Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 7 dicembre 2017

Giovannino Guareschi: Santa Lucia in una favola di grande intensità.


La ripropongo perchè ha un sapore che non va perduto!

FAVOLA DI SANTA LUCIA

di Giovannino Guareschi (1908-1968)

Cesarino si alzò e, prima ancora di lavarsi, prese il lapis blu e cancellò sul calendario un altro giorno. Ne rimanevano ancora tre che poi erano due in quanto il terzo era quello famoso. Mentre si lavava con l’acqua gelata, Cesarino d’improvviso ebbe un pensiero: “E la crusca?” Era una cosa importante. ma risultava anche logico che non ci avesse pensato perché fino all’anno prima, tutto si era svolto laggiù, al paese dove per trovare della crusca, bastava allungare una mano. Gli venne in mente il pane fatto in casa, e il profumo che usciva dal forno. Risentì il cigolio della gramola e pensò a sua madre. Uscì in fretta e passando dalla portineria, si fermò per consegnare la chiave alla portinaia: suo padre era andato via alle quattro perché, in quei giorni, c’era un sacco di lavoro per chi aveva un camion.
La strada era piena di gente che aveva una premura maledetta e la nebbia di quella fradicia mattina di dicembre era traditrice perché macchine e ciclisti saltavano fuori d’improvviso da ogni parte e bisognava stare attenti. Non poté pensare molto alla faccenda della crusca, ma quando fu a scuola, riprese a pensarci. Aveva dimenticato l’asino e adesso erano guai. Bisognava mettere sul davanzale, vicino alla scarpa, anche il sacchetto pieno di crusca per l’asino che portava le ceste dei regali. A non mettere la crusca, Santa Lucia si sarebbe offesa certamente.

Cesarino, quando alle dodici e mezzo lo lasciarono libero, corse subito alla panetteria e domandò un po’ di crusca. Ma di crusca non ne avevano. Ed era anche logico perché, in una città come Milano, a cosa potrebbe servire la crusca? Provò da un altro panettiere, poi da un terzo e, alla fine, perdette la speranza.
Arrivato a casa, trovò la chiave ancora in portineria: suo padre non era ancora arrivato e Cesarino mangiò da solo nella cucina fredda e in disordine. Il padre tornò la sera, ma non salì neppure in casa: lo chiamò dal cortile e assieme andarono alla trattoria dell’angolo.
La minestra calda diede a Cesarino tanta gioia da fargli dimenticare tutte le sue preoccupazioni ma, quando ebbe finito di mangiare, le preoccupazioni ritornarono a galla. Cesarino aveva una soggezione tremenda di suo padre che era un uomo cupo e di poche parole, quindi fece una fatica matta a entrare in argomento. Alla fine gli disse: — Ci vorrebbe un po’ di crusca. —

