Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

venerdì 7 aprile 2017

Curare con l'educazione. Famiglia e scuola si riprendano i ruoli educativi.

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Mi piace l'approccio di Daniele Novara oggi sul quotidiano Avvenire, che motiva il  convegno milanese di domani "Curare con l'educazione. Come evitare l'eccesso di medicalizzazione psichiatrica dei bambini e dei ragazzi" organizzato dal CPP, Centro psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti.

L'Istat segnala che nella scuola sono:
  • raddoppiate le certificazioni di disabilità, legge 104
  • quadruplicati i DSA legge 170/2010
  • aumentati i BES bisogni educativi speciali.
Un bambino su 4 in ogni classe è portatore di una diagnosi.
Gli screening nelle scuole poi facilitano la prassi di invio allo specialista, che può giungere alla certificazione (anche gli specialisti devono essere preparati a non medicalizzare?).

Io sono una psicologa e una psicopedagogista che ha curato per molti anni progetti di prevenzione del disagio nella scuola. 
Abbiamo per decenni lavorato perchè venissero riconosciuti i bisogni del bambini e del ragazzo, anche con screening e approccio alle difficoltà di apprendimento, socioaffettive e di inclusione.
Le problematiche sono molte e avrebbero bisogno di essere approfondite: intanto diciamo che  la scuola ha bisogno di risorse pedagogiche e psicologiche che accompagnino gli insegnanti, non certo alla medicalizzazione, ma senz'altro a ritrovare la forza del loro intervento educativo.
Se negli anni molti invii sono stati dettati da volontà di capire come aiutare i bambini in una società, come afferma Novara, sempre più complessa e "innaturale" per la crescita serena psicoaffettiva dei bambini stessi,  oggi l'invito a riprendere educare con professionalità e coerenza educativa mi pare vincente. Gli strumenti e le metodologie ci sono e sono efficaci. La diagnosi è l'ultima spiaggia, ma anche uno strumento importante, da usare con molta attenzione, creando una vera alleanza educativa con la famiglia.
Riconosco inoltre l'importanza della preoccupazione espressa dal pedagogista: troppe "famiglie emotive, nervose, con scarsissima coesione educativa fra i genitori stessi"... 
Malattia dell'educazione, è vero! 
Allora aiutiamo anche  i genitori a ritrovare le forze buone in loro stessi, "rimuovere le proprie carenze educative, ripristinando i basilari minimi", la fiducia che i bambini hanno i loro tempi, senza confondere la loro immaturità con la patologia, e occorre seguirli con infinita pazienza e con coraggio educativo e con un progetto in testa e nel cuore, senza rinunciare ai propri ruoli.
pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto dreamstimer



sabato 25 marzo 2017

I segnali dei ragazzi: torturatori bambini

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Da anni il bambino, poi ragazzo, subiva le angherie e le torture dei coetanei.
Non riusciamo neppure a pensare a cosa sia stata la vita di questo ragazzo. Gridiamo all'orrore come se fosse nostro figlio o nipote o studente.
Ora immagino per lui, e i suoi genitori, un percorso faticoso di ripresa della propria umanità ferita.
E gli altri?  Qualche scusante per questi "poco più che bambini" aggressori, senza la sensibilità umana che ci contraddistingue dall'istinto? 
Ci fanno la stessa pena,  sgomenti li pensiamo adulti e non riusciamo a staccare la mente dalla parola: prevenire.

Come si previene, cari genitori?

Educando, condividendo, accompagnando da vicino, scegliendo, dando strumenti protettivi.
Ce lo ricorda oggi su Avvenire  anche Don Praticiello. Lo fa ricordando Chiara Lubich e Don Bosco, due educatori per eccellenza.
E' la fatica che va permessa, non evitata ai figli, è l'educazione con... la testimonianza, che più dalle opere imparano che non dalle parole. E' il rispetto dei valori grandi, e la tenacia, il sacrificio e la rinuncia per raggiungere mete alte.
Non togliamo ai nostri figli la fatica di arrivare, non derubiamoli della gioia di farcela da soli, di impegnarsi, di combattere la buona battaglia.
Stiamo loro vicinissimi, diamo loro strumenti, ma già fin dalla nascita!!! Non aspettiamo quando è troppo tardi, non presentiamo la vita come una facile discesa. Non lo sarà mai! Indichiamo loro il cielo e vette alte e pure. Là devono fissare lo sguardo, là sognare un futuro buono e grande.
Non difendiamoli quando non lo meritano, diciamo la verità o avremo ingannato loro, noi stessi, l'uomo e di questo ci chiederanno il conto. 
E sarà oneroso e drammatico.
Ma poi stiamo loro vicini e accompagnamoli.
Questi giovanissimi hanno ora una vita da recuperare e non sarà facile.

