Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

mercoledì 22 dicembre 2010

BUON NATALE!

da "IL NATALE DI ALBERT NATALE"
di A. Gatti - Edizioni Effatà

UN NATALE PER ALBERT

....COME GESU’

Padre Joe… tu abiti in una vera casa!” ho gridato, mentre mettevo la mia testa ricciolina dentro a ogni porta che dava sul corridoio centrale. Poi il nostro amico frate, che era appena entrato in una cucina, ha avvisato:

Albert, King… venite qui, qualcuno ha portato dei biscotti!”

Ma in quel momento non mi interessavano più i biscotti, nonostante la fame e la stanchezza. Mi ero ritrovato in una delle stanze, davanti ad un Presepe, ed ero rimasto a bocca aperta, silenzioso e immobile.

Padre Joe aveva lasciato King alle prese con i biscotti ed era dietro di me:

Albert!”

Al suo richiamo mi sono ripreso dallo stupore e ho notato:

Ci sono i pastori, gli angeli, le pecore, un bue e un asino e il Bambino… In una capanna…come la mia…”

Sì, Albert, Gesù è nato in una capanna come la tua.”

“… E avrà freddo questa notte, così, senza vestiti. Anche il mio fratellino appena nato ha freddo di notte e la mamma lo copre.”

Già, proprio come il tuo fratellino.”

E quella è la sua mamma, vero?” ho chiesto indicando la donna seduta accanto a Gesù.

Sì, si chiama Maria.”

Il suo papà non lo manderà con Keùssi sulla nave dei bambini venduti, vero?”

“… No, suo padre Giuseppe non lo manderà.”

E la sua mamma non piangerà e gli canterà la ninna nanna.”

Certo Albert, come faceva la tua mamma con te, quando eri piccolo.”

Proprio in quel momento qualcuno cantava.

Senti Padre Joe? Sembra proprio la ninna nanna che canta la mia mamma.”

Il mio amico non ha risposto, perché si era distratto guardando due persone che stavano sulla porta.

Albert, è proprio la tua mamma che sta cantando a Gesù la ninna nanna.”

In fondo alla stanza c’erano i miei genitori, proprio loro!

C’era la mia mamma e c’era il mio papà: erano venuti a prenderci!

Hanno fatto un viaggio faticoso. Sono partiti subito, quando hanno saputo che cosa vi era accaduto” spiegava Padre Joe, mentre con un salto ero fra le braccia della mamma.

Subito papà mi ha sussurrato, stringendomi stretto stretto:

Albert… non ti manderò più lontano a lavorare….Adesso ho capito.”

Guarda, cosa ti ho portato…” ha detto la mamma con la voce tremante, consegnandomi il camion di latta.

Ho fatto un altro dei miei salti e, al mio urlo di gioia, è arrivato anche King.

Albert ora può anche fermarsi alla nostra scuola e fra tre anni potrà già lavorare…” ha proposto Padre Joe.

Sì, voglio imparare a lavorare il legno, costruirò tante cose…camion e altri giocattoli per i bambini, posso restare papà? Farò qui la festa di Natale.”

Sì” ha detto papà “e potrà fermarsi anche King, se vuole.”

Dall’espressione degli occhi si capiva che King era d’accordo.

Prima di lavorare, però imparerete a leggere e a scrivere” ha precisato Padre Joe.

Anche Gesù sapeva farlo?” ho chiesto.

Sì, anche Gesù. A pensarci bene… anche Gesù lavorava il legno…”

Stessa capanna, stessa ninna nanna, stesso mestiere…era proprio un bambino come me” ho detto.

Poi ho aggiunto:

Posso chiamarmi ALBERT NATALE. Si può?… Si può, Padre Joe?”

Si può… Albert Natale!”

Ho guardato King che sorrideva divertito…

Hai sentito King? Ho due nomi adesso!”

Oh, sì Albert… Natale!”

Mamma Diana piangeva piano, piano, ma questa volta era un pianto di gioia.

