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martedì 4 marzo 2014

"Nuvola può volare" 2^ parte e finale:meno male c'è la famiglia


di Annamaria Gatti
dalla raccolta "Cantastorie 12" a cura della Fondazione Città della Speranza


IL TORMENTO DI LUCIO.

Il ragazzo aveva davvero una gran voglia di sfogarsi con il nonno che  forse poteva essere sulla grande terrazza di casa. Infatti…
“Niente pallone oggi, eh Lucio?”
Lucio si era voltato e il nonno era lì, comodamente seduto sulla sua poltroncina.
“No, oggi niente campetto, anche se è domenica.”
“So che non stai facendo i capricci. Dimmi, vuoi parlarne?  Che cosa succede?”
“Oh, nonno, darò una grande delusione a tutti se non parteciperò alla festa e sarà una vera cattiveria…ma …mi manca papà.”

“L’avevo capito bene, ragazzo.”

Poi si rabbuiò davanti al problema:
“Come posso aiutarti? In fin dei conti è tuo diritto avere vicino il papà per il compleanno e magari per tutti i dodici mesi dell’anno!”
Lucio sentiva sciogliersi qualcosa dentro: finalmente qualcuno che sentiva le cose a modo suo!
Il nonno fissò Lucio per un po’, poi sbottò:
“Hai ragione. Ti senti solo senza di lui …”
“Papà l’ultima volta mi aveva promesso che sarebbe tornato per il mio compleanno!
“…E adesso ti senti deluso.”
“Già. E’ così. Nonno, anche tu te ne andavi lontano quando dovevi scrivere i tuoi libri?”
Nonno Vittorio ripensò a tutte le volte che era dovuto partire.
“Sì, sì qualche volta lasciavo il tuo papà per qualche giorno,  quando dovevo studiare gli ambienti dove si sarebbero svolti i miei gialli. Però era per tempi brevi, il mio  lavoro di maestro era qui, in paese.”
“Io penso qualche volta che papà non sia mai stato un bambino. Raccontami, come giocava da piccolo?”
Nonno Vittorio ebbe un guizzo negli occhi e anche i baffetti sobbalzarono quando la bocca si spalancò, ma per richiudersi subito. E dopo aver borbottato un po’ di  beh, beh…dunque… mentre le rughe sulla fronte si accentuavano  sempre più,  disse:
“Raccontare non è facile… forse si può fare di meglio!”
 Il nonno si alzò deciso, appoggiandosi ai braccioli della poltrona. Aveva una espressione strana. Lucio lo guardò sospettoso. Poi scoppiò a ridere quando, fingendo di far roteare una spada, il nonno ordinò:
“Avanti seguimi, ti mostrerò qualcosa  …qualcosa che non hai mai visto!”
Lucio scoppiò a ridere e, in posizioni di attenti, con la mano destra appoggiata di lato sulla fronte, rispose al comando:
“Agli ordini, capitano!”
Subito le gambe del ragazzo ripresero a saltellare, come al solito, e affannosamente calciarono un povero sasso appuntito, che finì nella rete di un lenzuolo steso ad asciugare, ai limiti della terrazza.
“Goal!” gridò Lucio.
“Sentirai la mamma quando vedrà il buco… ah, ma io non ho visto niente, non mi mettere in mezzo!”
Un pettirosso rapido spiccò il volo verso il sambuco, mentre Lucio seguiva il nonno in direzione opposta, verso la soffitta.


LA SOFFITTA.