(vedi anche i post:  Autonomia, Fortezza, I segnali dei bambini, Professione genitore,  Adolescenza)

pubblicato da Annamaria Gatti
foto; Scirocco News

venerdì 3 marzo 2017

Blog Infanzia: 200.000 e oltre visualizzazioni. I dati.

Immagine correlata


Un blog è come un alunno serio, anzichenò, pronto a fare il suo dovere comunicativo e a restituire dati e informazioni a chi lo cura.
Cura, appunto! 
Significa interesse per la qualità di ciò che si pubblica, rispetto per chi ci visita, che non è utente, ma amico, collaboratore...

E' stato fin qui un cammino interessante, che ho condiviso con Maddalena Triggiano finchè ha avuto il tempo di farlo, poi impegni professionali intensi le hanno impedito di proseguire. La ringrazio per i contributi e il dialogo.

Ringrazio la bella redazione di cittanuova.on line per l'accoglienza e la consulenza.

Ringrazio tutti coloro che hanno visitato anche con messaggi, contatti e suggerimenti questo luogo per l'infanzia, ma non solo, piazza anche per i genitori,  i nonni e gli educatori.
Molti ci seguono con costanza, visti i dati, in crescita rispetto il calo del 2015, e questo mi permette di confrontarmi spesso sulle tematiche proposte.


Tra poco riprenderemo i post con un contributo di taglio psicologico su alcune  criticità educative dei bambini: saper leggere i segnali dei bambini. 
Allora... a presto!

Desidero condividere con voi amici qualche dato:

200.500 visualizzazioni ad ora
230        visualizzazioni di media al giorno
6300      visualizzazioni nell'ultimo mese



"Perchè questo libro? Dall'altra parte del mondo Storia di Vera e Trysa
il post più visualizzato nel mese

"Come crescere un bambino felice...": 
  il post più visualizzato dal 2010 

"Maria una di noi..." 
 il 2° post più visualizzato dal 2010 

massime  URL di riferimento:                       www.google.it e www.cittanuova.it


 Voci di riferimento : 
autostima, ascolto attivo, essere padre, racconto per la mamma, Gesù bambino come me, compleanno

Paese di utenza - dati dal 2010 - in ordine di frequenza:
Italia
Stati Uniti
Russia
Germania
Francia 
Ucraina 
Svizzera
Regno Unito
Spagna 
Cina
Irlanda 
Romania
Brasile
Emirati Arabi

Sono graditi riscontri, suggerimenti, CONTRIBUTI, e condivisioni,
Grazie e buon cammino a tutti.

                                                                           Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto: www. famigliacristiana,it

              

martedì 28 febbraio 2017

Accanto alla sofferenza di chi vorrebbe scegliere di morire, incantati dalla voglia di vivere.

Scoperto in facebook e volentieri condivido con voi: 

DISABILITÀ. E LA NOSTRA? 
MARCO MI HA RESA UN PO' PIÙ ABILE

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta, bambino, erba e spazio all'aperto




In questi giorni ho letto con grande rispetto le parole di #DjFabo. Mi hanno colpito e ho provato a sentire mia la Sua sofferenza e la Sua vera voglia di Luce.
La sua è una storia così delicata e preziosa che non me la sento di "dire la mia" sulla sua scelta. Non sento di averne la facoltà.

MA VORREI DIRE QUALCOSA A NOI, uomini e donne all'apparenza capaci d'ogni cosa.
Cosa facciamo nella vita di ogni giorno per far sentire Amati chi, rispetto a noi, ha qualche difficoltà in più?

LA NOSTRA DISABILITÀ, spesso, È L'ASSENZA DI AMORE!
Oltre a scrivere, indignarsi o ricordare sui social, COSA FACCIAMO nella vita di tutti i giorni PER FAR SENTIRE AMATO chi ha una disabilità?
Come li guardiamo quando li incontriamo per strada? Come li salutiamo? Progettiamo assieme a loro? Creiamo con loro? O più semplicemente... rispettiamo il loro diritto al posto auto riservato?