Uscito da scuola Cesarino abbandonò le sue ricerche. Aveva perso un sacco di tempo e si trovava a mani vuote, senza neppure la crusca per l’asino. Pensò allora che se, invece di crusca, avesse riempito un sacchetto di crostini di pane, la cosa avrebbe funzionato ugualmente. Col pane vecchio trovato in casa, riuscì a combinare poco o niente. Aggiunse mezzo il suo della colazione di mezzogiorno e, siccome il pane era fresco e molliccio, lo tagliò a pezzetti e lo fece abbrustolire sul gas.
La sera, il padre rincasò tardi: aveva portato un fagottino di roba e mangiarono in cucina, senza parlare.Prima di addormentarsi, Cesarino ci mise parecchio tempo. Comunque il fatto del sacchettino pieno di crostini gli dava una relativa tranquillità.
Alle sei, quando suo padre se ne fu andato, Cesarino saltò giù dal letto. Ormai non c’era più niente da cancellare sul calendario e gli parve che la notte dovesse arrivare fra pochi minuti anche se si trattava di parecchie ore. Alle sette e mezzo uscì di casa e incominciò a camminare in fretta e camminò fino a quando non si trovò fuori dalla città, al margine di una grande strada piena di autocarri che andavano e venivano.
Gli era venuta una fame tremenda e non poté resistere: mangiò due o tre crostini dell’asino:
"Capirà...", pensò.
Riprese il cammino e continuò a camminare altre due ore. Poi il cuore gli diede un tuffo perché, fermo a far nafta a un distributore, vide un camion che portava sulla targa due lettere che Cesarino conosceva bene. E il muso del camion era rivolto anche per il verso giusto. Quando il camionista fu risalito e stava per chiudere la portiera, Cesarino si fece avanti. Il camionista lo lasciò salire e, due ore e mezzo dopo lo scaricò al Crocile. Qui bisognava prendere la strada della Bassa, altri trenta chilometri, ma Cesarino doveva arrivare. Prese a camminare ma, fatto un chilometro, dovette mangiare altri due crostini dell’asino. Quando Dio volle, passò un carro trascinato da un trattore e Cesarino saltò su. Il tran-tran del carro gli faceva venire un sonno maledetto; ma Cesarino resistette e non mollò: conosceva la strada, adesso e, al bivio del Pontaccio, saltò giù perché il carro aveva preso la strada di destra mentre a Cesarino serviva la strada di sinistra. A un certo punto, il ragazzino lasciò la strada e prese una carrareccia: il buio incominciava a diventare spesso, ma Cesarino ci sarebbe arrivato a occhi chiusi nel posto dove aveva in mente di andare. E così, si trovò ad un tratto davanti ad una casa buia e silenziosa e, più che vederla, l’indovinò.
Era la vecchia casa dove, fino a sei mesi prima, Cesarino aveva abitato coi suoi. Suo padre aveva sempre sognato di abbandonare il paese e così, mortagli la donna, aveva caricato un po’ di roba e il ragazzino sul camion, ed era andato a Milano dove aveva già dei parenti che lavoravano nei trasporti.
E la casa era rimasta lì, deserta e abbandonata.
Cesarino cavò di tasca la grossa chiave e, dopo aver lavorato un bel pezzo perché la serratura era piena di ruggine, si trovò nell’andito basso e buio.
Infilò la porta della cucina. Sentì l’odore del camino. Passò la mano sull’asse del camino, trovò un mozzicone di candela e un mazzetto di fiammiferi.
Quel po’ di luce gli fece sembrare ancora più deserta e abbandonata la vecchia casa ed ebbe paura. Poi pensò a Santa Lucia e gli venne l’idea che di sicuro, da qualche parte ci doveva essere della crusca.
Se trovava un po’ di crusca, avrebbe potuto mangiare i crostini del sacchetto. Ma la credenza era vuota e, anche negli altri posti, non c’erano che polvere e ragnatele.
Mangiò ancora un po’ di crostini dell’asino. Poi sentì suonare al campanile una quantità enorme di ore e gli venne l’orgasmo.
Per l’amor di Dio che Santa Lucia non lo trovasse sveglio! Si tolse la scarpa destra, la ripulì e, aperte le ante della finestra di cucina, la mise sul davanzale, come aveva sempre fatto e vicino depose il sacchetto dei crostini. Poi chiuse le imposte a vetri e salì su nella sua stanza, camminando con una scarpa sì e una no. I vecchi letti tarlati c’erano ancora, ma senza materassi. Nella camera della nonna il letto aveva il pagliericcio e Cesarino si buttò lì sopra. Non avrebbe voluto spegnere la candela, ma l’idea che la luce disturbasse Santa Lucia lo convinse a rimanere al buio. Non fece neppure a tempo ad aver paura perché la stanchezza lo sprofondò a capofitto nel sonno.
* * *
All’una di notte una motocicletta si fermò nella strada, davanti alla casa solitaria.
Scese un uomo intabarrato che traversò l’aia e, arrivato davanti alla porta, accese una torcia elettrica. Il cerchio di luce vagò sulla facciata e si fermò sulla finestra con gli antoni spalancati e con la scarpa e il sacchetto sul davanzale. L’uomo intabarrato rimase lì un bel pezzo a guardare quella scarpa. Poi ritornò sulla strada e, messa da parte la motocicletta, si incamminò verso il paese addormentato. Fu quella la notte che a Cibelli rimase impressa come la più strampalata della sua placida vita di bottegaio. Cibelli fu svegliato infatti all’una e mezzo da qualcuno che stava sulla strada e, affacciatosi, riconobbe chi lo chiamava e scese domandandosi che accidente volesse a quell’ora. E quando ebbe saputo quello che voleva esclamò:
— Carletto. l’aria di Milano ti ha fatto diventare matto?
* * *
Cesarino si svegliò di soprassalto alle nove del mattino e subito si cavà fuori dal pagliericcio dentro il quale s’era avvoltolato e corse giù in cucina a spalancare la finestra.
La scarpa era zeppa di fagottini e altri fagottini erano sul davanzale, vicino alla scarpa.
Cesarino portò tutto sulla tavola e già si apprestava a sciogliere le funicelle dei pacchetti, quando sentì arrivare nell’aia una motocicletta. Poco dopo, compariva sulla porta della cucina suo padre.
— Tutta la notte che ti cerco! — gridò l’uomo cavandosi fuori dal tabarro. — Da Milano in moto son venuto qui!
Cesarino lo guardò a bocca aperta.
— Quando siamo a casa regoliamo i conti, — urlò con voce tremenda il padre. — E se fai ancora una cosa così, ti ammazzo!
Cesarino scosse il capo:
— Non lo faccio più, — balbettò. — Ormai Santa Lucia lo sa che sono a Milano... Le ho messo un bigliettino dentro la scarpa, e il bigliettino lo ha preso...
Era una bella giornata di dicembre con un sole limpido e splendente: il padre, con un urlaccio uscì dalla cucina e tornò portando una gran bracciata di legna che buttò sul fuoco.
La fiamma divampò nel camino:
Scàldati. assassino! — urlò l’uomo agguantando Cesarino per una spalla e ficcandolo su una sedia, davanti al fuoco.
Poi uscì e tornò con due scodelle di latte bollente e una micca di pane fresco.
Mangia! — gridò l’uomo mettendogli fra le mani pane e scodella. — E lascia stare quelle stupidaggini! E rimettiti la scarpa!
Cesarino era in una confusione spaventosa per via del pane, del latte, dei fagottini aperti. di quelli ancora da aprire. E poi la fiamma gli imbambolava gli occhi. Intanto il padre mangiava cupo e accigliato a occhi bassi.
Poi non poté più resistere e si volse un momentino, e lei era lì, dietro di lui, e gli sussurrava:
— Da che ci siamo conosciuti questo è il primo regalo che mi fai. Carletto. Ma è un gran regalo... Non me lo guastare, Carletto, il mio ragazzo. Lascialo così...
Il padre ebbe un ruggito e, piantati due occhi feroci in faccia a Cesarino, urlò:
— E così, per colpa tua, io ho perso una giornata!
Invece non l’aveva persa per niente. E lo sapeva. ma non voleva confessarselo.

