROSSE E DEMOTIVAZIONE
Ho sempre odiato la penna rossa, quella dei segnacci irati in fondo al tema, o sotto la risoluzione del problema.
Quei segni che accompagnano i ritorni da scuola con gli occhi persi nel volto dei genitori, quando ci sono...  a sera e quando ti guardano il quaderno, delusi.
Se poi non  sai dire il perchè di quelle rigacce rosse sotto alle parole sbagliate o a fianco degli errori, allora il quadro è completo.  Ti senti disperso, incapace per la vita e ti pare di non poter combinare nulla di buono: forse che abbia ragione la maestra che mi redarguisce dandomi, nella migliore dell'ipotesi, dell'inetto?
E non è un rigurgito sessantottino il mio, da "vecchia maestra" contestatrice, con nella storia professionale il sei politico degli anni '70, o la pagella fuori corso che dava giudizi scritti per far capire la strada da seguire, i punti di debolezza e soprattutto quelli di forza da cui ripartire, anzichè voti discriminanti.
INCORAGGIARE, VALORIZZARE 
Poi è stata la regola, il percorso pedagogico, l'attenzione che le istituzioni illuminate dalle indicazioni psicologiche attuali regolamentano e che molti bravi insegnanti, che conosco, utilizzano.
Devo dire che ora  più che mai mi infastidisce il giudizio in rosso a caratteri cubitali, la scritta in corsivo "adulto" che i bambini non comprendono e spesso neppure i genitori stranieri.
Vorrei che i bambini facessero esperienza di vita vera, di conferma a scuola!
Usiamo matite colorate, nel rigore didattico e scientifico più professionale.
CHIARA NON USAVA LA  MATITA ROSSA
Alcuni anni fa a Verona si è tenuto un bel convegno di livello universitario  per il mondo dell'educazione dal titolo "Quale educatore per il XXI secolo?" in cui si è fatto  riferimento anche alla maestra Silvia, che non usava  la matita rossa... 
Silvia  è Chiara  Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, che pure era una maestra e, appunto, non usava la matita rossa, ma ascoltava i suoi alunni, li incoraggiava a ragionare e ad esporre il proprio parere, aveva verso di loro attenzioni di grande umanità e ciascuno di loro si sentiva apprezzato e valorizzato. Gli errori erano corretti insieme, compresi e non fonte di umiliazione. Gli insegnamenti erano rigorosi e severi, per crescere, imparare, non per soccombere.

Donato Chiampi, filmmaker del dvd che accompagna il bel libro, curato da Michele De Beni "Essere educatori coraggio di una presenza" Ed. Città Nuova, mi ha confidato che intervistando le sue alunne, oggi ultraottantenni, ricordandola lucidamente rivelano come Chiara Lubich avesse inviato a loro ogni anno gli auguri natalizi per tutti gli anni seguenti il loro incontro a scuola...
E per saperne di più: 
PUBBLICATO DA ANNAMARIA
FOTO da pencil.blogspot.it

venerdì 14 ottobre 2016

Bambini


A questi bambini.
A tutti i bambini.
A quelli a cui  stasera 
la guerra e la malvagità hanno rubato  
un sonno tranquillo.
Vano è chiedere il perdono.
Non hanno fiato per risponderti.
Nè pupille vive per chiedere.
Nell' abbraccio sfioro 
solo vento gelido e informe. 
Lancinante ricominciare a sognare.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Città Nuova.



domenica 2 ottobre 2016

S.A.S.S.I Favola per fare una buona scuola

A richiesta ecco la storia S.A.S.S.I.


