Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 15 novembre 2010

Tocca ancora a noi!

"Mamma, papà!
Oggi non vorrei andare al centro commerciale...

...Mi portate a vivere l'autunno?"

(richiesta catturata casualmente: ma perchè mi entusiasmo per ciò che dicono i bambini?)

foto di Romano Boletti "Autunno lungo l'Adda"

Pubblicato da Annamaria
Aggiungi immagine

giovedì 11 novembre 2010

TOCCA A NOI!

Educare alla socialità
di Maddalena Triggiano Petrillo
Fonte: Città Nuova

«Giorni fa ho assistito alle infruttuose richieste di un bambino piccolo che avrebbe voluto giocare con due bambini grandi. I grandi lo rifiutavano ripetutamente e i rispettivi genitori non sono intervenuti. Non sono comportamenti che spianano la strada al bullismo?».
Donatella - Castiglion Fiorentino (Ar)


Bambini che giocano
Sì, è così, perché sono atteggiamenti, sia quelli infantili che quelli adulti, che non tengono conto dei sentimenti e dei bisogni dell’altro. La cosa che la colpisce di più, come mi spiega nella lettera, è che i genitori non siano intervenuti per mediare e per facilitare un rapporto tra i bambini. Sono rimasti impassibili sotto gli ombrelloni senza cogliere l’opportunità di dare ai loro bambini qualche suggerimento pratico per fare amicizia.
Gli adulti hanno questa meravigliosa possibilità di intervenire nei conflitti dei bambini offrendo loro soluzioni semplici, giocose, che distraggono i bimbi dalle loro liti. Il modo di fare di questi genitori non solo ha ignorato il comportamento di suo figlio di scarsa disponibilità verso il bambino più piccolo, ma lo ha addirittura incoraggiato continuando a far sentire il piccolo "uno di troppo". Mi sembra un'opportunità perduta di educare i figli a potenziare le proprie abilità sociali. Non si tratta di un "buonismo" senza spessore, ma di cogliere i momenti di vita in cui si può insegnare ai bambini che mettersi nei panni degli altri, specie se più deboli, li aiuta a crescere più flessibili e intelligenti, meno condizionati da impulsi e desideri.
Pubblicato da A. Gatti

giovedì 4 novembre 2010

LA LORO ROSA DEI VENTI















Il seguente contributo della psicoterapeuta Maria Intelisano, va ad arricchire i post dedicati agli educatori, confermando l'importanza dell'attenzione di qualità e della collaborazione nel rapporto educativo.

Lo stile è fluido ed efficace, proprio di chi con i ragazzi ha trascorso e vive il cammino quotidiano: buona lettura!


