Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 23 settembre 2014

Il valore della vecchiaia insegnato ai bambini

 
Una favola per raccontarti quanto vale un nonno.
recensione di Annamaria Gatti
font: e "Città Nuova" n° 10 settembre 2014


La scrittrice Lorenza Farina raccoglie in questa favola, già premiata nel 2009, molte delle ragioni per cui ama il suo lavoro di bibliotecaria: narrare è rispondere al bisogno di ciascuno di vedere la vita con occhi incantati e quindi più veri, scoprire cosa può accadere dietro un arcobaleno, un colpo di vento o un lampo…   E la natura fra queste pagine, illustrate con  fantasia innovativa da Manuela Simoncelli, sussurra nel fare da strada e da compagna del cammino.

Il  guerriero è un fiero albero raccontafavole che, dopo aver soddisfatto il bisogno di “favolare” di tanti amici,  giunto nell’inverno della vita, perde la capacità di raccontare. Non c’è più memoria, né voce… solo immobilità silenziosa e cupa.

L’inverno però si trasforma per l’antico guerriero, quando le storie ritornano nel racconto di tutti coloro che le hanno ascoltate e lo consolano, lo accompagnano ignaro, ma sereno. E’ la risposta saggia e generosa di chi ha dato e ha regalato e, nel momento dell’assenza, trova chi gli porge la culla per consegnarsi alla vita.

L’autrice ci accompagna con una suggestiva similitudine a considerare il bisogno di favole/attenzione per coloro che dopo aver dato tanto e tutto, trovano nella memoria e nello sguardo benevolo  altrui  il sapore del rispetto e della solidarietà umana.

Un libro da capire e da proporre anche per una educazione al rispetto e alla valorizzazione degli anziani, alla scoperta della lettura dei  messaggi della vita.
Un coraggioso progetto editoriale di Lineadaria, piccola editrice biellese, che così si distingue nello scaffale della letteratura per ragazzi.





domenica 21 settembre 2014

LA SCUOLA SBAGLIATA

Illustrazione di Eleonora Moretti


di Annamaria Gatti
illustrazione di Eleonora Moretti
fonte Città Nuova, 10 settembre 2012

Papà Orso è inquieto: la scuola del bosco non aiuta i cuccioli a camminare insieme. Per questo è sbagliata.
Papà Orso si levò quella mattina di pessimo umore, come quando il tuo papà ha dormito male la notte.


Non fece colazione e non si lavò neppure le orecchie, non salutò nessuno, neppure i tre orsacchiotti, che stavano uscendo per andare alla scuola, che era incominciata da pochi giorni.

Mamma Orsa gli sussurrò:

“Ebbene… cosa ti succede questa mattina?”

“La scuola del bosco è tutta sbagliata!” sbottò Papà Orso.

“Perché ce l’hai con la scuola del bosco?” chiese Mamma Orsa.

“Ma l’hai vista la scuola quest’anno? Spenta, scuola di libri. Tutti i cuccioli in fila e guai se uno di loro sussurra un ciao… E poi niente canti, niente storie, niente ascolto del canto dei nostri uccelli, niente corse nel bosco, niente scoperte della vita sotto la corteccia degli alberi, niente visite all’alveare.”

“Esagerato.” pensò Mamma Orsa.

Poi Papà Orso riprese la sua tiritera:

“…Nessuna camminata al lago per vedere i castori che si costruiscono la diga. Nessuno più saprà come si prepara il nido la cinciallegra, o come cresce la felce nel sottobosco, o come si difende il cuculo.”

“Beh, questo mi dispiacerebbe…” sospirò Mamma Orsa.

“Nessuno saprà leggere il cammino del sole, né il succedersi delle stagioni, né saprà individuare le orme degli animali sul terreno, né rispettare le ragnatele, le larve e le uova nei nidi!”

“Accipicchia!” sbottò Mamma Orsa, poi soggiunse:

“Papà Orso qualche ragione ce l’hai, proviamo a parlarne con Maestro Gufo e i suoi aiutanti, vedrai che qualcosa capiremo meglio anche noi e loro ascolteranno i tuoi dubbi!”