pubblicato da Annamaria Gatti



mercoledì 22 novembre 2017

Aceti - Cagliani: Viaggio nell’affettivita’ e nella sessualità per bambine e bambini dai 4 ai 7 anni e dagli 8 agli 11




 Risultati immagini

                                Ezio Aceti 

Stefania Cagliani
AD AMARE CI SI EDUCA
Con guida per genitori ed educatori
CITTA’ NUOVA
2017

Recensione di Annamaria Gatti

Di cosa si tratta?
Questa è una nuova proposta dell’Editrice Città Nuova, già attenta al mondo educativo, preparata da autori di  chiara fama, apprezzati da genitori ed educatori, su tutto il territorio nazionale e presenti capillarmente nei media che si interfacciano con famiglie e agenzie educative.
A loro e ai loro bambini si rivolge questa ultima realizzazione editoriale, suddivisa in due volumi, accompagnati dalle rispettive guide per gli adulti.


Con rigore e sensibilità, Aceti e Cagliani affrontano a largo raggio il mondo emotivo di un bambino e una bambina che crescono e,  attraverso i morbidi disegni  di Manuela Beretta, li accompagnano alla scoperta dell’universo proprio del corpo, dei sentimenti e quindi della sfera affettiva e sessuale, attraverso la lente dell’ unicità e dell’ interdipendenza fra questi mondi che non si possono separare, anzi, ciascuno collabora a valorizzare l’altro in un bellissimo gioco tanto misterioso, quanto geniale, del Creatore.

