Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 24 dicembre 2020

Un presepe di tenerezza per un augurio luminoso

 


Laura Cortini illustrò anni fa, per una mia raccolta di storie, questa natività inedita che conserva a tutt'oggi un certo fascino per la tenerezza degli sguardi e delle forme, 
oltre ad essere facilmente riproducibile e vicina al cuore di bambine e bambini.

E' con questa immagine che desidero raggiungere tutti coloro che sono affezionati a questo blog e ai suoi pensieri, alle proposte e alle sorprese che ogni tanto mi piace fare a bambine, bambini e famiglie.
Grazie per  il vostro esserci sul cammino. 
Devo ringraziare anche a chi legge da lontano, dagli USA, dall'Europa, ma anche dall'Oriente... 
Sento una certa responsabilità di darvi cose buone in ogni senso. 
A breve al raggiungimento di 330000 entrate credo vi aggiornerò in modo costruttivo sul da farsi.

A voi un augurio caldo e tenero che ci ricordi che  è venuta una luce al mondo e continua a scaldare le nostre notti gelide  e i nostri affanni. Così ci viene chiesto per rispondere ed essere felici di essere noi luce e speranza: I CARE. Pur con la nostra  moltitudine di limiti e timori.
Come tu Bambino ti sei fatto umile e vicino a noi aiutaci ad essere questa luce.
Buon Natale!

                                                                                                 Annamaria

lunedì 21 dicembre 2020

Avere 12 anni oggi, due cose da dire. E un gioco inclusivo da fare a scuola.

 





Salve, oggi scrivo di  un dodicenne, potrebbe chiamarsi Matteo, Luca, Gigi, Aziz, John. 
Ho intervistato Matteo, un ragazzo come tanti. Ma con un suo profilo. Bellissimo. Tutti sono bellissimi questi ragazzi che si stanno portando fuori da questo tempo difficile. Vogliono vivere sereni, hanno dei sogni e delle passioni, vogliono poter capire e dire la loro. Sono grati agli adulti che li comprendono e valorizzano e che sanno stare accanto nella verità, ma soprattutto coltivando fiducia.

Comprendono la pesantezza di questo tempo, la leggono sul viso degli adulti. Sono bellissimi perchè si sono adattati, certo chi più serenamente,  chi meno convinto, alle richieste di divieti e chiusure, a un ritmo trasformato e allucinato. 

Chiusure che sono soprattutto quelle relazionali, ammorbidite dall'amore per loro dei genitori. Ho conosciuto mamme creative, toste, disponibili a giocarsi dentro un "confinamento" che ha aperto però cuori e menti. Per sostenere, motivare, attrezzare spazi ed emozioni.

Nell'intervista, grato di tale cura, Matteo non nasconde la fatica passata del lockdown duro, e la sottile gioia di ritrovarsi in estate finalmente con gli amici: in pochi certo, nessun assembramento, pedalate, giochi familiari, partite. Tutto con attenzione e sotto gli occhi vigili dei familiari. Poi la seconda ondata. Non uno tsunami. Ma una sottile presenza, inquietante, sempre più invadente e accettata malgrado tutto, forse un po' inconsapevoli e speranzosi che tutto finisse presto. 
Invece...
Niente incontri, pochi contatti con amici, scuola in presenza ora, con le sue fatiche di limiti impensabili. Quasi fosse un gioco, o un castigo. Invece è per amore. Ma anche questa è una espressione strana: li amo tanto che non posso abbracciarli. Così si sono detti questi dodicenni. E hanno capito comunque. 

Lascerà il segno questo virus, se impareranno i passi della resilienza, la capacità di adattarsi, di essere flessibili, di curarsi del momento presente, e di coltivare la cura dell'altro, di far funzionare le relazioni nei modi più cre-attivi...  Allora questo (brutto) tempo avrà insegnato molto anche a loro, oltre che a noi adulti, che abbiamo la responsabilità alta di traghettarli fuori da questi mesi, a un porto sicuro.

In queste settimane Matteo ha progettato un "gioco inclusivo" per il suo istituto, vincendo anche un riconoscimento su votazione dei ragazzi, che lo hanno sostenuto e riconosciuto. Bella esperienza. Che aiuta a stare bene insieme in questi giorni faticosi.

