Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.
Visualizzazione post con etichetta favole a altro.... Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta favole a altro.... Mostra tutti i post

martedì 7 ottobre 2025

Doni a saperli vedere 4. Favola MARE


MARE settembre 2025: per mare donne e uomini  pacificamente hanno solcato le onde con le loro barche  per riportare l'attenzione greve  sulla tragedia del popolo di Gaza,  annientato dalla ferocia umana. Aggrediti e umiliati non si sono tirati indietro. Hanno fatto ciò che coloro preposti alla difesa dei diritti umani dei popoli non hanno fatto.  



storia di Annamaria Gatti  -  illustrazione di Eleonora Moretti

fonte: Città Nuova maggio 2023 

MARE

Con l’arcobaleno ancora negli occhi, la principessa Lucia e Carlo continuarono a volare sulla mongolfiera nel cielo, reso limpido dalla pioggerellina.

Quale nuova scoperta avrebbe fatto Lucia, fuggita dalla torre principesca in cerca di amici? Aveva conosciuto e apprezzato le nuvole, il vento, la pioggia e Carlo, che l’aveva accolta sul suo pallone aerostatico…

 “Brezza, ci sei? Dove ci porti ora?” aveva chiesto Lucia.

“Sono sempre qui” aveva confermato la brezza, “conosco il tuo desiderio, fidati di me.”

Così li aveva portati in riva al mare. Lucia non lo aveva mai visto: una distesa luccicante sotto il sole mattutino. Le onde discrete sembravano cullare pesci bambini. Poi si fecero vivaci e spumeggianti,  ricamando il mare con arabeschi eleganti, prima di sciogliersi sulla sabbia.

“Calma ragazze, non fate le birichine” aveva sussurrato la brezza.

“Vogliamo anche noi salire sulla mongolfiera! Cosa si vede da lassù?” avevano replicato le onde.

“No, ragazze” aveva escluso la brezza. “E’ vero che siete prodotte da vento, temperatura dell’acqua e dell’aria o correnti marine… Ma farvi un giro in mongolfiera è davvero troppo…”

“Uffa!” risposero in coro le onde. 

Ma subito Lucia aveva chiesto:

“E’ bellissimo il mare. Come è nato?”

Un gabbiano planato sul margine del cesto della mongolfiera rispose:

“Salve, sono Germano maestro gabbiano. Ma faccio anche la guida turistica. Mi raccontava mio nonno che  miliardi di anni fa la Terra si è raffreddata  e ha cominciato a piovere. L’acqua ha riempito gli avvallamenti che c’erano sul pianeta e si sono formati i mari, che sono salati perché la pioggia scorre sulle rocce e si porta via i sali minerali che ci sono lì. Io, nel mio mare ci sto bene. Ma c’è un problema: molti di noi abitanti del mare trovano  plastica e altre sostanze pericolose per la nostra salute.”

 “E’ vero. Gli uomini buttano roba che inquina e non so se noi bambini potremo vederlo pulito quando saremo grandi” aveva precisato dispiaciuto Carlo.

“Guardate laggiù sulla spiaggia!” aveva garrito il gabbiano.

Sulla spiaggia c’erano una nuvola di bambine e bambini muniti di sacchi, guanti e pinze. Erano intenti, con i loro maestri, a raccogliere i rifiuti che il mare aveva scaricato e che si sarebbe ripreso con l’alta marea.

I bambini  difendono volentieri la natura, aveva pensato Lucia, che li avrebbe volentieri aiutati. 

Ma ora dove li stava portando  la brezza?


Pubblicato da Annamaria Gatti

 

 

 

mercoledì 17 settembre 2025

Favola - DONI A SAPERLI VEDERE primo appuntamento: NUVOLE



Fonte Città Nuova novembre 2022

Perchè abbiamo bisogno di guardare in alto, in questo tempo difficile, per poi vivere di gentilezza i nostri giorni con i nostri bambini. Buon settembre 2025

 NUVOLE

di Annamaria Gatti                                   illustrazione di Eleonora Moretti

C’era una volta una piccola principessa che si chiamava Lucia e  viveva in un castello. Il castello era bellissimo sì, con tante torri merlate, ma lei era triste.

Perché la principessa Lucia era triste? Indovinate…

Perché era sempre sola e invece avrebbe voluto giocare con altri bambini e altre bambine. Dalla finestra della sua camera spaziosa e ricca di giocattoli poteva solo vedere il cielo azzurro e ricco di nuvole.

Anche quel giorno lo guardava intensamente, le nuvole se ne accorsero e capirono.

“Ciao principessa Lucia, come sei triste oggi!” osservò una nuvola ricciolina, un cirro che vagava in compagnia di altre sorelle.

