Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 29 settembre 2022

Plusdotati a scuola: come perdere occasioni d'oro

 

                                                  Gifted Il dono del talento, film 2017

Ancora un appello, dopo silenzi che non si possono giustificare. I bambini e i ragazzi sono davvero così ignorati. Ecco uno dei tanti  aspetti che devono tornare all'attenzione di chi vive la scuola, in questi tempi di crisi. Lo ha ripreso recentemente, il 22 settembre,  La Repubblica, con un  articolo. Questo blog ha offerto numerosi appuntamenti a questo proposito, a cui rimandiamo. Non è un articolo esaustivo, solo un promemoria, che vive accanto a tante famiglie di bambini, bambine e ragazzi che affrontano questa fatica, che, come ci ricordano gli esperti, diventa una grande possibilità per tutti. A volerla studiare e vedere per quella che è: una risorsa e prassi di inclusione, che servono a far star ben tutti. 

Sottolineo che la descrizione necessariamente  sommaria rimanda ad approfondimenti che definiscono la grande variabilità di manifestazioni, risorse e prerogative di chi fa i conti con il talento. Nulla si può iscrivere in un contesto preciso, occorre studiare, approfondire, osservare ed essere capaci di "sostare" per comprendere e trovare le prassi più adeguate e vincenti per tutti.

Non è una scuola per geni, 

gli alunni plusdotati gettano la spugna: 

“Si annoiano troppo”

di Giulia Torlone, La Repubblica, 22 settembre 2022

"Sofia ha quattro anni quando, curiosissima, chiede alla mamma come nascono i buchi neri. Matteo, che di anni ne ha cinque e mezzo, vorrebbe sapere in che modo si formano i tornado e perché esistono i terremoti. Emanuele frequenta la terza elementare, i suoi voti non sono un granché, ma quando torna a casa legge voracemente storie della mitologia greca. Tutti e tre sono bambini cosiddetti plusdotati, o gifted: hanno un quoziente intellettivo superiore alla norma. Fanno parte, cioè, di quel 5% della popolazione italiana con capacità cognitive molto alte e che il sistema scolastico non è ancora in grado di valorizzare.

Le difficoltà a socializzare

Essere un plusdotato può voler dire tante cose: eccellere in una disciplina particolare o in tutte le materie scolastiche, ma può significare anche avere difficoltà a socializzare in gruppo e annoiarsi facilmente in classe, ottenendo scarsi risultati nel rendimento. «Mio figlio maggiore, ora diciannovenne, viveva la scuola con disagio», racconta Antonio Silvagni, docente di liceo e padre di due figli plusdotati. «Era un bambino molto sveglio, ma con problemi di socializzazione all’interno della classe. Viviamo in una piccola realtà in provincia di Vicenza e all’inizio non potevamo sapere che il disagio significativo che manifestava mio figlio potesse essere una conseguenza della plusdotazione». Come spesso accade, è il passaparola che permette a un genitore di capire quale sia il problema. «Sono stato fortunato: un mio collega mi ha parlato di un progetto pilota della Regione Veneto che trattava i ragazzi ad alto potenziale e così sono entrato in contatto con questo mondo».

La storia di Antonio, che è quella di qualunque genitore di un ragazzo gifted, è fatta di incontri con psicologi, valutazioni, test e certificazioni da ottenere. Ma una volta avuta l’attestazione, ci si scontra con il sistema scolastico, che è ancora impreparato nella gestione di questi ragazzi geniali. «Era novembre 2018 quando il Miur ha organizzato un tavolo tecnico, di cui ho fatto parte, per definire le linee guida nazionali sulla plusdotazione» racconta Maria Assunta Zanetti, presidente di Lab Talento, un laboratorio per ragazzi e bambini gifted dell’Università di Pavia. «Abbiamo consegnato queste linee nel luglio 2019 e avrebbero dovuto diventare operative dall’anno scolastico successivo, ma tutto è stato messo in stand-by».

