La mamma di Paolino era così rattristata per essersi fatta
prendere dall'esplosione di rabbia verso il figlio!
La mamma allora ne parla con l'amica Laura, esperta nel
supporto genitoriale,che l'ascolta per
molto tempo, con attenzione, ma poi mamma si blocca epensa a quando andrà a riprendere Paolino a
scuola.E lui farà la solita tiritera e
lei sente già un nodo alla gola.Laura
se ne accorge. Aspetta un po',poi
rievocauna immagine.
"Sai l'immagine della quercia? Soffiano i venti,
arrivano temporali e grandinate, ma poi risplende il sole chegioca frai suoirami.Gli uccellini cantano e la rallegrano,la brezza l'accarezza e l'abbraccia, mentre
lei guarda il mare che le manda spruzzi di gioia. Lei sta sempre lì, fedele e
forte, non si piega, non si ritira, non si dà colpe di quel che accade al tempo
meteorologico... "
Mamma ama moltoil
mare e il pensiero vola... Incontra anche una burrasca e si scuote...
"Sai l'immagine della quercia?" riprende Laura.
"Ecco tu sei una quercia. Il tuo bambino èil tempo meteorologico.
Soffia come il vento, esplode come i temporali e le
grandinate, splende e ti ama all'impossibile ed ècome il sole che gioca frai suoirami, fra le tue braccia.
Come
gli uccellini canta e ti rallegra, comela brezza ti accarezza e ti abbraccia mentre tu guardi il mare,il futuro per lui che immagini pienodispruzzi di gioia.
Non hai sbagliato nulla con tuo figlio.
Lui èun
bambino.Che esplode o accarezza.
Tu sei la sua querciache accoglie il bello e il suo cattivo tempo.
Ma resta lì."
Laura si ferma, mentre mamma ascolta le sue emozioni. Una
valanga che sta per acquietarsi. Forse.
"Ma resta lì..." prosegue Laura.
"Non si accascia, freme e si piega un po'. Anche se
soffre sa che lei staràlìferma,con tutta la forza di cui ècapace, aggrappandosi alle radici.Un po' fiera un po' provata.
Sai chese lui, tuo
figlio,trova la quercia, sua
madre,fissa, salda, , allora gli
passeràil temporale e la rabbia.
Se vede che la mamma soffre e si ferisce,il temporalefaticheràa passare, perchési sentiràcolpevole.
I temporali egli
scoppi di ira nei bambini solitamentesono fisiologici."
La mamma di Paolino alza ora occhifiduciosiverso il cielo, fuori... mentre l'amica prosegue:
"Lui è un bambino libero, capace di esprimersi e lui è
così perchè la madre ha lavorato bene. E' stata brava e lui esprime il positivo
e il negativo a 360°.E saràuna bella persona.
Bene cheesprima il
dolore... Deve essere guidato a tirarlo fuori in sicurezza persè e per gli altri.
Se la quercia regge le emozioni,allora lui saràaiutato. E gli passeranno gli scoppi di ira.
Se la mammasdrammatizza e non si dà colpe e accetta quelche èfisiologico,lui la troverà
autorevole e ferma e si fermerà anche lui,pian piano,si autoregola in
sicurezza."
Ma come le querce hanno bisogno di cure, così anche mamma-quercia userà compassione e premura verso di sè, attesa e comprensione. E anche
noi... una carezza gliela mandiamo!
Pubblico convinta "il punto" (Città Nuova Maggio 2020) di Aurora Nicosia, direttrice del periodico Città Nuova realtà editoriale da cui nasce questo blog INFANZIA e che ospita mie collaborazioni da un paio di decenni.
Il blog non è direttamente presente nella pagina on line della rivista, ma viene fruito allo stesso link.
