Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 7 dicembre 2021

Attendere il Natale: Bambini in viaggio VERSO LA CAPANNA DI GESU'

 

Alcuni anni fa nella mia scuola, molto grande e frequentata da tanti bambini provenienti da altri Paesi... alcune centinaia di  bambini hanno assistito alla rappresentazione di questa storia di Natale che avevo creato per loro e che fu rappresentata da alcuni di loro. I nomi sono quelli di bambini realmente presenti allora nella scuola.
E' stato un momento molto bello, allegro tenero, pieno di speranza. 
Condivido questa storia con voi tutti che vi preparate al Natale. 
Annamaria


di Annamaria Gatti
illustrazione di Eleonora Moretti
fonte Città Nuova ,2009

C’era una volta un ragazzetto di nome Marco, che voleva  andare a trovare Gesù, appena nato nella capanna di Betlemme. «Andrai tutto solo a Betlemme? –gli aveva chiesto la mamma –. Il viaggio è lungo per un ragazzetto della tua età!». «Ormai sono abbastanza grande – le aveva risposto Marco –, vedrai che me la caverò bene!».

Ma in cuor suo Marco sapeva che sarebbe stata una lunga camminata e la strada era tutta in salita. Pensò che sarebbe stato bello avere compagnia.

«Dove vai?», gli chiese Sara, la sua compagna di scuola. «Vado a trovare il Salvatore che è nato a Betlemme, vieni anche tu?». «Perché no? La mamma mi darà il permesso, se vengo con te», sospirò Sara.

E così partirono. La strada era tutta a curve e in salita, proprio come se l’aspettava Marco.

«Ho sete», disse Sara. «Già, non abbiamo pensato a portarci delle provviste!», osservò Marco, ma non fece in tempo a preoccuparsi, perché dalla curva sbucò un ragazzetto alto come lui, con i ricci e gli occhi neri. Aveva un otre grande e un sorriso bianco che splendeva sulla pelle scura.

«Vuoi dell’acqua?», chiese a Sara. «Oh, certo, ho molta sete – annuì la bambina –. Stiamo andando a Betlemme».

«Andate da Gesù? L’hanno detto  gli angeli dal cielo che lo avremmo trovato là».

«Come ti chiami?», chiese Marco. «Sono King, sono ghanese.  Posso venire  anch’io con voi?».

«Sì, porteremo l’acqua a Gesu!», concluse Sara. E i tre si misero allegramente in cammino. «Ora però ho fame», disse fra sé Marco.

Alla curva successiva si fermarono, perché una bambina in un sari color oro, chiese loro: «State andando alla capanna di Gesù?». «Sì, vuoi venire anche tu?», le chiese Marco, osservando interessato le focaccine di uva che stava portando in un grande vassoio posato sul capo. «Certo, e voi avete un gran fame! Volete una focaccina fresca? Le altre le portiamo a Gesù e alla sua mamma». «Oh, bene, è stata una fortuna incontrarti, come ti chiami?», chiese King, che era un golosone.

«Il mio nome è Hina, sono indiana». E tutti e quattro si rimisero in cammino.

Ma venne una folata di vento freddo e Hina rabbrividì: «Che freddo!», disse, seguendo la strada che preparava la curva. Ed ecco appena di là, giungere a passettini un bimbetto che portava due copertine calde e colorate sulle spalle.

«Ciao, potresti darmi una coperta? Ho proprio freddo!», gli chiese Hina gentilmente. «Certo, ma tu dove vai?», le chiese il bimbetto. «Andiamo tutti da Gesù, a Betlemme – rispose  King per tutti –. Vuoi venire con noi? Come ti chiami?». «Sono Alam, sono marocchino e vengo volentieri con voi, porterò una copertina a Gesù che avrà freddo stanotte!». E tutti ripresero il cammino.

«Sono così stanca ormai», si lamentò  Sara, salendo su, su per la strada.

