Propongo l'intensa riflessione di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, in merito alle scelte sulla scuola superiore del nuovo DPCM.
Benvenuti ai genitori...e ai bambini!
domenica 25 ottobre 2020
COSA DIRO’ AI MIEI FIGLI DOMATTINA, QUANDO LA LORO SCUOLA RIAPRIRA’ A DISTANZA
mercoledì 14 ottobre 2020
Bullismo e dintorni: di chi la colpa? Gli indifferenti.
Incrocio casualmente un fatto narrato da uno scrittore, di cui non so purtroppo il nome. Mi ha colpito ripensandoci e ho trovato questo aneddoto, degno di condivisione sul blog.
Un bambino sta in disparte al parco giochi.
Alla domanda "Perchè non giochi con gli altri?" un ipotetico Marco risponde che il gioco di salire e scendere dallo scivolo è comandato da un bambino che chiameremo Kevin. E solo adeguandosi alle sue direttive si può partecipare al gioco.
Marco però non si piega a questa prepotenza. E se ne sta fuori.
"Perchè non glielo spieghi che lo scivolo non è sua proprietà?" chiede lo scrittore, da bravo adulto.
Marco va oltre, perchè i bambini vanno oltre se non sono plagiati. E spiega, con distacco autorevole, che la colpa non è certo solo di Kevin, in fondo un debole. La responsabilità maggiore è di tutti gli altri, forse di Mario, Paola, Carletto, Aziz, Ana, Stefania... che non si oppongono a questo sopruso bambino. Poveretti.
Io aggiungerei che la responsabilità è di chi, educando, non ha avuto il sufficiente coraggio di educare davvero ai valori che permettono a ciascun bambino di essere forte e di salvarsi dalla prepotenza.
La verità fa male, l'indifferenza e la paura di scegliere il bene, ce lo ricordano in tanti... in questi giorni, distruggono l'umanità.
E voi cosa avreste fatto giocando nel parco, davanti allo scivolo?
pubblicato da Annamaria Gattifoto da: dimensione comunità
venerdì 9 ottobre 2020
Perchè questo libro? "Dall'altra parte del mondo"

giovedì 8 ottobre 2020
La Costituzione, un libro per i più piccoli
Non dimentichiamo i ragazzi che sono morti in questi mesi, cercando di espatriare per cercare vita nuova.
Dedico questa RECENSIONE ad Abou, quindicenne, che ha cercato libertà e avvenire fuggendo dalla sua patria, la Costa d'Avorio, lasciando la sua famiglia, per essere torturato barbaramente in Libia, dopo aver superato l'inferno del deserto.
E' stato salvato dall'Open Arms e trasferito sull'Allegra, ma vi è giunto in condizioni tragiche e, coperto di cicatrici e di piaghe, è morto dopo un purtroppo tardivo ricovero in ospedale a Palermo.
Aveva solo 15 anni. Solo 15 anni.
Forse una madre in Africa attende buone nuove da questo coraggioso ragazzo.
Educhiamo anche in suo nome, al rispetto dei valori umani.
domenica 27 settembre 2020
ENEA CI MANDA UN'ALTRA STORIA DELL'APPRENDISTA OMONIMO: CAVALIERE SENZA CUORE E CAROTE!
😉E QUESTA VOLTA CHI TE L'HA MANDATA?
LO STESSO BAMBINO, ENEA!👦💪
😃DAI, CAPPERI, CHE FANTASIA! LA STORIA DEL GIGANTE ERA PROPRIO DIVERTENTE 😂😂😂😂. LE RAPE...
RAPE SI' E QUI C'ENTRANO LE CAROTE... 👀
😍DEVE ESSERE UN AMANTE DELLE VERDURE! CAVOLO!
PERCHE' QUI USA I CARATTERI MAIUSCOLI?
COSI' LEGGONO LA STORIA ANCHE I BAMBINI. MAGARI E' PIU' FACILE PER LORO.👫😙
👏VERO! CE LO SALUTI QUESTO BAMBINO ENEA? ORA LEGGIAMO ANCHE QUESTA STORIA!
CERTAMENTE, SE VUOI SCRIVETEVI, USATE LA MIA MAIL!😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😄😊😊😊😊😊😊😊😊😊
gatti54@yahoo.it
IL (QUASI) CAVALIERE ENEA 👑
CONTRO IL CAVALIERE SENZA CUORE KARIT
(con note della redazione)
CLOPPETE CLOPPETE CLOPPETE (è il galoppo di un cavallo, ma non è un cavallo...) 😉
UN CAVALIERE COMPLETAMENTE NASCOSTO NELLA SUA ARMATURA DI ACCIAIO LUCCICANTE STAVA GALOPPANDO NEL REGNO, A CAVALLO DEL SUO SPAVENTOSO DRAGO AZZURRO.