Il punto a cura della direttrice è sempre molto coinvolgente, lucido e di grande chiarezza e attualità. Qui Aurora Nicosia risponde a una domanda che tutti noi ci facciamo in questo tempo difficile, che ha bisogno di persone presenti e tenaci, in cui tutti fanno la propria parte con generosità e responsabilità:
Diciamocelo pure, insieme alle numerose incognite e ai tanti timori di quella che chiamiamo la fase 2 del Covid-19,c’è un grande punto di domanda di fondo: tornerà tutto come prima? Non ci riferiamo alla ripresa di una normalità di vita, che è l’auspicio di tutti (anche se del tutto “normale” è improbabile che sia), da mettere in atto con prudenza, seguendo i consigli della comunità scientifica e le direttive dei governi. Stiamo parlando delle tante “lezioni” che il minuscolo esserino, che ha messo il mondo in ginocchio, ha elargito dall’alto della sua cattedra invisibile e che rischiano di essere sepolte insieme alle tante vittime del contagio, il peggior modo di ricordarle!
Siamo usciti allo scoperto, singoli e comunità, Stati e organismi sovranazionali, con vergogna in tanti casi, con umile presa di coscienza in altri. Nel male, come nel bene.
Abbiamo pianto migliaia di anziani che hanno pagato il prezzo più alto dell’italica… distrazione. Sono emerse le ottusità politiche ultradecennali dei governi che, a destra come a sinistra, hanno tagliato su scuola e sanità, non hanno mai investito sulla famiglia, si sono rassegnati sul fatto che l’Italia – Nord e Sud – procedesse a due velocità. E, lasciatemelo dire, abbiamo dovuto registrare l’ennesima dimostrazione di mancanza di senso di responsabilità di tanti nostri politici dai quali ci saremmo aspettati, almeno di fronte a questa tragedia mondiale, una prova di maturità.
Ancora, questa pandemia ha messo a nudo le relazioni all’interno dell’Unione europea, i cui governi nazionali hanno sfoderato quell’egoismo che ha fatto temere il tramonto definitivo del sogno europeo facendogli assumere i contorni di un’utopia. Che dire, poi, delle relazioni internazionali su scala globale coi Paesi più poveri della cui situazione neanche si parla sui principali media!
Il pianeta nel frattempo ha ringraziato. L’abbiamo lasciato respirare e adesso, che tanti di noi hanno capito cosa voglia dire avere i polmoni in debito di ossigeno, vorremmo non mandarlo in terapia intensiva. Abbiamo frenato la corsa pazza delle nostre giornate, ci siamo accorti di quanto importanti siano le relazioni interpersonali, i rapporti intergenerazionali. Ci siamo resi conto che nessuno si salva da solo, ma che stare attenti all’altro è importante per la sopravvivenza di tutti. A volte, proprio da chi avrebbe meno mezzi (vedi i medici albanesi e cubani) abbiamo ricevuto la più grande solidarietà concreta.
Il dramma economico nel quale sono precipitate tante, troppe famiglie, ci ha portato a riflettere sull’urgenza non più rinviabile di un nuovo modello sociale.
E qui torno alla domanda iniziale: la storia, quella dei giorni che stiamo vivendo, riuscirà ad insegnarci qualcosa o anche questa volta sarà stato tutto inutile? Nessuno si senta escluso da questa responsabilità!
Fra le
pubblicazioni interessanti e ben curate della collana Narratori di Città Nuova,
il lavoro di Fernando Muraca “Liberamente Veronica i miei 30 giorni senza i
social” è particolarmente coinvolgentenon soloper genitori, insegnanti
o nonni, ma per qualsiasi adulto che voglia, senza troppe ricerche, riflettere su
un tema greve, che riguarda davvero tutti.
Mi
piacerebberivolgere queste impressioni ai ragazzi, perché il romanzo è ben scritto e va diretto al cuore e alla mente
di un quindicenne o giù di lì, anche se un dodicenne, soprattuttoal femminile, ci si immergerebbe subito con
grande facilità.
E’ talmente
credibilechenon pare proprioscritto da un serioso e definito
“puntiglioso” padre di famiglia. Come fa un “uomo"a immedesimarsi con una quindicenne e
raccontare così bene la faccenda?Perché poi la storia è inquietante: Veronica davvero si fa un mese senza
social. Pazzesco, direte voi!Poi in
terza di copertina si legge che Muraca è scrittore, appassionato della
questione social e autore di film.