Era proprio vero quello che diceva Padre Joe: ogni Natale porta con sé un miracolo nuovo!



lunedì 20 dicembre 2010

BOB DYLAN PER LORO


Una canzone. Perchè questa canzone mi riporta subito al desiderio di lasciarla nelle mani dei nostri figli, dei nostri ragazzi... perchè la cullino e la assaporino come si fa con un tesoro piano e tenero?
Dedicata alle mie figlie.
Video:
http://video.google.com/videoplay?docid=213612988709839454#

Forever Young di Bob Dylan

May God bless and keep you always
May your wishes all come true,

May you always do for others
and let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young.
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

May you grow up to be righteous

May you grow up to be true,

May you always know the truth
And see the light surrounding you.
May you always be courageous
Stand up right and be strong,
May you stay forever young.
Forever young, forever young,
may you stay forever young.
May your hands always be busy

May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
when the winds of changes shift.
May your heart always be joyful

May your song always be sung,
May you stay forever young.
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

Per sempre giovane Che Dio ti benedica e ti custodisca sempre,
possano i tuoi desideri tutti avverarsi,
possa tu sempre aiutare gli altri e lasciare gli altri aiutare te.
Possa tu costruire una scala fino alle stelle
e salirvi gradino per gradino, possa tu rimanere per sempre giovane.
Sempre giovane, sempre giovane,

possa tu rimanere per sempre giovane.

Possa tu crescere e diventare onesto,

possa tu crescere e diventar sincero,

possa tu sempre conoscere la verità e vedere la luce
intorno a te.
Possa tu sempre essere coraggioso e
stare ben dritto in piedi con la testa alta,
possa tu rimanere per sempre giovane.
Sempre giovane, sempre giovane,
possa tu rimanere per sempre giovane.
Possano le tue mani sempre essere impegnate,
possano i tuoi piedi sempre essere veloci,
possa tu avere una base solida quando il vento dei cambiamenti soffia. Possa il tuo cuore sempre essere gioioso,
possa la tua canzone sempre essere cantata,
possa tu rimanere per sempre giovane.
Sempre giovane, sempre giovane,

possa tu rimanere per sempre giovane.

Pubblicata da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

mercoledì 15 dicembre 2010

VORREI UN NATALE



di Annamaria Gatti
fonte: www.educare.it, editoriale

Mi piacerebbe avere un Natale diverso, uno di quei Natali limpidi e sommessi, in cui Gesù rinasce davvero e il bue non si stanca di scaldare perchè è il suo mestiere e l'asino accompagna e non protesta, ragliando frasi sconclusionate.

Vorrei inciampare allegramente in un giorno di Natale in cui nessuno possa passare inosservato e tutti si sentano oggetto di cure e possano provare il piacere di occuparsi dell'altro.

E vorrei che fosse così ogni Natale e ogni giorno dell'anno.

Mi andrebbe bene un Natale libero e pulito, in cui anche il mio amico possa leggere ad alta voce la sua voglia di parlare e ridere e scherzare, senza segni e senza mediatori, che altri non capiscono. Finirebbe di disperarsi ogni momento.

Vorrei svegliarmi proprio in un Natale, ma che sia il giorno in cui ritrovano chi si è perduto, perchè nessun bambino e nessuna bambina possa scomparire senza lasciare traccia e attenzione da parte di tutti quelli che vivono lì attorno.

Io sogno un Natale dove il Bambino non si vergogni di arrivare e stenda un velo azzurro su tutte le sofferenze bambine, perchè siano più riconoscibili e tradotte, più visibili e chiare.

Raccoglierei volentieri il mio Natale fra le candide coltri d'ospedale, dove la storia scorre verso gli ultimi capitoli del libro bello e prezioso, senza perdere il sorriso seppur tragicamente nascosto nella tenera carezza. Le coltri si trasformerebbero in ali bianche di colombe sinuose e lievi, pronte a spiccare il volo senza tremori. E mi piacerebbe che tanti giovani potessero raccogliere e capire il senso della vita di quest'andare e chiudere l'epopea per aprirne un 'altra ancora più definitiva e vera.

