Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

domenica 23 agosto 2026

Papa Leone ai giovani del Meeting e non solo

 


                       

L'AMOR CHE MOVE IL SOLE E L'ALTRE STELLE

Questo il titolo del Meeting 2026, evento culturale internazionale e lungimirante dal 1980. Papa Leone XIV.

"... Cari giovani, siete tanti qui, parecchi come volontari. Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia! Molti non lo credono più, sia fra gli adulti, sia fra i giovani. Silenziosamente, però, «l’amor che move il sole e l’altre stelle» sospinge ancora alla speranza. 

L’ho avvertito intensamente fra i vostri coetanei in Libano, in Africa e in Spagna. L’amore muove, urge, risveglia dal torpore, suscita nuove vocazioni e chiama a rischiare. Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta. 

Il Movimento, i gruppi, le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà. Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!

... Cari giovani, oggi il mondo sembra stupirsi della vostra adesione a Cristo, dell’attrazione che sentite per Lui e per la sua Parola, della vostra appartenenza alla Chiesa. Che siate cristiani è oggi per molti una sorpresa! 

Eppure, senza clamore, «per mezzo vostro la parola del Signore risuona» (1Ts 1,8). Lo scriveva san Paolo alla giovanissima comunità di Tessalonica. E continuava: «La vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne» (ibid.). Non è una questione di numeri, sebbene commuovano le migliaia di vostri coetanei che chiedono il Battesimo in società considerate tra le più secolarizzate del mondo. È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà.

.... 

Lo stiamo comprendendo sempre meglio, entro circostanze storiche che riattivano le domande più umane e un desiderio infinito di senso, di giustizia e di pace. Così, una certa perdita di influenza, che noi adulti abbiamo forse temuto e combattuto, doveva rivelarci che possiamo stimare di più la potenza del Vangelo, dei legami che genera, della logica che accende, della vita che fa sorgere. 

Come hanno ripetuto più volte i miei Predecessori, «la Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per attrazione». [3] È l’attrazione per un modo di abitare il mondo, a proposito del quale don Giussani provocatoriamente domandava: «Si può vivere così?»."

https://www.meetingrimini.org/papa-leone-xiv-meeting-rimini-discorso-integrale/

Pubblica Annamaria Gatti

foto: Parco Nazionale Gran Paradiso

sabato 22 agosto 2026

Una favola di Paolina per l'inizio della scuola: la scuola è come un grande albero


Una favola per scoprire cosa è la scuola? Eccola, sempre simpatica l'orsetta Paolina che dal periodico Città Nuova nel 2022 ha accompagnato per alcuni mesi i bambini a scoprire le cose importanti della vita: superare la paura, collaborare, aiutarsi, abbracciarsi, perdonarsi, donare, sorridere e pensare.

favola di Annamaria Gatti 

                                


illustrazione di Eleonora Moretti

fonte:  Città Nuova settembre 2022 

PAOLINA VA A SCUOLA

Questo è l’ultimo dei nove appuntamenti con Paolina, che ringrazia per averla seguita in tutti questi mesi e aver percorso con lei un cammino di conoscenza e di tenerezza, di fiducia e di speranza.

L’estate stava finendo, ma tutto era ancora di un bel verde brillante. Lo stagno assopito, dormicchiava cullato dalle ninfee e dai fior di loto e dai richiami di Paolina e Sandro, che si rincorrevano fra gli alberi.

“Andremo a scuola fra poco

aveva pensato a voce alta Paolina,  fermandosi di colpo.

E tu sei preoccupata? Io sì. Non so come sia …la scuola”

aveva aggiunto Sandro, fermandosi sotto una quercia maestosa. Tutti e due si erano sdraiati col naso all’insù. Da lì sotto era bello scrutare il cielo azzurro fra le foglie ricamate e le ghiande mature.

“La scuola è come un albero, dice la mamma, ma non so perché,

 comunque gli alberi mi piacciono tanto”

aveva spiegato Paolina.

“Sarebbe bello arrampicarsi e provare come siamo diventati agili

 aveva ammesso l’amico.

Hai ragione. Anche andando a scuola forse si diventa agili. Si impara e si diventa capaci. Chissà cosa si vede se ci si arrampica lassù.”

Detto fatto i due orsetti erano già a metà fusto e si raccontavano tutto quel che riuscivano a scorgere: i prati, i loro abitanti, le alture, le rocce insidiose e altri alberi imponenti. E poi più su, su… le nuvole candide ammassate sull’azzurro, in cumuli maestosi. Ma si sa che gli orsi non hanno una buona vista e bisogna allora impegnarsi di più.

“Se ci fosse la mamma qui a spiegarmi quel che vedo”

aveva sussurrato Paolina pensierosa, mentre Sandro poteva rivelare la sua scoperta.

“Ecco a cosa serve un maestro!

Ti racconta quello che conosce e poi insieme facciamo altre scoperte.”

 Gli piaceva che ci fosse un maestro ad aspettarlo, anche se nella scuola non avrebbe incontrato i fringuelli e i passeri che gli facevano festa  in quel momento tra i rami. Ma avrebbe trovato tanti altri cuccioli che si sarebbero arrampicati con lui.

Allora la scuola è davvero come un albero:

ti fa conoscere quello che non vedi se resti a terra.”

Ora Paolina ha capito che sarà contenta se potrà continuare ad imparare come vanno le cose nella vita osservando, conoscendo, fidandosi di chi le vuole bene e senza avere mai paura.

E’ così che si diventa grandi.

 BUONA SCUOLA  A TUTTI!

gatti54@yahoo.it

domenica 16 agosto 2026

Per l'inizio di una scuola felice e dintorni

 

Ok, sei un o un' insegnante?

Hai l'ansia dell'inizio? Comprensibile, ma superabile. Ti piacerebbe fare il punto sulle carte vincenti da giocarsi? Pochi punti ma fermi e collaudati, magari a confermare la tua esperienza o acquisire nuove abilità?

Prolificano iniziative di supporto e formazione per sistemare la fatidica e simpatica "cassetta degli attrezzi" per chi teme di partire in ...automatico. 

Ne segnalo due, del prof. Novara del CPP, on line: Il giudizio non serve- 31 agosto,  e del prof. Stella -SOS Dislessia Nessuno è somaro. 10 azioni per non lasciare indietro nessuno -  a Roma 9 settembre).  (confesso il titolo mi inquieta un po')

Concordo con il professor Stella  che si chiede quale scuola porti una sensazione di felicità, per chi ci lavora e per chi la frequenta: e felici di starci dovrebbero essere tutti, insegnanti, scolari e studenti, ma anche, aggiungerei, genitori.

