Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

sabato 2 febbraio 2019

Il ruolo del padre nella rabbia di Paolino (sotto la "quercia")

Immagine correlata



Un padre mi racconta dell'importanza di stare vicino al figlioletto.

Non che non lo sapesse, ma le sollecitazioni ad affrontare e "portare" la rabbia dei bambini, gli hanno fatto sperimentare e riflettere quanto fosse vera la frase "un figlio ha bisogno del padre".

Perchè, dice questo papà, è vero che le mamme possono essere "la quercia" (vedi post 22 gennaio) che porta tutto il "tempo - meteo" dei figli senza spaventarsi e restano lì, senza sradicarsi, ma come la mettiamo con i padri? 
"Cosa c'entriamo noi padri con questa similitudine? Cosa facciamo di buono in questo contesto?"
Già.  Il padre fa molto, moltissimo. E' indispensabile e il mondo dell'educazione e della psicologia ce lo stanno ripetendo all'infinito, quando ci parlano di prevenzione delle sofferenze e delle devianze, delle separazioni e dei disagi mentali.

Ripensiamo ai tre centri concentrici.  
In mezzo il bambino. 
Abbracciato dalla madre. 
Il terzo cerchio è il padre. Che abbraccia tutti.
Mancando lui, il suo apporto in presenza e sostegno e condivisione del cammino,  anche gli altri due sono più fragili. 
Non sono convinta che incontri  le sensibilità di tutti questa immagine, ma rende l'idea.
Occorre saper stare  con un figlio per 

  • conoscere  i punti di debolezza
  • conoscere i punti di forza
  • conoscere gusti e interessi, fin da piccino
  • condividere i suoi percorsi
  • condividere le preoccupazioni o le paure
  • apprezzarlo e valorizzarlo
  • fare insieme, fare insieme, fare insieme...
  • voler bene insieme a mamma, sorelle e fratelli 
  • farsi una scorta di autorevolezza da spendere bene  nel lungo periodo
  • aiutarlo a entrare nel mondo competente delle regole necessarie, costi quel che costi in coerenza.... autocontrollo
  • garantirsi un' adolescenza meno problematica
  • ...
Insomma per stare bene tutti occorre trovare il  tempo. 
In quantità e qualità.  

Il padre sopracitato, con molta tenerezza e superando parecchi pregiudizi di forma, conferma:

"Da quando sto di più con mio figlio, anche la sua rabbia si è molto ridimensionata, parliamo insieme e io lo rassicuro. Ma è perchè faccio più cose con lui e così lo vedo più sicuro di sè.

Prima era proprio... in sofferenza, si vedeva che la rabbia era tale perchè non gli riusciva di portarla. I racconti della mamma mi inquietavano, fino a quando mio figlio una sera le  ha detto: mi manca tanto papà.
L'aveva detto finalmente, e io che  pensavo gli bastasse la mamma, non ci pensavo granchè che potesse avere questa sofferenza. Era un segnale!
 Ora gli episodi sono contenuti e li gestisce meglio, anche con la mamma. Che è più rilassata. Si sente più capita e le cose vanno meglio anche fra noi, nella coppia. Non credevo di essere già così importante alla sua età!

E io non voglio perdermi i figli, sono il mio futuro, anche se tutta la nostra vita è cambiata, io non voglio che il "treno famiglia" parta senza di me, voglio esserci..."

Grazie per il contributo!

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da:  ioeilmiobambino.it

domenica 27 gennaio 2019

Lettera forte di Petrosino ai bambini: lo scrittore (e l'insegnante) invita alla solidarietà.

Risultati immagini per bambini solidarietà immagini



Amato scrittore  Angelo Petrosino ha nuovamente scritto, dopo averlo fatto in anni passati a lungo, ai bambini dalle pagine di Popotus, inserto di Avvenire per i ragazzi.
Una lettera accorata. Anche per gli adulti. Soprattutto per loro, credo...

