Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.
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mercoledì 12 agosto 2026

Adolescenti oggi: help! Che ne pensa Nicola Camporiondo?

 


Nicola Camporiondo è un influencer, molto noto fra giovani (ma anche tra i meno giovani). Di recente si è dedicato anche alla scrittura del romanzo "Ti chiamo amico - Quando tutto pesa, Dio apre strade inattese. Un passo dietro l'altro " (Bur Rizzoli) che ha attirato l'attenzione dei media e di molti lettori per fruibilità, scorrevolezza narrativa e qualità dei messaggi di cui ci si occuperà in un post successivo.

Ma perchè pubblico un post in cui si arriva dritti a raccontare di adolescenti che si mettono alla ricerca di Dio, mentre il titolo è davvero trasversale e senza riferimenti alla fede? 

Sollecita questa domanda proprio l'incontro con Nicola Camporiondo che accetta di essere interpellato sui giovani, anzi sui giovanissimi, senza distinzione fra coloro che credono, pochi in proporzione, e coloro che sono alla ricerca talvolta disperata, di verità, di senso e di testimoni di amore per la vita. 

Ventun anni, studente di teologia, a contatto continuo con i giovani, ho chiesto a Nicola di accennarmi anche al suo percorso e di conseguenza che percezione avesse degli adolescenti di oggi, da un osservatorio così privilegiato come la piazza di cui è discreto e appassionato "cronista" sui social.

Ancora, come in una presentazione del libro, il giovane mi conferma il disperato bisogno che i ragazzi e le ragazze segnalano di attenzione vera e di incontro con adulti davvero limpidi testimoni e quindi inevitabilmente coerenti. 

Rivede nei ragazzi e nelle ragazze la sua ribellione e la ricerca di punti di riferimento, coltivando la consapevolezza dei propri percorsi, dei talenti e delle proprie fragilità, per non lasciarsi condizionare dai gruppi, ma di operare scelte proprie. 

Proprio la coerenza in particolare li motiva e diventa risposta alta alla sete di verità, di certezze da riporre nella "cassetta degli attrezzi" per affrontare la bellezza e le fatiche di crescere e trovare l'orientamento in questa vita non facile.

Nelle diverse modalità relazionali Nicola raccoglie le delusioni, le ansie che anche i giovani che si affacciano alla fede e alla ricerca di Dio, un Padre finalmente amorevole, si portanto a casa spesso proprio da momenti incredibilmente veri e coinvolgenti, come giornate e raduni, talvolta oceanici, incontrando testimoni di eccellenza! E dopo aver magari condiviso con giovani di tutto il mondo notti di adorazione del Santissimo e di preghiera, il ritorno alla realtà del proprio quotidiano diventa solitudine e assenza di riferimenti con cui continuare il cammino.

E' anche la storia di Nicola, che,  proprio alla ricerca di coerenza,  fa una scoperta dopo il lungo e penoso lockdown: vuole restare a servizio del Vangelo perchè sente tutta la grandezza di un Gesù che lo accoglie per quel che è, che diventa luce nel buio sul suo cammino. E non può tenersi dentro tutto questo, va condiviso, senza timori e falsi pudori.

Da lì comprende, fa suo l'invito di Papa Benedetto XVI di testimoniare la fede nel mondo digitale (XLIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali) e scrive nel suo blog: ...E' ormai evidente che servono nuovi linguaggi e nuovi strumenti per annunciare il Vangelo alle giovani generazioni, e quale luogo più adatto dei social network?

Farsi vicini, alleati, perchè no? attraverso proprio gli strumenti che sono a disposizione!

Ecco il link per conoscere meglio il singolare contributo di Nicola all'evangelizzazione. 

https://www.nicolacamporiondo.it/


pubblica Annamaria Gatti

foto: Home Nicola Camporiondo

lunedì 1 giugno 2026

Beatrice e gli altri bambini invisibili. Orrore, consapevolezza, impegno e speranza


Ho raccolto dai social il pensiero della professoressa  Paola Milani  sui crudeli fatti intorno alla piccola Beatrice e  rimando a P.I.P.P.I., perchè c'è chi lavora per salvare i bambini e le loro famiglie. 