    
                             S.A.S.S.I
di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova, 25 Novembre 2012

C'erano una volta dei sassi qualunque.
Sassolino, un cosino piatto e lucido, arrostiva al sole del primo pomeriggio.
Sassone, un cosone rotondo e bianchiccio, poco più in là, borbottava per chissà cosa.
Sassello, un appuntito grigiastro e  filosofo meditava concludendo:
“Inutili, siamo proprio inutili ahimè!”
“Hai ragione, non profumiamo neppure l'aria!” s'incupì Sassone.
“Tutto vero, non sappiamo cinguettare qualcosa di decente...” piagnucolò Sassolino.
Le nuvole si ammassarono verso ovest e fu l'ora della merenda.
Caterina uscì, scricchiolando sulla ghiaietta del vialetto. Scrutando qua e là, si fermò vicino ai tre e li raccolse.
Ballando qua e là in tasca con un sordo ritmo, i tre sassi si accorsero di essere arrivati a destinazione quando Caterina li fece scivolare in un panciuto vaso di vetro.

“Per tutte le rocce della luna, cosa ci facciamo qui?” sbottò Sassone guardando tutti quei sassi accumulati nel vaso.

I sassi non risposero, ma intanto Caterina stava spiegando:

“Maestra! Ecco altri tre sassi, oggi ho visto tre cose importanti...per la nostra raccolta.”

Sapeva di avere gli occhi curiosi di tutti i compagni addosso e la tirò un po' più lunga.

“Dunque...Daniele ha messo in ordine il banco di Andrea, che ha il braccio ingessato.”

 Un applauso accompagnò le orecchie di Daniele che diventarono rosso scuro.

“Poi Aziz ha diviso i soliti due litiganti, prima che si azzuffassero davvero. Si è preso anche un calcio, ma non ha reagito.”

Doppio applauso per Aziz.

“Il terzo sasso è per te perchè, anziché farci le prediche, ci hai insegnato a osservare il bene e a raccontarlo con i...sassi!”

“Maestra, e quando   il vaso sarà pieno?”

“Secondo me vi sentirete tutti meglio. E potete decidere  voi cosa fare in un'ora di scuola, con una votazione democratica.”

“Dai facciamo una festa, o un gioco...”

“Ci leggi un libro? O guardiamo un film!”

“Invitiamo qualcuno a scuola che ci parli di una cosa che ci interessa molto!”

Sassolino, Sassone e Sassello  non si erano mai sentiti così importanti e diventarono blu per l'emozione.

E blu è anche il mio colore preferito!
foto altervista.org

giovedì 29 settembre 2016

La mia vita con un fratello autistico


l'immagine del profilo di Diego Pelizza

La parola a Diego  Pelizza che traccia  in un libro i segmenti di una vita con un fratello autistico. 
Vola più in alto


Fonte: Città Nuova on line, 20 settembre 2016.
Recensione di Annamaria Gatti. 


Come vive, cosa sente, cosa respira un ragazzo in una famiglia che quotidianamente fa i conti con l’autismo del fratello minore e con una conseguente dose quotidiana di amore grande?
Ci prova a raccontarlo il giovane Diego Pelizzanel suo romanzo d’esordio “Vola più in alto”, per cui si serve di un accattivante stile narrativo  che, soprattutto inizialmente,  ha il sapore di una sceneggiatura.  E infatti come Davide, il protagonista, Diego è un cultore di cinema e ama scrivere da sempre. Anche la passione per la musica, che permea la vita del protagonista, fa da colonna sonora ai momenti clou del film… ops! del romanzo…

Davide dunque è un giovane universitario e prova a raccontarsi in un diario-romanzo che scorre sul filo teso e fragile di questa realtà familiare incentrata sulla gestione del figlio autistico, Edo, ma con un’attenzione di valore e di condivisione esistenziale verso il figlio maggiore a cui la madre chiede in più riprese di “volare alto”, sopra la sofferenza, la sconfitta, la mediocrità, cogliendo l’opportunità dei talenti e della diversità come valore comunque.
Dominante nelle pagine è il giovane studente, con i suoi pensieri, timori, delusioni, sensazioni ed emozioni… Anche gli altri personaggi sono ben presenti, anche se volutamente sfumati, nelle descrizioni e nella lettura dei loro sentimenti.