Posto scomodo, la soffitta di casa!
“Mamma, possiamo andare in soffitta?” ogni tanto chiedeva Marco che era il più curioso di tutti.
“No, no, potrebbe essere pericoloso.”
“Dai, mamma, in tutte le soffitte alla fine ci sono dei tesori o dei misteri da risolvere.”
“L’unico mistero da risolvere che io conosca riguardo alla soffitta è questo: come mai non ho ancora dato, almeno ai più grandi, il compito di riordinarla e di pulirla?”
Così, senza mettere troppo di mezzo mamma, un giorno Marco e Vanni avevano attrezzato lo zaino dell’esploratore ed erano partiti per … la soffitta.
Al loro ritorno Lucio aveva chiesto:
“E allora?”
“Allora cosa? Bah, lassù solo polvere, vecchi giocattoli, mobili malandati senza cassetti segreti e vecchi quaderni di scuola…figurati!”
Nessuno  aveva proprio più fatto proposte, soprattutto dal giorno in cui nonno Vittorio aveva chiesto:
“Qualcuno mi aiuta a sistemare la soffitta?”
Da allora quella parte della casa non era  proprio più stata menzionata, per timore che a qualcuno venisse in mente di farla riordinare.
“E adesso cosa potrà esserci da scoprire?” aveva chiesto Lucio.
“Avanti, avanti, di cosa hai paura?”
“Che intenzioni hai nonno?”
“Devo mostrarti qualcosa e non ti farò riordinare la soffitta.”
“Nonno… dimmi a cosa servono le soffitte, mi sembrano così inutili.”
“Servono… servono a custodire memorie.”
“Memorie?!”
“Sì, se non vuoi dimenticare, fatti una soffitta e riempila di cose vecchie. Così ti aiuteranno a ricordare. Ah già, ma adesso ci sono i computers e tu puoi raccogliere tutto in dischetti, comodi, comodi.”
“Per adesso io non raccolgo un bel niente, nonno! Mi diverto con i videogiochi, ma non “salvo”  niente che mi riguarda, neppure le mie memorie.”
Nonno Vittorio intanto aveva già aperto la porticina  della soffitta.
Alcune finestrelle ovali davano luce ad una distesa di cose , delle quali Lucio poteva percepire solo il colore grigio, confuso con quella polverina luminosa che balla sui raggi del sole.
“Nonno, che posto strano. Non mi pare però interessante, davvero!”
“Eh, ragazzo mio, non è certo la ricostruzione di un film giallo.”
Ad ogni passo il pavimento cigolava appena.
Il nonno si guardava attorno, spostava qua e là qualcosa.
“Cosa  cerchi?” chiese Lucio sottovoce.
“Cerco… ecco. Qui troverai qualcosa che ti aiuterà a capire, ne sono certo. Hai abbastanza fiducia di poter fare qualche scoperta interessante?”
“…Sì…” rispose un po’ incredulo il nipote. Poi chiese: “E questo cos’è?”


IL CARRILLON DELL’APPRENDISTA.

“Uno scrigno!” esclamò subito Lucio.
“Con carillon” precisò nonno Vittorio.
“E’ di legno, sembra roba vecchia da buttare.”
“Non è stato conservato in soffitta per caso.”
“Ah, no? Allora c’è una storia sotto.”
Il ragazzo fece scorrere le dita sul legno intagliato, poi aperse lo scrigno.
Caricò il carillon e un’armonia stanca, ma dolcissima, rese quell’ambiente ancora più irreale, immerso in uno spazio senza tempo.
“Roba d’altri tempi, non c’è che dire…” osservò  il nonno “e non ti ho ancora detto che lo ha intagliato tuo papà. Mi ricordo. Aveva la tua età e aveva lavorato con un mio amico intagliatore  un’ intera domenica, per finirlo in tempo e poterlo regalare alla sua mamma.”
A Lucio sembrava di vedere suo padre ragazzetto, chino su quella scatola, mentre il suo maestro lo incitava a fare bene, ma senza fretta.
“Uau, papà era bravo,” poi aggiunse diventando rosso rosso “ma papà sarebbe contento di sapere che mi do da fare anch’io con il legno.”
“Sì, anch’io sono contento di come hai costruito la colombaia nuova. Hai avuto un bravo maestro.”
“Cioè te, nonno.” 
“Già…già…” sorrise furbescamente il nonno, mentre Lucio stava facendo una nuova scoperta.
Lo sguardo irrequieto si posò su un telo chiaro che nascondeva una figura confusa.
“Ma cosa c’è qui sotto?”


NUVOLA.

