Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

sabato 29 marzo 2014

Educazione gender: giù le mani dai bambini




Stefano Zecchi, docente di Filosofia Estetica all' Università degli Studi di Milano, scrittore
dall'intervista di Lucia Bellaspiga
Avvenire 28 marzo, pag. 10.

Zecchi si dice d'accordo che l'educazione comprenda i temi dell'omosessualità contro ogni discriminazione, ma è  seriamente preoccupato per il dilagare di iniziative  che sono  contro una sana e corretta educazione dei bambini.

"...il trasformare questa convinzione in una battaglia politica è mistificatorio e violento nei confronti dei bambini...Occorre reagire, là dove è possibile  bisogna creare argini di confronto pacifico... così la politica diventa darwinismo deteriore. Basta leggere i loro testi... Un giorno arriveremo a difendere il pedofilo, in fondo è un uomo che persegue una sua preferenza sessuale e addirittura l'incesto"

Lasciate in pace i bambini: 
su di loro si sta esercitando 
un'ideologia violenta 
che non dovrebbe nemmeno lambirli...
... anche solo il dire che 
il padre è un uomo 
e la madre una donna 
è diventato 
un atto di *coraggio* 
Siamo al grottesco
E' frutto di una demolizione della figura del padre... sfasciata la famiglia è chiaro che puoi sfasciare anche i due diversi ruoli".

Il risultato è nelle crisi e nelle sofferenze di tanti bambini e adolescenti.
A noi la responsabilità di azioni e vita di grande dirittura morale.
Giù le mani dai bambini, ma molto lavoro ci aspetta!

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da www.energiadellitalia.it

venerdì 28 marzo 2014

Bambini testimoni di violenza:proposte


fonte: www.cittanuova.it

Ezio Aceti, psicologo infantile,  esamina il dramma del bambino ucciso insieme ai genitori, davanti ai fratellini. Le responsabilità sociali e il ruolo degli adulti sono chiamati in causa nell'assumere comportamenti e modelli che sottraggano terreno alle strutture dell'odio e della criminalità. Da grandi si diventa ciò che si è appreso da piccoli