La cosa quindi
prende una sua fisionomia, soprattutto quando scopriamo alcune variazioni sul
tema adolescenti: se Luigi eDaniele,
figli dell’autore, hanno acconsentito a metterci del loro, con due
“postfazioni”significa chene valeva la pena.
Noi adulti
siamo presi da un forte senso di colpa,
quando vediamo i nostri ragazzi farsi parabola sui loro mini schermi, appendici
della loro esistenza, e questo libro ci aiuta a trovare le parole per dirlo,
questo dolore. Dire checosì non è
giusto, che la bellezza di questi nostri figli o nipoti non può essere
soffocata da artigli prepotenti e invisibili.
Scoprire il coperchio che tiene a
mollo forzato creatività e tempo, sonno e relazioni vere, ci darebbe una grande
soddisfazione e ci piacerebbe che in tutti i collegi docentici fossero una ventina di prof tipo La Balena
Bianca (soprannome curioso). Bella
questa prof chesi appassiona, difende i
suoi studenti, li rispetta nella libertà, caparbiamente sosta con le loro
criticità,condivide e viene
ricompensata. E la scuola nel libro ci fa proprio una bella e onorevole figura,
grazie a lei, mentre l'invito alle scolaresche a digiunare di social, balza prepotentemente ovvio e intrigante da queste pagine.
Veronica, giovane studentessa, si racconta in prima persona quando viene sfidata a misurarsi coraggiosamente, e
inizialmente in solitudine, con l’assenza del cellulare e dei suoi annessi e
connessi. Sarà così che VeronicaVEDE…
scoprela REALTA’ delle cose intorno,
dell’altro, del tempo, della bellezza, della vera amicizia, della condivisione
che toglie la benda dallo sguardo per comprendere, capire e amarsi e giocarsi
nella relazione e nella scrittura di un diario di bordo, che invia
quotidianamente alla prof, diario che diventa un manuale di salvezza
esistenziale.
Piace questa
ragazza autonoma, decisa, con i suoi limiti e i suoi talenti. E’ una bella
protagonista, attraverso cui l’autore passa molte informazioni autorevoli,
documentate nella bibliografia, che a noi servono davvero in sintesi, per
trovare al bisogno quelle parole.
La voglia di
spegnere tutto viene, a leggere di Veronica, ma se non sempre è possibilepraticamente, il romanzo ci fa da semaforo,
da campanello d’allarme, ci convince che è possibile gestire con intelligenza
questo strumento, perché sia strumento davvero e non padrone della vita.
Copio da un post sulla pagina facebook di Simonetta Pamela Cavalli, madre vicentina, che è andata a casa di una famiglia interessante davvero e giro ai genitori in cerca di esperienze di vita buona. Questa è una di quelle alternative che può essere ripresa, modificata, adeguata, con cui ci si può confrontare. Altre ce ne sono in giro per questo bel mondo della famiglie entusiaste, ma certo l'autenticità a cui invitano le scelte di questi genitori, il giusto posto alle relazioni famigliari e alla cre-attività, la battaglia al consumismo dilagante e il rispetto dell'autonomia di crescita di ciascun bambino porta un po' di speranza e di sollievo. Buon divertimento!
Una vera casa senza giochi esiste
Questa è la casa di Maryana.
Mi auto-invito a casa sua dopo aver saputo che lei non ha giocattoli in casa.
“Sì che ho giocattoli” Mi risponde la bimba di quattro anni.
Io non so voi, ma se penso a 4 figli in età differenti, penso ad un sacco di giochi, cianfrusaglie, regali inutili, aggeggi elettronici, pupazzi, carte, pennarelli, fogli, libretti ecc.
Sappiate che non è nulla di tutto questo.
Cosa vuol dire “vivere in una casa senza giocattoli”?
