Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 30 gennaio 2017

Bambini forti, bambini con esperienza di radici

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Zygmunt Bauman ci ha lasciato. 

Semplicisticamente  viene da più parti ricordato in questi giorni come il sociologo e filosofo che ha inventato la definizione, per altro efficacissima, di  "società liquida". Altri studiosi ce ne  danno un'immagine più approfondita e profonda, che ci conferma la grandezza di un uomo e di un ricercatore appassionato.

Fare scelte forti per crescere giovani forti, questa forse, e perdonerete ancora  la semplificazione, la lettura più immediata che possiamo fare di queste considerazioni.

Fondare su radici generose l'educazione, la vita quotidiana, i valori su cui tessere speranze e sogni, fatiche e rinunce, impegno e resilienza, capacità di reagire e sostenere le frustrazioni. 

Ce ne saranno grati questi ragazzi, alla ricerca di sicurezze che certo non poggiano sul tablet di ultima generazione, nè sullo scooter di moda. Hanno sete, sete di esempi, di nonni forti se posssibile, di condivisione, si certezze ideali, per affrontare vincenti le contraddizioni e le durezze della vita, sapendo che tutto viene permesso per crescere forti e nulla va perduto di ciò che è fatto per amore.

pubblicato da Annamaria Gatti
Illustrazione: Littleflower- Wordpress,com

venerdì 20 gennaio 2017

Perchè questo libro? "Dall'altra parte del mondo"

                                                   Annamaria Gatti - Dall’altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa


Come promesso,  ecco le ragioni del libro in un'intervista da www.paroleinfuga.it
Desidero condividere le motivazioni di questo libro per adolescenti.
Mi piacerebbe che arrivassero al cuore di chi cerca al di là del visibile qualcosa e qualcuno a cui affidare la cura della propria speranza.

 Intervista ad Annamaria Gatti, autrice del romanzo
“Dall’altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa”
Ed. Aletti -  Roma - 2016

D. Partiamo proprio dal titolo, come mai “Dall’altra parte del mondo  Storia di Vera e Trysa”?
Molto semplicemente questa è la storia di una grande amicizia fra due adolescenti, che si conoscono in una situazione particolare, attraverso coincidenze non proprio casuali, che riservano sorprese e un po’ di suspense.
Una di loro farà l’esperienza esistenziale poi di andarsene a vivere lontano, agli antipodi, dall’altra parte del mondo.
Questo non incrinerà il loro rapporto sincero e i loro sentimenti, anzi… la lontananza renderà ancora più intensa la condivisione esistenziale.

D.  Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
L’amicizia, oltre la lontananza e la morte, è il filo conduttore. Quando perdiamo una persona cara resta di lei tutto ciò che ha saputo trasmettere e condividere. Nulla va perduto di ciò che è fatto per amore.
La musica assume il ruolo di  veicolo di comunicazione oltre lo spazio e il tempo, oltre la diversità  ed è capace di unire, di superare gli stereotipi e di annullare la distanza.
La presenza di un “Altro” , in questo caso rappresentato  dal  Vento del Crepuscolo, che accompagna l’esistenza e ha a cuore le vicende di chi lo sente e lo condivide, supporta, anche  al di là della metafora,  la realizzazione di questi percorsi esistenziali.

D.  Quanto la realtà ha inciso nella scrittura?
Tutto ciò che accade nel racconto è mutuato dall’ esperienza reale. Il racconto iniziale in particolare era nato, prima dell’ elaborazione in romanzo breve, dalla perdita di un’amica  da parte di una nipote, a causa di  un grave incidente. Da qui il desiderio di parlare ai ragazzi della morte e della capacità di elaborarne il vissuto.
Le vicende narrate poi certamente non fanno riferimento specifico a fatti accaduti, ma le mie figlie hanno studiato musica, una di loro il violino, e ho indirettamente sperimentato  sentimenti ed eventi legati a questo mondo.
Anche nelle brevi descrizioni e ambientazioni sono riconoscibili  alcuni scorci di città venete a me, lombarda trapiantata in Veneto, comunque care: Montagnana, Vicenza e Soave.

