Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.
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venerdì 29 gennaio 2021

Osservare e ascoltare i figli che, meno male! protestano.

                        fonte ansa.it 

Sempre lucido lettore del mondo infantile e giovanile, Alberto Pellai condivide sui social questo contributo che volentieri pubblico perchè arricchisce il nostro blog di una riflessione che in molti abbiamo segnalato. Riconosciamo ai ragazzi, in questa fase delicata e controversa, un ruolo importante di richiesta di aiuto e di ascolto, di sanissima protesta. Pena la perdita di senso e di relazione di questa generazione. Definisco anch'io bambini e ragazzi in questo periodo piccoli supereroi .

NON PIU’ INVISIBILI: GLI ADOLESCENTI "SI FANNO" SPAZIO
di Alberto Pellai

 fonte La repubblica                                        


fonte quotidiano,net

"Al di là di tutte le valutazioni e di tutti gli aspetti clinici e sanitari da prendere in considerazione, fatto che in tutta Italia gli adolescenti stiano mobilitandosi per rivendicare il loro desiderio, oltre che il loro diritto, ad una scuola in presenza è un segnale che dà un’enorme speranza. Non più sdraiati, non più invisibili, non più rissosi e violenti, non più trasgressivi nella movida: le cronache stanno parlando di ragazzi e ragazze che dormono all’addiaccio, che seguono le lezioni a distanza stando davanti alla propria scuola o nel cortile della stessa.

Adolescenti che finalmente vengono intervistati nei telegiornali, che dicono come stanno, perché stanno soffrendo, che cosa desiderano, perché non li si deve dimenticare. Come sempre accade, gli adulti si dividono in due: chi fa il tifo per loro, chi li considera facinorosi. Spesso chi si dichiara arrabbiato con gli adolescenti che oggi protestano per andare a scuola, appartiene allo stesso gruppo di adulti che li derideva quando manifestavano nel movimento Fridays for Future dicendo che lo facevano semplicemente per perdere un giorno di scuola. Insomma, verrebbe da dire che gli adolescenti li ami o li odi. Spesso chi fa il tifo per loro ne sta crescendo almeno uno, in casa propria, sotto il proprio tetto. E quindi ne conosce la fatica e la stanchezza, i bisogni e i desideri perché condivide tutto questo da mattina a sera, in una convivenza forzosa che a volte è anche molto penosa.

Chi invece li critica quasi sempre non ne ha uno per casa.

Quando stai crescendo hai davvero bisogno di qualcuno che sappia stare dalla tua parte, anche se tu per primo fatichi a capire quale sia la “parte giusta” in cui vuoi stare. Sentire il tifo di chi ti guarda muoverti nella partita della vita e gioisce della tua gioia e si intristisce per la tua tristezza ti aiuta a non sentirti solo e ti dà la spinta per rialzarti. Sempre e comunque. Gran parte dei nostri ragazzi e ragazze si rialzeranno e torneranno a mordere la vita con forza, desiderio, passione.

Altri invece rischiano di vedere le loro fragilità farsi ancora più intense, più evidenti. Fanno bene i ragazzi e le ragazze a coalizzarsi, a dare voce ai loro bisogni, a dirci quello che loro si aspettano da noi, anche in tempo di pandemia. Stanno rivendicando il diritto ad avere una scuola in presenza e a tornare, con responsabilità, a sentirsi protagonisti attivi delle loro vite e non solo passivi obbedienti alle regole e alle prescrizioni che hanno fermato tutto, per loro.

Anche se il mondo ancora non sa se dare ragione alle loro voce e assecondare le loro richieste, è importantissimo che loro le gridino, le rivendichino, le mettano al centro delle nostre vite di adulti. Perché così facendo dimostrano che l’adolescenza è una fase della vita in cui se non ti danno spazio, provi tu a “farti spazio”. Non c’è nulla di più sano e vitale della protesta civile che gli adolescenti stanno mettendo in atto.

E’ un diritto che stanno esercitando con enorme consapevolezza e civiltà. Sembrano molto più civili e consapevoli di tanti adulti che devono prendere le decisioni per loro e su di loro e che a volte paiono decisamente più immaturi, superficiali, impulsivi. Ho letto troppi giudizi frettolosi sugli adolescenti in queste ultime settimane. Forse invece di giudicarli, è arrivato il momento di ascoltarli.


pubblicato da Annamaria Gatti

domenica 25 ottobre 2020

COSA DIRO’ AI MIEI FIGLI DOMATTINA, QUANDO LA LORO SCUOLA RIAPRIRA’ A DISTANZA

 Propongo l'intensa  riflessione  di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, in merito alle scelte sulla scuola superiore del nuovo DPCM.

"Diremo mille cose e anche di più 
che aiuteranno i nostri figli a sentire che 
questo resta un tempo pieno di vita. 
Anche quando viene deprivata di energia 
e dei suoi elementi essenziali per la crescita". 


"La nostra mente ha bisogno di certezze. Nella continuità delle cose, nella ritualità che ci permette di rendere prevedibile ciò che abbiamo davanti noi appoggiamo il senso del nostro essere, gli eventi del nostro esistere. 

E’ come se il nostro funzionamento mentale si servisse di una struttura che funge da “fondamenta”, la cui presenza permette poi che tutto ciò che ci accade trovi il suo senso e significato. Per questo la sofferenza che ci deriva da un tempo incerto, in cui tutto rimane sospeso e ogni giorno vanno inventate nuove certezze, spesso ci diventa quasi intollerabile. 

L’incertezza è una delle cause più grandi di stress. Nell’incertezza, perdiamo la capacità di capire dove è posizionata la linea del nostro orizzonte. Dove possiamo collocare la dimensione del prima del dopo e tutto diventa così un infinito “durante”. 
Ho scritto “Mentre la tempesta colpiva forte. Quello che noi genitori abbiamo imparato in tempo di emergenza” (De Agostini ed.) in un tempo di totale incertezza. Ogni giorno stavamo tenendo in mano una zattera su cui la nostra famiglia doveva trovare un equilibrio inedito. Andare avanti, pur non sapendo come e cosa sarebbe successo. Quel tempo di tempesta non si è mai interrotto. 

