Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
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martedì 25 novembre 2025

Quanto è importante giocare con i figli.



L'IMPORTANZA DI GIOCARE CON I FIGLI

di Dorotea Piombo

fonte Città nuova 

21  novembre 2025 

Il gioco tra i genitori e i figli è fondamentale per il benessere emotivo e relazionale dei bambini. La vita frenetica può ridurre questi momenti, creando distanza e segnali di disagio. Ritagliare spazi di gioco nella routine rafforza i legami e nutre una preziosa memoria affettiva 

Quanto tempo dedichiamo davvero ai nostri figli, al di là degli obblighi quotidiani e delle corse tra casa e lavoro? È possibile che il gioco, spesso considerato superfluo nella routine adulta, rappresenti invece la chiave per aprire uno spazio emotivo condiviso, profondo e trasformativo? E cosa accade quando la mancanza di tempo diventa una costante, relegando i momenti di gioco ad un lusso raro? 

Viviamo in una società in cui la produttività è costantemente esaltata, in cui essere sempre impegnati è spesso sinonimo di successo. Le ore di lavoro si allungano, le distrazioni tecnologiche aumentano e i momenti di qualità in famiglia sembrano ridursi sempre più. 

Eppure, il tempo trascorso giocando con i figli non è solo svago: è costruzione attiva della relazione, terreno fertile per lo sviluppo psicofisico dei bambini, spazio in cui l’attaccamento trova voce e forma.

NICOLETTA E MARCO 

Nicoletta e Marco sono entrambi professionisti di successo. Lei lavora come avvocato in uno studio rinomato della città, mentre lui è impegnato come project manager in una multinazionale. Hanno due figli, Chiara di 7 anni e Alessandro di 4. La loro settimana si consuma tra sveglie all’alba, appuntamenti di lavoro, e-mail a cui rispondere e una lista di impegni che sembra non finire mai. La sera, rientrano a casa esausti. Mentre i bambini li aspettano pieni di entusiasmo, sperando in una partita al memory o una costruzione con i LEGO, Nicoletta e Marco si rifugiano nelle ultime pratiche da chiudere, preparando la cena velocemente e rimandando il gioco a un momento indefinito. I fine settimana, invece di essere dedicati alla famiglia, sono spesso impegnati in commissioni domestiche o scadenze lavorative. «Non abbiamo tempo, magari domani», è la frase che Chiara e Alessandro sentono troppo spesso.

Con il tempo, Nicoletta inizia a notare che Chiara è più silenziosa, meno incline a raccontare le sue giornate, mentre Alessandro diventa più capriccioso e irritabile. L’assenza di momenti di gioco si fa sentire: i bambini cercano affetto e presenza, ma trovano barriere invisibili che li separano dai genitori. La letteratura psicologica sottolinea come il gioco rivesta un ruolo fondamentale nello sviluppo psico-fisico del bambino. Attraverso il gioco, il bambino esplora il mondo, sperimenta le regole sociali, costruisce autostima e consegue tappe evolutive cruciali. Quando il genitore si fa parte attiva nel gioco, contribuisce a creare un legame di sicurezza, favorisce la regolazione emotiva e svolge una funzione di “specchio” affettivo.

I RISCHI

La mancanza di momenti ludici condivisi porta invece rischi significativi. I bambini possono sviluppare difficoltà relazionali, insicurezza, scarsa capacità di gestione delle emozioni, irritabilità e, nel tempo, vissuti di abbandono. Sul piano corporeo, il gioco favorisce lo sviluppo motorio, la coordinazione, il rilascio di tensioni e la prevenzione di disturbi legati alla sedentarietà. Inoltre, il gioco è uno spazio privilegiato in cui genitori e figli “si scelgono” reciprocamente, si riconoscono come individui e costruiscono una memoria affettiva comune, che diventerà risorsa alla base della crescita.