D.  La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
Grazie per questa domanda di qualità.
Ogni desiderio di comunicazione che si traduce in un libro è espressione di dono e partecipazione. Questo ha sempre caratterizzato ogni mia produzione in questi vent’anni di collaborazioni e di edizioni.
In questa ultima  avventura editoriale certamente riconosco l’intento inconscio di raccontare valori di vita: i frutti della tenacia del lavoro e dello studio, il rispetto per l’altro, la tolleranza e la solidarietà e l’invito a guardare oltre il tempo, oltre lo spazio, credendo che ogni attimo vissuto con  amore resta.
Ricordo la lettura fatta agli adulti del racconto che avrebbe dato poi origine al romanzo, in momenti formativi per genitori ed educatori sul valore della lettura, e le restituzioni di gradevolezza e di emozione. Queste esperienze  mi hanno convinto che il racconto avrebbe potuto diventare qualcosa di più, per essere condiviso non solo con i ragazzi, ma anche con gli adulti,  per comprendere meglio questi giovani, per porsi in  ascolto dei loro sentimenti e delle aspirazioni e per camminare insieme.

D.  Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale?
La  formazione psicologica e pedagogica mi accompagna e impregna ogni mio lavoro e ogni intervento, devo ammetterlo! Ma lo fa, spero, con la leggerezza che tanti anni trascorsi con bambini e genitori mi hanno  imposto e donato. 
Altri autori? La rosa  a cui faccio riferimento è assolutamente varia e particolare. In qualche caso sono per me, indegna allieva,  maestri di vita a diverso titolo: Guareschi, Ada Negri, Manzoni, Rigoni Stern, Pennac… in compagnia di  altri artisti, musicisti e pittori, che rendono giustizia alla incomparabile bellezza e alla profonda  solennità della vita.


D.  Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
            Trovo che la versione digitale sia una grande opportunità. Molti la utilizzano per  “leggere”     
            servendosi della sintesi vocale  e sopperiscono così alla difficoltà di lettura per disturbi  
            specifici o per  mancanza di tempo, ascoltando autentici capolavori o le ultime uscite.  
            Niente mai riuscirà però a sostituire l’ infinita poesia del piacere di leggere un libro cartaceo,
            il libro per eccellenza!


D.  Qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro?
Per me scrivere è un bisogno e uno stimolo comunicativo molto sentito, misto ad ansia di raccontare e di interagire. Non vi sono intenti educativi, ma ho sempre davanti a me l’interlocutore, il lettore che sento vicino e attento. Qualche osservazione su alcune scelte particolari.
La lettera maiuscola usata per lo stesso nome in alcuni contesti, e non in altri, nasce dal riconoscimento che da quel punto in avanti ci troviamo a relazionarci con un vero personaggio, riconosciuto dalle protagoniste con cui interagiscono, mentre prima era per loro solo un evento.
La scelta di privilegiare il dialogo, man mano che il romanzo scorreva, è stata dettata dall’incontro con alcuni  ragazzi che mi hanno trascinato in questa scelta, che ben si accordava con l’incalzare degli eventi stessi e con  la narrazione fatta in prima persona da Vera, una delle protagoniste.
Anche la presenza di frequenti puntini di sospensione (forse in eccesso?), rispecchiano il carattere di suspense che caratterizza alcune pagine: non è l’adolescenza tutta sospesa verso il futuro?
Vera e Trysa comunicano, dopo la partenza di quest’ultima, con l’e.mail. Mi è parso naturale utilizzare questo mezzo: all’epoca della scrittura di queste pagine whatsapp  non era ancora in auge e la mail riservava quella necessaria tempestività e semplicità d’uso che viene riconosciuta ai ragazzi, oltre alla possibilità di riflessione,  che ben si addice ai caratteri di Vera e Trysa.
La decisione di dedicare quest’opera alla mia famiglia, a mio marito, alle mie figlie e ai miei nipotini, è per ringraziare dei doni  di cui mi fanno oggetto ogni giorno, prima fra tutti la fiducia nella vita.

D. Un motivo per cui lei comprerebbe “Dall’altra parte del mondo -  Storia di Vera e Trysa” se non lo avesse scritto.
            Lo regalerei volentieri guardando la copertina, leggendo la quarta, lo maneggerei con cura e  
            curiosità e poi mi troverei un’oretta di pace per gustarmelo.  Chi lo ha già letto osserva che
            non è un romanzo solo per adolescenti, ma che  anche adulti navigati hanno apprezzato la
            vicenda narrata fino al finale che, a giudizio di alcuni di loro, riesce ad essere
            drammaticamente sereno e solenne, appunto, come lo è l’esistenza stessa.

