Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.
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giovedì 17 agosto 2023

PLUSDOTAZIONE E TALENTO cosa fare e non fare a scuola. Più di un manuale, una risorsa autorevole e agile. Anticipazione

Lara Milan è Specialist in Gifted and Talented Education e già autrice de "Lo sviluppo del talento e dell'alto potenziale".
Nella sua attività si dedica prevalentemente alla formazione di docenti su modelli e strategie didattiche per rispondere ai bisogni educativi speciali di alunni e  studenti gifted, gifted underachiever e twice exceptional. R
itorna ora con un'altra opera, sempre per Erickson,  che gode già i riconoscimenti che merita. Questo post vuole  introdurre la successiva più approfondita presentazione e intercetta l'interesse dei docenti, che potranno avvantaggiarsi di questo ottimo strumento dalla scuola primaria alla secondaria di primo e secondo grado. 

https://www.erickson.it/it/plusdotazione-e-talento-cosa-fare-e-non?default-group=libri

per contatti dott.ssa Lara Milan: lara.milan@semitaly.com

pubblicato da Annamaria Gatti

martedì 14 febbraio 2023

Plusdotazione: quando i genitori fanno la differenza

 


In questo blog sono stati illustrati in precedenza alcuni aspetti del funzionamento che caratterizza bambini con plusdotazione. In questo appuntamento si riporta un’esperienza che sottolinea l’importanza delle scelte dei genitori
.

Rispondere sempre

Notte fonda. Francesco, tre anni, si sveglia e chiede: “Mamma, come si scrive il mio nome?”

E’ notte Francesco, lo facciamo domani.”

Vorrei tanto vedere il mio nome scritto adesso.”

Mamma Laura risponde sempre alle domande di suo figlio, solitamente non rimanda, sa che Francesco apprezza questo interesse e quindi anche quella notte scende in cucina e su un foglio scrive il nome. Gli spiega come avviene il miracolo della lettura e della scrittura di quelle nove lettere,  in modo semplice. Francesco è soddisfatto e si rimette a dormire. A tre anni sa leggere, senza che nessuno l’abbia stimolato. La maestra della materna esprimerà il suo disappunto, perché, sostiene, Francesco si annoierà alla scuola elementare, la stessa cosa che alcuni insegnanti ripetono dal secolo scorso.  Non tutti gli insegnanti.

E’ uno dei tanti aneddoti che mamma Laura racconta per tracciare una storia bellissima, quanto difficile, quando ricorda gli anni della scuola, dalla materna, alla secondaria di primo grado.

 

La plusdotazione va a scuola, o no?

Francesco è uno dei numerosissimi ragazzi plusdotati che la nostra scuola spesso spegne o stigmatizza, a causa di una formazione che non viene offerta o, se succede, talvolta non viene applicata da insegnanti inadeguati o che si ritengono non all’altezza. Non è un’accusa, ma una constatazione, a fronte invece di avvincenti esperienze di docenti illuminati ed entusiasti, che sanno ben gestire questo bisogno educativo speciale… specialissimo.

Si racconta qui di Francesco per sottolineare quanto lo stile educativo sia fondamentale, quanto facciano la differenza  l’attenzione, la determinazione e spesso il coraggio di genitori responsabili. Francesco quest’anno  frequenta un liceo che risponde alle sue richieste, con un team insegnante capace di farne una risorsa per tutti, ma la storia narra di fatiche e di delusioni profonde.

La scuola primaria e la scuola secondaria hanno spento Francesco, la sua vitalità e il desiderio di conoscere e di giocarsi nel condividere scoperte e curiosità. Il bambino gioioso consegnato alla scuola, è tornato a casa senza colore. Allora mamma Laura comincia a cercare di conoscere perché questo figlio splendido non funziona per questa scuola, anzi perché la scuola non funziona per lui e come si possa ottimizzare la prassi didattica per rendere Francesco operativo,  partecipe, felice…

 

Consapevolezza del proprio funzionamento ad alto potenziale

I genitori approdano in luoghi dedicati, anche lontani da casa ma, per andare oltre a questo innaturale situazione,  non si fermano certo. Propongono anche una formazione mirata al preside per i docenti del figlio, con la necessaria umiltà, ma anche con la certezza di fare un servizio per altri studenti.  Le cose non vanno come avevano sperato, il team docente non accetta aiuti, ma intanto il passo importante è stato fatto, la consapevolezza è diventata una compagna della famiglia e anche di Francesco, che dopo la valutazione diagnostica comincia a conoscersi meglio,  fa i conti  con dubbi e delusioni scolastiche, e ora sa come funziona e perché.

