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Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 25 ottobre 2016

Astrid Lindgren, Premio Andersen 2016: Lotta Combinaguai


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LOTTA COMBINAGUAI

di Astrid Lindgren
ill. di Beatrice Alemagna
traduzione di Laura Cangemi
Mondadori

Recensione di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova, ottobre 2016

Per chi ama la scrittrice svedese questa prima edizione in lingua italiana e il premio Andersen 2016 assegnato come “Miglior Libro 6/9 anni” non è una sorpresa: la Lindgren supera i limiti di  tempo e luogo, la sua narrazione sa innalzarsi alla realtà bambina con un’abilità unica e rara che coinvolge appieno e consola. Complice forse  la felice infanzia in campagna e la familiarità con libri e bambini, l’amore per la lettura e la scrittura.
Lotta, la protagonista, è la terza di tre fratelli. la narrazione della sorellina di mezzo, di nome Mia Maria, è briosa e soprattutto di uno spiazzante realismo, che solo chi sa mettersi davvero nei panni dei bambini riesce a comporre!
Quando nasce Lotta in casa di Jonas, il fratello maggiore, e di Mia Maria, le cose cambiano considerevolmente, ma mamma e papà sanno trovare nel "baccano" motivi di sorpresa e di allegria.
Stride in quella casa la presenza di una bambina che pare nata per vivere autonoma e soprattutto in continua competizione con i due fratelli più grandi!
La guerra fra i fratelli si risolve sempre in battaglie dove la complicità fraterna in fondo ha la meglio, per questo la lettura di "Lotta Combinaguai" ha il sapore di un percorso catartico nei meccanismi faticosi delle gelosie fraterne.
Chi è il più "vecchio" deve lasciare lo spazio a chi arriva e lo deve fare dignitosamente, rendendosi consapevole del proprio ruolo e dell'immutato affetto dei due genitori, giocando di immaginazione, di fantasia e di empatia.
Gli adulti anche in questi racconti, come nel più celebre romanzo di Pippi Calzelunghe, qui non sono che comparse apparentemente marginali e rispettose del desiderio di autonomia dei bambini.
Lotta è sì una monella che una ne pensa e cento ne fa, decide pure di trasferirsi a casa di una vicina o di mettersi sotto la pioggia sul letame per crescere in fretta , ma l'abbraccio finale e la tenerezza poi hanno la meglio in questa famiglia tormentata, ma che mantiene una serenità invidiabile fatta di tenerezza e di accoglienza, di condivisione dei "pensieri-bambini" e di sano umorismo. E ognuno dei 15 racconti pare un piccolo capolavoro dove l'amore scorre a fiumi.








mercoledì 19 ottobre 2016

Con i bambini su morte,famiglia, empatia e resilienza.

Le edizioni Giralangolo (www.giralangolo.it)  continuano a sfornare libri di ormai noto valore editoriale e artistico e di sensibilità pedagogica.
                                isola-del-nonno
L’ultimo nato “L’isola del nonno riporta nelle librerie  quel Benji Davies  autore-illustratore-regista  che fa incetta di premi, anche per la Giralangolo, di cui conosciamo “La balena della tempesta” e “Sulla collina”, per averli già recensiti  con convinzione. Anche quest’ultimo nato ci riporta in punta di piedi nel mondo bambino, dove il confine fra realtà e fantasia non esiste, ma tutto scorre sui binari dell’empatia e degli affetti : quando il nonno di Syd se ne va con una nave ormeggiata sul tetto, il nipotino, invitato a seguirlo, lo accompagna in un’isola lussureggiante e piena di allegria, come il nonno. Sarà un’occasione di divertimento assoluto! Gli costerà lasciarlo in quel paradiso terrestre, ma avrà a cuore la sua felicità e lo lascerà andare. La morte, per i bambini amati come Syd, ha il senso di una cammino bello altrove? Non è difficile cogliere il messaggio delicatamente offerto: ogni dono, ogni gesto d’amore, ogni sguardo buono del nonno resta e ti accompagna, anche quando non ti sta più accanto, con la solita allegria e fantasia, da non perdere mai!
                               Arriva la mamma!
Quando la mamma torna dal lavoro cosa accade? Lo racconta in “Arriva la mamma!” la capace penna dell’americana  Kate Bank e i pastelli del polacco Tom Bogacki.  La contemporaneità incuriosisce sempre i bambini e anche gli adulti! Mentre la mamma corre nel traffico  e fa i conti con la pioggia, a casa un papà  multitasking prepara  con destrezza, fra un inghippo e l’altro, una pizza con i suoi tre bambini, che attendono la mamma appiccicati al vetro della finestra!  Incalza il testo, a specchio, la circolarità dell’illustrazione favorisce la percezione dell’abbraccio in tondo dello spezzone di vita familiare, così rassicurante e beneaugurante: tutti i bambini dovrebbero poter sorridere al ritorno dei genitori dalla giornata lavorativa e non ha importanza se l’attesa sia per  la mamma o  per il papà. L’importante è stare bene insieme.