Abbiamo avuto tregue e zone di bonaccia, ma ora le onde si fanno ancora alte. E gli equilibri vanno di nuovo trovati. Da domattina mi troverò di nuovo in casa con tre figli su quattro che vivranno la scuola attraverso la Didattica a Distanza. E’ l’ultima delle cose che avrei voluto e chi frequenta la mia pagina Facebook lo sa, per le molte cose che ho scritto sull’argomento. 

Dovremo ridarci obiettivi, metodo, definire regole, nutrirci di affetto, sostenere la motivazione a fare e dare il meglio di noi. Vedo nei loro volti comparire a volte l’ansia,  a volte la delusione e la disillusione. Sento che la precarietà è una dimensione che ci sfida più di ogni altra cosa. Siamo tornati nella landa del “si naviga a vista”. Nel territorio del “non sappiamo adesso che cosa succede”. Siamo tornati lì, ancora (o quasi) alla casella del via. 

Sentiamo lo sfinimento che deriva dal continuo porci la domanda “quando finirà?”. E’ una domanda che ci fa soffrire perché resta sospesa e senza risposte. Prima o poi finirà. Questo lo sappiamo. Già, ma quando?
Eppure…. 

Eppure noi adulti dobbiamo continuare a sentire che questo è il “qui ed ora” dove rimane necessario dare il meglio di noi. Ovvero, continuare a tenere in mano il timone delle nostre zattere nella tempesta, guardare avanti, continuare a mostrare ai nostri figli la direzione da intraprendere. 
“Alzati e preparati, che tra mezz’ora ti devi connettere per la lezione” “Non tenere in mano il cellulare mentre segui la lezione sul PC” “Tieni in quaderno e una penna di fianco, così mentre il prof. spiega prendi appunti” “Che brava questa prof. sta facendo davvero una bella lezione” “Se vuoi fare colazione, la fai prima dell’inizio delle lezioni. Non pensare di mangiare latte e biscotti mentre la prof spiega”. 

Diremo mille cose e anche di più che aiuteranno i nostri figli a sentire che questo resta un tempo pieno di vita. Anche quando viene deprivata di energia e dei suoi elementi essenziali per la crescita. 

Faremo di tutto per scoprirci ancora forti e uniti, capaci e competenti. Anche se dentro di noi, la stanchezza continua a mordere, l’incertezza ci divora e l’ansia di non farcela dilaga. 

Anche se non sappiamo “Quando finirà?” la strategia di sopravvivenza deve prevedere procedure di navigazione nella tempesta in cui tre parole, tre soltanto, ci devono guidare: alleanza, responsabilità, solidarietà.

Forse questo è il messaggio che dobbiamo imparare a dirci e a darci in questo momento, noi genitori. Ci ho pensato a lungo. Negli ultimi giorni non ho scritto nulla, sospeso tra il bisogno di urlare e la necessità di capire che cosa serve che noi genitori facciamo e diciamo in questo momento. Poi ho visto le rivolte a Napoli e ho capito chi voglio essere e qual è il mio “pensiero forte” che oggi ritengo necessario condividere. Se questo vale anche per voi, condividete. Commentate e contestate pure: ma usate sempre parole che – se lette dai vostri figli – vi rendano orgogliosi di ciò che dite e di come lo dite. Sono convinto che se i miei figli leggeranno questo testo, troveranno al 100% l’essenza di me."


e aggiungo: https://www.famigliacristiana.it/articolo/lettera-ai-ragazzi-affinche-tengano-atteggiamenti-responsabili-per-proteggere-tutti-dal-coronaviruis.aspx


pubblicato da  Annamaria Gatti
foto da: triesteconoscenza.it

venerdì 24 luglio 2020

FAVOLA PER CHI...NON VORREBBE MAI DORMIRE...




Non voglio dormire
di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova
Illustrazione di Eleonora Moretti


Fuori c'è il cielo blu.

Mi piace quel colore. Alla mamma ho chiesto di comprarmi una felpa blu come il cielo di questa sera. Mi piacerebbe anche avere sulla felpa le stelle che scintillano: sono belle e le guardo dalla finestra della mia camera.
"Sei a letto Paolo?" chiede il papà.
"No, non ancora!".
"È tardi, domani devi andare a scuola" dice, entrando.
"Cosa guardi qui al buio?". "Le stelle e il cielo"".
"Sono proprio belle queste stelle" "..." pensa a voce alta il papà, con il naso spiccicato sul vetro, vicino al mio.
"Papà, non posso andare a dormire" ".
"Perché?". "Sono una stella"

E di notte le stelle lavorano, perciò anch'io non posso
dormire".


Il papà è rimasto senza parole. 


Mi guarda e sorride: non aveva mai pensato che le stelle avessero un lavoro! Poi dice convinto: "Ma tu sei una stella-bambina.Vedi? Tutte le stelle-bambine dormono".
Nel cielo passa una luce che si accende, si spegne e corre via. "Comunque non posso davvero dormire" Sono un aereo che vola nel cielo blu" . Io e il papà abbiamo alzato il naso per seguire l'aereo che mi dice "ciao-ciao"" con le sue luci intermittenti. Poi non lo vedo più. Perché dovrei mettermi sotto la coperta, mentre l'aereo vola lontano, chissà dove" senza di me?
"Quando ero piccolo come te" - sospira papà -, "volevo diventare grande in fretta per imparare a pilotare gli aerei. Paolo, ora l'aereo non si vede più" si è messo a letto certamente. Anche tu allora"". 