... E con il pedagogista Novara che parteggia per un inizio permeato di empatia, calore (ricordiamo l'effetto warm cognition ben illustrato dalla professoressa Lucangeli!!!), comprensione, valorizzazione e di un' intelligente strategia di conoscenza dei bambini o dei ragazzi, farà star bene tutti, anche i docenti. 

Giorni scanditi da prove, valutazioni di entrata, umiliazioni, ecco daranno il metro della qualità di quella scuola. In cui forse l'errore non sarà una opportunità per rirpovarsi e sperimentare il successo e il superamento di una difficoltà, ma un marchio indelebile, dove il primo a star male pesantemente per altri nove mesi sarà anche  il docente.

Posso ricordare poi che spesso momenti riusciti per iniziare un anno scolastico sono le uscite, i viaggi organizzati ad inizio d'anno, momenti organizzati dai ragazzi e ragazze, che permettono di conoscersi meglio, entrare in relazione, osservare da vicino e consapevolmente le dinamiche, creare ambiente relazionale e solidarietà e com-passione. 

E solitamente creare buone alleanze con i docenti. Certo occorrono impegno, collaborazione e idealità. 

Con entusiasmo.  

Pubblica Annamaria Gatti

foto: M.G.

sabato 15 agosto 2026

La deplorevole pubblicità Apple Iphone - bambino è stata rimossa. E adesso? si chiede lo psicologo Pellai...

 

Lo psicologo Pellai con grande sollecitudine pubblica la notizia in un lungo, ma utilissimo approfondimento su Facebook. 

Lo ringrazio e condivido il suo appassionato e autorevole intervento con i numerosi utenti di questo blog, alcuni dei quali non visualizzano fb.

"L’IMMAGINE PUBBLICITARIA E’ STATA RIMOSSA: E ADESSO?

L’immagine della pubblicità della Apple è stata rimossa. In questo lungo articolo provo a spiegare perché questa rimozione rappresenta un primo step importante del cambiamento oggi necessario al mondo e soprattutto ai nostri figli. L’articolo è lungo, ma importante. Per leggerlo ci vogliono circa 10 minuti. Se li hai prosegui, altrimenti torna a leggerlo in un altro momento. Io ci ho lavorato per parecchie ore, perciò ti sono grato se saprai valorzzarne i contenuti, ritenendoli adeguati e competenti, facendolo leggere ad altre persone.

La rimozione dell’immagine pubblicitaria, che oggi non è più visibile a Milano, dove era stata affissa, potrebbe rappresentare una vittoria per tutti noi che abbiamo considerato quell’immagine totalmente incongruente con quanto oggi sappiamo rispetto ai rischi correlati all’ingresso precoce dei minori nel mondo digitale. Al tempo stesso, ieri il Conseil Consitutionnel francese ha bloccato la legge, voluta da Macron, che stabiliva il divieto di accesso ai social media da parte dei minori di 15 anni. Al tempo stesso, negli Stati Uniti, Meta sta affrontando un’azione legale che potrebbe portarla a pagare una multa cumulativa di proporzioni mai viste prima, a causa dell’architettura che contraddistingue le sue piattaforme social, considerate additive nei confronti dei minori (e non solo) e in quanto tali, dannose per la salute mentale dei soggetti in età evolutiva.

Questa congiunzione di elementi è solo un piccolo indicatore di come il mondo stia cercando – con molta fatica – di guardare al mondo digitale con uno sguardo totalmente nuovo rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi.

Per anni, si è guardato al mondo digitale considerandolo una straordinaria opportunità. Questo ha favorito la logica pervasiva delle Big Tech che hanno introdotto devices e piattaforme in tutti gli ambienti scolastici (e di conseguenza nella vita di tutti i nostri figli e figlie)  proponendo un’urgenza e una precocità di ingresso e di utilizzo che oggi la scienza definisce non oggettivamente vantaggiosa per i minori, che in tutto il mondo presentano indicatori di salute fisica e mentale usurati.

La rimozione dell’immagine gigantesca che a Milano mostrava un bimbo piccolissimo con in mano uno smartphone non è una vittoria né una sconfitta. E’ semplicemente un indicatore che qualcosa sta cambiando e rappresenta la prova che una parte significativa del mondo adulto oggi ha consapevolezze che pochi anni fa non esistevano.

Per anni, tutto il mondo tecno-entusiasta – fortemente sostenuto, finanziato e reso a sua volta pervasivo grazie al sostegno delle Big Tech (tutti ci ricordiamo la presenza alla Casa Bianca di tutti i Ceo delle Big Tech il giorno della seconda elezione di Trunp negli USA) non ha mai considerata degna di approfondimenti e di valutazioni serie e oggettive la correlazione tra uso dei devices e salute degli utenti. Tutte le volte che gli esperti (vedi il lavoro di J.Haidt con il suo fondamentale saggio “Generazione ansiosa”) hanno provato a dare evidenza dell’impatto sulla salute dei minori causato dalla frequenza del mondo online, le Big Tech, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni scienziati e specialisti, si sono difese dicendo che non esistono prove scientifiche certe che dimostrino che quei danni siano la conseguenza dell’uso dei devices. Si utilizzano spiegazioni che si rifanno al paradigma della “complessità”, al mantra “correlation is not causation”: tutto ammissibile, se non che genitori e docenti quella correlazione la vedono molto chiaramente nella quotidianità dei loro figli e studenti e la scienza oggi ha sufficienti evidenze epidemiologiche e cliniche per sentirsi autorizzata a non arretrare di fronte ai detrattori che vorrebbero continuare ad affermare al mondo che “il digitale non è il problema”.

Tra l’altro, come spiegazione alternativa, da tutte le parti viene affermato che il problema siamo noi genitori, che non siamo capaci di educare i figli al buon uso del digitale, in quanto pigri, assenti, inetti: alla luce di quale evidenza scientifica, tutti i genitori dei cinque continenti nello stesso momento storico si sarebbero alleati per produrre nei loro figli la peggiore crisi di salute mentale mai vista in età evolutiva? Questa sarebbe la spiegazione scientifica dei dati epidemiologici di cui disponiamo oggi?