Vorrei un Natale senza paure, dove i timori e le angosce vengano impugnati e purificati, dove la speranza si erga a unica legge di governo e perciò a guida di ogni azione per l'uomo e per il bambino.

Vorrei che questo Natale di sofferenza sbocci per tutti in un sentiero di pace e di grazia, di consapevolezza e di condivisione.

gatti54@yahoo.it

Coraggio, avanti, Natale è qui, è sempre.

mercoledì 8 dicembre 2010

IL NATALE DI TOBIA, BAMBINO QUASI CATTIVO

di Annamaria Gatti
illustr. di Eleonora Moretti

Fonte: Città Nuova
"Tobia, riporta le pecore! Sei sempre con la testa fra le nuvole, ma a cosa pensi?" grida il vecchio Elia. "Arrivo, nonno" Non si può proprio vivere in pace!". Infastidito,Tobia raduna le pecore del gregge del nonno e si avvia verso il villaggio poco lontano. A Betlemme è quasi buio e Tobia rientra a casa, pronto per l'ennesima sgridata quotidiana. "Sei una vera disperazione" Oggi è venuta Ruth e mi ha detto che le hai rubato un cesto"". La mamma di Tobia piange e il bambino la guarda, poi strizza gli occhi, perché vorrebbe cancellare tutto quel dolore sul volto della sua mamma. E sente un nodo alla gola. Si siede per terra, in un angolo, dietro la macina. "Vai via! Meriteresti una bastonata, ma non c'è più tuo padre a darti la giusta lezione. Io non so più cosa fare!". Il bambino sente che il nodo alla gola si stringe sempre di più; esce di casa e, sconsolato, va a sedersi vicino al pozzo. "Tobia"" lo chiama Sara, una delle bambine del villaggio. "Cosa fai qui?", gli chiede mentre depone per terra un otre. Poi, raccogliendo con un gesto veloce l'ampia tunica azzurra, si accovaccia vicino a lui. "Non mi riesce proprio di far bene niente. Appena progetto una marachella" mi accorgo che l'ho già combinata, prima di poterci pensare un po', prima di capire cosa potrebbe accadere dopo" Mi manca il tempo per riflettere e così tutti quelli del villaggio mi cacciano, perché pensano che sono un porta guai. "Lo vedi? Tu" tu sei l'unica che mi si avvicina" sospira Tobia con le lacrime agli occhi. Sara sa che un bambino si vergogna nel farsi vedere a piangere, così aggiunge: "Però qualche volta le combini grosse, sai? Eppure io so che non sei cattivo. Per esempio oggi hai rubato il cesto di Ruth perché ne aveva bisogno la vecchia Ester, vero?". "Come lo sai?". "Me lo ha detto Ester: stamattina non sapeva come portare al mercato i pani" Ma poi ha detto che un ragazzetto l'aveva aiutata" E quello eri tu". Tobia sorride un po' e si pulisce il naso gocciolante con la manica. Poi pensa che davvero in fondo al cuore non sente cattiveria ma solo, qualche volta, un po' di paura, un vuoto, un buco nero nero, che deve riempire subito con qualcosa. Perché? E perché ogni volta che vede una fonte luminosa, gli sembra che quel buco si dissolva nel nulla?
IL BAMBINO SUL POGGIO