UN GIORNO

Un giorno, Nicoletta riceve una segnalazione dalla maestra di Chiara, che le consiglia di fare maggiore attenzione ai segnali di tristezza e chiusura della bambina. Questo evento provoca una riflessione profonda. Nicoletta e Marco, con l’aiuto di una psicologa, riconoscono la necessità di rivedere le proprie priorità. Decidono di pianificare dei veri e propri “spazi di gioco” nella routine settimanale. Ogni giorno, dopo cena, dedicano almeno venti minuti a giocare insieme, spegnendo telefoni e TV. Il sabato mattina diventa l’appuntamento fisso per una gita al parco, dove costruire ponti emotivi, scoprire nuovi giochi e ridere insieme. Col tempo, notano cambiamenti importanti: Chiara torna ad essere comunicativa, Alessandro è più sereno. Nicoletta e Marco riscoprono il piacere di stare insieme, sentendosi meno in colpa e più soddisfatti.  Il gioco diventa il vero “centro” della famiglia, da cui scaturiscono risate, confidenze e una nuova energia. Riconoscere l’importanza del gioco è il primo passo: non è tempo perso, ma investimento nel benessere emotivo dei figli. Pianificare spazi di gioco può fare la differenza, scegliere giochi che piacciano ai bambini, coinvolgendoli aumenta la qualità del tempo condiviso.

 NON SERVE ESSERE PERFETTI

Spegnere device e distrazioni aiuta a creare uno spazio autentico, in cui la presenza è totale. Non serve essere perfetti: anche una risata spontanea, una carezza durante il gioco lascia un segno indelebile. Osservare i segnali dei figli, come silenzio, irritabilità o tristezza, permette di intervenire tempestivamente. Fare alleanza con il partner rafforza anche la coppia e la coesione familiare. Il tempo donato ai figli attraverso il gioco è un capitale affettivo che cresce giorno dopo giorno. Anche nelle famiglie più impegnate è possibile riscoprire questa dimensione autentica, capace di attivare benessere psicofisico, fantasia, fiducia e memoria condivisa. Giocare con i figli è la più potente forma di presenza: è dir loro, con i gesti e non solo con le parole: «Tu sei importante per me».


pubblicato da Annamaria Gatti

foto da iODonna

martedì 20 maggio 2025

Quando muore la maestra

 


Ci sono maestre e maestri. 

Quelli che ti capiscono al volo, quelli che vorrebbero capirti al volo.

Quelli che non amano la professione e quelli che si sentono nati solo per essere insegnanti.

Quelli consapevolmente felici e quelli senza un sorriso. 

Quelli capaci di un vero abbraccio e quelli che non ci riescono proprio, poveretti.

Quelli che sanno sporcarsi per condividere le tue scoperte e quelli che non ci riescono proprio.

Poi ci sono quelli che ti portano in uscita a scoprire il mondo. 

Magari in pullman.

E se c'è un incidente, come quello accaduto ieri, ti difendono e qualcuno ci rimette la vita.

Alla maestra Domenica Russo, il suo sorriso resterà sempre.

Un pensiero per le bambine, i bambini e le loro famiglie, che ora devono affrontare un tempo difficile.


pubblicato da Annamaria Gatti

foto da A.G.M.

lunedì 26 agosto 2024

E se venisse nella tua scuola Uffabaruffa?

 

Uffabaruffa piomba sulla spiaggia, scaraventata dalla scopa magica 
dopo l'inquietante incontro con il Gran Consiglio delle Streghe

Facciamo un castello? Ma tu sei una strega?... Perchè non fai la fata?

Inutile ripeterlo: Uffabaruffa a scuola si trova benissimo, così come in tanti altri contesti... ma certo fa di tutto per stare in compagnia dei bambini e di chi con i bambini ci vive ! Per esempio...
L'esperienza della presentazione laboratoriale on line è stata un momento divertente per tutti. Un centinaio gli iscritti (moltissimi insegnanti) con possibilità di rivederla. 
Ci siamo emozionati,  nel rivivere qualche momento della storia, ma soprattutto quando abbiamo seguito dal vivo la matita di Laura Cortini, che ha tracciato e arricchito l'immagine della nostra protagonista "strega ma fata" in diversi contesti.
Ci ha fatto piacere sentir definire post moderni il racconto e  le illustrazioni, nati nel 1996 e ora attualissimi... e forse qualcosa in più. 
Laura ed io siamo grate all'editore per aver voluto arricchire con una appendice di giochi il volume con i tre filoni di proposte:  
  • per conoscere se stessi e accrescere l’autostima,
  • per superare i pregiudizi, accogliere tutti, saper scegliere,
  • per rinforzare empatia e resilienza.

                       
Uffabaruffa non si smentisce mai STA CON I BAMBINI E FA. Non chiacchiera, ma  coinvolge lettrici e lettori nei giochi " per conoscersi e vivere felici" Perchè si può!

E ora auguriamo a Uffabaruffa come sei buffa ancora una lunga vita fra le pareti domestiche, le biblioteche e le scuole!

