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mercoledì 28 novembre 2012

Ragazze di oggi: con o senza principe (azzurro)?



Tempi difficili per crescere le ragazze oggi... stupore, delusione, indecisione, ansia, sorpresa, collera, indulgenza, comprensione... Questi alcuni sentimenti che albergano bellamente insieme negli animi dei genitori.
di Annamaria Gatti
fonte: elab. da Città Nuova


Accompagnato da ritmi scozzesi,  è stato proposto nelle sale cinematografiche una delle ultime  fatiche della lampadina da tavolo ammiccante, la Pixar. “Ribelle-The brave” è un film  che potrebbe animare anche  le nostre quiete, ma non troppo, conversazioni su quali siano le nuove aspirazioni delle bambine oggi. E il motivo è presto detto.

In questo spettacolo Merida è la principessa scozzese alla ricerca della realizzazione delle sue vere passioni, che non contemplano né un principe di belle speranze, o azzurro che dir si voglia, né una corona da regina: sua vera passione sono arco e frecce. E bisogna dire che con questi aggeggi poco usuali per una donzella, Merida ci sa davvero fare, nonostante le  comprensibili opposizioni della regina madre.

La vicenda narrata nel film, che ricorda molto vicende reali più o meno romanzate, coinvolge una giovane alle prese con il futuro, i sogni e il desiderio di costruire il proprio futuro, decisa a tutto e che ammette di provarci con tutte le sue forze quando sfida:  “Se tu potessi cambiare il tuo futuro, lo faresti?”

Riuscirà a vincere con grande coraggio e soprattutto non troverà l’amore. Verrà lasciata a lei, in futuro,  la scelta di un compagno per la vita. Ma ciò che ci interroga è la sottolineatura di Merida, colta dall’opinione come  “eroina sola senza cavaliere”, come altre eroine o protagoniste che arrancano verso il successo  e la felicità da sole, senza la forza della coppia e dell’amore.

Ma proprio così si vedono le ragazze  oggi? Senza il sogno di un compagno capace di difenderle e di combattere con loro? Quali modelli inseguono le  ragazze di questi tempi non facili per le donne, relegate, o per scelta sciagurata, a ruoli infelici, strattonate tra reality, veline, donne in carriera, cantanti e attrici di successo? Poi ci si mettono anche le favole e i cartoni animati! E’ proprio scomparsa allora  l’idea del principe azzurro o ancora riposa nei loro sogni o nel loro dna?

Le nonne di queste apparentemente fiere ragazzette sono le femministe sessantottine che hanno aderito alla “liberazione della donna” affrancandola dalla dipendenza maschile e rivoluzionando con quel “io sono mia” l’intero approccio al ruolo femminile nella società occidentale. Con quale risultato lo sappiamo, nel bene e nel male.  Sono stati gli anni di cambiamenti epocali nella società, di entusiasmi e di delusioni.  E se buona cosa fu, ed è, la ricerca della parità fra i ruoli, indispensabile  è  la valorizzazione della diversità dei caratteri propri  femminili e maschili, che si arricchiscono vicendevolmente in ogni ambito sociale e nella coppia e nella famiglia  in particolare.

Non si può dire però che le ragazze d’oggi in massa siano percepite e si vivano come la ribelle del cinema. Si registra fra le più giovani una falsa idea dell’amore fatto di dipendenza, della fragile ricerca di appoggio che non viene più garantito nella crescita dalle figure genitoriali, proprio per quella fatica di ruoli a cui ci hanno abituato gli ultimi 40 anni.  Spesso sono rinunciatarie oggi le figlie delle ragazze che hanno tentato di “farsi” da sole, che hanno inseguito o inseguono il successo e il mito dell’indipendenza e della parità dei ruoli.  Oggi se lavorano per l’autonomia personale, può accadere che rifiutino  la realtà di coppia, memori di tanti esempi falliti o impensierite dalla società segnata ancora da forte maschilismo.

I moderni possibili cavalieri poi sono di frequente i figli di madri e di padri disorientati dalla confusione e dalla perdita del ruolo del padre,  che  faticano a darsi delle regole salde e che vivono il turbinio delle proposte della cosiddetta società moderna  senza l’equilibrio e la forza di un saldo modello, preferibilmente  familiare. Questi fragili cavalieri, tempeste ormonali a parte,  in fondo non sono molto attesi e sognati dalle sospettose ragazze d’oggi a fianco del  cammino verso la realizzazione dei loro sogni!

Elinor, madre di Merida si oppone al destino che la figlia si cerca con tutte le forze e l’ingenuità proprie dell’adolescenza. E sarà lei a pagare. Tutte le madri pagano in effetti lo strappo d’indipendenza delle figlie e anche questo fa parte del gioco della vita: lasciare andare una figlia è rispettarla nelle scelte, dopo averle dato gli strumenti per combattere, realizzarsi ed anche  per scegliersi il compagno della vita. Allora si ricompone il solco fra due grandi affetti, così complesso da riconoscere  e da valorizzare.

La vicenda di Merida potrebbe essere forse letta come la favola della metafora dell’adolescenza femminile, la ricerca del proprio ruolo, il  coraggio per trovare il proprio posto al di là delle convenzioni e delle circostanze, stabilizzare l’autonomia generosa che concilia con i genitori.

Tutto è rimediabile e realizzabile… E accanto a ragazze decise ed equilibrate, crescono anche ragazzi pronti e maturi per accompagnare la loro compagna degnamente. Dipende: dipende soprattutto dall’amore nella coppia genitoriale, dipende dall’educazione  ricevuta, dipende dai modelli perseguiti e dalle figure educative incontrate nella crescita, dal cammino onesto fatto per conoscersi limpidamente nei propri punti di forza e di debolezza, per ricominciare sempre, per saper accogliere e scoprire la bellezza della diversità e della complementarietà. Dipende… dal progetto educativo che farà riferimento a grandi valori traversali di forte portata, a grandi ideali capaci di suscitare entusiasmo per la vita e le sue sfide, da affrontare con coraggio, magari anche sapendo “stare in piedi” da soli.


1 commento:

  1. Carissima Annamaria,
    sono una mamma di 33 anni con una bimba di 4 di nome Maria Teresa. Proprio ieri guardavo insieme alla mia piccolina il film di animazione che hai commentato. Mi permetto di spezzare una …freccia? In favore della piccola Merida, che mi ha riempito di vero entusiasmo, tanto da farmi dire “ Magari alla sua età avessi avuto le idee così chiare” e continuo “magari mia figlia alla sua età potesse avere le idee così chiare”.
    Di sicuro nessuno di noi, uomini o donne, vorrebbe che qualcuno facesse al suo posto delle scelte così importanti come quella del MATRIMONIO. E’ questo quello che la protagonista non vuole, senza per questo dimenticare gli insegnamenti materni che riesce a mettere in pratica al momento opportuno. Con grande commozione di mamma-orso e di qualunque madre si trovi davanti alla scena in cui un figlio insegna agli altri un valore che gli è stato a sua volta insegnato.
    Trovo che il film a differenza degli altri, ormai veramente ripetuti (e ti confesso che io credevo si sarebbe alla fine innamorata del principe orso…tanto finiscono tutti così) , metta in luce proprio quello che tu sostieni: l’importanza del legame genitore-figlio che va al di là delle parole ma che si concretizza nel momento in cui riescono ad avere una relazione, una condivisione.
    Quando Merida vuole ottenere qualcosa da sola, combina un grande disastro trasformando la madre in un orso e facendole rischiare la vita. La nuova relazione che si crea tra le due, basata sulla condivisione e sul rispetto dei desideri l’una dell’altra fa sì che la mamma scopra nella figlia un’educatrice e allo stesso tempo Merida si rende conto di quanto sua madre sia importante per lei, tanto da essere pronta a sacrificare la sua vita sfidando suo padre. E questo non è amore?
    La figura della madre poi è qualcosa di splendido: forza, bellezza, umiltà, decoro e amore per la propria famiglia. Regina fortunata in quanto COSTRETTA a sposare un principe che non conosceva e che poi si è rivelato essere fedele e generoso (..se penso che la mia nonna paterna non ha avuto la stessa fortuna, oserei dire un caso più unico che raro).
    Sinceramente, questo film ha finalmente lanciato diversi messaggi importanti: che tutti abbiamo un disegno per cui siamo nati per realizzare il quale dobbiamo ascoltare il nostro cuore e gli insegnamenti delle persone che ci amano.
    Che non esiste soltanto l’amore in senso affettivo, ma anche l’amore materno, paterno, fraterno e l’amicizia vera, che in particolare tra gli adolescenti scarseggia.
    Infine, e soprattutto, che siamo liberi di costruire ogni giorno della nostra vita, perché nel momento in cui facciamo una scelta consapevole e nella libertà, è allora che ci sentiamo realizzati.

    Elisa

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