Vi invito a consultare il sito,  ascoltare la presentazione è respirare la speranza di cui c'è bisogno, ma soprattutto di conoscere le azioni di impegno: https://pippi.unipd.it/

"A cosa sto pensando? A Beatrice. A Beatrice di due anni e alla sua morte inenarrabile. E ai tanti bambini che continuano a morire perché i genitori attraversano problemi ben più grandi di loro e nessuno vede il dramma né dei bambini, che indiscutibilmente  sono vittime, né dei loro genitori, nessuno capisce, nessuno riesce a portarli in un percorso di cura e protezione.

Allora il problema  è che i servizi di protezione e tutela a volte agiscono modalità e forme di allontanamento che possono essere migliorate, ma il problema è soprattutto che i servizi di protezione e tutela sono presidi di democrazia e giustizia sociale irrinunciabili, che l’Italia è il terz’ultimo paese europeo per numero di allontanamenti e che questo dato ha sì molti significati e molte cause, ma vuol dire comunque una cosa semplice e chiara: troppi bambini restano fuori dalla rete, invisibili ai servizi e le conseguenze di questa mancata capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie sono troppo spesso tragiche.

Incomprensibile che non si parli di ciò che accade quando è evidente che l’allontanamento avrebbe salvato una vita e che si urli quando l’allontanamento sembra dubbio a chi non può sapere come sono andate davvero le cose.

Allora forse è più comprensibile perché il LEPS PIPPI è un LEPS. Perché difendiamo il diritto dei bambini di non essere condannati a una doppia invisibilità: quella dei loro genitori e quella dei servizi e di tutti noi.

Perché è necessario un metodo di intervento per rafforzare la capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie soprattutto, ma non solo, prima dell’allontanamento, prima che si apra la voragine, quando ci sono ancora risorse nella famiglia e intorno alla famiglia e la vulnerabilità è ancora in potenza e non in atto. Perché  la vulnerabilità è un terreno da coltivare, tramite dialogo e possibilità di costruire fiducia tra famiglie, servizi, ospedali, nidi e scuole.

Le famiglie che stiamo intercettando attualmente sono oramai migliaia, ma evidentemente non sono abbastanza e tantissimo lavoro è ancora davanti a noi per affermare questa cultura dell’andare verso, dell’andare incontro, del prevenire, dell’andare a cercare piuttosto che dell’attendere. Dell’affidarsi reciprocamente perché questo è l’allontanamento (e forse questa parola ‘allontanamento’ possiamo oggi proprio metterla da parte): un affidarsi reciproco tra due famiglie o tra una famiglia e una comunità. Del parlarsi tra enti, servizi e soggetti diversi, del costruire équipe, dello stare con le comunità e le famiglie come servizi. Del dare forma a nuovi mondi possibili anche nelle vite di famiglie che vivono in mondi totalmente avversi." ( Paola Milani*) 

*Laureata in Pedagogia, Specializzata in Psicoterapia all’Università Salesiana di Roma (IFREP), Dottore di Ricerca in Scienze dell’Educazione nel 1994, dal 2018 Direttrice del Centro Interdipartimentale di Pedagogia e Psicologia dell’Infanzia dell’Università di Padova, dal 2015 Professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale nel Dipartimento FISSPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata) dell’Università di Padova

Pubblicato da Annamaria Gatti

illustrazione di E. Basili (Mirta si fida. La famiglia Bottoni Una famiglia che accoglie, A.Gatti E. Basili. Ed. la meridiana,  Molfetta 2020)

giovedì 8 gennaio 2026

Lo chiedo a ChatGPT…

 


Interessante contributo di Gaia Bonafiglia e un invito ad approfondire per essere consapevoli e restare vigili su un dramma così vicino e vissuto dai nostri giovani.

LA SCORCIATOIA EMOTIVA DEGLI ADOLESCENTI PER DUBBI, ANSIE E DECISIONI. SENZA PIÙ CONFRONTO CON UN AMICO O UN ADULTO

di Gaia Bonafglia

fonte: Città Nuova 5 gennaio 2025

«Aspetta, lo chiedo a ChatGPT». 

La frase si infiltra ovunque: nelle scuole, nei gruppi WhatsApp, nelle conversazioni familiari. Non è più una novità: è diventata un gesto automatico, un modo veloce per togliersi un dubbio, una curiosità, un peso. 