Già perchè una delle costanti è proprio la presenza nelle scuole, dove Uffabaruffa ha fatto in tanti anni (26!) dalla prima edizione con Città Nuova, premiata e tradotta... e trasformata in musical in Argentina...

E la direttrice Elvira Zaccagnino de "la meridiana"  ha proprio sottolineato questa presenza vincente: 

"Immagino questo libro diventare uno strumento in mano ai docenti attenti. Lo vedo entrare nelle scuole e dare vita a momenti di aggregazione, di comunicazione delle proprie emozioni e delle proprie esperienze. condividendole con gli altri bambini e bambine e insegnanti, un punto assolutamente privilegiato di osservazione e di raccolta di idee e informazioni sugli alunni, nel momento dell'entrata a scuola, dell'inserimento inclusivo e dell'ascolto e della conoscenza reciproca..."


E se venisse davvero Uffabaruffa nella tua scuola? 



lunedì 10 giugno 2024

E ora che faccio se la scuola è finita? Sii felice.

 

C'è una alternativa intelligente per gustare la magia delle vacanze?

Sempre Popotus pubblica il 6 giugno un'ultima pagina stimolante: invita i suoi lettori, immagino dai 6 ai ...100 anni, a progettare un' estate davvero buona, che getta le basi per un nuovo sentire e un nuovo vivere.
Alla ricerca della felicità, perchè no? Chi ci impedisce di pensare a un tempo così bello da richiedere di essere vissuto appieno? 
"Una cosa però è certa; non c'è felicità nell'isolamento. La felicità è reale solo se condivisa, scriveva Chris McCandless" 
E dietro l'angolo ecco spuntare il rischio, tutto spalmato su uno schermo, grande o piccolo che sia. 
Save the Children ci aveva informato che dal suo sondaggio era emerso che in adolescenza si sta davanti allo schermo   un numero spropositato  di ore (10 al giorno) per estare collegati con amici e amiche. 
Non c'è storia: gli amici si incontrano davvero, reali e vegeti in un parco, in piscina,al grest,  all'oratorio, in biblioteca, al centro estivo di equitazione, di musica, di falegnameria, di cucina, nel cortile di casa, a casa propria...
Insomma un augurio: costruisci la tua estate magica davvero, usa i tuoi talenti e la tua fantasia. 
Puoi farcela!


pubblicato da Annamaria Gatti
foto da ModenaToday

sabato 27 gennaio 2024

La fiducia nei bambini che salva in un giornalino per loro e per i genitori


foto di A.G.
Città Nuova pubblica a firma di Sara Fornaro un aggiornamento molto interessante e ci riconduce a BIG, riuscito giornalino per bambine e bambini in gamba, premiato e ricco di proposte.

Questo blog ha più volte proposto e rilanciato come l'autostima e la resilienza passino attraverso uno stile impostato su fiducia e warm cognition.  Non perdere il faro di riferimento aiuta i genitori ad orientarsi in questo viaggio emozionante, bellissimo e spesso  impervio.

Anche questo giornalino è un contributo di qualità ed apre a molte possibilità di restare "collegati". Insieme si può!


"La fiducia è uno degli elementi necessari per sviluppare una sana autostima e prendere decisioni efficaci. Ne parliamo nel giornalino Big Bambini in gamba di febbraio.

La fiducia è essenziale per una crescita personale completa, per costruire la propria autostima e per stringere relazioni vere, solide e positive. È uno degli elementi delle soft skills, le cosiddette competenze per la vita, in particolare è importante nel processo cognitivo che porta a prendere decisioni efficaci.

C’è la fiducia che viene data a ciascuno di noi da chi ci sta intorno, a partire dalla nascita: alimenta la nostra autostima, ci aiuta a crescere sereni, ci fa sentire la vicinanza e l’affetto di chi ci circonda. C’è poi la fiducia che noi riponiamo negli altri: un sentimento talvolta malriposto, che può vederci traditi e delusi quando la persona in cui avevamo creduto ci volta le spalle o divulga i nostri segreti.

Della fiducia si parla nei numeri di febbraio e di marzo del giornalino Big bambini in gamba di Città Nuova. Nel numero 2 del 2024, in particolare, ci si sofferma sull’importanza di sentire la fiducia degli altri, come succede a Pino, un amico un po’ distratto della Big band, che farà trascorrere al cagnolino Woff una giornata indimenticabile, proprio grazie ai pasticci che combinerà.