Nelle scuole si naviga a vista

Solo nel 2020, con la ministra Azzolina, la questione viene inserita in un atto di indirizzo in cui si afferma la necessità di inserire i soggetti con alto potenziale nel paragrafo dell’inclusione, attestando cioè che gli insegnanti debbano avere una formazione adeguata, con metodologie di apprendimento specifiche. «Tra emergenza covid e un’altra crisi di governo, ci si è occupati di tutt’altro. Ho provato spesso ad avere un’interlocuzione con il ministero ma, seppur interessati, avevano altre urgenze. E nel frattempo ragazzi di estrema intelligenza spesso abbandonano la scuola, il fenomeno dei cosiddetti drop-out capaci. Cambi continui di istituto o ritiro precoce sono un fenomeno di cui non si hanno cifre, ma che esiste. L’incapacità della scuola di valorizzare questi studenti, anche dal punto di vista dell’intelligenza emotiva, li fa sentire fuori posto, portandoli all’abbandono», conclude Zanetti.

 

Così, ad oggi, nelle scuole si naviga a vista. La plusdotazione è stata inserita all’interno dei Bes, i bisogni educativi speciali, ma le direttive su come valorizzare le grandi curiosità e capacità degli studenti gifted non ci sono. Solo 95 istituti in tutta Italia hanno la certificazione nel trattamento della plusdotazione, nessun obbligo legislativo, ma la facoltà della scuola o del singolo insegnante nel seguire corsi di formazione sul tema.

Ritardi sulle linee guida per i plusdotati: solo 95 istituti hanno docenti formati

Valentina Durante, professoressa di matematica e fisica del liceo Morgagni di Roma, è una di queste. «Ho seguito un corso quando nella mia classe è arrivato uno studente con un certificato di plusdotazione. Ho imparato ad avere consapevolezza che questo ragazzo, su alcune materie, ne sappia molto più di noi insegnanti. Non per tutti è facile accettare che una persona di 14 anni sia più preparata, nonostante i pochi studi». In questo istituto, trattare la plusdotazione sembra più semplice. Hanno sezioni sperimentali in cui il numero degli studenti è contenuto, i voti non esistono e i compiti in classe si fanno in gruppo, suddivisi per livello.

 

«Questo permette al ragazzo plusdotato di confrontarsi con i compagni simili a lui, di sentirsi stimolato. Quando si permette a un giovane gifted di esprimersi, la relazione funziona. Bisogna tenere presente che spesso si annoiano, che possono avere comportamenti stravaganti e che c’è necessità di lavorare molto sul piano dell’interazione, perché spesso questi ragazzi sono carenti dal punto di vista della socialità» conclude Durante. In una scuola che già fatica a gestire le disabilità, il rischio di esclusione anche di questi studenti con un’intelligenza da valorizzare è ancora altissimo.

 

 pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

venerdì 16 settembre 2022

Porta UFFABARUFFA a scuola con te!

 


Uffabaruffa è un 📖 con una storia 
e delle attività da fare in classe. 
Un libro da leggere e usare. 
Un libro da far leggere. 
Porta Uffabaruffa in classe e proponi la lettura ai tuoi alunni. 
Potrai poi fare attività didattica a partire dalla storia del libro, 
incontrare l’autrice Annamaria Gatti 
o fare con lei un laboratorio in presenza o on line.  
Se ti interessa scrivici via mail 
                                                         o contattataci anche su whastapp.                                                                                                                      
👉Sfoglia intanto qualche pagina a questo link: 

Pubblicato da Annamaria Gatti 

venerdì 2 settembre 2022

E se i bambini scoprissero un giornalino fatto tutto per loro? BIG compagno di viaggio anche a scuola!

 


BIG: ovvero Bambini/e In Gamba,  ma non solo... 