«Non ti preoccupare – le disse Marco –, ora ci diamo tutti la mano e ci aiutiamo, se stiamo insieme arriveremo a Betlemme». E così tutti si diedero la mano, Marco, Sara, King, Hina ed Alam fecero una piccola catena.

Ma venne il buio e la strada era confusa e faceva un po’ di paura. Forse mancava poco ormai alla capanna, quando, dopo un’altra curva, ecco apparire una debole luce, che dondolava nel buio: qualcuno stava camminando verso di loro. «Guarda quanti bambini: dove andate? Volete la mia torcia per camminare al sicuro?», disse una bambina. «Grazie, potresti venire anche tu con noi da Gesù». «Perché andate a trovare Gesù?». «Perché da lui si sta bene». «Allora vengo anch’io». «Così gli porteremo un po’ di luce! Come ti chiami?», le chiese Alam. «Mi chiamo Amina e sono slava».

E ripartirono. Arrivarono presto alla capanna, dimenticando fame, sete, freddo, stanchezza e paura. Ma le loro voci arrivarono ancor prima a Giuseppe e Maria.

«Giuseppe, vai a vedere chi c’è là fuori, sento voci di bambini», disse Maria.

Giuseppe, che stava riordinando la paglia nella capanna, uscì, li guardò un momento sorpreso, sorrise e allargò le braccia: «Bambini, venite, chissà quanta strada avete fatto per arrivare fin qui!».

Fece a tutti loro una carezza, raccolse l’otre dell’acqua, il vassoio di focaccine, le coperte e la torcia: «Oh, di tutto questo avevamo proprio bisogno. Grazie!». I bambini si fermarono immobili all’entrata: era tutto in penombra, ma la mamma con il bambino erano avvolti di luce, almeno così sembrava ai loro occhi. 

Maria posò il bimbo e li abbracciò dicendo: «Finalmente siete arrivati, Gesù vi aspettava! Ma ora pare che dorma!». «Eh no, che non dorme…», avvertì King. Tutti e sei si avvicinarono per accarezzare quel bimbo che sorrideva e si sentirono proprio bene. Il piccino aveva aperto davvero gli occhietti, li guardò uno per uno e sapeva che stava benedicendo tutto il mondo.

Allora Amina, King, Marco, Hina, Alam e Sara si presero per mano e intonarono un girotondo, intorno al giaciglio di Gesù Bambino.

GIRO GIRO TONDO,

FACCIAMO BELLO IL MONDO

PRENDIAMOCI PER MANO,

INSIEME POI CANTIAMO:

VOGLIAMO UN MONDO IN PACE

E CHE CI SIA LA LUCE

PORTATA DA GESÙ

A SCUOLA, A CASA, LAGGIÙ…

E POI DOVE VUOI TU.

lunedì 6 dicembre 2021

Per parlare di paura... Buona notte, Orazio!

 


di Lorenza Farina 
illustrazioni di Eleonora Pace
 Il Ciliegio Edizioni

Recensione di Annamaria Gatti

Un bambino fa i conti con la paura. Della paura è utile parlare in famiglia e a scuola... E dà un ottimo spunto anche questo libro, un invito a prendere fra le braccia la paura per neutralizzarla con poesia e affetti.
Lei certo impersonifica proprio tutte le paure del  mondo bambino: 
paura di stare male,
di soffrire,
di stare solo, 
di essere abbandonato, 
di essere spaventato, 
di non capire, 
di perdere tutto, 
di essere offeso,
di essere escluso,
di non poter chiamare mamma o papà,
di non poter correre,
di essere preso,
di scomparire...

La paura, il NEMICO N.1 trova casa fra le pagine del nuovo libro di Lorenza Farina, che replica la collaborazione con l'illustratrice Eleonora Pace, e dona un altra opera dell'editoria di qualità. La paura certo la fa da padrona quando Orazio se la vede arrivare, la sente persino, ne distingue rumori e suoni, la immagina e la prova attraverso le figure che invadono buie, ma non completamente nere, la sua stanza.