A me l'ha insegnato MARCO, un ragazzo vicentino fenomenale: ho letto un libro che parla di lui, "Compagni di Viaggio", pubblicato dai suoi amici.
Lui era un fenomeno: bloccato su una sedia a rotelle, parlava solo attraverso un computer, ma raccontava di cose straordinarie.

È per questo che oggi il GUARDA-PENSIERO prende in prestito le parole di Marco Amato Bettiol, il mio Maestro: vorrei condividerle perché leggendole possiate anche voi assaporare la Sua profonda passione per la vita e la riconoscenza per chiunque la scorgesse nei suoi occhi scuri!

"Caro amico diario,
a volte mi chiedo che cosa porto agli altri oltre il mio essere diverso, so che la prima cosa che si vede è questo corpo senza tono, gli occhi che difficilmente incrociano e sostengono uno sguardo e mani che da sole poco riescono a fare.
A volte, fedele amico, si parla di me senza tenere conto della mia presenza, mi si parla senza tenere conto che ogni parola per me ha un peso e un valore.
In altre situazioni, occhi doloranti mi osservano e nulla cercano o vedono se non un povero essere che la vita ha castigato.
Invece in me, speciale pagina, c'è vita, in me scorre energia, ci sono pensieri, parole ed emozioni celate dall’impossibilità di parlare.
In me ci sono idee e temperamento, io ascolto e porto dentro delle chiare idee, ho opinioni su fatti e persone e preda di rabbia e ansia, a volte, è il mio cuore.
Caro diario, io non rido a crepapelle e lotto ogni giorno per far vedere che il mio corpo esternamente non sano, internamente è tutto vitale e ricco.
Molte persone in me vedono della vitalità, e allora io riesco a dare e a farmi conoscere.
La mia mente produce e oggi io posso comunicare tutto questo a te, mio cartaceo amico, riuscendo a dire che cosa penso, e ritrovando in me le stesse emozioni dei miei compagni.
Diversa è la mia vita, e difficile è spiegare quanto, ma sono sostenuto e amato da molte persone che in me vedono una persona vera, che può dare e trasmettere, che può imparare e perché no, anche insegnare.
Caro diario, io sono Marco, sono un ragazzo delle scuole medie e oggi ti ho raccontato di me cose che per molti sono scontate, per molti saranno banali, ma io le ho puntualizzate.
Io sono un ragazzo con interessi, mi piace il calcio e vera soddisfazione è guardare le partite di Alberto, il mio piccolo fratellino con piedi professionisti, sono amante dei libri e di storie avventurose e passeggiare è piacevole quando sono in buona giornata.
Osservo curioso ciò che mi sta attorno e ad occhi chiusi ascolto, quello che il mondo racconta.""

Che ne dite di perfezionare, allora, la nostra abilità d'Amare? Sai che gioia si prova allora nel contribuire al sorriso di chi incontriamo?

                                                                                             Cristina Guarda 
https://www.facebook.com/guarda.cristina/?fref=ts

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

martedì 21 febbraio 2017

Recensione Salviamo l'arcobaleno, Conati - Tedeschi testo scritto e musicato. Copione, spartiti e CD.

Salviamo l'arcobaleno [Conati-Tedeschi]