"Storie, storie" pensa a voce alta Tobia". "Quali storie?", chiede sorpresa Sara. "La storia della luce"". "Ah, vero, tu che insegui sempre una luce" L'altra notte eri tu che camminavi verso la stalla, vero? Ci sei stato?". "No, mi sono fermato a metà strada, ad osservare quel rudere, la stalla, voglio dire" Era una magnificenza" piena di luce!". "E il Bambino? Non l'hai visto allora?". "No". "Oh, che peccato" Il suo nome è Gesù. È così tenero ed è così bella la sua mamma!" - sospira Sara -.Vieni, andiamo a visitarlo. Guarda, ci sono dei pastori che tornano dalla stalla, sul poggio". "No, non vengo". "Perché no?" chiede incredula Sara. "Il Bambino è buono, il nonno dice che da grande sarà un re" È il più buono di tutti. Quando mi vede, se non mi caccia lui, mi cacceranno suo padre o sua madre"". Sara ha un moto di insofferenza. "Fai come vuoi, sei il solito testardo e stai diventando insopportabile anche a me"". La bambina ha ormai perso la pazienza, si alza di scatto, getta sui piedi del pastorello una manciata di terra, si ricopre il capo con il mantellino, afferra nervosamente l'otre e se ne va. La si sente brontolare ancora quando Tobia osserva le prime stelle accendersi nel cielo e si augura che Sara torni. In breve l'imbrunire si trasforma in notte e neppure la mamma lo richiama in casa. Tobia sa che dovrà riportare il cesto rubato e chiedere perdono, anche alla mamma. Sta per alzarsi, quando Ruth, la vicina derubata, gli va incontro con aria minacciosa. Tobia immagina già quel che dirà e quel che farà, perciò si alza di scatto come una saetta ed è già lontano, perché considera l'idea che Ruth è troppo grassa e non avrà la forza di inseguirlo.
Il cielo è uno scintillio e come una morbida coltre ripara il poggio su cui il Bambinello riposa. "Avrà freddo" commenta a voce alta Tobia. Il nonno aveva raccontato che un asino e un bue scaldavano la stalla. Più che una stalla era un rifugio. Però proprio lì, il giorno prima erano arrivate addirittura delle persone importanti, su cavalcature bardate a festa. "Forse sono principi"." aveva detto il nonno. Tobia li aveva visti e li aveva inseguiti di nascosto, quasi fino al poggio. Uno era di colore e uno molto vecchio.Aveva anche sentito uno di loro dire, con uno strano accento straniero:"Gaspare, ecco là, credo proprio che là sia il Messia che cercavamo"". Chissà cosa voleva dire. Il Messia sì, lo attendeva anche il nonno, ma Tobia non aveva osato chiedere di più. Erano cose da grandi!
UNA LUCE PER TOBIA

Tra un pensiero e l'altro Tobia non si accorge di aver camminato fino alla stalla, dove ora solo una debole fiammella toglie il luogo dalla morsa del buio. Il pastorello sbircia attraverso un'asse sconnessa. Accidenti, il bue è proprio lì davanti e Tobia non vede proprio un bel niente! Si sporge ad una finestrella, poco più di una fessura e vede. Vede quello che gli riempie il cuore di tenerezza, perché nella penombra della stalla distingue chiaramente un papà e una mamma, chini su un fagottino bianco, e poi lo sguardo del Bambino su di lui. È uno sguardo luminoso e intenso. Vorrebbe scappare ma, davanti a quegli occhi, le gambe sono pesanti e non si muovono; i piedi sembrano incollati per terra. Sulle mani sente cadere delle gocce tiepide: sono lacrime.Tobia sta piangendo. Si volta anche la mamma del Bambino. "Oh! Come assomiglia alla mia mamma!" pensa Tobia. Poi guarda il papà e sente per un attimo mancargli il respiro: se papà fosse lì, potrebbe proteggerlo, aiutarlo, difenderlo, come fa il papà del Bambino, che ha uno sguardo buono e forte e che adesso gli fa un cenno, per invitarlo ad avvicinarsi. Anche la mamma dice: "Entra, entra Tobia. Gesù ti stava aspettando". Tobia è un po' sorpreso. "Io" non posso, forse sono un po'
cattivo". Ma, senza accorgersene, Tobia si ritrova inginocchiato accanto al Bimbo, mentre la madre asciuga le lacrime del pastorello. Qualcuno sta anche accarezzandogli i capelli ricci ed arruffati. È il papà di Gesù; forse vuole proteggere anche Tobia che intanto si chiede dove sia finito il suo buco nero, quello che dava tanto dispiacere al suo cuore di bambino: non c'è più" Tobia sente anche le manine di Gesù sulla fronte, che forse tracciano un segno. La stanchezza lo prende e dolcemente, sulla paglia, accanto a Gesù, Tobia trova la sua giusta luce, mentre pensa che, da quel momento, la mamma non piangerà più per lui.