“Forse, forse… ma la cosa che mi fa più imbestialire è quella divisione in classi: sezione delle volpi, sezioni degli orsi, sezione delle salamandre, sezione dei cerbiatti, sezione dei lupacchiotti, insomma, come imparano a vivere bene i nostri figli, se vivono separati?”

A quelle parole Mamma Orsa si diede una decisa grattatina, prese borsetta e cappellino, chiuse casa e si avviò verso la scuola del bosco, trascinandosi Papà Orso che brontolava in continuazione.

Eh sì, qualche cosa bisognava proprio cambiarla in questa scuola nel bosco!

Anche Maestro Gufo avrà ringraziato Papà Orso per le belle idee! E i cuccioli avranno fatto festa.



sabato 20 settembre 2014

E se a scuola sbaglio qualcosa, cosa mi succede?

Raccolto da  FB: 
E se sbaglio cosa mi succede?
Una madre risponde
- Sul quaderno la maestra al mio bimbo e ai suoi compagni 
ha fatto scrivere una frase di Popper:

"Nessuno può evitare di fare errori. 
La cosa più grande é imparare da essi".-

 


 Brava maestra e brava mamma... E ora un pensierino:
Cara maestra,
butta la penna rossa per segnare gli errori...
Non fa bene neppure a te, 
che sei brava e attenta,
hai altre armi per rassicurare 
e per insegnare  anche la vita
 non hai bisogno di questo
e neppure loro...

Ah! L'hai già buttata?
Lo immaginavo, guarda un po'! 

pubblicato da Annamaria
ill. di C. Schulz


martedì 16 settembre 2014

Vita da maestra: per esempio...

 
da: Permettere al bambino 
di diventare 
ciò che davvero è...
di Annamaria Gatti

in ETICA DELLE PROFESSIONI
Fondazione Lanza - Padova   
Dossier "Cura dei minori"
pubblicazione agosto 2014

...
Quando apro la porta di una classe, il mondo mi viene incontro. E’ un insieme misterioso di visi, occhi, espressioni, voci e rumori, timori e gioie. Sempre si propone come  un mondo di diversità e di analogie di grande impatto emotivo e intellettuale, che esige di  risvegliare la parte migliore della sensibilità e della volontà dell’insegnante. Anima l’atto educativo la determinazione a “farsi uno” con ciascuno di loro e ad accogliere i loro punti di forza come quelli di debolezza. Ma soprattutto a mettersi in comunicazione con loro, presentando la propria persona innanzitutto, allora il proprio ruolo sì,  ma filtrato dal proprio essere umanità in cammino con loro, disposta a mettersi prima di tutto in ascolto, in attesa, in osservazione, per conoscere ciò che senz’altro è diverso.

In classe i bambini ci conducono e ci si lascia accompagnare da eventi famigliari,  delusioni, gioie, interrogativi, paure e successi. La giornata inizia  con un “ti racconto che…” dal sapore un po’ antico e qualche volta un po’ trasgressivo, pronto a trasformarsi nel programma di lavoro della giornata, da condividere e da organizzare insieme.
Oggi per esempio lezione di storia: l’uomo primitivo risolve i suoi problemi di sopravvivenza.
E dietro a quegli occhi, intriganti e amabili,  si profilano i disagi.

Laura è pesantemente distratta e scostante  provoca: altro si muove nel cuore e deve raccontare alla maestra cosa sta accadendo in famiglia che la preoccupa tanto e viene tranquillizzata: le viene promesso un tempo speciale tutto per lei al primo break della mattinata. Poi gli insegnanti incontreranno i genitori e con loro definiranno le misure utili e la collaborazione per sostenere Laura in questo momento delicato.