Non si cercano più articoli, fonti o pagine web: si va direttamente alla chat. Tutto arriva filtrato, ordinato, già digerito. Perfino nei momenti di incertezza, l’IA diventa il canale più rapido, per alcuni persino il più sicuro.

Quella che nasce come scorciatoia cognitiva diventa presto scorciatoia emotiva. Gli adolescenti, che dovrebbero imparare a gestire la complessità delle emozioni, trovano nell’IA un interlocutore sempre presente, mai giudicante, capace di restituire frasi pacate e comprensive. Proprio qui si apre la questione delicata. Negli ultimi mesi, l’argomento ha assunto una dimensione drammatica. 

Diversi casi di suicidio o tentato suicidio sono al centro di atti giudiziari negli Stati Uniti. Nel caso Raine v. OpenAI, presentato presso l’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito e depositato anche negli Usa dal padre di Adam Raine, 16 anni, la famiglia sostiene che la chatbot abbia fornito istruzioni su come realizzare un cappio e per quanto tempo si può restare senza respirare. Il documento legale – citato nel ricorso – riporta che il ragazzo avrebbe ricevuto dall’IA frasi come «questo metodo è considerato efficace», formulazione che, secondo la famiglia, avrebbe contribuito a normalizzare l’idea del gesto.

Nel deposito giudiziario relativo al caso Lacey v. OpenAI, la madre di Amaurie, 17 anni, afferma che la chatbot avrebbe descritto nodi e tecniche di strangolamento, inducendo il ragazzo a percepire l’interazione come una forma di guida. Anche nel caso Shamblin v. OpenAI, avviato dalla famiglia di Zane, 23 anni, gli atti riportano frasi attribuite alla chatbot mentre il giovane mostrava un’arma in camera: «Sono con te fino in fondo» e «Non stai andando di fretta, sei solo pronto». 

Tutte citazioni incluse nei documenti giudiziari ufficiali presentati presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti.

Esistono poi casi non legati alla mortalità, ma che mostrano un attaccamento emotivo problematico. Nel procedimento avviato dalla famiglia di Joe Ceccanti, 48 anni, viene descritto un quadro di «dipendenza relazionale» dalla chatbot, dopo mesi di conversazioni quotidiane in cui l’IA avrebbe alimentato la sensazione di essere un’entità senziente. Nel fascicolo è riportato che Ceccanti avrebbe iniziato a credere che «l’IA provasse sentimenti per lui», una dinamica riconosciuta come rischio clinico da diverse associazioni di salute mentale.

Di fronte a questi segnali, OpenAI ha reso pubblici alcuni dati attraverso il proprio Safety Report interno, documento citato nei procedimenti: circa lo 0,15% degli utenti settimanali mostra indicatori di «pianificazione suicidaria» o «intenzione esplicita». Su circa 800 milioni di utenti attivi a settimana, significa che oltre un milione di persone potrebbe parlare all’IA di pensieri suicidi o autolesivi. Per affrontare il fenomeno, l’azienda dichiara di aver coinvolto più di 170 professionisti di salute mentale nella revisione dei modelli e di aver introdotto protocolli specifici per riconoscere e interrompere conversazioni ad alto rischio. 

In Italia, il quadro di vulnerabilità degli adolescenti aggiunge complessità.

Secondo l’indagine CSA Research contenuta nell’Atlante dell’Infanzia Senza filtri di Save the Children, oltre il 41% dei ragazzi ha chiesto aiuto all’IA in momenti di tristezza, ansia o solitudine, e più del 42% l’ha consultata per scelte personali difficili. Il 63,5% afferma di trovare «più soddisfacente» parlare con una chatbot che con una persona reale. Numeri che si inseriscono in un contesto dove solo il 49,6% degli adolescenti riferisce un equilibrio psicologico soddisfacente, percentuale che scende al 34% tra le ragazze.

Un ecosistema di fragilità – tra dipendenze digitali, phubbing, cyberbullismo e ansia sociale – rende l’IA un rifugio apparentemente sicuro: una voce calma, che non giudica, che non chiede nulla in cambio. Ma questa disponibilità rischia di sottrarre ai giovani il confronto reale, con i suoi tempi, le sue incertezze, la sua reciprocità. 

