Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.
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sabato 14 giugno 2025

Favola terzo episodio. Il cavaliere Enea e la scoperta della regola d’oro.

 Ecco la continuazione dell'esperienza di Enea 

che diventerà cavaliere solo se avrà saputo fare le scelte giuste. 

Dedico questa favola a Willy barbaramente ucciso 

mentre voleva difendere  un amico e portare la pace.

Willy ora è un vero cavaliere. 

Omicidio Willy, ecco i risultati dell'autopsia “ucciso per i colpi violenti  su diverse parti del corpo” 


fonte:  Città Nuova Settembre   favola di Annamaria Gatti

illustrazione di Eleonora Moretti 

Il castello degli apprendisti cavalieri era una severa  dimora, poca luce e  rumori sinistri popolavano le stanze “Avete paura del buio? Avete paura delle novità?” chiedeva il Grande Maestro.

“No” rispondevano gli apprendisti “noi sappiamo cavarcela bene. Andiamo finalmente a cacciare draghi?”

“Nulla del genere,  la prossima prova sarà liberare dalla torre il gran borbottone.”

I giovani si guardarono e scoppiarono in una sonora risata. Il  Maestro  li lasciò ridere, poi aggiunse: “Vedrete, non è un tipo piacevole, buona fortuna!”

 Un ululato acutissimo proveniente dalle scale della torre li fece rabbrividire.  Dopo un veloce “pari o dispari” stabilirono l’ordine dei tentativi. “Parto!” disse il primo un po’ titubante “sarò velocissimo”. Infatti velocissimo… ritornò contrariato: “Beh pensateci voi, è così brontolone che non lo sopporto. E poi ho il cuore in gola: c’erano ombre strane lungo la scala!”

Si sentirono ruggiti raccapriccianti e tutti si guardarono preoccupati. Comunque, anche il secondo tornò solo: “E’ insopportabile! E’ un maleducato, non gli va bene niente!”

Il terzo si fece coraggio, salì guardingo ed entrò. Gli  promise mari e monti, poi lo prese in giro pesantemente e iniziò anche a minacciarlo se non fosse partito con lui. Il borbottone si accucciò in un angolo e, spaventato, non si mosse più. Anche il giovane tornò giù tremante di paura e di rabbia.

Era il turno di Enea. Strana prova: sembrava un giochetto e invece…

Entrò nella cella della torre. Borbottone,  un omino ossuto,  vestito elegantemente, ma sgradevole a vedersi, stava lamentandosi:  “Nessuno mi  capisce, mi chiudono qui perché brontolo sempre,  questa torre è una prigione! Voglio tornare a casa, giocherò con i nipotini anche se mi tireranno la barba, prometto, non brontolerò più…”

Enea era sempre là seduto ad ascoltare.

L’omino lo guardò. Enea lo guardò.

L’omino  gli sorrise. Enea gli sorrise.

“Sei venuto a liberarmi?” gli chiese.

“Beh, se vuoi sì. Se io fossi nei tuoi panni, mi farebbe piacere che qualcuno mi ascoltasse e mi capisse.”

“Amico,  hai fatto con me quello che vorresti fosse fatto a te, quindi hai superato la prova. Ora vengo.”

La scala era ripida, ma il Borbottone la scese in fretta fino a sbattere contro il barbone del Gran Maestro.

“Ullallah! Ecco trovato il cavaliere che ha scoperto la regola d’oro.” Esclamò il Maestro, osservando curioso il borbottone.

“Me ne vado Maestro, hai trovato il tuo apprendista in gamba. Io torno a casa e… venite a trovarmi ragazzi ma non bevete tutto il mio sidro e non mangiatemi tutto il cinghiale e poi non lasciate le armi sparse nel cortile e poi… e poi…”

“Sì, sì signore… abbiamo capito!” urlarono in coro tutti. Che razza di brontolone, questo borbottone!

 E anche gli altri giovanotti impararono che è meglio fare agli altri quel che vorresti fosse fatto a te.                                      

pubblicato da Annamaria Gatti

illustrazione  A Willy di Kitoshi Kimmo,  da Frosinone Today.

 

 

 

 

 

 

giovedì 9 aprile 2020

Note da casa. Marco racconta


Sono giorni duri questi per i bambini. Anche per gli adulti che sono con loro. Ci sono bisogni che,  anche se repressi e canalizzati, ora esplodono con vigore e qualcuno dà segnali di insofferenza che devono essere gestiti. Pubblico volentieri un contributo che ha lo scopo di tenerci saldi, con gli occhi fissi sulla condivisione presente, senza allarmismi ma facendo quel che si deve fare consapevolmente e con fiducia, comunque. Sapendo che questi giorni sono una forte scuola di vita.

