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domenica 30 agosto 2026

Come farò a portare questa classe alla maturità?

 


Insegnare giorno per giorno, senza timori né ansie

di Maria Concetta Pellizzeri

26 Agosto 2026 - Fonte: Città Nuova

La testimonianza di un’insegnante che racconta il percorso di una classe verso la maturità, tra difficoltà, cambiamenti, solidarietà e inattese soddisfazioni

Insegno da tanti anni. Prima ai “piccoli”, poi ai “grandi”. Negli anni si insegna, ma soprattutto si impara. Un mestiere, questo, in cui la routine è fatta di novità e scoperte continue. Settembre, il nostro “capodanno”, porta speranze, attese, progetti, preoccupazioni, curiosità. Lo scorso settembre una preoccupazione particolare e molto “professionale”: come faccio a portare la classe alla maturità?

La fine del precedente anno scolastico era stata caratterizzata da una particolare rilassatezza: anche la richiesta del minimo impegno li vedeva assolutamente indifferenti ed educatamente oppositivi. L’estate era stata molto faticosa per importanti questioni familiari e quindi cominciavo l’anno scolastico già molto stanca. Come farò? Come accade in queste occasioni la sola cosa possibile da fare è vivere giorno per giorno e, con questo atteggiamento, ho cominciato l’anno con la quinta del 2025/26. Questo modo di pormi probabilmente ha alleggerito timori e ansie portandomi in classe senza pretese e aspettative e forse con una diversa disponibilità ad accogliere quanto gli alunni avrebbero dato.

Ma anche in classe qualcosa era cambiato: erano le stesse persone che avevo salutato a giugno ma quasi subito, dal primo incontro, ho percepito qualcosa di diverso. 

Non sentivo indifferenza e oppositività ma attenzione che si è presto declinata in interesse, partecipazione attiva alle proposte… curiosità e voglia di imparare. E anche tra loro non si percepivano più contrasti e rivalità che avevano lasciato il posto a una sincera e fattiva solidarietà; permanevano gruppi e amicizie, ma non erano più ostacoli bensì reali punti di forza.

Ci siamo messi in gioco ed è emerso un clima caldo, necessario affinché ognuno di noi esprimesse il meglio di sé. Andare nella loro classe era piacevole, le lezioni erano momenti di un cammino verso un obiettivo comune, stimolanti perché sentivo la responsabilità di accompagnare questo percorso con una professionalità più responsabile ed efficace. 

Un giorno, mentre erano impegnati e concentrati a svolgere un lavoro, mi è venuto spontaneo dirgli: «Non lo avrei mai immaginato ma mi mancherete!». In tanti anni non mi era mai successo di avere nostalgia per un’intera classe, classe che ha saputo ribaltare i miei timori iniziali e risvegliare la passione per l’insegnamento.

Esperienza importante la partecipazione al gruppo di volontariato che era nato a scuola: presenza costante, partecipazione attiva, disponibilità e la scoperta che il poco di tanti diventa tanto per chi ha bisogno. 

Poi l’esame di maturità… momento importante che ha visto successi e delusioni, ma che non ha il potere di togliere nulla al cammino di crescita di ciascuno di quell’anno. 

Quando salutiamo una classe confidiamo sempre che uno dei tanti semi gettati nel tempo trascorso con loro produca frutto. A volte vediamo i germogli, altre no. Questi alunni, che hanno saputo farmi ricredere, hanno saputo essere un buon terreno di semina.

Pubblica Annamaria Gatti

foto di A.G.

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