D  Quali sono i settori che la vedono impegnata nella scrittura?
Sono nata come scrittrice di libri per bambini, tradotti all’estero. Sono stata per questo premiata e due miei libri sono stati oggetto di rappresentazioni teatrali di spessore in Italia e in Argentina.
Sono autrice di favole, articoli, recensioni, di una biografia e volumi di didattica e di psicologia. Questo è il primo romanzo per una fascia d’età che comprende l’adolescenza.
Buona lettura! E se qualcuno vuole contattarmi o farmi giungere un parere o una condivisione, lascio alcuni recapiti. Grazie per  l’attenzione!

....
gatti54@yahoo.it             

da www.paroleinfuga.it


venerdì 13 gennaio 2017

Io vado a scuola. E sono fortunata.

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In occasione del Natale ho proposto ad alcune classi quinte di una scuola primaria il racconto  "Il Natale di Albert Natale" Ed. Effatà. 
La narrazione, con immagini del libro e altro, è stata una riflessione, non solo sul Natale straordinario di questo bambino salvato dal traffico di bambini  (da un fatto vero del 2010), ma anche sulla fortuna che hanno i bambini in genere di frequentare la scuola. 
La Scuola. 
I ragazzi erano davvero stupiti, inquieti e incantati da questa avventura durissima e dalla gioia di Albert di poter festeggiare il Natale e di poter andare a scuola!!!

Oggi su Avvenire Ferdinando Camon ci propone una riflessione sulla chiusura delle scuole per il freddo. 

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/a-scuola-si-va-anche-se-fa-freddo
Mi pare ci dia spunti per riflettere sulla fortuna di poter andare a scuola. Ed è necessario che genitori ed insegnanti facciano riscoprire questa opportunità ai nostri ragazzi e bambini. 

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Quante bisnonne e  bisnonni abbiamo sentito recitare: avrei tanto voluto continuare gli studi.. ma... non era possibile!!!
Quando ho scritto il racconto "Ma com'è una scuola in Nepal?" so di aver suscitato interesse e aperto una finestra anche divertente, ma realista su qualcosa di estremamente  vero, ma poco conosciuto o almeno considerato.

https://www.cittanuova.it/ma-come-una-scuola-in-nepal/

Bambine e bambini, ragazze e ragazzi: siate felici e riconoscenti di andare a scuola. 
Cari insegnanti: fate della scuola un momento in cui viaggiare  "alto", in cui sentirsi accolti più che giudicati, dove la presenza dei genitori e la loro collaborazione sia una pista privilegiata di cammino, 
Beati coloro che si sentono dire: "Era così dispiaciuto di non poter venire a scuola!" E vi assicuro che in 42 anni di scuola l'ho sentito ripetere  più volte...

Viva la scuola!
E non perdetevi il film: VADO A SCUOLA. Guardatelo con i vostri figli.
https://www.comingsoon.it/film/vado-a-scuola/50184/scheda/
https://www.youtube.com/watch?v=wf-Zt_Wid4U


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

foto: fonte nova triburno
        www.ejtunost.iv
     



lunedì 9 gennaio 2017

Figli autonomi e sereni? Quattro prassi utili. Prima parte

Immagine correlata



Quando vediamo bambini autonomi muoversi adeguatamente nella realtà quotidiana, e comunque anche nella scuola, abbiamo un sussulto di soddisfazione: l'atto educativo sta funzionando! Lo vediamo dall'espressione distesa del volto dei bambini.
E quei genitori o quegli insegnanti ci ispirano simpatia e fiducia. 

In poche battute  proviamo a ricordare cosa fa di un bambino, fin dalla sua nascita, un bambino felice: saper fare da solo, essere  l'attore delle proprie scoperte e dei propri successi.
...Che non significa essere abbandonato al suo destino o "arrangiarsi" nella disattenzione di genitori incoscienti (nel senso proprio di non essere coscienti di ciò che comporta il loro ruolo) o nel lascia fare quel che più aggrada o quel che reclama! (e qui rimandiamo ai post sul tema!)

Vediamo queste quattro prassi, per incominciare! Da modellare sulle età della bambina e del bambino.