Non va trascurato che proprio di recente la stessa Corte di Cassazione, in un caso riguardante proprio la Apple, ha affermato che “l’incertezza scientifica non fa venir meno il dovere di informare l’utente da parte del produttore che gli vende un servizio o un prodotto. Infatti, quando gli studi disponibili abbiano prospettato un rischio plausibile, pur senza dimostrare in modo definitivo la nocività del prodotto, il professionista deve valutare misure informative proporzionate. .L’incertezza scientifica, dunque, non equivale a irrilevanza giuridica. Non dimostra automaticamente la responsabilità del produttore, ma impone al giudice di verificare se il rischio sia stato adeguatamente comunicato e governato”..

Ad oggi, le Big Tech non solo non hanno comunicato il rischio correlato all’uso dei loro prodotti e servizi, ma anche quando lo hanno identificato (ed è successo molte volte) hanno fatto di tutto per negarlo, nasconderlo, minimizzarlo al fine di tutelare il loro profitto economico ritenuto più importante della salute dei suoi utenti. Esattamente la stessa cosa avevano fatto le multinazionali del tabacco e per questo poi sono state condannate. Da quella condanna, è derivato che il tabacco  è stato trattato per sempre e in tutto il mondo come “fattore di rischio” per la salute dei suoi utilizzatori.

La sanità pubblica oggi si è assunta la funzione e la responsabilità di raccontare, denunciare, prevenire il rischio oggettivo correlato all’uso del digitale in età evolutiva. Lo fa perché i dati oggi disponibili ci fanno parlare di “emergenza”. E quando c’è un’emergenza di sanità pubblica, si devono fare tre cose: educazione preventiva (interventi formativi rivolti alla comunità), cambiamenti ambientali (per esempio: scuole smartphone-free oppure rimozione di immagini come quella della pubblicità denunciata), interventi legislativi (per esempio: divieti basati sui limiti di età). La sanità pubblica ha già fatto questo con alcol, tabacco, gioco d’azzardo, etc.

Gli interessi delle multinazionali che fanno profitto con questo genere di prodotti e comportamenti non ha mai sostenuto il lavoro degli specialisti di prevenzione. Ogni giorno, io che faccio questo lavoro, vedo quanta contro-narrazione viene rivolta verso ciò che la sanità pubblica afferma e anche contro noi specialisti che stiamo provando a generare un cambiamento di cui siamo convinti non in quanto ideologicamente schierati contro il digitale, ma in quanto le competenze cliniche, epidemiologiche e preventive che abbiamo ci obbligano a fare questo lavoro per la salute della comunità. I pediatri parlano dei rischi associati al digitale in età evolutiva e le loro linee guida vengono smentite da filosofi e sociologi che certamente hanno competenze elevatissime, ma che non si troveranno mai a dover gestire problemi di salute mentale e fisica dei piccoli pazienti. Psichiatri e neuropsichiatri denunciano addiction e dipendenza correlati all’uso dei devices e in giro tantissimi opinionisti affermano che non esiste evidenza che il mondo digitale generi fenomeni di dipendenza. Lo si nega per i social e per i videogiochi, per la pornografia e per lo shopping online, per l’ossessione rivolta al corpo e per le pratiche di skin care e beauty-routine messe in atto da bambini di 9 anni (e ripeto: 9 anni). come è possibile tutto ciò? Come si può smentire di continuo l’emergenza clinica che chi lavora con l’età evolutiva osserva tutti i giorni?

Io da anni, come medico specialista di sanità pubblica e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ho deciso di parlare a genitori e comunità educante raccontando ciò che so, che studio, che constato nello svolgimento della mia professione. Non importa se nel farlo, ho collezionato ormai una lunga lista di haters e detrattori che mi definiscono: tecnofobico, profeta di sventura, ideologo, dinosauro, amante del vintage e spesso anche grande ignorante. No, non importa. Proseguo nel mio lavoro divulgativo e psicoeducativo, consapevole che negli ultimi quindici anni non ho mai dovuto cambiare la mia narrazione, alla luce dei dati di ricerca ad oggi disponibili. Per questo, io personalmente, considero la rimozione del manifesto pubblicitario che tanto ha fatto discutere in questi giorni, un passaggio che segna un movimento fondamentale dalla fase di “precontemplazione” a quella di “contemplazione” del problema, cosa che obbligherà le Big Tech a fare molta più attenzione non solo nei processi comunicazionali ma anche nella qualità, offerta e tipologia dei loro prodotti e servizi, perché la collettività ha dimostrato di aver cominciato a mettere l’asticella (che prima non c’era mai stata) al giusto posto: ovvero all’altezza della tutela della salute dei minori e non della tutela del profitto.

Se pensi che questo messaggio serva oggi ad altri adulti che stanno provando a cambiare lo status quo, commenta e condividi. Credo che sia utile farlo circolare soprattutto fra quegli adulti che ancora faticano ad avere accesso alla divulgazione medico-scientifica su questo tema.

Buon ferragosto.

P.S. L'immagine mi è stata inviata ed è tratta dalla Pagina Facebook di Scuole Naturali"

Alberto Pellai-facebook

mercoledì 12 agosto 2026

Adolescenti oggi: help! Che ne pensa Nicola Camporiondo?

 


Nicola Camporiondo è un influencer, molto noto fra giovani (ma anche tra i meno giovani). Di recente si è dedicato anche alla scrittura del romanzo "Ti chiamo amico - Quando tutto pesa, Dio apre strade inattese. Un passo dietro l'altro " (Bur Rizzoli) che ha attirato l'attenzione dei media e di molti lettori per fruibilità, scorrevolezza narrativa e qualità dei messaggi di cui ci si occuperà in un post successivo.

Ma perchè pubblico un post in cui si arriva dritti a raccontare di adolescenti che si mettono alla ricerca di Dio, mentre il titolo è davvero trasversale e senza riferimenti alla fede? 

Sollecita questa domanda proprio l'incontro con Nicola Camporiondo che accetta di essere interpellato sui giovani, anzi sui giovanissimi, senza distinzione fra coloro che credono, pochi in proporzione, e coloro che sono alla ricerca talvolta disperata, di verità, di senso e di testimoni di amore per la vita. 

Ventun anni, studente di teologia, a contatto continuo con i giovani, ho chiesto a Nicola di accennarmi anche al suo percorso e di conseguenza che percezione avesse degli adolescenti di oggi, da un osservatorio così privilegiato come la piazza di cui è discreto e appassionato "cronista" sui social.

Ancora, come in una presentazione del libro, il giovane mi conferma il disperato bisogno che i ragazzi e le ragazze segnalano di attenzione vera e di incontro con adulti davvero limpidi testimoni e quindi inevitabilmente coerenti. 