Nel racconto seguiamo con il fiato sospeso il percorso di Lele, un pastorello che deve raggiungere da solo, per la prima volta, il rifugio delle pecore in montagna. Ha paura, ma la fiducia del padre gli dà forza e sicurezza. Nel mese in cui si celebra la Giornata internazionale delle donne nella scienza, nella curiosità si parla di alcune delle scoperte al femminile in campo spaziale.

Ma a febbraio c’è anche Carnevale! Nella ricetta, allora, viene proposto il “riso mascherato“, mentre il bruco dà le indicazioni per realizzare un simpatico cappello da giullare. Ma chi era questo personaggio in passato? Lo scopriamo anche nell’arte, con due quadri di Valerij Ivanovič Jakobi e Georges Clairin.

E ancora, spazio alle storie vere: nel fumetto che parla della fiducia data dai giocatori di una squadra di calcio al loro capitano e del grande scrittore Daniel Pennac. Da piccolo, a causa delle dislessia, era preso in giro dai familiari e dai compagni di scuola. Grazie ad un insegnante che gli diede fiducia, riuscì a esprimere le sue capacità e a diventare l’attuale grande scrittore di fama internazionale.

Ma i contenuti del giornalino Big non finiscono qui: per scoprirli tutti, abbonatevi subito nella pagina della rivista, nella sezione abbonamenti. Si può anche eseguire un versamento sul CCP n. 34452003 intestato a Città Nuova o fare un bonifico bancario intestato a P.A.M.O.M. – CITTÀ NUOVA, VIA PIEVE TORINA, 55 – 00156 ROMA BANCO BPM IBAN IT28D0503421900000000009185, specificando sempre nella causale: abb. a Big e inserendo i propri dati postali.

All’interno del giornalino Big Bambini in gamba c’è anche l’inserto educatori. Realizzato con il contributo della Fondazione Vincenzo Casillo, contiene approfondimenti dello psicologo Mario Iasevoli, di Patrizia Bertoncello, insegnante e formatrice, dello psicologo Ezio Aceti e di Marina Zornada, dell’associazione Famiglie Nuove del Friuli Venezia Giulia: approfondimenti utili per genitori, insegnanti, catechisti ed educatori.

https://www.cittanuova.it/impariamo-a-fidarci-dei-bambini/?ms=003&se=010 

pubblicato da Annamaria Gatti

martedì 24 gennaio 2023

I segnali dei bambini 5: Laura demotivata, distratta,diversa, help.

Risultati immagini per immagini figli
Laura manda i suoi segnali, lo abbiamo visto nel post precedente e l'impegno degli adulti è quello di fare posto alla sua comunicazione.
In sintesi significa osservare con attenzione e mettersi nella disposizione di imparare, per conoscere e poter dare un aiuto.
Significa anche osservare e ricostruire il mondo che l'accompagna, conoscere il sistema in cui vive, lavorare di empatia.
E una raccolta dati onesta rileva le problematiche relazionali attraversate dai genitori, di cui Laura si sente responsabile. Sono bastati alcuni seri litigi e, di più, silenzi inusuali, messaggi analogici del "non voglio parlare con te, tu non esisti perchè mi fai soffrire" riferiti nella coppia dei genitori, che hanno incrinato le certezze affettive della bambina.
Laura, la bambina di 9 anni brava e fonte di soddisfazioni in ogni campo, ha visto sbiadire il mondo attorno e la fragilità ha frenato ogni suo passo.
Di qui i segnali da leggere:
distratta, demotivata, insicura, troppo protettiva, triste... 
Laura stava cercando modalità per dire:
      STO VIVENDO  MALE QUESTO MOMENTO
DAMMI CHIAREZZA
AIUTAMI A TROVARE LE PAROLE PER DIRE LA MIA SOFFERENZA
ABBI PAZIENZA CON ME IN QUESTI GIORNI DIFFICILI
STAMMI VICINO  
CONDIVIDI CON ME I MOMENTI
DIMMI CHE NON E’ COLPA MIA SE I MIEI GENITORI SONO TRISTI E PREOCCUPATI
RIPETIMELO  
AIUTAMI A RIPRENDERE FIDUCIA

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto www.bambinoinforma,it

venerdì 29 luglio 2022

Le avventure di Uffabaruffa: siamo quel che dobbiamo essere. Un inno all'autenticità. Recensione

 

Recensione di Cristina Buonaugurio
Cristina Buonaugurio, psicologa psicoterapeuta romana, ha saputo vedere nella narrazione tutto quel che c'era da capire e da portare alla luce. Non mi stupisco. L'autrice di due recenti volumi (La più grande delle magie e Manuale di incantesimi per apprendisti educatori ed. Città Nuova) che ci accompagnano alla scoperta della saga di Harry Potter come intrigante strumento di conoscenza di sè e di guida al cammino della crescita,  non poteva ignorare il filo d'oro che anche Uffabaruffa riesce a districare per avere la possibilità di vivere appieno la propria identità. Ecco dunque questa profonda e illuminante recensione (anche per me!)