Spesso noi scrittori per ragazzi ci sorprendiamo a stare dalla loro parte e scriviamo più per gli adulti che per loro, come se i bambini...sapessero già.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cari-bambini-siate-d-esempio

"Cari bambini, 
vi scrivo con il cuore gonfio di tristezza. Nei giorni azziscorsi, per l’ennesima volta, sono annegati in mare centinaia di uomini, di donne, di bambini, alcuni neonati. Tutti scappavano dalla violenza, dalla guerra, dalla miseria, dalla fame. Nessuno ha voluto o potuto aiutarli, tranne alcuni volenterosi che sono abituati a non girare la faccia da un’altra parte quando qualcuno in difficoltà chiede loro soccorso. Persone che hanno un senso vivo dell’umanità, che coltivano in sé e nei confronti degli altri i sentimenti della compassione e della pietà.

Molti adulti a questi sentimenti così preziosi che ci rendono umani, hanno rinunciato. Hanno gli occhi chiusi e il cuore freddo. Sono un esempio tragico per i bambini e i ragazzi, che ne osservano i comportamenti e sono portati a imitarli, soprattutto se quegli adulti sono importanti per loro. Ebbene, quando assistete a comportamenti che manifestano egoismo, disprezzo per gli altri, indifferenza verso i più deboli e gli esclusi, non imitateli.
Cominciate sin da subito a nutrire sentimenti di compassione e di pietà verso chi ha bisogno, chi è in fuga dai pericoli, verso i bambini che i genitori vogliono salvare, per garantire loro un futuro più sereno. Non è questo che i vostri genitori vogliono per voi? E non hanno il diritto altri padri e altre madri di desiderare le stesse cose per i loro figli più sfortunati che non conoscono la pace e che fuggono dalla fame e dalla guerra? Oggi voi non siete responsabili della condizione infelice di questi bambini e dei loro genitori. Ma un giorno toccherà a voi prendere decisioni che potranno cambiare la vita degli altri con un sì o con un no. Allora non dovete farvi trovare impreparati perché qualcuno vi ha insegnato a chiudere gli occhi e ad avere il cuore freddo verso gli altri. Ecco perché dovete cominciare subito a esercitare il vostro dovere di essere umani, ai quali non può essere estraneo ciò che accade ad altri esseri umani, quale che sia il colore della loro pelle o la cultura nella quale sono nati e cresciuti.
Con i vostri comportamenti di solidarietà verso i più deboli, dovete essere voi un esempio per gli adulti, metterli davanti alle loro responsabilità. Fatelo con i vostri compagni di scuola, gli amici, con quelli che incontrate occasionalmente per strada o in altri luoghi dove state insieme anche per poco. Come sapete, io ho insegnato per lunghi anni in una scuola elementare. La comprensione, l’empatia, la compassione e la pietà non erano scritti nei programmi di scuola. Ma per me contavano quanto l’insegnamento della grammatica, della matematica e delle lingue straniere. Ho sempre avuto (e voluto) in classe bambini con disabilità anche gravi. La mia disponibilità nei loro confronti era costante e senza tentennamenti. I miei alunni osservavano i miei gesti e i miei comportamenti, ascoltavano le mie parole, controllavano se corrispondevano ai fatti, e mi imitavano. Così non avevo bisogno di fare prediche e di tenere lezioni su solidarietà, compassione e pietà.
Ecco perché i grandi che vi accompagnano mentre diventate grandi hanno enormi responsabilità nei vostri riguardi: genitori, insegnanti e persone che hanno il compito di governare restando umani e non pensando soltanto ad accrescere il loro potere. I bambini che partono per un viaggio senza giungere a una meta, fermandosi a metà del loro cammino, scrivendo solo una piccola parte della loro storia, ci riguardano tutti, anche voi."

Angelo Petrosino

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

foto da onlinemagazine
e
www. angelopetrosino .com

lunedì 21 gennaio 2019

La rabbia delle mamme: capirsi e crescere con i figli

Immagine correlata


Quando una madre si arrabbia, generalmente, nascono proiezioni e vissuti di colpa e di sofferenza che si affiancano a quelli del bambino.