Martin Seligman ci ricorda che la natura ha protetto i bambini, fisicamente e psicologicamente, con un' enorme e irrazionale capacità di sperare. Facciamo tesoro di questa considerazione e alleandoci, con coraggio, rendiamo questi giorni una vera scuola di vita per loro e  per noi. Scelgo comunque di raccontare la normalità di Marco.


MARCO DA CASA: ALLEARSI CONVIENE (CONTRO OGNI TIPO DI VIRUS)
Ciao, sono Marco, undici anni, questi giorni di quarantena sono così improbabili che mi sento anch’io strano come tanti, soprattutto quando guardo mamma e papà che stanno a casa tanto tempo. Forse troppo.
Mi farebbe piacere che andassero a lavorare, a camminare sull’argine, a fare spese, per poi ritrovarci insieme. Invece lavorano da casa. Capisco che il loro lavoro è difficile e me lo  faccio spiegare. Sto  apprezzando i miei genitori per come fanno le cose che devono fare. Ma qui ‘sto virus ci ha capovolto proprio!
Li sento discutere, mi sembrano preoccupati, anche per i nonni che, dicono, non devono uscire. Per questo fanno salti mortali per aiutarli. Sento che telefonano spesso ad altre persone: ascoltano,  discutono e raccontano.  Io credo che abbiano anche molta paura e anch’io ne ho: niente scuola, sport, compleanni o sgambettate a calcio. Loro mi ascoltano e non mi prendono in giro, se dico quello che provo, meno male… Spesso ho dubbi e rabbia.. Ma sento che sono miei alleati e mi basta. Per ora, almeno.
Loro mi rassicurano, usando poche parole, ma toste: dice papà che la novità è molto seria, il virus uccide ed è normale essere disorientati. Tutto questo ci fa soffrire e non bisogna avere vergogna di dirlo:  la paura ci sta, ma conviene vivere bene il PRESENTE  senza troppo fantasticare, né coltivare pensieri neri o catastrofici, non serve neppure guardare tutti i notiziari.
 Non è che sia facile vivere questo “presente”. Ma ho capito che vuol dire avere a cuore che le cose in questo momento vadano bene per te e per quelli che ti sono vicini o che “incontri” virtualmente. Servono parole, voglia di aiutare un po’, di far felici gli altri insomma!
Le regole vanno seguite alla lettera, dice mamma convinta e sono d’accordo, soprattutto quando mi ha ribaltato la faccenda: siamo sicuri in casa, non reclusi. L’ho detto a Fabio che si è consolato un po’, perché i suoi genitori  si innervosiscono spesso e lui sta male, così io cerco di tenergli video-compagnia.  Penso che i miei si prendano cura di noi figli alla grande: incontri in video con amici e parenti, audiolibri, film, documentari, visite virtuali a musei e letture ad alta voce insieme! Ciascuno ha i suoi gusti e io ho scoperto alcuni interessi degli altri della famiglia. Mamma e papà  non sono intransigenti  per i compiti, anche se ci litigo qualche volta. Abbiamo concordato un tempo: in questi giorni mi trattano da grande, come i miei fratelli, e ne sono fiero.
 Insieme troviamo qualche momento per giocare, per rivedere vecchi video di famiglia, o foto. I miei genitori hanno preso a raccontare aneddoti che non conoscevo su noi, su loro due…  Spesso sono noiosi,  ma li sopporto, visti i tempi difficili, in cui non puoi  neppure uscire. Certo… senza giardino è un problema, si deve respirare no? Così abbiamo adattato a orto il terrazzo e sono curioso di vedere cosa riusciamo a ricavare dai vasi  che mi ha fatto curare mamma. Ma l’esperienza migliore la facciamo in cucina. Non ci credeva la prof di spagnolo che ho imparato a fare la paella! I prof! La scuola. Mi vergogno a dirlo… ma mi manca.
Se penso ai miei amici e ai prof che incontro nei video sulla piattaforma di scuola, mi preoccupo: non sarà questa la scuola, vero? Non parliamo solo di pressione atmosferica o di Alto Medioevo… Ai prof  chiediamo informazioni su quel che succede, tanto per confrontarci. Loro ci ascoltano, anche se  qualcuno  vuole far scuola e basta, ma diciamo che non è facile fare scuola a distanza, se prima non abbiamo tirato fuori quel che dentro ci lascia sospesi. Qualche volta ci telefoniamo,  ci raccontiamo cosa facciamo a casa. Anche i prof, che dicono che oggi  stiamo imparando molto dalla vita: qualcuno ha un malato in casa o all’ospedale e vi assicuro che i loro racconti non sono per nulla  rassicuranti, accidenti! Conviene davvero stare a casa! Ci siamo anche dati  un fantastico appuntamento per il dopo, quando usciremo tutti dall’epidemia. Ma è un segreto! Restate a casa anche voi, se volete bene a qualcuno.



pubblicato da Annamaria Gatti
foto: A.Gatti, Isola Madre, Lago Maggiore


sabato 6 gennaio 2018

Compiti a casa.