Ma io lo interrompo subito "Guarda papà!" grido, indicando la luce che sorge dalla collina scura scura, più blu del blu. È la luna. "C'è traffico in questo cielo"" penso senza far rumore. Si capisce che non posso proprio
dormire"
Voglio vedere dove va a finire la luna, voglio capire perché la mattina, quando mi sveglio, non c'è mai ad aspettarmi. 


"Non posso andare a dormire, papà" C'è l'omino della luna che mi saluta!". 

"Oh Paolo! Quello è il personaggio fantastico di un bel libro, non una persona reale!" precisa papà. "E allora chi mi sta salutando proprio dalla luna?". "Io non vedo nessuno" spiega il papà. Poi si interrompe e non parla più; guarda di nuovo la luna e aggiunge: "L'omino mi fa un cenno, sta dicendo che se ne va a letto e che puoi andarci anche tu. E anch'io" ho un gran sonno!". 

Papà si sdraia sul mio letto, mentre dico convinto: "Ma no. L'omino della luna mi sta raccontando una storia tutta blu, come piace a me" 

Di un bambino che non vuol dormire. Lui ha un po' paura della notte, ma ci sono le stelle che gli tengono compagnia. Anche lui vuole essere una stella e brillare sopra la coperta blu del cielo. 

Sotto la coperta si sente triste, perché nel buio non succede nulla di interessante e il sonno non serve a niente.Vero papà?". 

""..."". 

"Papà?". 

Papà sta dormendo. L'omino della luna mi dice: "Papà è stanco, per questo si è addormentato. I grandi sono fatti così. Anche se ci sono grandi che non dormono di notte". 

"Grandi che non dormono? Quali?" gli chiedo io. "Chi fa il pane, per esempio. O l'operaio della fabbrica, il macchinista del treno, il vigile del fuoco, il poliziotto, l'infermiere e il dottore dell'ambulanza, il giornalista e il pilota del tuo aereo!"

 "Caspiterina! E tu li vedi tutti?". "Certo e ti dirò che al mattino tornano a casa, salutano i loro bambini, li accompagnano a scuola e poi vanno a dormire". 

Guardo il papà e penso rincuorato: "Allora in tutto quel buio là fuori ci sono tanti papà e tante mamme che lavorano"". Guardo verso l'omino della luna, ma un "coso" mi svolazza all'improvviso davanti agli occhi e grido: "Ehi!". 

"È un pipistrello" mi informa l'omino. "Allora, anche lui lavora di notte". "Con tutta questa gente che lavora, io mi sento stanco. Sai cosa ti dico?" sbadiglia l'omino. "Ti saluto e vado a dormire". 

"E la storia?". L'omino gentilmente mi spiega: "La continueremo domani sera. Ormai anche il bambino della mia storia ha abbracciato il sonno e gli occhi gli si stanno chiudendo lentamente, mentre si infila sotto la coperta blu, che è soffice e calda. Il suo mondo aspetta un nuovo giorno e si riposa, mentre tante mamme e tanti papà pensano ai loro bambini che stanno crescendo, fra stelle e luna e aerei luminosi che fanno sognare, mentre solcano il grande cielo

E vorrei che tutti bambini su questa terra potessero sognare sotto una morbida coperta blu e che il loro sonno fosse leggero e luminoso".

 Non sento più l'omino che mi parla, perché anch'io ho abbracciato il sonno leggero e luminoso. Mi sveglierò domani mattina. Lo so, quando tanti papà torneranno a casa. 

MA... caspiterina! Non ho ancora scoperto dove va a finire al mattino la luna!

sabato 26 ottobre 2019

Come parlare ai bambini perchè ti ascoltino, come ascoltare perchè ti parlino. Due Bestseller



Non ritengo siano davvero una bibbia per genitori, ma indubbiamente confrontarsi con il volume qui sotto è uno dei tempi  fra quelli ben spesi per un genitore. Troverete suggerimenti e applicazioni che rimandano ad altri autori e a strategie già sperimentate, ma in complesso ritengo sia un utile strumento.
Come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino

In densi, ma agili  capitoli, accompagnati da fumetti esplicativi, le due  autrici statunitensi, ci convincono che alcune teorie dello psicologo loro maestro, Haim Ginott,  praticate da loro stesse con i figli poi nel quotidiano, danno frutti sperati e soddisfacenti.
Poi chiaramente tutto va individualizzato e mediato da contributi paralleli. Dalla nostra non vi sono, a mia conoscenza, gruppi di lavoro e sperimentazione di queste teorie o applicazioni di questi libri di indubbio successo anche in Italia, pubblicati in Italia  dal 2015. 
Alcuni flash, esempi utili a conoscere sinteticamente il contenuto almeno del primo lavoro, che getta le basi poi per la seconda uscita,  rivolta ai ragazzi.

  • Aiutare i bambini a gestire i loro sentimenti. Le risposte impulsive spesso compromettono le relazioni e danno disagio e sofferenza: ascoltateli in silenzio,  riconoscete i loro sentimenti, definite i sentimenti (sembra molto fastidiosa questa tua esperienza..  ., questo fatto ti ha ferito molto...) e certe azioni vanno limitate (capisco che sei molto arrabbiato, digli quello che pensi a parole, non con i pugni..)

  • Favorire la collaborazione del bambino. Valorizzare efficacemente non è sempre facile e automatico, interventi superficiali scoraggiano e rendono inutili gli sforzi : riportate la situazione oggettiva, (es. non si riesce a entrare nello studio...) usate una parola sola ( es. lo studio!), esprimete i sentimenti che provate voi all'accaduto... (mi sconforta entrare in studio e non poter prendere il libro per il disordine) rendete piuttosto oggettivo il fatto (es. questo disordine impedisce l'uso dello studio agli altri)

  • In alternativa alle punizioni. I castighi sono davvero utili, ottengono nel lungo periodo risultati o rischiano di umiliare senza far crescere? Esprimete con forza i nostri sentimenti senza umiliare (mi dispiace tantissimo vedere la bici nuova sotto la pioggia) dichiarate le aspettative (mi aspetto che la bici nuova sia messa al riparo) mostrate come rimediare, proponete un' alternativa, trovate insieme una soluzione al fatto.