1)  Calma e fiducia
2) Materiale adeguato, ambiente ricco, apertura all'esperienza.
3)  Supervisione e consulenza del genitore per fare da sè.
4)  Collaborazione e gioia di imparare.

Premessa
Ripetiamoci: non ci interessano super-genitori  perfetti 
 senza macchia o senza paura... 
anzi li riteniamo pericolosi...
Genitori in ricerca e seriamente decisi a vivere al meglio 
il loro ruolo 
e capaci di autoeducarsi con coerenza e spirito critico, 
questi li preferiamo senz'altro!

Premesso questo vediamo in questo post il primo punto.
Ogni tema può essere approfondito 
anche con altri post già pubblicati su questo BLOG.

1) CALMA E FIDUCIA

E' così importante per i nostri bambini vivere in un clima familiare dove la calma aiuta la riflessione e l'accoglienza, che potrebbe essere l'anticamera dell'educazione alla tenacia e della promozione delle inclinazioni personali.
  • Ottimizzare i tempi  dell'attenzione genitoriale, saper fermarsi, saper sostare con loro,
  • gestire pian piano ogni reazione ansiogena eventualmente presente, che riguardi l'educazione e il bambino stesso,
  • operare scelte compatibili con la situazione ambientale, ma...
  • decise,  perseguibili e ...
  • condivisibili  per la coppia genitoriale, 
  • usare smarthphone con responsabilità, anche spegnendolo... 
  • coltivare la fiducia nelle proprie capacità sociali ed educative, aprendosi al confronto e all'aggiornamento, (gruppi finalizzati e di auto-aiuto, percorsi, libri, web, scuole genitori, specialisti,...)
  • coltivare così, di conseguenza,  l'atteggiamento di fiducia verso il bambino, che sa di poter contare sulle sue forze perchè voi gli rimandate questa immagine di attore delle proprie conoscenze e abilità, 
  • sbagliare allora non è una catastrofe, sbagliare "ci sta" nel percorso di vita e di apprendimento. E sa che potrà fare l' esperienza di ricominciare sempre, 
  • con la vostra presenza rassicurante e vera, capace di rispetto.
Al prossimo appuntamento!




Come si intuisce le prassi attingono anche dalla pedagogia montessoriana. Vi sono tante belle esperienze educative che attualizzano  in realtà quotidiane teorie pedagogiche  affascinanti e coinvolgenti. Fra queste anche  il metodo Montessori.
Ribadire il contributo assolutamente innovativo e  pedagogicamente geniale di Maria Montessori, (1870-1952) mi sembra doveroso e attuale! 


Fortunati quei genitori che possono iscrivere i loro figli e le loro figlie a una scuola montessoriana (vedi censimento scuole montessoriane).
L'Italia, patria di Maria Montessori, contrariamente a tantissimi altri Paesi, non ha mai provveduto a curare e a promuovere a livello istituzionale, nonostante l'alto  riconosciuto valore educativo, se non per la passione di qualche insegnante o  dirigente scolastico.
Se avete notizie più precise o fonti  che possono correggere questa, vi sarei grata se voleste inviarmele.
Siamo concordi che sarebbero graditi corsi di aggiornamento montessoriani per  genitori e insegnanti! 

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

Foto da www.eticamente.net


domenica 1 gennaio 2017

Metti i Re Magi nel presepe? Filastrocca.


COSA CERCANO I MAGI?


I magi sopra i loro cammelli

avanzan solenni come fratelli.
Son giovani o vecchi, son bianchi o neri,
un sol desiderio nei loro pensieri.

Cercan il Bimbo delle scritture
viaggiando fra dune e ripide alture,
dicon sicuri: “ Fra questi monti
ci sorriderà il Re dei mondi!”

Portano doni per il Bambinello
che nascer dovrebbe in un paesello,
piantan le tende e riposano un po’,

il cielo è buio, avanzar non si può.

Ma se raggiungono la fredda capanna
e trovano il Bimbo con la sua Mamma
vuol dire che puoi di certo anche tu
parlare e abbracciare il Bambino Gesù.

Puoi raccontargli di giochi ed amici,
della tua gioia e dei tuoi sacrifici,
delle cose che ti piacciono di più,
che piacciono a te e al Bimbo Gesù!


pubblicato da Annamaria 
da "Filastrocche del presepe" di A. Gatti
 Inedito