Rimbombano sui social e media problemi fittizi. Distrattori, dicono alcuni, dai veri problemi della fatica di vivere oggi.
Tornando a scuola, una delle fatiche è senz'altro  il problema compiti, che fanno rotolare spesso le famiglie in un clima insopportabile quando sono troppi, ingestibili nella normalità, pesanti fardelli di una coppia di genitori che tornano a casa la sera e si trovano a dover supportare i figli. Se sono più di uno i figli, come augurerei sia,  è chiaro l'eroismo che in alcuni casi li caratterizza. Questa scuola non è per me, mi disse un bambino di sei anni. E la sua mamma aggiunse sussurrando: neppure per me, mi aiuti!
Non si chiede una scuola facile, insulsa o fasulla... si chiede una scuola di grande spessore, dalla parte del bambino: solo così sarà vincente per tutti e non frustrerà bambini famiglie ed insegnanti.

La struttura familiare è cambiata e se la scuola deve essere senza compiti o senza zaino per essere una esperienza buona, non dico felice, come credo debba essere comunque, ma almeno buona, ecco per favore... rivediamo il capitolo compiti. Troviamo motivazioni alte nell'alleanza educativa con la famiglia . Avremo genitori alleati davvero! Non sono l'unica, mi accodo a tante voci autorevoli  che hanno motivato scelte alternative di successo.

Vogliamo bambini contenti di venire a scuola?  Misuriamo anche i compiti e ascoltiamo il nostro cuore e la nostra mente di educatori.

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it



Per favore, mi scrivete qualche compito diverso, di quelli che te le ricordi per anni e poi li racconti anche ai tuoi figli?
Ne pubblico qualcuno un po' alternativo, ma so che gli insegnanti ne hanno a bizzeffe nei loro cassetti segreti...
Certo non richiedono correzione, ma dialogo in classe e vita che circola.... come nel cirle time...
Allora... compiti alternativi: per domani.....
  • ascolta i rumori di casa tua...
  • leggi qualche pagina del tuo libro preferito
  • ascolta il silenzio... se c'è...  in camera tua
  • ... sorridi e saluta i tuoi familiari
  • stai loro vicino per qualche minuto anche senza far nulla, osservali...
  • chiedi loro come stanno e come è andata la mattinata o la giornata 
  • chiedi a ciascuno di loro in cosa puoi essere utile
  • fai qualcosa a sorpresa per loro qualcosa che sai a loro fa piacere
  • racconta, in pace, a loro una cosa che loro fanno e che a te da fastidio
  • esci in una zona verde e guarda: cosa vedi di piccolo, piccolo
  • osserva da vicino un albero... proprio da vicino!
  • esci e sdraiati: cosa vedi in cielo? non ti stancare, attendi qualche minuto...
  • vai a trovare il nonno o la nonna e trascorri con loro un'oretta o più
  • renditi utile a loro in qualche lavoretto o commissione
  • metti in ordine la tua stanza come piace a te
  • invita un compagno o più  e organizza giochi all'aperto
  • sparecchia la tavola nelle prossime tre sere
  • preparati la colazione e la merenda da solo
  • chiedi scusa  a una persona, se ne hai motivo 
  • oggi perdona una persona e raccontalo
  • ....
  • ....
  • ....

martedì 21 luglio 2015

Noi adulti davanti all'orrore

 
Conveniamolo... Sono tempi difficili. 
Tutti siamo spettatori e attori di questo tempo dove il dolore e  l'orrore agito e divulgato ci accompagna. 
E i bambini guardano. E osservano.
Ci chiedono ragione di notizie che trapelano o che  spesso vengono gettate loro in volto. Che i loro occhi cercano di svelare o di coprire perchè eccessivo.
Bambini che devono anche separare il dolore e l'atroce virtuale dal quello reale... Come un tempo il dolore delle storie e quello che si tocca con mano.
Bambini che vanno accompagnati perchè non confondano e perchè abbiano strumenti, secondo l'età, per leggere il più possibile, là dove possibile lo è,  gli accadimenti della vita.
Che possano trovare occhi sinceri di adulti che distinguano con loro il bene dal male.
Genitori ed educatori  che poi danno ragione alla speranza condividendo e vivendo con loro l'espereinza dell'amore di ogni giorno.
Di questi giorni: una bambina muore perchè lo scafista ha gettato in mare  lo zainetto contenente  il farmaco della salvezza. Un'agonia accanto allo strazio del padre.
L'orrore invade la nostra anima.
Condivido con voi il contributo del 18 luglio del direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. 
http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/il-peso-atroce-ignavia.aspx

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da: sistemfailure

venerdì 25 gennaio 2013

Raccontare il volto disumano dell'uomo?




