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giovedì 21 aprile 2011

Aspettando Giovanni Paolo II con i bambini: una storia vera

La bambina e il papa
di Annamaria Gatti
Illustr. di Eleonora Moretti
Fonte: Città Nuova












Hai mai sentito parlare di Cuba? È un'isola del continente americano, piena di suoni e di colori, che papa Giovanni Paolo II ha voluto visitare in uno dei suoi viaggi. In una delle tante casette vive Zaire, una bambina di dieci anni. Zaire, oggi ti porto dal papa... dice la mamma, intenta a dei febbrili preparativi. Vedrai, sarai contenta. La figlia la guarda e i suoi grandi occhi nocciola seguono i suoi frenetici movimenti. Non può parlarle, perché da quando ha ingerito accidentalmente un acido, le è impedito di comunicare con la voce e di nutrirsi. Tutto questo è per lei una indicibile sofferenza e la mamma ora si è decisa: chiederà al papa appena arrivato nell'isola, di aiutare la sua bambina.. Forse non sarà possibile chiedergli aiuto... Con tutte le cose importanti che avrà da ascoltare e da fare il papa...! sussurra la mamma. Con lo sguardo Zaire la incoraggia e pensa: Povera mamma, ormai le hai tentate tutte per trovare un modo per farmi guarire. Vedrai che il papa ti ascolterà. Lui è amico dei bambini. La mamma sospira:Penseranno che sono pazza. Ma che cosa non farebbe una mamma per la sua bambina? aggiunge, mentre scrive poche parole su un foglio da lettera indirizzato a papa Karol Wojtyla. È un grande avvenimento per i cubani ospitare un papa, in particolare questo pontefice, che parla loro di amore e di giustizia nella grande piazza. Ci sono tanti bambini curiosi; la gente canta e il vento fa svolazzare la mantella di papa Wojtyla. La folla si accalca attorno alla sua figura fragile e possente insieme. Lui è un grande vecchio e dice che, per fortuna, per guidare la chiesa non servono tanto due buone gambe, ma una mente pronta e un cuore aperto... Mentre il papa le passa vicino, la mamma di Zaire pensa: Ecco...ora!. E stringendogli la mano gli fa scivolare, con le lacrime agli occhi, il foglietto fra le dita: Santità, salvi la mia bambina. Il papa vola verso Roma e in tasca ha quella richiesta d'aiuto. Provvedere, provvedere subito... ripete al suo segretario, arrotolando la letterina su un dito. E il suo cuore va a quella piazza e a quel viso di cui non ricorda i lineamenti. A Cuba gli occhi color nocciola sorridono. Pensa, gliel'ho data! Non mi pare vero! È stato tutto così facile, non so neppure come mi sono trovata lì. Se Dio vuole... Ho pregato tanto! racconta la mamma. Hai visto, mamma, siamo state fortunate! - pensa Zaire -. Oggi mi sembra di stare addirittura meglio!. Dopo qualche tempo arriva la notizia: il papa vuole che Zaire e la sua mamma arrivino in fretta a Roma, per l'intervento che salverà la bambina. La novità fa il giro dei parenti e degli amici. Ancora incredule e commosse, madre e figlia partono per il viaggio della speranza. Forse sono anche un po' impaurite. Ciao a tutte - vorrebbe dire Zaire, mentre saluta le amiche -: speriamo non mi facciano troppe iniezioni, lo sapete che non le sopporto! Però vi prometto che sarò coraggiosa!. Poi l'ospedale, la generosità di tanti. Ma... Santità, non è ancora sufficiente l'operazione a cui è stata sottoposta la bambina. Oh, lei è stata brava, ma ha necessità di un intervento ancora più specifico.... Cercate, cercate subito dove e chi può operare, è urgente. Zaire deve tornare a sorridere. Sarà un intervento difficile, santo Padre.... Gesù è con noi. Di cosa abbiamo paura? sussurra il papa, pensando a tutte le mamme e a tutti i bambini che in quello stesso momento soffrono pene incredibili, anche a causa della cattiveria degli uomini... E aggiunge deciso: Però occorre darsi da fare!. È novembre e all'aeroporto la mamma ripete: Zaire, stiamo partendo per Padova. Lì ti opererà un dottore indiano. È molto bravo. Sarai ancora forte?. Rispondono di sì i grandi occhi nocciola, abbracciando la mamma. Roma è bella - pensa Zaire -: sarà bella anche quest'altra città. Poi forse potrò parlare, forse cantare ancora.... Il reparto dell'ospedale di Padova si mobilita e Zaire viene sottoposta a quattro interventi nei mesi successivi. Le hanno rifatto la faringe e le corde vocali. Mamma ripete Zaire con la voce ritrovata. Ha gli occhi stanchi, ma scintillanti. Chissà cosa avrà detto Zaire al suo grande dottore indiano... Chissà cosa dirà al suo grande Amico vestito di bianco che ogni domenica vede in televisione, mentre parla al mondo di pace. Ormai Zaire sarà tornata sorridendo nella sua bella isola colorata. Quante cose nuove e straordinarie potrà raccontare ai suoi amici. Ha pensato anche di scrivere al papa: Querido amigo Giovanni Paolo II, grazie al tuo aiuto e a tante persone buone che ho incontrato, ora posso anche cantare per te. Aspettami, perché voglio tornare a Roma per trovarti.... Nel frattempo però l'amigo Giovanni Paolo II è volato in cielo. Allora, Zaire lo sa, non servono più carta e penna. Potrà parlargli direttamente e lui sentirà tutto ciò che vorrà dirgli.

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