Maestra...Guardami!
Aggiungi immagine
...
Nella scuola, in un'epoca come la nostra di repentini cambiamenti sociali e di messa in discussione di valori in generale, è ormai necessario prendere in considerazione l'aspetto relazionale come base e prerequisito al processo di apprendimento. Con ciò voglio intendere che abilità come la capacità di ascolto dei bisogni dei bambini, la valorizzazione delle loro risorse emozionali ed intellettive, la gratificazione di ogni loro successo, anche parziale, sono fondamentali nel fare scuola oggi.
L'impegno personale a volte è sacrificio, ma oggi si evita la fatica e si teme il dolore e la sofferenza.
Bisognerebbe evitare di dare giudizi. È azzardato dire «È così...», «Tu sei così...», «Sei uguale a...», «Rassomigli a...». Penso che nessuno possa essere certo di capire fino in fondo cosa pensi e provi l'altro. Significativo è ciò che scrive Fabio riguardo al tema «A chi assomiglio».
Tutti mi dicono che io assomiglio a mio nonno, ma, io nella mia mente penso di assomigliare a mia mamma, ma se loro dicono che assomiglio al nonno non ci posso fare niente, ma io continuo a. credere di assomigliare alla mia mamma.
È importante che l'adulto educatore ricerchi il suo star bene e il suo equilibrio, perché solo così può influenzare positivamente i suoi scolari.
Le persone che si accettano, che hanno dignità e rispetto di se stessi, che sanno capire e perdonare, che hanno fiducia e sanno trasmettere entusiasmo, sono già buoni educatori, perché con i loro atteggiamenti e vissuti quotidiani influenzano positivamente i bambini.
A volte troppi dubbi, troppi perché, troppo tutto, voler una spiegazione ad ogni cosa potrebbe essere negativo.
Formare al rispetto, all'aiuto reciproco, alla tolleranza, alla onestà. Un bambino difficilmente modifica il suo comportamento solo a parole. Molte situazioni bisogna fargliele vivere. Ai bambini più che parole e 'prediche' servono esempi di vita.
Ogni situazione è diversa e non si può usare lo stesso metro. Flessibilità e buon senso dell'adulto educatore sono fondamentali per assolvere il compito educativo.
Ho scoperto, durante la mia lunga esperienza di maestra elementare, che l'ascolto, il dialogo, una corretta comunicazione, sono stati sempre vincenti durante lo svolgimento della mia professione.
Purtroppo la scuola ha sempre preferito corsi di aggiornamento per migliorare percorsi didattici e disciplinari piuttosto che temi legati alla relazione educativa e socio-affettiva che maggiormente aiuterebbero il corpo docente ad appropriarsi di conoscenze e di abilità per gestire al meglio le varie problematiche.
Nella relazione educativa sono da evitare minacce e paure. E meglio lavorare per stabilire un rapporto di fiducia, di rispetto e di acccttazione. Il rimprovero e la punizione sistematica umiliano e mortificano, la vergogna dinanzi agli altri produce rabbia e aggressività, oltre che rancore e vendetta in alcuni casi limite.
Uno dei concetti più difficili da estirpare dalla mente di alcuni docenti e genitori è che gli obiettivi educativi e didattici si raggiungono prevalentemente attraverso la punizione, i rimproveri, le note. Secondo me invece un atteggiamento incoraggiante verso il bambino da risposte positive, al contrario degli atteggiamenti duri
e punitivi.
Il rinforzo positivo, per esempio: «Bravo!», «Hai visto che ci sei riuscito?» è un atteggiamento che incoraggia e facilita l'apprendimento con minore sforzo e maggiore risultato. Bisogna evitare di sottolineare sempre gli insuccessi e le cose negative. Occorre abituarsi ad apprezzare quello che i bambini riescono a fare, le mete
che hanno raggiunto.
Ascolto e dialogo sono atteggiamenti di comprensione e affetto che leniscono ansie e favoriscono comportamenti adeguati; mentre le punizioni, le note, i richiami e i rimproveri rivolti in continuazione al bambino che non riesce ad adattarsi e adeguarsi alle norme della classe e ai ritmi di apprendimento, producono rabbia, insofferenza, tensione. Ciò fa spegnere la motivazione, perdere la fiducia, l'alunno si svalorizza («Tanto non sono capace», «Gli altri sono più bravi», «Io non riesco») e reagirà, il più delle volte, con atteggiamenti sempre più disturbanti e negativi per sé e per la classe.
E necessario che insegnanti e genitori instaurino un rapporto collaborativo di intesa e di fiducia reciproca.
Tentare nuove strategie non è una perdita di tempo. Bisogna avere coraggio e fiducia.
Dove si evidenziano particolari problemi di apprendimento, di disciplina e di disagio in genere, è necessario infìdividuare nuovi percorsi dal punto di vista relazionale, organizzativo e metodologico per coinvolgere maggiormente i bambini nelle attività scolastiche e nella capacità di assumere comportamenti adeguati.
Rivolgere l'attenzione su se stessi per cercare di modificare alcuni atteggiamenti relazionali non è facile per nessuno, ma uno sforzo va fatto in questo senso per favorire maggior benessere.
E' importante guardare negli occhi i nostri figli, i nostri alunni e ascoltarli, entrare in sintonia con loro, comprendere le loro richieste e i loro problemi... Allora tutto diventa meno difficile. L'intesa non ha bisogno di molte parole, basta uno sguardo, un sorriso per intendersi e ciò è molto bello.
Maestra... Guardami! E se riusciamo a guardare con empatia negli occhi dei bambini, tutto diventa più semplice.

Da "Maestra... Guardami!" di Maria Intelisano, Ed. Edimond, 2008


Foto di Romano Boletti "Dove mi porterà il vento?"

pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

lunedì 1 novembre 2010

BENVENUTA SUL BLOG, MARIA!












Maria Intelisano, psicologa e psicoterapeuta milanese ed insegnante per molti anni, gentilmente ci permette la pubblicazione di un suo contributo!

LA RELAZIONE EDUCATIVA E I RINFORZATORI

da "Maestra... Guardami!" di Maria Intelisano, Edimond. 2008 Città di Castello

A livello di scuola materna e di scuola elementare l'aspetto socio-affettivo è molto importante, perché fa star bene e rende più facile l'apprendimento.

Aiutare a sviluppare il lato affettivo con attività specifiche, per esempio proponendo racconti e vissuti che esprimono paure, feli­cità, tristezza, vergogna, serenità, ecc., riconoscere e manifestare tutti i sentimenti aiuta a viverli con naturalezza e a gestire meglio le emozioni. E ciò facilita la conoscenza di sé e la capacità di mettersi in relazione con gli altri.

Nella mia prassi educativa ho sempre evitato di colpevolizzare e svalorizzare gli alunni, consapevole che una serie di sollecitazioni tipo: «Sei sempre il solito...», «Non ti impegni...», «La colpa è tua...», non contribuiscono a migliorare né il comportamento né l'apprendimento.

