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Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che... rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

sabato 7 gennaio 2012

Capricci, capricci...




...Sono esausta per i suoi capricci, che mi impediscono di essere serena anche quando sono in giro con lui, da amici, al supermercato, con i parenti...
Queste feste poi sono state un supplizio.
In quattro anni non sono riuscita ad educarlo bene?
Sento il giudizio degli altri sul mio ruolo e ci è scappata anche qualche frase provocatoria dei parenti.
Alla scuola materna invece tutto bene, le maestre mi dicono che è così bravo!
Che rabbia! Scusi lo sfogo!
Marinella

Beh, direi sfogo comprensibile: lo sfinimento da capricci è molto comune, soprattutto nelle età di mezzo, quando si sta ricostruendo l'assetto affettivo nell'impatto, sempre più predominante, con la realtà esterna.
Guardare a questi fattacci con buon senso, conoscendo e superando con gradualità sconforto e nervosismo può aiutare a riprendere il cammino con serenità.
Il nostro terribile, solo a casa, ci manda dei precisi segnali di comunicazione, da leggere e valutare... sta probabilmente mettendo alla prova la sua capacità di indipendenza, sta facendo le prove generali, per provarsi nella gestione del mondo. E la mamma è la persona che non perderà mai: con lei le scorribande sono sicure!
E' poi realistico pensare che non abbia gli strumenti per dire ciò che non va. E allora dobbiamo darglieli noi.
  1. E questa è la prima considerazione. Quanto e come mamma ha permesso che questo bambino si misuri con le proprie capacità e i paletti conseguenti?
Se ai capricci rispondiamo con disperazione e insofferenza, non facciamo che avvallare che il problema c'è ed è di entrambi e anche un po' confuso, se neppure mamma riesce a dargli dei contorni leggibili.
Se lo rassicuriamo invece che possiamo aspettare che gli passi quella rabbia e che ce la farà senz'altro, perchè è capitato anche a noi di non sapere spiegare una cosa, o di non saperla fare, il problema assume contorni più precisi e i paletti lì si possono porre, senza timore di generare uno
stress psicoaffettivo dannoso.
Capita anche a voi di considerare la fragilità di questi nostri bambini che, alla minima contrarietà, devono essere salvati, anticipati, sensibilizzati, immunizzati... da mamme e zie e nonne e amiche (della mamma)"crocerossine"?
"Vedo che sei arrabbiatissimo. Piangi pure un po' se ti va così, io ti aspetto di là, quando ti è passata raggiungimi perchè ho bisogno del tuo aiuto da uomo di casa..."
"Ora non possiamo fare ...(quello che tu chiedi), fra pochi minuti, come è stabilito in casa, quando abbiamo finito di pranzare...., allora sì sarò felice di giocare con te ai cavalieri del torneo".
E non si transige. Però anche noi adulti in casa dobbiamo fare lo stesso... altrimenti che cavalieri saremmo?

E perchè non si fa cenno al padre? Non c'è? Possibile.
C'è, ma non c'è?
Possibilissimo.
C'è, ma ce lo siamo dimenticato perchè fatica a fare il duro?
Distorsione dell'immagine paterna.
2 Quindi, punto secondo, rimettiamo in gioco il ruolo del papà, che si prende le sue responsabilità in questo bel cammino, forse ora un pochino turbolento, ma foriero di grandi traguardi sociali e personali. Il padre non è il duro della faccenda, ma piuttosto colui che assume su di sè (a me piace scrivere sè con l'accento, rende l'idea!) il grande ruolo dell'autorità, che è
  • fiducia,
  • tolleranza,
  • regole ben determinate,
  • coerenza,
  • valorizzazione,
  • complicità,
  • ruoli ben definiti.
Ecco: non esistono bambini cattivi o capricciosi, ma bambini che, crescendo, mandano segnali e non di fumo, segnali concreti, da leggere con attenzione.


pubblicato da Annamaria Gatti
disegno da: pavone.it

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