Allora nulla fa da sé, nulla cresce o cambia indipendentemente dalle altre sfere, tutto collabora a rendere il dono della vita una meraviglia che vale la pensa conoscere e vivere.

E la novità per alcuni sarà collegata alla scoperta che affettività e sessualità non sono evoluzioni personali e intime, ma esperienze di relazione che si esprimono come peculiarità di dono: nulla evolve per caso, tutto attorno a noi partecipa alla bellezza di essere maschi o femmine, delle emozioni e dei sentimenti, delle sensazioni.

Magistrale il percorso che introduce alle differenze e alle somiglianze fisiche ed emotive, ai doni di ciascuno, attraverso un viaggio che si serve, come i viaggi in genere, dei paesaggi.
“MA IL VIAGGIO RACCONTATO 
IN QUESTO LIBRO
È DIVERSO RISPETTO A TUTTI  GLI A LTRI VIAGGI
CHE PUOI AVER FATTO
IN QUESTO LIBRO FAREMO INSIEME
 UN VIAGGIO BELLISSIMO,
IL PIÙ BELLO DI TUTTI,
PERCHE’ PARLA DI TE,
DI ME,
DI NOI,
DELLE FEMMINE, DEI MASCHI,
DELLE DONNE, DEGLI UOMINI:
E’ IL VIAGGIO DENTRO IL PIANETA
BAMBINA E BAMBINO,
DONNA E UOMO.” 
da “Ad amare ci si educa” 4-8 anni.

In questo contesto i paesaggi  sono, oltre al corpo , alle emozioni e ai sentimenti, anche il diventare donne e uomini, capaci di donare la vita, attraverso l’incontro, l’amicizia, l’innamoramento,  il concepimento e il parto.
I due testi sprizzano letteralmente gioia e grande concretezza. Facile per i bambini immedesimarsi, farsi le domande giuste e soprattutto trovare le risposte più vere, un sussidio anche  per i genitori e gli educatori (allegata UNA GUIDA SEMPLICE E INTENSA), che non rischiano di perdere… la bussola!

La bussola è proprio uno degli strumenti vincenti in questo cammino con i bambini: giusto per rimettere un po’ di ordine in un contesto sociale dove pare la bussola, del buon senso e dei valori forti e vincenti, sia impazzita a scapito della serenità nella crescita e nei fasci di luce che i bambini chiedono, a gran voce, a rischiarare la vita. Segnali che è necessario VEDERE, riconoscere e tenere in considerazione per dare risposte.

E infatti…
Ecco affrontare nel secondo volume, con disinvoltura professionale e passione educativa, i temi urgenti di conoscere i cambiamenti fisici ed emotivi, i trascinanti sentimenti di chi cresce, le scelte complesse da fare, il lessico e la reale consistenza delle sollecitazioni sul tema. Il glossario sarà utile anche ai genitori con la definizione accurata e pregnante di termini a cui occorre dare un contorno corretto: dall’ omosessualità all’ aborto, dalla pedofilia alla pornografia.

Dicevo della gioia… ed è così che conclude anche il secondo volume, destinato ai bambini dagli otto agli undici anni!
Se cercherai di viverla fino in fondo, facendo in modo che tutte le parti della tua persona siano coinvolte,
e soprattutto orientando la tua volontà
verso il positivo e il dono di te,
siamo sicuri che troverai la GIOIA.
PERCHE’ E’ LA GIOIA LO SCOPO DELLA NOSTRA  VITA,
DELLA STORIA DI CIASCUNO DI NOI.
E LA GIOIA ARRIVA!”
da “Ad amare ci si educa” 8-11 anni.

Allora… buon cammino davvero con uno strumento da non perdere e di cui ringraziamo gli autori e l’editrice che ci mettono a disposizione un blog interattivo
www.adamarecisieduca.it

pubblicato da Annamaria Gatti
 gatti54@yahoo.it




mercoledì 8 novembre 2017

Ancora ragazzi adolescenti: un libro fortunato! Angeli e diavoli si contendono i nostri figli

Copertina del libro Codamozza e il professore

CODAMOZZA E IL PROFESSORE

               Corso per diavoli e angeli custodi
...ed è già stata pubblicata anche la seconda parte...

scritto da Tommaso Danovaro
Illustrato da Leo Ortolani
Effatà Editrice

Recensione di Annamaria Gatti.