Dopo la nascita del primo figlio, racconta Maryana, si era chiesta come poteva creare un ambiente sicuro dove lui potesse essere libero. Così ... aveva scoperto Maria Montessori, leggendo i suoi libri, il concetto base montessoriano “aiutami a fare da solo” era diventato il suo obiettivo.
“Ho sempre voluto avere figli, l’unico modo per essere sereni è che siano autonomi nel limite delle loro capacità. E’ impossibile avere 4 bambini piccoli e non essere sfinite se non sono capaci di fare quasi nulla senza l’aiuto di un adulto”.
Tavolo da pranzo basso
Facile no?
Per Maryana e il marito sì. Il superfluo non esiste: niente soprammobili, tappeti, piante, quadri, ninnoli…
Ma com’è una casa senza giocattoli?
Adesso ve lo descrivo.
Aprendo la porta di casa entro nel salotto-cucina e subito vedo un grande materassone impermeabile in un angolo; un divano nell’altro; un tavolo da 10 posti basso; un piano cottura e lavapiatti altezza Biancaneve e un lavandino altezza sette nani.
Lavello per i grandi e per i piccini
Si avete capito bene: guardate qua!
La domanda sorge spontanea: ma mangiate tutti nel tavolino basso? La risposta è altrettanto spontanea: “Certo, tutti insieme”.
I trucchi di Maria Montessori per una casa a misura di bambino
Sul pavimento disegnato con indelebile nero un quadrato: i bambini aiutano nelle pulizie con la scopa, lo sporco va dentro il quadrato “geolocalizzando” l’attività nello spazio. I bambini tutti i giorni o ogni qualvolta sporcano con il cibo, in autonomia (o su richiesta di mamma), prendono la scopa piccolina e mettono lo sporco nel quadrato per facilitare le pulizie.
Tappetoni morbidi e funi dalle travi
Dal soffitto a travi scendono giù una fune e due trapezi.
Sì sì, come quelli del circo!
Le mie bimbe ci passeranno praticamente tutto il pomeriggio incredule! Il bimbo più grande si arrampica con la fune (unico modo per arrivarci), in una sorta di soppalco e rimane là a giocare con l’amichetto senza disturbi.
Lungo il corridoio ci sono libri posizionati nello stile montessoriano, ovvero posizionati di fronte così il bambino li può raggiungere e scegliere vedendone la copertina e non solo la costa. Quando i bimbi sono stanchi dei soliti libri, mamma Maryana li cambia a rotazione in modo che sia sempre vivo l’interesse.
Libri lungo il corridoio come libreria frontale
Le due camere sono occupate una da letti e l’altra quasi vuota eccetto che per un grande armadio e vari cesti con costruzioni, legnetti, qualche bambola, materiale di cancelleria.
Nel salotto una sorta di “Closlieu”: uno spazio specifico per stimolare l’arte del dipingere in totale autonomia, creato posizionando dei grandi pannelli di cartonato sul muro in cui i bambini si posizionano con le puntine i fogli.
La mamma deve solo servire loro i colori a tempera.
Se anche per voi le parole “colori a tempera” sono sinonimo di: macchie ovunque e gocce che colano dal tavolo, dovete ricredervi. Il dipingere in verticale ed in piedi sembra facilitare non solo l’azione ma anche l’attenzione. (Se non sapete chi è andate a vedere il mondo meraviglioso di Arno Stern)
Parola d’ordine: tutto a portata di mano!
Appendi abiti a portata di bambino
Ve la immaginate la mia faccia? Ero affascinata, curiosa ma anche sbalordita: sono in una casa senza giocattoli con i 4 figli di Maryana, più le mie 2, più un amico dal Marocco.
Io e Maryana parliamo senza molte interruzioni.
Impossibile vero?
Penserete che ci siano voluti soldi ad organizzare la casa?
Esattamente il contrario. I mobili sono spaiati e collocati in maniera semplice fissati al muro.
Il regalo perfetto: uno per tutti e tutti per uno
Vi state chiedendo cosa riceveranno per Natale questi bambini? Preparatevi a dire: “non ci credo”! Riceveranno un vero bancone da falegname dove poter finalmente organizzare i loro attrezzi che ora sono per terra nel garage.