 

"Non posso raccontare ai miei bambini quello che è accaduto agli Ebrei. Non riesco a raccontare l'Olocausto." Marco
 
Esitono le parole per dire, esistono le parole per spiegare, per convincere, per comunicare...
Non si può e non si deve ignorare il male che c'è stato.
Meglio avvicinarsi per gradi,  conoscere utilizzando il linguaggio più adeguato e attento e poi testimoniare sempre a tutti i costi.
La testimonianza più convincente è la coerenza di vita che i bambini respirano, di rispetto, di solidarietà e di  educazione ai valori, alla scoperta della speranza nonostante tutto, nonostante il baratro del volto agghiacciante e  disumano della sofferenza provocata.
Ma occorre raccontare, informare, pian piano, perchè rifuggano la violenza e l'odio, perchè sperimentino l'empatia e la tenerezza della condivisione.
E' un momento forte, ma se non saremo noi a sostenerli in questo cammino ci penseranno altri, magari con occhi e cuore diversi. Con l'attenzione giusta vi saranno occasioni per mediare e rassicurare.
pubblicato da Annamaria
foto della copertina del libro:  
IL VOLO DI SARA di Lorenza Farina
Edizioni Fatatrac

giovedì 10 gennaio 2013

Non si può non educare... a ringraziare!




- Non si può non educare.
- Beh, però ricorre spesso questo assunto in psicopedagogia: si capisce, qualsiasi cosa tu faccia o dica, educhi nel bene o nel male, i tuoi figli, gli alunni, insomma... i bambini intorno a te.
E quindi? Con tutti i problemi immensi di questi tempi, con le guerre in cui migliaia di bambini perdono la vita, cosa vuoi dire?    ...Che dobbiamo insegnare a dire grazie?
- Non è così automatico.
- Cosa?
- Sentire ringraziare. Non accade spesso, anche fra i giovani, purtroppo.
- Potrebbe sembrare una ovvietà di questi tempi!
- Però non è così scontato. Cosa costa un grazie (e un sorriso)?
- Niente.
- Ma le conseguenze sono notevolmente piacevoli.
- Convengono?
- Convengono.
- A chi?
- A tutti.
- A quelli che lo ascoltano, certo!.
- Anche  a quelli che lo dicono.
- ?
- Fior di ricerche sul campo lo dimostrano.
- Beh, lo supponevo già. Immagino siano studi  americani.
- Già.
- Però la fame le guerre, la crisi, l'ingiustizia...
- Vero, ma da qualche parte adesso, oggi, quando ritorni a scuola, bisogna pur incominciare...per costruire.
- Diciamo ancora che comincia sempre da noi!
- Credo di sì.
- Dalle piccole cose.
- Già, perchè loro ci osservano e imparano sempre, nel bene o nel male.
- Chi? I bambini?
- I bambini.

Pubblicato da annamaria
ill. di Walter Kostner

 

martedì 7 agosto 2012

Genitori coerenti: che fatica!


Volentieri diamo spazio all'inizio di un intervento della dott.ssa Maria Intelisano, raccolto dal suo nuovo libro. La psicoterapeuta  si toglie amabilmente qualche sassolino dalla scarpa a proposito di certo mondo educativo, genitori o educatori in genere.
La ringraziamo per questo contributo e cogliamo l'occasione per augurare a tutti di trascorrere
                                FELICE-MENTE INSIEME LE VACANZE!


