Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 29 luglio 2014

Attività intelligenti per divertirti con il tuo bambino


Il titolo è correttamente stimolante: Giochi con me? è la richiesta meno verbalizzata da neonati (per ovvie ragioni) e bambini. 
La richiesta impellente e a volte più necessaria del cibo, è l'invito a relazionarsi, a dare attenzione. 
I bambini lo fanno per istinto, dai primi giorni di vita.
I giochi proposti sono la palestra motorio-intellettivo-affettiva e interpretano molte delle interazioni già presenti d'istinto negli adulti che si occupano di neonati e bambini, ma le affinano, nel rispetto delle soglie cronologiche.
Interessanti quindi questi giochi dedicati ai bambini, dal primo mese di vita ai 5 anni. 
Non sono novità.
Forse per qualcuno sì.
Dedico questo libro per esempio a due genitori in particolare osservati in spiaggia.
Ad una mamma che ha continuato a leggere per circa  un'ora, mentre il figlioletto  di circa 6 o 7 mesi sul passeggino la guardava immobile o quasi, senza proferire suono alcuno. Sino a nuovo ordine...
O a quel padre che ha continuato per lungo tempo a telefonare o comunque a ignorare a lungo  i suoi due figlioletti che gli giocavano accanto, ciascuno per proprio conto. 
Mi dispiace.


pubblicato da annamaria

mercoledì 23 luglio 2014

L'attesa di un bambino: nove mesi di stupore

Cosa accade in quei nove strabilianti mesi di nascondimento e di stupore? 
Può il padre essere così influente e importante in quei nove mesi per la salute psico-fisica e affettiva di suo figlio, di sua figlia?
Cosa possiamo fare per garantire una sana e bella crescita psicologica al nostro bambino?

MAMME E PAPA' l'attesa di un bambino
Recensione di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova, 10 luglio 2014

                                                


L’opera “Mamme e papà, l’attesa di un bambino” dello psicoterapeuta Gino Soldera, fondatore e presidente dell’ANPEP (Associazione Nazionale di Psicologia e di Educazione Prenatale)  è  indirizzata ai genitori in attesa, ma assaporare  la scoperta di come il  bambino  non ancora nato interagisce con la madre e tutto  il mondo intorno, è un avvincente viaggio nel mistero della vita che fa bene a tutti. 

Le pagine sono commoventi perché  rimandano alle esperienze vicine o lontane nel tempo.  E stupiscono perchè ricche di informazioni dettagliate e talvolta sorprendenti,  già dalle prime settimane di… gestazione!
“A partire dal concepimento il nascituro è una persona a tutti gli effetti, dotata di una struttura genetica e di una sua individualità…”  E via all’esame delle funzioni sensoriali: tatto, olfatto, gusto, udito e … vista!

E la descrizione dei movimenti del nascituro come strumenti di comunicazione appare un capolavoro di interazione e di risposta agli stimoli di notevole coinvolgimento emozionale, come l’idea che questo piccolino, a poche settimane dal suo concepimento, possa avere reazioni compatibili secondo la musica ascoltata o suonata dalla madre: si calma con Vivaldi e Mozart, scalcia con Beethoven, Brahms o il rock…

Ma forse di più fa pensare a quel che si sottolinea riguardo al concepimento: essere concepiti nell’amore determina il futuro di ogni bambino, che nell’ambiente condiviso materno “già nell’utero ha affinato le proprie capacità intellettive cercando di capire i processi mentali di colei che lo ospita.”
Essenziale poi è l’ambiente non condiviso, il padre , che determina durante la gestazione il clima e il benessere, ma soprattutto la formazione del figlio. Come? Accogliendo la sfida che la coppia cambi, si trasformi e si arricchisca, fin dal concepimento e curando la comunicazione con il figlio, che avviene in forme e canali diversi e di grande impatto emotivo.

La maternità non è più un fatto a sé stante, ma ha senso quindi se la paternità la include e diventa un cammino di crescita, un’opportunità irripetibile per i due adulti, per i due genitori, in una “triade basata sulla reciprocità in cui si sviluppa un amore caratterizzato dalla circolarità e non dal semplice desiderio di possesso.”
Papà e mamme insieme quindi, ad immaginarsi il futuro del proprio bambino o della propria figlia, genitori alla scoperta delle proprie paure e dubbi, disposti ad entrare in empatia e a raccontarsi, a superare chiusure e introversioni, per preparare un terreno facile da coltivare per un figlio.