“Vorrei giocare con qualcuno, voi potete farlo con il vento e potete vedere la terra” replicò Lucia che si sorprese e pensava:  come era successo che potesse capire il linguaggio delle nuvole?

“I bambini possono fare molte cose, per esempio possono parlare con le nuvole” spiegò un’altra nuvola che sembrava una torta alla panna, tanto era gonfia e tonda.

“Perché?” chiese Lucia, che avrebbe tanto voluto tuffarsi in quel mare candido.

“Perché hanno il cuore buono” sentì rispondere dall’alto. Guardò su e vide una nuvola scendere e avvicinarsi alla finestra: sembrava un prato disteso.

“Vieni, ti portiamo noi a vedere quanto è bella la terra da quassù. Non temere siamo leggere, ma forti, puoi camminare sul mio manto.”

“ E puoi sederti qui. Ho preparato per te una soffice poltroncina” ammise la nuvola tonda che sembrava un cumulo di cotone o di zucchero filato. Con un salto la bimba salì, prima fece una corsa e poi si tuffò in tutto quel bianco.  E guardò giù! Gli occhi le brillavano. Era così emozionante stare in braccio alle nuvole.

Ma… dov’erano gli altri bambini?

“Fidati di noi, quel che desideri accadrà” sussurrò la nuvola ricciolina.

Lucia era proprio curiosa: avrebbe davvero incontrato altre  bambine in quel viaggio straordinario?

giovedì 26 giugno 2025

Favola quarto episodio in onore alle Mammenopfas e all'epocale sentenza che condanna l'inquinamento da PFAS "Quando i draghi sorridono perdono tutta la loro forza"...

 Quarto appuntamento con le avventure di Enea apprendista cavaliere




Favola dedicata alle mamme nopfas  del Veneto

che lottano da anni  per avere acqua non avvelenata per i loro figli

e che oggi, 26 giugno 2025, hanno esultato 

per la condanna giusta dei responsabili. 

Grazie Mammenopfas e tutti i cittadini attivi in questa lotta non 

violenta, ma per questo molto determinata e autorevole.


IL CAVALIERE ENEA SCONFIGGE  

IL DRAGO PIFASSS


testo di Annamaria Gatti

Illustrazione di Eleonora Moretti

fonte: Città Nuova, Roma

                        BARABABOOM!

Il boato ruppe il silenzio. Gli apprendisti cavalieri balzarono giù dalle brande e si precipitarono in sala grande. “Armatevi e partite!” urlò il Gran Maestro, “la prova che volevate è arrivata: un drago sta distruggendo tutto!”

Marillo, figlio del conte Della Marca esplose in un: “Finalmente, un vero drago da uccidere!”

Norberto, nipote di re Giulio di Fiandra aggiunse: “Sono pronto!”

Giangiacomo di Borgo Val Del Sole proclamò: “A noi due drago, ti annienterò!”

Enea, con la fidata spada ai fianchi, propose con decisione: “Andiamo, insieme lo combatteremo con forza e furbizia! Tutti per uno, uno per tutti, dicevano…”

“Non insieme” risposero, “dobbiamo superare la prova e  quindi ciascuno per sé.”

Enea scosse la testa incredulo. “I miei compagni non pensano molto. La vedremo!”

Il drago era un esemplare goffo e maldestro, con tutti gli optional: codone uncinato, testa a pera, narici sporgenti, pancione tartarugato. Era verde e rosso e stava distruggendo il bosco: sollevava con le sue zampacce gli alberi secolari. Dalle casupole gli abitanti scappavano terrorizzati.

Marillo si parò davanti al drago, che gli chiese:

“Cosa vuoi tu, formichina?”  lasciandolo a lancia sospesa per lo stupore.

“Tu…tu…” balbettò “Tu parli.”

“Certo, sono il drago PIFASSS e mi hanno dato l’incarico di rendere invivibile questo regno…AH AH AH!

Marillo  gli  lanciò la mazza chiodata sul cuore, ma fece solo il solletico al drago, che la sbriciolò e gli gridò un BUUUUUUUUUU spaventoso, mettendolo in fuga.

Stessa fine per Norberto e Giangiacomo che si trovarono senza le loro  balestre infallibili  con cui avevano cercato di fermare il drago. Prima PIFASSS dall’argine aveva scaricato tonnellate di sporcizia inquinando il corso d’acqua,  che cominciò a restituire carpe e trote morte. Poi dal monte alto aveva sparso un gas micidiale, che accecava gli animali in fuga: una vera catastrofe.

Allora Enea si nascose fra i massi e gridò con voce cavernosa contraffatta: 

Sono tutti capaci di distruggere. Non sei capace di ricostruire però. Ah, non vali molto come drago, orgoglioso PIFASSS!”

Tutto si fermò, pure il drago, che cercò chi mai avesse osato mettere in dubbio i suoi talenti. “Vieni fuori verme” borbottò seccato e minaccioso.