Codamozza è un diavoletto apprendista, studente in stage presso alcuni  giovani soggetti per nulla facili.
Il professore di Tentazioni  lo istruisce e lo invia in tirocinio nella vita di adolescenti  con risultati sconfortanti a causa della presenza di intuizioni e normalissime forze buone, dirette da “Quellolà”.
Il Creatore infatti lascia molta libertà di azione agli uomini, ma ha un difetto:  “tiene sempre la porta aperta” e tutti  sempre possono rialzarsi, ritornare, ritrovare la fiducia in se stessi, negli altri e in “Quellolà” appunto, Dio.
A fare da sfondo i 10 Comandamenti, su cui si intrecciano le varie esperienze, degne di un manuale per educatori. 

Nelle pagine di questo libretto ci si imbatte nelle lettere che Codamozza scrive al suo professore, ma anche quelle di Luca, l’angelo apprendista, al suo docente di Beatitudini. Piccole perle di saggezza e sapienza, fruibilissime dai ragazzi e fonti di viaggi intriganti nei meandri della coscienza, che richiamano fortemente il famoso e indimenticabile “Le lettere di Berlicche” di Clives Staples Lewis, Londra 1942, che non si può non conoscere, pena la perdita di un capolavoro di questo narratore e saggista, docente ad Oxford.

Tommaso Danovaro fa una felice operazione, intelligente e generosamente scaltra per avvicinare i ragazzi e si immerge, lui parroco genovese, nella vita di tutti i giorni, dove i comandamenti possono diventare strumento di serenità. 

E affronta i drammi attuali: 
  • come scoprire di essere concentrati su se stessi e soffrire, 
  • come prendersela con Dio per le delusioni e sprofondare,  
  • come rifutare la propria famiglia e andare alla deriva senza accorgersene, 
  • vivere la morte come liberazione e morire davvero nell’anima,
  • vivere il rispetto del proprio corpo come un impedimento, 
  • fare i conti con la disonestà, il bullismo o un’omosessualità vissuta come colpa, 

              salvo poi scoprire una via di salvezza da tutto questo, perché la testimonianza di qualcuno 
ci ripesca e ci riporta 
nel nostro raggio di luce su questa terra.


Insomma, un manuale di speranza e di infinita  tenerezza per  i nostri ragazzi. Una preziosa fonte di dialogo con le loro debolezze, i dubbi e la meraviglia che sono.

giovedì 26 ottobre 2017

Conseguenze gravi dell'uso di droghe NPS nei giovanissimi e ignoranza

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Perchè ignorare che le droghe di nuova generazione (NPS, NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE), sono accessibili e "di moda", salvo non sapere cosa provochino?

Perchè i ragazzi non sanno o non vogliono o possono sapere a cosa vanno incontro quando assumono queste e le altre droghe?

Perchè gli adulti, genitori soprattutto o comunque educatori, sottovalutano il problema e non intercettano i bisogni dei ragazzi che ricorrono a queste intriganti,  derive?

Perchè non basterà la denuncia di 40000 ricoveri o accessi al pronto soccorso per effetti devastanti dell'uso di queste sostanze nel giovani dai 15 ai 24 anni, con conseguenze psicofisiche non recuperabili nel tempo? ("Carta dei servizi dei pazienti nelle condizioni cliniche di comorbilità tra disturbi mentali e disturbi da uso di sostanze e addiction" simposio del 24 ottobre 2017 della SIP, SINPIA, FEDERSED)

Perchè non siamo sufficientemente propositivi nel mondo della sanità e della scuola e della famiglia per stornare questo effetto drammatico che compromette il futuro della nostra società, con molti altri buchi neri?

Perchè non viene favorita dai vari livelli amministrativi  la massima cura di tutte le realtà dedicate all'infanzia e all'adolescenza, compreso il supporto alle figure genitoriali?