Per scoprire il giornalino divenuto famoso ormai anche nelle scuole, basta seguire questo video coinvolgente, non solo perchè autorevoli sono i commentatori, ma soprattutto perchè si coglie l'entusiasmo bambino di manipolare un materiale vario e divertente, accurato e convincente, perchè fatto da chi usa conoscenze, talenti e cuore!

Temi che fanno da conduttori di storie e servizi: autostima, empatia, generosità, condivisione, perdono, scoperta, valorizzazione, resilienza... per esempio! E per questo BIG è proposto nelle classi oltre che come compagno di viaggio in famiglia.

Perchè per bambine e bambini, ma non solo?

Nel video a questo link sentiamo anche  invitare i genitori a sfogliare e fare proprie le pagine dell'inserto a loro dedicate. In un tempo complesso una risorsa da condividere con altri... 

https://www.youtube.com/watch?v=wCD0Fp6LwU0

pubblica Annamaria Gatti

giovedì 1 settembre 2022

E se a scuola entrano i bambini? Meritano di essere sognati


Un appello a chi dirige e fa la scuola


Condivido un contributo accorato e verissimo di Elvira Zaccagnino direttrice dell'editrice  "la meridiana" 

"...come mai nella scuola gli ingranaggi continuino a girare permettendo al sistema di andare avanti mentre la scuola è in ritardo e accumula sempre più ritardo sulla vita delle persone.

 È semplice: abbiamo cominciato da molto tempo a non ricaricarla bene.

La scuola è colpevolmente in ritardo ma funzionante. E funzionando  accumula ancora ritardo.

 I bambini e le bambine che entreranno in prima sono diversi. Hanno visto il mondo messo all’angolo da un virus. Si trovano in un presente segnato da una guerra che i loro genitori e i loro nonni non hanno vissuto.

 Questi bambini si meritano come tutti i bambini di essere sognati. Ma si meritano anche che il sogno sia diverso. Perché loro sono diversi. Ecco dovremmo dare la carica a un sogno diverso sulla scuola. Che poi significa darle una visione e una prospettiva. Provarci non è più una opzione o una scelta opzionabile..."


pubblica Annamaria Gatti

lunedì 29 agosto 2022

Come la maestra Laura si butta nella mischia dei primi giorni di scuola

 

da "Mary Poppins"  W. Disney
La maestra Laura si getta nella "fossa dei leoni", lo fa con garbo e decisione, non senza qualche alito di ansia, non essendo proprio la Mary Poppins di chiara fama! Ma lo fa con competenza, ha preso atto dei bisogni dei suoi alunni e applica le prassi utili passando per lo studio e per il ...cuore.

Dal libro di A.Gatti e A,Giarolo  "Io amo la scuola" ed. la meridiana, (pag,15/17)  Capitolo 1 Non c'è mai tempo di fare tutto
Ora anche in un corso in ebook. 

                                                            

A SCUOLA CON LA MAESTRA LAURA

 

In pratica: nella fossa dei leoni, cioè in aula

 

 

L’insegnante Laura si era avviata serena verso la classe, tutto è già impostato e da gestire con maestria. Il batticuore dei primi giorni di scuola aveva lasciato il posto ad una discreta padronanza del clima di classe e della gestione delle difficoltà. Alcuni anni di insegnamento in complesse scuole di grandi periferie l’avevano temprata e preparata alle delusioni e anche alle emergenze. Infatti aveva acquisito prassi di inclusione, grazie ad uno studio minuzioso e “pazzo”, che ora però stava dando i suoi frutti, rimandandole un’immagine di sé di cui andava fiera.

 

Non che avesse acquistato l’imprimatur di infallibilità, certo! Ma la consapevolezza dei propri limiti e anche delle proprie risorse, le avevano fatto ben sperare sulla gestione, passo per passo, delle criticità, o di una saggia convivenza con le stesse!