I rinforzi positivi sono atteggiamenti che contribuiscono a far superare le difficoltà, per esempio: «Dai che ce la puoi fare...», «So che riuscirai... prova», «Anche se sbagli non succede niente...», «Io ho fiducia nelle tue possibilità», oppure una ca­rezza, un sorriso...

Molto significativi erano quei momenti in cui un bambino aiu­tava il compagno o spontaneamente o dietro suggerimento. A volte capitava (e io facevo in modo che capitasse) che con il bambino che aiutava il compagno ci si incontrasse con lo sguardo, io abboz­zavo un sorriso, facevo una strizzatina d'occhio o passavo vicino per fare un piccolo gesto affettuoso e ciò contribuiva ad aumentare la disponibilità e l'impegno a continuare nell'aiutare il compagno. I bambini difficili spesso si adattano di più e imparano con più faci­lità se è un coetaneo a stargli vicino. Certi atteggiamenti è difficile insegnarli perché nascono al momento, in base alla situazione.

Fiammetta era una bambina insicura, la causa era probabil­mente la paura di sentirsi giudicata e derisa dagli altri. Una volta mi ha detto: «Gli altri sono più bravi, non mi piaccio così come sono, vorrei essere diversa ma non ci riesco».

Lucia invece continuava a cancellare anche cose fatte abbastanza bene, facendo sempre grossi buchi sul quaderno. Diceva di non es­sere contenta di ciò che faceva.

La maturazione non avviene in tutti i bambini con lo stesso ritmo, lo sviluppo è variabile e dipende da molti fattori. Il senti­mento di fiducia e di sicurezza si sviluppano gradatamente attra­verso esperienze gratificanti.

Non riuscire ad esprimere i propri sentimenti ed emozioni o sce­gliere di reprimerli provoca spesso nei bambini uno stato di costante disagio che in alcuni casi è dannoso dal punto di vista sia psicologico che fisico (apatia, aggressività, tic, disturbi psicosomatici).

Un giorno un bambino mi ha raccontato che suo padre l'aveva sgridato dinanzi ai suoi amici mentre giocava in cortile. Nel rac­contare manifestava tutta la sua tristezza e rabbia: «Avrei preferito essere rimproverato e anche picchiato, però a casa e non dinanzi ai miei amici» e così dicendo gli spuntarono le lacrime.

Spesso, a livello generale, durante le riunioni con i genitori fa­cevo emergere i vari disagi vissuti dai bambini e indirettamente cer­cavo di offrire stimoli di riflessione per migliorare la relazione edu­cativa con i propri figli.

A volte sentimenti di paura, di vergogna, di rabbia che vengono repressi portano a conflitti interiori e dunque al disprezzo di sé, all'autodistruttività e al rifiuto del mondo intero.

domenica 31 ottobre 2010

CARI LAURA E PIETRO, BENVENUTI SUL BLOG

Laboratorio alfabeto
di Andrea Casna
Fonte: Città Nuova

È possibile insegnare attraverso il gioco? Trasmettendo allo stesso tempo i valori dell’amore, del rispetto e del perdono?


