Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 19 marzo 2018

Nuova presentazione di "Dall'altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa". Un libro molto amato

Aspetto giovani e adulti, lettrici e lettori appassionati, fans di Trysa e Vera...
lettori incalliti, distratti, demotivati, attenti, sensibili alle note di un violino e di un piano, amanti di Piazzolla, Vivaldi o Morricone, in un racconto appassionato dove amore, amicizia e morte si incrociano e placano il cuore.
A chi ha già letto e apprezzato il romanzo breve (e ammutolito per il finale...) dirò, per salvarmi da linciaggi morali, che i ragazzi delle scuole secondarie mi hanno costretto a promettere che avrei scritto la continuazione.... 


domenica 18 marzo 2018

Per favore datemi regole per essere un bambino sereno!

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Non aver paura di dare regole ai nostri bambini. E' un pensierino facile da sfiorare. Ma...


Andrea, 5 anni, vive con grande impegno la "regola" che le norme siano dettate da lui, sempre e  comunque e ovunque. Lui il re della famiglia, il principe inaffondabile e infallibile.

Ma non lo fa con piacere, in effetti si sente potente e reagisce agli eventi, anche a quelli più banali, cercando di dimostrare sempre che è in grado di fare ciò che vuole.  E sta male, senza saperlo raccontare. E' una incombenza dura la sua! Che dura da 5 anni.

Ora che è più grandino poi, e i genitori stupiti si aspetterebbero altro comportamento, se ne è fatta una ragione di vita e non gusta più nulla delle relazioni, delle esperienze, delle scoperte, oscurando pesantemente le abilità logiche, quanto quelle creative. Vivendo un eterno disagio affettivo.
Andrea vive senza gioia. E  dà anche segnali inequivocabili urlando, ribellandosi, opponendosi, piangendo...  E questo è l'aspetto più angosciante della faccenda, che preoccupa all'inverosimile i genitori. E non solo.
Peraltro è comprensibile il disagio e l'imbarazzo suscitati,  in tutte le situazioni nella sua vita di figlio (pure) unico.

Una cosa però ce l'ha detta, chiara: non ci capisco più niente! E si è messo in castigo da solo ieri.
Vero: non sa più perchè deve prendere lui decisioni che non gli competono, non sa perchè tutti si preoccupino di lui in questo modo e nessuno gli dica con decisione  e autorevolezza  quello che deve fare e come farlo, senza sciorinare fiumi di parole a giustificazione. 

Che fatica! fare il bambino senza potersi appoggiare e fidare di un adulto o due che lo rassicurino, lo perdonino e gli permettano di sbagliare indicandogli la via giusta. 
Andrea ha paura sì: di stare in questa vita come in una stanza buia, senza sprazzi di luce che lo facciano sentire bambino vero, non onnipotente,  fragile magari, ma con l'opportunità di sentirsi bene e vivere esperienze contenute e gratificanti. Di piangere sommessamente perchè finalmente qualcuno ha capito di cosa ha bisogno: ed è una rabbia e un pianto liberatorio.


pubblicato da Annamaria Gatti
ill. da mammeancona.it

 

sabato 10 marzo 2018

Superare l'angoscia della separazione dei genitori, in un libro.


“ANDREA NON HA PIU’ PAURA”
di  LORENZA FARINA
Illustrazioni       di         Manuela Simoncelli
Edizioni Paoline

Recensione di Annamaria Gatti

Fonte: Città Nuova Marzo 2018

Con questa pregevole opera la Casa Editrice  Paoline rinnova il suo apprezzamento per la scrittrice Farina, a cui si affianca, con una poetica interpretazione, l’illustratrice Manuela Simoncelli.

Andrea è un bambino che sperimenta la paura  nella circostanza della perdita del papà. La perdita qui potrebbe essere intesa in molte forme, come allontanamento o presenza-assenza,  che pure fanno sanguinare un cuore bambino e lo costringono a scavalcare il protetto confine dell’infanzia .

Lorenza Farina si cimenta ancora, in questo libro per ragazzi, a dialogare con garbo e delicatezza con  l’affettività dei bambini. Lo ha già fatto visitando altri sentimenti e situazioni, in cui  ha abilmente accompagnato i lettori nel mondo  della timidezza, della vecchiaia, della malattia, della storia e del dramma della shoah.