Il bambino fantastica mosse di attacco e di offesa, per difendersi dai suoi occhi, dalla bocca enorme e pronta a ingoiarlo, dai tentacoli pronti ad avvolgerlo in spirali di buio. Il cuore batte forte, come i denti che segnano il tempo della tessitura della ragnatela con cui il NEMICO N.1 lo vuole imprigionare e gli porta via il sonno.

Ma è solo l'inizio del cammino per trovare l'alleata che realizza l'incantesimo e che ha l'aspetto più tondo e pacioso del mondo, che vince con la sua luce il BUIO nemico per avvolgere invece di poesia Orazio, che ritrova il sonno e i sogni che bussavano forse alla porta, desiderosi di entrare e di custodire il respiro di Orazio.

E in questo tempo in cui il NEMICO N.1 ha il nome ben preciso di un virus e ha fatto e sta facendo davvero paura e le narrazioni possono aiutare a metterlo a tappeto, complici nella cura del tesoro più prezioso che abbiamo: i bambini.

giovedì 2 dicembre 2021

In attesa del Natale. Maria una di noi, per raccontare ai bambini il Magnificat


Mi piace riproporre questa pagina, perchè la Madre di Gesù è vicina al cuore dei bambini, più di quanto immaginiamo, è percepita nella sua bellezza spirituale: accoglienza, benevolenza, simpatia! A questa parte del libro sono molto affezionata!

Da "Una Mamma di Galilea. Il rosario narrato ai bambini." di Annamaria Gatti, ed. Effatà.


 



E’ MAGNIFICO!


Maria ripensava alle  parole dell'angelo:  lei sarebbe diventata la mamma di Gesù e anche Elisabetta aspettava un figlio! Evviva!  Doveva raggiungere la cugina incinta che era anziana, per gioire con lei e aiutarla.


“Stai attenta Maria e salutami Elisabetta.” le raccomandò Anna, come fanno tutte le mamme. Salì sull’asinello e quando gli allungò una carezza sul collo, l’animale zoccolò allegramente verso la montagna. 
La cittadina di Elisabetta dista  a soli sei chilometri da Gerusalemme.


Quando Maria aprì la porta Elisabetta esultò di gioia e l'abbracciò. Ma ecco all’improvviso una commozione profonda le illuminò gli occhi. “Elisabetta, ti senti forse poco bene?” chiese  allarmata Maria, vedendo che la cugina portava una mano sul cuore. 
Ma lei così rispose: “Oh, Maria, benedetta fra tutte le donne!  E' un onore per me  salutare la madre del mio Signore!”


“Come fai a sapere che aspetto il Figlio di Dio?” chiese sottovoce Maria.


“Vedi, appena mi hai salutato il mio bambino ha fatto una gran capriola: anche lui ha riconosciuto la madre del Figlio di Dio.”

Allora Maria esclamò:“E’ magnifico ciò che fa il Signore! Anche i bambini non ancora nati possono distinguere nel grembo della loro madre lo splendore della creazione, riconoscere le nostre voci e percepire le nostre carezze!” E continuò lodando Dio e tutte le cose belle che aveva fatto per gli uomini più deboli, per il suo popolo...

Poi lo sguardo di Maria sfiorò la casa di Elisabetta e visto che c’era da fare, accompagnò la cugina a sedersi presso la cesta del cucito e lei si mise a riordinare. “Cosa fai Maria? Devi riposarti dopo il viaggio!” protestò Elisabetta.“Oh, no, mi sento piena di forza. Continua pure  a cucire  la  camiciola per il bambino, è molto bella e dovrai insegnarmi a cucirne una per Gesù".
Nessuna delle due donne si era accorta che un angelo del Signore, accovacciato sul nudo pavimento, sorrideva divertito. 
Maria rimase con  Elisabetta  fino alla nascita di Giovanni, poi detto il Battista, cugino di Gesù. 
Chissà quali erano i loro giochi preferiti  quando le loro mamme si scambiavano qualche visita e li vedevano crescere in sapienza e bontà!