“No che non vengo, mi faresti fuori subito. Sei capace solo di questo tu.”

“NON E’ VERO!” tuonò PIFASSS più rosso del solito per la rabbia  “e te lo dimostrerò. Vedi questo fiume? Tornerà come prima…”

E con un soffio micidiale vomitò una colonna di fuoco che ridusse tutto in polvere. Come per incanto pian piano dalla sorgente riprese a zampillare acqua fresca e limpida. E il fiume riprese a vivere.

PIFASSS sorrise. Ma quando i draghi sorridono perdono tutta la loro forza e la loro cattiveria.

Enea sbucò dal nascondiglio fra le rocce e, brandendo la sua bellissima e pericolosa  spada, si avvicinò al drago, che piangeva. Ma erano lacrime di liberazione e sussurrava: “Non conviene proprio fare i cattivoni!”

E anche questa volta l’aspirante Enea vinse la gara per diventare cavaliere.



 pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

 

 

 


sabato 14 giugno 2025

Favola terzo episodio. Il cavaliere Enea e la scoperta della regola d’oro.

 Ecco la continuazione dell'esperienza di Enea 

che diventerà cavaliere solo se avrà saputo fare le scelte giuste. 

Dedico questa favola a Willy barbaramente ucciso 

mentre voleva difendere  un amico e portare la pace.

Willy ora è un vero cavaliere. 

Omicidio Willy, ecco i risultati dell'autopsia “ucciso per i colpi violenti  su diverse parti del corpo” 


fonte:  Città Nuova Settembre   favola di Annamaria Gatti

illustrazione di Eleonora Moretti 

Il castello degli apprendisti cavalieri era una severa  dimora, poca luce e  rumori sinistri popolavano le stanze “Avete paura del buio? Avete paura delle novità?” chiedeva il Grande Maestro.

“No” rispondevano gli apprendisti “noi sappiamo cavarcela bene. Andiamo finalmente a cacciare draghi?”

“Nulla del genere,  la prossima prova sarà liberare dalla torre il gran borbottone.”

I giovani si guardarono e scoppiarono in una sonora risata. Il  Maestro  li lasciò ridere, poi aggiunse: “Vedrete, non è un tipo piacevole, buona fortuna!”

 Un ululato acutissimo proveniente dalle scale della torre li fece rabbrividire.  Dopo un veloce “pari o dispari” stabilirono l’ordine dei tentativi. “Parto!” disse il primo un po’ titubante “sarò velocissimo”. Infatti velocissimo… ritornò contrariato: “Beh pensateci voi, è così brontolone che non lo sopporto. E poi ho il cuore in gola: c’erano ombre strane lungo la scala!”

Si sentirono ruggiti raccapriccianti e tutti si guardarono preoccupati. Comunque, anche il secondo tornò solo: “E’ insopportabile! E’ un maleducato, non gli va bene niente!”

Il terzo si fece coraggio, salì guardingo ed entrò. Gli  promise mari e monti, poi lo prese in giro pesantemente e iniziò anche a minacciarlo se non fosse partito con lui. Il borbottone si accucciò in un angolo e, spaventato, non si mosse più. Anche il giovane tornò giù tremante di paura e di rabbia.

Era il turno di Enea. Strana prova: sembrava un giochetto e invece…

Entrò nella cella della torre. Borbottone,  un omino ossuto,  vestito elegantemente, ma sgradevole a vedersi, stava lamentandosi:  “Nessuno mi  capisce, mi chiudono qui perché brontolo sempre,  questa torre è una prigione! Voglio tornare a casa, giocherò con i nipotini anche se mi tireranno la barba, prometto, non brontolerò più…”

Enea era sempre là seduto ad ascoltare.

L’omino lo guardò. Enea lo guardò.

L’omino  gli sorrise. Enea gli sorrise.

“Sei venuto a liberarmi?” gli chiese.

“Beh, se vuoi sì. Se io fossi nei tuoi panni, mi farebbe piacere che qualcuno mi ascoltasse e mi capisse.”

“Amico,  hai fatto con me quello che vorresti fosse fatto a te, quindi hai superato la prova. Ora vengo.”

La scala era ripida, ma il Borbottone la scese in fretta fino a sbattere contro il barbone del Gran Maestro.

“Ullallah! Ecco trovato il cavaliere che ha scoperto la regola d’oro.” Esclamò il Maestro, osservando curioso il borbottone.

“Me ne vado Maestro, hai trovato il tuo apprendista in gamba. Io torno a casa e… venite a trovarmi ragazzi ma non bevete tutto il mio sidro e non mangiatemi tutto il cinghiale e poi non lasciate le armi sparse nel cortile e poi… e poi…”

“Sì, sì signore… abbiamo capito!” urlarono in coro tutti. Che razza di brontolone, questo borbottone!

