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sabato 19 maggio 2012

Favola della speranza da Lauretta

Un finale inaspettato


di Laura Margherita Perassi
Illustrazione di Eleonara Moretti
Fonte:    Città Nuova
Un giorno un insetto rosso s’imbarcò su un piroscafo e, dall’Asia, giunse in Europa. Aveva una vera predilezione per le palme: alla base delle loro foglie deponeva le uova da cui nascevano piccole larve fameliche che scavavano lunghe gallerie per nutrirsi dei tessuti interni delle piante. Sono molto arrabbiata con questo insetto, così, per punirlo, non lo nominerò neppure; lo chiamerò soltanto P.R. che sono le iniziali del suo nome. Nessuna palma, per quanto robusta, poteva resistere alle voraci mascelle delle larve del P.R. Il risultato di questo continuo lavorio era che la bella chioma verde delle palme, simile a un ventaglio aperto, si riduceva a un misero fascio spiovente di foglie secche, uno spettacolo doloroso che stringeva il cuore. A questo punto gli uomini, che non erano riusciti a difendere le palme dall’attacco del terribile P.R., le abbattevano. Le più fortunate (si fa per dire) erano private soltanto della chioma secca e si stagliavano contro il cielo, nudi obelischi alla cui sommità c’era come una grande tazza.
Una di queste palme stava proprio nel giardino di casa mia. Per consolarla, le rivolgevo parole gentili, le dicevo: «Coraggio! Forse c’è una ricompensa al tuo dolore». Non ci credeva e mi rispondeva che, ormai, per lei tutto era finito. E anch’io mi chiedevo se le mie non fossero soltanto buone parole. Ma, per fortuna, il lieto fine non appartiene solo alle favole. Un giorno, dal Nord Europa, arrivò Molly, una bianca cicogna, in cerca di un po’ di tepore. Vide la mia amica palma e la grande tazza posta sulla sua cima; Ne fu entusiasta: non avrebbe potuto trovare posto migliore per fare il nido. La palma gioì di questa compagnia inaspettata, ma la sua gioia raddoppiò quando nel nido nacquero i piccoli di Molly. Erano affamati di cibo e di favole e così la palma divenne un’instancabile narratrice. «La vita non mi è stata tolta, ma trasformata!», mi disse la palma, ancora sorpresa per questo inaspettato finale, per questa seconda possibilità. E io imparai che, quando tutto sembra finito, c’è ancora posto per la speranza.

 

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