  • Promuovere l'autonomia diventa un bell'esercizio  per entrambi gli attori della relazione educativa e si collega all'aspetto della collaborazione : lasciate che provino a fare delle scelte, mostrate rispetto per i tentativi, non fate troppe domande, non date troppi consigli, non scoraggiateli, stimolateli a trovare anche fuori dalla famiglia soluzioni.

  • Promuovere l'autostima è vincente se accompagnato da incoraggiamento all'impegno per il superamento delle difficoltà, ogni punto interagisce quindi con gli altri di questo elenco: valorizzate quel che si vede, non genericamente con bravo! grande! ma descrivendo il fatto da valorizzare,  descrivete ciò che provate dopo aver constatato il fatto positivo

  • Liberare i bambini dai ruoli prefissati è creare fiducia, in un'ottica aperta e che aggiunge del nuovo rispetto all'immagini di sè : mostrate al bambino  una nuovo positiva immagine di sè, proponete situazioni in cui possano vedersi in modo differente, dite qualcosa di positivo  agli altri in modo che sentano anche loro, siate un modello di comportamento, ricordate quello che ha fatto o detto di positivo o valido,  confermate le vostre aspettative (es. questo comportamento mi dispiace, puoi essere arrabbiato,ma mi aspetto che tu perda sportivamente senza fare scene)
Evitare di far sentire colpevole un bambino per alcuni comportamenti,  ma aiutarlo a leggere i sentimenti che lo provocano aiuta a liberare risorse positive, e responsabili. Aiutarli a impegnarsi nell'autocontrollo, nella riflessione e favorire il suo esercizio, rende capaci di inaspettate risorse.

Pubblicato da Annamaria Gatti


Come parlare perché i ragazzi ti ascoltino e come ascoltare perché ti parlino - Adele Faber,Elaine Mazlish,K. A. Coe,C. Libero - ebook
                                                                                       

giovedì 14 marzo 2019

Domani accanto ai ragazzi che dimostrano: genitori, insegnanti, presidi. O saremo complici.


Un momento del presidio "Friday for future" organizzato ieri a Roma, in piazza del Popolo

Eccoli... 
domani ci sono loro 
nelle piazze a manifestare.
Chi li ascolterà?
Avanti ragazzi! 
Siamo con voi 
e spero con voi anche 
genitori, 
nonni,
presidi,
 insegnanti...
sindaci,
amministratori,
....
e ogni volta che useremo male le cose 
o inquineremo vivendo 
viaggiando 
lavorando
mangiando 
divertendoci
uccideremo la Terra 
e saremo responsabili 
allo  stesso modo 
come i grandi inquinatori, 
ogni volta che rifiuteremo 
di ascoltarvi 
o di aggiornarci 
o di capire e conoscere.



https://www.avvenire.it/attualita/pagine/londa-verde-dei-giovani-italianifbclid=IwAR3rejhh97t1a6VCT0Dg1zLCJizpKcJ6R98CVosM72wJWfk5BJzGoaQ8mqw


Pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Avvenire

sabato 30 giugno 2018

Ti ascolto attiva-mente 2



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Ascolto attivo: storia di Giulio e di Serena
Giulio torna a casa da scuola. Una piega sulla bocca dopo 8 ore di scuola, davvero "a tempo pieno".
Mamma Serena lo guarda salire in auto e decide:
" Ti dispiace se facciamo due passi fino alla libreria del centro?"
Giulio sorride un pochino: niente domanda oggi?!! pensa sollevato.
Niente del genere: Comeèandataoggiascuola?Benevero?
Lui non sa che mamma ha appena finito un colloquio con la psicologa della scuola a cui ha chiesto qualche "dritta" per risolvere un problemino con Giulio: calo della motivazione e del rendimento, insicurezze varie, opposizioni, introversioni, strane per i suoi 10 anni.
Prima di entrare in libreria una sosta dal gelataio.
"Ti vedo un po' pensoso oggi" dice la mamma.
Silenzio.
Silenzio, rotto dallo scricchiolio del biscotto del cono gelato.
"Ora mi chiede come è andata la scuola oggi..." pensa Giulio.
Silenzio. I due sembrano concentrati sul gelato alla liquirizia e pistacchio, vera passione del ragazzino.
Giulio sbircia divertito la mamma.
Mamma sorride complice, mentre pensa che è difficile non chiedere. ma ha deciso di seguire il consiglio dell'"ascolto attivo".
Il figlio sembra soddisfatto.

"Buono!" sussurra e sorride a mamma Serena, che sente un nodo in gola.
Un po' di commozione: sente di aver in fondo ascoltato davvero il bisogno di Giulio di rilassarsi, di trovare in lei una complicità. Non ha seguito il cliché della madre efficiente.
Poi una capatina in libreria.
L'ultimo libro di Stilton è lì in vetrina. Altra passione di Giulio, che comincia ad animarsi.
"Mi pare che ti interessi quest'ultima uscita!"
Silenzio.
mamma Serena non ha fatto domande, ma ha sottolineato il sentimento, lo stato d'animo manifestato da Giulio con lo sguardo e la postura del corpo
Poi inaspettatamente: "Già, posso?"
"Direi di sì" annuisce mamma, "Ti vedo più sereno di prima".
"Beh..." spiega rompendo il silenzio Giulio e sbottando "oggi a mensa Paolo mi ha preso in giro e gli ho mollato un calcio, non si è fatto niente, ma so che non approvi e mi sono preso una nota".
"Ne parliamo quando vuoi stasera e vediamo come riparare la cosa e gestirla al meglio, per te e per lui, che dici?"
"Ok, grazie mamma."

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto: Medicinalive

venerdì 15 giugno 2018

Ascolto attivo e bambini 1


Ripropongo, su richiesta, due post riguardanti l'ascolto attivo. In effetti la scelta di formarsi in questa strategia comunicativa presenta molti vantaggi anche nella pratica educativa e favorisce il benessere della persona.