🐉 (azzurro ho detto, azzurro...)
🐋...NOOO,
(ho detto drago azzurro, non un delfino) Andiamo avanti. 😅
DUNQUE... (ricominciamo)
UN CAVALIERE COMPLETAMENTE NASCOSTO NELLA SUA ARMATURA DI ACCIAIO LUCCICANTE STAVA GALOPPANDO NEL REGNO, A CAVALLO DEL SUO SPAVENTOSO DRAGO AZZURRO.
I QUATTRO APPRENDISTI CAVALIERI ERANO NEL BORGO E VIDERO GIUNGERE IL CAVALIERE SUL SUO DELFINO... 😆😵 (nooooooooooooooooooooo, era a cavallo di un drago, azzurro per giunta!)
VABBEH!
ESCALAMARONO TUTTI IN CORO: “IL CAVALIERE SENZA CUORE KARIT!”
ALLORA ENEA, IL NOSTRO EROE, EBBE UNA MAGNIFICA IDEA E DISSE AI SUOI COMPAGNI: “ E SE LO FACESSIMO NOSTRO AMICO?”
GIANGIACOMO (uno degli apprendisti cavalieri) OSSERVO’: “MA IL CAVALIERE SENZA CUORE E’ ANCHE SENZA CORPO, QUINDI NON PUO’ AIUTARCI A COSTRUIRE CASE E PAESI OPPURE A SCONFIGGERE GLI ESERCITI. UNO DI NOI PUO' SOLO PRENDERE LA SUA ARMATURA E QUINDI VEDREMO CHI E’ STATO IL PIU’ BRAVO A SCONFIGGERLO.”
ENEA ALLORA RISPOSE: “NO GIANGIACOMO, NON POSSIAMO PRENDERE LA SUA ARMATURA PER IL PIU’ BRAVO DI NOI. COSA FA UNO SOLO? NIENTE.
POSSIAMO PRENDERE LA SUA ARMATURA DI ACCIAIO E FARNE ALTRE UGUALI PER NOI QUATTRO.”
ALLORA I QUATTRO GIOVANI CERCARONO DI SCONFIGGERE IL CAVALIERE KARIT, PER PRENDERE LA SUA ARMATURA E FARNE DELLE COPIE UGUALI PER TUTTI.
QUANDO FURONO VICINO A KARIT ESTRASSERO DUE CAROTE A TESTA PERCHE’ SAPEVANO CHE KARIT ADORAVA LE CAROTE, MOLTO PIU' DI UN CONIGLIO!
LO ACCERCHIARONO E GLI ALLUNGARONO LE CAROTE.
QUANDO KARIT SE LE BUTTO’ IN BOCCA, ATTRAVERSO L’ELMO, DA DIETRO I QUATTRO TRAMORTIRONO IL DELFINO AZZURRO😂😂😂😂😂😂😂
IL DRAGO... DRAGO...DRAGO...AZZURRO...💥💥💥💥💥💥😂
ASSALIRONO KARIT E LO TRASCINARONO AL CASTELLO. ANCHE SE ORMAI NON ESISTEVA PIU’.
ESISTEVA SOLO LA SUA INFALLIBILE ARMATURA E POTEVANO FARNE FARE ALTRE PER TUTTI LORO. E DIVENTARE MOLTO FORTI.
IL GIORNO DOPO GLI APPRENDISTI USCIRONO CON LE LORO NUOVE ARMATURE D’ACCIAIO LUCCICANTI COME L’ARGENTO E TUTTI SI CHIESERO: “MA QUANTO SONO RICCHI QUEGLI APPRENDISTI?”
MA ERANO SOLO ARMATURE DI ACCIAIO.
AH AH AH!👍💪👏👏👏
😅E IL DRAGO AZZURRO?
👩IL DRAGO AZZURRO NON ERA MORTO, ERA SOLO TRAMORTITO.
👦QUANDO SI SVEGLIO' CHIESE UN PO' DI CAROTE E ,MIRTILLI PER CONSERVARE IL COLORE E, SALUTANDO EDUCATAMENTE, PREFERI' TORNARE NEL SUO LAGO IN MEZZO ALLA FORESTA. CHE ERA MEGLIO PER LUI!