Strumenti da falegnameVari pezzi di legno per giocare
Sì perché i bambini -anche la più piccola- usano: martello, sega, scalpello e trapano a colonna. Un vero piccolo laboratorio dove passano pomeriggi interi a piantar chiodi su ceppi di legno o a creare spade e barche.
Posso assicurarvi che vedere l’espressione della mia seienne è stato illuminante per capire che regalo farle per questo Natale.
Me ne vado a casa allegra per aver passato un pomeriggio multietnico senza giocattoli e senza tante interruzioni da bimbi che necessitano aiuto, ma piuttosto entusiasti di far vedere cosa fanno.
Un po' di Montessori a ciascuno, non fa male a nessuno!
Come verrà anche a voi di fare, mi sono immaginata la mia di casa senza giocattoli.
Con la mia bimba grande ho organizzato il “gift day” scegliendo assieme i giochi che voleva regalare. Ho svuotato mezza camera.
Grazie a questa esperienza, nella nostra casa abbiamo fatto delle scelte. Vorrei lasciarvi con queste domande che forse tutti ci siamo già fatte, ma mai con la vera consapevolezza di agire dopo esserci risposti.
Quante cose inutili regaliamo e permettiamo di regalare ai nostri figli?
mi lasci a casa la mamma per il giorno della sua festa?
di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova 2010
illustrazione: sempre di Eleonora Moretti!
Era stato deciso così, per la festa della mamma, a sorpresa. I tre bambini avrebbero pulito casa, papà avrebbe fatto la spesa e poi insieme avrebbero preparato i piatti preferiti della mamma: era o non era la sua festa?
Ma qualcosa non era andata dritta.
“Oh bella! Domenica devo lavorare!”
“Eh no, mamma, non dirmi che è vero! Non puoi lavorare quel giorno!” esclamarono i tre dell'apocalisse...
“Beh, il lavoro è lavoro e devo fare il mio dovere! Questo lo capite.”
Una strizzatina d'occhio del più grande e tutti erano tornati in silenzio.
“Certo, certo mamma! Figurati se non lo capiamo!”
“Bravi bambini miei!”
Ma la vendetta era ormai nell'aria.
Facevano lavorare la mamma di domenica, il giorno della sua festa?
Bene, avrebbero fatto loro qualcosa per capovolgere la sorte.
Alla seduta di guerra c'erano tutti e tre.
“Io propongo di far scivolare la mamma, così si sloga una caviglia e sta a casa!”
“Ma cosa dici! Vuoi buscarti dieci giorni senza merenda?”
“Meglio telefonare facendo la voce del direttore e dirle che c'è stato un cambiamento!”
“Anche per questo è previsto un bel castigo, lo sai”
“Scriviamo una protesta... anzi una richiesta scritta per bene...da grandi!”
“I grandi mi pare non scrivono ...per bene, scrivono da arrabbiati!”
“Appunto noi lo faremo da gente come si deve: così ci ascolterà”
“Chi?”
“Il direttore del supermercato.”
La lettera in un battibaleno era pronta:
“Gentile direttore,
la nostra mamma dovrebbe lavorare il giorno della sua festa, ma dobbiamo chiederle di giustificarla, perchè quel giorno ha un appuntamento con la nostra sorpresa. E noi siamo la sua famiglia. E la sua famiglia è più importante di tutte le altre cose. Le chiediamo perciò, con tutta la nostra gentilezza possibile, perchè non vogliamo mica arrabbiarci, di non farla lavorare quel giorno, altrimenti noi che facciamo? Con quale mamma festeggiamo?
Siamo sicuri che lei capirà la nostra lettera e non ci farà sgridare, anzi la mamma, non dovrebbe proprio sapere che le abbiamo scritto, altrimenti che sorpresa sarebbe?
Ci piacerebbe conoscerla prima o poi. Meglio dopo la festa a sorpresa così le raccontiamo come è andata.