Il diario del primo anno di università, alla ricerca di relazioni dialoganti e di conferme, di equilibri e di risposte, si affianca ad una delicata panoramica sulla vita problematica del fratello.
Lo sguardo è buono, ma non buonista, l’empatia domina e suscita partecipazione e benevolenza.  Davide contesta, ma si riconosce nella sua famiglia e vorrebbe proteggere i suoi componenti e lo fa amandoli per quel che sono: una lezione? Sì.
Dubbi e perplessità, non senza un salutare discernimento valoriale, accompagnano le amicizie, lacondivisione delle esperienze e la scoperta dell’interesse suscitato in una compagna di studi, Laura, che gli restituisce il coraggio e la fiducia in se stesso, l’amore per le cose importanti, prima di tutto la buona comunicazione…
 «Le parlo di mio fratello, del trapianto, dell'ospedale. Le parlo di mia madre, di mio padre, della mia infanzia complicata. Le parlo delle crisi di Edo, delle comunità in cui è stato, dei problemi che stiamo cercando di superare. Le parlo della dottoressa, delle mie insicurezze e della loro origine. Le parlo della difficoltà di parlare.  Per tutto il tempo, lei non risponde. Si limita a guardarmi in silenzio, con un'espressione seria, attenta, comprensiva. Non dice una parola, perché non c'è niente che possa dire. Deve solo ascoltare e lei lo sa fare».

Diego Pelizza, padovano, ha presentato con soddisfazione il suo libro in diverse occasioni ottenendo l’interesse per il tema e precisa che alcune delle circostanze della narrazione lo interessano in prima persona.  Vive infatti anch’egli la realtà universitaria, con la sua impalpabile e talvolta plumbea novità, condivide con il protagonista un fratello minore autistico, che  egli sa vedere con occhi disincantati, ma anche attenti, alla ricerca di punti di contatto e di conoscenza.
L’autore commenta: «Non è stato facile per me far leggere il libro ai miei familiari e dopo la lettura non è stato facile per loro parlarmene, però penso che questo libro sia stato importante per loro tanto quanto lo è stato per me. L’intero progetto è ispirato a un'esperienza personale e dolorosa, quindi direi che tutta la storia è stata difficile da raccontare, ma riuscire a raccontarla è stato anche molto liberatorio».

L’importante quindi è riuscire a parlarne, è sentirsi affiancati, ed è l’obiettivo di questo libro:  parlare ai tanti fratelli e sorelle di ragazzi con disabilità, farsi vicini e trascinarli nel racconto di quella vita che è anche un pezzo della loro. Anche se pensato per i coetanei, la lettura del volume edito da Cleup è un sipario aperto su un aspetto un po’ nuovo del mondo giovanile a cui ci introduce con studiato garbo l’autore, alla ricerca della sua dimensione fraterna ed umana.
                                                                         Annamaria Gatti

martedì 13 settembre 2016

Dall'ultimo libro di Annamaria Gatti

Annamaria Gatti - Dall’altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa

Come promesso condivido con voi  un momento centrale del romanzo breve:

Dall'altra parte del mondo
 Storia di Vera e Trysa 
di Annamaria Gatti
Ed. Aletti
Collana Gli Emersi 2016

pagina 47:

E Trysa va dall’altra parte del mondo

E’ trascorso un anno da quel giorno. 
Trysa, io e i ragazzi abbiamo vissuto allegramente questo tempo, fra studio e angosce da concerti ed esami. Naturalmente la presenza del Vento del Crepuscolo ha consolidato  l’amicizia fra tutti noi, che stiamo concludendo gli studi di un altro anno al conservatorio. 
Io non ho parlato della mia cotta al Marini, ma sono un paio di settimane che suoniamo insieme una galeotta sonata di Brahms.  E lui mi dice sempre alla fine che sono proprio una brava interprete, che suono con molta sensibilità e che sarei perfetta per accompagnarlo al concerto finale! E io vorrei urlargli che lo accompagnerei in cima al mondo, se me lo chiedesse! Non so come finirà questa storia! Non l'ho mai scritto: il Marini si chiama Massimo, anche se io lo chiamo sempre “il Marini”. Mi sento però decisa,  vaccinata e pronta alla delusione: probabilmente lui pensa ad altro, anzi ad un'altra!