Genitori attenti, premurosi e... 
......................................torturatori!!!
da "Scrivo la mia rabbia" pagina 25.
di Maria Intelisano
Ed. Erickson LIVE
"Pulisciti le mani, soffiati il naso, non camminare a piedi scalzi, non toccare, non ti sporcare, usa le forchette, asciugati la bocca, stai più attento, bevi, mangia, sbrigati, stai zitto, non ti alzare, stai seduto composto, muoviti, non correre, non disturbare, smettila, parla piano, non gridare, non urlare, non piangere, lavati i denti, vestiti, fai così, non fare così, non rispondere, parla ascolta, ubbidiscimi, guardami, rispondi, spiegami perchè..." e magari subito dopo: "bravo, bravissimo, sei un genio" e baci, abbracci e coccole in abbondanza.
Alcuni messaggi e sollecitazioni possono disorientare i bambini, soprattutto quando lo stile educativo è incoerente e contradditorio.
Succede a volte che un genitore non regga alle provocazioni e alla sfide del figlio e, per reazione, metta in atto metodi autoritari, oscillando così tra momenti di autoritarismo e altri di permessivismo.
Questo stile si manfesta anche quando il genitore si lascia andare all'umore del momento: nervoso, calmo, contento, angosciato.
E' lo stile educativo peggiore perchè pone il bambino di fronte a continue richieste contradditorie: rimproveri o lodi, a volte per la stessa situazione, del tutto imprevisti e perciò incomprensibili. Non esssendoci punti di riferimento stabili, questo stile educativo genera nel figlio ansia, disorientamento e confusione che spesso sfociano in grande insicurezza e aggressività.
Ma anche uno stile autoritario, dove prevalgono regole  rigide con molti divieti, rimproveri e rpetese di ubbidienza, crea nei bambini angoscia e sofferenza. Il controllo continuo, il castigo e il ricatto affettivo potranno rendere il bambino represso, timido,  pauroso, e incapace di autonomia e responsabilità: oppure, soprattutto nell'età adolescenziale, lo porteranno a diventare, per reazione, un ribelle violento e distruttivo.
... ... ...
foto da: grandicalssicidellanatura.blogspot.com

domenica 22 gennaio 2012

Senza parole 3

Buona domenica!

sabato 17 dicembre 2011

Operazione buone notizie: tutto incomincia da te!.. ops, da me!

Non perdetevi questo editoriale di Alessandro D'Avenia, sia che abbiate bambini, sia che stiate sopravvivendo a simpaticissimi adolescenti in famiglia, a scuola...
http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/farelapace.aspx
E buona settimana natalizia!

sabato 24 settembre 2011

I bambini ci guardano...


dal sito di educazione on line: www.educare.it

Un consiglio per l'autoeducazione

Di questi tempi, nei quali sembra prevalere la litigiosità
ed il degrado delle relazioni reciproche,
impegniamoci a compiere atti di “casuale gentilezza”
e piccoli gesti di “insensata bellezza”
(Anne Herbert)

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

foto di Cristina

martedì 23 agosto 2011


I figli sono quel che noi siamo,
non quel che diciamo,

ma ciò che facciamo.
Diventano ciò che vedono,
non quel che sentono.


pubblicato da Annamaria
foto di Giovanni

sabato 11 giugno 2011

Educazione sessuale 2

Dieci prime (proprio le prime) riflessioni utili, riferite all'educazione alla sessualità:
  • ogni gesto è educativo nel bene e nel male
  • ogni parola pronunciata davanti ai figli educa (nel bene e ...)
  • ogni gesto di tenerezza fra i genitori conferma
  • ogni atto di disinteresse, di esclusione e disconferma... educa...(sigh)
  • ogni discriminazione agita verso i ruoli femminile e maschile...educa...(sigh) l'uomo e la donna di domani
  • ogni azione incoerente sfiducia e invalida l'autorevolezza
  • ogni "liquidità" dei comportamenti disorienta e crea ribellione
  • ogni confusione di ruoli distorce il patto educativo
  • ogni intransigenza indurisce l'anima e l'atto educativo
  • ogni conformismo, in nome di vaga modernità, rende il ragazzo insicuro e instabile
  • ogni mancanza di coraggio nell'atto educativo, ingenera opposizione fragilità
Ecco, però sono 11!

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it
striscia di Quino

domenica 2 gennaio 2011

Buon 2011 e dintorni


UN ANNO BUONO!
Pare proprio che a respirare il male, male ci faccia e che soprattutto i bambini ne soffrano.
A forza di scontrarsi con esempi negativi o generalmente con persone dedite più o meno subdolamente al malaffare, i nostri bambini sembra possano facilmente imitare azioni e comportamenti negativi e dannosi ad una crescita serena.

Ci volevano studiosi in simposio a ricordarci che il male si scaccia con il bene e che i nostri figli solo incontrando atti di generosità, di disponibilità, di correttezza e buoni esempi in genere, si educhino continuativamente al meglio!
...E ancora una volta si dice che non sono le parole, che i bambini interiorizzano, ad avere la meglio, ma i comportamenti vissuti e respirati... appunto.

Educatori, genitori, agenzie educative ed anche (!!!) massmedia... a rapporto: tutti voi adulti, tutti tutti! dateci un anno buono, ne abbiamo il diritto!!!
Sembra debbano urlare i nostri bambini.

Finchè avranno voce.