L’IA può accogliere, ma non può condividere; può rispondere, ma non può partecipare; può rassicurare, ma non può costruire. Il pericolo non è che i ragazzi usino questi strumenti: è che inizino a preferirli a tutto il resto. Come ricorda Save the Children, oggi la vera urgenza è «rafforzare il benessere psicologico degli adolescenti e riaprire un dialogo intergenerazionale autentico». Non per contrastare la tecnologia, ma per restituire valore a ciò che nessun algoritmo può offrire: una presenza reale, imperfetta, ma viva.

Gli adolescenti continueranno a dire «lo chiedo a ChatGPT»: è parte del loro linguaggio e modo di orientarsi nel mondo. La sfida è fare in modo che trovino anche lo spazio – e il coraggio – di dirlo a un amico, a un adulto di riferimento, a qualcuno che non offra solo una risposta ma anche un punto di vista diverso, un dissenso. 

Perché confrontarsi con il limite, soprattutto in adolescenza, non è un ostacolo: è ciò che forma, che fa crescere, che costruisce la realtà. 

Perché nessun sistema, per quanto intelligente, potrà mai sostituire l’esperienza di una relazione vera.


pubblicato da Annamaria Gatti

foto: Open


mercoledì 19 novembre 2025

Un libro per aiutarci a capire l'educazione di genere




 IDENTITA’ FLUIDE IN UNA SOCIETA’ LIQUIDA 
 di DOMENICO BELLANTONI 
 EDITRICE CITTA’ NUOVA 

Recensione di 
Annamaria Gatti 

E’ assolutamente urgente aggiornare le proprie conoscenze su tutto ciò che lo scorrere dei giorni e dei pensieri sta trasformando la realtà che viviamo. 
E se non esiste più la possibilità di trincerarsi dietro ad espressioni come “ai miei tempi” o “è così e basta”, non è procrastinabile l’impegno per ogni adulto, educatore o meno, di capire come e cosa sta ribaltando ogni aspetto della crescita e della formazione dei nostri bambini, ragazzi e giovani. 
Il nuovo libro di Domenico Bellantoni, docente universitario, psicologo e psicoterapeuta, “Identità fluide in una società liquida - educazione di genere nel contesto contemporaneo” edito da Città Nuova per i Percorsi dell’Educare, riassume in oltre un centinaio di dense pagine (e ben quindici di bibliografia) gli strumenti per aprire un sipario autorevole sul tema della definizione della propria identità, che interagisce con gli aspetti culturali occidentali e di come cioè tali caratteristiche influenzino il processo di costruzione proprio dell’identità personale e di genere nei giovani. 

Nel capitolo su cui fermo l’attenzione del lettore, dal titolo “Educare al tempo del genere: istruzioni per l’uso”, l’autore offre validi suggerimenti di natura psicoeducativa in relazione al tema della percezione e definizione della propria identità di genere. E lo fa con precise osservazioni documentate nel corso dell’esposizione nei capitoli precedenti, chiarendo lucidamente posizioni e decodificando i modelli proposti, individuando alcune proposte inadeguate presenti soprattutto in internet e riferentesi anche alla possibilità di scelte di minori senza l’accompagnamento dei genitori. 

Bellantoni riconosce la difficoltà per i genitori di educare al genere con la dovuta lungimiranza e attenzione, e offre la possibilità di trovare in questo volume una guida che, senza essere ovviamente esaustiva, dà però le indicazioni giuste e motivate per lavorarci su. Dall’accompagnamento di cura raccomandato, all’affinamento delle capacità di ascolto, dall’obbligo di conoscere e formarsi sulle dinamiche in gioco nei processi di definizione dell’identità di genere, all’approfondimento del disagio manifestato verso l’identificazione circa il genere di prima assegnazione. Dall’educazione al rispetto di ogni tipo di diversità, alla testimonianza e alla coerenza a cui è chiamato ogni educatore, e questo è tanto vincente quanto è palesata la testimonianza del proprio vissuto gioioso della relazione di genere, affettiva e sessuale. 

Restano pilastri quindi l’accoglienza e l’alleanza che è auspicabile i genitori vivano quotidianamente nella relazione educativa, evitando di esasperare la tensione che può crearsi, accompagnando invece l’adolescente in un percorso di conoscenza e di orientamento. 