Miryam chiede qualche informazione sintetica sull'ascolto attivo.
Immagino che lo pensi esercitato con i bambini.


Quante volte avrete sperimentato l'ascolto attivo nella sua modalità più spontanea, in alcune persone particolarmente empatiche e attente alle relazioni personali!
Infatti è semplicemente una modalità per affrontare i problemi, per appianare la strada alla relazione soddisfacente e gratificante. Chi lo esercita quotidianamente, oltre a studiarlo o ad apprenderlo, ha anche delle abilità personali.
Ma tutti lo possono imparare! Anzi è auspicabile che diventi una prassi, se lo si vive con soddisfazione. anche se spesso per molti non è immediato. Spesso richiede un buon autocontrollo!!!
Due i cardini su cui si fonda: accogliere l'altro tenendo conto di ciò che pensa e vive e avere fiducia nelle possibilità di soluzione dei problemi e del disagio provato e procurato.

Non è ascoltare passivamente il bambino...
"Coloro che sono stati ascoltati “attivamente” maturano sotto il profilo emotivo, si aprono all’esperienza, stanno meno sulla difensiva, diventano più accettanti e meno autoritari".(Carl Rogers-David E. Russell  in Un rivoluzionario silenzioso, La Meridiana, 2006)

Il bambino con l'ascolto attivo vede aprirsi delle possibilità di conoscersi, di pensarsi positivo, di accogliersi, perchè si sente accolto. Innanzitutto.
Anche chi ascolta cambia in meglio: si fa più attento all'altro, si accorge di molti elementi di cui non si era accorto.

Proviamo a fare qualche esempio raccolto dalla vita quotidiana?

Alla prossima!


pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
Illustrazione di Walter Kostner

mercoledì 23 maggio 2018

L come linguaggio e i bambini. I mercoledì di Lucangeli

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La cronaca oggi ci ha somministrato gli ennesimi arresti per violenze sui bambini a scuola, da parte di insegnanti a cui vengono  invece affidati con fiducia dai genitori.
Sono fatti di una gravità inaudita che hanno suscitato reazioni forti, in tutti i settori, di persone che si indignano e si ribellano a queste situazioni.
Nello stesso mondo molti lavorano con passione e serietà per accompagnare i bambini all'età adulta.

"Da alcune settimane la professoressa Daniela Lucangeli lascia su Facebook contributi di grande interesse e fruibilità, è un appuntamento con cadenza  settimanale lieve, una manciata di minuti (6/7),  ma così intenso da suscitare commenti entusiasti di insegnanti o genitori: sono i "MERCOLEDI' DELLA LETTURA".

Curiosità
Oggi, dopo sole 7 ore dalla pubblicazione  le condivisioni sono circa 980. 

Daniela Lucangeli è Ordinaria di Psicologia dello Sviluppo (e molto altro) presso l'Università di Padova, è docente di chiarissima fama, molto seguita nel mondo accademico, educativo e scolastico. (vedi CV in http://www.unipd.it/prorettrice-continuita-formativa-scuola-universita-lavoro). 

I suoi numerosissimi interventi, che in parte si ritrovano anche  in video sul web, hanno a mio parere due caratteristiche fondamentali: una grande autorevolezza scientifica, a cui si accompagna una attenzione speciale e una capacità empatica  entusiasmante, sempre autenticamente dalla parte dei  bambini e dei ragazzi. Soprattutto quelli con  disturbi dell'apprendimento, ma non solo!


Oggi ci parla di linguaggio. Come sempre non aspettatevi una breve esposizione scontata, ma pochi minuti per aprire la mente su un tema così pregnante.
Buon ascolto!


https://www.facebook.com/danielalucangeliofficial/videos/1687367651344847/UzpfSTE2NjAyNzEzNTE6MTAyMTQxNjcxNjIzMjcyNzI/

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da unica.it

sabato 10 marzo 2018

Superare l'angoscia della separazione dei genitori, in un libro.


“ANDREA NON HA PIU’ PAURA”
di  LORENZA FARINA
Illustrazioni       di         Manuela Simoncelli
Edizioni Paoline

Recensione di Annamaria Gatti

Fonte: Città Nuova Marzo 2018

Con questa pregevole opera la Casa Editrice  Paoline rinnova il suo apprezzamento per la scrittrice Farina, a cui si affianca, con una poetica interpretazione, l’illustratrice Manuela Simoncelli.

Andrea è un bambino che sperimenta la paura  nella circostanza della perdita del papà. La perdita qui potrebbe essere intesa in molte forme, come allontanamento o presenza-assenza,  che pure fanno sanguinare un cuore bambino e lo costringono a scavalcare il protetto confine dell’infanzia .

Lorenza Farina si cimenta ancora, in questo libro per ragazzi, a dialogare con garbo e delicatezza con  l’affettività dei bambini. Lo ha già fatto visitando altri sentimenti e situazioni, in cui  ha abilmente accompagnato i lettori nel mondo  della timidezza, della vecchiaia, della malattia, della storia e del dramma della shoah.

In “Andrea non ha più paura”  alcuni elementi  mi incuriosiscono e tracciano letture / altre che impreziosiscono la proposta:  un uccellino  popola le pagine, grazioso e premuroso,  sempre così espressivo, con le sue piume   colora le pagine della sofferenza e quelle della ritrovata calma, nel sonno tra i rami di Nonno Ulivo.  E’ una presenza  che interpreta il senso di colpa e svela  del  testo un notevole pregio:  in fondo alla paura di un bambino c’è quello di sentirsi in colpa, quando uno dei genitori se ne va. Ma ora  anche per Andrea è giunto il momento di sentirsi avvolto, pur  nella notte, dalla benevolenza e dal perdono, con la complicità dell’ulivo.