Una strega dal cuore d’oro

Pubblicato la prima volta nel 1997 da Città Nuova, tradotto all’estero e vincitore del Premio letteratura per l’infanzia “L’Aquilone d’oro” nel 1999, torna quest’anno per i tipi di Edizione La Meridiana il libro Uffabaruffa come sei buffa! Una fiaba per conoscersi ed essere felici

Corredata dalle meravigliose illustrazioni di Laura Cortini, la storia, nata 25 anni fa dalla penna di Annamaria Gatti, racconta le avventure di una «giovane strega un po’ paffutella, che portava grandi occhiali da sole su un bel naso a patata». 

Ma Uffabaruffa è una strega decisamente fuori dai canoni: piuttosto che imparare stregonerie preferisce andare al mare e invece della bacchetta magica ha sempre con sé paletta, secchiello e setaccio per giocare sulla spiaggia. 

Già solo per questa sua passione è un personaggio che entra immediatamente nelle simpatie dei piccoli lettori: ho avuto modo di toccare con mano l’effetto magnetico che ha sui bambini leggendolo ai miei figli di 5 e 8 anni, i quali mi hanno vietato di posare il libro fino a che non siamo arrivati all’ultima pagina.

Ad affascinare chi legge è sicuramente la simpatia che Uffabaruffa riesce ad attirarsi con la sua voglia di una scopa che faccia per lei patatine fritte e castelli di sabbia e con la sua inseparabile “borsaportatuttoquellocheserve”, ma ciò che la fa restare nel cuore dei lettori è la sua bontà, la gentilezza che la contraddistingue e l’amore che nutre per i bambini. Tutte caratteristiche che poco si addicono ad una strega, al punto che saranno proprio i bimbi amici di Uffabaruffa (che con i loro occhi puri sanno cogliere la realtà dietro le apparenze) a proporle di intraprendere una “carriera” totalmente diversa da quella a cui sembrava destinata - ma poco adatta -, abbandonando la stregoneria per diventare… una fata!

Ed ecco la vera magia di questo libro: 

la storia della strega che diventa fata dice ai giovani lettori che hanno il diritto di essere ciò che sentono di voler essere, che non devono obbligarsi a corrispondere alle aspettative altrui e che non sono sbagliati se sono diversi da quello che altre persone vorrebbero. 

Spesso, infatti, dietro critiche e giudizi, c’è l’incapacità di cogliere l’essenza profonda di una persona, incapacità che spesso porta chi non viene compreso a credere di non possedere un grande valore e, di conseguenza, lo conduce alla tristezza. 

Le avventure di Uffabaruffa sono invece un inno all’autenticità: non è giusto mortificare parti di sé per far contenti gli altri; è molto più sano mostrarci per come siamo veramente, così da comprendere chi siamo e chi vogliamo essere, per portare a compimento quelle che sono le nostre caratteristiche e le nostre peculiarità!

In questa direzione vanno anche i brevi giochi e le semplici attività a corredo della storia, che si pongono 3 precisi obiettivi: conoscere se stessi e aumentare l’autostima; superare i pregiudizi, accogliere tutti e saper scegliere; rinforzare l’empatia e la resilienza. Si tratta senza dubbio di tematiche fondamentali nella crescita, a cui è bene che chi educhi dia la dovuta attenzione sin da subito e rispetto alle quali a mio parere una lettura guidata e ragionata di questa fiaba si rivelerebbe oltremodo utile. Uffabaruffa è infatti vittima di pregiudizi e ha bisogno dell’aiuto dei bambini per darsi il giusto valore e non sentirsi sbagliata, bambini che dimostrano con i fatti cosa significhi accogliere e coltivare l’empatia. Aiutare i bambini a ragionare sulle loro avventure e a scoprire come qualcosa di simile possa accadere a loro o chi sta loro accanto sarebbe sicuramente un modo alternativo ed efficace per educare al rispetto, all’accoglienza e all’empatia.

C’è un ultimo insegnamento di Uffabaruffa che non può passare inosservato e che diventa fondamentale in un mondo egocentrico come il nostro: fare del male agli altri non rende più felici, anzi. Uffabaruffa l’ha compreso e, non essendo per nulla sciocca, ha scelto di fare il bene… e lei sì che è felice!

