Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

domenica 27 ottobre 2013

Halloween? No, grazie.




 
 
Non mi piace Halloween, non mi è mai piaciuto.
Vorrei che nelle famiglie e nelle scuole non si festeggiasse questa ricorrenza di altra cultura, che per le connotazioni che le vengono date, non calza bene sui bambini... li disorienta, coltiva l'orrido gratuitamente, mentre l'orrido è già sui nostri schermi, nelle nostre strade, talvolta purtroppo nelle famiglie.
Non si dica che "anche nelle favole... c'è la paura e c'è l'orrido con cui familiarizzare per superarli..." Non è la stessa cosa, ben lo sappiamo.  E un po' si fatica ad adeguarci a questa novità, la sentiamo scomoda, nulla a che fare con il carnevale ed affini.
Leggiamo negli occhi dei bambini, nei loro gesti,  nei loro sorrisi e nei loro pianti voglia di luce e di bellezza, di speranza e di affettuosa normalità.
Halloween è la ricorrenza (sigh!) che si trasforma in gusto del brutto e del deforme, del ricatto, della  legittimazione e della stagnazione della paura, senza sublimazione, del confine con la realtà e la porta della stregoneria.
"LA FACCIA NASCOSTA DI HALLOWEEN"
di Damien Le Guay,
filosofo e critico letterario
Ed. Elledici
In questo libro si approfondiscono alcuni aspetti di questa ingannevole festa di zucche  e "delle conseguenze che può avere sui bambini".

Pubblicato da Annamaria

venerdì 25 ottobre 2013

Senza parole

pubblicato da annamaria
ill. Walter Kostner

domenica 20 ottobre 2013

Noi educhiamo al meglio, ma la società è prepotente. Abbiamo sbagliato?



fonte: www.educare.it     
"Sono madre di una bambina di 3 anni e mezzo. Abbiamo cercato di darle una buona educazione da sempre quindi lei ha imparato a chiedere scusa quando si sbaglia, a dire grazie e prego, a salutare e soprattutto a non alzare le mani.
Abbiamo preso l'abitudine (non so se sbagliata a questo punto) di spiegarle le cose che accadono e parlare con lei sempre, per qualunque cosa: spiegarle il motivo di un rimprovero, spiegarle perchè non si fa una cosa piuttosto che un'altra etc etc.
Adesso però sembra che tutto quello che abbiamo faticato ad insegnarle ci si  sta ritorcendo contro. Quando andiamo al parco e un bambino la spinge non intenzionalmente lei si offende e viene da me piangendo dicendo che quel bambino l'ha spinta e non le ha chiesto scusa!!!! Quando mi racconta che un bambino le ha dato fastidio all'asilo oppure le ha detto che "i suoi calzini sono brutti" lei mi dice che non reagisce.
Abbiamo dato sempre importanza a ciò che lei ci racconta ascoltandola e spiegandole le cose o cercando di riderci insieme prendendo in giro quel bambino un pò monello. Le ho detto più volte di non prendersela oppure di dirlo alle maestre o di rispondere a quel bambino che l'ha offesa ma lei dice che non vuole. Ho paura che stia diventando un problema perchè ormai ogni volta che si esce (parco, ristorante o da amici con bambini) è una tragedia. Giocano per un pò poi se "malauguratamente" uno di loro la sfiora lei si chiude e non gioca più. Non c'è verso di distrarla e di farle riprendere il gioco. Stiamo provando la strada del "ma sì dai lascia stare, pensa a giocare"...ma non sembra funzionare.
Stiamo sbagliando strada o se abbiamo sbagliato tutto come rimediare?"