E insieme, nel quotidiano, diamo loro una mano!
pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it

foto di Tanino Minuta

mercoledì 21 luglio 2010

ESTATE IN SPICCIOLI 3




Parole... improprie!?


di Annamaria Gatti


fonte : Città Nuova


foto di Giovanni Guarda



La mattina è limpida, dopo i temporali della notte e sembra che l’ambiente desideri rassicurare gli stanchi turisti che, nonostante sia trascorso un anno di fatiche lavorative e scolastiche, la montagna è stata sempre lì, paziente e fedele in attesa del loro bisogno di autenticità e di bellezza.
Un soffio disturba il clima idilliaco della comitiva che sta attraversando un pascolo ad alta quota.
“Gigi, lo sai che non si dicono le parolacce!” sbotta sconsolata una mamma durante la passeggiata.
Da qualche tempo Gigi si esprime in modo del tutto nuovo e …improprio, perciò è necessario fermarsi sulle espressioni più strane, di cui neppure lui probabilmente conosce il significato.
“Da uomo a uomo, Gigi” gli fa osservare decisamente il papà, “quando ti esprimi con le parolacce, io sono proprio dispiaciuto per te. Mi sento così triste di avere un bambino in casa che ha la bocca così sporca! Guarda le cime lassù e la neve bianca e incontaminata che le ricopre. Tutto ci richiama al rispetto di questa natura: come puoi tu usare le parolacce di fronte a questa meraviglia?”
Gigi osserva stizzito, ma tace. Passa qualche momento, poi osserva in tono rispettoso, ma deciso:
“Però papà…Anche a me non fa piacere quando tu in auto ti lasci scappare qualche parolaccia al solito semaforo rosso di piazza Garibaldi, o se qualcuno ti obbliga a frenare… ”
Per un attimo il padre si sente fremere, poi, mentre un falco complice attraversa il cielo su di loro, spiega:
“Sì, anch’io posso sbagliare e mi dispiace: non sono certo fiero di me stesso, quando mi capita. Però adesso siamo in due a pensarla allo stesso modo, quindi ci aiutiamo reciprocamente a controllare anche le nostre parole!
E mi aspetto che tu lo faccia anche quando non siamo insieme, altrimenti che valore avrebbe questo nostro patto?”
Il silenzio delle alte cime suggella quell’accordo, che trasferitosi in città conserverà quel profumo di pascoli e rododendri e la luminosità dell’aria tersa che ora increspa timidamente il piccolo laghetto di alta quota.
“La coerenza dei genitori non va proprio mai in vacanza!” pensa la mamma, aggiustandosi sulle spalle il più piccolino addormentato.

domenica 18 luglio 2010

ESTATE IN SPICCIOLI 2



Casello

di Annamaria Gatti

fonte : Città Nuova

Illustrazione: dal film animazione di W. Disney :CARS
I veicoli si incolonnano qualche chilometro prima del casello di uscita dall’autostrada: il mare è lì a pochi chilometri, invitante e già ammiccante con il suo luccichio . I giovani dalle loro auto festaiole si richiamano allegramente: in vacanza ci si può permettere anche di aspettare, di accodarsi senza protestare…
I caselli sono tanti e ciascuno offre le diverse forme di pagamento: cassa, cassa con resto, viacard, telepass…
Tredici caselli allineati, in cui distribuirsi, individuando per tempo la propria scelta.
Capita a qualcuno di sbagliare, proprio come quel pomeriggio.
Un’auto resta bloccata e l’autista, una signora imbarazzata, si guarda attorno.
Da qualche auto più dietro qualcuno l’aggredisce con urla e proteste. Ma non ci sono scappatoie. La donna scende e si scusa con i giovani dell’auto dietro di lei: ha imbroccato l’uscita con la viacard… che non possiede.
Un ragazzo scende e la tranquillizza. Poi si avvicina alle auto che seguono e spiega la difficoltà, calma i più intransigenti, trova la voglia di una battuta di spirito sullo spirito di cavalleria, parla anche tedesco! Alla fine si appella sincero e con una dolcezza inaspettata alla carità evangelica. Qualcuno sbarra gli occhi e cerca di capire, ma i conti non tornano: quel tipo atletico, con il barbone rosso e i lunghi capelli raccolti sulla nuca, sta testimoniando qualcosa, qualcosa che sfugge agli occhi assorti da giorni di stress cittadino febbrile e confuso. Ma dal finestrino posteriore si sporge un ragazzino di una decina d’anni e, colto al volo l’invito del simpatico giovane gigante ordina : “Tutt’indietro, alè e senza borbottare: la zia ha sbagliato casello!”
Scrosciata di risate, fra un rombo e l’altro e tutti collaborano.

venerdì 16 luglio 2010

ESTATE IN SPICCIOLI 1



IN FATTO DI EDUCAZIONE DEI PICCOLI, E’ VERO CHE LA BUONA VOLONTA’ VA A BRACCETTO CON LA COERENZA E INSIEME COMPIONO I PICCOLI MIRACOLI DI OGNI GIORNO? EDUCARE E’ CAMMINARE CON PAZIENZA OGNI GIORNO INSIEME…