Paolo invece ha fatto partire il suo turbo-motore, come lo chiama il maestro Mario, e non riesce già più a stare fermo, capacità attentiva neutralizzata… Il setting del banco, primo input per iniziare con soddisfazione la giornata, ha già subito notevoli scombinate variazioni sul  tema… Paolo necessita quindi di accoglienza del suo naturale funzionamento, ma anche di tutoraggio e di conduzione graduale dei comportamenti efficaci. Il team pedagogico in un incontro con i genitori e con gli specialisti verificherà le strategie utilizzate ed aggiornerà le prassi relative al disturbo di attenzione e iperattività.

L’insegnante intanto “fa scuola”  e propone la lezione,  prevede proposte didattiche organizzate in  prassi di collaboratività fra i  bambini.  Ma il clima si accende, l’insegnante deve subito fare una scelta attenta e non facile. L’ occhio ha dovuto allenarsi per  leggere fra le righe gli effetti manifestati da  altri bambini che si portano appresso evidenti criticità che mettono alla prova le loro capacità di soluzione dei problemi, di apprendimento, di approccio relazionale al gruppo e all’attività, alunni con bisogni educativi speciali.

Hafiz guarda interrogativamente, e con occhi sinistramente lucidi, la maestra: è appena arrivato dal Bangladesh e nella sua “full immersion” linguistica freme, osservando quelle immagini sul libro che lo incuriosiscono, ma di cui evidentemente ignora il lessico primario. E non sa dire neppure quel “non capisco” “cos’è questo?” che gli permetterebbero almeno di comunicare tutta l’ansia che lo prende in questo nuovo Paese a contatto con tante novità ancora innominabili. La maestra sa che sta affrontando il momento importante del silenzio, sta immagazzinando le strutture linguistiche, deve ascoltare ed è felice di trasmettergli la calma necessaria e la sicurezza che imparerà con la presenza di un mediatore per alcune ore a scuola che aiuterà tutti i compagni a capire il nuovo amico. Il giorno dopo, con un mediatore, sono convocati i genitori che conosceranno i docenti del figlio, l’ambiente e le regole scolastiche, il piano didattico personalizzato del bambino che prevede l’apprendimento dell’Italiano innanzitutto e a cui chiederanno un’ efficace collaborazione.

Intanto oggi, alle prese con la preistoria, lo aiuta Valerio che, con un disturbo specifico di apprendimento,  ha imparato a rappresentare la parola e ha fra le mani una bellissima pagina illustrata sul tema e con pochissime parole chiave che anche Hafiz , che conosce solo un po’ di alfabeto latino, può cominciare a capire.  Sono le  misure compensative che Valerio usa solitamente come previsto dal suo piano didattico personalizzato e concordate con i genitori in un documento stilato con i docenti e su indicazione degli specialisti


Ma c’è una’altra  difficoltà che fa capolino subito: Ana è insofferente di tutte quelle attenzioni per il nuovo arrivato. Anche lei era una novità e al centro della scena appena giunta dal Ghana e i genitori adottivi, con il fratellino, erano intervenuti a scuola a raccontare ai suoi compagni il viaggio della sua fragile vita, suscitando tante domande-bambine e tanti scambi di sorprese. Anche Ana ha bisogno di  prendere coscienza del suo bisogno e viene rassicurata: ora è lei in grado di capire il nuovo compagno e di insegnargli i primi strumenti linguistici per giocare insieme. Le viene affidato un compito che potrà eseguire sicuramente e ampliare così un obiettivo importante del suo piano educativo individualizzato.  Gli insegnanti sono in stretto contatto con i genitori e potranno comunicare loro questo nuovo item di lavoro per la loro bambina.

Per esempio Ivan fatica a portare a termine il lavoro assegnatogli nel gruppo e si arrabbia con veemenza, aggredisce i compagni di gruppo, mettendo a dura prova, come spesso accade, la pazienza della maestra e di qualche compagno che protesta. Risolvere il litigio, dare gli strumenti per leggere la difficoltà è anche compito dei bambini, come da protocollo. L’insegnante supervisiona e interviene su richiesta. Dirige se necessario e valuta incoraggiando. Ma registra questa difficoltà sempre più evidente in questo bambino che pare riproporre schemi violenti di reazione alla frustrazione. Con i colleghi di italiano e matematica del team pedagogico dovrà esaminare anche questo problema comportamentale ed esaminare le soluzioni di aiuto.