 E anche gli altri giovanotti impararono che è meglio fare agli altri quel che vorresti fosse fatto a te.                                      

pubblicato da Annamaria Gatti

illustrazione  A Willy di Kitoshi Kimmo,  da Frosinone Today.

 

 

 

 

 

 

martedì 3 giugno 2025

Favola secondo episodio. Saper chiedere aiuto, anche questo è diventare saggi!


ENEA CHIEDE AIUTO

Forse che sia la cosa più difficile chiedere aiuto? 
La saga del Cavaliere Enea prova a spiegarlo
In un tempo tragico come il nostro, dove vorremmo salvare lo sguardo e il cuore dei nostri bambini,  leggiamo buone storie.
Fonte Città Nuova
Favola di Annamaria Gatti
Illustrazione di Eleonora Moretti

C’era  una volta l’apprendista cavaliere Enea, giovane coraggioso e di gran cuore.
Un giorno il compito dei  futuri cavalieri era un cosetta da nulla: niente draghi o draghetti,  niente mostri o giganti orribili.

 I giovani dovevano  solo liberare il villaggio Felix dal virus DIVOC 91 che uccideva i bambini.
Ora… che volete che sia liberare un villaggio da un virus, per gente abituata a salvare principesse, paesi interi, castelli e regni?

Ma il compito era apparso arduo: chi era partito corazzato e con la spada, chi con la lancia, qualcuno con una terribile balestra… ma tutti erano tornati malconci, perchè il mostriciattolo era invisibile… e affamato di cuori buoni.
“Enea, gli altri non ci sono riusciti e tu cosa pensi di fare?” aveva chiesto il Gran  Maestro Cavaliere.
“Ora ci penso, Maestro,  poi agirò come farebbe un cavaliere.”

Enea si ritirò nelle stanze della torre a est e nel silenzio, pensando e ripensando, con calma, cercò la soluzione: CHIEDERE AIUTO ALLA PERSONA GIUSTA.
 “Gran Maestro, per sconfiggere questo mostro invisibile devo chiedere aiuto al medico cerusico del Regno di Fortebraccio, forse lui potrà indicarmi la soluzione che non trovo.” E partì.

Arrivato finalmente al castello di Fortebraccio dopo un viaggio faticoso, annunciò:  “Sono Enea, giungo a chiedere aiuto al vostro sapiente”.
Il medico arrivò con barbone, cappello stellato e ampio mantello e ascoltò Enea. Poi ordinò:  “Studiamo insieme i miei libroni e troviamo il rimedio a tanto dolore.”  Sul far della sera partirono alla ricerche delle erbe e delle pietre, utili a preparare una pozione di guarigione. Passarono due notti e due giorni nella foresta, senza dormire e senza mangiare.

Enea lottò con un orso e una gigantesca anaconda. Entrò nella grotta delle pietre accecanti e delle stalagmiti velenose, sconfisse le terrificanti volpi volanti, ma alla fine trovò tutto ciò che serviva. E la pozione fu preparata.

Quindi tornò nel suo regno e arrivò a Felix, dove subito andò dalle bambine e  dai bambini,  che presero la pozione-medicina e ascoltarono le sue avventure  a bocca aperta.

“Quale è stata l’avventura più difficile?” gli chiese una bambina affascinata.
“Chiedere aiuto ad altri!” rispose Enea sicuro.
 “Bravo!” osservò il Gran Maestro. “Per essere cavalieri occorre anche saper riconoscere di non poter risolvere tutto e cercare aiuto e poi darsi da fare!”
E questa è un’altra avventura dell’apprendista cavaliere Enea.


pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it


giovedì 17 ottobre 2024

Favola di Paolina: per crescere ci vuole pazienza

 PAOLINA VOLAVIA
Fonte Città Nuova, Luglio  2022 
favola di Annamaria Gatti
illustrazione di Eleonora Moretti

Paolina e il suo pupazzetto di peluche orsobimbo (“scrivilo con la lettera maiuscola, ormai è diventato un personaggio” mi ha suggerito una bambina) passeggiavano nel prato.

Paolina scrutava le siepi nella mattina estiva. “Dove sarà finito il bruco Smeraldo che ho conosciuto un po’ di giorni fa?” Neppure Orsobimbo lo sapeva, infatti era rimasto zitto zitto.

Poi una voce nasale aveva risposto da un rametto : “Ciao Baolina, sodo qui, sodo sembre io…

Paolina si era voltata di scatto: ma chi aveva parlato? Era la voce del bruco, ma al posto di Smeraldo, con le sei zampette e le ventose sul pancino e che mangiava in continuazione, c’era una strana scatoletta.