                                      Risultati immagini per povero winston
Ritroviamo poi Benji Davies nelle illustrazioni di “Povero Winston!” su testo di Pamela Duncan Edwards. Winston è un cucciolo con un problema: una spina gli si è conficcata nella zampa e pare perda, con la serenità, anche la capacità empatica. Da quel momento esiste solo questa sua terrificante sofferenza, che lo conduce dal veterinario. Dimentica tutto e tutti, non si accorge di ciò che sta accadendo nel frattempo ai suoi amici: incidenti ben più catastrofici di varia natura e incontri ravvicinati con leoni e api furiose dalle pesanti conseguenze. Ossa rotte e cuccioli doloranti si ritrovano tutti dal veterinario, ma Winston non vede le necessità di nessuno di loro, anche se lungo la strada la spina esce da sola e non fa più male. Anche ai bambini talvolta accade di perdere l’empatia per rotolarsi nel loro dolore anche se piccolo: un’occasione forse per immedesimarsi e condividere la vicenda di Winston e incitare alla resilienza: forza Winston, sii forte!

pubblicato da Annamaria Gatti



lunedì 17 ottobre 2016

La maestra senza matita rossa

"La valutazione è un tema che riscuote sempre un certo interesse, ma io sono talvolta disorientata per la presenza dello spirito di competizione che spesso anima le classi in cui entro a insegnare. Che riflessioni fare? E queste benedette penne rosse, sono proprio necessarie? Erano il mio incubo da bambina." 
Laura maestra di seconda.

Cara Laura, pubblico il tuo messaggio e rispondo con un post di qualche tempo fa in cui si parlava proprio della penna rossa.  troverai anche un riferimento a Chiara Lubich, maestra...Grazie per la tua sollecitazione e buon cammino!



PENNE ROSSE E DEMOTIVAZIONE
Ho sempre odiato la penna rossa, quella dei segnacci irati in fondo al tema, o sotto la risoluzione del problema.
Quei segni che accompagnano i ritorni da scuola con gli occhi persi nel volto dei genitori, quando ci sono...  a sera e quando ti guardano il quaderno, delusi.
Se poi non  sai dire il perchè di quelle rigacce rosse sotto alle parole sbagliate o a fianco degli errori, allora il quadro è completo.  Ti senti disperso, incapace per la vita e ti pare di non poter combinare nulla di buono: forse che abbia ragione la maestra che mi redarguisce dandomi, nella migliore dell'ipotesi, dell'inetto?
E non è un rigurgito sessantottino il mio, da "vecchia maestra" contestatrice, con nella storia professionale il sei politico degli anni '70, o la pagella fuori corso che dava giudizi scritti per far capire la strada da seguire, i punti di debolezza e soprattutto quelli di forza da cui ripartire, anzichè voti discriminanti.
INCORAGGIARE, VALORIZZARE 
Poi è stata la regola, il percorso pedagogico, l'attenzione che le istituzioni illuminate dalle indicazioni psicologiche attuali regolamentano e che molti bravi insegnanti, che conosco, utilizzano.
Devo dire che ora  più che mai mi infastidisce il giudizio in rosso a caratteri cubitali, la scritta in corsivo "adulto" che i bambini non comprendono e spesso neppure i genitori stranieri.
Vorrei che i bambini facessero esperienza di vita vera, di conferma a scuola!
Usiamo matite colorate, nel rigore didattico e scientifico più professionale.
CHIARA NON USAVA LA  MATITA ROSSA
Alcuni anni fa a Verona si è tenuto un bel convegno di livello universitario  per il mondo dell'educazione dal titolo "Quale educatore per il XXI secolo?" in cui si è fatto  riferimento anche alla maestra Silvia, che non usava  la matita rossa... 
Silvia  è Chiara  Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, che pure era una maestra e, appunto, non usava la matita rossa, ma ascoltava i suoi alunni, li incoraggiava a ragionare e ad esporre il proprio parere, aveva verso di loro attenzioni di grande umanità e ciascuno di loro si sentiva apprezzato e valorizzato. Gli errori erano corretti insieme, compresi e non fonte di umiliazione. Gli insegnamenti erano rigorosi e severi, per crescere, imparare, non per soccombere.