CIAO A TUTTI
DA ENEA👦👏👏👏👏👏
6 ANNI
pubblicato da Annamaria Gatti
illustrazioni da Looney Tunes e da cinema e medioevo : Lancillotto e Ginevra di R. Bresson.
sabato 26 settembre 2020
MI HANNO REGALATO UNA STORIA NUOVA DEL CAVALIERE ENEA: GIGANTI E RAPE!!!
😀Chi mi ha regalato una storia dell'apprendista cavaliere Enea?
Un bambino di 6 anni che si chiama proprio ENEA!👦👍👍💓
😏Perchè?
Perchè gli piacciono le storie del cavaliere che deve diventare cavaliere.💪😍
😎😏😬😱La sua storia fa paura?
NO, FA RIDERE!!!! AH AH AH!!!!!!!!!!!!!!!😂😂😂😂😂🙋
(C'ENTRANO LE RAPE!)😱😬😅😂😂😂
IL (QUASI) CAVALIERE ENEA
CONTRO IL GIGANTE RABIS
CRAC SCATATRASH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Una casa del regno è caduta.
Gli apprendisti cavalieri si sono svegliati di soprassalto e hanno detto “Che cos’è questo fragore? Andiamo a vedere cosa è successo.”
I quattro apprendisti vanno alla finestra e vedono un gigante, armato di mazza chiodata.
Enea dice: “Dobbiamo sconfiggerlo!”
Gli apprendisti dicono: “Ok!”
CRAC SCATATRASH CRAC SCATATRASH!!!!!!!
Ma il gigante, conosciuto con il nome di Rabis, sta continuando il suo lavoro di distruzione.
Allora i quattro giovanotti dicono : “Dobbiamo fermarlo accerchiandolo su quattro angoli, così non potrà scappare. Ma dobbiamo andare con cautela e furbizia. Dobbiamo nasconderci dietro alle macerie delle case distrutte.”
Allora i quattro quasi… cavalieri si misero in cammino e si divisero da soli nei quattro angoli a croce.
Rabis, il gigante, che non era molto furbo, voleva ucciderli con la sua spaventosa mazza chiodata, ma i quattro coraggiosi tirarono fuori dalle loro tasche due rape ciascuno.
Il gigante Rabis sorrise, se le prese e se le ingoiò in un solo boccone.
Allora accadde una cosa miracolosa: il gigante disse: “Grazie per le ottime rape.”
Enea dice al gigante: “Ma tu sai parlare?”
“Ma certamente, nanetto! Io riesco a parlare benissimo! Ma non ero mai diventato buono, non voglio più diventare cattivo, da buoni si sta troppo bene.”
L’indomani il gigante Rabis lavorò con le sue manozze per ricostruire le case distrutte dalla sua mazza!
giovedì 3 settembre 2020
Preoccupati per l'inizio dell'anno scolastico?
Lo psicologo Ezio Aceti, sulla pagina di Città Nuova on line, risponde a una mamma preoccupata, come tutti i genitori, per l'inizio della scuola. E dà motivo di riflessione e rassicurazione anche agli insegnanti, che vivono un momento complesso, dove in gioco sono la competenza pedagogica e soprattutto la capacità di accoglienza e incontro. L'empatia.
Il primo giorno di scuola è sempre stato per bambini e ragazzi un momento importante, per vari motivi dovuti soprattutto alla novità, alla curiosità e alle attese.
Infatti le emozioni che bambini e ragazzi vivono sono molteplici, a seguito di vari fattori:
- desiderio di incontrare gli amici o i nuovi compagni dopo le vacanze
- novità (soprattutto per i bambini di prima elementare, della scuola dell’infanzia e i ragazzi di prima media) per le nuove conoscenze, accompagnata da un certo timore e da varie attese.
- tensione determinata dalla paura di “fare brutta figura”, per la consapevolezza del giudizio degli altri che incomincia ad essere importante, soprattutto per i ragazzi delle medie.
- timore e curiosità rivolta alle nuove insegnanti, che comunque rimangono sempre figure adulte di riferimento verso le quali render conto.
Sappiamo che per moltissimi anni è stato così e soprattutto la pedagogia moderna è andata sempre più raffinandosi, strutturando momenti di accoglienza particolari con attenzioni pedagogiche ai bisogni dei bambini e dei ragazzi.
Ma… oggi c’è il coronavirus, questo piccolo, minuscolo nemico col quale dobbiamo fare i conti. E che conti! Assistiamo alla televisione ad un fermento, un subbuglio, un’agitazione per garantire in salute e sicurezza l’inizio dell’anno scolastico.