Poi in un  giorno speciale,  il giorno del concerto dei primavera, è accaduto tutto.
Trysa mi ha dato uno strano appuntamento in pizzeria, non in piazza, dicendomi che doveva  parlarmi di una faccenda seria.
Quando sono entrata in pizzeria ho notato subito un gruppo rumoroso di ragazzini e, in fondo alla sala,  lei che mi ha fatto un cenno di richiamo:
“Che faccia stravolta! Che ti succede?” le ho chiesto e ho pensato: non sarà colpa di Carlos!?
“Devo partire e non tornerò più.”
“Ehi, che scherzo è questo?” ho chiesto  allarmata. “E dove andrai?”
“Dall’altra parte del mondo. Più lontano di così non si può.”
Non avevamo più parole. Anche il Vento si  era accucciato, mogio mogio ai nostri piedi ed era così triste da non trovare neppure un soffio per chiedere o replicare.

“Ti scriverò” ha promesso Trysa.
“Anch’io” ho detto.
“Suonerò per te.”
“Suonerò anch’io La Campanella” ho aggiunto io.
“Adesso però ti offro una pizza” ha detto affranta.

Non ho osato aprir bocca, per dirle che poteva ordinare invece tutto il gelato che voleva, perché altrimenti mi si sarebbe sciolto il nodo che avevo in gola. E credo avrei pianto tutte le mie lacrime, quelle che da tempo mi tenevo dentro, pensando al Marini e all'anno che stava per finire. Ma chi poteva pensare di separarsi da lei, la mia migliore amica? Non riuscivo a concepire la realtà: avere un’amica e perderla dall'altra parte del mondo!
Eppure sarebbe stato così: Trysa sarebbe  partita tra pochi giorni.
Ha già salutato tutti. Solo il Marini  riusciva trovare le battute giuste per farci ridere un po'.  Ma solo un po’.

Anche la piazza bianca piangeva, sotto una pioggerella di fine aprile, sottile sottile. La chiesa rosa era lucida di pioggia e di pianto.

Anche il Vento musicista portava solo lamenti sottili, flebili, per non disturbare, per rispetto dell’angoscia palese nelle nostre poche parole. 
A nessuno sembrava interessare più il concerto di primavera. A dire il vero sembrava una giornata d’autunno e Carlos pareva un albero che ha perso con la sua chioma verde, anche  la speranza.
Brr, che giornataccia, da dimenticare!

http://www.alettieditore.it/emersi/2016/gatti.html



mercoledì 7 settembre 2016

Sei una maestra? Ascoltami...



Maestra ti dico che il primo giorno di scuola si avvicina e io sento il cuore che mi batte forte forte...
Forse anche a te.
Non so leggere e scrivere, ma mi dicono che tu  m' insegnerai a farlo con entusiasmo.
Vorrei  solo chiederti di sorridermi, sorridermi spesso, perchè la mia vita non è facile e forse neppure la tua, ma che se insieme ci aiuteremo, sarà bello vivere insieme queste ore e potremo dimenticare le difficoltà e trovare soluzioni insieme.

Aiutami a sentirmi sicuro di te e della tua accoglienza, sostienimi con la tua fiducia, dimmi che  tutto si sistema e si supera,che non ci sono errori che non si possono correggere.
Ti regalerò tutto il mio cuore.
Parlami con voce pacata, ti capirò quando perderai per un attimo la pazienza e penserò per te l'arcobaleno che vorrei dipingessimo insieme.