Non poteva nascondersi che l’aver varcato con costanza e tenacia la soglia di insegnanti saggi e preparati, ma muniti di quel pizzico di “pazzia” che la passione per l’insegnamento implementa, oltre allo studio e alla ricerca, le avevano dato la misura del problema “far scuola” in situazioni difficili, senza farla cadere in un burnout pericoloso.

-Dunque- si era detta -anche oggi tutto è pronto. La linea del tempo tracciata aveva richiesto solo qualche aggiustatura da concordare con i ragazzi di quarta. Poi Laura aveva aspettato al varco i suoi grandi “BES” (alunni con bisogni educativi speciali). In cuore li aveva chiamati così, memore che anche lei un tempo aveva avuto i suoi bisogni educativi speciali e un po’ la cosa le aveva provocato ansia. Per questo li chiamava ‘bes’ solo fra sé, in cuore, tanto per mantenersi vigile. Poi loro erano i “suoi” alunni e non li avrebbe scaricati a nessun altro, anche solo per orgoglio professionale, pena... un senso di fallimento che l’avrebbe accompagnata sempre. Li aveva attesi con un sorriso disarmante, che è l’aspetto che di lei aveva rassicurato i genitori, inizialmente critici e preoccupati di quella nuova e giovane, anche se poi non tanto, insegnante.

 

Ecco descritti sinteticamente i suoi “Pierini”, di così differente natura, come fossero presenti oggi davanti ai suoi occhi.

- Gigi le corre incontro e si butta letteralmente sulle sue spalle. Laura lo accoglie, non lo inquadra subito e non lo respinge. Si ferma, aggiusta la fisicità di quel saluto e poi sottovoce si informa sulla domenica appena trascorsa. E sì, perché il lunedì ha la sua tragicità. Gigi è un bambino iperattivo, con una storia sofferta e gestita finalmente con prassi familiari adeguate, da quando è stato preso in incarico da un servizio territoriale competente, con cui collaborare. Prima era stato allo sbando di genitori disperati e di insegnanti increduli. Le prassi legate a questo disturbo sono personalizzate, è vero! Ma molte di queste necessità interagiscono con strategie legate alle complessità della classe. Una buona coordinazione con la famiglia e con gli specialisti chiariscono il grado di difficoltà e, alla confusione di Gigi, si oppone la tranquillità di Laura. L’insegnante sa che esiste il momento di emergenza, sa che i tempi di Gigi sono assai ristretti e vanno gestiti bonificando l’ambiente e sa che occorre non farlo sentire inadeguato. Dopo averlo accolto, Gigi si tranquillizza e Laura lo affianca a Claudio, che ha bisogno di un aiuto a sistemare il materiale e che gli dice, così come concordato nel gruppo: sarei felice che tu mi aiutassi a… sistemare i vasi dei fiori. Poi lo condurrà al suo tavolo e lo aiuterà a ordinare il materiale utile alla lezione.

- Laura osserva Aziz che a sua volta la scruta. Laura è molto diversa, nelle sue modalità di porsi, dagli insegnanti marocchini e gli brilla un sorriso riservato, ma eloquente. È giunto da poco dal suo paese, quando la famiglia si è ricongiunta al padre. Non è un profugo, non si specchiano nei suoi grandi occhi neri traversate desertiche e gommoni maledetti. È già un sollievo. Balbetta qualcosa in francese, ma ha trovato Mohad che eccelle a scuola e che ha compreso benissimo come affiancarsi da tutor al nuovo arrivato. Ripete infatti ciò che altri hanno fatto con lui! Le buone pratiche, in una scuola ad alta densità di alunni non italiani, sono ormai una normalità. O almeno dovrebbero… pensa Laura un po’ in apprensione per la gestione del team che, formato da nuovi insegnanti, deve trovare la coesione necessaria perché tutti, anche i docenti, stiano bene. Aziz segue con occhi attenti e vivaci tutta la vita di classe. Ma per questo bambino arabo la linea del tempo è vincente, da quando Matteo ha suggerito di mettere scritte in arabo per Aziz, solo in questo primo periodo, poi la memoria e l’ascolto attento del ragazzino avrebbero avuto la meglio su questa aggiunta di supporto. E sarà invitato da Laura a confezionare lui stesso cartellini di aiuto!