Eccobi, da uovo, sodo diventato larva e bruco e priba di trasforbarbi bi sono chiuso in questa crisalide, un astuccio robusto per dorbire bene. E crescere, boi uscirò fuori.”

“Guarda un po’, ogni giorno c’è una sorpresa” pensava Paolina. Anche Orsobimbo osservava che tutti crescono: Paolina, Sandro, la sorellina Gioia, le cinciallegre, i fiori, il vento, le nuvole, la luna… Orsobimbo aveva sorriso nel cuore: lui invece non diventava grande, così poteva stare sempre vicino a Paolina.

Paolina, dopo alcune notti di luna,  era tornata, ma la crisalide era rotta: 

“Chi sei tu?” aveva chiesto a una farfalla multicolore che stava posata lì vicino, sul ramo.

“Sono sempre Smeraldo” disse la farfalla che non aveva più la voce nasale, “ma sono diventato una  farfalla arcobaleno! Vedi?  Ho le ali ancora umide e accartocciate  per fare il mio primo volo.  Devo aspettare che le ali si asciughino. Ohhh, questo sole è provvidenziale, grazie!” E poi era volato via!

Paolina guardò riconoscente il sole: i suoi raggi erano sfolgoranti e come risplendeva il suo amico Smeraldo, diventato farfalla!

 


martedì 8 ottobre 2024

Piccolo merlo e i girasoli, favola per la resilienza in giorni speciali

Ricominciare ogni giorno, non abbattersi, 
se lo facciamo noi lo faranno anche loro, i bambini. 
E saranno più sereni
Merlo in Girasoli Immagine gratis - Public Domain PicturesPer natura i bambini sono sempre pronti a ricominciare, 
ma questa sicurezza 
gliela dobbiamo far scoprire, sperimentare sempre.
Una favola per parlarne.
Buoni giorni a voi tutti con affetto grande










Piccolo merlo e i girasoli
di Annamaria Gatti, illustrazione di Eleonora Moretti
Fonte:  Città Nuova, febbraio 2018, n°2, anno LXII

I girasoli popolavano il campo immenso, come tanti soldatini allineati, rivolti sempre verso il sole.
Il piccolo merlo dal becco giallo, appena abile al volo, allegramente volava attorno al campo, alla ricerca di qualcosa di interessante da raccontare.

“Ma perché guardi sempre verso il sole, tu girasole, grande e grosso come sei, potresti farti gli affari tuoi senza dar retta sempre al sole! …Che ti costringe a far quello che vuole lui. Guarda me, che volo dove voglio e mi diverto.”
“Piccolo merlo, io volentieri seguo il sole, da lui ho luce per vivere e crescere… per te è diverso e imparerai anche tu cosa vuol da te la vita…”

Da quel giorno piccolo merlo si divertiva a scuotere dal sonno i girasoli e con qualche fischio ben assestato li costringeva a dirigere la corolla altrove, con un po’ di fastidio di tutti i fiori. Quel piccolo uccello li richiamava ad una libertà che non conoscevano, strana.

“Ehilà ragazzi! Guardate che bravo son diventato!”  E sfoderava qualche acrobazia suscitando gli OH! più disparati.
Poi un giorno di fine luglio il cielo si fece cupo e rovinò sul campo chicchi di grandine a ferire le corolle.
Poi l’arcobaleno annunciò che il peggio era passato… ma che disastro!

Tutti i girasoli alzarono la corolla ferita con un solo desiderio: ricominciare… e guardarono verso sud… da dove il sole aveva ripreso a brillare. E conquistarono forza.
Il sole riappariva sempre, era la loro certezza, qualsiasi cosa fosse accaduta!

Poi un fischio doloroso: piccolo merlo svolazzava qua e là smarrito. La tempesta aveva distrutto tutto, anche il suo nido e vagava in cerca di riparo.
“Vieni qui fra noi, piccolo merlo!”  gli gridò un girasole.
Piccolo merlo si fermò e saltellando mesto si accoccolò presso il fiore maestoso pur se ferito.

“Ricominciamo, piccolo merlo, non ci spaventiamo, guardiamo sempre al sole, senza perderlo mai di vista! Qui sta la nostra forza. E non ci sentiamo meno liberi di te che voli senza costrizioni, ma che devi combattere anche tu con quel che la vita ti fa incontrare.”

Piccolo merlo aveva capito,  nascose il becco fra le ali e si addormentò consolato.


E tu, bambino mio, hai il tuo sole a cui guardare sempre per ricominciare?

Pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Public Domain Pictures


venerdì 21 maggio 2021

Condividere con i ragazzi per andare oltre. Insieme.

 


Capita agli scrittori di  sognare di poter incontrare i ragazzi che hanno letto i loro libri.