David Conati - G. Bruno Tedeschi
Paoline Editoriale Audiovisivi

Recensione di Annamaria Gatti

L’Editoriale Audiovisivi Paoline fornisce un nuovo  “prodotto”  che si inserisce nel filone delle proposte per fare di canzoni e storie un testo teatrale, ad uso delle realtà educative, ma non solo…
David Conati, musicista e narratore, con l’aiuto della composizione musicale di Giordano Bruno Tedeschi,  sfoga  ancora tutta la  verve creativa e la sensibilità educativa in questo nuovo copione, ambientato nel mondo animale, ma ricco di teneri rimandi alla realtà dei bambini.
Un  colibrì, preoccupato per la scomparsa dell’amato arcobaleno, cerca alleati che possano scongiurare la definitiva morte della fonte di tanto stupore nel cielo. Alcuni vorrebbero aiutarlo, ma non ne hanno il coraggio, altri  lo invitano a lasciar perdere,  che non conviene lottare per un ideale, altri ancora tenteranno di ingannarlo, ma il piccolo esserino riuscirà, dopo aver coinvolto veri amici e tutti i continenti,  nel suo intento di salvare i colori dell’arcobaleno, con una tenacia inversamente proporzionale alla sua dimensione.
Tanti i temi  forti presenti: valorizzazione dei piccoli, degli ideali che li fanno grandi, invito a lottare per raggiungere un sogno o per realizzare un progetto… collaborare e irrobustire l’amicizia per fuggire il qualunquismo  e l’opportunismo dilagante,  anche in questo mondo di animali, che rispecchia purtroppo la realtà umana.
E se il ritmo e il testo delle canzoni è come sempre molto curato nell’ esecuzione canora e strumentale, posso dire che mentre il mio nipotino preferisce la vivace canzone  “Dopo la pioggia” o la “Samba dei colori”, io consiglio il testo bellissimo di  “E’ tempo di partire”, per la serie : diamoci una mossa ragazzi! O  di “Grandi cose insieme” che chiude lo spettacolo:

Tutti insieme, nessuno escluso,
tutti insieme così si fa.
Se lo sforzo è condiviso
La fatica non peserà….

Se ciascuno dona un colore,
se ciascuno apre il suo cuore…

Efficaci le indicazioni di allestimento, variopinti i personaggi animali che sul palco si muovono e cantano  e creative le proposte per realizzare gli originali costumi e la coloratissima scenografia, a cura dell’artista  Elisa Cordioli (che condivide con Davide Conati ben quattro meravigliosi figli!).
Un’ esperienza da prendere seriamente in considerazione,  per la gioia degli occhi e del cuore. Noia sicuramente debellata nella scuola primaria e dell’infanzia!

http://www.davidconati.com/

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

domenica 19 febbraio 2017

Figli autonomi e sereni? 4. La strada è questa.

Tutto ciò che un bambino crea, sceglie, prepara, costruisce, conquista... viene a  far parte significativamente del suo patrimonio. E' materiale che può agevolmente  gestire, interagire, modificare, aggiornare...  
Un quarto passo di questo processo verso l'autonomia e la crescita dell'autostima personale viene suggellato dalla modalità di apprendimento, dalla nascita in poi.
                                  
4) Collaborazione  e gioia di imparare. 
Questa caratteristica esistenziale ha conosciuto tempi bui e ha rappresentato un sogno pedagogico accarezzato e difeso da tanti buoni genitori e bravi maestri.
Naturalmente esistono ancora educatori che continuano a ritenere che solo con sudore e sangue si giunga a diventare competenti, o peggio: uomini come si deve. 
Altri genitori o educatori  hanno creduto e credono  di dover riempire menti come vasi e possibilmente senza troppi sforzi da ambedue le parti. Qualche volta soffocando attitudini e abilità. E la gioia di imparare, che è l'aspetto più grave di tutta la faccenda.

Fare da soli, fare con gli altri, collaborare e rinunciare a qualsiasi comportamento competitivo è vincente per tutti.
Ai genitori e ai docenti inoltre fa molto bene questa scelta limpida e difficile, ma impagabile! Anche in termini di benessere personale.

Che la buona vita e la buona scuola passino attraverso attivi comportamenti di condivisione  e di gestione comunitaria, dove la fiducia nel carattere sociale e attivo della persona vince sul clima del terrore psicologico, sfronda bulli e gregari, disarma autoritarismi e prevaricazione, dove il confronto e l'umiliazione non conoscono respiro e ricadute, dove il bambino impara la solidarietà e l'accoglienza...

...dove si fa forte e si prepara davvero a fare tutti i sacrifici possibili, per giungere alle mete che si prefigge,  dove  sta la gioia di imparare con gli altri e di star bene con loro. 
Vuoi mettere la differenza?
vedi anche:
http://attentiaibambini.blogspot.it/2010/09/una-regola-doro-per-la-scuola.html

pubblicato da Annamaria Gatti
foto Scuola Montessori di Trento




sabato 18 febbraio 2017

Perchè un sedicenne sceglie (o non sceglie) di morire?