L’albero poi  è un personaggio costante nelle produzioni  di  Lorenza:  per ammissione della stessa scrittrice, la natura ha sempre accompagnato la sua crescita e tuttora fa da sfondo ai suoi giorni nella casa immersa nella campagna veneta.
Albero/padre, in questo racconto, albero che rassicura e insegna e attende, senza strafare o pontificare. 

La sua  tenerezza sfiora Andrea, lo sostiene, gli permette di ritrovare forza e consolazione, accanto al “cancello sempre aperto” e alla  “ mamma (che) lo accarezzava spesso”.  Andrea trova consolazione, la paura è domata, ma tutto ha un prezzo! E il libro ci lascia con un dubbio o una speranza, sorretti  dal rumore di  passi sul ghiaino del cortile… Qualcuno era pur entrato e aveva chiuso quel cancello alle sue spalle.
                                                                                                                    


venerdì 26 maggio 2017

Dai ragazzi: parlaci dell'amore, della morte e della speranza.

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Mi piace condividere con genitori e adulti in genere, nonni magari! le impressioni riportate dagli incontri con i ragazzi della scuola secondaria di primo grado, che hanno letto il mio ultimo libro "Dall'altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa" (vedi recensioni post precedenti) 
Ci siamo incontrati a suon di musica, classica e blues, per parlarne,  per rivivere alcuni momenti di questo romanzo che a loro è piaciuto e ne sono felice.
L'amico David Conati cantautore e scrittore, uno dei miei preferiti! lo aveva previsto: incontrali si immedesimeranno! Così è stato.

Parlare con loro dell'avventura, dei sogni e dei desideri, dell'amore, della sofferenza e della morte è stato così semplice e ho avvertito chiaramente in loro una grande sete di sentirsi dire le cose così come stanno, di essere portati a un livello più su, a volare alto, come si dice!
Beh, la vicenda romantica fra la violinista Vera e il Marini del libro era faccenda seria davvero e tutti tifavano per questa coppia e hanno protestato con me, esigendo il proseguo della vicenda, cosa già suggeritami ad altri livelli...



Ma la loro protesta si è scontrata poi con la morte di Trysa.
E non proprio immediata, ma consapevole e bella, grazie al lavoro delle insegnanti, è stata la ricerca di soluzioni, di ragione di senso e di speranza:
"Nulla di ciò che si fa per amore va perduto"
E che dire del Vento del Crepuscolo?
Compreso appieno il significato possibile di questo personaggio, curioso e potente.
Come nelle migliori narrative di formazione!
Ho ballato volentieri con loro e l'invito a saper fare sacrifici e fatiche è passato forte e condiviso... nessuno ha protestato, anzi...! 
Grandi ragazzi! A volerlo vedere  abbiamo nelle nostre case potenziali eroi di tutti i giorni. Basta crederci!

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto di  Roberta Sinico e Loretta Doro

domenica 21 maggio 2017

Bocciatura o no?

                                         
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In "Spinocchio", di recente edizione, don Mazzi ci ricorda le grandi possibilità di una gioventù spesso inascoltata ma soprattutto depredata del dialogo, della relazione attraverso cui passa la fiducia in se stessi e la fiducia nella vita, in una vita buona per cui lavorare, studiare e lottare.
Don Mazzi invita i destinatari di questo libro, gli educatori in generale, a fermarsi, a provare empatia per i ragazzi, i bambini, a giocarsi per loro guardando oltre gli schemi, i pregiudizi, le pigrizie mentali. A credere in loro, come la migliore psicologia e tanta pedagogia ci insegnano!

Ho ripensato alle parole di Don Mazzi quando ho sentito di nuovo le preoccupazioni di alcuni insegnanti, riguardanti la necessità di bocciare alunni o studenti.
Al di là dell'opportunità o meno di questa decisione, è comunque vincente pensare ogni bambino, ogni ragazzo, come chi ha potenzialità enormi, in settori diversi, nelle sfere più disparate.

Possiamo dire di un bambino che non cambierà mai? Che non potrà mai dare il meglio di sè? 
Quanti personaggi illustri del mondo delle scienze, dell'arte e del pensiero... hanno avuto valutazioni durissime nel loro percorso scolastico? Per poi con coraggio rifiorire e vedere trasformata la loro vita.
Perchè dovremmo costringere un bambino a continuare a  sentirsi inadeguato, senza trovare e dare strategie di recupero, prove di fiducia e di valorizzazione? Cosa ci guadagniamo noi e cosa guadagna questo uomo di domani a sentirlo fallito e spento già dalle aule scolastiche che dovrebbero essere fucina di  coraggio, ripresa, futuro?

Ripartire da una visione comprensibilmente difficile forse, purtroppo non scontata nella scuola, di fiducia nell'uomo e nella vita (es. Montessori), in una scuola giusta (es. Don Milani) porterebbe vantaggi umani e non solo!!! Allora lavoriamo nonostante tutto e sempre perchè ... "Tutti i bambini devono essere felici" come titola un  bellissimo libro, sul maestro Paolo Limonta. Ma questa è un'altra storia vera  di un insegnante felice, che condividerò  presto con voi!

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

foto da La Repubblica



sabato 18 febbraio 2017

Perchè un sedicenne sceglie (o non sceglie) di morire?

I ruoli in famiglia, l'argine da ritrovare


UN EVENTO TRAGICO, CHE PONE MOLTI INTERROGATIVI ANCHE ANGOSCIOSI

AIUTIAMO QUESTI GENITORI 
NON LASCIAMOLI SOLI
DIALOGO, SCUOLA PER GENITORI, SPORTELLI E CONDIVISIONE



Avvenire, 17 febbraio 2017
I ruoli in famiglia l'argine da ritrovare
di Daniele Novara*
Sono tragiche le notizie sul sedicenne di Lavagna che si è tolto la vita. E purtroppo non sono le uniche in questi ultimi giorni che vedono protagonisti ragazzi persi e in difficoltà, tanto da avvicinarsi alla morte. Come provare a capire quello che sta succedendo? Se vivessimo in un mondo ideale e se ci fosse un segreto per educare i figli senza problemi, non saremmo qui a farci domande. Ma non esistono ricette, non ci sono manuali d’istruzione, così come non ci sono figli sbagliati e neanche figli colpevoli, sono solo immaturi. E soprattutto il genitore perfetto non esiste.
Cerchiamo però di renderci conto che c’è bisogno soprattutto di recuperare dei ruoli all’interno della famiglia, perché i figli non crescono da soli e nello stesso tempo deve essere chiaro che a volte i genitori ci sono fin troppo. Da un estremo all’altro: i genitori addosso, invadenti sono una complicazione in più, non una soluzione. Una certezza c’è: madre e padre sono la più grande risorsa per i figli, ma non devono smarrire il loro ruolo di educatori. Non devono fare i poliziotti, neanche gli psicologi e nemmeno essere amici dei loro figli. I genitori devono educare e se si trovano in situazioni estreme che non sanno codificare o gestire, allora è meglio che chiedano aiuto a professionisti. È vero: ci vorrebbe un supporto diffuso per sostenerli, un supporto che il più delle volte manca. Scuole Genitori e sportelli di supporto pedagogico sono indispensabili in questa fase di fragilità genitoriale.
Sappiamo che con gli adolescenti di oggi ci troviamo di fronte ad una generazione affetta da quella che ho definito 'carenza conflittuale', ossia di difficoltà ad affrontare le contrarietà e le frustrazioni relazionali. Ed è una generazione adolescenziale particolarmente debole da un punto di vista emotivo. Significa che c’è una profonda difficoltà a gestire le situazioni critiche e di conflittualità. Quasi sempre si tratta di ragazzi cresciuti in contesti eccezionalmente virtuali con un consumo giornaliero di videogiochi assolutamente eccessivo che compromette le normali funzioni neurocerebrali. Preferiscono pertanto annullare i problemi piuttosto che affrontarli. Fino ad arrivare al punto limite in cui la realtà fa più paura della morte. Per evitare tutte queste implicazioni occorre parlare di più tra genitori per trovare una linea educativa condivisa e realizzare un vero gioco di squadra educativo.
Il disaccordo tra madri, padri e a volte anche insegnanti crea molti danni: i giovani non hanno riferimenti e non sanno più a chi dare retta. Ai figli servono argini, direzione, limiti e dal punto di vista del genitore serve un interesse di servizio, cioè un mettersi al servizio della loro crescita. È necessario riprendere in mano totalmente il ruolo del padre, anche considerando che viviamo in un contesto molto fluido, sia in ambito formativo sia nelle relazioni sociali e quindi è ancora più importante recuperare la sua figura. Figura che si confronta con quella della madre, accompagna il figlio nella formazione e consente di dirgli: «Sì, ti lascio grandi libertà, ma a patto che tu abbia delle regole, precise e da rispettare».
La madre, da parte sua, non deve essere invadente e lasciare all’altro genitore e al figlio i loro spazi, sapendosi anche 'fare da parte' in alcuni momenti. Una madre che pretendesse di gestire e tenere sotto controllo i figli in adolescenza finirebbe infatti per essere un pericolo per la loro crescita e la loro sanità psicoevolutiva. Funziona poi cambiare la logica educativa: non esserci sempre, ma esserci il giusto, con chiarezza e affidabilità. È sempre meglio recuperare la giusta distanza emotiva per favorire un vero rapporto educativo. Per avere e riuscire a dar loro sempre fiducia. Con un adolescente serve tantissimo, per garantirgli spazi di libertà e consentirgli la giusta autodeterminazione, sempre tenendo presente che la mente di un ragazzo è naturalmente instabile e immatura. Perché deve crescere ancora, insieme ai suoi genitori.
*Pedagogista, direttore Cpp (Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza)

mercoledì 15 gennaio 2014

Poesia e verità in un delicato libro per bambini

Le parole di Bianca sono farfalle




di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova, 10 gennaio 2014


LE PAROLE DI BIANCA SONO FARFALLE


di Chiara Lorenzoni
Illustrazioni di Sophie Fatus
Collana Giralangolo Picture Books 
dai 5-8 anni e più… 
Una bella occasione per raccontare e scoprire con i bambini  altri linguaggi, altre intuizioni, altri sensi per conoscere la vita e i cuori che la leggono.
Bianca non sente e non parla, ma percepisce di ogni  persona l’essenziale.
E’ l’essenziale che questa bambina lieve e gioiosa sa toccare,  gustare e conoscere, per entrare in relazione con la verità espressa solo attraverso ciò che non si comunica con le parole.
“Bianca non  parla, ma vede cose che gli altri non vedono.
Vede quando i sorrisi dicono le bugie
e quando gli occhi parlano
anche se la bocca riposa.”
In una società obesa di vuota comunicazione verbale e sonora, la musica di Bianca sono i colori e le forme, la luce e il buio, gli sguardi,  i sorrisi o i pianti, le carezze e le sensazioni che la pelle gli rimanda fedele, generosa e attenta.

Un progetto editoriale di indiscusso valore, un bel lavoro di Chiara Lorenzoni, per  la  gradevole e curata  interpretazione  della pluripremiata  artista francese  Sophie Fatus. Un libro in  formato interessante, per conoscere e scoprire, per riflettere e onorare la ricchezza della diversità.

venerdì 25 ottobre 2013

Senza parole

pubblicato da annamaria
ill. Walter Kostner

lunedì 26 agosto 2013

Se la fretta ti fa soffrire... oggi fermati qui

 
Oggi ci impegniamo tutti a vivere senza fretta il rapporto con i nostri bambini, a dare tempi giusti alle cose e ai fatti, a sapere attendere la risposta, la fila senza impazienza, a gustare le piccole perle che la natura, gli eventi o gli incontri ci donano.
"...Bellissimo questo fiore! ...
Quest'albero è un vero capolavoro... guarda!
Sei stato bravo a scoprire questa cosa!
Ti vedo contento...
Piace anche a te questo dipinto?
Simpatico il cagnolino che gioca!
Brava, hai capito di cosa aveva bisogno la nonna...
Questa storia  è davvero una forza!
La pizza che abbiamo preparato è venuta benissimo, siamo stati bravi!
Il tuo disegno merita un'esposizione!
Quella signora è stata gentile, vero?
Mi è piaciuta la sua attenzione... 
Senti questa musica: ti piace,? Fermiamoci ad ascoltarla con calma: abbiamo tempo!
Guarda la chiocciola, sembra voglia arrivare prima.
Che profumo questa siepe rampicante di gelsomino!
Come è morbido questo cuscino!
Il tuo amico è stato proprio gentile!
Nonno è un vero campione nell'orto, andiamo a vedere!
Abbiamo tempo per un abbraccione e una corsa: dai, ti prendo io che sono velocissima!
Ora possiamo perdere tempo ad ascoltarci..."
Ascoltare:
un dono che è "più"... più di tutti i pacchi dono che arrivano nelle nostre case, infiocchettati e profumati solo di desiderio di farli sentire importanti.
Ma i bambini capiscono meglio il dono della condivisione.
Senza fretta.
 
pubblicato da  Annamaria Gatti
foto di Giovanni

lunedì 7 giugno 2010

COME E' ANDATA OGGI A SCUOLA?


ASCOLTO ATTIVO?
"Cosa hai fatto oggi a scuola? E' stata una bella giornata?" Chi di voi genitori non ha mai fatto questo genere di domande ai figli? Avete il dubbio feroce, ferocissimo, che non sia la domanda azzeccata per l'ora, la situazione e il...dopo? Tranquilli, è proprio così. La risposta dei bambini pazienti è: "bene", qualsiasi cosa sia accaduto. Quella dei (comprensibilmente) diffidenti è ...un dignitoso silenzio. Quella dei bambini che scoppiano è un elenco di disgrazie, probabilmente mezze inventate: chissà che così non ottenga un po' di attenzione!... e via dicendo... Segnalato dal supplemento di Avvenire - Noi, bene scrive Jesper Juul, terapeuta danese (tutto il mondo dei bambini è uguale, bello e da scoprire!) nel suo recente libro, "La famiglia che vogliamo" (Urra-Apogeo): un bambino sano dovrebbe rispondere pressapoco così "TE LO DIRO' QUANDO AVREMO RISTABILITO UN VERO CONTATTO FRA NOI. NON HO NESSUNA VOGLIA DI FARE RAPPORTO" Interessante no? Ci viene in aiuto l'ascolto attivo, per cui potremmo, dopo un abbraccio e una repentina misurazione del polso emotivo, registrare a voce alta il sentimento visibilmente espresso dal bambino: "Uh! come ti vedo preoccupato, oggi!" oppure "Alla grande, oggi sei contento e soddisfatto!" o "Ahi, ahi, sei proprio deluso questo pomeriggio!" Tempo qualche battuta di queste e nel giro di un breve sospiro, ecco il nostro svuotare il sacco! Mi dicono che funziona! (Anche per il marito o la moglie....)

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto di Giovanni Guarda

sabato 5 giugno 2010

CHE TIPO DI EDUCATORE SEI? 4.


COME PARLARGLI?
"Lucio, che ha sei anni, ha un carattere forte e indipendente, ma siamo preoccupati perchè fa quello che vuole e voi scrivete dell'importanza delle regole e del loro rispetto, che gli permetterebbero di crescere sereno e capace. Soprattutto noi gli spieghiamo continuamente i motivi, il perchè deve ascoltarci e ubbidirci, ma sembra tempo perso..." Mamma Paola.
Lucio , come molti bambini, ha un gran desiderio di indipendenza e di autonomia e questo mi pare un bel punto di forza da valorizzare. Ci sta dicendo qualcosa. Giustamente voi siete inquieti... Il tempo dedicato alla spiegazione paziente dei motivi per cui le cose si devono o non si devono fare... è tempo perso!
Lucio sembra abbia bisogno di altro, forse di essere ascoltato e di un' attenzione finalizzata a conoscerlo ancora più a fondo, come già è stato scritto in post precedenti (etichetta: attenzione), forse ha bisogno di poche parole, visto che molto gli è già stato detto e spiegato con passione! Forse, sottolineando le sue capacità e impiegandole al meglio, Lucio potrebbe fare esperienza di quanto sia conveniente rispettare le regole, soprattutto nel rapporto con gli altri!
Ricordo Giulio che era spesso ripreso con lunghe spiegazioni sul perchè e sul "percome" si dovesse comportare. Un giorno il papà lo ha invitato a pescare e francamente gli ha motivato:
"Guarda, Giulio, mamma ed io non abbiamo più intenzione di spiegarti perchè sono necessari certi comportamenti. Tu sei un tipo in gamba e vedi anche tu cosa ti conviene fare, io conto su dite e ho fiducia, ora tocca a te! Guarda: basterà un occhiata fra noi per interderci, come si fa con i grandi!"
"Ok papà, attento, ha abboccato!"
MI piace riportare ciò che Chiara Lubich ebbe a dire nel suo intervento "Uno solo il maestro"
"Il modo di esprimersi di Gesù, pur rifacendosi all'uso del suo tempo, è nuovo: parla un linguaggio vivo, immaginoso, concreto, breve, preciso. Evita ogni prolissità, spesso condensa in una frase tutto quanto deve esporre su un argomento. Così si deve fare anche in famiglia. Le cosiddette lunghe "prediche" non sono accettate dai nostri ragazzi. Bastano poche parole suggerite da un amore vero, puro, disinteressato."
Pubblicato da Annamaria Gatti
Foto da GB e DoppiaW di Walter Kostner