sabato 20 novembre 2021

Storia nella giornata dei Diritti dei Bambini e delle Bambine: PAOLINA ABBRACCIO



PAOLINA ABBRACCIO

di Annamaria Gatti 

illustrazione di Eleonora Moretti

Fonte: Città Nuova 

Novembre 2021

L’orsetta Paolina, afferrato l’inseparabile orsobimbo, si era precipitata verso l’abete rosso per giocare con i suoi amici. Orsetti,  scoiattoli, tassi e cerbiatti erano nella radura in attesa di qualcuno.

“Ciao  amici! Dov’è Sandro?”

“Volevamo chiederlo a te, anche ieri non è venuto a giocare e non lo abbiamo visto.”

Si guardarono tutti incerti su cosa fare, non tutti i giorni uno ha voglia di giocare con gli amici, ma era meglio dare un’occhiata.

Il gruppetto si era appena avviato, quando una cinciallegra azzurrina svolazzò elegantemente sulle loro teste: “Dove state andando così di fretta?” chiese gentile.

“Sandro non si vede da un po’ e stiamo andando a trovarlo. Sennò che amici siamo?”

“Giusto! Credo che troverete una sorpresa a casa di Sandro!” anticipò la cinciallegra con fare misterioso  e subito si tuffò nel folto del bosco.

La tana era a pochi passi, quando giunse distintamente un pianto piccino e sommesso.

Curiosi e titubanti gli orsetti si fermarono davanti all’entrata. Paolina chiamo Sandro che uscì come una saetta, al colmo della gioia.

“Siete tutti qui! Come sono felice. Mamma ha avuto bisogno di aiuto e  ora guardate qui…” E rientrato,  uscì portando fra le braccia un fagottino di orso. “E’ il mio regalo: una sorellina per me!” annunciò commosso.

Tutti restarono a bocca aperta: era tenerissima. Paolina prese l’iniziativa e allungò un abbraccio a Sandro.

Fu così che tutti, facendo una gran confusione, tentarono un abbraccio: chi con la coda, chi con le zampe, chi con le orecchie…

Insomma c’era una gran cosa da condividere con l’amico arrivato da poco, con un tesoro.

Paolina era pensierosa: “E come la chiamerai?”

“Gioia”

“Bel nome, ci vuole un altro abbraccio di felicità, vero orsobimbo mio?”.

Un abbraccio non costa nulla.

Ma dà molta gioia.

Sempre.

Ovunque.

 

domenica 14 novembre 2021

GENITORI OLTRE LA PANDEMIA 10° STEP. PARLIAMO DI EMOZIONI


 

   
Piccoli passi, piccole cose che danno senso al nostro cercare e allora...
 vedi quel che non avevi notato prima spesso un dono

Cari genitori, un' intervista alla psicologa Chiara Spatola,  che si occupa di   Psicoterapia comportamentale e cognitiva, ha stimolato la dott.sa Canna ed io ad affrontare per voi e con voi, in questo appuntamento, il tema delle emozioni e quanto queste interagiscano con le prassi della funzione  genitoriale,
L' intervista alla dott.ssa Spatola è fruibile a questo indirizzo: https://www.marcovigorelli.org/il-ruolo-delle-emozioni/

Potete ora e qui  prendere visione del percorso di questo decimo step con la consueta scaletta. 

Buona lettura!

  • Breve riflessione
  • Esperimento
  • Condivisioni,  libere domande a cui la dott.ssa Canna ed io risponderemo individualmente.