Cristina Buonaugurio

psicologa psicoterapeuta autrice

Trovi il libro a questo link   https://www.lameridiana.it/uffabaruffa-come-sei-buffa.html

domenica 5 giugno 2022

Attenti ai bambini: i bisogni emotivi e il grido di allarme

 

"Ci sono stati giorni duri ma non ti sei mai arreso." Charlie. Mackeasy

Da più parti emergono ancora, sempre, e talvolta scoraggiate, voci di allarme per la distrazione di cui godono... i bambini.

Si nota come siano frequentemente  trascurati i bisogni essenziali di ascolto, di attenzione e di cura emotiva. 

Adulti spesso frettolosi e impegnati su altri fronti della vita sociale e lavorativa, delegano ad altre agenzie questa cura o la omettono, per fretta, o per incompetenza, poichè frequentemente inconsapevoli di questi bisogni affettivamente vitali per una crescita sana e serena.

L'accompagnamento del ruolo genitoriale auspicato da anni di denunce e di sollecitazioni, non pare essere una realtà presente a tappeto in ogni strato sociale. La pandemia ha fatto il resto, peggiorando le condizioni di sofferenza già presenti e chiedendo ai genitori rocambolesche acrobazie. 

Qualificare l'attenzione, il tempo da dedicare all'ascolto e alla condivisione delle emozioni dei figli, restare testimoni, nonostante i tempi difficili e controversi, farà bene anche agli adulti, valorizzando le loro fatiche e aprendo sipari di speranza e di fiducia nel futuro. Salviamo i bambini da trascuratezza affettiva e dalla sofferenza psicologica. Cerchiamo aiuto, là dove da soli non si riesca a camminare con la necessaria serenità. 

Ecco il ritorno suggerito dagli step GENITORI OLTRE LA PANDEMIA:   momenti brevi di ripensamento psicologico e di aiuto, con esperimento pratico, suggerito per fermarsi e ripensare al proprio ruolo genitoriale. 

https://attentiaibambini.blogspot.com/2021/01/genitori-oltre-la-pandemia-prima-tappa.html

Dopo la prima tappa troverete pubblicato in questo blog ogni mese da febbraio a dicembre uno step nuovo con esperimento pratico suggerito da me, dalla dottoressa Paola Canna e da altri esperti.

https://attentiaibambini.blogspot.com/2021/02/genitori-oltre-la-pandemia-2-la-bellezza.html

Buon cammino, allora, costruendo passo dopo passo una serena relazione educativa, anche non priva di errori e di timori, ma buona perchè i figli si sentono amati.


Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it


lunedì 21 marzo 2022

L'AFABETIZZAZIONE AL CONFLITTO COME EDUCAZIONE ALLA PACE- Articolo di Daniele Novara

 


Possiamo leggere l'articolo al link offerto. La riflessione, in questi giorni drammatici, ci riporta all'essenza del tema Come educare alla PACE e offre momenti di formazione.

Novara sottotitola il suo intervento così: L'equivoco della bontà e l'educazione alla pace. Ci sono dei miti duri a morire... Quello della pace come bontà, come armonia, come volersi bene è uno dei più duri in assoluto.

.......

"L’educazione alla pace non significa altro che un processo di apprendimento di un’arte della convivenza più raffinata della semplice tolleranza, del semplice controllo della diversità.

Un’arte della convivenza che diventa un addestramento continuo, incessante, una vera e propria alfabetizzazione che ci porti ad acquisire la capacità di stare dentro il conflitto e la diversità come un momento di crescita, e non più come un fattore di paura o di minaccia."

https://cppp.it/approfondimenti/dettaglio/per-genitori/lalfabetizzazione-al-conflitto-come-educazione-alla-pace

utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Equivico+pace&utm_id=Mailup


pubblicato da Annamaria Gatti

illustr. da CCP


Dopo il covid, la guerra mette sempre più a rischio i bambini

 

Dopo il Covid, la Guerra. Minori sempre più a rischio Salute Mentale

Lancia l’allarme la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia) che esprime profonda preoccupazione per gli effetti della guerra in Ucraina sulla salute fisica, mentale e sociale dei soggetti più fragili come sono i bambini e gli adolescenti, ancora di più se affetti da qualunque tipo di disabilità.