Mamme accompagnate a scoprire i blocchi emotivi e le resistenze per prendersi cura di sé a fare spazio alla nuova relazione, padri coinvolti nella scoperta della comunicazione con il nascituro già capace di rispondere alle loro sollecitazioni.
Una guida all’attesa di un figlio ricca di stimoli e aggiornamenti, di alto valore educativo, per rendere  più consapevoli delle grandi possibilità che ogni figlio ha e offre a coloro che vivono l’accoglienza come un dono personale, per la coppia e per l’umanità.

Un viaggio che inizia prima, molto prima della nascita, prima della grande novità che sconvolge la vita: aspettiamo un figlio!

venerdì 18 luglio 2014

Coppia più serena, figli più autonomi: 3 regolette


Tempo d'estate, tempo di vacanze, di tempi rilassati...si spera!

Tempo per stare in coppia, per ritrovare una sintonia che è messa alla prova durante il resto dell'anno e che, se non si è vigili e in dialogo, viene messa a dura prova, con conseguenze spesso disastrose.

Cercare  momenti per condividere sentimenti ed esperienze e ritrovare la capacità di raccontarsi e guardare l'altra/l'altro con occhi nuovi e cuore aperto fa bene alla coppia genitoriale. 

Ma non solo!
Fa benissimo a loro, i bambini.
Per molti motivi.

Se stanno bene i genitori anche i figli respirano aria "pulita" e ossigenata per la loro crescita.

Genitori tesi alla ricerca consapevole della serenità di coppia, di entrambi,  sanno essere  anche equilibrati negli interventi educativi, favorendo l'autonomia dei figli.

La convinzione di essere in grado di fare da soli, l'attenzione e la fiducia che sentono di ricevere dai genitori li rafforza e li sprona a ricercare prassi di autonomia. 

Tre regolette facili facili: 
*    non sostituiamoci mai a loro,  anche/soprattutto  nelle piccole azioni quotidiane, 
*    incoraggiamoli 
*    non umiliamoli mai se qualcosa va storta!

Sopra tutto questo: tempi adeguatamente rilassati!!!  
(vedi anche post alle etichette autonomia, qualificare il tempo, ecc.)


pubblicato da annamaria
foto da bambini.donnamoderna.com

venerdì 11 luglio 2014

Di chi è figlio quel bambino nella foto con i suoi due "padri"'?


Due uomini. Un neonato appena partorito. Una madre che osserva incredula forse, smarrita, ansiosa, delusa? la creatura che ha portato in grembo. E che ora ha due padri.
Possibile che si ignori di cosa ha bisogno questo bambino?
Pubblicato da Annamaria

DALL'ONESTISSIMO ARTICOLO DI DON MAURIZIO PATRICIELLO
FONTE: AVVENIRE, 11 luglio 2014

​"Saper distinguere, chiamare le cose con il loro giusto nome, essere chiari è un bene. Sempre e per tutti. Ogni atto di ingiustizia deve essere condannato fortemente, anche se chi lo riceve fosse il mio più acerrimo nemico. Occorre avere grande stima per la lealtà, anche quando al mio egoismo non dovesse fare comodo. Non sono "omofobo", non lo sono mai stato. Nella mia vita di paramedico prima e di prete dopo ho avuto a che fare con tanti fratelli omosessuali, con alcuni dei quali mantengo rapporti di amicizia. Non ho mai discriminato nessuno, l’altissimo senso che ho della dignità della persona umana, il Vangelo nel quale credo e dal quale attingo forza, non me lo avrebbero mai permesso.

I fratelli omosessuali, come ogni altro essere umano, possono rendere più bello il mondo con il loro impegno e possono abbruttirlo con il loro egoismo. Ogni fratello omosessuale è un uomo creato a immagine di Dio, e da Dio voluto e amato. Con le parole occorre andarci piano. La parola ci distingue dalle bestie, ma può trasformarsi in boomerang.
 
«Omofobo», nell’accezione corrente, è chi ha paura del fratello omosessuale e lo emargina. Ebbene, nei social network in questi giorni gira la foto di due giovani omosessuali che, commossi ed emozionati, stringono fra le braccia il «loro figlio» appena nato. Quella foto mi fa male. Quel bambino, infatti, non è «loro», non è figlio di quella coppia di uomini, ma è stato generato da una donna della quale mai sapremo niente (e che appare solo in un angolo, di profilo nella fotografia). Occorre essere chiari e non lasciarsi andare ai facili entusiasmi.