Invece grandi cartelloni costruiti dai ragazzi a turno hanno permesso di raccontarsi e il nuovo alunno ora segue con interesse tutte le attività che gli vengono anticipate dai compagni, in una sorta di vademecum visivo a cui fa riferimento di continuo. I due o tre mesi di full immersion trascorreranno in fretta e Aziz comincerà a produrre linguisticamente: non c’è fretta, Laura lo sa.

- Come sa anche che il lunedì è fatale per Leonardo, che ha trascorso dei giorni a casa e la routine spezzata lo disturba. Laura sa che a Leonardo piacciono le favole e anche oggi ne racconta una lieve lieve, ma densa di rimandi affettivi capaci di ipnotizzare per un po’ questo alunno difficile, perché narra di un cucciolo. E’ un alunno con bisogni educativi speciali, ha un comportamento oppositivo provocatorio e di non facile gestione, come si può immaginare. Ogni novità lo sconcerta e lo disorienta provocando una sorta di rifiuto di tutto e soprattutto della propria incapacità di vivere le relazioni.

La linea giornaliera del tempo-scuola lo rassicura certo, ma per poco tempo e per lui sono state predisposte icone più dettagliate di cui ha bisogno per orientarsi e non perdersi nella vita di classe. A lui sono affidati i commenti iconici di gradevolezza delle attività e questo impegno, che caparbiamente persegue e in cui si accettano le sue nuove e fantasiose versioni, lo rende autorevole agli occhi di chi poi deve saper rispondere alle sue provocazioni, implementando risposte comportamentali di empatia dei compagni. Conflittuali restano i rapporti con i nuovi insegnanti, ma il team ha la consapevolezza che è una situazione comprensibile e che avrà un’evoluzione lenta, ma progressiva se le linee pragmatiche saranno condivise e se vi sarà la consapevolezza che “non è compito dei docenti salvare tutto il mondo di un alunno, quanto accompagnarlo condividendo in una sorta di complicità sofferenza e delusioni, sforzi e successi”. Il Cooperative Learning con lui non ha ancora avuto successo, ma la metodologia aiuta i compagni a gestire a turno le criticità.

 

- Lucia è l’aiutante in primis di Laura, una segretaria tuttofare. È una bambina dislessica certificata dallo psicologo del servizio territoriale. Accede a tutte le misure compensative e solo a qualche indispensabile misura dispensativa del caso, previste dalle linee guida della normativa: cartelloni esplicativi, uso del computer per la videoscrittura e utilizzo della sintesi vocale per i testi scolastici e l’elaborazione dei contenuti, ottimizzazione dei tempi di lavoro. Tutto è gestito da Lucia con consapevolezza, ma anche con disponibilità a fare da tutor ad altri compagni che dislessici non sono, ma che hanno difficoltà di apprendimento latenti. In particolare, i cartelloni o le schede con le mappe di sintesi risultano assai utili ad Aziz e agli altri bambini con e senza BES, che se le scambiano con interesse.

Per questo Laura ha predisposto sulla linea del tempo-scuola il momento della revisione dopo ogni proposta attiva: nulla deve essere lasciato al caso e occorre che chi non ha capito qualcosa o ha da osservare lo possa fare con ordine e impari che sarà sempre ascoltato se osserva la regola di intervenire chiedendo all’insegnante e alla classe il permesso.

Non esclude che il rispetto della regola d’oro, trasversale a tutte le culture e religioni “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te” abbia inciso non poco nelle abitudini acquisite dal gruppo.