Non è una meta il riconoscimento delle proprie caratteristiche, ma un trampolino di lancio per imparare a capirsi e a relazionarsi correttamente con i desideri e gli interessi, per scegliere appunto consapevolmente, valutando e scoprendo gradualmente punti di forza e di debolezza in sé, ma anche nella scuola.

Un capolavoro

A questo traguardo intermedio Francesco non sarebbe giunto senza la determinazione e la cura di due genitori attenti, capaci soprattutto di accoglienza, di sguardo vero e di rispetto verso l’alterità di un figlio. Mamma Laura è sempre preoccupata che questo figlio sbocci e cerca conferme: vuol capire se ha fatto proprio tutto quel che doveva fare. E la conferma arriva da Francesco che intercetta l’ansia materna: “Mamma, tu non preoccuparti, perché la mia diversità per me non è un problema. Tu mi hai accompagnato fin qui, adesso devo trovare io il mio percorso.” Un capolavoro.

Ai genitori da questo blog  giunga un incoraggiamento a conoscere e a non fermarsi di fronte alle necessità dei figli che mostrano caratteristiche di plusdotazione o alto potenziale, così vario nelle manifestazioni, ma che mantiene sempre alta l’attenzione sugli aspetti affettivi e psicologici. Bambini che non si sentono riconosciuti nei loro talenti e soffrono per questo infatti sviluppano comportamenti che rischiano di essere classificati e diagnosticati erroneamente come patologie del comportamento, mentre hanno solo la necessità di avviare interventi adeguati e già sperimentati. Basta aggiornarsi,  agire propriamente,  mettersi in ascolto e dialogare.

Alla scuola un appello, come da più parti viene inoltrato,  alla formazione, allo studio e alla serietà e alla correttezza intellettuale e professionale. Conoscere gli aspetti molteplici dell’alto potenziale e delle buone pratiche didattiche e pedagogiche, renderà anche i docenti più competenti e più realizzati nella loro professione e i bambini e i ragazzi diventeranno grandi risorse per tutti. E questa è inclusione vera.


pubblicato da Annamaria Gatti

Foto: greenworld.it

giovedì 29 settembre 2022

Plusdotati a scuola: come perdere occasioni d'oro

 

                                                  Gifted Il dono del talento, film 2017

Ancora un appello, dopo silenzi che non si possono giustificare. I bambini e i ragazzi sono davvero così ignorati. Ecco uno dei tanti  aspetti che devono tornare all'attenzione di chi vive la scuola, in questi tempi di crisi. Lo ha ripreso recentemente, il 22 settembre,  La Repubblica, con un  articolo. Questo blog ha offerto numerosi appuntamenti a questo proposito, a cui rimandiamo. Non è un articolo esaustivo, solo un promemoria, che vive accanto a tante famiglie di bambini, bambine e ragazzi che affrontano questa fatica, che, come ci ricordano gli esperti, diventa una grande possibilità per tutti. A volerla studiare e vedere per quella che è: una risorsa e prassi di inclusione, che servono a far star ben tutti. 

Sottolineo che la descrizione necessariamente  sommaria rimanda ad approfondimenti che definiscono la grande variabilità di manifestazioni, risorse e prerogative di chi fa i conti con il talento. Nulla si può iscrivere in un contesto preciso, occorre studiare, approfondire, osservare ed essere capaci di "sostare" per comprendere e trovare le prassi più adeguate e vincenti per tutti.

Non è una scuola per geni, 

gli alunni plusdotati gettano la spugna: 

“Si annoiano troppo”

di Giulia Torlone, La Repubblica, 22 settembre 2022

"Sofia ha quattro anni quando, curiosissima, chiede alla mamma come nascono i buchi neri. Matteo, che di anni ne ha cinque e mezzo, vorrebbe sapere in che modo si formano i tornado e perché esistono i terremoti. Emanuele frequenta la terza elementare, i suoi voti non sono un granché, ma quando torna a casa legge voracemente storie della mitologia greca. Tutti e tre sono bambini cosiddetti plusdotati, o gifted: hanno un quoziente intellettivo superiore alla norma. Fanno parte, cioè, di quel 5% della popolazione italiana con capacità cognitive molto alte e che il sistema scolastico non è ancora in grado di valorizzare.