E' un legame anche profondo e un po' misterioso e nei tempi di distanziamenti e chiusure sono nate alcune corrispondenze che permettono di non chiudere occhi e cuore.

I bambini hanno tanto bisogno che noi adulti crediamo nella vita, siamo coerenti, coraggiosi e, dicendo la verità, allunghiamo  con loro lo sguardo sul futuro, rendendo il presente concretamente vero nella relazione e nell'attenzione. Insomma hanno bisogno di sognare e di credere.

Ebbene, ho chiesto ai ragazzi di questa classe di Vicenza di poter pubblicare l'ultimo loro messaggio, inviatomi da gentili insegnanti che ringrazio, dopo aver letto alcune mie storie già pubblicate sul periodico Città Nuova e che hanno trovato il pretesto di allungare i tempi che ci avrebbero separato da un incontro in presenza. 

Dei tre racconti qui nominati e reperibili su questo blog,  hanno percepito il fulcro e hanno dato la loro interpretazione lineare e convincente di alcuni aspetti anche profondi della storia. Li ringrazio tanto!


Gentilissima Annamaria,

i brani che ci hai inviato sono belli e profondi, di contenuti e di forma. 

Un grazie di cuore per il pensiero e l’attenzione che hai avuto per i nostri ragazzi, che si sono appassionati molto nel leggerli e ti mandano i loro commenti. 

CARISSIMA ANNAMARIA,

TRA LE BELLISSIME STORIE CHE CI HAI MANDATO, QUELLA CHE CI E’ PIACIUTA DI PIU’ E’ STATA: “A GUARDARE IL CIELO” perché…

… mi piacciono i racconti di avventura e di fantasia e questa l’hai creata con l’aiuto delle nuvole!   Riccardo

…guardare il cielo e immaginare le forme vuol dire avere fantasia. Se uno è stressato si prende un minuto e si rilassa, le nuvole sembrano raccontare storie. Grazie per questo racconto!    Mario

…dimostra l’immaginazione che c’è dentro di noi. Mi è piaciuto come con delle semplici nuvole sei riuscita a creare una storia così movimentata.  Ettore

…anche noi lo facciamo qualche volta! Nathan, Leonardo, Greta, Senumi

LA STORIA CHE CI E’ PIACIUTA DI PIU’ E’ STATA: “MA COM’E’ UNA SCUOLA IN NEPAL?”, PERCHE’…

….racconta una storia vera.   Ayman

…parla di com’è una scuola in un altro Paese e mi è piaciuta tantissimo!  Giovanni

…dalla tua descrizione si può immaginare tutto per bene. Noemi M.

LA STORIA CHE CI E’ PIACIUTA DI PIU’ E’ STATA: “PRIMO GIORNO DI SCUOLA DA INCUBO”, PERCHE’…

…mamme e bambini si invertono i ruoli, così ognuno dei due capisce la fatica dell’altro. Francesco

…a volte anch’io mi chiedo come sarebbe se ci scambiassimo i ruoli io e mia mamma, la curiosità è molta! Vorrei anche sapere cosa farà Matteo…   Noemi C.

…le mamme vanno a scuola e i bambini restano a casa: divertente e ironico!!!    Sofia

…ti fa mettere nei panni delle mamme che fanno molto per gli altri. Simone

…io vorrei provare a fare quello che fa mia mamma, sarebbe divertente! Edoardo

…sarebbe bellissimo fare per una santa volta qualcosa di diverso dalla scuola e vivere l’avventura che le mamme fanno ogni giorno…  Giacomo

…è pieno di imprevisti divertenti che nessuno può aspettarsi.  Alessandro

…i bambini e le mamme fanno le cose al contrario, cioè i bambini fanno da mangiare, lavano, puliscono e le mamme vanno invece a scuola. Niccolò

QUINDI GRAZIE!!! Ci hai fatti divertire, sognare, immaginare… non vediamo l’ora di conoscerti!         

 La quinta B della scuola primaria Ghirotti

                                                           Grazie ragazzi e ...a presto!

Pubblicato da Annamaria Gatti

Illustrazione fonte Città Nuova 

domenica 2 maggio 2021

Una storia per capire la paura: Paolina sempresempre

 


Paolina sempresempre e la paura
di Annamaria Gatti
illustrazione di Eleonora Moretti
fonte: Città Nuova,  maggio 2021

 

“Paolina vuoi restare in camera un momento da sola?”

 

“Ehnno! Che non ci sto mamma,  ho paura,  non andare via.”

 

 “Paolina vado a ritirare a biancheria in terrazza, resta pure qui a giocare, io arrivo subito.”

 

“Ehnno! Che non resto qui da sola! Ho paura, vengo con te.”

 

A tutte le richieste una sola è la risposta.

 

“Paolina vado in bagno a farmi la doccia.”