Vorrei portarti il mio fiore preferito, speriamo che la pioggia non se lo porti via prima del primo giorno di scuola!
Mamma mi suggerisce di portarti anche il vasetto per mettercelo dentro con l'acqua: a volte nelle scuole non ci sono i vasi per i fiori..

pubblicato da annamaria gatti
gatti54@yahoo.it
illustrazione di Nicoletta Costa



martedì 30 agosto 2016

Per parlare di Alzheimer con i ragazzi: un libro.

Risultati immagini per sono erba sono cielo lorenza farina città nuova
Sono erba, sono cielo
di Lorenza Farina
Raffaello Editore

Recensione di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova,  Agosto 2016

“Sono erba… sono cielo… sono un bambino che ha paura del buio e del vento…” sono le parole sussurrate da Giò, il nonno di Emmma.

Nonno e nipotina sono i protagonisti di un tenerissimo  libro, che insegue un obiettivo di tutto rispetto: parlare ai ragazzi di una malattia, o meglio delle persone che incontrano nel loro cammino il baratro dell’Alzheimer e ci devono convivere.
Lorenza Farina, in questo progetto della Raffaello Ragazzi, narra con accurata semplicità del  rapporto  di affetto, delicato e intenso, fra la bambina e il nonno, nella cornice rassicurante ma anche misteriosa della campagna, dove i nonni vivono e dove li raggiunge, per alcune estati, Emma.
Durante queste vacanze impara dai nonni  molto di più  delle regole della natura: “Ascolta il silenzio, così dentro di te potrai sentire tante voci e magari pescare qualche sogno…”, dice il nonno e la nipote impara a riconoscere e  a leggere il moto del suo cuore, a lanciarsi verso il futuro con attesa serena.
La ragazzina di città  fa propri  così  i segreti e i sogni che la natura e l’animo buono e sognatore del nonno le fanno scoprire: sarà amore a prima vista e sarà la poesia ad accompagnare Emma e  il lettore alla dolorosa constatazione della malattia e della possibilità di conviverci con benevolenza e lungimiranza.
E quando il nonno smarrisce la strada, l’affetto apre le porte a una condivisione che aiuta a ritrovare l’orientamento “Ora saremo noi la sua luce, nonna… “ “Sì hai ragione cara,  dato che lui non sa più percorrere la strada che porta al nostro mondo, dovremo essere noi a raggiungerlo quando smarrisce la via di casa…”
Un piccolo capolavoro la narrazione della “partenza” del nonno, che viene riconosciuto da Emma come tutt’uno con la quercia amata, amica di tanti momenti felici e di tanti insegnamenti.
 Si ripresenta in questo nuovo libro della Farina il tema della natura da rispettare e della vecchiaia come risorsa, come nel suo  recente libro “Il guerriero di legno”.  L’anzianità… è una fase della vita che attende tutti e che lascia un patrimonio umano immenso  se ha insegnato il rispetto e la responsabilità e che perciò  merita affetto  e  deferenza nel momento della fragilità. Non è così scontato che sia così.
Il libro potrebbe trovare una bella accoglienza  già dai 9 anni e  si presta a molti  e diversificati momenti di riflessione e di scambio su una realtà vicina a molti ragazzi: valorizzare le loro esperienze con parenti malati e anziani può condurli ad un percorso di vita di qualità.
Il libro ha avuto il patrocinio dell’Associazione Italiana Malattia Alzheimer.


sabato 27 agosto 2016

Raccolta di materiale per educatori: se arriva il terremoto.