Donato Chiampi, filmmaker del dvd che accompagna il bel libro, curato da Michele De Beni "Essere educatori coraggio di una presenza" Ed. Città Nuova, mi ha confidato che intervistando le sue alunne, oggi ultraottantenni, ricordandola lucidamente rivelano come Chiara Lubich avesse inviato a loro ogni anno gli auguri natalizi per tutti gli anni seguenti il loro incontro a scuola...
E per saperne di più: 
PUBBLICATO DA ANNAMARIA
FOTO da pencil.blogspot.it

venerdì 14 ottobre 2016

Bambini


A questi bambini.
A tutti i bambini.
A quelli a cui  stasera 
la guerra e la malvagità hanno rubato  
un sonno tranquillo.
Vano è chiedere il perdono.
Non hanno fiato per risponderti.
Nè pupille vive per chiedere.
Nell' abbraccio sfioro 
solo vento gelido e informe. 
Lancinante ricominciare a sognare.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Città Nuova.



domenica 2 ottobre 2016

S.A.S.S.I Favola per fare una buona scuola

A richiesta ecco la storia S.A.S.S.I.


    
                             S.A.S.S.I
di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova, 25 Novembre 2012

C'erano una volta dei sassi qualunque.
Sassolino, un cosino piatto e lucido, arrostiva al sole del primo pomeriggio.
Sassone, un cosone rotondo e bianchiccio, poco più in là, borbottava per chissà cosa.
Sassello, un appuntito grigiastro e  filosofo meditava concludendo:
“Inutili, siamo proprio inutili ahimè!”
“Hai ragione, non profumiamo neppure l'aria!” s'incupì Sassone.
“Tutto vero, non sappiamo cinguettare qualcosa di decente...” piagnucolò Sassolino.
Le nuvole si ammassarono verso ovest e fu l'ora della merenda.
Caterina uscì, scricchiolando sulla ghiaietta del vialetto. Scrutando qua e là, si fermò vicino ai tre e li raccolse.
Ballando qua e là in tasca con un sordo ritmo, i tre sassi si accorsero di essere arrivati a destinazione quando Caterina li fece scivolare in un panciuto vaso di vetro.

“Per tutte le rocce della luna, cosa ci facciamo qui?” sbottò Sassone guardando tutti quei sassi accumulati nel vaso.

I sassi non risposero, ma intanto Caterina stava spiegando:

“Maestra! Ecco altri tre sassi, oggi ho visto tre cose importanti...per la nostra raccolta.”

Sapeva di avere gli occhi curiosi di tutti i compagni addosso e la tirò un po' più lunga.

“Dunque...Daniele ha messo in ordine il banco di Andrea, che ha il braccio ingessato.”

 Un applauso accompagnò le orecchie di Daniele che diventarono rosso scuro.

“Poi Aziz ha diviso i soliti due litiganti, prima che si azzuffassero davvero. Si è preso anche un calcio, ma non ha reagito.”

Doppio applauso per Aziz.

“Il terzo sasso è per te perchè, anziché farci le prediche, ci hai insegnato a osservare il bene e a raccontarlo con i...sassi!”

“Maestra, e quando   il vaso sarà pieno?”

“Secondo me vi sentirete tutti meglio. E potete decidere  voi cosa fare in un'ora di scuola, con una votazione democratica.”

“Dai facciamo una festa, o un gioco...”

“Ci leggi un libro? O guardiamo un film!”

“Invitiamo qualcuno a scuola che ci parli di una cosa che ci interessa molto!”

Sassolino, Sassone e Sassello  non si erano mai sentiti così importanti e diventarono blu per l'emozione.

E blu è anche il mio colore preferito!
foto altervista.org