Questi sentimenti hanno albergato anche nella testa della mamma di Paolino (vedi post precedenti) allorchè, all'ennesima ribellione,  non si è controllata, non ha usato le tecniche di contenimento, non ha motivato per la millesima volta la decisione da seguire, ma è esplosa con la voce e lo sguardo terribili e nuovi fino al
NON NE POSSO PIU' DI TE. NON TI VOGLIO VEDERE.
Paolino ci è rimasto male, poi è partito ancora con  una rabbia incontenibile, fatta di gesti e frasi offensive,  durata mezz'ora e che ha lasciato qualche coccio per terra.
                                           E molti cocci nel cuore di entrambi.

Da una idealizzazione del ruolo materno, capace, sempre sereno, definito dal grande amore per il figlio, ecco scoppiare le indebite conseguenze dell'esplosione di rabbia che è stata rivolta all'oggetto di tanta cura.

Anche la mamma di Paolino si è chiesta:

  • come è potuto accadere?
  • Quali conseguenze avrà la mia rabbia su mio figlio? Che "traumi" causerà?
  • Perchè non vado MAI bene?
  • Ecco .. ho rovinato TUTTO...
  • Mio figlio non ha una buona madre.
  • Ho bisogno di aiuto.
  • Dove sono finiti i sogni della famiglia perfetta?
  • Dove è finito lui, il papà, che non c'è quasi mai?
  • Mi spiace quando ripete: non devi farci caso, non ti arrabbiare che non vale la pena...
  • Dovrei dirgli che ho bisogno del suo aiuto, esplicitamente.
  • E' tutta colpa mia...
  • Ho ripreso il lavoro e sono sclerata...
  • Le mamme non si arrabbiano mai, almeno... non dovrebbero arrabbiarsi, oggi... in questo secolo iperpsicologico... che sa tutto o quasi,  ma le madri non le aiuta nessuno!

  • MI SENTO SOLA!!!!!!!

Alba Marcoli  ne LA RABBIA DELLE MAMME  (Oscar Mondadori) presenta molte esperienze di come le madri abbiano bisogno di ascolto, di aiuto, talvolta per  ritrovare anche  in sè i motivi della rabbia e i temi lasciati inesplorati lungo il cammino, i bisogni infantili non nutriti, i pregiudizi e i consigli adatti  talvolta  a creare barriere di insicurezza. 

E' un dono ritrovarsi e capire, prendersi con dolcezza e rassicurarsi che sì,  sono buone madri, imparano dagli errori, si perdonano e si vogliono bene, crescono con i figli anche come persone e diventano depositarie di bellezza e di vita. Giusto confrontarsi o  chiedere aiuto.

Ma, tornando a PAOLINO  e alla sua MAMMA. Che riflessioni sono state utili per rispondere ai bisogni di entrambi?
Al prossimo post.   



pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
Illustr. C.M. Schulz


domenica 20 gennaio 2019

La rabbia a tappe. (Ma anche la mamma di Paolino si arrabbia).

Immagine correlata


La letteratura recita, con una mia sintetizzazione certamente  oltremodo azzardata, che 

a 2/3 anni i cosidetti  "capricci" (ma che chiamerei sofferenze...) sono caratterizzati  da manifestazioni di rabbia vigorose e per cui nascono molte preoccupazioni nei genitori. 
I "capricci" sono ritenuti però importanti funzioni nell'evoluzione socio-affettiva, servono al bambino a separarsi dall'altro,  quindi a percepirsi come individuo differenziato e autonomo.


A 4/5 anni, quando si sviluppano le  relazioni sociali con i pari e nuove figure educative di riferimento,   la rabbia nasce nel faticoso e intrigante cammino dell'acquisizione delle strategie dello stare insieme,  la capacità di comprendere le reazioni proprie e degli altri e la possibilità di affinare la regolazione delle proprie emozioni.