Volante dei carabinieri sul luogo di un agguato















Ancora una volta siamo costretti a leggere notizie devastanti riguardanti la brutalità umana, come nel delitto di Taranto, ove una madre, un uomo e un bambino sono stati uccisi dalla mano di sicari senza scrupoli e senza nessuna traccia dell’umano. E ad aggravare ulteriormente il dramma, ci sono i due fratellini di sei e sette anni, sopravvissuti alla strage, seduti sul sedile posteriore della macchina.
Vi confesso che come psicologo infantile rimango sbigottito e senza parole nel constatare quanto l’essere umano sia stupido, ignorante e bestiale quando compie certi gesti, che testimoniano quanto il grande filosofo Blaise Pascal diceva: «L'uomo molte volte è una bestia, altre è un angelo».
Ha ragione l’arcivescovo di Taranto, mons.Giuseppe Santoro, quando, commentando l’episodio, denuncia la brutalità ove sta andando la società, constatando sia l’aumento di simili delitti, sia la volgarità e l’odio che sempre più dilagano nel tessuto sociale.
E come adulti abbiamo il compito di tentare una interpretazione e soprattutto di strutturare alcune linee di comportamento e alcune luci che ci aiutino in simili circostanze. Ecco i miei suggerimenti:
1) Stiamo attenti alle “strutture dell’odio” che trovano terreno fertile ogniqualvolta si denigra l’altro, o si risponde con brutalità alle ingiustizie. Questa cultura dell’odio si alimenta anche in televisione, quando assistiamo a trasmissioni ove la volgarità, lo scherno e l’aggressione del pensiero altrui occupano tutto il tempo. Anche gli schiamazzi e le spettacolarizzazioni dei drammi che ormai ogni volta la tv ci pone sono benzina che alimenta questa cultura barbara. Per non parlare poi di alcune trasmissioni radiofoniche (come la “Zanzara” ) che, spacciandosi per programmi di intrattenimento, infangano di volgarità e strafottenza chi osa esprimere in modo civile un pensiero diverso.
2) Investiamo maggiormente sulla “giustizia”, che rende ragione alla vittima e condanna i gesti di inciviltà come espressione della barbarie che non può mai essere accettata, dando luce a quanti lottano per un Paese migliore e si sacrificano senza sosta, coinvolgendo anche i nostri figli giovani in esperienze di riscatto civile e sociale, come fa ad esempio l’associazione "Libera" di don Ciotti.
3)  Occorre inoltre che si diffonda una cultura della reciprocità e della solidarietà, ove l’altro non sia visto come un nemico o qualcuno da combattere, ma come co-essenziale alla mia esistenza. È necessario partire dalle scuole materne mediante programmi di formazione e di educazione alle emozioni per aiutare i bambini a gestire le emozioni negative e a sviluppare quelle positive. La Spagna, ad esempio, per combattere il fenomeno del bullismo nelle scuole, ha iniziato una campagna nazionale di promozione al benessere sin dalla scuola dell’infanzia. Solo partendo dai piccoli potremmo sperare di avere in futuro adulti che considerano l’altro come un interlocutore con la sua dignità. Aristotele diceva che una persona si abitua a tutto e così, abituando i nostri piccoli al positivo e alla solidarietà, avremo adulti abituati alla civiltà e al senso civico.
4)  Investiamo poi le nostre risorse nell’educazione dei ragazzi e dei giovani. Sembra che abbiamo perso l’arte dell’educare, imbambolati e instupiditi dalla facilità emozionale del sensazionale e dell’emozione negativa. In ogni epoca storica, di fronte alle crisi, si è sempre fatto appello all’educazione mediante l’attenzione alle giovani generazioni. È arrivato il tempo di strutturare un'università popolare educativa, ove tutti gli adulti vi possano partecipare mediante formazione, scambio di esperienze, riflessioni sul valore della persona e della vita. Anche i genitori potrebbero aumentare la loro capacità genitoriale con una maggior formazione sullo sviluppo dei figli e con una cultura dello scambio con la comunità. È la comunità il tessuto sociale ove l’educare si fa strada e storia… Riprendiamoci le nostre strade e le nostre comunità irrorandole di luce con cultura positiva e con incontri per "perdere tempo" parlando dei nostri figli, del nostro vivere, rinfrancandoci reciprocamente.
È infatti questo stare insieme, questo vivere fianco a fianco che ci può aiutare a combattere l’isolamento di molti. È così che possiamo combattere le ingiustizie, la mafia, la 'ndrangheta e la superficialità presupponente dell’ignoranza.
Non posso concludere senza fare un appello a Maria, la madre di Gesù, la grande pedagoga, che, come un piano inclinato, si è abbassata per educare il Figlio, porgendo il suo affetto e il suo sapere, con la pazienza della donna e dell’educatrice. Una pazienza e un amore di cui oggi c’è tanto bisogno.
 Ezio Aceti

pubblicato da Annamaria Gatti

giovedì 27 marzo 2014

Cosa dicono i bambini?


Giornata di sole. 
Ore 10.45.
Scuola dell'infanzia, laboratorio di scienze.
Dopo l'esperienza all'aperto i bambini, appartenenti a diverse etnie, intorno a un lungo tavolo con collage e tecniche miste, creano i loro alberi caduchi o sempreverdi.
Son concentrati e tenaci, collaborativi ed efficaci:  si scambiano materiali e strumenti, in una sorta di danza lieve.
"Questi alberi devono essere veri, ma a me piace pensare di fantasia, io preferisco la fantasia alla verità. Io la vedo nei libri: la fantasia non fa tanto male come la verità."
...
pubblicato da Annamaria
illustrazione da  arteesalute.blogosfere.it


giovedì 20 marzo 2014

Cosa non è il razzismo? Proposta video






Un video per raccontare solo con le immagini cosa non è il razzismo.
A noi dare spazio alle parole e ai "gesti giusti"
http://www.youtube.com/watch?v=1LIP1r_QfFM
di  Bruno Bozzetto per il CESVI
Qui di seguito un'attività didattica proposta sul video
http://xoomer.virgilio.it/elementarelonigo/promuovere/proposta/bambini/lavoro.html
http://xoomer.virgilio.it/elementarelonigo/promuovere/proposta/ioe/index01.html
....e successivi
Pubblicato da annamaria gatti
gatti54@yahoo.it

mercoledì 19 marzo 2014

Disturbi del sonno nel bambino: un parere

Neonato addormentato


La percentuale è molto alta. Circa il 20-25 per cento dei bambini da zero a tre anni, infatti, presenta disturbi del sonno. Ma questa percentuale, già molto elevata, valida per i Paesi occidentali, sembra essere in ulteriore aumento a causa dell'elevato utilizzo di televisione e videogiochi. Eppure, il periodo del riposo è prezioso e costituisce circa un terzo della nostra vita, durante il quale l’organismo risparmia energia e riorganizza tutte le sue attività metaboliche e funzionali.