10° STEP: "SENTIRSI" GENITORI 

"Noi essere umani siamo costantemente immersi in un flusso di emozioni, anche se spesso non ne siamo del tutto consapevoli. Ci accorgiamo delle emozioni solo quando sono particolarmente intense. Spesso, poi, ad attirare la nostra attenzione sono soprattutto le emozioni spiacevoli, che vorremmo subito controllare o eliminare dalla nostra vita. Questa fretta di liberarci delle emozioni scomode può portarci a volte ad agire in modo impulsivo, perdendo di vista ciò che ci sta più a cuore". (da intervista C. Spatola)

Le emozioni invece sono molto importanti perché, ci ricorda la dott.ssa Spatola …“ rendono più consapevoli dei propri vissuti. Ad esempio, se un genitore capisce di essere troppo stanco e nervoso al rientro dal lavoro, può essere utile fare un piccolo esercizio di respirazione per ritrovare l’equilibrio e la calma, prima di entrare in casa e incontrare la propria famiglia. Può apparire banale, ma è qualcosa che può fare la differenza. Affinché questa abitudine entri nel proprio repertorio di comportamenti, di solito occorre un po’ di allenamento. Quando siamo immersi nella frenesia del fare, perdiamo spesso contatto con le nostre emozioni. Esse rimangono così sotto la superficie della consapevolezza e ci influenzano facendoci diventare reattivi, come una molla pronta a scattare. Se invece siamo sensibili e compassionevoli nei confronti di noi stessi, possiamo prenderci cura delle nostre emozioni, senza dover per forza arrivare al limite". (idem)

E' importante raggiungere quindi l'obiettivo di armonizzare il nostro dentro con il fuori,  le nostre emozioni con la nostra capacità di relazione.

“ ...due dimensioni: quella interiore e quella relazionale. Più sono in grado di conoscere e comprendere me stesso e le mie emozioni, più sarò in grado di comprendere le emozioni dell’altro, mediante l’empatia. E viceversa.

Oggi i bambini e gli adolescenti, come d’altronde anche gli adulti, sono abituati a ritmi molto intensi. Nelle pause tra un’attività e l’altra, c’è spesso un tablet, una TV o uno smartphone disponibile ad intrattenerli. In questo modo non si abituano a stare in contatto con se stessi,  a riflettere, a sviluppare la consapevolezza di sé e delle proprie emozioni. D’altra parte anche le capacità relazionali ed empatiche spesso non vengono allenate adeguatamente” (idem)

 

Su questo tema ora proponiamo il consueto ESPERIMENTO per i genitori, per sviluppare capacità di ascolto delle proprie e altrui emozioni:

  • State vicino a vostro/a figlio/a quando ha un problema: rabbia, paura del buio, rifiuto di eseguire i compiti; preoccupazione per una interrogazione imminente, delusione per una litigata tra amiche o amici… cercate di stare lì con lui/lei  in ascolto delle sue emozioni e di instaurare un dialogo. 
  • Alla fine di quel momento quando la situazione vi sembra più serena, isolatevi e cercate di riflettere rispondendo subito a queste domande:

-        che emozioni ho visto e ho sentito in mio figlio (rabbia, nervoso, preoccupazione, ansia , paura, scoraggiamento…)

-        Con quale atteggiamento ed emozione ho reagito io alla sua manifestazione emotiva (sfuggo, mi sento preoccupato, ansia,  rifiuto, nego, sminuisco ecc …)


Rientrare in se stessi, rivedersi con serenità e un certo distacco può davvero cambiare, a piccoli step, le nostre relazioni educative. Un passo per volta. E se lo facciamo anche scrivendo, prendendo appunti,  avremo anche un apporto pratico utile a fermare emozioni e sensazioni. 

Buona scoperta!

Come sempre scriveteci in privato vostre esperienze, chiarimenti, osservazioni e  richieste.