A 6/11 non dovrebbero essere  così frequenti i  "capricci" o le opposizioni. Se la rabbia si manifesta con toni,  modi e temi eccessivi e continuativi  è bene approfondire le dinamiche per cui si scatena, perchè  il bambino sta dando segnali di disagio,  che deve trovare spazio per esprimersi, trasformarsi e lasciarlo libero  di continuare a crescere, come già visto nel precedente post.

A 12/13 la rabbia può essere strumento che accelera e determina la prassi  del processo di separazione dagli adulti di riferimento che hanno avuto un ruolo indispensabile nella gestione e nella capacità di regolazione.
(rielab. da "Lascia che si arrabbi" di F. Broccoli, Sperling e Kupfer Editore)

Poi però... anche la mamma del precedente "soggetto" dei post, Paolino, si arrabbia. E si sente ferita e disperata dalla propria esplosione. E il problema si complica un po' per lei, ma si avvia a una presa di coscienza e di soluzione.
Lo vedremo nel prossimo posto.



pubblicato da annamaria gatti
foto di Giovanni Allevi (da Dagospia)

sabato 5 gennaio 2019

Io amo la scuola: vi raccontiamo di noi

Io amo la scuola  

Sfoglia il libro  e scrivi la tua opinione sul link: 
https://www.lameridiana.it/io-amo-la-scuola.ht

PRESENTAZIONE DELLE AUTRICI
Siamo due insegnanti da anni impegnate, per lavoro e per passione, nell’istituzione scolastica. In questo contesto abbiamo condiviso esperienze, difficoltà, approfondimenti  e momenti di crescita, personale e professionale,  nel campo dell’educazione e della didattica.
 Con le competenze di pedagogista e di psicologa dell’età evolutiva, abbiamo attraversato le riforme scolastiche, constatando che molta “buona scuola”, con le sue “buone prassi” e la passione di tanti insegnanti, avevano costituito in effetti il tessuto su cui costruire i provvedimenti normativi più interessanti ed efficaci. Abbiamo anche sofferto quando la scuola è stata privata di alcune importanti occasioni di qualificazione, trovando in questi eventi motivi di maggiore impegno e ricerca, a difesa del valori e degli obiettivi pedagogici condivisi.
Nel corso delle nostre carriere, con altri colleghi abbiamo collaborato, con rigore, umiltà e apertura cooperativa, all’ottimizzazione delle risorse per l’attuazione di progetti in favore dei bambini e dei ragazzi, trasversalmente dall’infanzia alla secondaria di primo grado.
Questo il fine ultimo di ogni azione, provvedimento, legge, progetto: fare della scuola uno strumento di inclusione, di valorizzazione per collaborare a costruire le donne e gli uomini di domani, ciascuno con le proprie abilità, le competenze, i punti di forza e i propri sogni. Siamo sempre partite dalla convinzione sperimentata che i punti di debolezza siano funzionali e convertibili in risorse.
Il nostro lavoro vuol essere un momento positivo, un punto di “ristoro” nella vita complessa e spesso dura di chi insegna ed educa: gli insegnanti.  Vuole incrociare dubbi e sorrisi, affetti e lacerazioni che questo ruolo comporta, inevitabilmente. Ma anche dare fondamenti di lettura del disagio e concrete indicazioni di metodologie di lavoro e di intervento.
L’intero percorso è suddiviso in 10 temi inerenti alla pratica scolastica, ognuno di essi è affrontato attraverso tre modalità:

  1. Qual è il problema?
-        Qui la tematica viene evidenziata con una simpatica parte introduttiva, nella quale è possibile riconoscersi, e con la successiva individuazione dei punti di forza e di debolezza del sistema.

  1. Un aiuto in più: sintesi per chiarire e approfondire
-        Uno schema di sintesi di ogni singolo tema, per facilitare la consultazione: si tratta di un “bigino” di facile consultazione,  per un efficace inquadramento delle informazioni pedagogico-didattiche e normative, funzionali ad un ulteriore approfondimento.