Rivede nei ragazzi e nelle ragazze la sua ribellione e la ricerca di punti di riferimento, coltivando la consapevolezza dei propri percorsi, dei talenti e delle proprie fragilità, per non lasciarsi condizionare dai gruppi, ma di operare scelte proprie. 

Proprio la coerenza in particolare li motiva e diventa risposta alta alla sete di verità, di certezze da riporre nella "cassetta degli attrezzi" per affrontare la bellezza e le fatiche di crescere e trovare l'orientamento in questa vita non facile.

Nelle diverse modalità relazionali Nicola raccoglie le delusioni, le ansie che anche i giovani che si affacciano alla fede e alla ricerca di Dio, un Padre finalmente amorevole, si portanto a casa spesso proprio da momenti incredibilmente veri e coinvolgenti, come giornate e raduni, talvolta oceanici, incontrando testimoni di eccellenza! E dopo aver magari condiviso con giovani di tutto il mondo notti di adorazione del Santissimo e di preghiera, il ritorno alla realtà del proprio quotidiano diventa solitudine e assenza di riferimenti con cui continuare il cammino.

E' anche la storia di Nicola, che,  proprio alla ricerca di coerenza,  fa una scoperta dopo il lungo e penoso lockdown: vuole restare a servizio del Vangelo perchè sente tutta la grandezza di un Gesù che lo accoglie per quel che è, che diventa luce nel buio sul suo cammino. E non può tenersi dentro tutto questo, va condiviso, senza timori e falsi pudori.

Da lì comprende, fa suo l'invito di Papa Benedetto XVI di testimoniare la fede nel mondo digitale (XLIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali) e scrive nel suo blog: ...E' ormai evidente che servono nuovi linguaggi e nuovi strumenti per annunciare il Vangelo alle giovani generazioni, e quale luogo più adatto dei social network?

Farsi vicini, alleati, perchè no? attraverso proprio gli strumenti che sono a disposizione!

Ecco il link per conoscere meglio il singolare contributo di Nicola all'evangelizzazione. 

https://www.nicolacamporiondo.it/


pubblica Annamaria Gatti

foto: Home Nicola Camporiondo

lunedì 10 agosto 2026

I-phone genitori attenzione: non è tutto ok, anzi!!!

Ripropongo, condividendolo appieno,  il messaggio dello psicologo Pellai:

 

"NO, NON É TUTTO OK.

Il manifesto pubblicitario di I-phone é la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo e in particolare ai genitori dei bambini in età prescolare che oggi rappresentano la popolazione che ha maggiore bisogno di essere sensibilizzata nei confronti dei danni prodotti dai devices digitali in età precoce. 

A me che da anni cerco di fare prevenzione su questo tema importantissimo - che è diventato una vera e propria emergenza di sanità pubblica - questo billboard appare come una provocazione gigantesca.

In realtà, questa immagine mostra in modo perfetto al mondo il lavoro sottile, costante e davvero patogeno con cui le Big Tech hanno cercato di convincere noi genitori, negli ultimi 15 anni, che i nostri figli non possono immaginare di diventare grandi senza avere in mano un device digitale.

La narrazione degli ultimi 15 anni - molto sostenuta anche da tanti specialisti di età evolutiva - è che il problema non è lo smartphone, ma come lo si usa. Ora gli esperti di marketing di i-Phone cercno di convincere i genitori che il problema non è più nemmeno legato a come lo si usa, perché è arrivato lo smartphone sicuro che non farà mai danni nella vita di un minore, ovvero lo smartphone del loro brand.

Il messaggio implicito che viene comunicato è che un bambino piccolissimo con in mano uno smartphone é cosa buona e giusta.

 

INVECE NO! É importante ribadirlo. É Importante sottolineare che la Società Italiana di Pediatria ha dato linee guida molto precise in questo senso, invitando tutti i genitori italiani a non consegnare uno smartphone ad uso personale a nessun figlio prima dei 13 anni.

Per questo, il messaggio di questo cartellone pubblicitario non solo racconta una grande bugia, ma contrasta anche con le linee guida di prevenzione proposte dei pediatri

E proprio per questo non dovrebbe essere visibile all'interno della nostra nazione.

Se volete avere evidenze scientifiche e davvero comprendere perché questa pubblicità é ingannevole e pericolosa leggete "Esci da quella stanza" (Mondadori) un libro che fornisce agli adulti conoscenze di ciò che la scienza ha scoperto rispetto al rischio per la salute fisica e mentale in età evolutiva connesso all'uso precoce degli strumenti digitali. Commentate e, se volete e potete, condividete questo messaggio con più genitori ed educatori possibili."

 

Pubblica Annamaria Gatti

Foto da FB


sabato 1 agosto 2026

L'equilibrista e la nave. L'adolescenza in quattro e più battute 3

 

Una suggestiva foto della nave scuola Amerigo Vespucci

Perchè i genitori sono definiti equilibristi? E cosa rappresenta la nave?

Lo piscologo Iavarone in "Educare viene prima... " (E. Aceti, M. De Beni, M. Iavarone - Editrice Città Nuova 2026), regala un'altra immagine casualmente già condivisa in altre occasioni in  questo blog: l'equilibrista.  

Dopo fragole e gamberi, per descrivere la forza e la fragilità del compito educativo nel bellissimo e terribile tempo dell'adolescenza, non teme di allarmare i genitori scrivendo di acrobati alle prese con esercizi funamboleschi  e navi destinate comunque a veleggiare fra marosi e bonacce. 

"Un genitore abbastanza buono  è un equilibrista di opposti: separazione in equilibrio con appartenenza, chioma con radici, ali per volare e piedi per tornare. 

Se c'è la certezza che ci sarà sempre un porto al quale tornare la nave può avere il coraggio di salpare. Gli adulti responsivi sono quelli che mettono i figli di fronte alle sfide dopo averli preparati e li lasciano andare,  pur sapendo che esistono rischi: una nave sta sicura nel porto, ma non per questo è stata costruita."

Dopo averli preparati... qui si gioca tutto.

Ma i genitori che hanno più probabilità di vincere la sfida sono coloro che non temono, che si mettono in gioco, che sanno di dover attrezzarsi senza timori perchè l'avventura è iniziata e durerà una vita... di senso e di bellezza.

Funamboli attenti, alleati affidabili, alchimisti lungimiranti e capaci di  autorevolezza perché i paletti con cui costellare il percorso siano solidi e trasparenti.

Buon cammino!

Pubblica Annamaria Gatti

foto: DivertiViaggio

domenica 26 luglio 2026

Maria, una di noi. E Anna la madre che l'ha donata. Con Gioacchino.



