Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 27 febbraio 2014

Una favola per la famiglia"Nuvola può volare"1^parte


Dall'ultima raccolta "Cantastorie12"  a cura della Fondazione Città della Speranza:
  "NUVOLA PUO' VOLARE"  
 prima parte
di Annamaria Gatti, illustrato da Matteo Gaule
(siamo questi due qui sotto e vi auguriamo buona lettura!)
 Dedicato a tutti i ragazzi,
perché comunque non rinuncino mai  ai loro sogni,
ai genitori perché li aiutino a scoprirli e a coltivarli
 e con i nonni li accompagnino
nella vita buona.
LA RIBELLIONE DI LUCIO. 
“Domani non voglio nessuna festa e nessun regalo per il mio compleanno!”
Lucio aveva parlato e tutti in casa lo guardarono sbigottiti per quella esagerazione appena pronunciata.
Mamma, i cinque fratelli e nonno Vittorio erano increduli. Poi si erano seduti a tavola rispettando la buona abitudine di famiglia: la cena doveva essere un momento di pace! E quella era proprio l’ora di cena! Nessuno poteva essere rimproverato, nessuno poteva distribuire consigli noiosi…
Lucio però l’aveva fatta grossa! Nessuno dei suoi fratelli più piccoli  o più grandi avrebbe mai rinunciato alla festa di compleanno e aspettavano il momento buono per “esplodere”.
“Ehi,” lo apostrofò  Jacopo, il fratello più grande “ti rendi conto di quel che hai detto? Il solito comitato di famiglia ha sgobbato nei giorni scorsi per prepararti la festa.”
“Io mi sono scervellato a rendere impossibili i giochi di squadra!” aveva protestato Piero.
“Io mi sono scorticato le dita per preparare la caccia al tesoro e  mamma ha speso un patrimonio per i dolci e tutto il resto!”  aggiunse stizzito Marco.
“E io”  precisò facendo capolino Vanni, il più piccolo “non ho più aria nei polmoni perché l’ho soffiata tutta nei palloncini! E adesso non si dovrebbe più festeggiare niente? Io non ci sto!”
“E poi cosa diciamo a tutti i tuoi compagni di classe?” aveva buttato lì, con noncuranza Gigi.
“I miei compagni?”
“Beh… questa avrebbe dovuto essere una delle sorprese!” aveva spiegato Marco.
Lucio si era illuminato e avrebbe gridato un  U A O !!! se tutto non fosse accaduto quella sera…
“Beh” rispose “meglio non festeggiare niente!”
 I fratelli  si guardarono e Vanni spazientito osservò:
“Lasciamolo stare, domani gli sarà passata la … luna!”
“Io non ho …la luna! E’ che non è tanto facile da spiegare!!!”
Solo nonno Vittorio in un angolo pensò:
“A quel ragazzo deve essere successo qualcosa e non è davvero un problema di …luna. Il sonno non sistemerà un bel niente!”
Osservò quel suo nipote: un viso tondo e la testa sommersa dalla massa di capelli ricci e castani, due occhi piccoli e attenti… assomigliava tutto al padre!
E nonno Vittorio se lo ricordava bene suo figlio, quando era bambino. Anche Lucio era un patito del calcio e, come il padre, aveva due gambe nervose e sempre in movimento. Se non era al campo sportivo, lo vedevi alla ricerca di palloni, ciottoli o lattine disposti a farsi calciare per un goal immaginario!
Ma quel giorno... aveva persino dimenticato gli allenamenti della squadra di quartiere, quel  nipote ribelle!  E ormai era giunta la sera che,  tenera  e  comprensiva,  coprì la ribellione di Lucio.