Laura Fabiani e Pietro Acler
Spesso si tende a semplificare, affidandosi alla buona volontà e sensibilità degli addetti ai lavori. Ma l’insegnante, un buon insegnante, e il discorso vale per qualsiasi professionista, per svolgere al meglio le proprie mansioni necessita di strumenti adatti per raggiungere lo scopo: vale a dire fare un ottimo lavoro. Per insegnare instaurando un rapporto d’amore fraterno con gli alunni, per infondere i valori della vita, anche l’insegnate migliore deve lavorare con mezzi appropriati.
Pietro Acler e Laura Maria Fabiani hanno creato uno strumento di lavoro, precisamente un libro, dal titolo Laboratorio Alfabeto. Fiabe e attività per iniziare a leggere e scrivere (Erickson, 2010), che si propone d'insegnare le 26 lettere dell'alfabeto, non attraverso il sistema convenzionale, ma tramite uno stile «umano» per creare un rapporto sereno con studenti d'età compresa fra i 5 e i 6 anni.
I giovani alunni possono imparare l'alfabeto attraverso il veicolo della fiaba, sentendosi a proprio agio nella fase di passaggio fra la scuola materna e quella primaria. In questo modo - spiegano gli autori - si garantisce l'apprendimento attraverso il gioco, perché l'età dei giochi non deve finire.
Il libro stesso nasce da un esperimento voluto da alcune maestre della scuola primaria di Mestre, le quali chiesero a Pietro di scrivere alcune fiabe sulle lettere dell'alfabeto. Confermato il successo dell'insegnamento mediante l'uso delle fiabe, gli autori iniziarono quest'avventura editoriale che portò alla nascita di Laboratorio Alfabeto.
Le fiabe sono suddivise in due gruppi. Quindici sono ambientate nel «Regno dell'alfabeto», dove c'è un re che le ha pensate, disegnate e create. Le rimanenti undici sono più classiche e vedono come protagonisti bambini, adulti, animali e piante. Ogni fiaba porta con s'è un messaggio educativo perché il contesto scolastico è votato per sua natura, non solo all'istruzione, ma anche all'educazione.
La fiaba della lettera A racconta la storia di un re che voleva scrivere un vocabolario. Conosceva le lettere, ma doveva ancora metterle in ordine e scegliere quelle belle e scartare quelle brutte. Le chiamò a sé per esaminarle e cominciare il suo lavoro. Il re scartò la lettera A perché la trovò piuttosto bruttina e le disse di andarsene. Terminato il suo lavoro, il re consultò un vecchio saggio perché voleva iniziare con una bella parolona importante. Il saggio disse che poteva iniziare con la parola «amore», perché è la più importante. Privo della lettera A e accortosi dell’errore fatto, il re mandò i suoi fedeli sudditi a cercare quella povera lettera che egli stesso aveva cacciato. Dopo alcuni giorni, i sudditi la trovarono seduta sopra un sasso, con le lacrime agli occhi. Non fu facile convincerla a tornare dal re, ma alla fine gli inviati riuscirono nella missione. Il re l'abbracciò e si scusò per l'accaduto. «Senza di te – disse – non posso scrivere la parola amore. Ti chiedo quindi di restare ancora fra noi, nel mio regno, dove sarai stimata e ben voluta da tutti. Tu sarai accanto a me! Anzi, ti prometto fin d'ora che sarai per sempre la prima lettera dell'alfabeto».
Le fiabe trasmettono il messaggio dell’amore che ritorna, del «dono disinteressato, quello vero - scrivono gli autori nella prefazione -, quello che non cerca il tornaconto, ma sicuramente il bene dell'altro. È la ricetta della felicità, perché una persona che si sente amata avverte a sua volta il desiderio di amare».
Insegnare vuol dire anche comunicare, e il libro costituisce il veicolo attraverso il quale insegnanti ed alunni possono instaurare un dialogo, discutendo le tematiche affrontate nella singola fiaba. Entrando nell’atto pratico, ascoltata e commentata la fiaba, i giovani apprendisti dell’alfabeto possono esercitarsi con dei giochi molto semplici, affinché nessuno possa sentirsi escluso.

Pubblicato da Annamaria Gatti

mercoledì 27 ottobre 2010

UNA MAMMA DI GALILEA






Ai genitori, ai nonni, agli educatori...


Queste non sono favole, ma una raccolta di fatti, che sostengono la nostra fede, così come il Vangelo ce li ha riportati, cercando però di renderli più comprensibili ai bambini, attraverso qualche immagine che possa permettere loro di fantasticare, di immaginare Gesù, proprio in quel momento, così bambino, così uomo e vicino a loro.

Vogliamo che desiderino di sentire la carezza di Maria, regina del rosario, e che sperino Lei si affianchi alla loro mamma, così come doveva fare Lei nella vita terrena, con le altre donne. Una delle tante mamme di Galilea.

Non vogliamo che si banalizzi o si trasformi il linguaggio del santo Rosario o dei Misteri, anzi è giusto che li imparino così come ce li ripetevano i nostri nonni, i loro avi, ma desideriamo che li ricordino con simpatia, che li sentano vicini, teneri o severi, gioiosi o luminosi, perchè si fanno vicino a loro Maria e Gesù.

E quello che non saremo riusciti a fare noi con questo libretto, lo farete voi, genitori, o nonni, o educatori, raccontando le vostre esperienze con questa preghiera di Paradiso, che ha solo bisogno di esser richiamata, perchè Maria farà il resto, accompagnerà i nostri bambini sul cammino, sarà la loro luce in questa notte, a cui sicuramente farà seguire per loro un'alba chiara.

Buon... Rosario narrato ai bambini!


pubblicato da Annamaria Gatti
A. Gatti "Una mamma di Galilea" Edizioni Effatà
Illustrazioni di Barbara Gallizio


venerdì 22 ottobre 2010

SIAMO LIETI DI INVITARTI ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO



Una
scintilla
d’amore
La vita di Paola Massenz

Una vita staordinaria, una giovane donna, sposa e madre di quattro figli che, con una radicale scelta di Dio, anche nella malattia diviene luce e forza per chi le vive accanto e per chi la circonda.
sabato 23 ottobre 2010 - ore 17.00 sala parrocchiale Madonna delle Grazie
Conegliano
- Treviso