In “Andrea non ha più paura”  alcuni elementi  mi incuriosiscono e tracciano letture / altre che impreziosiscono la proposta:  un uccellino  popola le pagine, grazioso e premuroso,  sempre così espressivo, con le sue piume   colora le pagine della sofferenza e quelle della ritrovata calma, nel sonno tra i rami di Nonno Ulivo.  E’ una presenza  che interpreta il senso di colpa e svela  del  testo un notevole pregio:  in fondo alla paura di un bambino c’è quello di sentirsi in colpa, quando uno dei genitori se ne va. Ma ora  anche per Andrea è giunto il momento di sentirsi avvolto, pur  nella notte, dalla benevolenza e dal perdono, con la complicità dell’ulivo.

L’albero poi  è un personaggio costante nelle produzioni  di  Lorenza:  per ammissione della stessa scrittrice, la natura ha sempre accompagnato la sua crescita e tuttora fa da sfondo ai suoi giorni nella casa immersa nella campagna veneta.
Albero/padre, in questo racconto, albero che rassicura e insegna e attende, senza strafare o pontificare. 

La sua  tenerezza sfiora Andrea, lo sostiene, gli permette di ritrovare forza e consolazione, accanto al “cancello sempre aperto” e alla  “ mamma (che) lo accarezzava spesso”.  Andrea trova consolazione, la paura è domata, ma tutto ha un prezzo! E il libro ci lascia con un dubbio o una speranza, sorretti  dal rumore di  passi sul ghiaino del cortile… Qualcuno era pur entrato e aveva chiuso quel cancello alle sue spalle.
                                                                                                                    


martedì 27 febbraio 2018

Ti irriti di frequente? Procuri sofferenza e ti dispiace? Sei ansioso e non sai perchè?

Non riesco a pubblicare questo post senza pensare e ripensare alla tragedia di tanti bambini nei territori di guerra, in particolare in questi giorni, nella Siria devastata. 
A loro siamo vicini. Non trovo altre parole per esprimere l'orrore che queste violenze infliggono.
Tutti noi, che ai bambini dedichiamo il nostro impegno nei luoghi in cui viviamo, lo facciamo con ancora più responsabilità e passione, impegnandoci come e dove è possibile per un mondo di pace, dove possano crescere bene. Certi che tutto ciò che si fa per amore non andrà perduto. 

Un manuale interessante, 
con una capitolo riservato 
all'educazione dei bambini all'autostima.
9788831123198-come-essere-liberi

Come essere liberi.
Manuale di auto-aiuto per vivere più sereni


Traduzione F. Franceschini 
Editore Città Nuova


Recensione di Annamaria Gatti


Un “manuale” sa di vicinanza, di comprensione, di risultati attesi, di consultazione libera. Diventa un alleato, oltre che un libro da tenere sul comodino, qualcosa che posso rileggere al bisogno e farmi rispecchiare. 

Ignaki Guerrero Ostolaza  ha scritto questo manuale con maestria, che lo conferma psicologo e psicoterapeuta attento ed efficace. Nel suo manuale, tradotto felicemente in Italia, l’autore si profila esattamente come lo percepiamo e lo sentiamo intervenire nei numerosi convegni: vicino, empatico, aperto e scientificamente rigoroso.

Il volume si snoda nei meandri delle fragilità psicologiche che accompagnano tutti, pur in misura diversa. Non dà ricette miracolose, né giudizi, ma informa e riflette l’umanità come si presenta, con le sue ombre e i suoi punti di forza. Non nasconde le debolezze, ma lo fa utilizzando il timbro della semplicità, della misericordia e a tratti di un lieve umorismo. Insomma… siamo invitati ad accoglierci, a scavare con benevolenza sotto le nostre incrinature  psicologiche, per ritrovare il buon senso e la padronanza della nostra psiche, per sentirci più liberi interiormente. Per vivere più felici,  scrive nel sottotitolo, auto-aiutandoci!

Ti irriti violentemente e di frequente con i familiari o i colleghi… ti dispiace moltissimo e questo ti causa sofferenza interiore? 