                           
            Annunciazione - Beato Angelico



da "Una mamma  di Galilea"                                           
Il rosario narrato  ai bambini
di Annamaria Gatti
Illustr. Barbara Gallizio
Effatà  Editrice



MARIA DIVENTA LA MAMMA DI GESU'

I bambini di Nazaret correvano sempre da Maria per imparare da lei nuovi giochi o per essere consolati: la figlia di Anna e Gioacchino era dolce e simpatica.

“Dimmi Gioacchino, cosa pensi di nostra figlia Maria?” chiese turbata un giorno Anna, la madre, vedendola spesso assorta in preghiera. Il marito la guardò comprensivo:

“Stai tranquilla, Maria è la nostra consolazione. Ora poi che è fidanzata al buon Giuseppe, il falegname, sono proprio contento di lei. Eccola, sta pregando...”

Maria, vedendo la madre, sorrise e la rassicurò: “Vai pure al mercato, io preparerò il pane.”

La giornata era chiara e Maria così continuò a pregare:

“Oggi, mio Signore, tu sei il mio sole, la mia luce e la fonte della mia gioia...”

E davvero una luce si diffuse nella stanzetta.

Maria, preoccupata, si coprì in fretta il capo con il mantello color dell'acqua, poi sentì  una gran pace nel cuore e si inginocchiò.

Solo allora si accorse che vicino a lei c'era un giovane  sorridente che non era entrato dalla porta, quindi doveva essere proprio un angelo del Signore. Le disse: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.”

Maria pensò: “Ma cosa vorrà dire, salutandomi così?”

Ma l'angelo Gabriele, che conosceva i suoi pensieri, le spiegò:

“Dio ti ha scelta per diventare la mamma di Gesù, suo figlio.”

Maria non capiva: lei non era sposata!

“Nulla è impossibile a Dio” osservò l'angelo Gabriele “per grazia di Dio anche tua cugina Elisabetta aspetta un figlio, nonostante sia anziana”.

Allora Maria, si commosse e con grande fede gli disse:

“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto.”

Quando l'angelo se ne andò, Maria sentì i passi svelti della madre  che tornava a casa. Tutto sembrava come sempre, invece Dio le aveva parlato e le aveva svelato un grande mistero. Il suo cuore ebbe un sobbalzo. Sarebbe stata capace di fare la mamma del figlio di Dio? Nulla è impossibile a Dio, aveva detto l'angelo: Dio l'avrebbe aiutata a superare ogni prova.

Allora Maria incominciò ad impastare il pane, mentre le voci chiassose dei bambini stavano avvicinandosi alla casa, per mostrarle un nuovo gioco.

Pubblicato a Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

sabato 18 luglio 2026

Traghettare Infanzia e adolescenza oltre questo tempo, con un aiuto anche e soprattutto ai neo genitori.

 



Come sta l'infanzia e l'adolescenza oggi? 
Non bene, secondo variabili molto articolate. 
Bambini e ragazzi in sofferenza e i loro genitori, chiedono consapevolezza e onestà politica e sociale. 

In un post lo si scriveva già tempo fa.
Ora è ancora sempre più urgente.
Sui social proliferano serie proposte di formazione per le figure di sostegno per l'infanzia, l'adolescenza, ma soprattutto si evidenziano percorsi rivolti alla maternità e, aggiungo io, alle figure neo genitoriali.
Neo mamme e neo papà.
Auspicabile.
Non procrastinabile. 

I tavoli politici sul tema,  in cui sono stati ascoltati consulenti autorevoli, con tanto di ricerche e dati inequivocabili, hanno restituito una ben chiara visione dello stato delle cose: bambini e adolescenti soffrono. 
E il disagio va letto, riconosciuto e aiutato con prassi virtuose e urgenti.

Confidiamo in proposte seriamente orientate a supporti psicologici alle famiglie, ai loro bambini e ai ragazzi,  anche in termini preventivi. 
E' l'ora di dimostrare una attenzione seria e grave ai giovani che stanno soffrendo più di tutti dell'assenza di relazioni, di scuola, di lavoro, di occupazioni, di sport, di musica, di scambi, di viaggi, di manifestazioni vitali. Assenze supportate da impegno e testimonianza tenace dalle famiglie, con le loro fragilità.  
E' il tempo di dare un aiuto generoso con il supporto psicologico facilmente fruibile e capace di individuare il bisogno anche nel non detto. 
Occorre liberare le forze capaci di professionisti dediti e appassionati all'età evolutiva, che si affianchino a famiglie e insegnanti.

La domanda è chiara. Attendiamo tutti dai  Ministri preposti una risposta autorevole e piena. 
Poi sappiamo che i nostri ragazzi e i nostri bambini sono capaci di grandi riprese e hanno insite grandi possibilità, ma nostra è la responsabilità e il dovere di ascoltarli e di accompagnarli.



pubblicato da Annamaria Gatti
foto di MG

domenica 12 luglio 2026

Fragole, gamberi e dintorni. L'adolescenza in quattro e più battute 2




 ...ecco il secondo previsto step. Dopo le fragole raccontiamo di gamberi in questi torridi giorni.
Infatti lo psicologo Iavarone nella terza parte del libro "Educare viene prima..." Per Città Nuova Editrice, presenta l'aneddoto del giovane gambero che nel silenzio, dopo molta fatica e applicazione, riesce a camminare avanti, una metà coltivata con passione.

Iavarone nel libro citato apporta un contributo chiaro sulla natura del tempo adolescenziale. Andare controcorrente, provarsi e giocarsi con passione per i propri traguardi sono atteggiamenti importanti e da valorizzare. Ma non sempre l'ambiente attorno comprende il giovane esploratore della vita e spesso, forse troppo spesso, svalorizza le mete e l'impegno impiegato per raggiungerle, perché non conformi al pensiero comune.

Proprio come il giovane gambero, che viene cacciato dal gruppo perché si sa, i  gamberi si muovono procedendo solo in retromarcia...

Ascolto, presenza, incontro, condivisione, accoglienza quindi sono frecce ben riposte nella faretra dell'educatore, se vuole fare "centro" nel suo vitale compito: traghettare nella vita buona coloro che gli sono stati affidati.