Luca, Pietro e Marco
P.S. Anche il papà non dovrebbe sapere niente della nostra giustificazione, meglio fare la sorpresa a tutti e due!
Infatti, due giorni dopo, alla vigilia della festa, la mamma è tornata a casa raggiante: “La direzione ha chiuso il servizio la domenica, che strano! Però sono così felice di poter stare a casa quel giorno!”
“Anche noi mamma!” avevano gridato eccitati i bambini.
“E' ora che capiscano che i genitori devono trascorrere il tempo con i loro figli!” aveva aggiunto il papà pensoso.
“Una cosa che non capisco però è questa: il direttore ha convocato solo me e mi ha pregato di portare i miei figli in sede il giorno dopo. Abbiamo un appuntamento con lui all' uscita da scuola...”
I bambini erano già volati fuori a prendersela con il pallone. Meglio non sentire i commenti di quell'invito, meglio non dare l'impressione di essere un po', solo un pochino, preoccupati!
Estate e vacanze. Bambini e ragazzi in libertà. I pediatri consigliano di lasciare tempo libero ai bambini, spesso "sovraoccupati" durante tutto l'anno scolastico. Liberi di attrezzarsi, inventare, occuparsi, organizzarsi..., annoiarsi! Però è bello pensare che questo tempo possa essere anche impiegato a prendersi cura degli altri e a sconfiggere l'ozio.
Insomma, fanno pena certi ragazzi impegnati a far nulla: avete mai incrociato i loro sguardi? Il riposo è legittimo, ma penso che la noia quando è straripante e diventa esercizio di ozio, possa essere riempita di vita buona e perchè no? di buona fatica. Ok al pullulare di campi estivi, grest e iniziative analoghe. Penso al tempo che rimane, alle fasce che non sono coinvolte in queste iniziative. E se non ci pensano i ragazzi a organizzarsi, gli adulti debbono dire la loro, so-stare e condividere. Perderci un po' di tempo. I ragazzi non desiderano altro che fare esperienze positive, che si creano bene anche da soli e sono grati all'adulto che si coinvolge e supervisiona.
Proviamo un brainstorming che può essere condiviso e soprattutto implementato opportunamente, secondo l'età:
intanto: non dormire fino a tardi, ma alzarsi in un orario ragionevole, con una scaletta preparata, come per i migliori manager,
prendersi un settore familiare da seguire: cucina, che passione!
Riordino giardino, orto, garage...
incombenze una tantum condivise,
lavoretti pratici di cui andare fieri,
compagnia e cura di iniziative per i nonni, che meritano attenzione e da cui raccogliere testimonianze, autentici tesori,
far visita a una persona,
leggere a voce alta un libro o il giornale a...
farsi un diario di bordo che la fantasia trasforma in un capolavoro,
camminare o andare in bicicletta,
assaporando la bellezza della natura,
o delle zone artistiche della città o del paese in cui si vive,
curarsi regolarmente di qualche animale,
coltivare un fiore o una piantina,
dipingere o disegnare e regalare il proprio lavoro...
...
I ragazzi poi sono così ricchi di iniziative e si lanciano in progetti inaspettati e ricchi di empatia e umanità! Dar loro fiducia e incoraggiarli sarà una buona ...scuola (! OPS) di vita.
….Come se fosse semplice trovare il tempo per osservare, ascoltare, essere attenti! Poveri genitori! Prendiamone due a caso.
Strapazzati da tutti, in continua corsa: nella realtà lavorativa, con la necessità di essere sempre aggiornati, con i compiti da controllare, con ...la pentola a pressione, con i semafori al mattino e alla sera, con la fila al supermercato, all'ASL, con il nuovo programma “windows”, con i nonni (loro sì che sanno giocare, cucinare ecc.), con gli altri in palestra o in piscina…e via!… Con l’orologio… con il tempo da dedicare al bambino, convinti di quanto ciò sia importante! Ma come si fa, con il ritmo che questa società ti impone?!