Ma questa maestra quanti occhi e quante orecchie e quante mani dovrebbe avere in una classe di ventisei bambini? E quanta pazienza e coraggio per affrontare ogni giorno quello che qualche genitore (dicendo: io non  riuscirei proprio a starci) chiama “la fossa dei leoni”?
Non chiedete all’insegnante perchè torna sfinita a casa. Sfinita per il lavoro svolto, gratificata talvolta dal sorriso e dall’abbraccio di un bambino e dal saluto fiducioso dei genitori all’uscita. Qualche volta è invece  amareggiata e sconfitta, ma consapevole che i bambini hanno i loro tempi e lei i suoi punti di debolezza con cui fare i conti ogni giorno. Senza drammi. Processo di resilienza non facile  per gli insegnanti, spesso  così poco riconosciuti nella loro professione.
....

Solo ciò che si conosce poi si può incontrare davvero, solo colui che non sentendosi trasparente, come di vetro…si manifesta e a cui è permesso di manifestarsi e che si sente riconosciuto, potrà interagire con l’educatore, con la persona che è il docente.
Potrà mai una meraviglia come un tramonto esplosivo sulla campagna o un’alba tenera e chiara sul mare  essere da noi mutata? Il bambino è innanzitutto ciò che deve essere, nella sua meravigliosa, appunto, manifestazione.
Nel frattempo attingerà dall’insegnante tutto ciò che il docente gli permetterà di condividere, nella scienza e soprattutto nell’anima. Perché non è possibile comunque essere insegnanti  senza essere in divenire uomini e donne formati, capaci di forte  testimonianza, di onestà intellettuale e di esercizio quotidiano di prosocialità.
Un augurio colmo di simpatia perciò a tutti i docenti, perché comunque scoprano la profondità e la bellezza della loro professione, soprattutto nei momenti duri e meno gratificanti, avendo lo sguardo rivolto ai valori e alle vigorose luci che illuminano la professione.

illustr. di Nicoletta Costa 


















mercoledì 10 settembre 2014

Sei insegnante di scuola primaria? Una storia 1

 


Riproposta su richiesta la storia    


   
                      "Il trionfo di Roby e Zainetto"
di A. Gatti
fonte  "Città Nuova"
foto focus junio.it 
Buon lavoro!