Pubblica Annamaria Gatti 

Foto di G.S.

mercoledì 8 luglio 2026

Fragole, gamberi e dintorni: l'adolescenza in quattro e più battute. 1



Nel libro "Educare viene prima non lasciamoli soli"  (Aceti, De Beni, Iavarone, ed. Città Nuova) recentemenete dato alle stampe , (si veda il post  https://attentiaibambini.blogspot.com/2026/05/leducazione-e-impresa-di-popolo-un.html) mi piace soffermarmi anche sul contributo di Mariano Iavarone "Esserci nel tempo delle fragole -  Genitorialità in adolescenza", uno spaccato sulla realtà del ruolo genitoriale in adolescenza che stimola alla ricerca e al guardare oltre. Oltre gli stereotipi, oltre le zone di confort, oltre la pigrizia affettiva e mentale, oltre su tutto per condividere e "vivere" il cammino di figli e figlie adolescenti.

Iavarone, psicologo specializzato in counseling e mediazione famigliare,  ama molto il linguaggio per immagini, perchè le metafore hanno il potere di parlare al cuore. Lo fa anche parlando di adolescenza e fragole. 
"Il tempo delle fragole è quel tempo sospeso tra linverno e l'estate. E' un tempo meraviglioso e delicato come l'aria tiepida di questo aprile.
E' una stagione in cui le tenerezza si trasforma in fragilità... la dolcezza delle fragole ricorda la bontà della natura che ogni anno si rinnova... La fragola è una pianta coraggiosa, dà il meglio di sè pur sapendo di non essere albero e che dopo una stagione nulla più rimane  delle sue radici.
I nostri ragazzi sono come le fragole: esplosione di sapori e profumi in un tempo infinito che a loro appare infinito, in un'insipenza che sa di follia.
Ciò che un tempo era rifugio sicuro, la famiglia, ora è sentore di prigionia ...eppure quanto di più necessario  ci sia per loro, e qui sta la missione impossibile per i genitori: riuscire a coniugare finito con infinito. passato con futuro, vecchio con nuovo, radici con ali..."
E' importante sapere che nel conflitto con il figlio bisogna mantenere l'ago della bussola saldo verso il punto cardinale, ovvero l'accettazione della persona anche quando non se ne approva il comportamento, poichè è proprio quando un figlio è meno amorevole che ha più bisogno di sentirsi amato, e il rifiuto è doloroso e dannoso"

Per i gamberi al prossimo post.



Pubblicato da Annamaria Gatti
foto: Il giardino di Pimpella

sabato 27 giugno 2026

Che cos'è un libro? Forse anche un modo per scegliere la Pace

 


Premio Sossi 2025
Lucia Stipari Elisa Codutti
Il castoro
(forse una recensione di Annamaria Gatti)



Cos'è un libro? ...una cosa piccola, un mucchietto di fogli...

                                  
Invece è molto molto di più: è casa, 
è una porta verso un mondo diverso, un aereoplano, una coperta, un abbraccio...
E molte altre inimmaginabili scoperte.
Inimmaginabili?
Enno'.
Sofia, un'amica di tot anni ha tra le mani il libro "Che cos'è un libro" e mi dice che tutte le cose scritte lì, lei le sapeva già. 
E che l'ampia illustrazione della bambina (che le assomiglia pure tanto) con cappello, stivali e mantello da pirata, che affronta una montagna di libri con drago alato incorporato, beh, è la sua preferita.
E che sfogliare, immergersi nelle illustrazioni e leggere un libro è la medicina che preferisce.
Anzi, mi chiede, leggimelo tu. So che vuol chiedermi "stai con me?"
Glielo leggo, ridiamo, indoviniamo, ricordiamo e stupiamo insieme per le trovate e ci commuoviamo quando la bimba pirata scopre il tesoro: un libro. L'ho sempre detto a bambini e ragazzi incontrati con i miei libri che la luce nei loro occhi raccontava che l'avevano trovato quel tesoro!

Mi chiede perchè mi sono fermata a guardare in silenzio, troppo silenzio,  gli agapanthus in giardino. 
Non le dico che il pensiero ha sfiorato visi di bimbi lontani a cui chiedere perdono per le atrocità che ora vedono a causa di gente  mostruosamente impazzita e impunita, mentre dovrebbero ascoltare e leggere favole!

Per questo è indispensabile continuare a scrivere, illustrare e  leggere libri, che liberino la mente e la coltivino all'empatia, all'amicizia, alla gentilezza nelle relazioni. Con forza e determinazione, per una vita insieme di solidarietà e di pace.

pubblicato da Annamaria Gatti




lunedì 15 giugno 2026

Che cos'è l'attenzione? Un articolo di Benedetta Ionata.

 


"Attenti ai bambini" recita il titolo di un mio libro, un contributo per dialogare e accompagnare il cammino di mamme e papà (Effata Editrice, Cantalupa, 2015). 

...E di attenzione hanno un bisogno estremo, urlato o sommessamente dichiarato o mascherato nei mille incredibili segnali che i bambini inviano ogni momento. Interessante questo articolo di Benedetta Ionata, che ha ricadute importanti nello sviluppare la consapevolezza di ciò che fa bene anche ai bambini: essere attesi, al centro della nostra reale attenzione, della nostra cura. Letto in questa chiave ha un ulteriore valore. 

L’attenzione come un filtro che plasma la realtà

di Benedetta Ionata

12 Giugno 2026 - Fonte: Città Nuova

 Il cervello elabora una quantità di informazioni enormemente superiore a quella che la coscienza può gestire: è quindi utile sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che cattura la nostra attenzione.

Quando non riusciamo a ricordare qualcosa, le ragioni possono essere diverse. In alcuni casi si tratta di un vero problema di memoria, legato a una codifica o a un immagazzinamento inefficace dell’informazione. 

In molti altri casi, invece, il problema riguarda l’attenzione, poiché se l’informazione non viene registrata in modo adeguato è perché non ha mai ricevuto sufficiente attenzione fin dall’inizio. Se ci concentriamo e cerchiamo di recuperare un ricordo senza riuscirci, potrebbe esserci una difficoltà legata alla memoria. Tuttavia, gran parte di quelli che definiamo comunemente “vuoti di memoria” sono in realtà episodi di disattenzione.

Che cosa è l’attenzione?

L’attenzione è una delle funzioni mentali più citate nella vita quotidiana. Ne sentiamo parlare in relazione all’ADHD, nei consigli che invitano a prestare maggiore attenzione e nelle discussioni sull’impatto dei social media sulla nostra capacità di concentrarci. Eppure, dal punto di vista delle neuroscienze, il suo funzionamento rimane meno compreso rispetto ad altre capacità cognitive come il linguaggio, la memoria, la visione o il controllo motorio. 

