Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

domenica 11 luglio 2010

MI LEGGI UN LIBRO? OVVERO: STAI CON ME?



Quattro buone ragioni per leggere un libro a tuo figlio.
Ed ecco che una sera (ma anche un pomeriggio o una notte insonne) il piccolo di casa chiede: “Mi leggi una storia?”
Domanda che suscita le reazioni più disparate:
“Santo cielo, proprio adesso che devo uscire!” oppure “Meraviglioso, mio figlio si sta appassionando alla lettura!” o ancora “Accidenti, non mi va proprio di leggere, non sono bravo a drammatizzare, come fa la mamma…”
Bene, dietro a quella domanda, come spesso ricordo negli incontri con i genitori, c’è altro, c’è un messaggio di grande valenza affettiva ed educativa. I
Il bambino, in fondo, sta chiedendo: “Stai con me? Ho bisogno di te (non da piccolo despota, naturalmente!). Condividi la mia sete di amicizia, di conoscenza del mondo e di come funzionano le cose, i miei timori inespressi, il mio divertimento, la mia voglia di viaggiare con la fantasia, con il cuore… Accompagnami a conoscere i miei sentimenti, aiutami ad esprimerli intanto a te, che sei la mia base sicura, il mio faro…”
Tale è la lettura nella faretra greve degli educatori di quest’era complessa e ricchissima di idee e mezzi: leggere educando, educare leggendo. Allora l’ascolto della lettura di libri incantati e poi la lettura in prima persona, si fa riflessione e condivisione.
Tenerissima l’esperienza di vedere nostro figlio immedesimarsi in alcuni personaggi, scoprire come essi vivano i suoi stessi sentimenti (proprio come me) e come anche i protagonisti, bambini o animaletti che siano, li possano esprimere o trovino le soluzioni ai loro (e suoi) piccoli-grandi problemi.
E tutto avviene lì, sulla carta, dove quegli entusiasmi si possono rivedere, rielaborare, sezionare, perché i libri non durano il tempo di una percezione, ma si possono riprendere in mano, riordinare in biblioteca, accantonare (perché no? ci sono anche dei libri noiosi o brutti), rileggere sbagliando nomi e passaggi (loro ci correggono volentieri, divertendosi), si possono scambiare, prestare, regalare…
Ma che faccia avrà l’autore?
Sarà possibile conoscere i tanti “non detto” della fanciullezza che attraversa le nostre famiglie con il profumo del futuro, di cui avranno fatto parte anche loro, i libri, anzi quei titoli, quegli autori, di cui anche noi talvolta immaginiamo la figura, come fanno i bambini:
“Chissà che faccia ha questo scrittore e dove abita e dove ha preso spunto per questa storia e perché ha scritto proprio questa cosa, forse sarà capitata a lui…e dove preferisce scrivere? userà il computer?… ma avrà un cane? o forse preferirà i gattini…e chissà se tiene al milan e magari gioca a calcetto come me…forse anche a lui piacciono i Blue , no, forse gli piacciono i Beatles e Bob Dylan come al mio papà…magari a scuola anche lui aveva qualche problema con la matematica … forse anche lui va matto per la storia…e se non sapesse disegnare i cavalli come so fare io…potrei insegnarglielo, se lo conoscessi! ”
Insomma, dietro ad ogni libro, ad ogni personaggio, alla fine c’è un grande che ha pensato a me, lettore, che io immagino autorevole, ma simpaticissimo, non serioso, saccente o pedante, e ha voluto dirmi alcune cose, che in parte sono esplicite ed altre invece sono da comprendere. Certo così sarà un’ ulteriore occasione per i nostri bambini per procedere nella conoscenza e nei processi mentali, anche più complessi! Un esercizio, che, ci dispiace, ma la TV non ci assicura sempre con quella qualità e quei ritmi intellettivi!
Leggeteglielo e basta!
Se poi, arrivati alla fine della prima classe della scuola primaria, o anche più in là, vi chiedono “Mi leggi un libro?”, non azzardatevi a pontificare:
“Beh, adesso sai leggere da solo, mi stupisco che tu mi chieda una cosa simile ecc…fai da te!”
Leggeteglielo e basta, dategli questa consolazione, fino a quando vi proporrà:
“Beh, adesso leggo per conto mio, grazie!” perché la sua domanda era un’altra: stai con me, accompagnami, perché ho un desiderio, aiutami a capire perché so che devo imparare a camminare da solo!
E se per caso, crescendo un po’, smettesse di leggere (…e pensare che leggeva tanto da piccolo!) lasciategli tempo, rispettate questa fase, quasi sempre normale, stategli vicino (non troppo!), ascoltatelo con molta attenzione, interessatevi a lui, stringete vostro figlio in un abbraccio qualche volta. Forse non ha più l’età per chiedervi: mi leggi una storia?


Arrivederci a presto e BUONA LETTURA!









2 commenti:

  1. Da bibliotecario, incallito lettore e promotore di Natiperleggere, non posso che concordare! E' prima di tutto una esperienza di rapporto personale che crea molta intimità, quella della lettura, anche collettiva. Quante volte ho dovuto convincere qualche genitore a leggere al proprio bambino, senza preoccuparsi di essere un "attore"!

    RispondiElimina
  2. Grazie Angelo! Credo proprio che ci sia bisogno di tornare ad una spontaneità che l'"ipertecnologizzazione" di oggi ha sacrificato sull'altare della "specializzazione" e della ottimizzazione di tutto, anche del rapporto con i propri figli... che hanno bisogno di autenticità e semplicità. Grazie a tutti coloro che affiancando i genitori e gli insegnanti ed educatori indicano loro la strada giusta e spesso li loberano dai qualche piccolo tabù!
    Annamaria

    RispondiElimina