Sei ansioso e spesso non sai perché esageri, rendendo la vita dei tuoi cari più difficile? 

La paura ti blocca e non riesci a sentirti libero di scegliere e di agire? 

Questi problemi incidono sulle relazioni e sul tuo stato fisico? In certa misura tutto questo può essere normale, ma va affrontato comunque, per garantirci una qualità di vita accettabile.

Al centro della proposta sta la conoscenza di se stessi e dei meccanismi che ci inducono a reazioni che non condividiamo e che avvertiamo istintive, per ricondurre molti dei nostri problemi ai pensieri inconsci e all’eziologia delle emozioni faticosamente gestibili e minanti l’autostima personale, fonte di gioie o di dolori, nel caso sia deficitaria, del nostro vivere.

Diventare consapevoli, imparare la metacognizione e la ristrutturazione cognitiva,  il rilassamento, il problem solving,  l’assertività e le strategie della buona comunicazione è possibile, anche da un manuale  dal lessico semplice e autorevole  e organizzato in modo da riassumere dopo ogni capitolo le prassi suggerite: un aiuto per la consultazione successiva.

Conoscere o riflettere sulle cause e sull’approccio di dipendenze, depressione, ira, ansia e  paura, imparare i meccanismi di difesa, che sono fuga dalla difficoltà e non soluzioni, e che perciò vanno razionalizzati, ci permette uno sguardo sereno sulle dinamiche che caratterizzano non solo il proprio io, ma ci danno strumenti anche per “leggere” le difficoltà degli altri.

Inoltre si  apprezza, nel capitolo dedicato all’autostima, il rimando a Carl Rogers che dà consigli agli psicologi sull’approccio del rapporto terapeutico, ma anche i tredici punti per educare i bambini all’autostima. In queste poche righe Ignaki Guerrero ha riassunto felicemente un programma educativo che, messo in atto da genitori ed educatori, potrebbe davvero valorizzare il ruolo educativo e ottenere il risultato di prevenire molti dei disturbi che riscontriamo nell’infanzia e nell’adolescenza. Insomma, farebbe un gran bene ai bambini!


Il capitolo conclusivo ha un titolo significativo: L’arte di amare. “Abbiamo analizzato alcuni di questi blocchi e come si può arrivare a superarli, e soprattutto, abbiamo verificato che la pienezza sta nell’amore; nello stesso tempo, abbiamo riscontrato che l’amore, se non ci sono degli ostacoli particolari, è anche il miglior metodo “terapeutico”  per risolvere i nostri complessi, per renderci più liberi e pertanto sempre più capaci di amare”. (pag. 157)

mercoledì 21 febbraio 2018

Un piccolo capolavoro di Benji Davies per i bambini: come diventare forti.




Recensione di Annamaria Gatti
Fonte : Città Nuova

Autore  Benji Davies
Traduzione di Anselmo Roveda
Edizioni EDT Giralangolo

Nico, il protagonista di questa nuova avventura proposta dalla sensibilità umana ed artistica di Benji  Davies, ci sorprende ancora e riesce ad evocare  nei lettori  bambini emozioni profonde.

E’ solo un bambino, si potrebbe osservare,  ma ha verso gli affetti  tratti di inaspettata maturità emotiva: ricorda, coltiva, si spende e si prende cura dei sei gatti, del papà e dell’amica balena. In questo libro, che è il seguito dell’intenso “La balena della tempesta”,  il cetaceo ritorna, restituisce il favore e lo salva.

Il mondo di Nico è fatto anche di momenti duri ma, con realismo e tenerezza nei tratti , il premiato autore londinese gioca con le  sfumature  tra luce e buio e abbraccia l’infanzia di Nico e la consegna all’emozione dell’incontro con l’amica cercata a attesa.

Sono pagine “solenni “ quelle in cui la balena, in compagnia della sua famiglia, apre un varco nel ghiaccio per spingere la barca che trasporta il bambino alla ricerca del padre, partito per un’ultima battuta di pesca e non più ritornato. Lo troverà, lo riabbraccerà al faro, in salvo.