Eppure questi due genitori avevano pur fatto un progetto…
Sì… avevano pensato… “Con i tempi vorticosi correnti e le innumerevoli proposte contrastanti, se non hai un obiettivo chiaro da raggiungere, difficilmente saprai indirizzare le tue scelte. E se non ha i dei valori sui quali fondare le tue scelte… ogni fatica ti porterà dove vuole il caso. Il caso attualmente sempre più spesso si identifica con la “moda” corrente…”
Dunque questi due genitori avevano anche un progetto educativo. A loro, anche prima del matrimonio, piaceva pensare che avrebbero dedicato molta attenzione non solo alla loro realtà di coppia, ma anche un tempo speciale ai loro figli.
Si dicevano: “E’ importante la qualità del tempo che si passa con i bambini, non la quantità…”E’ stata un’espressione molto saggia, ma anche molto abusata. Sulla quale infatti poi si erano dovuti misurare e scontrare, nella quotidianità. Si era capito che se il tempo era troppo poco, era in pericolo anche la qualità del tempo stesso. (Genitori SUPERMAN e SUPERWOMAN non ce ne sono poi tanti…credo! Personalmente sto ancora cercando di individuarne qualcuno per carpire il segreto di tanta efficienza!) Però esistono genitori simpaticamente sempre in ricerca del meglio o che ci provano, con successo, anche se non sono affatto perfetti! (E a loro va la mia simpatia.)
A dir il vero so che continua a venire in aiuto di qualche genitore particolarmente appassionato e “tosto” il signor Erich Fromm che nel suo libro ormai datato, ma sempre così affascinante, “L’arte di amare”, rassicura anche i più scoraggiati in fatto di amore.
Fra le altre perle ci consegna, alla buona, un’intuizione che è una realtà vecchia come il mondo e che proprio oggi sembra una strategia faticosa nel campo delle relazioni umane: l’amore è un’arte, perciò richiede sforzo, saggezza e pazienza, per saper ricominciare daccapo, ogni giorno.
Come un apprendistamette alla prova le sue abilità artistiche con tenacia, giorno dopo giorno, prima di raggiungere il risultato tanto atteso, premio di attenzione, fatiche e passione…
… così, per raggiungere un obiettivo educativo segno di grande amore per un figlio, è auspicabile armarsi di quella pazienza e di quella tenacia che faranno un gran bene ai genitori oltre che ai figli! …
E senza costringerli a “escamotage” fantascientifici! (Fatemi sapere…!)
Tempo d'estate, tempo di vacanze, di tempi rilassati...si spera!
Tempo per stare in coppia, per ritrovare una sintonia che è messa alla prova durante il resto dell'anno e che, se non si è vigili e in dialogo, viene messa a dura prova, con conseguenze spesso disastrose.
Cercare momenti per condividere sentimenti ed esperienze e ritrovare la capacità di raccontarsi e guardare l'altra/l'altro con occhi nuovi e cuore aperto fa bene alla coppia genitoriale.
Ma non solo!
Fa benissimo a loro, i bambini.
Per molti motivi.
Se stanno bene i genitori anche i figli respirano aria "pulita" e ossigenata per la loro crescita.
Genitori tesi alla ricerca consapevole della serenità di coppia, di entrambi, sanno essere anche equilibrati negli interventi educativi, favorendo l'autonomia dei figli.
La convinzione di essere in grado di fare da soli, l'attenzione e la fiducia che sentono di ricevere dai genitori li rafforza e li sprona a ricercare prassi di autonomia.
Tre regolette facili facili:
* non sostituiamoci mai a loro, anche/soprattutto nelle piccole azioni quotidiane,
* incoraggiamoli
* non umiliamoli mai se qualcosa va storta!
Sopra tutto questo: tempi adeguatamente rilassati!!!
(vedi anche post alle etichette autonomia, qualificare il tempo, ecc.)
Oggi ci impegniamo tutti a vivere senza fretta il rapporto con i nostri bambini, a dare tempi giusti alle cose e ai fatti, a sapere attendere la risposta, la fila senza impazienza, a gustare le piccole perle che la natura, gli eventi o gli incontri ci donano.