E’ nell’adolescenza che si sviluppa il processo di scoperta della propria identità di genere, ed è questa l’età più fragile, e spesso in balia di messaggi soprattutto veicolati da internet, di enfasi dell’autodeterminazione riguardo alla definizione di sé. Lì è fondamentale la presenza di adulti affidabili e consapevoli. 

Vi sono adulti che si irrigidiscono e rifiutano di comprendere, altri che per quieto vivere aderiscono e sono acritici e assenti, però, scrive lo psicoterapeuta… 

“…Esiste una terza posizione caratterizzante quegli adulti che accettano di fare da ponte fra le generazioni, nella consapevolezza che non c’è progresso senza radicamento nelle tradizioni e non c’è fedeltà ai valori tradizionali che non necessiti di una loro rivisitazione in relazione al progresso scientifico sociale e culturale. Tali adulti raccolgono la sfida educativa consapevoli, ma non incatenati ai propri valori e si propongono non già per lo scontro ma per l’incontro con i giovani innescando percorso di reciproca comprensione e dialogo, stabilendo relazioni educative in cui veicolare modelli e contenuti utili alla crescita personale di sè e dell’altro “ (pag.104) 

Adulti presenti, che sanno incontrare e che sanno individuare i bisogni e le risposte più adeguate e significative per chi sta crescendo, nella cura e nel rispetto.

domenica 11 agosto 2024

Come gli animali domestici promuovono lo sviluppo dei bambini

Amici a quattro zampe maestri di vita

La dottoressa Dorotea Piombo propone dalle pagine del sito web di Città Nuova una interessante riflessione sul ruolo degli animali domestici nell'interazione con i bambini. La ripropongo sul nostro blog, certa di generare un utile confronto sul tema, talvolta sottovalutato o affrontato con leggerezza, che non aiuta a farne una grande opportunità educativa. E' infatti una ricchezza pedagogica poter fare l'esperienza di accompagnare un altro essere vivente con empatia, attenzione e generosità.

Fonte: Città Nuova - 9 agosto 2024

La relazione che si instaura tra bambini e animali domestici è un legame speciale, ricco di benefici per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei più piccoli. (ndr: ma anche dei più grandicelli) Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato come la presenza di un animale in famiglia possa contribuire in modo significativo al benessere psicologico dei bambini, migliorando la loro autostima, empatia e capacità di relazione.

I fratelli Giorgio e Sofia adoravano il loro cane, un bellissimo e tenero golden retriever di nome Leo. Giocavano insieme nel giardino, lo portavano a passeggio e lo coccolavano per ore. Leo era più di un semplice animale domestico, era un membro della famiglia a tutti gli effetti. Grazie a lui, i bambini avevano imparato il valore della vita, della responsabilità e dell’amore incondizionato. Poco tempo dopo, purtroppo, un giorno Leo si ammalò e se ne andò. Giorgio e Sofia furono distrutti dal dolore, ma grazie al supporto della famiglia e all’aiuto di uno psicologo, riuscirono a superare questo difficile momento.

 Come introdurre un animale domestico nel sistema familiare? Bisognerebbe scegliere l’animale giusto considerando l’età dei bambini, lo spazio a disposizione, il tempo che puoi dedicare all’animale e le eventuali allergie. È importante coinvolgere i bambini, lasciandoli partecipare alla scelta del nome e alle piccole cure quotidiane.

 È fondamentale insegnare la responsabilità. Bisogna spiegare ai bambini l’importanza di prendersi cura dell’animale, come dargli da mangiare, portarlo a passeggio e pulire la sua cuccia. Stabilire delle regole diventa fondamentale. Definisci chiaramente le regole da seguire in presenza dell’animale, come non tirargli la coda o non disturbarlo mentre dorme. 

Ricorda di supervisionare le interazioni, sorvegliando sempre la modalità attraverso cui i bambini si relazionano con il proprio animale, soprattutto nei primi tempi. Mostra ai bambini come prendersi cura degli animali con amore e rispetto, se dovessi aver bisogno di aiuto, non esitare a rivolgerti a un veterinario, a un educatore cinofilo o ad uno psicologo.