Nonostante le molte domande ancora aperte, l’attenzione sembra occupare una posizione centrale nel rapporto tra coscienza e inconscio, poiché agisce come un filtro che seleziona quali informazioni meritano di entrare nella nostra esperienza consapevole e quali, invece, rimangono sullo sfondo. 

Se una persona vestita da gorilla attraversasse uno stadio durante una partita di basket, te ne accorgeresti? La maggior parte delle persone risponde con sicurezza di sì. Ma in un esperimento ormai classico, circa la metà dei partecipanti non si accorge del costume da gorilla quando viene chiesto loro di contare i passaggi di palla a basket. Ai partecipanti veniva mostrato un video di una partita di basket e veniva chiesto di contare il numero di passaggi effettuati dai giocatori. Mentre erano concentrati sul compito, una persona travestita da gorilla attraversava il campo. Sorprendentemente, circa la metà degli osservatori non notava la presenza del gorilla.

L’attenzione influenza il modo in cui percepiamo la realtà.

L’esperimento ha dimostrato che possiamo percepire la stessa realtà in modo molto diverso, a seconda di dove concentriamo la nostra attenzione. In realtà, questo concetto probabilmente non è poi così nuovo. Lo sperimentiamo ogni giorno. Quando conversiamo, di solito ignoriamo la maggior parte degli altri suoni presenti nell’ambiente. Non percepiamo tutto ciò che entra nei nostri occhi e nelle nostre orecchie. Percepiamo solo ciò che riceve la nostra attenzione.

Il motivo è semplice. Il cervello elabora una quantità di informazioni enormemente superiore a quella che la coscienza può gestire. L’attenzione quindi agisce come un filtro, senza il quale saremmo costantemente sopraffatti dagli stimoli provenienti dall’ambiente. Come molte funzioni mentali, l’attenzione comprende sia componenti volontarie sia meccanismi automatici che sfuggono al nostro controllo. Possiamo decidere di concentrarci su un libro o su una conversazione, ma esistono anche stimoli che catturano la nostra attenzione senza che lo scegliamo consapevolmente.

Il cervello genera continuamente pensieri, emozioni, ricordi, impulsi e percezioni, e la maggior parte di questi contenuti rimane al di fuori della coscienza. Alcuni, invece, riescono a catturare ripetutamente la nostra attenzione e finiscono per diventare parte integrante della nostra esperienza, i quali nel tempo contribuiscono a modellare la nostra identità. Dunque, ciò a cui prestiamo attenzione influenza ciò che ricordiamo, ciò che impariamo, il modo in cui interpretiamo il mondo e, in ultima analisi, la persona che diventiamo.

Non possiamo controllare tutto ciò che emerge nella nostra mente. Possiamo però sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che cattura la nostra attenzione e di ciò su cui continuiamo a tornare giorno dopo giorno. Osservare il modo in cui dirigiamo la nostra attenzione significa osservare il processo attraverso cui costruiamo la nostra esperienza della realtà.

In fondo, gran parte della nostra vita è il risultato di ciò a cui scegliamo, consapevolmente o meno, di prestare attenzione.


Pubblicato da Annamaria Gatti

mercoledì 3 giugno 2026

I primi 5 mila giorni di vita in una città che ha a cuore le persone. Un libro di Elena Granata

 

La città è di tutti
Ciò che ha valore non ha prezzo
Elena Granata
Einaudi

Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano,  è autrice di questo nuovo e interessante manuale di istruzioni per chi voglia davvero usare la propria umanità e professionalità a servizio della persona, dei cittadini e del benessere sociale.

Nell'intervista "La città e la vita buona", pubblicata sul mensile Città Nuova di maggio, la professoressa risponde ad alcune "domande chiave" sul ruolo che le scelte possono avere per ottimizzare la crescita, anzi per rendere la vita di bambine e bambini reale e rispettosa, vitale, scelte che peraltro la professoressa da tempo illustra e sostiene con passione e autorevolezza in diverse sedi. 
Colpisce la segnalazione di quanto una città aperta e vivibile possa offrire all'infanzia e a tutti. Occorre però proporre, lavorare perchè questo passi ai primi posti nell'interesse di chi amministra. 


I primi 5 mila giorni di vita, circa 15 anni,  sono un periodo fondamentale per i bambini e poi ragazzi. E' il periodo in cui si impara a gestire il pericolo, le relazioni, le amicizie, il mondo... E se stanno davanti al cellulare è perchè non hanno alternative abbordabili: spazi, piazze, giardini e pure luoghi dove non devi pagare per fare una attività.  Il sistema capitalistico, osserva la professoressa, ci vuole consumatori nel privato...
"Se avessimo a cuore la democrazia e l'educazione dovremmo lavorare su ciò che si impara entro i 15 anni, altrimenti non trasformiamo i ragazzi in cittadini e cittadine attivi... E' una proposta politica e  una domanda: cosa fa il tuo comune per i primi 5 mila giorni di vita dei suoi cittadini? Non possiamo partire da grandi slogan, non funzionano. Dobbiamo invece sperimentare azioni concrete come la gratuità dei mezzi pubblici in certe fasce orarie, o di musei e biblioteche. Nessun museo delle arti e mestieri è aperto ai ragazzi che vogliono studiare il pomeriggio in compagnia; ma ogni spazio chiuso alle persone è sottratto alla collettività, quindi è un furto. Noi paghiamo le tasse, questi servizi sono di tutti. Il nostro Paese ha 8 mila km di coste, ma gran parte sono private, a pagamento. Le ritengo sottratte rispetto a benessere e vita collettiva." 

E' un programma politico a sostegno anche della pedagogia e dovrebbe esserlo davvero!

"Se non consumi, non esisti. È questo il messaggio che lo spazio urbano ripete ogni giorno: si paga il tempo libero, la sosta, lo sport, la mobilità, persino la natura. Sedersi all'ombra, bere da una fontana, giocare a palla in un cortile diventano gesti sempre piú rari nelle nostre città. È tempo di riscrivere una grammatica del possibile: ciò che nello spazio pubblico può e deve essere accessibile, gratuito, di tutti."

"In questo libro Elena Granata guarda al futuro partendo dai segni già presenti nel nostro tempo, tra idee e innovazioni che ridisegnano il modo di vivere insieme. Beni da scambiare e condividere, da usare senza possedere; una dimensione legata al tempo liberato e alle relazioni. Nuovi bisogni legati all’abitare, che non è solo avere una casa, ma condividere tempi e spazi con una comunità piú ampia. Soprattutto nelle nuove generazioni prende forma il desiderio di una vita diversa, piú libera, piú collaborativa. Per questo è urgente una contronarrazione: il racconto di un’altra idea di città."  dalla pagina Einaudi.