Sono fortemente vulnerabili allo stress e con minori capacità di adattamento ai traumi, con conseguenze devastanti sul loro sviluppo e quindi sul loro futuro che è il futuro del mondo”, spiega Elisa Fazzi, Presidente della Sinpia e direttore della Uo Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza Asst Spedali Civili e Università di Brescia.

È con infinito sconforto, incredulità e dolore  che siamo testimoni, dopo due anni di Pandemia che ha duramente provato tutta la comunità mondiale ed in modo specifico la salute mentale dei bambini e degli adolescenti, del palesarsi dei venti di guerra nel continente europeo con uno scenario che non ci saremmo mai aspettati di rivedere dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non pensavamo che ciò sarebbe mai accaduto di nuovo in Europa".

La guerra arriva in un momento già critico per il benessere dei soggetti più fragili. Secondo i dati di un ampio studio internazionale sull’impatto della Pandemia sulla salute mentale e fisica di bambini e adolescenti recentemente presentato al Congresso Sinpia, il benessere psichico dei minori è diminuito di più del 10% a livello globale, con il raddoppio dei bambini con bisogno di supporto specialistico, e con un aumento di rabbia, noia, difficoltà di concentrazione, senso di solitudine e di impotenza, stress, disturbi del sonno.

A questo scenario ora si aggiungono le conseguenze della guerra scoppiata in Europa. La letteratura riporta numerosi studi sulle conseguenze dei conflitti armati sugli individui in età evolutiva, come ad esempio un più elevato rischio di nascita prematura ed un incremento di mortalità infantile e l’aumento del numero di bambini orfani. Durante l’infanzia e l’adolescenza viene segnalata una più alta incidenza di disturbi d’ansia e dell’umore, con evoluzione, nel 30-40% dei casi, in un disturbo post-traumatico da stress. Tale condizione psicopatologica determina un’importante compromissione della salute psichica anche in età adulta.

Recenti ricerche evidenziano inoltre come le conseguenze psichiche della guerra perdurino nelle generazioni successive, determinando ripercussioni negative transgenerazionali sulla salute mentale. Questo vale per i bambini dei Paesi dove la guerra c’è, ma vale in qualche misura anche per i bambini che la guerra la vedono alla televisione o attraverso i racconti degli adulti.

Per la Sinpia, così come a livello europeo per la Escap – European Society for Child and Adolescent Psychiatry di cui fanno parte molti specialisti anche ucraini e russi, il primo obiettivo deve essere quello di tutelare al massimo la salute psicofisica di ogni bambino e adolescente e quindi di ogni essere umano, per consentire ai bambini e ai ragazzi italiani, europei, ma anche di tutto il mondo, di crescere al sicuro dalle minacce e dalle conseguenze dei conflitti armati.

In questo tempo di grande incertezza – aggiunge Antonella Costantino, Past President della Sinpia e Direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Uonpia) della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – è indispensabile fare tutto il possibile per proteggere i nostri ragazzi, chiedendo a gran voce di cessare la guerra, ogni guerra. Sfortunatamente, questa guerra aggiungerà molti altri al numero di bambini che subiranno lesioni potenzialmente letali o causa di disabilità future, così come traumi che comprometteranno la loro salute mentale”.

Fonte: Quotidiano Sanità http://www. quotidianosanita.it/ scienza-e-farmaci/ articolo.php?articolo_id=102855

Pubblicato da Annamaria Gatti

foto dreamstime


martedì 1 febbraio 2022

Alfabeto per l'Italia, un appello nell'editoriale di Aurora Nicosia

 

Un editoriale di alto profilo di Aurora Nicosia, direttrice del periodico Città Nuova,  scrive, nero su bianco,  tutto ciò che hanno in cuore la gran parte dei cittadini, della gente per bene, della gente comune che vivono questi giorni complessi. 

Un alfabeto... una lettera per elencare ciò che andrà portato sulle spalle di un grande Presidente. Con una certezza: non sarà solo. 

Vogliamo esserci e fare la nostra parte là dove siamo, magari come sempre. magari con più determinazione e coraggio. 

Magari con tanta speranza e fiducia. Nonostante tutto e tutti. 

I giovani e i bambini sfiniti... ringraziano. Il Presidente è sempre stato molto attento a loro in questi anni. 

 A loro guardiamo con trepidazione ogni qual volta diventano trasparenti, invisibili e solo le parole di molti politici riempiono i progetti. Ora e sempre occorrono più fatti, vanno ascoltate le voci di chi richiama alla cura dei più deboli. Anche loro.

