Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 1 novembre 2010

BENVENUTA SUL BLOG, MARIA!












Maria Intelisano, psicologa e psicoterapeuta milanese ed insegnante per molti anni, gentilmente ci permette la pubblicazione di un suo contributo!

LA RELAZIONE EDUCATIVA E I RINFORZATORI

da "Maestra... Guardami!" di Maria Intelisano, Edimond. 2008 Città di Castello

A livello di scuola materna e di scuola elementare l'aspetto socio-affettivo è molto importante, perché fa star bene e rende più facile l'apprendimento.

Aiutare a sviluppare il lato affettivo con attività specifiche, per esempio proponendo racconti e vissuti che esprimono paure, feli­cità, tristezza, vergogna, serenità, ecc., riconoscere e manifestare tutti i sentimenti aiuta a viverli con naturalezza e a gestire meglio le emozioni. E ciò facilita la conoscenza di sé e la capacità di mettersi in relazione con gli altri.

Nella mia prassi educativa ho sempre evitato di colpevolizzare e svalorizzare gli alunni, consapevole che una serie di sollecitazioni tipo: «Sei sempre il solito...», «Non ti impegni...», «La colpa è tua...», non contribuiscono a migliorare né il comportamento né l'apprendimento.

I rinforzi positivi sono atteggiamenti che contribuiscono a far superare le difficoltà, per esempio: «Dai che ce la puoi fare...», «So che riuscirai... prova», «Anche se sbagli non succede niente...», «Io ho fiducia nelle tue possibilità», oppure una ca­rezza, un sorriso...

Molto significativi erano quei momenti in cui un bambino aiu­tava il compagno o spontaneamente o dietro suggerimento. A volte capitava (e io facevo in modo che capitasse) che con il bambino che aiutava il compagno ci si incontrasse con lo sguardo, io abboz­zavo un sorriso, facevo una strizzatina d'occhio o passavo vicino per fare un piccolo gesto affettuoso e ciò contribuiva ad aumentare la disponibilità e l'impegno a continuare nell'aiutare il compagno. I bambini difficili spesso si adattano di più e imparano con più faci­lità se è un coetaneo a stargli vicino. Certi atteggiamenti è difficile insegnarli perché nascono al momento, in base alla situazione.

Fiammetta era una bambina insicura, la causa era probabil­mente la paura di sentirsi giudicata e derisa dagli altri. Una volta mi ha detto: «Gli altri sono più bravi, non mi piaccio così come sono, vorrei essere diversa ma non ci riesco».

Lucia invece continuava a cancellare anche cose fatte abbastanza bene, facendo sempre grossi buchi sul quaderno. Diceva di non es­sere contenta di ciò che faceva.

La maturazione non avviene in tutti i bambini con lo stesso ritmo, lo sviluppo è variabile e dipende da molti fattori. Il senti­mento di fiducia e di sicurezza si sviluppano gradatamente attra­verso esperienze gratificanti.

Non riuscire ad esprimere i propri sentimenti ed emozioni o sce­gliere di reprimerli provoca spesso nei bambini uno stato di costante disagio che in alcuni casi è dannoso dal punto di vista sia psicologico che fisico (apatia, aggressività, tic, disturbi psicosomatici).

Un giorno un bambino mi ha raccontato che suo padre l'aveva sgridato dinanzi ai suoi amici mentre giocava in cortile. Nel rac­contare manifestava tutta la sua tristezza e rabbia: «Avrei preferito essere rimproverato e anche picchiato, però a casa e non dinanzi ai miei amici» e così dicendo gli spuntarono le lacrime.

Spesso, a livello generale, durante le riunioni con i genitori fa­cevo emergere i vari disagi vissuti dai bambini e indirettamente cer­cavo di offrire stimoli di riflessione per migliorare la relazione edu­cativa con i propri figli.

A volte sentimenti di paura, di vergogna, di rabbia che vengono repressi portano a conflitti interiori e dunque al disprezzo di sé, all'autodistruttività e al rifiuto del mondo intero.

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