In generale, i disturbi del sonno sono provocati da stati di ansietà, come ad esempio il divenire via via più consapevoli di sé stessi o della relazione esistente fra i genitori. «Per disturbo del sonno – spiega Cristiana De Ranieri, psicologa clinica, dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù – si intende generalmente una difficoltà a godere di un riposo notturno sufficientemente lungo, naturalmente in relazione all’età del bambino. Questo genere di disturbi può riguardare la difficoltà ad addormentarsi, i risvegli frequenti, la faticosa ripresa del sonno, a volte con la presenza, ma non sempre, di manifestazioni di disagio emotivo: pianto, agitazione, inconsolabilità».

Dormire agitati può anche essere solo un segno di eccitazione per le conquiste del giorno appena trascorso. Durante il primo anno di vita i neonati dormono molto, ma ben presto riescono a stare svegli per periodi più lunghi che non saranno impegnati soltanto ad alimentarsi, ma anche ad essere accarezzati dai genitori, a guardarsi, sorridersi, a "parlare" con loro.

Anche gli stati di ansia del secondo anno di vita, che provocano in molti bambini incubi e paure, sono segnali del processo di maturazione mentale e della immaginazione creativa e sono legati spesso ai primi distacchi. Intorno al terzo anno di età i bambini chiamano spesso i genitori dopo essere stati messi a letto o esprimono la paura del buio: è una fase normale nello sviluppo infantile e può essere legata alla consapevolezza della progressiva autonomia rispetto ai genitori.

Ma come aiutare i nostri figli a dormire meglio, allora? «I genitori – spiega la dottoressa De Ranieri – possono accompagnare l'evoluzione del sonno del bambino contenendone i lati emotivamente più forti: bisogna essere elastici, ma al tempo stesso mantenere anche posizioni ferme. Come per gli altri comportamenti, infatti, fornire un confine e dare una regolarità alle abitudini rispetto al sonno aiuta il bambino a sentirsi contenuto e dà continuità alle sue esperienze: tanto nel corso della giornata quanto durante la notte. 

Di fronte ad una modifica delle abitudini che riguardano il sonno – dichiara la psicologa del Bambino Gesù – chiediamo sempre quale possa essere l'elemento di "disturbo" (per esempio una nuova esperienza oppure un evento inatteso). Qualora una difficoltà nella sfera dell'addormentamento dovesse permanere a lungo nel tempo o assumere dimensioni incontrollabili tanto da ostacolare il sereno svolgersi della vita del bambino e della famiglia, o anche soltanto se i genitori dovessero sentirsi stanchi, confusi e senza risorse, potrà essere utile consultare uno psicologo dell'età evolutiva».

da www.cittanuova.it

pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto da Città Nuova on line

domenica 16 marzo 2014

Che ne pensi di BIG il giornalino dei bambini in gamba?






Big, giornalino per bambini in gamba

Metto insieme alcune sensazioni che mi fanno nascere le pagine del nuovo giornalino
      BIG Bambini In Gamba
che sfoglio curiosa quando lo intercetto, avendone donato un abbonamento a mio nipote di 6 anni.

"Mi piace"  penso a voce alta.
"Anche a me" commenta asciutta una voce bambina  assorta  dietro di me.
Mi basta.
E' "appetitoso", le curate proposte  mi fanno sospirare di intima soddisfazione... professionale e di cuore.

C'è la possibilità che diventi, così articolato e vario, denso ma lieve nella stesso tempo, uno strumento di gioco, di lavoro e di esercizio nascosto o palese di buona vita! Anche nelle aule scolastiche.

Per bambini in gamba o anche per coloro che non si sentono in gamba per  nulla e questo capita spesso, fra i bambini che incontro.

E poi vuoi mettere al tempo così  rubato alla tv o al computer per giocare, leggere, trafficare il proprio giornalino, magari con gli amici invitati per la merenda?

Accomunare un intervallo di età ampio, può far faticare i più piccoli, per pagine troppo dense,  ma vi sono pagine adeguate anche per loro.
Buona avventura allora alla redazione, agli autori e ai loro piccoli-grandi lettori!