Si avvicinò e scoprì il soggetto nascosto: era un cavallo di legno, non uno dei soliti cavalli a dondolo di tanti anni fa, ma uno di quelli che compongono le vecchie giostre.
Il ragazzo era senza parole. Passava e ripassava le dita ora sulla criniera, ora sul muso, sulle decorazioni della sella o sulle briglie.
“Caspita nonno, guarda che colori. E deve averne di anni! Sembra vero, mi pare di poterlo veder galoppare davvero là fuori.”
“Tuo padre giocava spesso con lui. Il suo nome è NUVOLA. Non si vede più nulla del genere in giro. Giocavamo spesso insieme a lui,  siamo stati anche nel passato  e nel futuro. Quando cavalcavamo Nuvola tutto scompariva e noi potevamo viaggiare ovunque. Papà diceva sempre che lo avrebbe conservato per giocare con i suoi bambini!”
Lucio montò in sella a Nuvola. Era un po’ confuso e non si era accorto neppure che nonno Vittorio se ne era andato e aveva preferito lasciarlo solo con quel tesoro appena scoperto.
Dopo poco  incitò :
“Dai Nuvola, corri! Il papà ci aspetta!”
Nuvola si scosse, poi con un balzo superò la finestra, i tetti del quartiere, il campanile e poi …via oltre il lago e le montagne.
“Ma vola, vola davvero!” gridò il ragazzo, che sentiva il vento sfiorargli la faccia.
“Vai!”
E di nuovo… via! nella luce riflessa del sole, simile a una scia, una traccia per ritrovare il senso di quella delusione che lo faceva diventare così  grande in fretta.
“Ma sto sognando!” esclamò Lucio.
“Guarda laggiù Nuvola, quello è il Fuji, un vulcano, l’ho anche studiato a scuola. Quante case piccole, quante stradine piene di gente. Questo è il paese dove lavora papà.”
Lucio non riusciva a distinguere bene ciò che sventolava fuori dalle finestre. Poi lo sguardo si fece più attento:
“Sono piccole bandiere a forma di pesce!” esclamò Lucio.
“Papà me lo aveva detto:  nel giorno del mio compleanno, in Giappone si festeggia  il Giorno dei Ragazzi. Ogni bandierina appesa rappresenta un ragazzo della famiglia e, facendole  sventolare, i genitori sperano che i loro figli e le loro figlie crescano coraggiosi e forti. Come me!”
Aggrappato alla criniera di Nuvola , Lucio si sentiva  proprio sicuro e  coraggioso.
“Ehi, ma dove mi stai portando Nuvola!?”
Il cavallo si era fermato sopra un immenso cantiere, che a Lucio sembrava un formicaio in piena attività.
Ed ecco Nuvola atterrare accanto ad una costruzione prefabbricata.
“E adesso che faccio?  E se mi scoprissero? Avrei dei guai.” considerò Lucio. “ Non si può entrare nei cantieri. Intanto che sono qui però, fammi sbirciare dentro.”
Restando accucciato, si guardò intorno, poi si avvicinò alla finestra.
“Qui c’è qualcuno  che ha sei figli” e lesse sui sei pesciolini i nomi.
“Jacopo, Marco, Gigi, Piero,…Lucio, Vanni… Ma  questi sono i nostri nomi!”
Guardò dentro e vide papà chino su enormi fogli disegnati. Bussò piano piano sul vetro. Papà alzò la testa e, gettando  all’aria il berretto, corse fuori. Strinse forte, forte Lucio e accarezzò Nuvola.
“Che succede papà? E’ tutto un sogno, vero?” sussurrò il ragazzo.
“Sapevo che sareste arrivati. Presto, andiamo. La mamma ci aspetta per la festa di compleanno. Stanno arrivando anche i tuoi amici.”
Lucio aveva appoggiato le braccia e il capo sulla criniera di Nuvola. Si era addormentato.
Ma… chi gli stava arruffando i capelli? Aprì gli occhi. Era papà che sottovoce gli stava dicendo:
“Buon compleanno Lucio!. Sono tornato.”
La soffitta sembrava così familiare in quella mattina di primavera, mentre Lucio diceva:
“Lo speravo  tanto! Ma sto ancora sognando?”
Nessuno di loro poteva scorgere nonno Vittorio che, dalla porticina socchiusa, sbirciava e sorrideva.
E sorrise soddisfatto fino a quando spalancò gli occhi e la bocca per la sorpresa: gli era sembrato di veder sorridere anche Nuvola, ne era certo.

Ma non poteva raccontarlo, perchè  nessuno gli avrebbe creduto.


pubblicato da Annamaria 
illustrazione di Matteo Gaule
libro reperibile a questo indirizzo:
http://www.cittadellasperanza.org/prodotto/cantastorie-12/

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