Pubblicato da A. Gatti

gatti54@yahoo.it

domenica 5 dicembre 2010

STORIA E ILLUSTRAZIONE INEDITA DA NON PERDERE! AH, DIMENTICAVO PER I GRANDI...SOPRATTUTTO


COME ANDARONO LE COSE...
d
i Vittorio Sedini
Fonte: Città Nuova
Illustrazione: Meraviglioso Natale del Bambino di Laura Cortini (grazie!)

“Carissimi angioletti – disse Gesù bambino – senza offesa, andate a cantare un po’ più in là. Bisogna proprio che nessuno sappia cosa sta succedendo qui!”.



Obbedienti come sempre (quasi tutti tranne uno, non so se sapete) gli angioletti se ne volarono più in là.
Poi chiamò al telefono i Re Magi e li pregò di lasciar perdere, di non scomodarsi, che il deserto è pericoloso, che ci sono i predoni eccetera eccetera. Questi risposero saggiamente “Ottimo consiglio, Signore, vuol dire che ci vedremo un'altra volta, magari in primavera. Sa, l'artrite, la cervicale, sul cammello non va mica tanto bene…” E non se ne fece nulla. Quanto ai pastori e alle pecore, fu più facile. “Sciò, sciò, care bestiole ! Scappate che arriva il lupo!”. Naturalmente i pastori se la diedero a gambe e le pecore… dietro!
A questo punto, se Dio volle, i dintorni della capanna, diventarono più che mai deserti e tranquilli. Sembrava una notte qualsiasi. Sfumata la festa se ne erano andati tutti ed era rimasto lì soltanto l’omino della polenta che aveva sperato fino all’ultimo in una serata di buoni affari. Deluso e un po’ stupito, si avvicinò al Bambinello e gli chiese “Ma cosa ti è saltato in mente? Perché hai fatto questo? Perché hai cacciato via tutti?”.
“Vedi amico – rispose Gesù Bambino – non volevo che a causa di questa notte così bella, tutti gli anni sotto Natale i posteri si cacciassero in un traffico pazzesco avvelenando se stessi e il prossimo. E che corressero in giro come pazzi diventando più cattivi invece che più buoni. Non volevo arricchire i fabbricanti di panettoni . Non volevo che i bambini venissero travolti dalla nevrosi della play station. Non volevo che uscisse il film di natale. Non volevo che quello strano vecchio vestito di rosso si infilasse proditoriamente nel mio compleanno…”. E continuò enumerando tutte le sciagure che ben conosciamo e che ci affliggono da novembre a gennaio, tutti gli anni.
L’omino della polenta ne tagliò cinque fette. Ne diede una al Bambinello, una a Maria, una a Giuseppe, una all’asino e una al bue. Ne tagliò una anche per sé e tutti insieme fecero una semplice ma indimenticabile cenetta. Come potremmo fare noi a Natale invece che strafocarci di mille porcellerie. Nessuno ce lo proibisce.

sabato 27 novembre 2010

Ancora sull'adozione


Quanto è grande il bisogno di sicurezza di un bambino adottato

IL BLU DELLA SPERANZA

Quanto è grande il bisogno di sicurezza di un bambino adottato?


Racconto una esperienza che ci può insegnare qualcosa al riguardo.


Ho conosciuto un bambino che si è espresso così : “quando mi dissero che stavano per arrivare dei genitori per me, ho capito che era successa la magia che aspettavo. Io lo sapevo che succedeva, li aspettavo”

E ha poi disegnato la sua nuova famiglia e, in mezzo al gruppo, se stesso come un mago, tutto blu (non fa pensare a Mago Merlino?)