Amo quei due fratelli omosessuali, ma amo anche quel bambino appena nato e la donna che lo ha messo al mondo. Quel bambino ha i suoi diritti anche se ancora non riesce a farli valere. Quel bambino è figlio di una donna che ha deciso di venderlo, credo per la povertà che l’assilla. Ci fu un tempo in cui vendere un figlio era reato, credo che dovrebbe esserlo ancora e dappertutto. 

Quel bambino porterà con sé la nostalgia della donna che lo ha messo al mondo, i suoi talenti, le sue tare ereditarie (se dovessero essercene) il suo dna. Quel bambino, appena nato, ha cercato la mammella della mamma. Non è giusto, non è logico, non è umano appropriarsi di un figlio, cancellarne la madre, farlo passare per proprio. Al di là delle convinzioni religiose o filosofiche. Semplicemente non è giusto. Sappiamo che una persona adottata non smette di cercare per tutta la vita la donna che lo ha messo al mondo. C’è un legame inscindibile, un cordone ombelicale invisibile che continua a tenerli stretti. Quella donna è sua mamma, affermare il contrario vuol dire manomettere la realtà, ma la realtà è più dura e resistente di quanto si possa credere.
Non bisogna discriminare. 

Mai. Nessuno. Quella mamma che ha appena partorito, che è stata pagata e messa ai margini della emozionata foto celebrativa e fuori dalla vita del suo bimbo, attira la mia attenzione. È lei che mi commuove. Che fine ha fatto? Che vita farà? Ha nostalgia del figlio che ha portato in seno? Avrà cambiato idea? E se fosse andata in depressione post partum? I poveri da sempre sono bistrattati, umiliati, soggiogati. 

Da sempre ai poveri si tenta di sottrarre i loro inalienabili diritti. E da sempre certi ricchi usano e abusano dei poveri. La fame quando bussa non sente ragioni. Vuole pane. All’inizio lo chiede a bassa voce, poi lo pretende, infine lo afferra. In qualunque modo. E non è giusto comprare la fame dei poveri. Non è giusto considerare solo le loro braccia, i loro organi, il loro seme, il loro utero. Lo ha detto una volta per tutte il Vangelo, lo hanno proclamato alla loro maniera filosofi e politici. Oggi sembra che troppi lo stiano dimenticando.

Lo diciamo con estrema chiarezza e onestà: i fratelli omosessuali hanno diritto a ogni legittimo diritto. Non all’arbitrio fatto regola. Ma, attenzione. C’è stato un tempo – e ancora da qualche parte succede – in cui bastava gridare a una donna "Strega!" per farla condannare a morte. Ed era una menzogna. Non succeda oggi con il grido "Omofobo!". I cristiani vogliono il bene di tutti, ma proprio di tutti. Il cuore, però, batte soprattutto per coloro che non possono alzare la loro voce: i poveri, i neonati, i bambini non ancora nati, le donne usate per "fare" figli, per gli altri..."

martedì 8 luglio 2014

Un itinerario (didattico) alla scoperta delle emozioni

Fonte: wwweducare.it
emozioni-bambini








L'esortazione incisa sulla porta del tempio di Apollo a Delfi “Conosci te stesso” ha ricordato nei secoli la necessità di canalizzare in modo positivo le proprie energie e potenzialità. Negli ultimi anni l'attenzione alla vita emotiva ha ricevuto nuove motivazioni dalla psicologia. Goleman (1996) ha divulgato il concetto di “intelligenza emotiva”, definita come “la capacità tipicamente umana di riconoscere i sentimenti personali e quelli degli altri, di auto motivarsi per gestirli positivamente tanto interiormente, quanto nelle relazioni esterne”. Gardner (1993), nell’ambito della sua teoria delle intelligenze multiple, ha elaborato la distinzione tra l’intelligenza interpersonale, che interviene nel comprendere il comportamento, le emozioni e le motivazioni degli altri, e quella intrapersonale, che ci aiuta invece a comprendere come siamo, cosa desideriamo e come cambiamo nel tempo.
In questo articolo si presenta un'esperienza nella scuola primaria che ha tentato di misurarsi con i seguenti interrogativi: le emozioni possono essere insegnate? In quale modo dei processi esterni all’individuo riescono a sollecitare le sue risorse e le sue competenze in questo ambito?


Leggi l'articolo completo su:

http://www.educare.it/j/temi/scuola/esperienze-e-progetti/2787-un-itinerario-didattico-alla-scoperta-delle-emozioni?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+Educareit+%28Educare.it%29

pubblicato da Annamaria