  1. A scuola con la maestra Laura
- Una parte narrativa che racconta come viene vissuto sul campo ogni tema, partendo dall’esperienza della maestra Laura, un personaggio di fantasia, in cui però molti insegnanti si riconosceranno e, speriamo, si arricchiscano di opportunità.
In questo lavoro ci ha accompagnato la presenza a scuola di giovani insegnanti, motivati e ricchi di ideali, desiderosi di stare con i ragazzi, non avari di fatiche e di studio e seriamente impegnati a sperimentare e a ricercare nuove modalità a favore di un benessere che dalle pareti scolastiche possa estendersi ad un reale progetto di vita.
A loro, e a tutti coloro che prenderanno in mano queste pagine, dedichiamo il nostro lavoro che consideriamo una piacevole, se pur molto seria, esperienza.
È stato anche per noi un viaggio affascinante, a volte divertente, altre sicuramente più impegnativo, all’interno del sistema scolastico: ci ha guidate la convinzione che esso costituisca il cardine su cui la nostra società fonda il “prendersi cura” delle generazioni future.
Quanto non è stato possibile inserire tra le pagine di questo percorso, verrà trattato, 
come un work in progress, nelle pagine dei social dedicati.

(da Io amo la scuola, pag. 11-12)

pubblicato da Annamaria Gatti 
gatti54@yahoo.it

domenica 30 dicembre 2018

UNA STORIA PER L'ANNO NUOVO

Immagine correlata

Il mio augurio: alle bambine e ai bambini auguro sorrisi e gioia da tutti, un po' al giorno... quanto basta!
Ai grandi auguro che il 2019 sia gentile, paziente, ricco di bambini per ritrovarsi, ricco di affetti, di amicizia e di successi, ma quelli veri!


Anno nuovo, asinello nuovo
di Annamaria Gatti
Fonte:  "Città Nuova",  10 gennaio 2013

Nella fattoria  nessuno si sarebbe mai aspettato una novità.

Invece:

“Anno nuovo, vita nuova!” aveva esclamato Mario, il contadino, mentre rovesciava abbondanti razioni di fieno nella mangiatoia dei suoi ruminanti.

Gli occhi gli brillavano, forse perché l’aria apparentemente  immobile dell’inverno, lasciava intorno  uno strano profumo  di muschio e foglie novelle.

“Vuoi vedere…” bonfonchiò il bue Nino, “che la novità è  una stalla nuova?”

“BUM! Questa è  proprio grossa!” sbottò  la mucca Tina.

“Non dimenticare che io sono stato scelto per fare il bue nella santa capanna  del Presepe e sono diventato ancora più importante! Non come quell’asino vagabondo che mi hanno messo vicino… Merito perciò  una nuova stalla” precisò Nino il bue.

“Meno arie, sii realista: Mario non ha  possibilità di costruirci proprio niente. L’asinello invece mi ha fatto tanta pena”.

“Beh, se uno vale poco, è facile che faccia questa fine!”

Tina muggì sdegnata e si voltò verso la greppia, decisa a non ascoltare quel bue superbo, che si era montato la testa!

La notte dell’ultimo giorno dell’anno trascorse lontano da botti e confusione, immersa nel silenzio magico della campagna addormentata.

Ma la mattina seguente accadde “l’irreparabile”.

Un musetto fradicio fece capolino dal vecchio portone della stalla.

“E questo chi è?” chiese Nino allarmato.

“Sono l’asinello del Presepe. Mario mi ha detto che posso vivere con voi.”

Nino restò senza muggiti. Tina invece fece gli onori di… stalla:

“Allora sei tu la novità, vieni avanti, qui starai bene” aggiunse guardando di sottecchi il bue ammutolito.