terr

Ora una ulteriore bella responsabilità cala sulle spalle di genitori ed educatori: le immagini, i video ripropongono la realtà dura della natura che colpisce, dell'uomo che non è riuscito o non ha saputo prepararsi all'evento. 
Insomma: i bambini fanno l'ennesima esperienza della paura: il terremoto!
In questo sito ho trovato una raccolta intelligente di materiale, che potrebbe interessare le fasce di età delle scuole dell'infanzia e primaria. 
Chi abbia altro materiale, è invitato a segnalarlo. 
Poi ogni materiale, video o figurato che sia, serve... ma ha bisogno del cuore e dell'intelligenza per essere mediato e calzato a pennello, o quasi, sul bambino che mi è stato affidato.
Accanto all'ausilio è necessario l'ascolto, l'attenzione, la saggezza... l'amore, che personalizza il materiale.


http://www.maestramarta.it/se-arriva-il-terremoto/

pubblicato da Annamaria Gatti
foto: Edizioni Giunti

domenica 21 agosto 2016

Per Omran e per "I bambini del mare" di Bepi De Marzi



Davanti all'orrore di ogni giorno, affranti da questa infanzia tradita e aggredita, che siano gli occhi di Omran o dei bambini straziati, accanto all'impegno tragicamente sempre troppo esiguo, ci resta anche il pianto.

Condivido con voi  il testo  della canzone di Bepi De Marzi:

I bambini del mare


I bambini del mare hanno gli occhi di conchiglia,
le scarpine di pezza cucite dalla mamma
prima di partire, prima di morire.

I bambini del mare sono un'ombra sulla riva,
i capelli di sole baciati dalla mamma 
prima di partire, prima di morire.

Ora l'onda ritorna alle rive di Levante
a cercare, a cercare altre lacrime di mare.

Le manine di sabbia cercavano prati fioriti
e giochi nel libero vento nelle città senza la guerra.

Le manine di sabbia cercavano cieli sereni
e giochi e sorrisi di amici nelle città senza muri e soldati.

I bambini del mare hanno gli occhi di conchiglia,
le scarpine di pezza cucite dalla mamma
prima di partire, prima di morire.

I bambini del mare.


BEPI DE MARZI
2016

La Canzone:  Il canto d'Autore, 6.a Rassegna Corale 'Città di Piacenza' 
28 Maggio 2016 Sala degli Arazzi - Collegio Alberoni

 https://www.youtube.com/watch?v=wXARrBDc-mQ

Pubblicato da Annamaria Gatti
foto:  Corriere Della Sera


sabato 13 agosto 2016

Maria una di noi. Per raccontare ai bambini il Magnificat


Mi piace riproporre questa pagina, perchè la Madre di Gesù è vicina al cuore dei bambini, più di quanto immaginiamo, è percepita nella sua bellezza spirituale: accoglienza, benevolenza, simpatia! A questa parte del libro sono molto affezionata!

Da "Una Mamma di Galilea. Il rosario narrato ai bambini." di Annamaria Gatti, ed. Effatà.

 






E’ MAGNIFICO!


Maria ripensava alle  parole dell'angelo:  lei sarebbe diventata la mamma di Gesù e anche Elisabetta aspettava un figlio! Evviva!  Doveva raggiungere la cugina incinta che era anziana, per gioire con lei e aiutarla.


“Stai attenta Maria e salutami Elisabetta.” le raccomandò Anna, come fanno tutte le mamme. Salì sull’asinello e quando gli allungò una carezza sul collo, l’animale zoccolò allegramente verso la montagna. La cittadina di Elisabetta dista  a soli sei chilometri da Gerusalemme.


Quando Maria aprì la porta Elisabetta esultò di gioia e l'abbracciò. Ma ecco all’improvviso una commozione profonda le illuminò gli occhi. “Elisabetta, ti senti forse poco bene?” chiese  allarmata Maria, vedendo che la cugina portava una mano sul cuore. Ma lei così rispose: “Oh, Maria, benedetta fra tutte le donne!  E' un onore per me  salutare la madre del mio Signore!”


“Come fai a sapere che aspetto il Figlio di Dio?” chiese sottovoce Maria.