"...Bellissimo questo fiore! ... Quest'albero è un vero capolavoro... guarda! Sei stato bravo a scoprire questa cosa! Ti vedo contento...
Piace anche a te questo dipinto?
Simpatico il cagnolino che gioca! Brava, hai capito di cosa aveva bisogno la nonna...
Questa storia è davvero una forza!
La pizza che abbiamo preparato è venuta benissimo, siamo stati bravi!
Il tuo disegno merita un'esposizione!
Quella signora è stata gentile, vero? Mi è piaciuta la sua attenzione...
Senti questa musica: ti piace,? Fermiamoci ad ascoltarla con calma: abbiamo tempo! Guarda la chiocciola, sembra voglia arrivare prima.
Che profumo questa siepe rampicante di gelsomino!
Come è morbido questo cuscino!
Il tuo amico è stato proprio gentile!
Nonno è un vero campione nell'orto, andiamo a vedere!
Abbiamo tempo per un abbraccione e una corsa: dai, ti prendo io che sono velocissima! Ora possiamo perdere tempo ad ascoltarci..."
Ascoltare:
un dono che è "più"... più di tutti i pacchi dono che arrivano nelle nostre case, infiocchettati e profumati solo di desiderio di farli sentire importanti.
Ma i bambini capiscono meglio il dono della condivisione.
Un giorno, padre e figlio, fecero la discussione che segue...
- Papy, posso farti una domanda?
- Ma certo, cosa vuoi sapere?
- Papy, quanto guadagni all'ora?
- Non sono cose che ti riguardano, perché mi fai questa domanda?
- Così, ci tenevo a saperlo. Per favore, dimmelo. Quanto guadagni in un'ora?
- Beh, se proprio lo devi sapere...guadagno 100 dollari all'ora.
Il bambino, con una nota di disappunto, abbasso' lo sguardo, ma subito si riprese
- Papy, posso avere 50 dollari in prestito?
A questo punto il padre si arrabbio' davvero.
- Se l'unica ragione per cui mi hai fatto quella domanda era per farti prestare dei soldi per andarti a comperare qualche stupido giocattolo o cose simili, allora sara' meglio che fili dritto in camera tua e vai a letto. E sappi che non dovresti essere cosi' egoista. Io mi faccio un mazzo cosi tutti i giorni e non mi aspetto certo un comportamento così infantile da parte tua.
Il bambino andò in camera sua e chiuse la porta dietro di se'.
Il padre si sedette e, pensando alla domanda del figlio, si arrabbio' ancora di più.
"Come si permette di fare domande del genere solo per spillarmi dei soldi?"
Trascorsa un'ora o poco più, l'uomo si calmò ed incominciò a pensare.
Forse quei 50 dollari gli servivano per qualcosa di veramente importante, difatti il bambino molto raramente gli aveva fatto richieste del genere.
Allora il padre si alzò,si avvicinò alla stanza ed aprì la porta.
- Sei ancora sveglio?
- Si Papy, sono sveglio...
Sai, stavo pensando...sono stato un po' duro con te poco fa...ho avuto una giornata pesante ed ho scaricato il mio nervosismo su di te...Tieni, questi sono i 50 dollari che mi hai chiesto.
Il bambino si alzò di scatto e si mise a sedere sul letto con un gran sorriso stampato in faccia...
- Grazie Papy, grazie
Poi, mise la mano sotto al cuscino e tirò fuori vari pezzi da 1,5,10 dollari.
Vedendo che il bambino aveva già del denaro, il padre cominciò ad arrabbiarsi di nuovo. Il bambino intanto stava contando il denaro che aveva in mano.
- Il padre lo interruppe dicendo: perché hai voluto quei soldi se ne avevi già tanti?
- Perché non ne avevo abbastanza, ma adesso ce l'ho!
- Papy, adesso ho 100 dollari, ..posso comperare un'ora del tuo tempo? Ti prego, vieni a casa prima, domani sera, mi piacerebbe tanto cenare con te.
Cercasi autore di questo pezzo che imperversa (o quasi...) sul web.