 Lo racconta  con poche parole: ha creato un gioco che ricorda il TRIS  che avesse le giuste caratteristiche per permettere a tutti di partecipare, creare, essere se stessi ed essere apprezzati e valorizzati. Niente attrezzi, causa covid, niente assembramenti, causa covid, ma tenacia e obiettivi chiari: tutti devono poter stare bene, anche a scuola, perchè stare a scuola ora è una occasione da non perdere e da giocarsi al meglio.
Grazie Matteo e grazie a  tutti i ragazzi che ci provano e che restano fedeli al mandato: ci sono per te, anche in questo tempo difficile.



pubblicato da Annamaria Gatti
illustrazione I Penauts, di Schulz



mercoledì 9 dicembre 2020

Ruolo della psicologia al tempo del covid. E dopo. Aggiornamenti: 1)Testimonianza dall'editrice La meridiana. 2)Convegno Ordine Psicologi Veneto

 



Il professor Maurizio Andolfi,  già docente alla Sapienza,  è intervenuto di recente in un bel momento formativo per psicologi , condotto dal dott. Nicola Piccinini di  FCP, all'interno di un  paio di ore dense e ricche di contenuti e condivisioni. 

Ci ha ricordato dall'Australia che gli interventi  in questo periodo difficile sarebbe auspicabile fossero pensati e concordati di comune accordo fra premier,  ministro della salute e responsabile per la salute mentale.

Sì, in parole semplici, e con un' obbligatoria sintesi come conviene in un blog... quel che stiamo vivendo ha risvolti emotivi e psicologici visibili a tutti e vissuti sulla pelle di tutti. In particolare in  questa seconda ondata di pandemia.

Tutto il buono che c'è e che si è liberato in questi mesi accompagna il negativo, la irresponsabilità di molti, la sofferenza di famiglie, ma soprattutto di bambini e ragazzi che stanno soffrendo e che debbono trovare ascolto, attenzione e risposte in m omenti a loro dedicati. Quale sofferenza poi quella  del personale sanitario che combatte la battaglia in corsia e nelle ambulanze, negli ambulatori, nei paesi.

Si spezza ancora una lancia in  favore di una strutturazione precisa del ruolo della psicologia e degli psicologi  negli eventi, nel tessuto sociale. Servizio che va di diritto equiparato appunto alla sanità, perchè di salute psichica parliamo, quando ci imbattiamo in tante sofferenze psicologiche legate agli eventi,  ma anche alla quotidianità di sempre.

Psicologia cenerentola, destinata a essere ora e a diventare sempre di più invece un gigante nella prevenzione, nell'aiuto in nome di un I CARE, che si è scoperto  il pensiero dominante di questo tempo, dove la CURA, curarsi degli altri,  ha preso il sopravvento nei valori alti di resilienza.

Tanti gli psicologi che hanno attivato forme di aiuto, molte le iniziative. Ma... Non può essere la psicologia lasciata alla sensibilità e alla buona volontà delle amministrazioni di settore o locali. Un appello che va ascoltato dal mondo della politica con cui si interfacciano di continuo da decenni gli Ordini degli Psicologi nazionali e regionali. 


Immagine: Reminiscenza archeologica dell’Angelus di Millet di Salvador Dalì (1935)

Post Scriptum: ricevo oggi, 10 dicembre, una testimonianza importante da La meridiana, segnalata da Elvira Zaccagnino,  direttrice dell'editrice di Molfetta. La condivido per l'intensità e la verità. 

https://www.edizionilameridiana.it/testimonianza-di-giovanna-degni-infermiera-sul-covid19/


ALTRO AGGIORNAMENTO MOLTO INTERESSANTE buone prassi, impegno professionale : 



                                      CONVEGNO  INTERVENTO PSICOLOGICO NEL COVID 19

                                                     ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL VENETO

https://www.facebook.com/OrdinePsicologiVeneto/videos/128838195568200/?comment_id=128959895556030&notif_id=1607689816485183&notif_t=feedback_reaction_generic&ref=notif

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it 

ill. minvento.it


venerdì 4 dicembre 2020

Un aiuto in tempo di covid. Il presepe resta nel cuore. I bambini lo comprendono bene.


Un ricordo emerge dai post. Ve lo dedico con gli aggiornamenti del tempo difficile che viviamo. Coraggio! 
Tempi di resilienza pura, il Natale all'orizzonte si profila un momento triste per molti. Niente affetti, niente abbracci, niente presenze.
Facciamo il possibile perchè Natale sia vero, senza timori, essenziale e quindi di Lui, Gesù che nasce davvero "ancorasempreovunque".
Facciamo un presepe senz'altro quest'anno. Anche come rivolta al natale del consumo.
Facciamolo per i bambini e per noi grandi che abbiamo il compito di traghettarli in questa bufera emotiva e sanitaria. Con coraggio e determinazione. Loro si aspettano questo da noi. Sicurezza. pazienza, fiducia, equilibrio. Sosteniamoci a vicenda. 

Quando avevo pensato ad un  presepe essenziale le cose sono andate così.
Il  nipotino che allora aveva cinque anni mi aveva fatto notare che "... no, non è poi tanto bello, ci sono poche statuine e mancano tutti gli animali... e dove andrà Gesù a nascere senza grotta? e dove metteremo i Magi in cammino? e se non c'è il ruscello e il  laghetto con le papere come faranno a bere le pecore assetate? e come potrà un solo angelo annunciare e cantare  tutta la notte? e il castello e la stella cometa e...dov'è il tuo bel presepe degli altri anni?"
Tutto da rivedere, quindi! Ero felice di questa rivolta: vuol dire che questo presepe è  una presenza importante! 

Mia madre ultra novantenne  aveva portato con sè  dalla mia città una scatola rossa, con un'indicazione chiarissima: PRESEPE scritta con la calligrafia di tanti anni fa. Me l'aveva  consegnata.
L'avevo aperta e facevano capolino, fra il finto muschio, l'asino e il bue. Con cautela ho rimosso alcune statuine e ne sono emersi   San Giuseppe e Maria, esattamente come me li ricordavo e come li disegnavo nei quaderni di scuola. Gesù Bambino nella mangiatoia e tutti i personaggi che incantavano il piccolo semplice mondo del presepe di casa mi guardano nostalgici e trepidi:  sembrano ancora così fragili! 

Che il ricordo dopo tanti anni fosse ancora vivo mi ha stupito e mi ha riportato alla devozione di allora, alla naturalezza dell'evento natalizio agli occhi bambini, alla riverenza per quella nascita divina, che stupisce il mondo ancora.
Natale nel presepe allora è sapore di rito familiare, di certezza, di bene, di autenticità.
Facciamo allora il presepe con questi nostri bambini!
Costruiamolo con loro, con i loro materiali, con la loro ingegnosità, la loro fantasia e la loro semplicità. Facciamo loro il dono della rappresentazione di un fatto reale, storico e divino, di un evento d'amore, che li accompagnerà per la vita con l'immediatezza dell'immagine e delle cose.
Avranno qualcosa di grande e di umile insieme da ricordare nei momenti bui e difficili, lieti e festosi: forse l'espressione di un pastore o la sorpresa del re Melchiorre, o la tenerezza di Maria o l'espressione  attonita del soldato con la spada sguainata, o il semplice sicuro sguardo di Giuseppe, uomo giusto".

E questo Natale sia apertura a coloro che sono soli, che mendicano un sorriso e una voce che li rassicuri: Dio ci ama. Attraverso gli occhi dell'altro.
Felice Attesa.

Pubblicato da Annamaria
foto film Nativity

domenica 29 novembre 2020

Il treno delle parole, un libro per leggere divertendo

 

                                                Il TRENO DELLE  PAROLE 

scrive Lorenza Farina

illustra Sergio Masala

edita il Ciliegio

                                                                Recensione di Annamaria Gatti

Attenzione arriva un treno, anzi IL TRENO delle parole. 

Non un treno qualsiasi, ma uno stratagemma narrativo per accompagnare qualche bambino o qualche bambina a incontrare i suoni difficili della lingua scritta, che pur bisogna imparare a leggere. 

Un libro questo che usa provvidenzialmente lo stampato maiuscolo e un font appropriato ai bambini e che potrà essere utile  a maestre o maestri, innamorati della loro professione e che hanno come stile (l'unico che fa bene a tutti) quello di insegnare divertendosi con i loro alunni. 

O ancora un volume ben pensato anche per quei genitori che sanno quanto un libro possa aiutare a conoscersi e a incontrarsi, a raccontarsi. 

Il seienne capotreno Lorenzo infatti è  un tipetto che veste le emozioni di molti bambini che intraprendono questa nuova avventura: paura, sorpresa, curiosità, coraggio e una buona dose di tenacia... emozioni ed esperienze che infatti  si susseguono con un ritmo serrato da una pagina e l'altra. 

I vagoni diventano sedi di suoni strategici e talvolta ostici, ma Lorenzo, pur dubbioso e intimorito, non si ferma neppure quando il treno lascia il binario per raccogliere altre parole, con i suoni più strampalati e da imparare a distinguere. Il treno quindi si fa amico, complice dei bambini in apprendimento e, divertendo con situazioni e giochi linguistici, alleggerisce la fatica e il timore. Un esempio?

IL TRENO DELLE PAROLE

ESCE DALLE ROTAIE

E SALTA NELLA RIGA PIU' IN BASSO

LA' TROVA UN GHIRO GHIOTTO

CHE ROSICCHIA TANTI GHI COME GHIANDE

E GHE COME GHERIGLI DI NOCI

IL GHIRO REGALA A LORENZO

UNA GHIOTTONERIA E POI

SPARISCE NEL FOLTO DI UN BOSCO.

Sembra che Lorenza Farina si sia pure lei divertita a tradurre in filastrocca questo viaggio su rotaie-righe immaginarie e avrà lavorato con rigore perchè questi suoni potessero diventare protagonisti. E una domanda sorge spontanea: come mai Lorenza scrive di Lorenzo? 

Ma forse la risposta potremmo rimandarla alla creatività dei lettori, affascinati dalle forme ben definite e dai colori essenziali di Sergio Masala, valido illustratore,  scenografo, fumettista e tanto altro, che lascia ben intravedere la gradevole artistica impronta del maestro Luzzati. Buon divertimento! 



mercoledì 25 novembre 2020

I padri essenziali per eliminare la violenza sulle donne e ogni genere di violenza

 


Alberto Pellai, medico psicoterapeuta,  riflette sul ruolo essenziale dei padri 
nell'educazione alla non violenza 
in una giornata dedicata alla difesa delle donne. 
Una violenza da eliminare con la responsabilità di tutti. Tutti.

AIUTAMI A TRASFORMARE UN PUGNO IN UNA CAREZZA

Sei tu papà a dovermi insegnare come posso diventare un uomo capace di rispetto, affetto, tenerezza. Non mettere mai dentro me il seme della violenza. Dammi la certezza delle mie lacrime quando non posso fare a meno di piangerle. 

Insegnami ad attraversare la paura e non a temerla come qualcosa che potrebbe rendermi meno maschio. Spingimi verso il coraggio della verità e dell’integrità, aiutandomi a credere che la competenza è molto più importante della potenza. 

Posa il tuo sguardo sul femminile in modo che io impari a comprenderne la bellezza profonda, ma anche il dovere del rispetto. Perché ci sono ancora troppi sguardi, là fuori nel mondo, che sanno solo rubare, spogliare, svilire, umiliare. Insegnami la bellezza di una carezza, trasforma le mie mani in motori di tenerezza. Fallo da quando sono piccolo, usando le tue stesse mani con me come fa il contadino con la sua terra: la lavora con pazienza e permette al seme di trasformarsi in nutrimento, generando vita.  

Usa le parole come fa lo scultore col suo blocco di marmo. Lavora di cesello, scegliendo con precisione quando e come imprimere su quella materia grezza il tocco che lascia il segno. Diventa l’artista che trasforma la mia vita nella tela del suo capolavoro più riuscito. 

E aiutami a capire la differenza tra fare sesso e fare l’amore. Tra essere oggetto e diventare soggetto in una relazione amorosa. Perché l’amore costruisce la bellezza della libertà reciproca, mentre il sesso senza intimità e come ricerca del piacere fine a se stesso trasforma l’altro in oggetto. E tu con un oggetto puoi farci di tutto. Averne cura. Ma anche buttarlo per terra, ridurlo in frantumi, nasconderlo in un armadio, dimenticarlo in soffitta. Papà, io sono nato maschio. Ma per diventare uomo ho bisogno di te. 


E’ questo il messaggio che oggi voglio condividere in occasione della giornata mondiale per la prevenzione della violenza di genere. Un giorno in cui quasi sempre i messaggi vengono rivolti alle donne. Mentre io credo che la vera prevenzione parta da noi uomini. Ne ho parlato a lungo in “Da uomo a padre. Il percorso emotivo della paternità” (Mondadori ed.), un libro dove auspico una cultura di genere per noi uomini che non ha paura di alfabetizzarsi alle emozioni conquistando quella competenza che spesso, quando manca, si trasforma in violenza. E’ un libro in cui parlo di me figlio e poi di me padre, cogliendo tutte le sfide che i miei quattro figli (due maschi e due femmine) hanno messo nella mia vita. C’è una trasformazione profonda da creare nelle nostre vite, a partire da come guardiamo, parliamo e trattiamo i nostri figli. Lì c’è il seme che trasforma un pugno in una carezza. 
Questo è un messaggio che vorrei arrivasse ai ragazzi e agli uomini. Da condividere con il genere maschile. Il rischio è credere che queste parole siano solo “roba da femmine”. Ecco, il rischio è proprio questo: pensare che la competenza emotiva – da cui origina il rispetto – sia una cosa che femminilizza il maschile.
                                                      dalla pagina facebook di Alberto Pellai

pubblicato da Annamaria Gatti
  foto da daddycool.it                                                                          

giovedì 19 novembre 2020

In tempi difficili fa bene ritrovare i sogni. Un libro illustrato

FRANCA MONTICELLO          ANNA PEDRON

    DOVE VIVONO I SOGNI

                                                    EDIZIONI LA COMPAGNIA DEL LIBRO                                                                      
Recensione di Annamaria Gatti             

 Accostarsi a un lavoro a due mani di Franca Monticello e di Anna Pedron è incontrare narrativa, arte e creatività di sicuro fascino.

Succede anche per questa nuova uscita, con una domanda personale e soprattutto immediata: perché questa copertina inquietante?

Stride la bimba fra le mani di un ipotetico “fantasma” dall'aspetto minaccioso. La piccola infatti  è serena, curiosa e rilassata, tutta protesa nell’ascolto. Da quella bocca, provvista di denti minacciosi,  si raccontano invece colori tenui e forme dolci, capaci evidentemente di far sognare.

Ecco: la storia narra di Emma che  si risveglia nella notte e si trova davanti a questa cosa informe,  con cui familiarizza volentieri e che le racconta i sogni, i suoi sogni, quelli che abitano i sonni di bambina.

E nel sogno si snoda il racconto,  con cadenze ed armoniche battute, quasi una danza di parole per raccogliere il dono onirico, piacevole o più spesso angoscioso, certo irreale nei suoi luoghi e nelle sue scenografie, così improbabili e pur visitate.

L'illustratrice  tratteggia forme e corpi bambini con maestria e sa incastonare perle di paesaggi, piante e animali di sogno in sogno, rivisitati da chi è IL CUSTODE DEI SOGNI in persona,  sfuggito per un caso e rientrato, per un fortuito sbadiglio, nella bimba.

Che siano i nostri sogni davvero racchiusi in un COSO innocuo, morbido e dentellato che ci abita e che li custodisce  in attesa di narrarceli? Che siano i sogni , grevi o lievi che siano,  materiale impalpabile, da accogliere con la serenità di Emma,   per  farci materiale di una ninna nanna?

Pagine attraenti e fantastiche si susseguono… E ritorna il dubbio ma ammorbidito dalle scoperte: perché quella copertina? Si poteva scegliere altro, nel caso qualcuno si spaventi un po’? O forse proprio i bambini saranno  incuriositi e desiderosi di dare un nome e un ruolo allo strano personaggio che porta Emma sulle sue mani? 

L’incanto che attraversa  l’infanzia va riconosciuto e amato se vogliamo sopravvivere al tempo e alle fatiche. Qualcuno riesce a dargli parola, colore e forma. Ed è un dono.

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it