Ha verificato che il tempo impiegato (per qualcuno è tempo perso) a incontrare questi ragazzi, i suoi alunni, ad ascoltarli e a sentirsi oggetto di cura e attenzione, ma anche di interventi autorevoli, è tempo che ha ritrovato poi nella pratica educativo-didattica. E che dire dell’aiuto indispensabile della psicopedagogista di istituto e delle figure sensibili per l’accompagnamento di alunni DSA e stranieri?

Anche oggi Laura aveva pensato che servirsi di queste opportunità, per nulla scontate, e aveva regalato momenti di alta umanità e professionalità.

Il ricordo di quell’inizio faticoso e felice l’aveva accompagnata durante l’anno scolastico e le era parso che fosse in armonia, anche in quella sera nebbiosa, a una rilettura de “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, uno dei suoi “manuali” preferiti in assoluto e si era ripetuta la citazione <<Più alto vola il gabbiano, e più vede lontano>>

Pubblicato da Annamaria Gatti

domenica 28 agosto 2022

Proviamo a star bene in classe? Un corso in ebook de "la meridiana IO AMO LA SCUOLA" con carta docente

In ansia per questo inizio scuola? Dubbi sul da farsi? Preoccupazioni per i problemi che si dovranno risolvere? L'importante è non stare soli con le perplessità e poter interagire con le esperienze e le competenze. 
Per esempio: come ha applicato metodologie e strategie la maestra Laura per stare bene in classe? 
Scopriamolo insieme nei racconti abbinati ai 10 capitoli del libro IO AMO LA SCUOLA di Annamaria Giarolo e Annamaria Gatti. 
IN OFFERTA

Descrizione

Il percorso formativo parte da una consapevolezza: i punti di debolezza della Scuola sono convertibili in risorse. Attraverso i dieci moduli, ognuno corrispondente ad un tema e un “problema” della scuola, che molto spesso ci appare irrisolvibile, il corso basato sul libro “Io amo la scuola. Come insegnare e star bene in classe” di Annamaria Gatti e Annamaria Giarolo fornisce i fondamenti di lettura del disagio vissuto in aula e concrete indicazioni metodologiche di lavoro e intervento.

Da “i ragazzi non sono più quelli di una volta” a “non c’è tempo per fare tutto”, da “il problema sono le famiglie” a “quest’aula è troppo piccola”, passando per “non ho più l’età per insegnare”: ogni situazione è descritta e analizzata in maniera chiara e concreta per accompagnare il corsista ad affrontarla con la consapevolezza che sia possibile ribaltare anche ciò che appare ineluttabile nella Scuola.


https://formazione.edizionilameridiana.it/prodotto/insegnare-e-star-bene-in-classe/

domenica 21 agosto 2022

Essere madri senza il mito del sacrificio, in una realtà cruda e complessa proprio per le madri. Un libro

 


La faccenda è da decenni e più sul tappeto. Ma nonostante le fatiche di alcune persone lungimiranti, il ruolo materno sta ancora cercando una sua nuova fisionomia, non senza inciampi e sofferenze e  se mai sarà possibile delinearne  a fondo la bellezza e la novità, che passa per l'amore della coppia, il desiderio, la consapevolezza di generare altro da sè e per questo non una proprietà, nè un optional, nè una meta personale. 

Il tema è scottante e vasto per cui in questa premessa vi è solo un cenno per introdurre il libro di Stefania Andreoli che abbina una madre serena e consapevole alla buona cura dei figli.

Dare la vita a un figlio: occorre fiducia, speranza, maturità e responsabilità di coppia, che va condivisa con la società tutta, che si è fatta sempre più sorda ai veri richiami in tema di maternità. Tanto che oggi siamo sul baratro di un popolo che non riesce a garantire un cambio generazionale perchè sceglie (vi è costretto)  di non avere figli. Anche se meriterebbe molto il tema del campo culturale su cui queste scelte si seminano.

Ebbene, mi si fa notare da più parti: il nostro Paese non è per la famiglia e men che meno per chi vuole diventare madre. Non è una novità.