Al lavoro dunque! Ed è emergenza alleanza educativa..


pubblicato da Annamaria Gatti
foto da vivariumpsicologia.org

giovedì 19 ottobre 2017

Favola. Anche la paura aveva bisogno di storie raccontate da un papà.

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COME MATTEO SUPERO' LA PAURA

di Annamaria Gatti
fonte: Città Nuova,  Ottobre 2017

Non c'era che un filo di luce a rischiarare il corridoio, però Matteo sapeva bene dove voleva dirigere i suoi passi incerti: papa' stava lavorando al computer sul tavolo del soggiorno.
Ma ecco che lo spiraglio di luce si fece debole e il buio cominciava a fargli paura.
Cos'era quella macchia buia? 
Un animale feroce o un mostro, pronto ad assalirlo? 
Matteo ascoltò un pochino  il cuore che voleva andarsene a spasso: forse quel battito voleva tornare indietro, nell'azzurro del lettino nuovo!
“No, andiamo avanti, siamo esploratori!” si disse sussurrando il bambino coraggioso.
Ma le cose non erano proprio così chiare: avete  mai provato a camminare al buio? Lo stomaco si stringe e viene anche voglia di fare pipi', proprio quando non puoi provvedere al caso!
Comunque sia,  i piedini  ripresero il cammino, seguendo le manine che saggiavano i muri dello stretto corridoio. In fondo, là nella stanza, il papà continuava a tamburellare sulla tastiera.
Scivolando piano piano manine, piedini e compagnia arrivarono alla porta, finalmente!
Spalancata di slancio, Matteo fece un respirone forte e papà si voltò di scatto: “Piccolino, sei qui?”
E dove vuoi che sia? Pensò il “piccolino”, non mi vedi?
“Che ti succede, piccolino?”
“Niente, quasi.”
E a Matteo scappò il più bel sorriso dal suo ultimo compleanno.
Papa' fece qualche manovra affrettata e “voilà”! chiuse l'aggeggio informatico di colpo. Si alzò ed esclamò:
“Per un sorriso così, vale la pena chiudere con il lavoro! Che ne dici di una storia di paura e di avventura sul tuo tappeto magico?”
“Anch'io devo raccontarti una storia tremenda, ma prima portami a fare  pipì, papino!”

E la paura sorrise e si rannicchiò sul tappeto perché, anche lei, aveva bisogno di storie raccontate da un papà.

Foto da marieclaire.it

domenica 15 ottobre 2017

Un libro: In viaggio. Superare le difficoltà fa conoscere e fa crescere.


In viaggio
IN VIAGGIO
EDITORE: EDT
COLLANA GIRALANGOLO

recensione di Annamaria Gatti


In Viaggio, edito in Belgio e Paesi Bassi nel 2015, viene proposto ora in Italia con la traduzione di   Francesca Degani per EDT. 
Un titolo che ritengo forse un po’ scontato per un albo davvero interessante.

Un porcospino e un ranocchio intraprendono un viaggio divertente e a sorpresa. Ma il libro è di una ricchezza inaspettata: in sintesi, fa volare la mente e il cuore, parla ai bambini, ma non solo,  li esorta a raccontarsi, per giungere magari alla consapevolezza  che anche la vita è un viaggio. A noi percorrerla con curiosità e voglia di mettersi in gioco senza fermarsi, con leggerezza.
Porcospino invita l’amico ad un viaggio senza meta, un viaggio che è bellezza per quel che è. 

Non si fermano mai, vanno alla scoperta felice di territori, situazioni, colori e panorami, albe e tramonti, così ben interpretati, in stile un po’ naif, dall’illustratore Guido Van Genechten, autore conosciuto per le numerose  pubblicazioni per i più piccoli.
Paura e dubbi si superano se il viaggio lo si intraprende in compagnia, se si decide di lasciarsi alle spalle la solitudine e si risponde all’invito che la vita ci fa attraverso gli accadimenti e le persone.  
E’ quel che fa Ranocchio.

Il percorso porterà buoni frutti se facciamo i conti con la fragilità di ciascuno e la accogliamo e se superiamo i timori e i dubbi, con fiducia negli altri e in noi stessi.
Allora anche le buie gallerie, che spaventano così intensamente  Ranocchio, vedono la luce e dopo la tempesta assaporano, in cima alla vetta, non solo l’aria profumata che segue la pioggia, ma anche l’arcobaleno che concilia paure e sogni, il male e il bene.