I genitori mi hanno detto che questo bimbo ha molto sofferto nell’orfanatrofio. E lui adesso getta una luce su quel buio:” li aspettavo”, dice. Come a dire : c’era una speranza che mi sosteneva.

E nel disegnarsi così , come uno che fa le magie, prova gioia nel ritenersi quasi autore di questo miracolo. Cosa c’è di più utile per mantenersi saldi che non pensare di poter essere protagonisti della propria vita?

Più ti senti sottomesso al potere e più, per non crollare, coltivi il sogno di poter cambiare tutto.

I bambini la chiamano “magia”. Questo bambino, ad un anno di distanza dall’adozione, sorride alla mamma mentre dice questa cosa.

Nella vita quotidiana ha ancora tanto bisogno di sicurezza ,a causa della grave privazione patita per anni. Più è stato grande il “buco” di sicurezza e più è lungo il tempo per colmarlo. Ha ancora tanti momenti di rabbia, di sfiducia , di incertezza.

Perciò ho attaccato al muro quel disegno, per sostenere i suoi genitori (e tutti gli altri genitori adottivi a cui racconterò “la magia”) con il blu della speranza che non si arrende.


pubblicato da Maddalena Triggiano
illustrazione da "IL PICCOLO PRINCIPE" di
Antoine de Saint-Exupéry


mercoledì 24 novembre 2010

Profumo di Natale



Maria ripensava alle parole dell'angelo: lei sarebbe diventata la mamma di Gesù e anche Elisabetta aspettava un figlio! Evviva! Doveva raggiungere la cugina incinta che era anziana, per gioire con lei e aiutarla.

Stai attenta Maria e salutami Elisabetta.” le raccomandò Anna, come fanno tutte le mamme. Salì sull’asinello e quando gli allungò una carezza sul collo, l’animale zoccolò allegramente verso la montagna. La cittadina di Elisabetta dista a soli sei chilometri da Gerusalemme.

Quando Maria aprì la porta Elisabetta esultò di gioia e l'abbracciò. Ma ecco all’improvviso una commozione profonda le illuminò gli occhi. “Elisabetta, ti senti forse poco bene?” chiese allarmata Maria, vedendo che la cugina portava una mano sul cuore. Ma lei così rispose: “Oh, Maria, benedetta fra tutte le donne! E' un onore per me salutare la madre del mio Signore!”

Come fai a sapere che aspetto il Figlio di Dio?” chiese sottovoce Maria.

Vedi, appena mi hai salutato il mio bambino ha fatto una gran capriola: anche lui ha riconosciuto la madre del Figlio di Dio.”

Allora Maria esclamò:“E’ magnifico ciò che fa il Signore! Anche i bambini non ancora nati possono distinguere nel grembo della loro madre lo splendore della creazione, riconoscere le nostre voci e percepire le nostre carezze!” E continuò lodando Dio e tutte le cose belle che aveva fatto per gli uomini più deboli, per il suo popolo...

Poi lo sguardo di Maria sfiorò la casa di Elisabetta e visto che c’era da fare, accompagnò la cugina a sedersi presso la cesta del cucito e lei si mise a riordinare. “Cosa fai Maria? Devi riposarti dopo il viaggio!” protestò Elisabetta.“Oh, no, mi sento piena di forza. Continua pure a cucire la camiciola per il bambino, è molto bella e dovrai insegnarmi come farne una per Gesù!”

Nessuna delle due donne si era accorta che un angelo del Signore, accovacciato sul nudo pavimento, sorrideva divertito. Maria rimase con Elisabetta fino alla nascita di Giovanni, poi detto il Battista cugino di Gesù. Chissà quali erano i loro giochi preferiti quando le loro mamme si scambiavano qualche visita e li vedevano crescere in sapienza e bontà!

da: A. Gatti "Una mamma di Galilea. Il rosario raccontato ai bambini." Ed. EFFATA'

Illustrazioni di Barbara Gallizio