  • Chi lavora si scontra ancora nonostante tutto con nessun aiuto, nessuna assistenza mirata a permettere di scegliere serenamente di sospendere il lavoro per  stare con  i figli piccini. 
  • Si realizzano nessuna o rarissime possibilità di trovare, dopo alcun anni in cui si è scelto di fare la mamma a tempo pieno con le relative scelte di rispetto per se stesse, un lavoro dignitoso e confacente con la propria professionalità, per cui ci si è formate e che si è magari esercitata prima della nascita del figlio.
  • Chi voglia, o debba per necessità,  proseguire il lavoro o la professione e non usufruisce di nonni disponibili (come per esempio la fortunata autrice), si carica di sgradevoli tensioni,  sensi di colpa e forti costi per l'affido ai nidi.
  • Tutto ruota intorno all'efficientismo e al guadagno e addirittura fanno notizia, sui giornali e sui social, imprenditori che si dimostrano sensibili e attenti alle madri in attesa assunte... quasi non fosse invece una regola in altri Paesi e una delle regole che garantiscono un lavoro che mette al centro l'umanità. 
Al di là di questi pochi spunti, la faccenda di essere madri consapevoli di coltivare e amare la propria vita prima e dopo il parto, è un nodo importante, che dovrebbe riguardare la coppia tutta. 
Il compagno e il padre assume qui un ruolo fondamentale, diventa il terzo anello concentrico che diventa spesso determinante nel garantire benessere e accoglienza, supporto e condivisione. Una madre non deve mai essere lasciata sola, se è necessario un villaggio per crescere un bambino, è vero che una madre deve poter contare sull'attenzione del compagno e di coloro in cui ripone la sua fiducia.

Essere madri sapendo "perchè - e per chi - fa quel che fa" (quarta di copertina)  diventa allora la chiave per stare bene ed essere una madre anche sufficientemente buona, come si è visto ripetutamente in questo blog: non ci interessa la madre perfetta, nè dedita al sacrificio, anche se il sacrificio fa parte dell'avventura di due genitori!  Non ci interessa farne il nodo centrale! e il mito che la madre debba essere votata al sacrificio va sfatato. 

Stefania Andreoli, psicoterapeuta e non solo, con un curriculum decisamente importante, conduce il lettore (!) e la lettrice in un interessante, quanto inquietante lavoro dedicato appunto alle madri... e non solo. 




Dalla presentazione editoriale Rizzoli: "...Mamme, quindi, perlopiù. Disorientate, equilibriste, creative, volenterose, sull'orlo di una crisi di nervi, ma tutte accomunate da un'ambizione: compiere le scelte più giuste. 
Giuste, sì, ma per chi? 
Da quando si diventa madri, sembra sottinteso che l'unica ragione accettabile per qualunque decisione quotidiana e di vita sia "lo faccio per mio figlio". 

"Lo faccio per me" è una frase che suona egoista, indegna per una madre. 

Le ragioni sono storiche, culturali, legate ai falsi miti del sacrificio e dell'amore incondizionato e a una distorta interpretazione del famoso istinto materno. 

La pressione è forte: a lasciare il lavoro, a trascurare interessi, amicizie e il rapporto di coppia, a sentirsi in colpa per un paio d'ore dal parrucchiere "che sottraggono tempo alla famiglia". Insomma, a dire addio a una parte di sé. 

In questo libro Andreoli ribalta le vecchie convinzioni e propone l'idea che l'esperienza della maternità possa aggiungere, e non togliere, ricchezza all'identità femminile. 

Soltanto "facendolo per sé", trovando ciascuna il suo personale modo di fare la mamma - diverso dagli altri perché frutto della propria storia in quanto persona - sarà possibile liberare la maternità, rendendola sana, contemporanea e davvero utile per la crescita di un figlio e per il futuro della società.

Pubblica Annamaria Gatti
Foto da Uppa