SFERA EBBASTA A SAN SIRO: UNA SCENA SU CUI RIFLETTERE
Sfera Ebbasta entra a San Siro seguito da 10 ragazze.
La scena celebrata da moltissimi media e diventata virale è un concentrato di stereotipi di genere che dovrebbe far riflettere tutti, adulti e giovanissimi. Il paradosso oggi sta nel fatto che da ogni parte si invoca all’educazione di genere e alla rimozione degli stereotipi di genere. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti e formatori. I ragazzi sembrano afferrare il messaggio, desiderare cambiamenti che appaiono così funzionali al loro benessere sociorelazionale ed emotivo.
Nel frattempo, la loro cultura “mainstream” continua a bombardarli di immagini e messaggi che affermano l’esatto contrario. Un uomo con dieci ragazze, lui davanti loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome.
Viene in mente il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo che anni fa aveva raccontato al mondo il ruolo decorativo del corpo femminile all’interno di tutte le trasmissioni della Tivu generalista. Era il 2009 e dopo quasi 20 anni siamo praticamente ancora lì. Solo che allora questa cosa veniva vista per ciò che era: un gigantesco stereotipo culturale da ribaltare. Oggi viene raccontata come qualcosa da celebrare; online ho letto anche l’aggettivo “colossale” per definire tale scena e tale ingresso. Detto da un sessantenne, tutto questo suona come un predicozzo del solito boomer. Invece, sono un padre e un uomo e un maschio e da anni penso e lavoro per produrre pensiero critico.
Siamo noi uomini per prima a doverci distanziare da questo genere di narrazioni e di celebrazioni. Uno dei miei figli ieri era a San Siro. Stamane a colazione ho parlato con lui. Non avevo bisogno di essere capito o di portarlo dalla mia parte. Però volevo che lui avesse anche un’altra narrazione. Un’ultima osservazione: oggi quando si parla di violenza di genere, di abbattimento degli stereotipi tantissimi artisti della musica mainstream si mettono in prima fila con dichiarazioni e proclami. Poi se un’artista come Sfera Ebbasta li convoca per un feat, dentro un suo brano corrono alla corte del re come se niente fosse. Forse sarebbe il caso che le artiste smontassero narrazioni che fanno male al femminile, a tutte le donne (e quindi anche a loro) pretendendo una coerenza che troppo spesso sfugge ai più.
Scrivere queste cose oggi è spaventosamente impopolare. Ma al tempo stesso è troppo necessario. Perciò ho deciso di scrivere questo post. Non mi interessa parlare di Sfera Ebbasta, sia chiaro. Mi interessa promuovere pensiero critico sulla cultura di cui lui, volente o nolente, è un testimonial di riferimento. Vorrei chiedergli se non sente alcuna responsabilità etica ed educativa avendo un pubblico così ampio tra i giovani ed essendo lui stesso un papà.
Condivido con voi la foto del fatto di cui vi parlo, non per celebrarla e renderla ancora più popolare (rischio di cui sono consapevole). Lo faccio perché cominciate a guardarla con più pensiero critico, a decostruirla secondo la lettura che le mie parole vi volevano suggerire. Magari fatelo con i vostri figli. O con i vostri studenti alla ripresa dell’anno scolastico.
Pubblica Annamaria Gatti
Foto di a.g.

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