Pubblicato da Annamaria Gatti


lunedì 1 giugno 2026

Beatrice e gli altri bambini invisibili. Orrore, consapevolezza, impegno e speranza


Ho raccolto dai social il pensiero della professoressa  Paola Milani  sui crudeli fatti intorno alla piccola Beatrice e  rimando a P.I.P.P.I., perchè c'è chi lavora per salvare i bambini e le loro famiglie. 

Vi invito a consultare il sito,  ascoltare la presentazione è respirare la speranza di cui c'è bisogno, ma soprattutto di conoscere le azioni di impegno: https://pippi.unipd.it/

"A cosa sto pensando? A Beatrice. A Beatrice di due anni e alla sua morte inenarrabile. E ai tanti bambini che continuano a morire perché i genitori attraversano problemi ben più grandi di loro e nessuno vede il dramma né dei bambini, che indiscutibilmente  sono vittime, né dei loro genitori, nessuno capisce, nessuno riesce a portarli in un percorso di cura e protezione.

Allora il problema  è che i servizi di protezione e tutela a volte agiscono modalità e forme di allontanamento che possono essere migliorate, ma il problema è soprattutto che i servizi di protezione e tutela sono presidi di democrazia e giustizia sociale irrinunciabili, che l’Italia è il terz’ultimo paese europeo per numero di allontanamenti e che questo dato ha sì molti significati e molte cause, ma vuol dire comunque una cosa semplice e chiara: troppi bambini restano fuori dalla rete, invisibili ai servizi e le conseguenze di questa mancata capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie sono troppo spesso tragiche.

Incomprensibile che non si parli di ciò che accade quando è evidente che l’allontanamento avrebbe salvato una vita e che si urli quando l’allontanamento sembra dubbio a chi non può sapere come sono andate davvero le cose.

Allora forse è più comprensibile perché il LEPS PIPPI è un LEPS. Perché difendiamo il diritto dei bambini di non essere condannati a una doppia invisibilità: quella dei loro genitori e quella dei servizi e di tutti noi.

Perché è necessario un metodo di intervento per rafforzare la capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie soprattutto, ma non solo, prima dell’allontanamento, prima che si apra la voragine, quando ci sono ancora risorse nella famiglia e intorno alla famiglia e la vulnerabilità è ancora in potenza e non in atto. Perché  la vulnerabilità è un terreno da coltivare, tramite dialogo e possibilità di costruire fiducia tra famiglie, servizi, ospedali, nidi e scuole.

Le famiglie che stiamo intercettando attualmente sono oramai migliaia, ma evidentemente non sono abbastanza e tantissimo lavoro è ancora davanti a noi per affermare questa cultura dell’andare verso, dell’andare incontro, del prevenire, dell’andare a cercare piuttosto che dell’attendere. Dell’affidarsi reciprocamente perché questo è l’allontanamento (e forse questa parola ‘allontanamento’ possiamo oggi proprio metterla da parte): un affidarsi reciproco tra due famiglie o tra una famiglia e una comunità. Del parlarsi tra enti, servizi e soggetti diversi, del costruire équipe, dello stare con le comunità e le famiglie come servizi. Del dare forma a nuovi mondi possibili anche nelle vite di famiglie che vivono in mondi totalmente avversi." ( Paola Milani*) 

*Laureata in Pedagogia, Specializzata in Psicoterapia all’Università Salesiana di Roma (IFREP), Dottore di Ricerca in Scienze dell’Educazione nel 1994, dal 2018 Direttrice del Centro Interdipartimentale di Pedagogia e Psicologia dell’Infanzia dell’Università di Padova, dal 2015 Professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale nel Dipartimento FISSPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata) dell’Università di Padova

Pubblicato da Annamaria Gatti

illustrazione di E. Basili (Mirta si fida. La famiglia Bottoni Una famiglia che accoglie, A.Gatti E. Basili. Ed. la meridiana,  Molfetta 2020)

domenica 31 maggio 2026

Festa della Repubblica, Madri della Costituzione e i nostri giovani

 


Passando da Tina Anselmi, Lina Merlin a Nilde Iotti sarebbe così utile raccontare una storia che ha creato la più bella Costituzione, la nostra.
E raccontarla ai giovani con mostre, incontri, libri, percorsi guidati di approfondimento, laboratori... e in alcune occasioni si fa, ma non a tappeto,da parte della scuola per esempio, come sarebbe auspicabile, perchè nulla di ciò che è stato tenace, coraggioso e lungimirante vada perduto.

Un  libro autorevole in uscita di Leonardo Brancaccio, (che tiene un corso di fomazione agile proprio sul tema della Democrazia  come bene da conoscere e difendere
ci illustra in particolare queste tre madri della Costituzione. 

In questo ottantesimo della Repubblica, nata sui valori civili più alti  che anche i giovani possono apprezzare, riconoscersi per ritrovare nuove spinte e motivi di progetto e sogno per la propria  esistenza, imparare dal passato diventa un imperativo categorico.  

Pubblicato da Annamaria Gatti

foto: Provincia di Perugia

sabato 30 maggio 2026

Intorno ai nostri giovani: l'educazione viene prima... di tutto

 




"Ciacuno cresce solo se sognato" è una nota citazione di Danilo Dolci a cui fa eco la certezza che solo adulti vicini, interessati e appassionati educatori fanno da sfondo a sogni e a voli da intraprendere.  

Gli sforzi in questi tempi difficili si stanno concentrando, speriamo! proprio sulla determinazione di pedagogisti, psicologi e parte della società educante ad essere quello che è urgente e da tempo auspicato: 

"Accompagnare un giovane ...è aiutarlo a sposare la solitudine. ad ascoltare e attendere. a pregare che un Altro-Vero nuovamente gli parli  e lo guidi" (Michele De Beni, Città Nuova maggio 2026 -  Dossier- Giovani: il futuro è oggi)

"Come ci richiama Eraldo Affinati, il maestro è specialista dell'avventura interiore. Ci vuole tempo a provare quel senso di "felice inquietudine" per trovare il volto di cui innamorarci. I giovani attendono, forse un po' distaccati ma ancora affamati di senso, fiduciosi di vedere la felicita nei nostri occhi. Nonostante tutto, non sono quella generazione distratta che ci viene mostrata. Chiedono profondità, spazi di dialogo e di discernimento e adulti generosi che li sappiano incontrare." (idem)

pubblicato da Annamaria Gatti

foto: greenMe