Torneranno i due amici al loro villaggio?
Sì, ma molto cambiati, perché superare le difficoltà e conoscere fa crescere e insegna. Anche Ranocchio per esempio ha imparato a guidare: è lui a riportare tutti e due a casa e  non è più quello di prima, ma arriva a casa rinnovato e  soprattutto capace di pensarsi continuamente  in viaggio, in  ricerca di nuovi volti e profumi e sfumature.
“”Sono in viaggio!”
“Sempre” disse Porcospino. “Lo sei sempre.”

Anche noi siamo sempre in viaggio!
Buon viaggio a tutti allora, in compagnia.

Per bambini dai 3 ai … 99 anni!

giovedì 5 ottobre 2017

Don Mazzi senza se e senza ma sugli adolescenti. SPINOCCHIO come sballo, sbando, spinello...

SPINOCCHIO
di Don Mazzi
Exodus
Recensione di Annamaria Gatti

Quanti adolescenti ci interrogano e ci scuotono. Nella vita quotidiana e nel mondo dell’informazione. 

Don Mazzi, senza se e senza ma, come sempre per chi vive nella trincea del mondo educativo di confine, incontra genitori ed educatori che con gli adolescenti   trafficano ogni giorno talenti, pazienza, entusiasmi e tragedie, per presentare il suo ultimo libro.

Ed ecco Spinocchio (http://www.vita.it/it/article/2017/04/18/don-mazzi-spinocchio-ladolescenza-vista-alla-rovescia/143080/) che viviseziona in poche battute chiare e lapidarie, per poi addentrarsi in episodi di vita vissuta,   che scomodano ed emozionano tutta la platea, in una primaverile piazza veneta bellissima  e luminosa.

E’ un ritorno il suo in terra veneta, lui veneto e cittadino del mondo, soprattutto abitante del mondo dei giovani in sofferenza acuta, per la maldestra capacità degli adulti di quest’epoca di compiere la loro estrema testimonianza di vita vera, di sacrificio e di coraggio. 

Il titolo? Spinocchio, come sballo, sbando, come spinello…  ma attenzione! 

Don Mazzi consiglia di vedere l’adolescenza proprio all’incontrario, ecco la motivazione della  S  davanti alla parola Pinocchio, vedere nelle vicende del burattino all’incontrario, la metafora dell’adolescente.  

“Sono belli i nostri giovani” esordisce “ tirano fuori il meglio di sé, se glielo chiedi, se stai con loro,  se li ami davvero”. L’adolescenza è il periodo più importante dopo i primi anni di vita e non vanno lasciati soli e alla sbando. E il sacerdote di trincea usa guardando dritto negli occhi i genitori presenti, quattro immagini forti per descrivere gli adolescenti: Il torrente, il puledro, l’aquilone e l’automobile.

La ragazza, il ragazzo tra i 14/17 anni è un torrente in piena. L’auto “panda” tranquilla di ieri, oggi si è trasformata in una “ferrari” di grande potenzialità, che neppure il giovane o la giovane sanno gestire e riconoscere, la loro persona è altro da ieri, ed esplode in tutta la sua capacità di vivere, progettare, spendersi…  

Servono due  argini forti, genitori  e quindi anche padri di tempra e di cuore per questi ragazze e ragazzi che  sono anche puledri, con molta vivacità da scaricare bene, impossibile tenerli al guinzaglio, irresponsabile lasciarli andare senza i supporti indispensabili, come si fa con gli aquiloni, che vanno e viaggiano, ma che sono ancorati a valori, esperienze di vita buona, porti dove ancorare  e nutrirsi di ascolto e testimonianza,  per riprendere il viaggio.

“Aiutaci ad arrivare prima, prima che la vita dei nostri ragazzi si spezzi” recita la pagina on line di  Exodus. 
E in Spinocchio propone tre percorsi o “avventure” educative, capaci di avvincere i ragazzi, per prevenire appunto!  E prevenire è meglio che curare! Un libro da scoprire.

Annamaria Gatti