IL GIORNO DEL COMPLEANNO.
 Come vorresti il giorno del tuo compleanno? 
Piovoso? No, certo.
E infatti la mattina della sua festa Lucio sbirciò dalle persiane accostate e vide un magnifico sole.
“Guarda!” disse festosa la mamma, appena entrata, “c’è il sole e i tulipani sono tutti sbocciati, sembra si siano dati l’appuntamento per la tua festa!”
Ma si vedeva che  il ragazzo non era in uno dei suoi giorni migliori. .
“Oh, mamma, neppure quest’anno papà tornerà per il mio compleanno, vero?”
“Penso di no, Lucio.”
“Ma non lo vedo quasi mai! Poteva tornare almeno per oggi.”
“Non poteva lasciare il cantiere in Giappone. Però ci ha fatto sapere che ti ha preparato un bellissimo regalo.”
Lucio pensò a tutti i doni che papà mandava a casa: erano sempre straordinari e tutti i suoi amici facevano la ressa per giocare con loro e provare le novità, che potevano giungere da ogni parte del mondo.
“Ti ricordi mamma, che per il tuo compleanno era arrivato un pacco con dentro solo una lettera?”
“Sì, mi ricordo.”
“E nella lettera papà annunciava a tutti che presto sarebbe stato destinato alla sede centrale della società dei cantieri e che non avrebbe più lavorato in giro per il mondo.”
“Sì, ma…”
“Però non è successo niente di tutto quello che diceva!”
“Vedi Lucio è che…”
“…E’ che vado sempre allo stadio con il papà di qualcun altro. E al campo non c’è mai il mio papà che fa il tifo per me e la mia squadra. E quando poi ci sono le interviste ai padri devo spedirgli un e.mail se voglio fare il compito per il giorno dopo!”
“Ma…”
“Niente ma, non c’è mai. Ieri ho sentito la maestra Lina dire : …Non si può  contare sul suo papà, non c’è mai a casa, è sempre lontano per lavoro.”
Questa volta mamma restò a bocca aperta a quella novità, senza più neppure un …ma o un beh di riserva! Doveva fare un salto a scuola: qualcosa non stava funzionando a dovere. Forse Lucio non studiava abbastanza o non eseguiva per bene tutti i compiti?
Lo sguardo scorse le innumerevoli cartoline, inviate da papà dai cinque continenti, con cui il figlio aveva tappezzato la parete di fronte al suo letto. Luoghi affascinanti e lontani, proprio come papà.
Poi per sdrammatizzare disse:
“Su su dai, non fare capricci…” ma la voce le tremava un po’ e sentiva un certo fastidio in gola.
“Uffa, mamma, non hai capito niente!”
E Lucio, scoraggiato, aveva lasciato lì la mamma impietrita, alla ricerca di chi, sapeva lui, l’avrebbe compreso…

NONNO VITTORIO. 
Sapeva che solo nonno Vittorio avrebbe potuto capire, perché era davvero un tipo speciale. Fin da  piccolo, andare al parco con lui era un’avventura. E tutti gli altri bambini si univano al gruppo. Tutti diventavano pirati attorno al laghetto,  o cow-boy sul sentiero del villaggio indiano. Ma il nonno sapeva anche trasformarsi in un alieno se volevano giocare allo “spazio interstellare” o in un portiere per la partitina di allenamento.
Le mamme e gli altri nonni stavano a guardare e  dicevano sottovoce :
“Bravo il signor Vittorio! Come lui nessuno riesce a divertirli.”
“Per forza,” spiegava una nonna “faceva il maestro una volta!”
“Però non sempre i maestri sanno divertire i bambini. Ce ne sono di quelli così noiosi” commentava qualcun altro.
“Beh, lui non era così, era proprio in gamba. E poi  è anche uno scrittore di libri gialli, sapete? Ne deve avere di fantasia.”
E mentre parlavano si vedeva che erano un po’ invidiosi di lui e della sua popolarità fra i bambini del paese. Poi qualcuno, sospirando, aveva aggiunto:
“Il papà di quei ragazzi è così lontano per lunghi periodi, fortunatamente c’è nonno Vittorio!”


 CONTINUA...
pubblicato da Annamaria
foto: annamaria e matteo dalla cerimonia di presentazione

martedì 25 febbraio 2014

Buona scuola in video: Alberto Manzi, un maestro.