Coda alla cassa!
di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova
foto: Città Nuova
Antonio sta preparando la partenza per le ferie con la collaborazione iperattiva di Tommaso, il figlioletto più piccolo. Sa quale rischio sta correndo recandosi al supermercato, ma confida nel ruolo di capitano della nave che il bambino si è assunto oggi. Il carrello, dice, sarà la sua cabina di comando e un capitano non l’ abbandona mai!
Quando senza pericoli riesce ad arrivare ad una cassa, Antonio si mette in stand-by e osserva rilassato ciò che gli frulla attorno. Il clima non è però dei migliori.
Infatti il giovane cassiere del supermercato è in evidente imbarazzo: la sua è l’ultima cassa, la diciottesima… e la coda, anche lì, è da giornata – esodo: code sulle autostrade (20 Km al casello di…sotto il sole rovente delle 11) e code anche ai supermercati cittadini, per chi si sta preparando per le ferie.
Il giovanotto sfaccenda alla cassa ma poi timidamente accenna: “Scusate , ma devo aggiornare i conti…”
Conta le banconote accuratamente, mentre qualcuno si spazientisce e sollecita la ripresa delle operazioni.
Il cassiere però sbaglia qualcosa, ripete le operazioni, arrossisce e qualcuno dalla fila dei clienti fa qualche commento offensivo…
Antonio pensa che avrebbe voglia di intervenire per ristabilire un clima di empatia, quando Tommaso, dalla sua posizione di comando, sul carrello, precisa a voce alta, rivolgendosi al cassiere:
“Beh, capita a tutti di sbagliare, non cade mica il mondo, vero papà? Come dici tu: non vale la pena di arrabbiarsi!”
La “coda” ammutolisce, sotto lo sguardo forse non consapevole, ma divertito del bambino.
Poi qualcuno guarda il padre: eh sì, meno male ci sono padri che insegnano ancora ai figli qualcosa!
Antonio pensa che dovrà stare molto attento a non arrabbiarsi inutilmente: Tommaso osserva e registra con troppa precisione i comportamenti dei suoi genitori, per i quali gli esami non finiscono proprio
mai.

martedì 23 marzo 2010

E TU CHE TIPO DI EDUCATORE SEI? 3









Vedono e ascoltano anche con il cuore: hanno bisogno di fatti più che di parole.

I bambini hanno occhi speciali e vedono anche quello che non viene mostrato.
Hanno udito finissimo e percepiscono anche ciò che non viene loro comunicato intenzionalmente.
Sono così attenti, che riescono agevolmente nella lettura della realtà, quella profonda, s'intende. Colgono e imparano.
Si può far loro molto male senza rendersene conto, tanto gli adulti sono abituati alla grossolanità e alla volgarità delle proposte di certa nostra società.
Assorbono ed elaborano.
Nella quotidianità, troppi comportamenti superficiali offendono e turbano il mondo infantile, creando in loro spazi vuoti e desideri.
Ma loro, i bambini, credono molto più in quello che vedono, che nella parole e nei lunghi discorsi, di cui è così ricca talvolta la nostra cultura.
Abbiamo tutti notato con quale acuto interesse i bambini osservino il mondo degli adulti!
Fa storia e lezione il comportamento di coloro che amano, a cui sono legati da rapporto di affetto e di cura, genitori, maestri o nonni che siano.
Le parole si disperdono nel turbinio degli eventi di ogni giorno e sono passate al filtro di una sensibilità disarmante: il viaggio verso la scuola, il saluto attento agli insegnanti, il sorriso al fornaio, la cortesia all'anziana sotto casa, la gentilezza al marito, la tenerezza verso la moglie, il giornale intelligente o solo "bello", che si affloscia sul tavolino di casa, la risposta data in aula, il rispetto paziente della fila allo sportello...
"Una delle cose che mi riesce più difficile è il controllo: spesso mi altero, mi arrabbio insomma e le cose mi sfuggono di mano! Faccio fatica poi a ragionare con Pierino e a fargli cogliere l'importanza e la convenienza di sapersi controllare..."
In effetti "l'esposizione ad un modello adeguato" è una risorsa educativa innegabile. E i modelli preferiti nei primi anni di vita, almeno sono i genitori. Sempre loro! Per fortuna. Poi bisogna aiutarli a scegliere. Certo!

pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto biaxleon

lunedì 15 marzo 2010

E TU CHE TIPO DI EDUCATORE SEI? 2.