Questo il link utile per conoscerlo:
http://www.cittanuova.it/cn_abbonamenti/scheda.php?idRiv=46
Questo l'ultimo link delle proposte on line:
http://cittanuova.it/c/436419/Un_nuovo_disegno_di_Big_per_i_Bambini_in_gamba.html

Poi scopro questo link  sul fondo della pagina sopracopiata...mi pare degno di nota perchè intrigante...
http://www.unoeditori.com/e-book/150-smettila-reprimere-figlio-crescere-sereno-panarese-cavallo.html

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

martedì 4 marzo 2014

"Nuvola può volare" 2^ parte e finale:meno male c'è la famiglia


di Annamaria Gatti
dalla raccolta "Cantastorie 12" a cura della Fondazione Città della Speranza


IL TORMENTO DI LUCIO.

Il ragazzo aveva davvero una gran voglia di sfogarsi con il nonno che  forse poteva essere sulla grande terrazza di casa. Infatti…
“Niente pallone oggi, eh Lucio?”
Lucio si era voltato e il nonno era lì, comodamente seduto sulla sua poltroncina.
“No, oggi niente campetto, anche se è domenica.”
“So che non stai facendo i capricci. Dimmi, vuoi parlarne?  Che cosa succede?”
“Oh, nonno, darò una grande delusione a tutti se non parteciperò alla festa e sarà una vera cattiveria…ma …mi manca papà.”

“L’avevo capito bene, ragazzo.”

Poi si rabbuiò davanti al problema:
“Come posso aiutarti? In fin dei conti è tuo diritto avere vicino il papà per il compleanno e magari per tutti i dodici mesi dell’anno!”
Lucio sentiva sciogliersi qualcosa dentro: finalmente qualcuno che sentiva le cose a modo suo!
Il nonno fissò Lucio per un po’, poi sbottò:
“Hai ragione. Ti senti solo senza di lui …”
“Papà l’ultima volta mi aveva promesso che sarebbe tornato per il mio compleanno!
“…E adesso ti senti deluso.”
“Già. E’ così. Nonno, anche tu te ne andavi lontano quando dovevi scrivere i tuoi libri?”
Nonno Vittorio ripensò a tutte le volte che era dovuto partire.
“Sì, sì qualche volta lasciavo il tuo papà per qualche giorno,  quando dovevo studiare gli ambienti dove si sarebbero svolti i miei gialli. Però era per tempi brevi, il mio  lavoro di maestro era qui, in paese.”
“Io penso qualche volta che papà non sia mai stato un bambino. Raccontami, come giocava da piccolo?”
Nonno Vittorio ebbe un guizzo negli occhi e anche i baffetti sobbalzarono quando la bocca si spalancò, ma per richiudersi subito. E dopo aver borbottato un po’ di  beh, beh…dunque… mentre le rughe sulla fronte si accentuavano  sempre più,  disse:
“Raccontare non è facile… forse si può fare di meglio!”
 Il nonno si alzò deciso, appoggiandosi ai braccioli della poltrona. Aveva una espressione strana. Lucio lo guardò sospettoso. Poi scoppiò a ridere quando, fingendo di far roteare una spada, il nonno ordinò:
“Avanti seguimi, ti mostrerò qualcosa  …qualcosa che non hai mai visto!”
Lucio scoppiò a ridere e, in posizioni di attenti, con la mano destra appoggiata di lato sulla fronte, rispose al comando:
“Agli ordini, capitano!”
Subito le gambe del ragazzo ripresero a saltellare, come al solito, e affannosamente calciarono un povero sasso appuntito, che finì nella rete di un lenzuolo steso ad asciugare, ai limiti della terrazza.
“Goal!” gridò Lucio.
“Sentirai la mamma quando vedrà il buco… ah, ma io non ho visto niente, non mi mettere in mezzo!”
Un pettirosso rapido spiccò il volo verso il sambuco, mentre Lucio seguiva il nonno in direzione opposta, verso la soffitta.


LA SOFFITTA.