Dedico questo post a tutti i maestri e le maestre, professori e professoresse.
A coloro che sono giovani e hanno nelle vene il fuoco della passione per l'educazione perchè camminino sicuri e tenaci. 
...E a coloro che sospirano stanchi la pensione che non arriverà presto. 
Dedico a loro questa iniezione di entusiasmo. 
Manzi fu per me un maestro. 
A lui, ricordato ieri e questa sera nella fiction "Non è mai troppo tardi" dalla tv, quando eccezionalmente  si fa buona maestra, dedico questo post, con la sua ultima l'intervista. 

Troverete molto altro in you tube, in internet e sui volumi  da lui scritti e a lui dedicati.

http://www.youtube.com/watch?v=gKQ7GbworSw

pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto: tv.fanpage.it

lunedì 17 febbraio 2014

Educazione sessuale a scuola:famiglia e dintorni


Un maschio e una femmina

 

                 Desidero ringraziare l'assessore della Regione Veneto Elena Donazzan per la raccomandazione ai dirigenti e ai docenti delle scuole venete in difesa dell'educazione equilibrata e rispettosa dei processi psico-affettivi evolutivi di identità dei bambini, che comprendono il rispetto di tutti e anche della famiglia, base per l'armonica crescita delle donne e degli uomini di domani.
 
I bambini chiedono rispetto e la famiglia per la loro serenità con segnali chiari e inequivocabili. Chi lo ignora non è giusto o  è molto distratto.
 
A fronte delle ultime novità in merito a provvedimenti in materia di identità sessulae e affettività (lezioni, opuscoli) di precoce indottrinamento settoriale nelle scuole pubbliche, confusi e inquietanti, potrebbe essere doveroso chiedere  alle istituzioni e ai politici di promuovere nelle scuole e nella formazione degli educatori di tutti i gradi scolastici, interventi di valorizzazione e informazione del ruolo della famiglia, così come viene intesa dalla Costituzione e dai Diritti dei Bambini.
 
Inutile poi sostenere che la famiglia stessa, così bistrattata, vada invece sostenuta in tutte le sue espressioni e ruoli, compreso quello educativo, in tutte le sfere di cui è appunto primo agente responsabile.
Sottolineo l' ovvia trasversalità di queste mie segnalazioni e richieste, che credo già ampiamente condivise da associazioni sociali e culturali, gruppi, movimenti, amministratori pubblici e parlamentari di onestà intellettuale, di qualsiasi corrente politica, culturale e religiosa.
 
Ribadisce in proposito  Raimondo Scotto "...La costruzione dell'identità sessuale nella vita di una persona è una cosa molto delicata, che risente di elementi genetici, culturali, affettivi e relazionali in genere. Bisogna essere attenti a non creare confusioni in queste età ancora in formazione. Una buona identità sessuale contribuisce non poco a creare una buona identità globale della persona e solo chi ha una buona identità globale di sè ha buone capacità di dialogare con chi è diverso da lui senza paure, senza posizioni difensive. Lo Stato vuole avocare a sè l'educazione sessuale dei bambini e degli adolescenti: perchè? Due possono essere le ragioni: perchè non si fida delle capacità dei genitori o perchè vuole imporre la sua visione della sessualità. Se non si fida...delle capacità educative dei genitori, non  sarebbe meglio aiutarli a sviluppare queste capacità, integrandole, se fosse necessario, secondo il principio di sussidiarietà, senza sostituirsi ad essi?" (Città Nuova n°2-25 Gennaio 2014)
 
pubblicato da Annamaria
foto fonte: Città Nuova

venerdì 7 febbraio 2014

Tempo di pagelle. Lettera di Lincoln all'insegnante del figlio.






Questa lettera...
vorremmo l'avesse scritta nostro padre,
vorremmo poterla scrivere ai docenti dei nostri figli,
certi che venga accolta con entusiasmo e speranza,
vorremmo poterla condividere con i genitori dubbiosi o incerti
che affollano le nostre scuole, con i quali ci sentiamo solidali,
ma a cui diciamo
che sono ancora, come non mai
i tempi della fortezza.
 
LETTERA DI ABRAHAM LINCOLN AL PROFESSORE DI SUO FIGLIO
 

Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso….
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti….
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri….
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!

Abraham Lincoln

Pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto di Giovanni