Genitore coerente: si può?
PER UN FIGLIO FELICE: EDUCARE ALLA PACE

PER UN FIGLIO FELICE: EDUCARE ALLA PACE

(...io, tu, lei, lui: tutti i momenti della giornata?)
di Annamaria Gatti
Fonte: www.educare.it

Pace, due vocali, due consonanti...
Parola un po’ magica. Desiderio e progetto. E' un Premio Nobel.
Volontà e speranza per noi che apriamo le pagine dei quotidiani e ascoltiamo corrucciati i notiziari ricordandoci quanto ci manchi la pace: guerre in atto, minacciosi tramonti su terre devastate da sempre dagli interessi mondiali, soprusi e attentati, ingiustizie e disarmonie, focolai irrisolti e minacciosi di casa nostra... E, tutti pacifisti convinti, siamo pronti a condannare i politici e gli industriali della morte, ma...
Ma si sa, la pace incomincia da noi, da ciascuno di noi. Ed educare alla pace è uno dei massimi doveri degli adulti di questo tempo, impegno pressante, non solo realizzato da bellissimi progetti, ma innanzitutto vissuto ora per ora con i nostri bambini e i nostri ragazzi, gomito a gomito.
Ecco allora trasformare in scuola di pace ogni momento della giornata: dall’autocontrollo mentre guidiamo nel traffico galeotto, al racconto obiettivo e non guerrafondaio delle vicissitudini della vita lavorativa.
Scuola di pace diventa anche il momento del gioco al parco pubblico quando il bambino, ancora piccolo, impara a condividere il proprio giocattolo o quando viene aiutato a chiedere di giocare con... superando l’innato moto di appropriazione di ciò che attira l’attenzione. O quando un po’ più grandicello gli si insegna a gestire un piccolo conflitto, preludio di altri ben più importanti, con soddisfazione sua e dell’altro, forse un fratellino ingombrante... O addirittura quando impara a perdonare, evento forse non così raro, anche se guardato con sospetto da alcuni genitori, nel timore che la capacità di perdonare possa essere scambiata con debolezza o paura...(... Ma poi escono libri dai titoli intriganti come “Chi perdona vince”)
“Mi perdoni - chiede Marco alla mamma - come ha fatto la fata Turchina con Pinocchio? Ti prometto che non pizzicherò più la sorellina...” e se Marco fa l’esperienza del perdono, saprà a sua volta perdonare. E ricominciare dalla pace. La sua prima di tutto.
Educare alla pace è invitare un figlio a diventare grande nell’accoglienza, anche di chi è diverso per carattere, per sensibilità, lingua o gioco:
“Invita anche lui alla tua festa, perché è bello scoprire le cose buone di tutti... Poi sei più contento anche tu.” osserva un papà.
Ma... c’è un altro “ma” in questa sfida, in questo compito educativo avversato minuto per minuto da una miriade di costellazioni di messaggi contrastanti. Provengono dalla realtà sociale in cui siamo immersi: rapporti violenti e messaggi arroganti e offensivi di TV e videogiochi, arrivismo e competitività dannosi di cui si servono anche le agenzie educative, distrazione e indifferenza, cinismo e derisione anche nelle relazioni familiari...
Allora si pongono scelte decise, scelte di progetto: di cosa ha bisogno mio figlio per vivere sereno, quindi quali abilità devo potenziare in lui per farne un uomo capace di felicità?
... Ha bisogno di essere educato anche alla pace, di vivere la pace dentro e fuori di sé.
Ma... la prima vera educazione è la coerenza dell’adulto, genitore o insegnante che sia. Quella coerenza che si respira, come un nutrimento essenziale, qualche volta come una medicina... Allora è “facile insegnare la pace” perché l’adulto è questo insegnamento vivente, è il progetto e per l’adulto coerente pace significa rispettare l’ambiente, vivere sobriamente, non essere volgari, non sfruttare il più debole, non deridere l’altro, compiere il proprio dovere sempre, rispettare i familiari, essere benevolenti e aperti, saper ascoltare e saper accogliere.
E saper perdonare, perché “chi perdona, vince”.
E Chiara Lubich ancora osservava: "...Ma che tipo di educatore era Gesù? In Gesù, come maestro, emergono alcune caratteristiche importanti. Egli anzitutto dà l'esempio, incarna egli stesso la sua dottrina. Non impone oneri che non porti egli per primo: "Guai a voi - dice - che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!" (Lc. 11,46). Gesù mette in pratica quanto poi chiede agli altri. Guardando a lui si può dedurre che il primo modo d'educare anche per i genitori, non deve essere impegnarsi ad istruire o correggere, ma a vivere con totalità la propria vita cristiana. I genitori devono mettere in pratica essi stessi quanto poi chiedono ai figli..."
Foto di Cristina 63