Le difficoltà a socializzare

Essere un plusdotato può voler dire tante cose: eccellere in una disciplina particolare o in tutte le materie scolastiche, ma può significare anche avere difficoltà a socializzare in gruppo e annoiarsi facilmente in classe, ottenendo scarsi risultati nel rendimento. «Mio figlio maggiore, ora diciannovenne, viveva la scuola con disagio», racconta Antonio Silvagni, docente di liceo e padre di due figli plusdotati. «Era un bambino molto sveglio, ma con problemi di socializzazione all’interno della classe. Viviamo in una piccola realtà in provincia di Vicenza e all’inizio non potevamo sapere che il disagio significativo che manifestava mio figlio potesse essere una conseguenza della plusdotazione». Come spesso accade, è il passaparola che permette a un genitore di capire quale sia il problema. «Sono stato fortunato: un mio collega mi ha parlato di un progetto pilota della Regione Veneto che trattava i ragazzi ad alto potenziale e così sono entrato in contatto con questo mondo».

La storia di Antonio, che è quella di qualunque genitore di un ragazzo gifted, è fatta di incontri con psicologi, valutazioni, test e certificazioni da ottenere. Ma una volta avuta l’attestazione, ci si scontra con il sistema scolastico, che è ancora impreparato nella gestione di questi ragazzi geniali. «Era novembre 2018 quando il Miur ha organizzato un tavolo tecnico, di cui ho fatto parte, per definire le linee guida nazionali sulla plusdotazione» racconta Maria Assunta Zanetti, presidente di Lab Talento, un laboratorio per ragazzi e bambini gifted dell’Università di Pavia. «Abbiamo consegnato queste linee nel luglio 2019 e avrebbero dovuto diventare operative dall’anno scolastico successivo, ma tutto è stato messo in stand-by».

Nelle scuole si naviga a vista

Solo nel 2020, con la ministra Azzolina, la questione viene inserita in un atto di indirizzo in cui si afferma la necessità di inserire i soggetti con alto potenziale nel paragrafo dell’inclusione, attestando cioè che gli insegnanti debbano avere una formazione adeguata, con metodologie di apprendimento specifiche. «Tra emergenza covid e un’altra crisi di governo, ci si è occupati di tutt’altro. Ho provato spesso ad avere un’interlocuzione con il ministero ma, seppur interessati, avevano altre urgenze. E nel frattempo ragazzi di estrema intelligenza spesso abbandonano la scuola, il fenomeno dei cosiddetti drop-out capaci. Cambi continui di istituto o ritiro precoce sono un fenomeno di cui non si hanno cifre, ma che esiste. L’incapacità della scuola di valorizzare questi studenti, anche dal punto di vista dell’intelligenza emotiva, li fa sentire fuori posto, portandoli all’abbandono», conclude Zanetti.

 

Così, ad oggi, nelle scuole si naviga a vista. La plusdotazione è stata inserita all’interno dei Bes, i bisogni educativi speciali, ma le direttive su come valorizzare le grandi curiosità e capacità degli studenti gifted non ci sono. Solo 95 istituti in tutta Italia hanno la certificazione nel trattamento della plusdotazione, nessun obbligo legislativo, ma la facoltà della scuola o del singolo insegnante nel seguire corsi di formazione sul tema.

Ritardi sulle linee guida per i plusdotati: solo 95 istituti hanno docenti formati

Valentina Durante, professoressa di matematica e fisica del liceo Morgagni di Roma, è una di queste. «Ho seguito un corso quando nella mia classe è arrivato uno studente con un certificato di plusdotazione. Ho imparato ad avere consapevolezza che questo ragazzo, su alcune materie, ne sappia molto più di noi insegnanti. Non per tutti è facile accettare che una persona di 14 anni sia più preparata, nonostante i pochi studi». In questo istituto, trattare la plusdotazione sembra più semplice. Hanno sezioni sperimentali in cui il numero degli studenti è contenuto, i voti non esistono e i compiti in classe si fanno in gruppo, suddivisi per livello.

 

«Questo permette al ragazzo plusdotato di confrontarsi con i compagni simili a lui, di sentirsi stimolato. Quando si permette a un giovane gifted di esprimersi, la relazione funziona. Bisogna tenere presente che spesso si annoiano, che possono avere comportamenti stravaganti e che c’è necessità di lavorare molto sul piano dell’interazione, perché spesso questi ragazzi sono carenti dal punto di vista della socialità» conclude Durante. In una scuola che già fatica a gestire le disabilità, il rischio di esclusione anche di questi studenti con un’intelligenza da valorizzare è ancora altissimo.

 

 pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it