 

“Cuccioletta, vai di sotto  a prendere il libro delle favole.”

 

“Figliola, salgo a prendere un ombrello, aspettami qui.”

 

“Piccola mia, vai pure su a giocare o a leggere,  io resto in cucina a lavorare."

 

La risposta è sempre una:

 

“Ehnno! Che non resto qui da sola.

 

Ho paura e sola non ci sto,  né di sopra, né  di sotto…

 

lontano da te!”

 

“Ma io sono sempre qui in casa. Poi ti darò un intero vaso di miele, un premio al tuo coraggio!”

 

“E’ normale avere paura Paolina" dice papà,  “fidati. E se hai paura resta qui vicino a me.”

 

“Oppure vicino a me, cuccioletta. Sempresempresempre vicino a me” propone la mamma.

 

La faccenda si fa pesante.

“Sempre… proprio sempre?”

 

“Sì sì, sempre!”

 

“Beh… però…” mugugna Paolina.

 

Il  tempo passa e lei viene chiamata anche “Paolina sempresempre”.

 

Poi un giorno: “Senti mamy, che ne diresti se tu mi regalassi quel vaso di miele che mi avevi promesso? Sai, di stare sempresempre con qualcuno,  non mi va proprio.  Ho detto alla paura di farmi compagnia lei… tanto ho visto che non succede nienteniente.”

 

“Ah davvero? Oh mi dispiace, io ci stavo bene con te sempre vicino” dice mamma.

 

“E adesso chi mi starà sempre vicino se tu ti tieni la paura e ci giochi assieme?” osserva papà deluso.

 

“Papà ti lascio il mio orsetto bimbo e anche il mio pirata Orsonero, ma solo per oggi e forse anche  per domani” sospira Paolina nienteniente, “con questi grandi bisogna aver pazienza!”

 

E Paolina va di sopra a giocare con i lego e i colori. Chiama anche  la paura  per giocarci, ma la paura non c’è più. Sparita.

 

“Vabbeh! Se ritorna so che è una faccenda che succede  a tutti…” conclude sollevata.

 

E Paolina,  cucciola birichina,  affonda la zampetta nel barattolo del miele…mmmmh come è dolce!

 

Sì,  perché Paolina è una furba orsetta, ma tu l’avevi capito vero?




venerdì 15 novembre 2019

Un libro premiato, senza parole, ma che meraviglia chi sa ancora meravigliarsi: CLOWN


Clown. Ediz. a colori - Quentin Blake - copertina
CLOWN
 di QUENTIN BLAKE
CARMELOZAMPA EDITORE
Recensione di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova Novembre 2019

Clown è un racconto atteso da tempo in Italia.  
L’autore,  Quentin Blake,  è illustratore e scrittore inglese di fama mondiale,  noto anche come illustratore per i libri di Roald Dahl. Questo album di interessante formato è  un Premio Andersen 2019, per la storia di questo pupazzo che innamora, taglia, scalfisce, trasforma, gioca con la vita e la verità. 
Risultati immagini per clown immagini quentin blake

Un clown gettato come immondizia, in un quartiere ricco, prende vita e, rifiutato dagli adulti, ma non dai bambini che lo trovano casualmente, si ritrova in un quartiere di emarginazione e di degrado.
Porterà una ventata di speranza e di  fiducia, semplicemente accompagnando le fatiche di una bambina, condividendo le sue preoccupazioni e il suo desiderio di cura e attenzione.

Il finale sarà un epilogo commovente e verissimo, tutto solo con le illustrazioni  dalla matita di Quentin Blake, un maestro dell’immagine, delle emozioni e della comunicazione.
Un premio Andersen come miglior libro senza parole, ma ricco di umanità.
Perché la vita non ha bisogno di molte parole per coniugare l’Amore.

venerdì 11 ottobre 2019

Favola: Pino Pinguino... non temere, quando sarai pronto lo farai!

Non tutti arrivano a fare le stesse cose nello stesso tempo. 
Non siamo fatti tutti nello stesso modo.
Quando sarai pronto...  anche tu ti tufferai!




PINO PINGUINO 
Fonte: Città Nuova Ottobre 2019
testo di Annamaria Gatti
Illustrazione di Eleonora Moretti


Pino era nato  in una giornata luminosa,  nell’isola Sub-Antartica e i suoi genitori  erano molto orgogliosi del loro piccolo: dondolava con abilità,  scivolava con piacere ed emetteva i versi giusti. Era giunto così  il giorno della “partenza”, cioè  Pino doveva  tuffarsi nelle gelide acque lì vicine. Ma non ci riusciva proprio.

 “Figliolo, non avere paura, puoi farcela, fidati di noi” lo aveva rassicurato papà.

“PINO PAUROSO… PINO PAUROSO…” scandivano altri pulcini intorno a lui.

