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martedì 25 novembre 2025

Quanto è importante giocare con i figli.



L'IMPORTANZA DI GIOCARE CON I FIGLI

di Dorotea Piombo

fonte Città nuova 

21  novembre 2025 

Il gioco tra i genitori e i figli è fondamentale per il benessere emotivo e relazionale dei bambini. La vita frenetica può ridurre questi momenti, creando distanza e segnali di disagio. Ritagliare spazi di gioco nella routine rafforza i legami e nutre una preziosa memoria affettiva 

Quanto tempo dedichiamo davvero ai nostri figli, al di là degli obblighi quotidiani e delle corse tra casa e lavoro? È possibile che il gioco, spesso considerato superfluo nella routine adulta, rappresenti invece la chiave per aprire uno spazio emotivo condiviso, profondo e trasformativo? E cosa accade quando la mancanza di tempo diventa una costante, relegando i momenti di gioco ad un lusso raro? 

Viviamo in una società in cui la produttività è costantemente esaltata, in cui essere sempre impegnati è spesso sinonimo di successo. Le ore di lavoro si allungano, le distrazioni tecnologiche aumentano e i momenti di qualità in famiglia sembrano ridursi sempre più. 

Eppure, il tempo trascorso giocando con i figli non è solo svago: è costruzione attiva della relazione, terreno fertile per lo sviluppo psicofisico dei bambini, spazio in cui l’attaccamento trova voce e forma.

NICOLETTA E MARCO 

Nicoletta e Marco sono entrambi professionisti di successo. Lei lavora come avvocato in uno studio rinomato della città, mentre lui è impegnato come project manager in una multinazionale. Hanno due figli, Chiara di 7 anni e Alessandro di 4. La loro settimana si consuma tra sveglie all’alba, appuntamenti di lavoro, e-mail a cui rispondere e una lista di impegni che sembra non finire mai. La sera, rientrano a casa esausti. Mentre i bambini li aspettano pieni di entusiasmo, sperando in una partita al memory o una costruzione con i LEGO, Nicoletta e Marco si rifugiano nelle ultime pratiche da chiudere, preparando la cena velocemente e rimandando il gioco a un momento indefinito. I fine settimana, invece di essere dedicati alla famiglia, sono spesso impegnati in commissioni domestiche o scadenze lavorative. «Non abbiamo tempo, magari domani», è la frase che Chiara e Alessandro sentono troppo spesso.

Con il tempo, Nicoletta inizia a notare che Chiara è più silenziosa, meno incline a raccontare le sue giornate, mentre Alessandro diventa più capriccioso e irritabile. L’assenza di momenti di gioco si fa sentire: i bambini cercano affetto e presenza, ma trovano barriere invisibili che li separano dai genitori. La letteratura psicologica sottolinea come il gioco rivesta un ruolo fondamentale nello sviluppo psico-fisico del bambino. Attraverso il gioco, il bambino esplora il mondo, sperimenta le regole sociali, costruisce autostima e consegue tappe evolutive cruciali. Quando il genitore si fa parte attiva nel gioco, contribuisce a creare un legame di sicurezza, favorisce la regolazione emotiva e svolge una funzione di “specchio” affettivo.

I RISCHI

La mancanza di momenti ludici condivisi porta invece rischi significativi. I bambini possono sviluppare difficoltà relazionali, insicurezza, scarsa capacità di gestione delle emozioni, irritabilità e, nel tempo, vissuti di abbandono. Sul piano corporeo, il gioco favorisce lo sviluppo motorio, la coordinazione, il rilascio di tensioni e la prevenzione di disturbi legati alla sedentarietà. Inoltre, il gioco è uno spazio privilegiato in cui genitori e figli “si scelgono” reciprocamente, si riconoscono come individui e costruiscono una memoria affettiva comune, che diventerà risorsa alla base della crescita.

UN GIORNO

Un giorno, Nicoletta riceve una segnalazione dalla maestra di Chiara, che le consiglia di fare maggiore attenzione ai segnali di tristezza e chiusura della bambina. Questo evento provoca una riflessione profonda. Nicoletta e Marco, con l’aiuto di una psicologa, riconoscono la necessità di rivedere le proprie priorità. Decidono di pianificare dei veri e propri “spazi di gioco” nella routine settimanale. Ogni giorno, dopo cena, dedicano almeno venti minuti a giocare insieme, spegnendo telefoni e TV. Il sabato mattina diventa l’appuntamento fisso per una gita al parco, dove costruire ponti emotivi, scoprire nuovi giochi e ridere insieme. Col tempo, notano cambiamenti importanti: Chiara torna ad essere comunicativa, Alessandro è più sereno. Nicoletta e Marco riscoprono il piacere di stare insieme, sentendosi meno in colpa e più soddisfatti.  Il gioco diventa il vero “centro” della famiglia, da cui scaturiscono risate, confidenze e una nuova energia. Riconoscere l’importanza del gioco è il primo passo: non è tempo perso, ma investimento nel benessere emotivo dei figli. Pianificare spazi di gioco può fare la differenza, scegliere giochi che piacciano ai bambini, coinvolgendoli aumenta la qualità del tempo condiviso.

 NON SERVE ESSERE PERFETTI

Spegnere device e distrazioni aiuta a creare uno spazio autentico, in cui la presenza è totale. Non serve essere perfetti: anche una risata spontanea, una carezza durante il gioco lascia un segno indelebile. Osservare i segnali dei figli, come silenzio, irritabilità o tristezza, permette di intervenire tempestivamente. Fare alleanza con il partner rafforza anche la coppia e la coesione familiare. Il tempo donato ai figli attraverso il gioco è un capitale affettivo che cresce giorno dopo giorno. Anche nelle famiglie più impegnate è possibile riscoprire questa dimensione autentica, capace di attivare benessere psicofisico, fantasia, fiducia e memoria condivisa. Giocare con i figli è la più potente forma di presenza: è dir loro, con i gesti e non solo con le parole: «Tu sei importante per me».


pubblicato da Annamaria Gatti

foto da iODonna

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