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FB Annamaria Gatti


pubblicato da annamaria gatti
foto di Cristina  Guarda
foto da Città Nuova

sabato 13 novembre 2021

Storia di amicizia e gentilezza Piccolo Cavallo. Recensione

 

                       


PICCOLO CAVALLO

di Nicola Cinquetti
Illustrazioni di Elisabetta Civardi
I nuovi colori del mondo          Città Nuova
Roma, 2021

Recensione di Annamaria Gatti

Città Nuova esce per la collana de “I nuovi colori del mondo” con un altro albo di pregio, un po’  intrigante, per narrazione di Nicola Cinquetti, prolifico e premiato scrittore, e per le gradevoli scelte illustrative di Elisabetta Civardi.

Un libro che incontra l’infanzia in parole e rumori o suoni:

“… Piccolo Cavallo è un cavallo molto piccolo. Piccolo quanto? Piccolo come un bambino.”

plicchete cloppete glu glu frrr croc croc…”

Insomma,  se lo leggete lo trasformate in un libro musicale, ma dovrete impegnarvi con attenzione: i bambini sono molto esigenti! E precisi. E infatti il racconto di pensieri scanditi e semplici e di rumori è delicato e lento, come una nenia,  come deve essere l’incontro con i bambini

L’ attività illustrativa è originale e accurata, ma anche alternativa, dove parlano le forme più che gli sguardi, in gesti abbozzati e posture volutamente lievi. I colori intensi e improbabili giocano con la natura dell’esplorazione di un campo sconosciuto al di là di un corso d’acqua e interagiscono fra realtà e fantasia: un cavallo blu? Un gatto arancione e fedele? Il blu domina, il verde intenso, l’arancione e il giallo spavaldi catturano, illuminano, prendono e separano sentimenti e sensazioni.

Il Piccolo Cavallo vuole passare un ruscello e lo farà con un nuovo amico, Gatto Arancione, che gli promette una sorpresa al di là del confine, per poi ritornare nel proprio prato, nella  quotidianità rassicurante. I sentimenti bambini si cullano di amicizia, di desiderio di conoscere e di scoprire e farlo insieme placa l’ansia e il dubbio, dà coraggio e sicurezza. E attesa.

Tutto è avvolto di semplicità e gentilezza. Che celebriamo come via percorribile e antidoto al buio.

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

lunedì 25 ottobre 2021

GENITORI OLTRE LA PANDEMIA 9: TI DIFENDERO' DA OGNI MALE

 

Ogni ragazza e ogni ragazzo mi fanno pensare all'aurora boreale, 
una promessa di futuro che è già naturalmente contemplato nell'essere del qui e oggi

Cari genitori,  ecco il nono step, che sfiora un tema molto sentito, quello del male e della sofferenza che colpisce in misura diversa i nostri figli e che quindi condividiamo. Ma come è utile farlo? Quali tranelli tende al genitore questa inevitabile esperienza? Anche in questo contributo  riproponiamo  l'iter già sperimentato:

  • breve riflessione
  • esperimento
  • commenti, libere condivisioni o domande, a cui la dottoressa Paola Canna ed io risponderemo individualmente.            

 Buona lettura!

9° STEP: TI DIFENDERO' DA OGNI MALE di Annamaria Gatti

 "Se è vero che il pensiero nasce dallo stupore, è altrettanto vero che scaturisce anche dal dolore, uno smarrimento che, come la meraviglia, obbliga a fermarsi e rispondere al suo appello..." (da "Algofobia" Alessandro D'Avenia Corrire della Sera, 4 ottobre 2021) 

Con la dottoressa Paola Canna, abbiamo voluto segnalarvi questo articolo di Ultimo Banco, per introdurre questo step sul rapporto genitori-figli-sofferenza.

E' evidente che per il genitore il dolore vissuto dal figlio è assorbito all'ennesima potenza e che solo un maturo cammino di responsabilità educativa può dare esattamente la cornice in cui immettere questa comune e inevitabile esperienza, che accompagna ogni esistenza, quindi anche quella dei figli. 