Risponde la dott.ssa Paola Marchionne
Gentile Signora,
innanzitutto la devo ringraziare perché la sua è una delle questioni più belle che mi sono state mai sottoposte in questi anni nella squadra di Educare.it, con tutto il rispetto, l’affetto e la riconoscenza per ciascuno di quelli a cui ho risposto!
Il motivo di ciò risiede nel fatto che la sua domanda mi riporta al significato più alto della parola educazione: che cosa significa essere una persona educata? Diverse sono le immagini che si sono accese davanti ai miei occhi mentre leggevo le sue parole: prima fra tutte quella dei bambini e dei ragazzi che visito in classe ogni anno scolastico che mi chiedono cosa faccio nella vita e io rispondo che mi occupo di educazione. Chi è una persona educata, chiedo loro, com’è fatta, come si comporta?
Una persona educata, rispondono, dice sempre “Buongiorno e Buonasera”, chiede permesso, per favore e risponde sempre “grazie e prego”. Riflettiamo allora insieme che sì, è vero, ma anche che, però, queste sono più le “buone maniere”, mentre una persona “educata” è sempre anche istruita, comprensiva e gentile.
Poi ho pensato a me che essendo prima di tutto una donna e una mamma, ho come prima mansione della giornata quella di comprare da mangiare, pane fresco, l’occorrente per una buona cena; eppure, quando non sono di buon umore (può capitare anche a me!) mi scelgo il supermercato dove so esserci delle cassiere allegre e aspetto anche qualche carrello in più per ricevere un sorriso e un cortese buongiorno. Ho pensato all’attualità della sua domanda, in un’epoca in cui essere cafoni e prepotenti è molto di moda, perché dobbiamo stare sempre molto attenti a non farci mettere i piedi in testa, e difatti il bullismo è la maggiore piaga relazionale e individuale che ci affligge. Ho pensato non da ultimo alla morte della donna medico ginecologa uccisa in questi giorni mentre prestava le sue cure ad un extra comunitario perché era educata al significato profondo del suo lavoro, quello del soccorso.
Ma veniamo a lei e alla sua tenerissima bimba: no, signora, io non ritengo che lei abbia sbagliato. Il problema è che quanto ha fatto finora non basta e che dovrà continuare sempre, ogni giorno, sempre col sorriso, ferma e sicura del fatto che l’Educazione vince sempre! E le dico di più, ma la prego, non mi voglia male: l’avverto che sarà una lotta perché le gomitate e gli spintoni non cesseranno!
Non ritengo nemmeno che la sua bambina possa essere giudicata come “facile alle offese”: questa bimba sta solo capendo, ed è convinta, in questo momento, come in tutti i rituali tipici della sua età, che sia la parola “scusa” ad aprire ogni Sesamo.
Bisogna però spiegarle anche che non siamo tutti uguali, che i comportamenti variano, che mamma e papà credono in un certo tipo di comportamento, al quale sono sempre coerenti, ma anche che non tutti la pensano così: la cosa più importante è essere sempre fieri di noi stessi, sapere di non essere ricorsi alla prepotenza e alla mancanza di rispetto per percorrere la nostra strada.
Ci saranno dei momenti in cui, forse, sua figlia contravverrà a queste regole: da adolescente, magari, masticherà rumorosamente chewing gum e alzerà un po’ la voce ma, dopo un passaggio magari turbolento, tornerà all’alveo educato a cui l’hanno formata mamma e papà. O magari splenderà sempre come un fiore, contornata da persone gentili come lei.
Le dica che la parola “scusa” avvicina sempre le persone amiche e sincere e che tanti la apprezzeranno per questo anche se non tutti e non tutti i giorni. E che l’importante è poter esprimere sempre sia gioia che disappunto, altro che calzini brutti! Guai cambiare quei calzini perché il cafone in erba sposterà la sua attenzione altrove. Meglio pensare che i calzini sono bellissimi e sono nuovi e che anche il compagno muflone alla scuola materna ha tante belle qualità!
Non si affligga, cara signora, e non si arrenda: tutto questo accadrà fino a quando noi adulti e genitori non capiremo tutti che dobbiamo spiegare ai nostri figli fin da bambini che gli altri non si schiacciano con la stessa veemenza con cui badiamo che i piccoli non infilino la testa nel forno acceso. Perché è grave e pericoloso nello stesso modo!

ill. di Nicoletta Costa
pubblicato da Annamaria Gatti

mercoledì 16 ottobre 2013

Il seguito di Cenerentola: dare conviene!


Cerenentola (ops!) Cenerentola regala la scarpetta e guarisce
di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova, 10 ottobre 2013

Al di là dell’orizzonte c’è il mondo delle storie. Ora proprio là, vicino al castello della Bella Addormentata, si erge il regale palazzo di Cerenentola, ops! Volevo dire Cenerentola. Il fatto è che questa eroina della scarpetta sta attraversando un brutto momento davvero! Per non si sa quale motivo le parole le escono di bocca storpiate, causando un certo allarmismo fra  reali e popolo.

Qualcuno si diverte pure tantissimo, ma per precauzione le hanno proibito di farsi vedere in giro e un velo è calato sulla sua favola a lieto fine, per evitare figuracce.

Cenerentola, o Cerenentola che dir si voglia, però non è convinta della faccenda.

“Devo trovare il modo per risolvere la cosa, non posso chiamare tafina la fatina, trimagna la matrigna e rosestralle le mie sorellastre. Non è serio, per le scarpette di cristallo! Il crinpice, cioè volevo dire  il principe, mio consorte,  è così demoralizzato! Tutti a  corte non vogliono venire al labbo, al ballo volevo dire… per non vederlo così triste.

Qualcosa non funziona e occorre trovare subito una soluzione.

La fatina sentenzia: “CUOR CONSIGLIA E IL DONO QUALCUN SI PIGLIA!”

Cenerentola ha ben capito e quando la cameriera personale torna a lucidare i pavimenti della camera principesca, Cenerentola la prende in disparte e le consegna un pacchetto infiocchettato: “Prendi qua e quando ti piacerà calzale. Se ti serve un bel vestito dimmelo, ti darò quello che preferisci”.