Posto scomodo, la soffitta di casa!
“Mamma, possiamo andare in soffitta?” ogni tanto chiedeva Marco che era il più curioso di tutti.
“No, no, potrebbe essere pericoloso.”
“Dai, mamma, in tutte le soffitte alla fine ci sono dei tesori o dei misteri da risolvere.”
“L’unico mistero da risolvere che io conosca riguardo alla soffitta è questo: come mai non ho ancora dato, almeno ai più grandi, il compito di riordinarla e di pulirla?”
Così, senza mettere troppo di mezzo mamma, un giorno Marco e Vanni avevano attrezzato lo zaino dell’esploratore ed erano partiti per … la soffitta.
Al loro ritorno Lucio aveva chiesto:
“E allora?”
“Allora cosa? Bah, lassù solo polvere, vecchi giocattoli, mobili malandati senza cassetti segreti e vecchi quaderni di scuola…figurati!”
Nessuno  aveva proprio più fatto proposte, soprattutto dal giorno in cui nonno Vittorio aveva chiesto:
“Qualcuno mi aiuta a sistemare la soffitta?”
Da allora quella parte della casa non era  proprio più stata menzionata, per timore che a qualcuno venisse in mente di farla riordinare.
“E adesso cosa potrà esserci da scoprire?” aveva chiesto Lucio.
“Avanti, avanti, di cosa hai paura?”
“Che intenzioni hai nonno?”
“Devo mostrarti qualcosa e non ti farò riordinare la soffitta.”
“Nonno… dimmi a cosa servono le soffitte, mi sembrano così inutili.”
“Servono… servono a custodire memorie.”
“Memorie?!”
“Sì, se non vuoi dimenticare, fatti una soffitta e riempila di cose vecchie. Così ti aiuteranno a ricordare. Ah già, ma adesso ci sono i computers e tu puoi raccogliere tutto in dischetti, comodi, comodi.”
“Per adesso io non raccolgo un bel niente, nonno! Mi diverto con i videogiochi, ma non “salvo”  niente che mi riguarda, neppure le mie memorie.”
Nonno Vittorio intanto aveva già aperto la porticina  della soffitta.
Alcune finestrelle ovali davano luce ad una distesa di cose , delle quali Lucio poteva percepire solo il colore grigio, confuso con quella polverina luminosa che balla sui raggi del sole.
“Nonno, che posto strano. Non mi pare però interessante, davvero!”
“Eh, ragazzo mio, non è certo la ricostruzione di un film giallo.”
Ad ogni passo il pavimento cigolava appena.
Il nonno si guardava attorno, spostava qua e là qualcosa.
“Cosa  cerchi?” chiese Lucio sottovoce.
“Cerco… ecco. Qui troverai qualcosa che ti aiuterà a capire, ne sono certo. Hai abbastanza fiducia di poter fare qualche scoperta interessante?”
“…Sì…” rispose un po’ incredulo il nipote. Poi chiese: “E questo cos’è?”


IL CARRILLON DELL’APPRENDISTA.

“Uno scrigno!” esclamò subito Lucio.
“Con carillon” precisò nonno Vittorio.
“E’ di legno, sembra roba vecchia da buttare.”
“Non è stato conservato in soffitta per caso.”
“Ah, no? Allora c’è una storia sotto.”
Il ragazzo fece scorrere le dita sul legno intagliato, poi aperse lo scrigno.
Caricò il carillon e un’armonia stanca, ma dolcissima, rese quell’ambiente ancora più irreale, immerso in uno spazio senza tempo.
“Roba d’altri tempi, non c’è che dire…” osservò  il nonno “e non ti ho ancora detto che lo ha intagliato tuo papà. Mi ricordo. Aveva la tua età e aveva lavorato con un mio amico intagliatore  un’ intera domenica, per finirlo in tempo e poterlo regalare alla sua mamma.”
A Lucio sembrava di vedere suo padre ragazzetto, chino su quella scatola, mentre il suo maestro lo incitava a fare bene, ma senza fretta.
“Uau, papà era bravo,” poi aggiunse diventando rosso rosso “ma papà sarebbe contento di sapere che mi do da fare anch’io con il legno.”
“Sì, anch’io sono contento di come hai costruito la colombaia nuova. Hai avuto un bravo maestro.”
“Cioè te, nonno.” 
“Già…già…” sorrise furbescamente il nonno, mentre Lucio stava facendo una nuova scoperta.
Lo sguardo irrequieto si posò su un telo chiaro che nascondeva una figura confusa.
“Ma cosa c’è qui sotto?”


NUVOLA.