L’asinello salutò da gran signore:

“Grazie, cari amici, sono proprio onorato di vivere con voi. E’ giunto il momento per me di trovare un rifugio stabile e Mario, il vostro padrone, è proprio una brava persona: mi ha detto che aiuterò il bue Nino.”

Nino fece finta di non aver sentito, ma riprese  a ruminare pensando: anno nuovo, amico nuovo! E si accorse di sentirsi un po’ felice.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da: bambini in fattoria

giovedì 27 dicembre 2018

I compiti per le vacanze natalizie. Fatti?


Oggi il tema compiti a casa imperversa. Non mi addentro nel tema che richiederebbe un trattato. Solo qualche flash.   I docenti devono valutare   con buon senso e professionalità la quantità, ma soprattutto la qualità della proposta di lavoro a casa. A tal proposito consiglio la lettura dell'articolo di Campana Lanfranchi,   "A chi servono i compiti?"  - Psicologia e Scuola - Giunti -  
https://www.giuntiscuola.it/psicologiaescuola/la-rivista-di-carta/psicologia-e-scuola/psicologia-e-scuola-nov-dic-2018-n-2/
Riporto il parere autorevole della professoressa Lucangeli, da tempo in prima linea sul fronte apprendimento.
Il punto non è se assegnare o meno i compiti – sottolinea Daniela Lucangeli, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Padova – ma quali e quanti assegnarne. I compiti non possono infatti sostituire l’apprendimento del tempo scuola, né tanto meno ciò può essere delegato solo alle lezioni assegnate a casa. Che sono un supporto all’ apprendimento, costituiscono una fase di consolidamento e stabilizzazione di quanto si inizia a imparare in classe”. 
Secondo le recenti ricerche in ambito cognitivo perché l’apprendimento sia davvero significativo la fase dell’insegnamento deve garantire l’intero “flusso dell’intelligere”: alla fase in cui si imparano le informazioni nuove deve infatti seguire la rielaborazione attiva dell’allievo. E la seconda fase è la più importante dell’intero processo cognitivo perché l’alunno interiorizza e rende proprie le conoscenze trasmesse dall’ insegnante e dall’ ambiente circostante attraverso una elaborazione personale”. In altri termini, l’allievo diventa capace “di pensare”, arricchito dalle informazioni apprese.
Il problema della scuola italiana, basato in larga parte su lezioni frontali (ndr. più parti si sollecita e si sperimenta l'aggiornamento del metodo di apprendimento), è di esercitare in prevalenza la prima fase dell’apprendimento, cioè l’assimilazione, e di delegare invece il momento più importante di elaborazione ai compiti a casa. Questo rischia di generare un apprendimento passivo e per lo più a breve termine, finalizzato soprattutto alla prestazione. Cosa che invece non accade se il docente accompagna lo studente nella fase della rielaborazione, identificando eventuali errori, anche di ragionamento, e adottando strategie efficaci. 
“Compito del docente deve essere quello di affrontare ogni obiettivo discutendone con i ragazzi, facendoli ragionare, offrendo strategie per apprendere sempre meglio. I metodi sono molti: dalla discussione di gruppo al cooperative learning, fino al tutorato tra pari. I compiti a casa vengono dopo, solo per consolidare quanto già appreso in classe".
E accanto alla qualità dei compiti da dare, è fondamentale calibrarne la quantità. “Un eccesso di carico – spiega Daniela Lucangeli – affatica e rallenta i processi cognitivi, oltre che diminuire la motivazione”. Nei primi due anni delle elementari  il carico di lavoro pomeridiano non dovrebbe superare i 30-45 minuti, che possono arrivare all’ora e mezza negli ultimi tre anni. Alle scuole medie e superiori, invece, non dovrebbero eccedere le due-tre ore, perché lo studente dovrebbe avere anche “tempi di vita sociale”. rielaborazione da Il BoLIve Unipd . a firma di Monica Panetto
Pubblicato da Annamaria Gatti Foto da Erickson 
gatti54@yahoo.it