Non sarete soli politici che avete a cuore la cura di questa Italia bellissima e delle persone... persone... che la fanno camminare e respirare. Un monito questa rielezione. 

https://www.cittanuova.it/alfabeto-per-litalia/?ms=003&se=020

pubblicato da Annamaria Gatti

foto da Città Nuova

venerdì 14 gennaio 2022

Una poesia per cantare la bellezza della famiglia

 



un grande GRAZIE!  a Franca Monticello, 
scrittrice per ragazzi, 
per questa simpatica poesia.

                                                    Riflessioni di un gatto sul tetto

C’era un gatto che, da sopra un tetto,
guardava di sotto, assai circospetto.
Stando al riparo, sotto un camino,
osservava curioso quel mondo piccino.

Vedeva la gente che andava di fretta
come se a correre fosse costretta;
vedeva i poveri viver d’affanni,
vedeva i vecchi con tanti malanni.

- Son fortunato ad essere un gatto – pensava,
mentre curioso il mondo studiava.
- Nessuno mi comanda, non vado al lavoro,
della mia libertà faccio tesoro;

io non ho beni, ma non me ne importa:
a che mi serve avere roba di scorta?
Mi fa pena tutta la gente,
la sua vita non è bella per niente!

Poi venne buio e nelle cucine
splendettero insieme più lampadine:
vide famiglie al tavolo intorno
raccontarsi i fatti del giorno;

vide genitori baciare i bambini
che già sbadigliavano nei pigiamini.
Venne la notte e nel buio profondo
gli parve assai diverso quel piccolo mondo:

erano immersi nei sogni più belli
anche i nonnini dai bianchi capelli;
s’abbracciavano gli sposi nel letto,
mentre lui stava al freddo sul tetto.

Rifletté il gatto: - Io sono libero, è vero,
ma mi manca un affetto sincero.
La vita degli uomini non è poi così male,
anzi, per certi aspetti è davvero speciale!

Una cosa grande ho imparato da loro:
è la famiglia il più grande tesoro! 
Tutto questo il gatto pensava
mentre la luna ormai tramontava.


Franca Monticello

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da diocesi Albenga




sabato 20 novembre 2021

Storia nella giornata dei Diritti dei Bambini e delle Bambine: PAOLINA ABBRACCIO



PAOLINA ABBRACCIO

di Annamaria Gatti 

illustrazione di Eleonora Moretti

Fonte: Città Nuova 

Novembre 2021

L’orsetta Paolina, afferrato l’inseparabile orsobimbo, si era precipitata verso l’abete rosso per giocare con i suoi amici. Orsetti,  scoiattoli, tassi e cerbiatti erano nella radura in attesa di qualcuno.

“Ciao  amici! Dov’è Sandro?”

“Volevamo chiederlo a te, anche ieri non è venuto a giocare e non lo abbiamo visto.”

Si guardarono tutti incerti su cosa fare, non tutti i giorni uno ha voglia di giocare con gli amici, ma era meglio dare un’occhiata.

Il gruppetto si era appena avviato, quando una cinciallegra azzurrina svolazzò elegantemente sulle loro teste: “Dove state andando così di fretta?” chiese gentile.

“Sandro non si vede da un po’ e stiamo andando a trovarlo. Sennò che amici siamo?”

“Giusto! Credo che troverete una sorpresa a casa di Sandro!” anticipò la cinciallegra con fare misterioso  e subito si tuffò nel folto del bosco.

La tana era a pochi passi, quando giunse distintamente un pianto piccino e sommesso.

Curiosi e titubanti gli orsetti si fermarono davanti all’entrata. Paolina chiamo Sandro che uscì come una saetta, al colmo della gioia.

“Siete tutti qui! Come sono felice. Mamma ha avuto bisogno di aiuto e  ora guardate qui…” E rientrato,  uscì portando fra le braccia un fagottino di orso. “E’ il mio regalo: una sorellina per me!” annunciò commosso.

Tutti restarono a bocca aperta: era tenerissima. Paolina prese l’iniziativa e allungò un abbraccio a Sandro.

Fu così che tutti, facendo una gran confusione, tentarono un abbraccio: chi con la coda, chi con le zampe, chi con le orecchie…

Insomma c’era una gran cosa da condividere con l’amico arrivato da poco, con un tesoro.

Paolina era pensierosa: “E come la chiamerai?”

“Gioia”

“Bel nome, ci vuole un altro abbraccio di felicità, vero orsobimbo mio?”.

Un abbraccio non costa nulla.

Ma dà molta gioia.

Sempre.

Ovunque.