La ragazza sgrana tanto d’occhi: le famose scarpette sono lì nelle sue mani e la storia come si sarebbe conclusa? Ma Cenerentola scioglie tutti i dubbi: “Fatina, sorellastre, principe e matrigna! (Le parole son tornate!) Prendile, regalare le cose preziose mi aiuta a sentirmi  più felice… Ero troppo preoccupata a conservarle e mi tenevano prigioniera! Ora mi sento più leggera e le parole escono esatte, finalmente”.

E fu così che la simpatica Cerenentola, ops! Cenerentola, visse felice e contenta.

illustr. dal film  di animazione "Cenerentola" di Walt Disney 

martedì 8 ottobre 2013

A lezione... da Chiara Lubich




di Paola Canna

A Padova, in occasione dell’inaugurazione dell’ Asilo Nido intitolato a Chiara Lubich, lunedì sera il prof. De Beni ha "raccontato" la pedagogia della maestra Silvia (così si chiamava prima di prendere il nome di Chiara, come terziaria francescana). Eravamo in Trentino negli anni dal 1938 al 1943.
Essere modelli di vita come insegnanti, come genitori, è il modo in cui Chiara intendeva l’educare. Non mettersi su un piedistallo quindi, né tanto meno sfuggire dal ruolo di “guide” ma essere pienamente coscienti che si educa con quello che si è, più che con quello che si dice o si fa.
La maestra Silvia aveva per ciascun allievo un senso di rispetto profondo e di fiducia. Rispetto per le idee e le riflessioni dei bambini, tanto da partire da queste per impostare la lezione: “Ma tu cosa ne pensi?”, “Come faresti questo?” ... Così raccontano in un’intervista i suoi ex-allievi (oramai ultra ottantenni): “La maestra Silvia  aspettava tutti!” Spiegava cioè la lezione e la ripeteva finchè ogni bambino riusciva ad arrivare a comprendere, secondo i propri tempi o capacità (aspetti questi non scontati nella didattica di allora). Proprio come una madre, questa insegnante “speciale”, vedeva le difficoltà ma le affrontava con piena fiducia.
Puntava prima di ogni insegnamento, al clima: la scuola era come una famiglia! Gli apprendimenti e le regole si radicavano sull’affetto, sulla stima, sul volersi bene. Questa maestra ai suoi alunni chiedeva di “volersi bene e di essere uniti”; atteggiamenti che oggi potremmo tradurre in quelle tanto sperate capacità di convivenza e di stare in relazione nel rispetto per la diversità.
Una grande lezione … di educazione, a partire dai più piccoli!
Proviamo ad immaginarci di attuare questi semplici, ma profondi principi alla nostra vita di educatori (genitori, insegnanti, nonni ect.)  ?
Aspettiamo che ci raccontiate sul blog gli effetti !
(i contenuti sono stati tratti dal libro: Essere Educatori coraggio di una presenza, Michele De Beni ed., Città Nuova)

pubblicato da Annamaria
foto da Città Nuova

giovedì 3 ottobre 2013

Quale è il bene dei nostri figli?

 
Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno:
non sognate per loro i vostri desideri.
Basterà che sappiano amare il bene
e guardarsi dal male
e che abbiano in orrore la menzogna.
Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro:
siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio,
anche quando sembrerà   che si dimentichino di voi.
 

                                                    S. Ambrogio
                                              IV° secolo dopo Cristo
 
 
 
 
pubblicato da Annamaria
ill. da: andreaconsole.altervista.org

mercoledì 2 ottobre 2013

Nonni o Angeli Custodi?

 
NESSUNO PUO' FARE PER I BAMBINI
QUEL CHE FANNO I NONNI
ESSI SPARGONO POLVERE DI STELLE
SULLA VITA DEI PIU' PICCOLI
Alex Haley

Oggi festa degli Angeli Custodi, ci sentiamo proiettati verso  contenuti di alto valore:
  • perchè gli angeli custodi, tornati a far parte del nostro vissuto, ci fanno venire una gran desiderio di riaffermare ai nostri bambini che sì, l'Angelo Custode c'è, ti sta vicino e lo puoi pregare e ricordare brevemente, con lui ci puoi scherzare magari un po'...
  • ma... diciamoglielo ai nostri ipertecnologici bambini, che esistono e lavorano alla grande...
  • che ci crediamo anche noi dall'altezza delle nostre sicurezze e dei nostri dubbi...
E la festa dei nonni che connessione ha, con questo angelico ricordo?
Ma è ovvio: i nonni sono la rappresentazione fisica che gli angeli ci sono davvero... sono angeli un po' anche loro
                          e noi adulti speriamo sia proprio sempre così...!!!
                                                          deve essere così!

vedi nel blog anche gli altri post NONNI e FAVOLE 
Pubblicato da Annamaria Gatti