Tutto ciò è corretto, perché è necessario tutelare la sicurezza e la salute di tutti. Ma, chiediamoci, per i bambini e i ragazzi come sarà questo primo giorno al tempo del coronavirus? Sappiamo che la tensione è molto alta in quanto i ragazzi vengono da un periodo di assenza che ha interrotto i rapporti vidiretti. In più, il desiderio di incontrarsi è fortissimo e le aspettative molteplici, mentre le raccomandazioni dei genitori sui rischi del contagio e sulla prudenza che devono mantenere rimbombano nelle loro teste.
Per non parlare delle insegnanti che, pur con le loro caratteristiche specifiche, sono tutte alle prese con un carico d’ansia di gran lunga maggiore rispetto agli anni precedenti, dovuto a:
- Il timore del contagio
- La responsabilità nei confronti dei bambini
- La paura di portare il contagio ad altri e anche ai loro famigliari
Insomma si può ben dire che la tensione è alta, particolarmente alta. Chiediamoci: cosa fare? Cosa è giusto per i bambini e per i ragazzi? Come strutturare l’accoglienza?
È stato Konrand Lorenz (1903-1989), premio Nobel per l’etologia ad aprirci la strada sull’importanza dei primi contatti, delle prime relazioni scoprendo e studiando quel fenomeno particolare da lui chiamato imprinting.
L’imprinting è quella prima esperienza che si struttura durante l’incontro e che tende a mantenersi a lungo e a determinare gran parte del resto della relazione. Curare bene l’imprinting allora significa, nel nostro caso, curare bene questa prima relazione.
Gli studi di psicologia evolutiva inoltre ci confermano che, per quanto riguarda i bambini e i ragazzi, è importante che questo primo giorno soddisfi tre bisogni fondamentali:
- accoglienza: i bambini devono sentirsi accolti e ben-voluti. Devono sentire che, nonostante tutto, è bello stare insieme. A questo proposito è importante esporre all’interno della scuola, della classe, un cartello, un disegno, una frase accogliente e soprattutto l’appello iniziale deve durare molto, in quanto è bene che l’insegnante chieda al bambino come è andata, come sta… insomma che i ragazzi si sentano accolti nel loro vissuto.
- responsabilità: i bambini e i ragazzi hanno il diritto di sapere la verità. Sarà importante parlare del Coronavirus con parole adeguate, facendo riferimento alla scienza. È importante però che questo venga fatto una volta sola, ripeto una volta sola. Questo per evitare di aumentare la tensione e soprattutto , dire ai ragazzi che se vorranno potranno chiedere tutto quanto ritengono giusto sapere.
- motivazione: i bambini e i ragazzi devono sentire che ci si fida di loro e che loro sapranno far bene. Devono sentire che in loro c’è la capacità di impegnarsi, di raggiungere dei risultati e che, se per caso sbaglieranno, potranno sempre recuperare.
Tutto ciò dovrà essere fatto lasciando spazio alla fantasia e all’inventiva delle insegnanti. Per realizzare tutto questo, l’insegnante ha uno strumento, lo strumento più importante degli esseri umani: la parola. L’utilizzo corretto della parola è di estrema importanza per la riuscita della relazione e del rapporto. Parlare è importante perché aiuta ad elaborare l’ansia e a trovare forza e risposta dentro di se.
Il parlare allora dovrà contenere tre concetti che corrispondono ai tre bisogni dei bambini e dei ragazzi:
- l’empatia, che corrisponde all’accoglienza. Il bambino deve sentire che l’insegnante è con lui, che lo comprende. Questo lo può manifestare dicendo: sono molto contenta di cominciare con voi… e va detto anche se magari c’è un po’ di trepidazione, di tensione.
- la realtà, che corrisponde alla responsabilità. Descrivere quello che sta succedendo senza allarmismi e nella verità, ma lasciando liberi di fare domande.
- il sostegno, che corrisponde alla motivazione. È il più importante perché dimostra che l’insegnante si fida delle capacita dell’alunno e invita l’alunno ad entrare dentro di se e a scoprire le sue risorse. L’insegnante può terminare quanto sta dicendo affermando: «sono sicura che voi saprete come fare, che troverete voi il modo giusto di rapportarvi e di stare a scuola, che ve la caverete».
Se faremo così allora forse si riuscirà nell’ intento fondamentale in questo periodo: quello di non togliere la paura, ma dare la possibilità di gestirla in modo intelligente e semplice.
pubblicato da Annamaria Gatti
illustrazione Eleonora Moretti, Città Nuova, giugno 2020