I ruoli in famiglia, l'argine da ritrovare


UN EVENTO TRAGICO, CHE PONE MOLTI INTERROGATIVI ANCHE ANGOSCIOSI

AIUTIAMO QUESTI GENITORI 
NON LASCIAMOLI SOLI
DIALOGO, SCUOLA PER GENITORI, SPORTELLI E CONDIVISIONE



Avvenire, 17 febbraio 2017
I ruoli in famiglia l'argine da ritrovare
di Daniele Novara*
Sono tragiche le notizie sul sedicenne di Lavagna che si è tolto la vita. E purtroppo non sono le uniche in questi ultimi giorni che vedono protagonisti ragazzi persi e in difficoltà, tanto da avvicinarsi alla morte. Come provare a capire quello che sta succedendo? Se vivessimo in un mondo ideale e se ci fosse un segreto per educare i figli senza problemi, non saremmo qui a farci domande. Ma non esistono ricette, non ci sono manuali d’istruzione, così come non ci sono figli sbagliati e neanche figli colpevoli, sono solo immaturi. E soprattutto il genitore perfetto non esiste.
Cerchiamo però di renderci conto che c’è bisogno soprattutto di recuperare dei ruoli all’interno della famiglia, perché i figli non crescono da soli e nello stesso tempo deve essere chiaro che a volte i genitori ci sono fin troppo. Da un estremo all’altro: i genitori addosso, invadenti sono una complicazione in più, non una soluzione. Una certezza c’è: madre e padre sono la più grande risorsa per i figli, ma non devono smarrire il loro ruolo di educatori. Non devono fare i poliziotti, neanche gli psicologi e nemmeno essere amici dei loro figli. I genitori devono educare e se si trovano in situazioni estreme che non sanno codificare o gestire, allora è meglio che chiedano aiuto a professionisti. È vero: ci vorrebbe un supporto diffuso per sostenerli, un supporto che il più delle volte manca. Scuole Genitori e sportelli di supporto pedagogico sono indispensabili in questa fase di fragilità genitoriale.
Sappiamo che con gli adolescenti di oggi ci troviamo di fronte ad una generazione affetta da quella che ho definito 'carenza conflittuale', ossia di difficoltà ad affrontare le contrarietà e le frustrazioni relazionali. Ed è una generazione adolescenziale particolarmente debole da un punto di vista emotivo. Significa che c’è una profonda difficoltà a gestire le situazioni critiche e di conflittualità. Quasi sempre si tratta di ragazzi cresciuti in contesti eccezionalmente virtuali con un consumo giornaliero di videogiochi assolutamente eccessivo che compromette le normali funzioni neurocerebrali. Preferiscono pertanto annullare i problemi piuttosto che affrontarli. Fino ad arrivare al punto limite in cui la realtà fa più paura della morte. Per evitare tutte queste implicazioni occorre parlare di più tra genitori per trovare una linea educativa condivisa e realizzare un vero gioco di squadra educativo.
Il disaccordo tra madri, padri e a volte anche insegnanti crea molti danni: i giovani non hanno riferimenti e non sanno più a chi dare retta. Ai figli servono argini, direzione, limiti e dal punto di vista del genitore serve un interesse di servizio, cioè un mettersi al servizio della loro crescita. È necessario riprendere in mano totalmente il ruolo del padre, anche considerando che viviamo in un contesto molto fluido, sia in ambito formativo sia nelle relazioni sociali e quindi è ancora più importante recuperare la sua figura. Figura che si confronta con quella della madre, accompagna il figlio nella formazione e consente di dirgli: «Sì, ti lascio grandi libertà, ma a patto che tu abbia delle regole, precise e da rispettare».
La madre, da parte sua, non deve essere invadente e lasciare all’altro genitore e al figlio i loro spazi, sapendosi anche 'fare da parte' in alcuni momenti. Una madre che pretendesse di gestire e tenere sotto controllo i figli in adolescenza finirebbe infatti per essere un pericolo per la loro crescita e la loro sanità psicoevolutiva. Funziona poi cambiare la logica educativa: non esserci sempre, ma esserci il giusto, con chiarezza e affidabilità. È sempre meglio recuperare la giusta distanza emotiva per favorire un vero rapporto educativo. Per avere e riuscire a dar loro sempre fiducia. Con un adolescente serve tantissimo, per garantirgli spazi di libertà e consentirgli la giusta autodeterminazione, sempre tenendo presente che la mente di un ragazzo è naturalmente instabile e immatura. Perché deve crescere ancora, insieme ai suoi genitori.
*Pedagogista, direttore Cpp (Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza)