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Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 21 dicembre 2020

Avere 12 anni oggi, due cose da dire. E un gioco inclusivo da fare a scuola.

 





Salve, oggi scrivo di  un dodicenne, potrebbe chiamarsi Matteo, Luca, Gigi, Aziz, John. 
Ho intervistato Matteo, un ragazzo come tanti. Ma con un suo profilo. Bellissimo. Tutti sono bellissimi questi ragazzi che si stanno portando fuori da questo tempo difficile. Vogliono vivere sereni, hanno dei sogni e delle passioni, vogliono poter capire e dire la loro. Sono grati agli adulti che li comprendono e valorizzano e che sanno stare accanto nella verità, ma soprattutto coltivando fiducia.

Comprendono la pesantezza di questo tempo, la leggono sul viso degli adulti. Sono bellissimi perchè si sono adattati, certo chi più serenamente,  chi meno convinto, alle richieste di divieti e chiusure, a un ritmo trasformato e allucinato. 

Chiusure che sono soprattutto quelle relazionali, ammorbidite dall'amore per loro dei genitori. Ho conosciuto mamme creative, toste, disponibili a giocarsi dentro un "confinamento" che ha aperto però cuori e menti. Per sostenere, motivare, attrezzare spazi ed emozioni.

Nell'intervista, grato di tale cura, Matteo non nasconde la fatica passata del lockdown duro, e la sottile gioia di ritrovarsi in estate finalmente con gli amici: in pochi certo, nessun assembramento, pedalate, giochi familiari, partite. Tutto con attenzione e sotto gli occhi vigili dei familiari. Poi la seconda ondata. Non uno tsunami. Ma una sottile presenza, inquietante, sempre più invadente e accettata malgrado tutto, forse un po' inconsapevoli e speranzosi che tutto finisse presto. 
Invece...
Niente incontri, pochi contatti con amici, scuola in presenza ora, con le sue fatiche di limiti impensabili. Quasi fosse un gioco, o un castigo. Invece è per amore. Ma anche questa è una espressione strana: li amo tanto che non posso abbracciarli. Così si sono detti questi dodicenni. E hanno capito comunque. 

Lascerà il segno questo virus, se impareranno i passi della resilienza, la capacità di adattarsi, di essere flessibili, di curarsi del momento presente, e di coltivare la cura dell'altro, di far funzionare le relazioni nei modi più cre-attivi...  Allora questo (brutto) tempo avrà insegnato molto anche a loro, oltre che a noi adulti, che abbiamo la responsabilità alta di traghettarli fuori da questi mesi, a un porto sicuro.

In queste settimane Matteo ha progettato un "gioco inclusivo" per il suo istituto, vincendo anche un riconoscimento su votazione dei ragazzi, che lo hanno sostenuto e riconosciuto. Bella esperienza. Che aiuta a stare bene insieme in questi giorni faticosi.

 Lo racconta  con poche parole: ha creato un gioco che ricorda il TRIS  che avesse le giuste caratteristiche per permettere a tutti di partecipare, creare, essere se stessi ed essere apprezzati e valorizzati. Niente attrezzi, causa covid, niente assembramenti, causa covid, ma tenacia e obiettivi chiari: tutti devono poter stare bene, anche a scuola, perchè stare a scuola ora è una occasione da non perdere e da giocarsi al meglio.
Grazie Matteo e grazie a  tutti i ragazzi che ci provano e che restano fedeli al mandato: ci sono per te, anche in questo tempo difficile.



pubblicato da Annamaria Gatti
illustrazione I Penauts, di Schulz



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