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Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 19 aprile 2010

IL FIGLIO PREFERITO


IL FIGLIO PREFERITO

...Mi imbatto in una piccola parabola persiana, che mi riporta anche agli ultimi avvenimenti della cronaca.

Un giorno fu chiesto ad un uomo sapiente : “Hai molti figli: qual è il tuo preferito?”

Rispose: “Il figlio che preferisco è il più piccolo finchè non è cresciuto;

è quello assente finchè non ritorna;

è quello malato finchè non guarisce;

è quello in prigione finchè non è liberato;

è quello afflitto e infelice finchè non è consolato.”


Nel ruolo educativo si esplica la realtà quotidiana. Quante volte abbiamo letto, commentato, concluso che l’educazione e l’ambiente in cui vivono i nostri bambini determina la qualità della loro vita futura?

Quante volte abbiamo constatato che proprio la cura dei bambini qualifica una società, il suo progresso?

Ancora non c’è altra via di scampo: è nella capacità di amare, di avere cura, di testimoniare coerentemente la fede nella vita, che costruiamo il futuro della nostra società, dei nostri figli.

Dunque alla domanda di quale figlio potremmo dire di preferire, davvero sentiamo di dover fare questo atto di estrema coerenza: è colui che in quel preciso momento ha la necessità del nostro impegno, della nostra attenzione più qualificata, del nostro tempo strappato magari al giusto riposo, della nostra fatica e della nostra attesa, del nostro perdono, della nostra pazienza e comprensione, del nostro umile consiglio, della nostra testimonianza forse scomoda e contro corrente, dei nostri coraggiosi NO…

Ma non solo: è un figlio non nostro talvolta!

E’ un figlio di questa umanità sofferente che ci coinvolge e così ci sentiamo un po’ genitori di chi sta soffrendo e che diventa un po’ “il preferito” perché comunque portatore di valori indispensabili perché questa globalizzazione viva un cammino nella giustizia.

E in quali atti si sono tradotti questi sentimenti di paternità globale?

Forse con anche maggiore consapevolezza, in momenti di grande attenzione al mondo dei bambini, degli adolescenti e dei giovani che gridano dialogo e ascolto, non quello lontano e ideale, ma il nostro, quello della quotidianità, che ci impegna fino allo stremo o che ci sfiora appena.

Da: www.educare.it

Pubblicato da Annamaria

gatti54@yahoo.it

foto di Giovanni

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