Io sono Zainetto, uno zaino da scuola qualsiasi perchè non sono “firmato” e non porto stampati  gli eroi della TV. Però sono SIMPATICO e ho sempre pensato che, se qualcuno mi avesse comprato, non se ne sarebbe mai pentito… Soprattutto dopo aver scoperto che so farmi delle belle risatine e so raccontare filastrocche.
Così, quando un giorno una mamma mi ha acquistato per Robi, il suo bambino, ho capito che era giunto il mio momento di gloria.
Robi non era molto entusiasta di me, ma il primo giorno di scuola ero là, sulle sue spalle. Il mio bambino se ne stava in un angolo perché non conosceva nessuno: era in prima elementare!
C’erano  gli altri bambini, con i loro zaini famosi e se li scambiavano per vederli meglio. Anch’io facevo la mia bella figura, ma nessuno  mi badava e nessuno voleva fare lo scambio con me: non ero uno zaino famoso del mestiere!
“Ehi, Robi!  Ti andrebbe di fare amicizia con qualcuno?” ho sussurrato.
Si è girato a destra e a sinistra. Poi mi ha scaricato a terra  e mi ha osservato per bene senza rispondermi; allora gli ho chiesto:
“Sei un tipo timido?”
Mi ha risposto:
“Sì.”  E basta.
Così ho commentato :
“E’ normale, succede a un sacco di persone…e di zaini!!!”
Allora mi è scappata una risatina… e ha SORRISO anche lui!
Siamo entrati in aula. Non ero mai stato in una classe, appeso a un banco. Le cose che mi sono piaciute di più sono state la zainetta blu con i fiocchi rossi e bianchi del  banco vicino  e la voce della maestra.
La maestra si è avvicinata a Robi e lo ha accarezzato sulla testa.
“Io sono Tina e tu?”     
“…Robi…” ha risposto, dopo un bel po’. 
Io ho tirato un sospiro di sollievo un po’ rumoroso e lui mi ha guardato preoccupato.
Il giorno dopo la maestra Tina gli ha chiesto:
“Quanti anni hai?”
Non riusciva a risponderle. Io pensavo: DAI ROBI, DIGLIELO! Ma lui mi guardava come per dirmi: mi vergogno, ho ancora solo cinque anni, gli altri ne avranno già sei!!!
Così sono “partito” io, con una delle mie filastrocche inventate lì per lì:
                                Io so che cinque sono le dita
                                e cinque gli anni della mia vita…
                                UN coniglietto appena nato
                                oggi il nonno mi ha portato.
                                DUE farfalle multicolori
                                dalla mia siepe saltano fuori.
                                TRE cuccioletti ho cercato per te
                                che sei un vero amico per me.
                                QUATTRO cavalli portati dal vento
                                ecco galoppano, sono un portento!
                                Li sto a guardare , vanno lontano
                                ed io intanto mi guardo la mano…
                                Io  so che CINQUE sono le dita
                                e cinque gli anni della mia vita…
                                Come i cavalli galoppo anch’io
                                verso il futuro che voglio io!
“Ohhhhhhhhh!” sono esplosi gli altri bambini.
“Robi, hai uno zaino incredibile!” ha esclamato la maestra. Forse pensava che io fossi accessoriato di registratore, come alcuni pupazzi che parlano…
In un attimo tutti si sono accoccolati intorno a Robi, che era rosso rosso, ma gli brillavano gli occhi.
Sapevo che avrebbe funzionato! Infatti Robi, dopo poco, ha incominciato a raccontare:
“Sì, ho cinque anni. A Natale ne compirò sei… Questo è Zainetto. Me l’ha comprato la mamma. E’ il mio zaino preferito…” poi rivolto alla maestra “…sai che SONO CONTENTO di essere a scuola?!”
Tina, soddisfatta, gli ha chiesto il permesso  di “studiarmi” e mi ha rivoltato di qua e di là per trovare il mio segreto, finchè:
“Ma cosa c’è dentro questo… Zainetto?”
Niente, non c’era niente. Chi spiegherà ai grandi che basta un po’ di fantasia per cambiare le cose?
Forse, ho pensato, dovevo aiutarla… con un’altra “filastrocchetta”:
                                    Questa mattina nello zainetto
                                     sai tu che cosa ci metto?
                                     Non i quaderni e l’astuccio firmato,
                                     né per merenda il cioccolato.
                                     Prova a guardare con attenzione,
                                     vi troverai forse un pallone?
                                     Quel che mi serve per questa avventura
                                     sarà per te novità sicura:
                                     un fascio lucente di FANTASIA,
                                     un pizzico o più di ALLEGRIA,
                                     tanta AMICIZIA da regalare
                                     e tanta VOGLIA di IMPARARE!
E giù un battere di mani: tutti i bambini erano intorno a Robi, che si guardava attorno ancora incredulo, ma raggiante. Il più grande dell’ultimo banco gli ha  buttato un braccio al collo e la biondina davanti gli ha regalato  una matita “magica”.
Quando Robi ed io siamo usciti trionfanti da scuola, eravamo circondati da tutti i compagni di classe…  Forse c’erano anche gli altri zaini… ma NON ME LO RICORDO!
 Adesso che l’anno e incominciato da un po’, posso proprio essere contento: io e Roby abbiamo un sacco di amici e la maestra Tina dice che impareremo a scrivere bene molto presto... prima o poi.