Si avvicinò e scoprì il soggetto nascosto: era un cavallo di legno, non uno dei soliti cavalli a dondolo di tanti anni fa, ma uno di quelli che compongono le vecchie giostre.
Il ragazzo era senza parole. Passava e ripassava le dita ora sulla criniera, ora sul muso, sulle decorazioni della sella o sulle briglie.
“Caspita nonno, guarda che colori. E deve averne di anni! Sembra vero, mi pare di poterlo veder galoppare davvero là fuori.”
“Tuo padre giocava spesso con lui. Il suo nome è NUVOLA. Non si vede più nulla del genere in giro. Giocavamo spesso insieme a lui,  siamo stati anche nel passato  e nel futuro. Quando cavalcavamo Nuvola tutto scompariva e noi potevamo viaggiare ovunque. Papà diceva sempre che lo avrebbe conservato per giocare con i suoi bambini!”
Lucio montò in sella a Nuvola. Era un po’ confuso e non si era accorto neppure che nonno Vittorio se ne era andato e aveva preferito lasciarlo solo con quel tesoro appena scoperto.
Dopo poco  incitò :
“Dai Nuvola, corri! Il papà ci aspetta!”
Nuvola si scosse, poi con un balzo superò la finestra, i tetti del quartiere, il campanile e poi …via oltre il lago e le montagne.
“Ma vola, vola davvero!” gridò il ragazzo, che sentiva il vento sfiorargli la faccia.
“Vai!”
E di nuovo… via! nella luce riflessa del sole, simile a una scia, una traccia per ritrovare il senso di quella delusione che lo faceva diventare così  grande in fretta.
“Ma sto sognando!” esclamò Lucio.
“Guarda laggiù Nuvola, quello è il Fuji, un vulcano, l’ho anche studiato a scuola. Quante case piccole, quante stradine piene di gente. Questo è il paese dove lavora papà.”
Lucio non riusciva a distinguere bene ciò che sventolava fuori dalle finestre. Poi lo sguardo si fece più attento:
“Sono piccole bandiere a forma di pesce!” esclamò Lucio.
“Papà me lo aveva detto:  nel giorno del mio compleanno, in Giappone si festeggia  il Giorno dei Ragazzi. Ogni bandierina appesa rappresenta un ragazzo della famiglia e, facendole  sventolare, i genitori sperano che i loro figli e le loro figlie crescano coraggiosi e forti. Come me!”
Aggrappato alla criniera di Nuvola , Lucio si sentiva  proprio sicuro e  coraggioso.
“Ehi, ma dove mi stai portando Nuvola!?”
Il cavallo si era fermato sopra un immenso cantiere, che a Lucio sembrava un formicaio in piena attività.
Ed ecco Nuvola atterrare accanto ad una costruzione prefabbricata.
“E adesso che faccio?  E se mi scoprissero? Avrei dei guai.” considerò Lucio. “ Non si può entrare nei cantieri. Intanto che sono qui però, fammi sbirciare dentro.”
Restando accucciato, si guardò intorno, poi si avvicinò alla finestra.
“Qui c’è qualcuno  che ha sei figli” e lesse sui sei pesciolini i nomi.
“Jacopo, Marco, Gigi, Piero,…Lucio, Vanni… Ma  questi sono i nostri nomi!”
Guardò dentro e vide papà chino su enormi fogli disegnati. Bussò piano piano sul vetro. Papà alzò la testa e, gettando  all’aria il berretto, corse fuori. Strinse forte, forte Lucio e accarezzò Nuvola.
“Che succede papà? E’ tutto un sogno, vero?” sussurrò il ragazzo.
“Sapevo che sareste arrivati. Presto, andiamo. La mamma ci aspetta per la festa di compleanno. Stanno arrivando anche i tuoi amici.”
Lucio aveva appoggiato le braccia e il capo sulla criniera di Nuvola. Si era addormentato.
Ma… chi gli stava arruffando i capelli? Aprì gli occhi. Era papà che sottovoce gli stava dicendo:
“Buon compleanno Lucio!. Sono tornato.”
La soffitta sembrava così familiare in quella mattina di primavera, mentre Lucio diceva:
“Lo speravo  tanto! Ma sto ancora sognando?”
Nessuno di loro poteva scorgere nonno Vittorio che, dalla porticina socchiusa, sbirciava e sorrideva.
E sorrise soddisfatto fino a quando spalancò gli occhi e la bocca per la sorpresa: gli era sembrato di veder sorridere anche Nuvola, ne era certo.

Ma non poteva raccontarlo, perchè  nessuno gli avrebbe creduto.


pubblicato da Annamaria 
illustrazione di Matteo Gaule
libro reperibile a questo indirizzo:
http://www.cittadellasperanza.org/prodotto/cantastorie-12/