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giovedì 24 novembre 2011

Dislessico?


Siamo un po' perplessi. Nostro figlio frequenta la seconda classe e ci sono alcuni problemi perchè non legge bene. Si rifiuta di farlo, fugge l'impegno e sembra preferire tutt'altro
all' impegno. Ci sembra strano perchè è sempre stato un bambino sveglio e interessato a tutto. Ma dallo scorso anno, all'inizio degli impegni scolastici, la delusione alberga nel suo e nel nostro cuore. Anche quando scrive, gli errori non si contano. Abbiamo sentito parlare di dislessia. Potrebbe essere dislessico? Come accertarlo? Cosa fare? Non vorremmo spaventarlo, ma ora non ci sentiamo più sicuri quando ci dicono le maestre che "potrebbe fare, ma non si impegna abbastanza e si stanca subito".
Nostro figlio non è mai stato indolente.
LM

Un dubbio legittimo: avrà un disturbo di apprendimento?
Il nostro bambino scrive male e legge peggio e malvolentieri, dà segni di interesse per gli apprendimenti, ma poi si stanca: questa stanchezza potrebbe essere scambiata per mancanza di volontà e invece potrebbe essere proprio dovuta a funzionamenti complessi, che necessitano di essere conosciuti e valutati per permettere un corretto approccio al problema.
Esistono indicazioni abbastanza precise che inducono genitori e insegnanti a pensare alla necessità di una valutazione specialistica, che si può richiedere presso le ULSS/ASL del Servizio Nazionale, o a strutture accreditate, attualmente le uniche autorizzate a rilasciare una diagnosi che permette di accedere alle prassi di aiuto previste dalla legge 170.
Ma cosa sono i DSA e come si manifestano?

"Sono coinvolte in tali disturbi: l’abilità di lettura, di scrittura, di fare calcoli. Sulla base

dell’abilità interessata dal disturbo, i DSA assumono una denominazione specifica: dislessia

(lettura), disgrafia e disortografia (scrittura), discalculia (calcolo)."

Ma come nascono i DSA, quale è la loro eziologia?

"Secondo le ricerche attualmente più accreditate, i DSA sono di origine neurobiologica; allo

stesso tempo hanno matrice evolutiva e si mostrano come un’atipia dello sviluppo, modificabili

attraverso interventi mirati.

Come viene trattata la difficoltà?

"Posto nelle condizioni di attenuare e/o compensare il disturbo, infatti, il discente può

raggiungere gli obiettivi di apprendimento previsti. E’ da notare, inoltre (e ciò non è affatto

irrilevante per la didattica), che gli alunni con DSA sviluppano stili di apprendimento specifici, volti

a compensare le difficoltà incontrate a seguito del disturbo."

Questa è la chiave di lettura del problema. Ed è una chiave che dà serenità, anche se spesso il cammino verso la normalità può essere complesso.

Nel nostro caso è meglio approfondire con le insegnanti la cosa, alla luce degli ultimi aggiornamenti della legge 170 del 2010 e poi delle Linee Guida del luglio 2011.di cui ho riportato le note virgolettate in questa risposta.

"Infatti, il tipo di intervento per l’esercizio del diritto allo

studio previsto dalla Legge 170 si focalizza sulla didattica individualizzata e personalizzata, sugli

strumenti compensativi, sulle misure dispensative e su adeguate forme di verifica e valutazione."

Un aspetto importante è il superamento della barriera psicologica: lo studente, l'alunno con DSA va sostenuto perchè viva serenamente il suo superabile disturbo, perchè venga reso abile ed efficace nell'utilizzare gli strumenti compensativi e le strategie previste, che fra l'altro fanno bene a tutti! Se vi sarà consapevolezza e un approccio sereno da parte della famiglia e degli insegnanti, la difficoltà è già in parte superata. Certamente occorre molto senso di responsabilità e aggiornamento.

Per questo lascio anche l'indirizzo utile dell' associazione dislessia: www.aiditalia.org/

Ma questo è solo un primo approccio a un tema molto ampio e che merita approfondimenti efficaci.






pubblicato da Annamaria Gatti
ill. da www.mondoerre.it

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