Ma il vecchio  saggio pinguino lo aveva difeso:  “Pino sa fare molte altre cose interessanti, zitti voi che tremate ad ogni colpo di vento!”
Comunque l’etichetta di  “pauroso”  gli era rimasta dentro e Pino aveva paura di essere davvero un fifone.
Così provava e riprovava, ma poi tornava indietro. Mamma e papà non si preoccupavano troppo, anche se mamma era talvolta un po’ pensierosa.
 Finchè un giorno…

Un giorno una grossa anatra, con voce nasale, gli si avvicinò e gli confidò:
Anch’io avevo paura di nuotare, Pino. Non siamo tutti  fatti allo stesso modo.”
Pino, alzando al cielo il becco appuntito,  voleva  saperne di più, ma dondolando l’anatra si era già allontanata.
NON SIAMO FATTI TUTTI ALLO STESSO MODO” si ripeteva Pino,  scivolando allegramente a pancia in giù sul ghiaccio.

“Ehi, Pino, sei proprio abile negli scivoloni,” aveva osservato con una bella risata il Gran Pinguino, ”non hai paura?”
“Nossignore.”
“Allora non sei pauroso,  e ho capito:  quando sarai pronto ti tufferai.
QUANDO SARAI PRONTO, QUANDO SARAI PRONTO… si ripeteva Pino scivolando ancora e ridendo a più non posso. Tutti lo guardavano curiosi!

Poi  venne QUEL  giorno.
“Oggi mi sento pronto,” si disse Pino.
Osservò il mare,  si accertò di  non fare brutti incontri e partì per le onde dell’Oceano Atlantico.
Si tuffò: le penne impermeabili lo difesero dal freddo. Le pinne lo sostennero nel nuoto e Pino provò una grande gioia.
Quando sarai pronto, avevano detto. Ora si sentiva pronto e aveva imparato una grande cosa: bisogna avere pazienza e riprovare. Le paure si superano anche con l’aiuto dei genitori e degli amici che hanno fiducia in noi.

giovedì 8 agosto 2019

Il principe in cerca del tesoro. Favola con il sorriso




Fonte: Città Nuova agosto 2019
Autrice Annamaria Gatti
Illustrazione (tenerissima della brava) Eleonora Moretti

IL PRINCIPE CHE CERCAVA IL TESORO

C’era una volta un principe qualsiasi,  che era partito per cercare il tesoro. 
Ma che tesoro cercava? 
Al momento non lo so neppure io, perché  è un tipo misterioso.
Comunque gli ho chiesto: 
“Scusa, altezza… ma dovrei scrivere ai bambini cosa sta cercando il protagonista di questa storiella.”
Mi ha guardato pensieroso e mi ha ordinato: 
“Tu racconta e basta! E non sarà una storiella,  ma una storia vera, da cui i grandi  impareranno qualcosa, visto che ridono pochissime volte al giorno.”

Dopo di che è scivolato da cavallo con un pauroso BARABUUM! Che ridere! 
Non gli  ho chiesto altro per non contrariarlo, anche perchè  il principe non è proprio piacevole: è altissimo come un alberello di pere,
magro come una canna da pesca,
ha capelli arancioni come un melone ,
baffetti ricurvi come due lune gobbe
e un occhio giallo e uno verde,
tipo semaforo rotto,
beh… non era bello davvero.
Ma il sorriso, ah! Quello sì era interessante!
Arioso,
piacevole,
invitante,
divertente,
 insomma... un simpaticone,
se si fosse sforzato di ridere ogni tanto. 
Invece niente, neppure col solletico sotto i piedi.
Per questo forse era partito per cercare il tesoro. 
Rimessosi a cavallo,  il principe  era capitato nel BOSCO GIOCONDO. Non so cosa sia, ma così era scritto sul cartello turistico. Il principe lì si era inoltrato e lì l’ho perso di vista. Ecco! Fine della storia strampalata, direte voi.

Invece ecco riapparire, dopo un po’,  un principe uguale a quello che vi ho descritto. Ma non era più lui. Sorrideva!!!
“Amica della favola, ho trovato il tesoro, raccontalo!”
“Ma cosa scrivo?” gli ho chiesto spaventata da tanto sorriso, così luminoso che sembrava portarsi via tutta la luce del sole!
“Nel bosco mi hanno raccontato delle storie  così spassose che ho ritrovato il sorriso  che avevo perso. Il mio tesoro!”
Allora sì sono scoppiata a ridere anch’io. E siamo ancora qui che ridiamo e  stiamo benissimo, io e il principe  alto come un alberello di pere , magro come una canna da pesca, con  i capelli e i baffetti arancioni come un melone, e con gli occhi come un semaforo a cui manca il rosso. Ma con un sorriso luminoso e questo è quello che conta.