“Cantavano con sbuffi e spruzzi.
Il ghiaccio cedeva e scricchiolava.
Le balene, chissà come, sapevano dove andare”
L’amicizia vera richiede fedeltà e abbandono e regala vita.
Una narrazione essenziale e ricca di profondi significati, una traduzione credibile quella di Anselmo Roveda, a dimostrazione di un team, quello di EDT Giralangolo, di alta professionalità.



sabato 17 febbraio 2018

I quattrocento colpi... di Eraldo Affinati.


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Oggi dalla prima pagina di Avvenire Eraldo Affinati, scrittore e appassionato educatore,  ci offre un intenso messaggio che merita attenzione.  
Lo ringraziamo di cuore!

                                                        L'infinita promessa
Ogni volta che rivedo I quattrocento colpi di Francois Truffaut, oggi lo possono fare tutti in Rete, sento un colpo al cuore. È incredibile pensare alla data in cui uscì questa pellicola, il 1959, quando ad esempio, per dirne soltanto una, don Lorenzo Milani operava a Barbiana nel medesimo spirito pedagogico. Non c'è forse altro film che mi emozioni così tanto. 

Sarà perché la storia del piccolo Antoine Doinel, con la madre anaffettiva, il patrigno distratto, i professori incapaci, gli adulti egoisti, riassume tutti gli errori educativi che non si dovrebbero mai fare. Lo stile asciutto del regista contiene il tumulto sentimentale. 

La trama semplicissima del monello che scappa da scuola ha la forza della cronaca e la leggerezza della favola. È una delle opere più belle sul mistero e la dolcezza dell'adolescenza, intesa quale promessa infinita di un'umanità nuova. 

Sapere che lo straordinario protagonista, a quel tempo quasi un bambino, si legherà per sempre a Truffaut, diventando il suo attore feticcio, aggiunge ulteriore pathos. 

Ma ciò che soprattutto resta nella memoria, come una sigla lirica incancellabile, è la scena finale del ragazzo che, accompagnato dalla musica stupenda di Jean Constantin, corre lungo la spiaggia verso il sogno di una libertà impossibile da conquistare.

Eraldo Affinati 
Avvenire, 17 febbraio 2018

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto dal film  "I quattrocento colpi" 

mercoledì 31 gennaio 2018

E quando è in arrivo un fratellino...




Il libro di Giorgia Cozza  (Benvenuto fratellino Benvenuta sorellina - Leone Verde) mi ha riportato a un simpatico approccio del tema dell'attesa di un fratellino o di una sorellina. Facile questo manuale esperienziale,  ma non banale, ricco di spunti e di rimandi alla vita famigliare, è pervaso da  buon senso e da sano realismo.

Una riflessione su questo tema. 
L'evento dell'attesa è un momento strategico per ricompattare la famiglia e darle una  nuova e più ricca fisionomia. 
Una opportunità insomma, di grande valore!
L'arrivo di un fratellino è  un atto d'amore, un arricchimento degli affetti, una risorsa che va così vissuta e considerata: non necessariamente devono essere scontati sentimenti negativi nei fratelli o nelle sorelle!  Gelosie e altro se ci saranno si affronteranno con garbo, calma, semplicità e con una attenzione ai messaggi verbali del contesto, spesso un po' superficiali e sgarbati.  

Realisticamente  l'attesa è foriera di nuovi equilibri da cercare e costruire, valorizzando i punti di forza di tutti i familiari: nel caso dell'attesa del secondogenito, il ruolo paterno diventa fondamentale.
La madre si prepara a "disinvestire" la relazione con il primogenito, per lasciare sempre più il posto al padre, che diventa  più "forte" nella relazione con il figlio grande. 
Questo è il tempo del padre che prende in incarico la distrazione del figlio, lascia,  tempo prima del parto, che la madre cominci a vedersi occupata dal nuovo nato e il messaggio che passa sarà questo: abituarsi a vedersi autonomo, mamma dovrà badare al fratellino, o alla sorellina e già da ora si occupa di altro perchè io posso fare altro, sono grande e in gamba!
Non è così semplice e ogni bambino ha la sua storia personale, ma questo spunto vuole raggiungere  e rassicurare sulla naturalità di un evento senz'altro felice.

Alla prossima!


pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da Novalac