Informarsi è importante, quindi leggi libri e articoli sull’argomento per approfondire i benefici e le responsabilità legate alla convivenza con un animale domestico. I benefici di adottare un animale domestico si possono declinare in un miglioramento dello sviluppo emotivo, in quanto, gli animali domestici offrono ai bambini un ascoltatore paziente e incondizionato, favorendo lo sviluppo dell’empatia e della capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni. Prendersi cura di un animale domestico insegna ai bambini il senso di responsabilità e li aiuta a sviluppare un’autostima più solida.

 Interagire con un animale stimola lo sviluppo delle abilità sociali, migliorando la comunicazione non verbale e la capacità di giocare e collaborare con gli altri. La presenza di un animale domestico incoraggia i bambini a fare più attività fisica, riducendo il rischio di sedentarietà e obesità. Accarezzare un animale ha un effetto calmante sul sistema nervoso, riducendo lo stress e l’ansia sia nei bambini che negli adulti.

 Per gestire l’eventuale perdita dell’animale domestico è importante parlare apertamente, con i bambini, della morte dell’animale in modo semplice e sincero, usando un linguaggio adeguato alla loro età. Ricordando i bei momenti e incoraggiando i bambini a condividere i loro ricordi positivi dell’animale, perché è normale che i bambini provino tristezza, rabbia o confusione.

Lascia che esprimano liberamente le loro emozioni. Potete creare un album con le foto dell’animale o piantare un albero in sua memoria. Si potrebbe anche considerare l’idea di un nuovo animale, e, se i bambini sono pronti, potreste pensare di adottarne un nuovo ma è necessario attendere  l’elaborazione del lutto. 

La perdita di un animale domestico può essere un’esperienza molto dolorosa, soprattutto per i bambini. È importante che i genitori offrano ai propri figli un ambiente sicuro in cui poter esprimere le proprie emozioni e elaborare il lutto. Parlare apertamente della morte di un animale, ricordare i bei momenti passati insieme e incoraggiare i bambini a condividere i loro ricordi può aiutarli a superare il dolore e a trovare un nuovo equilibrio.

 Gli animali domestici sono compagni fedeli e preziosi per i bambini. La loro presenza in famiglia può avere un impatto positivo sullo sviluppo dei più piccoli, aiutandoli a crescere sani, felici e sicuri di sé. Tuttavia, è importante ricordare che la perdita di un animale può essere un’esperienza traumatica. Offrire ai bambini il giusto supporto emotivo è fondamentale per aiutarli a superare questo difficile momento e a continuare a trarre beneficio dalla relazione con gli animali. E come diceva Charles Darwin: “La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono”.

pubblicato da Annamaria Gatti 

sabato 12 agosto 2023

Un milione e mezzo di giovani in silenzio davanti a Dio


A Campo da Graça c'erano un milione e mezzo di giovani. Ho incontrato alcuni che erano là con loro.

Li ho ascoltati e ho colto la trasversalità di questo evento. Era la veglia con Papa Francesco e davanti al Santissimo erano in ginocchio e soprattutto incredibilmente capaci di silenzio.

Non so voi, ma uno scenario così colpisce il cuore e non ci lascia insensibili, credenti o non credenti, ma tutti pronti a stupirsi e a gioire. Non c’è bisogno di molti commenti.  

Bastano le parole di Papa Francesco: "Gesù ti ama come sei".

E ancora: "L'amore di Dio è gratis".

Solo un moto di gratitudine a chi ha partecipato e ha curato tutta questa epocale esperienza, a conferma che i giovani meritano tutto il nostro impegno e il nostro rispetto.

Sono capaci di generosi slanci e di scelte profonde. Di cosa hanno bisogno?

Accoglienza, condivisione, discrezione e coerenza, educazione alla gentilezza, all'impegno  e alla bellezza.

Buon cammino!

pubblicato da Annamaria Gatti

foto Sir

 


venerdì 23 giugno 2023

Daniela Lucangeli e i giganti che ci indicano la via. Un libro "Il tempo del noi"

 


Daniela Lucangeli
IL TEMPO DEL NOI 
Giganti del pensiero che ci hanno indicato la via
Mondadori
In tanti siamo turbati da accadimenti che coinvolgono giovani e ragazzi e ci confrontiamo per essere, là dove viviamo,  coerenti e consapevoli del ruolo dell'educatore, insegnante o genitore che sia. Comunque di ogni adulto che ha la responsabilità della testimonianza.