“Vedi, appena mi hai salutato il mio bambino ha fatto una gran capriola: anche lui ha riconosciuto la madre del Figlio di Dio.”

Allora Maria esclamò:“E’ magnifico ciò che fa il Signore! Anche i bambini non ancora nati possono distinguere nel grembo della loro madre lo splendore della creazione, riconoscere le nostre voci e percepire le nostre carezze!” E continuò lodando Dio e tutte le cose belle che aveva fatto per gli uomini più deboli, per il suo popolo...

Poi lo sguardo di Maria sfiorò la casa di Elisabetta e visto che c’era da fare, accompagnò la cugina a sedersi presso la cesta del cucito e lei si mise a riordinare. “Cosa fai Maria? Devi riposarti dopo il viaggio!” protestò Elisabetta.“Oh, no, mi sento piena di forza. Continua pure  a cucire  la  camiciola per il bambino, è molto bella e dovrai insegnarmi a cucirne una per Gesù".
Nessuna delle due donne si era accorta che un angelo del Signore, accovacciato sul nudo pavimento, sorrideva divertito. Maria rimase con  Elisabetta  fino alla nascita di Giovanni, poi detto il Battista, cugino di Gesù. Chissà quali erano i loro giochi preferiti  quando le loro mamme si scambiavano qualche visita e li vedevano crescere in sapienza e bontà!


Copertina di 'Una mamma di Galilea. Il rosario narrato ai bambini'




venerdì 5 agosto 2016

Attenti ai bambini.Una video intervista by Effatà.


Condivido con voi un'altra intervista, questa volta in video, al Salone del Libro di Torino. Scopo di questo post è mettere in comune questa esperienza del blog e camminare insieme accanto ai bambini.
Sapete che il libro raccoglie 100 post scelti e ragionati da questa esperienza.
Sono grata alla redazione di Città Nuova di questa  opportunità.
Ringrazio Effatà Editrice di questo video.
Vi auguro un sereno risposo estivo.
A presto, con alcune recensioni di libri per i piccoli.

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

martedì 2 agosto 2016

Ancora violenze in asilo nido.

Sconcerto e rabbia. Angoscia e ribellione.
Questi i sentimenti che accompagnano l'ennesimo fattaccio, in una Milano emancipata e culturalmente in apparenza evoluta... come può accadere che degli educatori esercitino violenza sui bambini a loro affidati, spesso per troppe ore? 
O forse i genitori di questi bambini sono stati più attenti? 
E per quanto tempo i bambini avranno dovuto sopportare? 
E quali segnali avranno dato ai loro genitori? E quali conseguenze psicologiche si porteranno appresso ora?
E di quanto amore e attenzione avranno bisogno ora questi bambini e tutti gli altri che a macchia di leopardo, in un'Italia che non brilla per risposte di attenzione e di cura per l'infanzia, sono stati colpiti da questo inferno educativo, che di educativo non ha proprio nulla?

Ascolto, attenzione, dialogo, è necessario trascorrere tempo con loro, giocare con loro, seguire i loro interessi, non sottovalutare le sofferenze, imparare a leggere i loro segnali, dialogare con le figure educative, scegliere con oculatezza il servizio...

Chiediamo asili nido controllati e controllabili.
Chiediamo politiche famigliari sensibili e attente.
Chiediamo selezioni severe per i servizi pubblici e privati all'infanzia.
Chiediamo investimenti nella formazione.
Ma soprattutto:
chiediamo  valorizzazione del ruolo genitoriale nelle politiche aziendali.
Chiediamo asili nido e dell'infanzia nelle aziende e nelle strutture lavorative dei genitori, secondo gli illuminati esempi, presenti anche in Italia. 
Chiediamo politiche che favoriscano il part time dei genitori di minori.
Chiediamo interventi per l'assistenza famigliare.

Ne va della società futura e non sono concesse miopie colpevoli.
Copertina del libro Attenti ai bambini!

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it