E cosa possiamo far diventare il dolore? Come lo viviamo noi, intanto. Perchè solo ciò che possiamo testimoniare, lo sappiamo, ha valore. Nessuna parola, nessuna ostentazione, ma solo la vita vissuta sarà supporto, segno e via.   D'Avenia osserva:

"Eppure il dolore oggi sembra privo di senso, come mostra lo spaesamento interiore causato dalla pandemia. Per questo il filosofo Byung-Chul Han, in La società senza dolore, definisce la nostra cultura «algofobica»: terrorizzata dal dolore, fino alla paralisi. ... Ma il dolore, da una piccola ferita a un lutto, è invece ciò che fa fare «esperienza della vita», impariamo a «sentirla» e «curarla»: quando soffriamo, infatti, scopriamo non solo di avere ma di essere un corpo. ...nella mia vita sono stati i momenti di sofferenza, mia e altrui, a rivelarmi chi sono e in cosa credo.

...Il dolore è vita che vuole guarire, non sofferenza insensata: come la perla è la cicatrice della ferita inferta all’ostrica da un predatore, il dolore è una verità che chiede attenzione e cura. Quando un bambino si ferisce, il genitore accarezza la parte dolente e gli racconta una storia. Il dolore invoca legami e parole: non è solo «da contare», come abbiamo fatto nella pandemia con i dati dei contagi, bensì «da raccontare», cioè fonte di senso e azione. 

 ... Non possiamo privare i ragazzi — non a caso definiti «la generazione fiocco di neve» per come li iper-proteggiamo da cadute, lutti e fragilità — né del dolore né del codice simbolico per aprirsi alla sofferenza come cammino verso il nuovo e verso l’altro, altrimenti li consegniamo alla paralisi della paura e dell’indifferenza. (Idem)

Per leggere l'articolo di Alessandro D'Avenia:

https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/21_ottobre_04/algofobia-6c979882-2483-11ec-89bc-6ae28c3c6849.shtml

Ora, come di consueto,  tentiamo un ESPERIMENTO

Per accogliere il dolore del figlio sapendo rispettare il suo cammino e il suo desiderio di conoscerlo e di trafficarlo, trasformandolo in un talento,  bisogna che lo sappiamo vivere noi adulti nelle nostre esperienze di vita. Una figlia o un figlio ha bisogno di sentire che il genitore sa sostare con lui, sa ascoltare e prendersi il proprio ruolo di compagno autorevole, di spalla discreta, che non si spaventa, ma che sa condividere e che si fida, per  leggere insieme lo spartito su cui la vita sta componendo la sinfonia esistenziale, anche attraverso momenti difficili.

Quindi proviamo a sperimentare questo atteggiamento da abbracciare con attenzione e pazienza verso noi stessi in primis.

Quando si presenta un dolore per una figlia o un figlio, affiancatevi a lei o a lui e applicate queste prassi:

  • troviamo tempo da dedicargli e  so-stare con lui
  • programmiamo un momento insieme
  • mettiamoci in ascolto, evitiamo di dire la nostra
  • rinunciamo di veder riconosciuta la nostra "sapienza", per calarci empaticamente nella sua esperienza con il suo sguardo
  • manifestiamo comunque una grande capacità di accoglienza
  • manifestiamo comunque una grande fiducia nelle sue possibilità di gestione e ripresa
  • teniamo un atteggiamento di accoglienza di quella sofferenza 
  • troviamo il modo poi nella verità, peraltro già  testimoniata nella nostra vita,  che quel dolore va accolto e può diventare l'opportunità ricercata per costruire ...
  • Poi appuntatevi le emozioni provate nella condivisione vissuta con il figlio. All'inizio può essere complicato partire, ma... scrivere, lo ripeteremo in futuro, è una tecnica utile e da riscoprire!

Come sempre scriveteci in privato vostre esperienze, chiarimenti, osservazioni e  richieste.

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pubblicato da annamaria gatti
foto da: si viaggia.it