In questo libro, denso di riflessioni e di ricerca ho apprezzato ogni singola proposta. Attraverso il dialogo con otto "grandi" la professoressa Lucangeli traccia la loro storia umana e professionale, senza però tracciare il confine fra i due ambiti, anzi, ci fa apprezzare, con l'autorevolezza che le è propria, l'unitarietà della loro storia.  Di MONTESSORI, DON MILANI, ANNA FREUD, FROBEL, MARIA CURIE, BEETHOVEN, SOPHIE GERMAIN, ANNA FRANK  coglie e ci accompagna a scoprire "il dono" spesso velato nelle sue più profonde radici.

Balzano così all'evidenza gli aspetti peculiari di ciascuno, ma in interazione con l'altro, quel NOI che che ha permesso a questi geni di donare all'umanità scoperte che hanno e devono cambiare e migliorare la vita. Che permettono a noi di fare i giardinieri... ma di questo riparleremo in un altro post.

E visto che la scuola ci affascina e ci inquieta ecco cosa ci segnala in Maria Montessori, così attuale e ancora poco condivisa in Italia:

"Quale è il ruolo dell'adulto...essere il catalizzatore delle funzioni umane...
non possiamo pretendere di ottenere il meglio dai bambini 
se, a nostra volta, non diamo il meglio di noi. 
E' per questo è difficilissimo essere maestri. 
Dare il proprio meglio ogni momento, per provare a tirar fuori dagli altri il loro meglio, significa mettersi costantemente in discussione, approfondire, 
formarsi di continuo. 
Mi si passi il termine, stiamo parlando di " dare la vita" per gli altri, 
giorno dopo giorno, stanchezza dopo stanchezza.
Perchè?...la risposta non può essere una: 
perchè i nostri figli, i bambini tutti, sono ciò che li aiutiamo a diventare. 
Noi genitori, insegnanti, educatori abbiamo il potere di fungere da differenziale di sviluppo, non solo per i singoli, ma per la comunità futura, ossia per il mondo umano che c'è."


Pubblicato da annamaria gatti








venerdì 2 settembre 2022

E se i bambini scoprissero un giornalino fatto tutto per loro? BIG compagno di viaggio anche a scuola!

 


BIG: ovvero Bambini/e In Gamba,  ma non solo... 

Per scoprire il giornalino divenuto famoso ormai anche nelle scuole, basta seguire questo video coinvolgente, non solo perchè autorevoli sono i commentatori, ma soprattutto perchè si coglie l'entusiasmo bambino di manipolare un materiale vario e divertente, accurato e convincente, perchè fatto da chi usa conoscenze, talenti e cuore!

Temi che fanno da conduttori di storie e servizi: autostima, empatia, generosità, condivisione, perdono, scoperta, valorizzazione, resilienza... per esempio! E per questo BIG è proposto nelle classi oltre che come compagno di viaggio in famiglia.

Perchè per bambine e bambini, ma non solo?

Nel video a questo link sentiamo anche  invitare i genitori a sfogliare e fare proprie le pagine dell'inserto a loro dedicate. In un tempo complesso una risorsa da condividere con altri... 

https://www.youtube.com/watch?v=wCD0Fp6LwU0

pubblica Annamaria Gatti

venerdì 10 giugno 2022

Lo psicologo Ezio Aceti e il corso on line di alfabetizzazione genitoriale.

 foto da Ezio Aceti

Lo psicologo,  scrittore e formatore Ezio Aceti,  apprezzato per gli interventi in tutta Italia, dà corpo a un sogno condiviso da tanti: supportare i genitori con momenti di formazione per la conoscenza di "come funziona un bambino". 
Conoscere è definito un primo atto di amore, per permettere di vivere buone relazioni e di diventare educatori consapevoli e sereni. 
Inizia qui un primo appuntamento introduttivo, già ricco di riflessioni importanti, sulla pagina on line della rivista Città Nuova e, a proseguire,  ogni secondo  giovedì del mese. 
I dettagli a questo link! Buon cammino!

                                                                               Annamaria Gatti